Iura e Lena: aggiornamenti

Vi ricordate di Iura e Lena?

Vi avevamo raccontato il loro commovente tentativo di rimettere in sesto l’ex casa parrocchiale di Sariasek.

Ebbene, finalmente i lavori sono quasi ultimati e, oltre al riscaldamento, forse riusciremo anche a ricavare un piccolo bagno… all’interno della casa, cosa inaudita!!!!

Speriamo, una volta finiti i lavori, di poter ritornare a invitare la gente a pregare con noi e… chissà che da tutto questo Amore (vostro e nostro) non torni a vivere questa cellula del corpo di Gesù! 

 

fr. Luca Baino

Nonna Vanda

Anche ad Almaty il lavoro non manca: basta guardarsi un po’ intorno, anche solo tra i vicini, e subito si vede che c’è bisogno di qualcosa.
Nonna Vanda vive con la figlia (che, tra un’ubriacatura e l’altra, cerca di lavorare un po’) e due nipoti che cerca di educare e mandare a scuola come può. Qualche tempo fa ha avuto un ictus che le ha reso difficile sia il camminare che vari movimenti in genere e si è lasciata prendere dallo scoraggiamento e dalla disperazione, come spesso accade quando ne hai già tante e te ne succede ancora qualcuna.
Con alcuni amici del nostro Centro Italiano (MASP) siamo andati a trovarle: il cortile sembrava una discarica pubblica (non siamo riusciti a capire da dove arrivasse tanta immondizia!) e in casa non era molto meglio. Da non molto avevano chiesto ad un idraulico di portare i tubi dell’acqua in casa, ma il soggetto aveva preso un sacco di soldi e non aveva isolato adeguatamente l’ultimo pezzo di tubatura, con il rischio di rimanere senz’acqua durante l’inverno. 
All’inizio nonna Vanda non voleva lasciarci fare nulla… allora abbiamo deciso che le due ragazze chiedessero un po’ di the, da mangiare con i biscotti che avevamo portato, così noi uomini siamo rimasti liberi di fare pulizia ed ordine in cortile e cominciare ad isolare il tubo. Quando, dopo un’ora, nonna Vanda si è insospettita circa la nostra assenza ed è uscita, visto il cambiamento radicale del cortile si è precipitata anche lei a a fare qualcosa.
Quando siamo tornati la seconda volta, per aggiustare il lavandino in casa e fare altri piccoli lavori che erano rimasti, con nostro grande stupore ci siamo trovati cortile e casa puliti e in ordine e, ad aspettarci, anche la figlia e i bambini che con orgoglio aspettavano i nostri complimenti… che sono arrivati con grande gioia!
La maggior parte delle volte, la semplice compagnia e il prendersi cura riescono a mettere in moto quelle persone che avevano ormai deciso di non lottare più.
fr. Luca Baino

Iura e Lena

Iura e Lena sono i superstiti della piccola comunità cattolica di Sariasek (una ventina di fedeli in tutto): una volta fiorente città militare, poi, con la caduta del regime sovietico, precipitata come molte altre in una povertà assoluta (alcuni, tra cui anche i nostri Iura e Lena, usano ancora il baratto per comprare qualcosa, visto che non ci sono soldi).

Ma il vero problema non è economico, è mentale: ci sono voluti sei anni (!!!) per convincerli a iniziare a riparare quella che era la casa parrocchiale, per uscire dalla casetta nella quale vivono e nella quale nessuno di noi avrebbe fatto vivere neanche un animale… ma al “peggio”, come ho imparato in questi anni, ci si può sempre abituare, fino a ritenerlo “normale” e a perdere completamente la speranza nel “meglio”.

La scorsa estate, ritornato dall’Italia con il nuovo visto, sono passato a trovarli e, con loro grande orgoglio e mia grande commozione, mi hanno mostrato la casa parrocchiale tutta riparata e imbiancata con le sole loro forze (nessuno di noi neanche s’immagina che sforzo titanico debba essere stato per loro!). Ma per andare avanti ci voleva davvero un aiuto esterno.

Di fronte a quanto avevano fatto per uscire dalla loro apatia e disperazione non ho potuto non decidere di iniziare, con loro, a mettere mano anche all’interno.

Speravo avrebbero potuto trasferirsi in una situazione dignitosa già per trascorrere l’inverno… ma, appena messo mano ai muri, hanno incominciato a cadere e così i lavori continuano lentamente… ma senza più perdere la speranza: ”I fratelli e le sorelle oltre frontiera (come Iura e Lena vi chiamano) ci sono, non siamo soli… come vorremmo poterli incontrare e ringraziarli per quanto stanno facendo per noi!”

…chissà che questo loro desiderio non si realizzi!!!!

fr. Luca

Per chi ha bisogno, la mano è sempre qua!

Uno dei principi del progetto “Qua la mano”  è l’aiuto reciproco per educarci a guardarci intorno e scoprire che non siamo gli unici ad avere bisogno.

Così, quando c’è la possibilità, cerchiamo di mettere in contatto persone con bisogni diversi. Per esempio si sono presentati Sascia e Tolik a chiedere se potevano svoltgere qualche lavoro per guadagnare qualche soldo.

Dato che era l’inizio dell’inverno gli abbiamo proposto di aiutare nonna, mamma (alquanto anziane) e figlia (con gravi handicap fisici) a prepararsi all’inverno con il taglio della legna e mettendo il carbone nella carbonaia.

Vista la grave situazione delle tre donne, Sascia e Tolik quasi si vergognavano a ricevere i soldi per il lavoro svolto, avendo visto in loro una forza e una letizia fuori dal normale per persone che faticano così tanto a gestire semplicemente la quotidianeità (non hanno neanche l’acqua in casa e devono ogni giorno attingerla alla fonte con i secchi)!

 

 

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Ricordate nonno Sascia e nonna Natasha? …Hanno preso il volo!!!

Eh sì! Era diventato impossibile per l’anziana donna prendersi cura del marito, nonostante il suo grande amore per lui. Il figlio, dall’America, era tanto che li invitava a trasferirsi a casa sua e di sua moglie con i loro adorati nipoti. Ma come fare a lasciare il Paese dove sei nato e hai vissuto per quasi 80 anni per andare in un Paese straniero, senza conoscer la lingua?!?

Abbiamo vissuto una vera e propria odissea ma siamo riusciti a vendere casa e a ottenere tutti i documenti necessari. Con un taxi speciale e l’aiuto di vari parrocchiani siamo riusciti a raggiungere l’aeroporto in una notte di tempesta di neve (sembrava quasi che l’aereo non potesse partire). Neanche vi immaginate lo stupore del personale aereoportuale nel vedere un frate, una suora e tre persone tutti indaffarati ad aiutare i due anziani… non hanno potuto fare a meno anche loro di mettersi in movimento e darsi da fare con valigie, carrozzine, documenti!

Sasha e Natasha sono arrivati dal figlio e ci telefonano spesso, con infiniti ringraziamenti e assicurandoci che stanno bene e sono felici con il figlio e la loro nuova famiglia.

Auguri cari nonni, e che possiate testimoniare anche ad altri quanto forte ed eterno può essere un amore reciproco come il vostro! Grazie a voi per la vostra testimonianza!!!

 

fr. Luca Baino

 

Natale al Banco alimentare

Cari amici, è bello vedere i frutti della vostra generosità!

Il MASP, infatti, ha potuto organizzare un bel pranzo natalizio con alcune delle famiglie che, grazie a voi, aiutiamo con i prodotti del Banco alimentare di Almaty.

Al termine, Silvia e le altre operatrici hanno voluto rendere “tangibile” la vostra presenza anche attraverso una frase che è stata donata a tutti i partecipanti: “il senso del Natale è che non siamo più soli”.

A quanto ci hanno scritto è stato davvero un bel momento di festa: i volontari hanno preparato il pranzo con molta cura e i giochi con molta fantasia e le famiglie erano contentissime!

Grazie di cuore!

 

Progetti “Riscaldamento” e “Segretaria” 2018

“Segretaria”

Al fine di poter svolgere al meglio tutte le attività di aiuto e sostegno sociale sul territorio (ovvero, di fatto, per poter realizzare tutti gli altri Progetti) sono fondamentali le relazioni istituzionali tra Parrocchia e Stato. In questo senso assume un ruolo importantissimo la figura della Segretaria parrocchiale: una persona di cittadinanza e madrelingua kazaka, in grado di districarsi nella burocrazia locale.

Stipendio mensile: 200 euro; costo per il 2018: 200 x 12 = 2.400 euro.

 

“Riscaldamento”

Grazie ad un contributo di 30.000 $ ricevuti da varie associazioni internazionali, lo scorso anno la Parrocchia si è allacciata al riscaldamento centralizzato. Ciò ha permesso di ridurre i costi di gestione rispetto al precedente riscaldamento autonomo a carbone, garantendo al contempo una migliore resa termica.

260 euro/mese x 6 mesi = 1.560 euro.

Progetto “Sanitario”

La situazione della sanità in Kazakhstan è tale che, spesso, chi non ha possibilità economiche è escluso dai servizi.
La maggior parte dei poveri, poi, molte volte è anche all’oscuro dei propri diritti e quindi basta aiutarli a districarsi nelle procedure burocratiche per accedere a quei servizi gratuiti che lo Stato prevede per tutti i cittadini. Questo è il primo passo che cerchiamo di fare.
Ma spesso, per vari motivi, non basta e allora bisogna rivolgersi a cliniche private o pagare i farmaci (a volte persino quelli che devono essere somministrati in ospedale!) e le altre prestazioni sanitarie erogate dagli ospedali pubblici.
In questi anni siamo riusciti ad aiutare molte persone, la maggior parte ormai senza speranza, tra di loro soprattutto bambini. Alcuni sono guariti, altri sono riusciti a ricevere una pensione di invalidità che permette loro di pagarsi almeno i farmaci per continuare a condurre una vita dignitosa.
Ovviamente il progetto non è quantificabile a livello economico: aiutiamo secondo le necessità che di volta in volta ci si presentano e, soprattutto, secondo le possibilità finanziarie che ci vengono date. Ma grazie alla vostra generosità, fino ad oggi, non abbiamo mai dovuto mandare indietro nessuno.
p. Luca Baino
Ed ecco alcune delle persone che abbiamo aiutato: il piccolo Simeon e nonno Sascia, il giovane Kolia, i fratellini David e Serghej.

Da Taldykorgan ad Almaty… la mano si allunga!

Con la nuova destinazione e i nuovi incarichi assegnati a fra Luca, anche il Progetto “Qua la mano” ha attraversato una fase di assestamento, per cercare di rispondere all’attuale situazione e alle nuove esigenze che si sono presentate.

Ecco a voi la versione aggiornata (la scheda completa è scaricabile qui).

 

Il progetto Qua la mano nasce nella parrocchia cattolica di Taldykorgan (per poi svilupparsi anche in quella di Almaty) a partire dalla consapevolezza delle condizioni di profondo disagio in cui vivono molte persone che abitano nei villaggi circostanti. I bambini sono tra i soggetti più colpiti e spesso non hanno un’istruzione a causa di scuole troppo distanti da casa o professori che non se ne prendono abbastanza cura. Le famiglie poi, a causa dell’estrema povertà, versano in condizioni molto difficili e sono impossibilitate a garantire ai figli un ambiente sereno dove vivere.

Il progetto nasce con la precisa volontà di offrire un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà, ma anche a singole persone. Le attività che si vogliono realizzare consistono in visite domiciliari alle famiglie e nella collaborazione con esse per la gestione dei vari aspetti del loro quotidiano. Inoltre accompagnare le persone che si lasceranno aiutare nei percorsi di sviluppo, integrazione sociale, studio, lavoro e relazioni con le istituzioni statali, sanitarie e di altro genere.

Tutto questo vuole essere reso possibile mettendo al centro di ogni progetto la persona umana all’interno dei suoi legami più stretti (famiglia) ed estesi (comunità). Ogni persona e ogni comunità, infatti, rappresentano una risorsa potenziale che ha bisogno di essere valorizzata e apprezzata.

L’approccio può essere riassunto nel “fare con” le persone, partendo dal rapporto con coloro cui il progetto si rivolge e costruendo con esse una via percorribile di sviluppo umano. Qualsiasi progetto di sviluppo deve sostenere l’aggregazione di individui e comunità, riconoscendo e valorizzando l’associazione di corpi intermedi e di un tessuto sociale ricco di partecipazione e di corresponsabilità.

Il progetto ha molteplici obiettivi da realizzare, tutti volti al miglioramento delle condizioni di vita delle persone in difficoltà.

Obiettivo basilare è quello di aiutarle a prendere coscienza del loro essere persona umana a partire dai più elementari bisogni (pulizia personale, dell’abitazione, regole alimentari…).

Fondamentale, inoltre, è aiutarli a sanare e regolare le relazioni tra i membri della famiglia. Devono essere informati circa i diritti del cittadino ed educati ai doveri sia nei confronti della famiglia che dello Stato.

I volontari di Qua la mano collaborano alla ricerca di un lavoro che possa sostentare la famiglia ed educano all’amministrazione del denaro anche per mezzo di piccoli crediti, chiedendo, secondo le possibilità e i tempi, di restituire i soldi ricevuti per aiutare altri in difficoltà.

Ulteriore obiettivo è quello d’invitare le persone aiutate ad incontrarsi e relazionarsi con le persone che frequentano la Parrocchia in diverse attività (sport, doposcuola, lavori manuali…) per conoscere realtà diverse da quelle di provenienza e favorire l’integrazione sociale di categorie marginali. Ma l’aiuto è reciproco: i parrocchiani spesso sono assolutamente ignari dell’esistenza di persone così al limite del degrado e che invece, proprio per questo, possono aiutarli a rendere più attiva e concreta la loro fede.

I beneficiari sono persone in gravi difficoltà sociali ed economiche della zona di Taldykorgan, incontrate lungo il cammino o che vengono presentate man mano, con particolare attenzione ai minorenni specialmente se portatori di handicap. Giovani senza possibilità di costruirsi un futuro (istruzione e/o lavoro).

Dal 2016/17, inoltre, un numero crescente di famiglie di Almaty (inizialmente 10, ora ben 35) che, in collaborazione con il MASP (ONLUS di CL), cerchiamo di sostenere con un aiuto minimo mensile. Interessante è il fatto che in questo progetto siano coinvolti alcuni giovani che in passato hanno ricevuto da noi un aiuto e che ora, ormai avviati nel mondo del lavoro, aiutano noi nella distribuzione degli aiuti e nella visita alle famiglie.

Il progetto s’impegna quotidianamente nel cercare di rendere migliore la qualità della vita delle famiglie più in difficoltà. Lo fa educando i membri al rispetto e alla cura di se stessi e degli altri. Dalla cura personale al rapporto con le istituzioni e alla ricerca di un lavoro, i volontari del progetto permettono a queste persone, senza speranza e senza prospettive, di uscire dal loro isolamento sociale.

Questo crea un meccanismo positivo di maggiore fiducia in se stessi, negli altri e nel futuro. Le persone hanno la possibilità di avere un impiego e questo non può che avere ripercussioni concrete sull’economia locale. I bambini inoltre possono studiare e stare con altri della loro età facendo esperienza di amicizia e di crescita umana. I più giovani rappresentano il futuro e investire su di loro significa investire sulle possibilità di una comunità intera. Inoltre il progetto coinvolge un numero crescente di attori implicati sul campo, sia pubblici che privati, sia locali che internazionali, al fine di rispondere ai bisogni implicati.

Su la schiena!

Dopo un anno di studio della lingua italiana presso l’Università per stranieri di Perugia, dimorando nel Pensionato del nostro convento di Monteripido, Kolia ha provato a sostenere i famigerati Alfatest per entrare nell’Università di Fisioterapia… senza riuscire a superarli (agli stranieri, fino a due mesi prima degli esami, non era richiesto accumulare crediti!!!). Subito sembrava una tragedia, ma poi ci siamo detti che forse il buon Dio aveva altri piani… e questi non si sono fatti attendere.

Tornato in Kazakhstan, si è subito messo alla ricerca di un lavoro e si è presentata la possibilità di entrare nel progetto di riabilitazione del MASP (un’Associazione italiana che da vent’anni opera nel campo del sociale ad Almaty e nella sua regione). Il Comune chiedeva di aprire un ambulatorio per bambini con varie difficoltà motorie, presenti sul territorio. Mettendo a servizio le sue piccole competenze con grande generosità e talento, i primi risultati non si sono fatti attendere, così che il numero dei bambini ha subito iniziare a crescere, anche se, visto il tempo e le attenzioni che tali pazienti richiedono, purtroppo non si può andare oltre una trentina.

A febbraio, in occasione delle Universiadi, insieme alla nostra squadra italiana è venuta ad Almaty un’equipe dall’Associazione “don Gnocchi” di Fontanellato di Parma. Sono stati con Kolia una giornata, hanno ascoltato la sua storia e visto come lavora. Al termine ci siamo radunati tutti insieme e hanno proposto a Kolia di frequentare dei master mirati alle patologie che qui deve prendere in carico, consigliandogli (visto che la laurea italiana in Kazakhstan non è riconosciuta) di frequentare tutti i corsi che possono dargli la possibilità di lavorare ufficialmente. Così Kolia ha iniziato anche a studiare, conseguendo già due diplomi statali (e non saranno gli ultimi) che gli danno questa possibilità, di cui il primo, nello scorso mese di luglio, proprio a Fontanellato. 

Se è vero che il buon Dio ha sempre piani meravigliosi che neanche possiamo immaginare, è anche vero che, per realizzarli, ha bisogno di uomini di buona volontà come voi che ci sostengono in queste opere.

Il Signore vi benedica e vi ricompensi tutti!

 

fr. Luca Baino

 

Puoi scaricare il nuovo progetto e consultare l’articolo e il progetto precedenti.

Da Taldykorgan a Omsk… passando per Torino!

Stanislav, per gli amici “Stass”, ha concluso brillantemente il liceo sportivo di Taldykorgan. In un primo momento aveva deciso, viste le difficolotà economiche della famiglia, di concludere il suo percorso di studi e cercarsi un lavoro.

Incoraggiato dagli insegnanti e dai genitori e sostenuto dagli amici dell'”Istituto Flora” di Torino ha accettato di provare a superare l’esame di ammissione all’Università dello Sport a Omsk (Siberia). Nessuno aveva dubbi che ce l’avrebbe fatta e così, alla fine di agosto, si trasferirà e inizierà il nuovo corso di studi.

 

 

Ringraziamo gli amici suoi coetanei del liceo economico-sociale dell’Istituto Flora che lo hanno accompagnato nel conseguimento del suo primo corso di studi e quelli che lo accompagneranno in questa seconda esperienza.

 

p. Luca