Lui è come noi
Lui è come noi! Lo dice una signora anziana del nostro quartiere, per rispondere alla domanda di un’altra signora che mi chiedeva: “Noi digiuniamo, tu che fai?”.
Quest’anno abbiamo iniziato insieme Quaresima e Ramadan, due modi molto simili di prepararsi ad una festa grande: la Pasqua per noi e l’Aid el Kbir per i musulmani.
Oltre a percepire un’atmosfera diversa in tutto il paese (gli orari cambiano, i tempi di lavoro sono diversi, le stesse parole che si usano sono diverse) si sente un popolo intero che si prepara a qualcosa di grande. Ma soprattutto chi digiuna in questo mese è felice di farlo, o almeno la più parte, perché sente l’importanza di ciò che sta vivendo. Per i più piccoli è la porta nel mondo degli adulti per gli altri è il tempo per dedicare del tempo al Corano, alla preghiera e per sperimentare per un po’, attraverso il digiuno, quello che vivono i poveri. Ciò che mi stupisce è l’attesa e poi la gioia che la gente prova nel vivere questo mese (almeno all’inizio…poi diventa faticoso). Come se fosse chiaro per loro che si tratta di un tempo troppo importante da non perdere.
Subito ho pensato alle mie Quaresime, al modo in cui le ho vissute e alle occasioni perse per vivere questo tempo liturgico come un modo per entrare in profondità nella relazione con Dio.
Per questo ancora una volta, riconosco che la fede dell’altro, seppure così diversa, aiuta a conoscere meglio la mia fede. Non la annulla, semmai la svela. Forse sta qui una parte del senso del nostro vivere come una minoranza in questo paese, senza fare proselitismo, senza fare l’altro uguale a me.
Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, in un’intervista diceva: “Il proselitismo nasce dalla paura che l’altro, così diverso da me, mi provoca. Allora faccio di tutto per renderlo uguale a me senza guardare la parte di verità che lo abita. Una Chiesa missionaria…ha bisogno della verità dell’altro. Come cristiano professo un Cristo vero Dio e vero uomo, ma non posso pretendere di avere l’ultima parola su questo Cristo e sul suo progetto di salvezza per il mondo”.
San Francesco lo diceva già ai suoi frati di non “pretendere che l’altro sia migliore”, dentro quel migliore forse possiamo aggiungerci “come me”.
Credo che possa essere questa una buona chiave per vivere qui, per stare nella Quaresima e nel Ramadan, per confessare di essere Cristiani e non alzare muri, per riconoscere che nell’altro abita una Verità che apre a nuove domande a nuovi cammini… la chiave del NON PRETENDERE.
L’altra sera, tornando a casa dopo un tour da una famiglia, mi sono incontrato con la folla che si dirigeva nelle varie moschee della medina per l’ultima preghiera della sera. Riconosco che alcune parti del nostro cammino di fede le possiamo fare insieme, fianco a fianco, noi cristiani e loro musulmani; altre volte i cammini vanno in direzioni opposte ma non escludono l’incontro, in fondo e proprio lì che ci si può guardare in faccia e riconoscersi uomini liberi, “senza pretendere”.
Buona quaresima
Fra Andrea


