Un Vangelo nel nascondimento

Fra Gianpaolo Fabaro racconta la visita alla comunità francescana di San Pietroburgo

Durante il suo recente viaggio in Russia, fra Gianpaolo Fabaro ha fatto visita a fra Iuri Cavallero, amico e confratello di lunga data: i due frati, legati da oltre vent’anni di vita comunitaria, si sono ritrovati a San Pietroburgo, dove è presente una piccola comunità francescana che, pur nel silenzio, continua a testimoniare il Vangelo con semplicità e perseveranza.

“Fra Iuri lo conosco da vent’anni,” racconta fra Gianpaolo. “Sin dai primi anni di formazione coltivava questo desiderio di andare in missione, di portare la sua vita di fede in terre lontane. È stato in Kazakistan, e da lì ha maturato la passione per la Russia, un sogno che oggi vive concretamente.”

Oggi la comunità dei frati minori a San Pietroburgo conta due presenze: fra Iuri e fra Bernardin – guardiano. A loro si è da poco aggiunto un giovane frate vietnamita, impegnato ad apprendere la lingua. “Una comunità piccola, ma viva,” spiega fra Gianpaolo, “una presenza che non fa rumore, ma che testimonia un Vangelo vissuto quasi nel nascondimento”.

Una fede che resiste nel silenzio

Camminando per le vie di San Pietroburgo, fra Gianpaolo racconta di aver percepito “una tensione palpabile”: “Al di là della bellezza dell’arte e dell’architettura, si respira un’aria pesante: ci sono pannelli che inneggiano alla patria, che invitano i giovani ad arruolarsi. È una propaganda forte, una cultura che mescola fede e ideologia, dove Dio viene invocato come difensore della patria. Questo mi ha molto colpito”.

Durante una visita alla Fortezza dei Santi Pietro e Paolo, i frati si sono trovati per caso ad assistere a una parata militare. “È stato un momento molto forte,” ricorda. “Consegne di onorificenze, inni, applausi…”.

Eppure, in mezzo a tutto questo, la piccola comunità cattolica continua a vivere la sua fede.

“Lì non si possono fare annunci pubblici, non si può evangelizzare per strada,” spiega. “Ma già solo camminare con l’abito francescano è un segno: un segno che parla senza parole”.

La fraternità come segno di speranza

Nonostante le difficoltà, padre Gianpaolo racconta con gratitudine la fraternità vissuta tra i diversi rami dell’Ordine. “A Pietroburgo e a Mosca c’è una bellissima collaborazione con i frati minori conventuali. Lì, davvero, si vive il carisma francescano a 360 gradi. Siamo fratelli, fratelli in Cristo, figli di Francesco. È una fraternità semplice, ma profonda, che diventa segno concreto di Dio in una cultura dove spesso prevale la diffidenza”.

La vita quotidiana dei frati è fatta di piccole cose: la preghiera, la condivisione, la presenza. “È un Vangelo vissuto nella ferialità, nella normalità,” spiega. E cita un episodio della vita di San Francesco: “Quando Francesco dice al confratello: ‘Andiamo ad annunciare il Vangelo’. Dopo aver camminato per la città, il frate gli chiede: ‘Ma non dobbiamo annunciarlo?’. E Francesco risponde: ‘È proprio quello che abbiamo fatto’. Ecco, anche a San Pietroburgo ho sentito che il Vangelo si annuncia così: senza imporsi, ma con la presenza, con la vita, senza clamore.”

Il futuro: semi di speranza

Quando si parla di futuro, fra Gianpaolo non ha dubbi: “Solo Dio sa dove e come questa presenza potrà portare frutto. Ma so che i miei confratelli continueranno a essere seme di Vangelo, di comunione e di fraternità. Il seminatore uscì a seminare, e parte del seme cadrà tra rovi o sassi… ma il resto porterà frutto, anche se non lo vedremo.”

E continua: “Sono certo che Dio moltiplicherà questi semi in tanti frutti, forse mai riconosciuti, forse mai espliciti, ma reali: è la forza silenziosa della fede, che cresce anche dove sembra impossibile.”

Un segno che resta

Nel suo racconto, padre Gianpaolo ci consegna un messaggio semplice ma profondo: la missione non è solo andare lontano, ma vivere la fede con perseveranza, anche nel silenzio. È il “Vangelo del nascondimento”, quello che germoglia nei cuori senza bisogno di clamore, che parla con la forza della fraternità e con il coraggio della speranza.

“Essere lì, camminare per le vie di San Pietroburgo con l’abito francescano, è stato come dire: il Vangelo è ancora qui. E questo, sono certo, porterà frutto a suo tempo”.