Natale in “casa” propria…pronta a partire!

DSC_5650

Eccomi qui,

venti giorni alla partenza e ancora non mi rendo perfettamente conto, mi sembrava di avere tanto tempo per prepararmi, invece….

I miei compagni di “avventura” sono partiti quest’estate, io e Antonio a Dicembre; non appena saputo, ad aprile, mi sembrava un’eternità. Avevo quasi timore di perdere tutta la carica che il corso mi aveva donato o addirittura che potesse accadere qualcosa che non mi avrebbe fatto partire.

Quei week end a Costano!!!! Dire che mi son serviti è dire poco: mi hanno risvegliata da un torpore che mi stava accompagnando da troppo tempo, hanno fatto riemergere la Fernanda di un tempo, han permesso di guardarmi dentro e mi hanno scossa a tal punto da farmi quasi indietreggiare; sono emerse in me le paure di non essere adatta ad un’esperienza di questo tipo, c’erano domande che ad un certo punto mi rimbombavano insistentemente nella testa ripetendomi: “MA DOVE VAI TU? CHE COSA DOVRESTI ESSERE CAPACE DI ANNUNCIARE? IN CHE MODO VORRESTI ESSERE UTILE AGLI ALTRI SE HAI BISOGNO PRIMA TU DI AIUTO? Mi stavano paralizzando e nella confusione più totale, mi stavano facendo cedere. Ma c’era anche una vocina: più flebile ma serena e rassicurante. Mi ha fatto rendere conto che, nonostante tutto, IO VOLEVO, IO VOGLIO PARTIRE.

E ora sono qui a fare la conta dei vaccini fatti, delle medicine da portarmi, dell’abbigliamento più adeguato, mentre osservo la mia città che accende le luci di Natale, le vetrine dei negozi prontamente addobbate, le persone che iniziano ad affollare strade e centri commerciali per la “caccia al regalo”. Sono qui e mi sento LIBERA  da tutto questo vortice che ci sta allontanando, anno dopo anno, dal vero senso del Natale.

Quest’anno non metterò luci e alberi a casa e un po’ certo me ne dispiace, ma sono consapevole che  sto partendo alla ricerca del Natale e della rinascita dentro di me, vedrò se effettivamente la Luce si accenderà nel mio cuore e non sarà, invece, distratta dai luccichii intermittenti dell’esterno, come accadeva ormai da un po’ di tempo. Ho ricevuto un grande dono, so di doverlo “maneggiare con cura” e le mie mani tremano al pensiero di scartarlo.

Mi sento emozionata come quando preparavo una route invernale o estiva con i miei fratelli scouts. I timori e le paure non sono scomparsi, anzi man mano che si avvicina la data riprendono forma; ma questa volta non mi sovrastano, sono miei compagni ma non sono miei nemici; mi aiutano a tener ben presente me stessa ma senza paralisi o freni: c’è in me la voglia di prendere lo zaino sulle spalle e partire per andare in un posto con abitudini, colori e persone diverse da me. C’è in me la voglia di entrare in punta di piedi in un mondo nuovo e assorbire ogni minimo respiro e ogni sua sfaccettatura.

Quest’anno e in questo Natale, proverò cosa vuol dire sentirsi diversa dalla massa: sarò io a sentirmi osservata perché avrò un colore di pelle diverso da loro, vivrò io la difficoltà di comunicare non solo per la lingua ma anche per i gesti e gli atteggiamenti, vivrò sulla mia pelle la difficoltà di inserirmi in una società che ha una sua immagine dell’uomo bianco.

Ma sarà l’occasione per riscoprire l’incontro con l’altro, per fare i conti e tentare di liberarmi dalle mie maschere, dalle mie chiusure e dalle mie rigidità. Quando parti viene fuori chi sei veramente e non ti è di alcun aiuto la “vetrina” che questa società ti ha costruito addosso; l’immagine che ti sei fatta di te stessa, si sfrantuma ed emergi “tu” in tutte le tue fragilità ma anche nei tuoi talenti, nelle tue vere capacità. Porto con me i versi di una canzone che, poco prima che iniziassero gli incontri, ha scosso una parte del mio cuore:

Mentre il mondo cade a pezzi, io compongo nuovi spazi e desideri che appartengono anche a te, che da sempre sei per me l’essenziale; mi allontano dagli eccessi e dalle cattive abitudini, tornerò all’origine, tornerò a te che sei per me l’essenziale.

Ho bisogno di tornare all’origine, all’essenziale, ho bisogno di tornare indietro a quella che ero per poter ridare uno slancio a questa vita che fa di tutto per illuderti di essere ricca, nei vestiti, nei telefonini, nella comunicazione facile, nel materialismo, lusinghiero e subdolo, e ti spinge in una rincorsa vacua che ti riempie fuori ma ti svuota dentro, non ti fa guardare più in faccia chi incroci per strada e pian piano ti fa dimenticare te stessa.

Sono felice di vivere questo “dono” con il compagno di strada  che il Signore ha pensato per me da quindici anni. Non avrei potuto pensare di poter vivere questo momento importante senza Antonio. La scelta di questo cammino è stata condivisa, e non poteva essere altrimenti. Ci prepariamo a vivere assieme questo mese in una terra lontana dalle comodità e dalle abitudini rassicuranti di casa nostra. Non dimentico e non può essere un caso che alla vigilia del nostro sesto anniversario di matrimonio (il 14 aprile) il Signore ci abbia chiesto un nuovo “Si”. Spero di essere capace di abbandonarmi e di farmi “strumento” nelle Sue mani, per i fratelli che incontrerò a Brazzaville, per gli affetti che ritroverò al rientro ma anche per la “custodia” della nostra coppia.

Qui inizia a far freddo, l’aria è più frizzante, la neve in questi giorni farà la sua prima comparsa… io sto per partire, anche il clima che troverò in Congo sarà diverso; sono pronta a spogliarmi, non solo di cappotti e maglioni, sono pronta a lasciarmi evangelizzare, sono pronta a prendere lo zaino, sono PRONTA A PARTIRE.

 Fernanda