Emergenza Sud Sudan: GRAZIE e un aiuto concreto

Un grazie grande ai tanti benefattori e amici che in questi anni e in questo anno ci hanno sostenuto permettendoci di rispondere alle tante necessità che bussano in quella parte dell’Africa tanto martoriata e affaticata ma anche tanto benedetta. Grazie a voi abbiamo potuto permettere, con il “progetto studentesse” , a 16 universitarie e 10 studentesse delle scuole secondarie, di potere frequentare regolarmente le lezioni e sostenere gli esami, con il progetto “aiutaci a studiare” , abbiamo aiutato 19 bambini a frequentare le scuole e a suor Sarah di potere continuare la sua formazione che sarà in futuro un bene per la popolazione di Juba.
Oltre a questi progetti siamo riusciti a rispondere anche ad altre esigenze urgenti che i frati, in missione in Sud Sudan, ci hanno presentato, come per esempio alla sistemazione dalla chiesa e sacrestia della parrocchia Holy Trinity dei nostri frati, alla ricostruzione della cappella san Matteo del campo profughi servita dai nostri frati e crollata dopo un nubifragio, abbiamo potuto aiuti il nuovo orfanotrofio, sostenere i nostri frati nel loro prezioso servizio, ecc…
Tutto è stato possibile grazie a voi, per questo abbiamo pensato un nuovo progetto chiamato “emergenza

Jadà

Sud Sudan” che, come ci chiede fra Federico guardiano dei frati minori di Juba, permetta di aiutare i nostri frati nel loro servizio ordinario e per le situazioni di emergenza, sostenendo anche altre nuove attività appena sorte, come l’aiuto ai bambini di strada, l’ orfanotrofio che accoglie bambini e infanti letteralmente abbandonati, come Jadà una bambina abbandonata per strada solo per una malformazione alla mano, attività dei nostri frati che viene riportata anche da un articolo del giornale “Avvenire” del 20 agosto 2019.

Il Signore vi benedica

fra Marco Freddi

PER AIUTARCI:

 

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Figlie di santa Chiara in Rwanda

Dal 27 giugno all’ 11 luglio mi sono recato in Rwanda per conoscere e vedere le necessità delle nostre sorelle clarisse rwandesi.
Una realtà molto bella e varia, nata 38 anni fa con le prime sorelle inviate dal Protomonastero di santa Chiara di Assisi per “fare vivere” il carisma clariano in Rwanda come richiesto dal vescovo del tempo.
Mi raccontava madre Giuseppina che la costruzione del primo monastero è stata possibile grazie a una benefattrice italiana che generosamente ha pensato, dopo tanta carità fatta per “opere sociali”, di sostenere la presenza della Chiesa e della vita contemplativa in “terra di missione”, e così ha pensato alle clarisse che da poco erano arrivate in Rwanda e non avevano ancora un monastero, ma solo una piccola casa.
Così, grazie a gente generosa, è stato costruito il monastero di Kamonyi, un monastero bello e pensato per potere ospitare al massimo 20 monache, ma che il Signore ha così benedetto al punto da dovere costruire un altro piano per potere ospitare le monache che il Signore chiamava, attualmente a Kamonyi sono presenti 38 monache, e da qual monasteto sono nate altre due presenze, in Rwanda, Musambira con 18 monache e Nyinawimana con solamente 6 monache, quest’ultimo ancora in costruzione, nella attesa che il buon Dio provveda, attraverso la Sua provvidenza, per costruire la chiesa, dove sarà possibile incontrare la popolazione locale, e il monastero, per consentire alle clarisse di vivere e potere accogliere le nuove vocazioni che già bussano al convento.
Oltre al Rwanda, le clarisse di Kamonyi hanno fondato un monastero in Burkina Faso, e sono in aiuto a numerosi conventi in Italia e a Gerusalemme.
Santa Chiara nella sua regola chiede alle monache, oltre alla preghiera, che si impegnino “applicandosi a lavori decorosi e di comune utilità, con fedeltà e devozione”. I bisogni sono tanti, il paese è povero e le persone che bussano al monastero per chiedere diversi tipi di aiuto sono tante, tutte vengono sempre accolte ed aiutate secondo la possibilità.
Una cosa che mi ha colpito è la creatività delle monache per potere sostenersi, con diversi lavori, dal cucito, all’agricoltura, dalla produzione del miele, del burro, alla vendita delle uova e del latte (ogni monastero ha almeno due mucche e diverse galline), oppure facendo il pane o i “bignè” che comprano le persone per colazione, le candele… ecc…
Tutti lavori che permettono alle monache di sopravvivere, ma che nn consentono di sostenere le spese “straordinarie” come la riparazione del tetto del monastero di Musambira e nella costruzione del monastero di Nyinawimana, ultimo dei tre monasteri Rwandesi, .
Come segratariato delle missioni ad Gentes dei frati minori di Umbria e Sardegna ci siamo impegnati, vedendo le necessità e il bene che la presenza delle clarisse è per la popolazione del Rwanda, ferita ancora delle conseguenze del tremendo genocidio avvenuto oramai 25 anni fa, di sostenerle in quei “lavori straordinari” di cui hanno necessità.
Santa Chiara, sempre nella regola, chiede alle clarisse di pregare per i benefattori, e mi ha molto colpito che consegnando loro qualche offerta o regalo, che mi era stata consegnato, dopo avere ringraziato, mi hanno chiesto subito il nome del benefattore per ricordarlo e benedirlo.

Per chi sente di potere sostenere queste sorelle può rivolgersi al nostro segretariato, attualmente ci siamo impegnati solamente in alcuni progetti, nella misura in cui, al momento pensiamo di potere sostenere, appena realizzati questi potremo impegnarci anche per altri.

Il Signore vi benedica e vi ricompensi
Fra Marco Freddi

Progetti Clarisse RWANDA
• Progetto “clarisse Nyanawimana” [codice RW-02]
• Progetto “Candele Clarisse Nyianawimana” [codice RW-03]
• Progetto ristrutturazione monastero di Musambira [codice RW-04]

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Bomboniere missionarie… e Pietro si è illuminato

Ho avuto occasione di leggere sul sito delle Missioni Estere dei Frati Minori dell’Umbria che proponevano delle bomboniere per festeggiare lieti eventi …
Mi si è “acceso” il cervello e ho deciso di contattare Fra Marco… Ci conosciamo da diversi anni e sapendo che ha vissuto la realtà delle Missioni ho creduto da subito in questa iniziativa… quindi ho consultato il catalogo cercando tra le tante proposte una bomboniera “ad hoc” per la Prima Comunione di Pietro.
Ho pensato che fosse per la nostra famiglia la piccola occasione per fare del bene…. La famosa goccia nell’oceano come dice Madre Teresa di Calcutta…
Ne ho parlato con Fabio, mio marito, e abbiamo pensato di proporre questa iniziativa a Pietro.
Siamo convinti che i piccoli cambiamenti che possono avvenire nel mondo, perché ci sia più giustizia, debbano davvero cominciare con l’educazione ai bambini. Ma questo è un compito di noi adulti. E noi adulti abbiamo questa responsabilità! Allora perché non condividere un’occasione di festa?
Così lo abbiamo coinvolto in questa iniziativa, spiegandogli che cosa significava far fare delle bomboniere per sostenere dei progetti che riguardano diritti fondamentali che sono ancora negati per il semplice fatto di vivere “non nella parte giusta del mondo”. Pietro si è illuminato!
Abbiamo scelto con lui la bomboniera che gli piaceva di più… nello specifico… quella che sul retro del sacchettino porta-confetti aveva disegnata la griglia per giocare a tris… e con tutto l’occorrente per questo semplice ma sempre eterno giochetto (ad esempio nelle lunghe attese in pizzeria può rivelarsi molto molto utile!!!)
Abbiamo deciso, ordinato, atteso e…. voilà…. Dopo un mesetto è arrivato il pacchetto!
Con molta curiosità e anche molta emozione Pietro “ha controllato” le sue bomboniere… molto ben confezionate e molto curate nei dettagli, orgoglioso di poter dire a chi le consegnava che con la sua Prima Comunione ha contribuito a far studiare dei bambini in Africa.
L’Africa, e il Sud Sudan di Fra Marco è stato un po’ più vicino a noi! Che belle queste iniziative! Grazie Fra Marco! Al prossimo lieto festeggiamento!

c.

Per informazioni contattaci: bombonieremissionarie@gmail.com

Per sostenere i nostri progetti missionari

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Assisi – Rwanda andata e ritorno

 

Da 38 anni le nostre sorelle clarisse del protomonastero di santa Chiara in Assisi hanno aperto una presenza in Rwanda, che come ci dice Madre Giuseppina, nella testimonianza che segue ha portato tanto frutto… frutti nati anche attraverso le tante fatiche una fra le più grandi quella del genocidio del 1994.

Mercoledì 26 giugno madre Giuseppina dopo un tempo di riposo e controlli medici in Italia, ritornerà in Rwanda insieme a fra Marco Freddi, segretario delle Missioni Estere dei frati minori di Umbria e Sardegna, come segno di vicinanza e per verificare la necessità delle nostre sorelle, vi chiediamo di accompagnare il nostro viaggio con la preghiera, e con l’affetto per rendere grazie a Dio per il bene che grazie a tanti benefattori è stato possibile fare a tante persone

 

Testimonianza di Madre Giuseppina

Sono suor Giuseppina Garbugli che vuole dirvi con tanta gioia quanto Gesù ci ama e se crediamo in Lui ci mostra quale potenza ha il Suo Cuore divino infiammato d’Amore Divino che trabocca nelle nostre anime assetate di Lui.

Io sono una sorella clarissa del Protomonastero di Santa Chiara di Assisi e nel 1981 mi è stato chiesto dalla comunità del Protomonastero di aderire ad un progetto di fondazione clariana in un paese africano chiamato Rwanda, la fondazione delle suore clarisse era stata chiesta da un vescovo molto fervente che ci diceva che voleva arricchire la sua diocesi con la presenzaa della vita monastica di una comunità contemplativa, e lui era convinto che le clarisse figlie di santa Chiara di Assisi avrebbero potuto irradiare questa contemplazione nella sua diocesi e portare la vera “luce di Dio nel cuore dei suoi fedeli Rwandesi”, il suo motto era “ non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
Infatti, si ha la tendenza a credere che l’Africa abbia bisogno solo di cose materiali, perché in genere si vede tanta povertà. Però non sono le cose materiali che rendono felici, ma solo la conoscenza di Dio, nostro Creatore e Salvatore, presenza viva in mezzo a noi. Egli si rivela a chi lo cerca , a chi lo prega , a chi l’accoglie lo ascolta e lo segue.
Naturalmente noi abbiamo tante cose che ci rivelano la presenza di Dio, specialmente la creazione , ma ci vuole soprattutto la fede , ben curata e praticata nel culto divino, ma p molto utile e vera la presenza della vita consacrata , cioè le creature che fanno della loro vita un “dono”a Dio, scegliendo di vivere solo per Lui e sempre con Lui nella lode e nell’adorazione , contemplando il Suo volto e irradiando la Sua presenza.
Questa dovrebbe essere la vita di una comunità contemplativa anche nel suore dell’Africa.

Io che vivevo tranquillamente al Protomonastero ed ero inesperta dell’Africa, naturalmente avevo molto timore di aderire a questa chiamata, ma avevo timore anche di rifiutare. Quindi mi sono messa in preghiera e soprattutto in uno stato di abbandono filiale alla Sua Trinità e così sono partita senza ben capire che cosa avrei fatto. Mi ritornava alla memoria “se tu credi in Me vedrai la potenza del Mio Cuore”, infatti il Signore non ha tardato a coprirmi di benedizioni che rendevano leggere le inevitabili pene e difficoltà che fortificavano la missione affidatami dal Suo disegno d’amore.

Nei 37 anni che ho vissuto in Rwanda ho trovato un popolo accogliente, una chiesa cattolica fervente, molte giovani appassionate di vivere la vita di santa Chiara di Assisi, gioiose di professare i consigli evangelici facendo della loro vita un dono a Dio solo vivendo in monastero, nella lode continua e contemplando il Suo Volto e irradiando la sua presenza, più di 80 religiose oggi stanno vivendo con gioia questa vita che ripete: “non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che viene dalla bocca di Dio”, le vocazioni numerose e stabili hanno permesso un grande sviluppo fino a diventare missionarie in altri paesi, fondando tre monasteri in Rwanda, uno in Burkina Faso e sostenendo e aiutando nei monasteri di Gerusalemme e a Matelica in Italia.
Dio ha operato per la Sua gloria e la santificazione di tutti.
Ora il cuore di chi crede nella presenza di Dio, comprende che queste sorelle rwandesi , ovunque sono, benchè lavorino onestamente del “lavoro delle loro mani”, come chiede la regola di santa Chiara, non hanno però a sufficienza per il loro vivere quotidiano e anche per l’aiuto di chi in necessità, bussa al loro monastero.
Se qualcuno volesse sostenere con piccoli doni, riceverà una grande ricompensa in cielo, dove Gesù ci attende per dirci “tutto ciò che avete fatto a uno di questi piccoli, lo avete fatto a me… venite benedetti dal Padre mio!”
Con tanta gioia e un grande grazie vi affidiamo la nostra preghiera di ogni giorno e la Pace di Gesù risorto.

Sr Giuseppina e le sorelle clarisse del Rwanda

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 Progetti Clarisse RWANDA

Dalla Russia a Santa Maria degli Angeli: una testimonianza missionaria per la fraternità OFS di Santa Maria degli Angeli

Lunedì 10 giugno 2019, la nostra Fraternità ha incontrato due frati delle Missioni Estere dei Frati Minori dell’Umbria e Sardegna, Fr. Luca Baino e Fr. Iuri Cavallero. Oltre a loro abbiamo conosciuto una coppia proveniente dal Kazakistan in visita in Italia. Quest’appuntamento, programmato nell’ambito della formazione permanente, aveva lo scopo di ascoltare la testimonianza diretta della fraternità missionaria dei nostri fratelli del Primo Ordine.

L’incontro ha avuto quattro momenti ben strutturati. Il primo di natura informativa sull’attuale situazione delle Nazioni che si sono formate dopo il disfacimento dell’Unione Sovietica. Fra Iuri, attraverso anche una documentazione visiva, ci ha sottolineato quegli aspetti che noi conosciamo attraverso i mass media leggendoli però alla luce di chi li ha toccati con mano sentendo il freddo, non solo del clima, ma talvolta anche della gente. Non vi allarmate però, perché a sciogliere quel freddo, a superare tante difficoltà, ad affrontare particolari sacrifici, si è capito subito che lo Spirito Santo opera, insieme agli uomini di buona volontà, a qualunque Confessione cristiana appartengano.

La seconda parte, condotta a due voci da fra Iuri in particolare per la Russia e da fra Luca per il Kazakistan è stata incentrata specificamente sull’attività missionaria. Evidenziamo solo alcuni aspetti in maniera schematica. E’ indispensabile la presenza dii una organizzazione che lavora qui per consentire ai missionari di potersi muovere con qualche minima certezza sia sotto l’aspetto dell’accompagnamento orante, sia di un minimo di sostentamento economico. Tra l’altro abbiamo capito che tra tutti i missionari cattolici, senza false modestie, i nostri sono quelli “poverelli”. Ancora più importante è il modo di approcciare la missione che, a nostro avviso risale alla tradizione (cultura spirituale) dei francescani, fatto di ascolto, di ingresso umile nella vita delle persone (senza la pretesa di portare la verità, perché essa scende da sola), di condivisione, di servizio fraterno ( sentendosi strumenti nelle mani del Signore perché sia fatta la Sua volontà), di “abbracci” ai fratelli e alle sorelle che si incontrano, per far comprendere anche senza conoscere la lingua che “ti voglio bene”, che siamo figli di un unico Dio. Le risposte, non sempre all’altezza delle aspettative, ci sono e dalle parole che abbiamo ascoltato riempiono il cuore di speranza. Portare il Vangelo, essendo nella vita Parola del Signore, e poi spezzarlo per meglio comprenderlo è stata la prima missione degli Apostoli e la nostra Chiesa  apostolica, proprio per mandato di Gesù Cristo, questo chiede a tutti i suoi figli e noi non possiamo dimenticarlo. Ci ha colpito un altro aspetto non secondario, cioè quello di mettere sotto la “coperta” dell’umiltà sincera quegli eventi belli che sono accaduti ai nostri frati, consapevoli che lo strumento è un mezzo ma chi opera è il Signore.

Così inizia la terza parte sotto la guida di fra Luca, traduttore dal russo ma soprattutto padre spirituale dei due amici che ci hanno commosso nel racconto della loro conversione e perché no del loro amore reciproco che li ha fatti incontrare al di là delle umane aspettative. In questo momento non possiamo raccontare molto sia per prudenza, sia per non entrare in vicende personali che sono sempre avvolte dal mistero dell’opera dello Spirito. Certo è che siamo stati coinvolti in una spirale che ci ha portato sempre più in alto quando abbiamo ascoltato che il giovane mussulmano non praticante inizia ad entrare in una chiesa cattolica, dove P. Luca è parroco, e di lì a poco chiedere di poter conoscere Gesù e più avanti portare con sé una ragazza ortodossa facendola rimanere fuori dalla chiesa, perché convinto che non potesse entrare, ma poi P. Luca comincia a chiarire con tatto discreto i primi elementi utili per camminare insieme. Un cammino sinodale ed ecumenico che porta i giovani a pronunciarsi per diventare cattolici, facendone partecipi le famiglie così distanti tra loro per religione, cultura e razza (problema enorme nelle nazioni post sovietiche dove migrazioni più o meno forzate hanno realizzato una delle “ Babele” dei nostri tempi. Le famiglie non credono che i due andranno avanti, ma lasciano fare, un po’ perché di pensiero laico e un po’ perché persone buone. Il cammino è lungo. Anni e anni di discernimento che comunque secondo le leggi dei luoghi li porta a sposarsi. Hanno difficoltà ad avere figli e convengono che se non ne potranno avere li adotteranno. Quanto distante è il nostro mondo che spinge a pratiche inconcepibili, quando ci sono tante creature che attendono il calore di una famiglia! Proprio quando avevano perso la speranza ecco che arriva la notizia che avranno un figlio. Oggi ne hanno due, un maschietto e una femminuccia. Sentire questo racconto è come una catechesi che termina con una affermazione apparentemente scioccante, perché i nostri due fratelli ci dicono che non sanno se hanno trovato quel Dio che cercavano da quando ancora non si conoscevano. Guardandoli bene, osservando i loro sguardi reciproci e i loro occhi che parlano una lingua che conosciamo, noi siamo certi che Dio li ha cercati ed essi si sono fatti trovare. Dimenticavo, a Venezia sul Ponte dei Sospiri il già marito in ginocchio ha chiesto alla già moglie se volesse accettarlo secondo il rito della Chiesa Cattolica Romana e poiché lei ha risposto sì, entro questo mese P. Luca celebrerà il rito. Che misteri sono la Fede, la Speranza e la Carità! Verrebbe voglia di scriverci un romanzo, di quelli che non vanno più di moda, eppure che sono stati edificanti nella nostra giovinezza, ma ci vorrebbe la penna di A. J. Cronin  del “Le chiavi del Regno”.

Il quarto momento è stato la festa, l’abbraccio di noi tutti a questi cari fratelli e gli auguri.  Più di tutto il ringraziamento al nostro Assistente P. Dario che ha appoggiato l’iniziativa mostrandoci quell’affetto fraterno che lega i nostri frati, pur impegnati in molteplici e differenti servizi e a fra Luca, fra Iuri e ai due giovani fratelli del Kazakistan, di cui non facciamo i nomi per la prudenza che occorre per chi vive in quel lontano Paese. Possono, per grazia di Dio, coltivare la speranza che un giorno vi potrà essere la possibilità di professare la propria Fede in un contesto di pace, infatti i loro due figli portano a scuola il loro essere cattolici, senza timore e con qualche piccola soddisfazione, che ci ha fatto piacevolmente sorridere, come quella di festeggiare il Natale, prima quello cattolico e poi quello ortodosso, per la gioia di tutti, compresa la nostra.

G R A Z I E

Dio ti benedica!

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KAZAKHSTAN

RUSSIA

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Segni di speranza dal Rwanda… perché il bene cresca e rimanga

Il nostro segretariato “Missioni Estere” dei frati minori di Umbria e Sardegna grazie a diversi benefattori è stato sempre vicino alle nostre sorelle clarisse del Rwanda, sorelle che hanno sofferto e hanno vissuto anche la dolorosissima esperienza del Genocidio del Rwanda, ma che Dio ha continuato a benedire chiamando numerose giovani a seguire il Signore nella via di santa Chiara di Assisi.
Desideriamo condividere con voi, ringraziandovi già per la vostra generosità la richiesta della nostre sorelle clarisse del Rwanda.
Sostenere un monastero, e quindi la presenza delle clarisse in quei luoghi, è molto importante per la gente locale, forse è meno appariscente di altri aiuti o progetti, ma la presenza della clarisse permette alle persone di sentire la presenza fedele di Dio, un Dio vicino che non abbandona i sui figli, ma che li sostiene, li consola e da speranza per superare le tante fatiche quotidiane.
“carissimi pace a voi!
sono sr Chiara Giuseppina (qui in Italia) per un periodo, sempre pronta con la grazia di Dio per aiutare le mie sorelle ruandesi , affinché si assestano bene per continuare l’opera di Dio, la dove le chiama.
Il Signore continua a moltiplicare la sua Gloria con queste sorelle tanto fedeli al suo Amore e al carisma di santa Chiara che si espande senza saperlo, proprio come vuole Lui, creatore di ogni cosa.
Malgrado la buona volontà di tutte per guadagnare la vita di ogni giorno con le proprie mani (progetto candele monastero di Nyanawimana) , come dice la regola di santa Chiara, la nostra economia rimane sempre povera, (impossibile sostenere gli imprevisti di ogni tempo).
Per questo veniamo ancora a presentarvi un piccolo progetto di sistemazione della prima fondazione “monastero S. Francesco di Musambira” che sarà eretto canonicamente questo anno 2019 il 4 ottobre.
L’ultima fondazione a Nynawimana ( Madre di Dio) è iniziata con tanto amore di tutte e tanta fede , le sette sorelle si adoperano in tutto per realizzare la vita di santa Chiara , nella collina della Madre di Dio.
San Francesco è presente li sin dagli anni ’80 , per ora ha lasciato il posto alla “Sua Pianticella Chiara” ma già sta stimolando i suoi fratelli a ritornare per non perdere la “complementarietà”.
La fondazione di Burkina Faso è stata visitata il mese di Gennaio 2019, tutto fa sperare in una realizzazione buona, ora avranno qualche vocazione.
Con l’aiuto della provvidenza le sorelle del Burkina Faso hanno potuto costruire la chiesa del monastero che è stata inaugurata alla presenza di tanti cristiani e Madre Letizia che vivrà il giubileo di 25 anni di professione di sr. Maria Margherita.
Anche loro ogni tanto hanno bisogno di aiuto.
Dio Padre provvederà.
Grazie per ciò che siete per noi e per la Chiesa
Vostra sr. Chiara Giuseppina e sorelle

progetto ristrutturazione monastero di Musambira

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Come matite nelle Tue mani

“Oggi faremo un viaggio immaginario e andremo nel Sud Sudan”.
“Davvero??!!”-rispondono i bambini entusiasti.
È iniziato così l’incontro di P. Marco Freddi con i ragazzi del catechismo della Parrocchia di Santa Maria degli Angeli.
Erano presi a tal punto a guardare lo schermo e ad ascoltare che ho pensato: “Chissà cosa li sta attraendo in particolare ?”

🤔

.
“Sei tu quello là?” chiede Ginevra a P. Marco.
Non sarà che vedere le foto di quel frate in mezzo ai bambini, ai catechisti , a quelle donne che rifanno il pavimento di terra della chiesa, agli ammalati, annulla le 9 ore di volo di distanza e ce li rende più vicini?
I racconti accompagnano le immagini, in modo molto semplice. Padre Marco non è un supereroe che si fa 6 ore di macchina su strade sterrate per andare a celebrare una messa, ma appare ai loro occhi quello che veramente è: un figlio che ha messo la propria vita nelle mani di Dio Padre lo ha chiamato a prestare il suo servizio di sacerdote in Sud Sudan, oggi in Umbria, domani … chi lo sa dove. D’altronde Dio è un tipo creativo 

😉

.
Una domanda sorge spontanea: “Noi che possiamo fare?”.
Armati di colla, colori e forbici, i nostri ragazzi sono stati guidati da Roberta nel decorare delle matite con su scritti i nomi dei 19 bambini che i frati Minori di Assisi hanno preso “ in carico” per farli studiare. Con il ricavato della vendita di questi lavori verranno infatti pagate loro le tasse scolastiche.
Ecco allora che il nostro “poco” può diventare “tanto”per altri. Il loro sogno è studiare per fare qualcosa di buono per il paese in cui sono nati. E il nostro? 
Potrebbe essere aiutarli a realizzare il loro, di sogno. Perché no? T.

🌈



Il Signore è veramente risorto!

“Ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio”. At 10, 40-42

In questi giorni santi possa raggiungervi il nostro augurio di una Santa Pasqua del Signore Gesù.

Pasqua che ci ricorda che la provvidenza e il progetto di Dio superano e vincono ogni morte, ogni limite, e ci impegna a testimoniare e ad annunciare a tutti e dovunque, che Gesù è il Signore, che è vivo e che la morte,ogni morte è stata vinta per sempre!

Il nostro augurio possa raggiungervi e dirvi il nostro grazie a ciascuno per il dono che siete, per l’aiuto e il sostegno che ci avete manifestato in diversi modi in questo anno, e per il bene che avete fatto a tanti poveri e a tanti missionari attraverso il nostro segretariato Missioni Estere dei frati minori di Umbria-Sardegna.

Il Signore vi benedica vi ricompensi e vi doni di fare una esperienza viva e sempre nuova della Sua Resurrezione.

I frati del segretariato Ufficio Missioni Estere dei frati minori Umbria-Sardegna

Giornata in memoria dei missionari martiri nel nome di San Romero

Si celebra oggi la Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri per ricordare i testimoni del Vangelo uccisi in varie parti del mondo

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Sono passati 39 anni dall’assassinio di mons. Oscar Romero, brutalmente ucciso il 24 marzo del 1980 e proclamato santo lo scorso anno. Ricordando questa straordinaria testimonianza, si celebra oggi la 27.ma Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, promossa dal Movimento Giovanile Missionario delle Pontificie Opere Missionarie. Il tema scelto quest’anno, “Per amore del mio popolo non tacerò”, è legato alla vita di mons. Romero.

Missionari uccisi nel 2018

Nel corso del 2018 sono stati uccisi 40 missionari, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Nella maggior parte dei casi, si tratta di sacerdoti. L’Africa è il Continente dove, nel 2018, è stato ucciso il maggior numero di missionari. In varie regioni del mondo sacerdoti, religiosi e laici condividono con la gente comune la stessa vita quotidiana, cercando di alleviare le sofferenze dei più deboli e denunciando le ingiustizie. Anche in situazioni di pericolo, i missionari restano accanto alla popolazione, consapevoli dei rischi. Molti di loro hanno perso la vita, nel 2018, durante tentativi di rapina o di furto compiuti, anche con ferocia, in contesti sociali di povertà e di degrado.LEGGI ANCHE

ACS: quattro città italiane tinte di rosso per ricordare i tanti cristiani martiri di oggi

23/03/2019

ACS: quattro città italiane tinte di rosso per ricordare i tanti cristiani martiri di oggi

In difesa della vita dei più deboli

A VaticanNews don Giuseppe Pizzoli, direttore della Fondazione Missio, ricorda che la Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri è dal 1993 un appuntamento annuale significativo. Un’occasione per ricordare i tanti cristiani che vivono in regioni del pianeta dove la persecuzione è una drammatica realtà. Molte volte, sottolinea don Pizzoli, i missionari “decidono con coraggio di difendere la vita dei più poveri e dei più deboli”. Questa difesa della vita, aggiunge, è annuncio del Vangelo. Come ha ricordato più volte Papa Francesco, spiega il direttore della Fondazione Missio, sono in aumento le regioni teatro di persecuzioni dei cristiani. “Ma questo – conclude don Pizzoli – non impoverisce la forza missionaria della Chiesa”. (Ascolta l’intervista con Giuseppe Pizzoli)

Prospettive di futuro per i giovani congolesi

In occasione della 27.ma Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri è stata lanciata, in particolare, una campagna di solidarietà nella Repubblica Democratica del Congo. Il progetto intende sostenere i giovani della diocesi di Uvira. Questa parte del Paese è stata teatro, negli anni scorsi, di guerre sanguinarie tra milizie e diversi gruppi armati. Diversi agenti pastorali, tra cui catechisti, sacerdoti, religiosi e tanti laici sono stati torturati, maltrattati, uccisi. Alcune donne sono state accusate di stregoneria e sono state sepolte vive dopo avere subito umiliazioni indicibili. L’obiettivo del progetto di solidarietà è quello di permettere ad alcuni giovani di beneficiare di una formazione umana, intellettuale e cristiana e di poter iniziare un percorso educativo che possa sfociare in opportunità lavorative. Si offre, in particolare, la possibilità di imparare a cucire e ad utilizzare il computer. Il periodo formativo durerà un anno. Si può contribuire donando un computer o una macchina da cucire. Si può donare seguendo le istruzioni indicate sul sito della Fondazione Missio, organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana.

tratto da: https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2019-03/giornata-preghiera-digiuno-memoria-missionari-martiri.html

Si può imparare a sognare

Sascia sta frequentando il primo anno dell’Istituto Tecnologico di Taldykorgan per la specializzazione di “designer”. Il primo anno è una sorta di preparazione e di qualificazione soprattutto per quelli che, come lui, arrivano da una scuola serale o dopo anni di pausa dallo studio. Lo studio e una qualche formazione era un suo sogno ma, come la maggior parte dei ragazzi come lui che arrivano da situazioni familiari difficili e di grande povertà, non aveva mai avuto il coraggio neanche di esprimere tale desiderio e , durante gli anni in cui ci siamo conosciuti, anche quando più volte, gli è stata fatta la proposta, si è sempre rifiutato ritenendo di non essere in grado. Il cammino di accompagnamento dei nostri progetti non è fatto solo di bisogni primari ma anche e soprattutto di educazione (e in qualche caso “rieducazione”) alla vita.Ha finito il primo quadrimestre con buoni voti stupendosi dei propri risultati che però lo hanno incoraggiato ad andare avanti e convinto che può fare ancora meglio.Oltre allo studio continua comunque anche a lavorare per coprire almeno un po’ delle spese ordinarie e questo ci è di stimolo per continuare ad aiutarlo in questo cammino formativo.Stiamo ancora cercando qualcuno che sia interessato a sostenerlo in questo progetto… chissà! magari qualcuno di voi che legge potrebbe decidere di….”dargli la mano”!