Camminava con loro. News da fra Andrea Raponi

Ciao a tutti! Da qualche mese mi trovo in missione in Marocco, precisamente nella città di Meknès,
una storica città imperiale. Qui siamo una comunità di tre frati, inseriti nella medina (la città vecchia) in un quartiere piuttosto povero. La nostra comunità gestisce un piccolo centro di lingue, dove grazie ai nostri amici volontari marocchini, riusciamo a raggiungere un migliaio di persone tra analfabeti, giovani che hanno bisogno di ripetizioni, persone che si preparano ad esami…
Questo ci permette di creare molti legami con la gente del posto, di condividere le feste musulmane, l’impegno nel sociale, e di avere allo stesso tempo un occhio sulle situazioni di povertà presenti nella zona.
Qui la vita è molto semplice ed è scandita dal calendario musulmano, perciò tutto ciò che riguarda le nostre feste cristiane passa nel silenzio. Infatti i cristiani, presenti nella maggior parte del Marocco, sono studenti sud sahariani che vengono in nord Africa a studiare oppure qualche famiglia europea che lavora qui. Per questo le nostre feste, e soprattutto Pasqua, diventano un momento vitale per ogni comunità cristiana presente in Marocco.
Anche noi, con il nostro parroco e gli studenti abbiamo festeggiato alla grande il giorno di Pasqua, tra canti, balli, offertori infiniti, insomma si capiva che era festa. Ecco, tutta questa gioia è totalmente ignorata dal popolo che ci accoglie! È stranissimo, però sembra di vedere incarnate alcune pagine del Vangelo in cui nessuno riesce a capire Gesù.
Allora che senso ha vivere in un posto dove si è una minoranza religiosa e per di più nessuno può capire la tua fede? Credo che sia altamente insignificante ma decisamente significativo. Insignificante perché è fuori da ogni logica occidentale-efficientista ma significativo, perché si dà a Gesù la possibilità di incarnarsi lì dove nessuno lo nomina. Forse, questo tempo ci chiede di fare come Gesù con i discepoli di Emmaus, “camminare con loro”. Mentre si cammina si condivide un pezzo di vita, si “sta” insieme e magari ci sarà un giorno in cui ci si riconoscerà fratelli, se Dio vuole. Sicuramente lo Spirito Santo, “che si diverte a ricreare la somiglianza giocando con le diversità” (C.d. Chergé) ci assiste.
Dio vi benedica
Fra Andrea