Globalizzazione: io che c’entro?

8840159-globalizzazione-lente-di-ingrandimento-su-sfondo-con-associazione-diversi-termini-illustrazione-vettIl termine “globalizzazione”, sempre più spesso, è utilizzato per riferirsi prevalentemente ad aspetti economici relativi alle aziende e ai mercati multinazionali, senza considerare invece che la globalizzazione riguarda in primo luogo la persona ed il rapporto che ha con la natura (inquinamento), con gli altri (migrazioni) ma anche con se stessa (aspetti psicologici).

Per alcuni “globalizzazione” è tutto ciò che siamo costretti a fare per ottenere la felicità; per altri è la causa stessa della nostra infelicità. Per tutti, comunque, significa un processo inevitabile (psico-socio-culturale) che ci coinvolge alla stessa misura.

La globalizzazione divide tanto quanto unisce poiché ciò che per alcuni è una conquista, per altri è un destino crudele e non voluto. Essa viene vissuta quindi in condizioni di continua incertezza perché non si è in grado di conservare la propria forma. Sembra che tutto dica “butta ciò che funziona per cercare qualcosa che ti emoziona di più”.Globalization1
Se tutti seguissero questo stile di vita, e quindi di produzione e di consumo tipico dell’Occidente, ci sarebbe bisogno di circa 6 pianeti per poter depositare tutta la spazzatura che 6,5 miliardi di consumatori sfrenati produrrebbero. Il fascino della crescita è che su di essa si fonda la potenza di una nazione ma non si può più continuare su questa strada.

I sostenitori dello sviluppismo considerano il divario Nord/Sud come un problema dei più deboli piuttosto che una responsabilità dei più forti e si adoperano per elevare gli standard di vita degli impoveriti, cioè, vorrebbero elevare la base mentre si tratterebbe piuttosto di abbassare il tetto. È necessario separare il concetto di giustizia dall’idea di sviluppo.
È necessario che lo stile di vita degli sviluppisti non sia preso come “modello di vita” per raggiungere uno standard ideale di giustizia mondiale. Bisogna modificare i nostri comportamenti e i nostri atteggiamenti culturali nei confronti del consumo. È importante capire che l’interesse collettivo (globale) coincide con l’interesse personale (locale).
Il primo passo da compiere è quindi quello di prendere coscienza che il nostro consumo è un fatto che riguarda tutta l’umanità perché esso ha conseguenze planetarie.

Invocazione per la Pace: gli interventi di Papa Francesco, Peres e Abu Mazen

(Radio Vaticana del 9/6/2014) – Un momento storico, un’immagine indelebile: l’incontro di preghiera in Vaticano con Francesco e i presidenti israeliano e palestinese, Shimon Peres e Mahmoud Abbas, alla presenza del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e del custode di Terra Santa padre Pizzaballa.
Le invocazioni sono risuonate in lingue diverse, ma tutte rivolte alla richiesta di pace in Medio Oriente. “Chiedo a tutte le persone di buona volontà” – aveva scritto il Papa nel tweet di oggi – “di unirsi a noi nella preghiera per la pace in Medio Oriente.”
La forza della preghiera per arrivare alla pace in Medio Oriente si è elevata da un piccolo angolo dei Giardini Vaticani, dove Francesco, Shimon Peres e Mahmoud Abbas hanno pregato l’uno accanto all’altro.
Tre diversi momenti di grande emozione per ringraziare Dio della Creazione, per chiedere perdono, per invocare la pace, preceduti dagli abbracci tra il Papa e i due leader e tra gli stessi Peres e Abbas, alla presenza del Patriarca Bartolomeo I.
Pace fra i popoli, hanno ripetuto ebrei, cristiani e musulmani, nelle loro preghiere, pace in Terra Santa hanno detto nei loro discorsi il Papa e i due presidenti.

Di seguito i link per poter leggere i testi integrali degli interventi:
Papa Francesco
Abu Mazen
Shimon Peres

VATICANO – Il Papa, Abu Mazen e Peres oggi in preghiera per la Pace

Questo articolo è frutto di notizie provenienti da varie Agenzie, per darvi un quadro completo della portata dell’evento che si terrà oggi in Vaticano.

Inizierà con tre preghiere distinte – ebraica, cristiana e musulmana – l’ “invocazione per la pace” che vedrà riuniti, questa sera nei giardini vaticani, papa Francesco, il presidente israeliano Shimon Peres, quello palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e il patriarca ecumenico ortodosso Bartolomeo.
combo_peres-mazen_993837Il Papa ha invitato i due leader mediorientali nella sua “casa” durante il recente viaggio in Terra Santa.
Alla presenza della stampa si svolgerà la parte pubblica dell’incontro: “non si prega insieme ma si sta insieme per pregare evitando ogni forma di sincretismo. Alcuni possono osservare che i due presidenti non sono religiosi, ma sono credenti: per pregare non è necessario indossare l’abito religioso” ha detto il Custode di Terra Santa durante la conferenza stampa di venerdì .
È una pausa rispetto alla politica”, ha detto padre Pizzaballa. “Il Santo Padre non vuole entrare in questioni politiche del conflitto israelo-palestinese, che tutti ormai conosciamo in tutti i minimi dettagli, dalla ‘A’ alla ‘Z’. È una pausa rispetto alla politica: la politica ha le sue dinamiche, i suoi tempi, il suo respiro più o meno lungo o più o meno corto, come si vuole; ma il desiderio del Papa è quello di alzare lo sguardo e andare un po’ oltre l’aspetto politico, invitando anche i politici a fare anch’essi una pausa”.
Per il Custode di Terra Santa “nessuno ha la presunzione di credere che dopo questo evento scoppierà la pace in Terra Santa”, ma l’intento è “quello di fare un gesto forte, un’iniziativa molto importante per riaprire questa strada dove tutti sentono nuovamente il bisogno di questa pace e di sperare e sognare, per riportare nell’ambito della discussione politica anche quel respiro ampio, di visione dall’alto e verso l’altro, anche per avere un impatto sull’opinione pubblica”.

A Betlemme, in preparazione a questo incontro, presso il Muro di Separazione nella valle del Cremisan venerdì si è tenuta una messa con un’intenzione speciale: i presenti infatti hanno pregato perché trovi risposta l’invocazione per la pace che Papa Francesco, il Presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Mahmud Abbas condivideranno in occasione del loro incontro in Vaticano. “E’ dall’ottobre 2011 che celebriamo liturgie eucaristiche, Via Crucis e Rosari tra gli olivi di Cremisan per chiedere che si fermi la costruzione del Muro nella valle proprio perché crediamo che la preghiera è anche lo strumento più efficace per chiedere la pace e la fine delle ingiustizie. Perciò, quando abbiamo sentito il Papa che a Betlemme, sulla piazza della Mangiatoia, ha offerto ‘la sua casa in Vaticano’ per ospitare l’incontro con i due Presidenti e invocare l’avvio del dono della pace, per noi è stata una grande gioia piena di commozione” ha comunicato all’Agenzia Fides don Abuna Mario, parroco a Betlemme.

GPIC: Incontro su risorse ambientali, economia e stili di vita (VIDEO)

L’11 maggio si è tenuto a Santa Maria degli Angeli il quarto ed ultimo incontro organizzato dalla commissione di Giustizia, Pace e Integrità del Creato della famiglia francescana dell’Umbria.
Relatrice è stata Monica Di Sisto, vicepresidente di Fairwatch, che ha parlato di come “sta andando l’economia in questo momento, come sta colpendo l’ambiente e quello che possiamo fare noi”.
La Di Sisto ha specificato infatti come spetti ad ognuno di noi, a partire dalle nostre scelte quotidiane, la valorizzazione della dimensione locale ed il rispetto delle condizioni di equità sociale ed ecologica.

Il video dell’incontro…

Il materiale proiettato: Monica Di Sisto 11 maggio 2014 – SMA

 

Roma, 15 maggio 2014: fiaccolata di solidarietà ai cristiani perseguitati

imageAgenzia Zenit del 13/05/2014 – Domani, alle 19.45, il Colosseo si spegnerà per accendere i riflettori sui cristiani perseguitati nel mondo e fatti oggetto di discriminazione. La Comunità di Sant’Egidio e la Comunità Ebraica di Roma si riuniranno infatti sotto l’Anfiteatro Flavio assieme alla cittadinanza, per esprimere solidarietà ai cristiani che rischiano la vita per professare la propria religione.

Le luci del Colosseo saranno spente e negli stessi istanti si alzeranno le fiaccole in ricordo delle vittime delle oppressioni. “La Città tutta – esorta un comunicato di Sant’Egidio – è invitata a partecipare per dire basta a ogni forma di fanatismo ed estremismo, per dire basta a ogni tipologia di persecuzione e per ricordare le anime di chi è stato vittima di odio anti-cristiano. Non sarà l’indifferenza a fermare le ostilità. Mobilitiamoci, solidali, per ricordare a tutti i cristiani perseguitati che non sono soli“.
Dall’Africa al Medio Oriente fino all’Asia più lontana – si legge nella nota – gli appelli alla pacifica convivenza, che pure non mancano, vengono smentiti da continui episodi di violenza. La persecuzione contro i cristiani, troppo spesso sottovalutata o nascosta da un velo di indifferenza, travalica ovunque i confini tra le denominazioni religiose e deve spingere all’intervento solidale di tutti gli uomini e le donne di buona volontà“.
Quindi, conclude, “la condanna della violenza e dell’odio religioso, vera e propria bestemmia del nome di Dio deve essere unanime e condivisa, la mano dei persecutori deve essere fermata, la catena dei delitti, frutto del disprezzo e dell’intolleranza, deve essere spezzata“.

11 Maggio 2014: Risorse ambientali, economia e stili di vita.

monicaNell’incontro GPIC di domenica 11 maggio 2014, interverrà la professoressa Monica Di Sisto, docente di ONG e Politiche nazionali presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e giornalista sociale professionista. La professoressa Di Sisto ci aiuterà a riflettere sull’odierna relazione, talvolta perversa, fra povertà, ambiente e commercio internazionale. Cosa si produce nel mondo? Come si produce? Chi lo produce? Come e quanto incidono le scelte di consumo del nostro stile di vita? Vale la pena porci queste domande e prenderci le nostre responsabilità davanti a Dio, per il Creato che ci ha amorosamente affidato.

Ore 16:00 sala “Refettorietto” Santa Maria degli Angeli.

Qui il percorso che stiamo facendo

Cristiani perseguitati nel mondo. Incontro a Santa Maria il 27 Aprile 2014

Relatore dott. Massimo Ilardo, Presidente di ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre)

1 cristiano ucciso ogni 5 minuti: Cristiani perseguitati nel mondo.

Carissimi amici,
Domenica 27 aprile si terrà il terzo incontro di formazione proposto dalla commissione GPIC della famiglia francescana dell’Umbria.
Affronteremo il dramma dei cristiani perseguitati nel mondo spesso da noi sconosciuto o ignorato: “ogni anno i cristiani uccisi nel mondo per la loro fede sono 105.000, uno ogni cinque minuti” (Massimo Introvigne).
L’incontro si terrà al Convento Porziuncola, Santa Maria degli Angeli -sala Refettorietto- alle ore 16:00. 

Il relatore sarà il dott. Massimo Ilardo, Presidente di ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre).
Aiuto alla Chiesa che Soffre è una Fondazione di diritto pontificio nata nel 1947 con sede in Vaticano e dipendente dalla Santa Sede attraverso la Congregazione per il Clero.
Oggi Aiuto alla Chiesa che Soffre, da poco elevata a Fondazione pontificia da Benedetto XVI, opera in 153 Paesi in tutto il mondo realizzando oltre 5.000 progetti ogni anno.
Ha una sede ufficiale nello Stato Vaticano, un ufficio internazionale a Königstein in Germania e 17 segretariati nazionali in: Austria, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti e Svizzera.

per maggiori info: www.acs-italia.org

 

Qui tutto il percorso che stiamo facendo.

A Verona l’evento “Arena di Pace e Disarmo”

logo_arenaL’Italia ripudia la guerra, ma noi continuiamo ad armarci. Crescono le spese militari, si costruiscono nuovi strumenti bellici.
E’ stata presentata oggi a Roma l’Arena di Pace e di Disarmo 2014 che si terrà a Verona il 25 aprile prossimo. Nella presentazione, padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, da sempre attivo nel mondo della non violenza, ha rinnovato il suo forte appello contro la guerra e l’assurdità delle spese militari che nel mondo superano i 1.740 miliardi di dollari ( 2011 – Sipri ). “E’ fondamentale oggi, ha sottolineato Zanotelli, che la Chiesa, le Chiese gridino al mondo che la nonviolenza attiva è parte essenziale del Vangelo che proclamiamo”.
Il nostro paese, in piena crisi economica e sociale, cade a picco in tutti gli indicatori europei e internazionali di benessere e civiltà, ma continua ad essere tra le prime 10 potenze militari del pianeta, nella corsa agli armamenti più dispendiosa della storia.
Gli armamenti sono distruttivi quando vengono utilizzati e anche quando sono prodotti, venduti, comprati e accumulati, perché sottraggono enormi risorse al futuro dell’umanità, alla realizzazione dei diritti sociali e civili, garanzia di vera sicurezza per tutti.
Invitiamo i cittadini italiani – ha concluso P. Zanotelli – che si riconoscono nella Costituzione che ripudia la guerra e ai cristiani che accettano come ‘magna charta’ il Discorso della Montagna a unirsi insieme per debellare il cancro della militarizzazione che sta divorando le nostre risorse. Non vogliamo che i nostri soldi siano investiti in morte, ma in vita. Dobbiamo tutti, credenti e non, darci da fare perché vinca la vita”.
L’iniziativa, che si propone come continuazione delle 6 precedenti Arene, tenutesi sempre a Verona tra il 1986 e il 2003, è sostenuta e promossa da numerosi movimenti e associazioni legate alla pace, alla nonviolenza, al mondo della solidarietà e del volontariato [Agenzia MISNA del 16/04/2014 – PL] .

Giornata contro le mine anti-uomo: dedicata alle donne

(Radio Vaticana 4/4/2014) – L’importanza del ruolo delle donne nel rimuovere le mine, nell’assistere le vittime e nell’insegnare come sopravvivere in zone contaminate è al centro del messaggio del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, per la Giornata internazionale per la sensibilizzazione sulle mine celebrata venerdì.
Donne e ragazze sono state spesso vittime di mine. E quando educano sui rischi o assistono le famiglie di chi è stato ucciso o mutilato da questo tipo di ordigni hanno un modo peculiare di sentire e di intervenire. Per questo le Nazioni Unite vogliono ascoltare le opinioni delle donne, nella convinzione che il loro contributo alla campagna globale contro le mine sia fondamentale.
Portrait“Le donne – ha sottolineato Ban Ki-moon – possono aiutarci a raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati nell’azione contro le mine, nell’aumento della sicurezza, nella ricostruzione delle comunità, nel recupero dei terreni e nella lotta alla paura che questi ordigni inesplosi causano in diverse parti del mondo”. Molti dei Paesi più colpiti si trovano in Africa e in Asia. Uno di questi è il Laos. Durante la guerra del Vietnam gli americani cercarono di fermare il flusso di armi dal Laos e bombardarono per nove anni, sganciando 270 milioni di munizioni di vario tipo di cui circa ottanta milioni sono rimaste inesplose.“Il problema è molto grande” ha sottolineato alla vigilia della Giornata Phoukheio, direttore generale della Sezione per la rimozione degli ordigni inesplosi (Uxo-Nra) in Laos. “Abbiamo bisogno di un sostegno maggiore. Nessun progetto di sviluppo è possibile se mine e ordigni non esplosi non sono rimossi. Restano attivi per anni e sono una vera minaccia sia per i bambini che per gli adulti”.
Il Laos è stato uno dei primi Paesi a firmare la Convenzione sulle bombe a grappolo entrata in vigore nel 2010 e ha mantenuto un ruolo molto attivo per sostenere la loro messa al bando. Tutte le 17 provincie del Laos presentano contaminazioni da Uxo. E’ colpito un villaggio su quattro. Su una popolazione di oltre sei milioni e mezzo, oltre 50.000 persone, dal 1964 ad oggi, sono state vittime di esplosioni. Nel 23% dei casi si è trattato di bambini. Grazie all’intervento di varie organizzazioni il numero delle vittime è sceso da una media annua di 300, ai 56 del 2012 e ai 43 del 2013.
Un quadro globale lo ha dato Ban Ki-moon nel dicembre scorso, durante il tredicesimo incontro delle parti firmatarie della Convenzione sulla proibizione dell’uso, dell’accumulo, della produzione e del trasferimento di mine antiuomo. “Questi ordigni – ha sottolineato Ban Ki-moon – continuano a uccidere e a mutilare. Nel 2013 il loro uso è stato riportato in Siria, in Myanmar, in Nagorno-Karabakh, un territorio e due Stati che non hanno firmato la Convenzione per il bando delle mine antiuomo. Unisco la mia voce a quella degli altri Stati che già ne hanno condannato l’uso. Sono pure preoccupato per l’utilizzo che ne è stato fatto quest’anno anche in Turchia, in Sudan, in Sud Sudan e in Yemen, tutti Paesi che hanno firmato la Convenzione. Chiedo a questi Paesi di ricordarsi dell’impegno che hanno preso”.