Centro Emisfero

Confezioniamo pacchi regalo per voi

Per raccogliere fondi per le nostre missioni anche quest’anno faremo il servizio confezionamento pacchi al centro commerciale Emisfero di via Settevalli (PG).

Saremo presenti i primi due week-end di dicembre e tutta l’ultima settimana prima di Natale. Venite a trovarci, anche perché non c’è un gazebo più bello e folcloristico del nostro!

Il Signore vi benedica.

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Lettera di fr Rosario da Kayongozi

Cari fratelli e amici: “Hamahoro”!

Significa “Pace” ed è il saluto degli abitanti di Kayongozi.

Vi scrivo dopo circa un mese dal mio arrivo in Burundi. Io sto bene e mi sono inserito abbastanza facilmente. La fraternità che mi ospita è composta da due frati italiani (Flavio e Giuseppe) e due burundesi (Nicodemo e Pelagio). Gli ultimi due non li ho ancora conosciuti perché impegnati al Capitolo provinciale di Nairobi.

La missione in Burundi, inizialmente solo della Provincia ligure, con il passare degli anni ha assunto una forma diversa: l’attività pastorale della Parrocchia oggi è sotto la responsabilità della Provincia di Nairobi, il centro caritativo, “Villaggio San Francesco”, invece della Provincia ligure.

La prima comunità francescana arrivò in Burundi nel 1975, chiedendo al vescovo di Rujgy di affidargli la zona più povera della sua Diocesi. Si stabilirono così a Kayongozi. Insieme alla Chiesa e ai locali adiacenti, i frati decisero di costruire una modesta struttura per ospitare i poveri e i malati delle colline vicine e dare loro assistenza. Nel corso degli anni il centro si è sviluppato ulteriormente con nuove costruzioni: il dormitorio dei bambini, l’infermeria, la casa per gli anziani, la chiesa, i magazzini. Oggi si chiama “Villaggio San Francesco” e ospita circa 250 persone. La maggior parte sono bambini in condizioni di totale abbandono, denutriti e malati. Poi giovani, disabili fisici, anziani, lebbrosi, che ricevono il necessario per quello che penso sia l’elementare diritto dell’uomo: vivere.

Lavorano presso il Villaggio i frati, le suore francescane del Monte (una Congregazione ligure) e diversi collaboratori laici. L’organizzazione è gestita principalmente da fr. Flavio e Justin, un infermiere che si occupa delle cure mediche.

Per la coltivazione della vasta campagna intorno al Villaggio, provvede una squadra di uomini che sono in genere padri di famiglie molto numerose e bisognose. Vengono assunti via via in base alle loro necessità secondo le stagioni dell’anno agricolo.

Le persone, ospiti del Villaggio, conducono una vita abbastanza confortevole, in rapporto alla miseria totale che li circonda che continua a far morire la gente.

Il territorio parrocchiale conta più di diciassettemila persone. Ognuno vive di ciò che coltiva: fagioli, riso, patate. Il raccolto però non riesce a soddisfare il fabbisogno di tutti. Per questo motivo sono molte le famiglie che ricevono dalla missione un aiuto per sopravvivere.

Al mio arrivo, insieme a fr. Flavio, ho visitato il Villaggio. Quando i bambini mi hanno visto spuntare, si sono immediatamente attaccati a me, chiamandomi “Mugiungu”, che vuol dire “Bianco”. Adesso mi chiamano “Rozzario”, pronunciando il mio nome assieme ad un enorme sorriso.

Dopo una settimana, che è stata utile per conoscere le varie attività del Villaggio, ho scelto di collaborare con fr. Giuseppe, fisioterapista, che lavora con i bambini disabili. Ogni mattina vado con lui e cerco di dare una mano in base alle necessità. Per fortuna la mia passione per la musica mi aiuta sempre! I primi giorni, infatti, non conoscevo nessuna parola in kirundi, pertanto ho iniziato a suonare su uno xilofono giocattolo qualche melodia dei canti della messa che mi era rimasta impressa. I bambini erano molto contenti di ascoltare un canto kirundese. Nel frattempo cerco di imparare qualche parola in kirundi, grazie all’aiuto delle persone che lavorano nel Villaggio e alle ragazze che assistono i bambini.

Certamente non mancano le cose da fare. Servono molti strumenti e accessori per la fisioterapia. Pochi giorni fa, io e fr. Giuseppe abbiamo modificato alcune sedie di legno, adattandole per i bambini disabili, così possono stare seduti con un piano di appoggio per mangiare. Sto imparando qualche manovra semplice di fisioterapia per aiutare Giuseppe nel suo lavoro.

Justin invece mi ha affidato i bambini più grandi con i quali mi vedo 2 volte a settimana per un corso elementare di musica. Quasi tutti hanno la musica nel sangue e sono davvero bravi ad improvvisare ritmi e controcanti.

Di solito, il venerdì e la domenica pomeriggio, con Justin vado a visitare le famiglie povere di Kayongozi. È il momento per me più difficile perché non mi aspettavo una povertà così sconcertante! Non immaginavo che oggi fosse ancora possibile vivere nelle condizioni che ho visto! Ho incontrato famiglie che lottano ogni giorno per sopravvivere.

Una signora vedova mi ha portato all’interno della sua casa per farmi vedere quello che possedeva. Vivevano con lei la figlia, anch’essa vedova, tre nipoti più le capre e le galline, tutti sotto lo stesso tetto. Non avevano né acqua, né luce. Attaccata al muro c’era una busta di plastica con dentro qualche vestito insieme a delle ciotole e qualcos’altro.

Dopo esserci presentati,  abbiamo pregato insieme il “Padre nostro”. Sono certo che anche voi, quando abbiamo pronunciato: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, avreste pensato quello che ho pensato io! Sono parole che rivestono un enorme significato per la dignità di queste persone.

Ho scelto di rileggere, qui in Africa, l’Enciclica “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI.

Vi lascio con questa breve riflessione del Papa:

“La carità eccede la giustizia, perché amare è donare, offrire del “mio” all’altro; ma non è mai senza la giustizia, la quale induce a dare all’altro ciò che è “suo”, ciò che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. Non posso donare all’altro del” mio” senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia. La giustizia è inseparabile dalla carità. La giustizia è la prima via della carità”.

E ancora:

“Non può avere solide basi una società che – mentre afferma valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace – si contraddice radicalmente accettando e tollerando le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata”.

  

Invio alcune foto che ho scattato. (Nella prima si vede il viale principale del Villaggio).

Saluto tutti i frati e amici. In particolar modo ringrazio i frati di Farneto per l’attenzione e la disponibilità che hanno mostrato nei miei confronti, i giorni che ho trascorso con loro, prima della mia partenza per l’Africa,

un abbraccio,

Rosario.

Veglia di preghiera per le Missioni

Al monastero S. Girolamo di Gubbio

Nell’ambito del “Mese missionario” di ottobre, sabato 29 si è tenuta, presso il monastero S. Girolamo di Gubbio, una veglia di preghiera per le missioni, che è stata presieduta da p. Pietro Mechelli e animata dalle nostre sorelle Clarisse.

Basandosi sullo schema dell’Ufficio delle letture, sono stati inseriti alcuni elementi inerenti il tema missionario, tra cui l’accensione simbolica di cinque lampade, a ricordare i cinque continenti, ed il rinnovo delle promesse battesimali, a richiamare l’universale missionarietà di tutta la Chiesa. Ha trovato posto anche una breve testimonianza di fra Iuri Cavallero, concernente le due esperienze da lui vissute presso le nostre fraternità operanti in Kazakhstan.

La veglia ha visto la partecipazione attenta e coinvolta di un gruppo di frati e di alcuni fedeli laici ed è stato un momento bello e importante per sostenere con la preghiera l’intera Chiesa missionaria: in un clima raccolto ma disteso, infatti, ha permesso non solo di incontrare più direttamente esperienze geograficamente lontane, come quella della missio ad gentes, ma anche di richiamare l’attenzione su contesti a noi più vicini ma, spesso, ugualmente “distanti”, ad esempio ricordando l’importanza della “nuova evangelizzazione” in un’Europa sempre più scristianizzata.

Un tempo di preghiera, dunque, «per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede: che, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia», come ci ricorda Benedetto XVI nel suo recente motu proprio “Porta fidei”.

Triangolare di calcio

II Memorial Fabrizio-Ivano-Sergio

Sabato 12 maggio 2012, alle ore 15.30, si svolgerà il II Memorial Fabrizio-Ivano-Sergio.

Presso il campo sportivo di Cantalupo di Bevagna avrà luogo un triangolare di calcio tra le squadre:

  • A.N.P.S. sez. di FOLIGNO
  • UMBRIA MOBILITA’ sez. di FOLIGNO-SPOLETO
  • NAZIONALE RELIGIOSI

Il ricavato sarà completamente devoluto in beneficienza a:

  • Missioni Francescane dei Frati Minori dell’Umbria
  • Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Segui il link in basso per avere ulteriori informazioni o per metterti in contatto con noi.

 

Lettera di Rosaria e Arne da Islamabad

Carissimi amici, PACE E BENE !

prendo spunto della riflessione che Candido ci ha inviato per farmi viva ed inviarvi i nostri saluti da Islamabad.
Sì, abbiamo dentro di noi questa sete e questa fame insaziabile di Assoluto, di Dio, che ci rende eterni pellegrini dello Spirito.
Nulla ci può appagare veramente poiché siamo impastati di eternità e lo Spirito che è in noi ci richiama sempre alla Verità ..
Se non ci allontaniamo mai dal rumore e dal frastuono del mondo che cerca di convincerci che l’ illusione del benessere materiale basta, non giungeremo mai ad incontrare Dio.
Potremo parlare di Dio, come facevano al tempo di Gesù molti farisei, ma senza conoscerlo…
Speriamo che questa quaresima sia tempo d’Incontro !!

Qui in Pakistan la situazione va di male in peggio. Arne doveva partire per il sud del paese ma poi si è ammalato con una forte febbre. In quei giorni nel sud ne son successe di tutti i colori, per cui nella febbre ho finito per veder la mano della Provvidenza..
Hanno attaccato un ospedale a Karachi,con l’intento di portare via gli stranieri che però non c’erano. In mancanza di stranieri i talebani hanno dovuto accontentarsi di ostaggi cristiani locali.Che ne faranno? In un paese dove il valore della vita umana sembra svalutarsi di giorno in giorno c’è veramente da temere per le vite di quei poveretti..
Intanto sulle strade del sud alcune moto sparano o lanciano ordigni contro le macchine delle organizzazioni umanitarie. L’ambasciata italiana, grazie all’ efficienza del console umbro ( il console italiano ad Islamabad è di Todi), continua ad inviarmi messaggi che riguardano la sicurezza nel Paese. Ieri il primo messaggio era quello di una bomba scoppiata a Peshawar. Il console, al momento,prega i cittadini italiani presenti sul territorio pakistano a non viaggiare per motivi di sicurezza.
Il tempo qui sembra un po’ dilatato e due settimane vengono percepite come due mesi.
Vivo sulla mia pelle la discriminazione nei confronti delle donne che vige in questa realtà strettamente islamica.Mi chiedo come sia avvenuta questa frattura profonda tra i due sessi ,quasi vivessero in due mondi paralleli.
Quando esco sola incontro sguardi maschili inquietanti e pieni di disprezzo.Dopo i primi errori ho capito che in questa parte di mondo una donna non può e non deve salutare un uomo.La gentilezza e l’educazione di donna italiana che mi porto dentro, non ha alcun valore qui anzi è alquanto ridicola ed inaccettabile.Non solo è inaccettabile che una donna ti porga la mano ma anche che ti saluti verbalmente quando entra o quando esce dal tuo ufficio o dal tuo negozio.
Gli uomini siedono a terra a gruppetti e parlano tra loro,le barbe lunghe ed il cappellino talebano sul capo. Non vi sono donne per strada . Quando si vede una donna è accompagnata dal marito o dai famigliari. Le donne vivono nel loro mondo domestico e lasciano la società all’uomo.
Indago nella storia dell’Islam e scopro che la donna beduina dei tempi pre-islamici non era così sfruttata come vogliono farci credere. Anzi allora vigeva un matriarcato, un po’ come nella realtà tuareg che noi abbiamo conosciuto bene in Niger,certo c’erano le caste e la schiavitù ma questa purtroppo esiste ancor oggi in Pakistan..
La testimonianza di due donne qui vale come quella di un uomo, l’uomo è in tutto superiore alla donna, la quale ha poca intelligenza e poca ragione, dice il Corano. Alcuni editti tradizionali hanno indurito ancor di più il sistema giuridico maschilista nel quale la donna è unicamente proprietà dell’uomo e non ha alcun diritto.
Da un lato questo tentativo delle società molto islamiche di annullare la donna dal mondo e dall’altro l’occidente dove la donna sembra esser divenuta così sfacciata, senza modestia e senza pudore.Sembra aver perso la propria femminilità e la propria forza morale.
Quanti estremi, com’è difficile la strada dell’equilibrio.

Cari fratelli e sorelle ricordateci nelle vostre preghiere!

Buona Quaresima e buona penitenza.

Con affetto,

Rosaria e Arne

Gara di briscola

Ci divertiamo per aiutare

Sabato 11 febbraio 2012 – ore 21.00 – presso il Centro Polivalente “CANTALUPO DI BEVAGNA” si è svolta un gara di briscola il cui ricavato sarà devoluto in beneficienza a:

  • Missioni francescane dei Frati minori dell’Umbria
  • Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Vendita di dolci ad Umbertide

15 Novembre 2011 – Commento di Giorgia Gabollini

Domenica 30 ottobre, ad Umbertide, ha avuto luogo la prima vendita autunnale di dolci a scopo benefico, per i bambini del Villaggio dell’Arca, in Kazakhstan. La voglia di fare dei volontari e le idee di Fra Manuel, si sono ben amalgamate dando vita al primo di una lunga serie di appuntamenti previsti per l’inverno e oltre.

La Chiesa di San Francesco si è dimostrata il palco perfetto per portare in scena un trionfo di dolci, pasticcini e creme, che hanno impregnato con il loro profumo, ogni singola parete della Chiesa diventando parte della celebrazione, allietandola insieme a cembali e chitarre.

Tutto ciò che sembrava essere destinato a fallire a causa di alcuni problemi tecnici (guasto alla macchina, ritardi, incomprensioni) alla fine si è rivelato un successo incredibile. Sin dalla prima celebrazione del mattino gli umbertidesi hanno contribuito, non solo comprando i prodotti esposti, ma anche chiedendo informazioni per quanto riguarda le attività che sono previste in kazakhstan, che a nostro giudizio si è rivelato il successo maggiore che potessimo avere.

La celebrazione delle 11 ha decisamente realizzato il “tutto esaurito”, dai bambini alle mamme, dai papà ai nonni, dai catechisti agli animatori, tutti hanno portato a casa “un piccolo ponte verso il kazakhstan” perché con quel dolce hanno reso felici non solo loro stessi ma anche i piccoli bambini del villaggio, quali grazie alla loro offerta potranno continuare a sorridere.

Un ringraziamento speciale va a tutti coloro che hanno reso possibile questa giornata, i veri protagonisti di questo trionfo, ovvero tutte le persone che si sono offerte, senza scopo di lucro, di spendere tempo per cucinare e confezionare con amore i dolci senza sapere e senza nemmeno conoscere dal vivo la realtà kazaka ma semplicemente guidati dall’amore verso il prossimo.