Mons. Abou-Khazen d’Aleppo: ritrovare la fiducia è oggi la sfida dei cristiani in Medio Oriente

La Custodia di Terra Santa, con i suoi frati presenti in Siria e in Libano, s’impegna ogni giorno di più a favore delle vittime dei conflitti che scuotono il Medio Oriente. Sono numerosi i rifugiati e profughi siriani, iracheni, curdi che bussano alle porte di conventi e chiese per trovare un po’ di tregua, un po’ di cibo, per farsi curare, per educare i bambini… A immagine di San Francesco che, ai suoi tempi, pronunciò le seguenti parole: « Comincia facendo il necessario, poi fai quel che è possibile e realizzerai l’impossibile », i francescani han dovuto far fronte alle emergenze causate dalla violenza del conflitto siriano. Sì è iniziato costruendo una piccola rete tra i conventi francescani sparsi in Siria e Libano, poi, a causa delle continue restrizioni di sicurezza, sono stati creati accordi con altre comunità religiose e laiche per affrontare i bisogni.
Per calcolare l’immenso valore apportato dalle congregazioni religiose nel dramma siriano, bisogna ricordare che una decina di anni fa si contavano soltanto 550 associazioni siriane per 17 milioni di abitanti!
Mentre in Libano e Palestina le associazioni nascono continuamente, il tessuto associativo siriano si è costituito per garantire una parziale legalità, nonostante le innumerevoli restrizioni. Le realtà associative sono, ancora oggi, organizzate da giovani con poca esperienza di gestione o coordinamento.
Uomini e donne di Chiesa, al servizio dei più poveri, sono stati sommersi da situazioni d’emergenza.
La riunione organizzata dai francescani del Libano, lo scorso giovedì 19 febbraio presso il convento di Beirut, ha evidenziato queste tematiche.

L’evento, organizzato con la Fondazione italiana Giovanni Paolo II con la partecipazione di Sua Eccellenza Giuseppe Morabito, Ambasciatore italiano a Beirut, ha riunito associazioni impegnate nella problematica dell’emergenza e dell’accoglienza delle popolazioni vittime di conflitti.
L’incontro ha fotografato la capillarità delle relazioni dei frati e, soprattutto, la loro profonda preoccupazione di creare legami sempre più solidi tra la Chiesa e la società civile.
L’intervento più atteso è stato quello di Mons. Georges Abou-Khazen. Nominato Vescovo da Papa Francesco nel novembre 2013, questo francescano della Custodia è il Vicario Apostolico d’Aleppo.
Questa sede della Chiesa cattolica estende la sua giurisdizione su tutti i fedeli siriani di rito latino.
Dei 14.000 fedeli presenti prima dello scoppio del conflitto, oggi ne rimangono circa la metà. Venuto da Aleppo per l’occasione, Mons. Georges Abou-Khazen ha illustrato la situazione dei cristiani in Medio Oriente concludendo: «Una delle principali sfide che, a mio parere, devono affrontare i Cristiani del Medio Oriente è il superamento delle nostre paure e la riscoperta della fiducia, una fiducia che è stata distrutta da ciò che abbiamo vissuto. È questa mancanza di fiducia che ci impedisce di prevedere il futuro. La nostra sfida è di sentirci dire che la nostra presenza in Medio Oriente è una chiamata, una missione». In disparte, Mons. Georges Abou-Khazen è ritornato più a lungo sul conflitto siriano e su ciò che l’ha trasformato e rinforzato, nonostante la durezza della vita: l’ecumenismo e il dialogo islamo-cristiano.
« Noi cristiani, siamo una piccola minoranza in Siria, composta da varie Chiese e non siamo mai stati così uniti ». Ogni sabato i vescovi cattolici si riuniscono e, l’ultimo sabato del mese, è organizzato un incontro ecumenico aperto a coloro che lo desiderano. « I giovani rimasti ci sollecitano; fanno volontariato in parrocchia, si sposano; i bambini sono battezzati, si celebrano feste e giornate mondiali… Noi vogliamo rimanere membri della Chiesa universale: la vita continua ».
I quartieri di Aleppo, a maggioranza cristiana, accolgono i numerosi profughi di confessione musulmana; un’esperienza nuova e feconda per Mons. Abou-Khazen. « Durante il conflitto, abbiamo sviluppato nuovi modi d’incontro. Non è stato facile ma continuo a ribadire che è molto importante saper accogliere. Non dobbiamo creare alibi per l’esclusione o il settarismo. Dobbiamo nutrirci di tale convivenza e, credetemi, numerosi musulmani sono sorpresi dalla carità dei cristiani soprattutto verso i bambini, le donne, gli anziani… ». il Vescovo porta come esempio una sala parrocchiale affidata al Wagf (istituzione islamica di beneficenza) e trasformata in casa d’accoglienza per persone anziane, orfani e handicappati o, ancora, del generatore della Parrocchia che permette agli studenti di studiare quando le interruzioni d’elettricità sono troppo lunghe.
« L’Islam siriano è moderato » dichiara Mons. Abou-Khazen a chi vuole ascoltarlo. « È troppo facile mettere le persone una contro l’altra, o generalizzare ». Riprende poi le parole del Santo Padre nella sua ultima lettera: « La Quaresima è un tempo propizio per far cessare l’indifferenza, la sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione, dobbiamo convertirvi all’Uomo, poco importa chi sia e in che cosa crede ».
Nell’oscurità della notte siriana, Mons. Georges dice di vedere la luce e se lui la vede anche altri sono capaci d’intravvederla. Di fronte all’insicurezza e al desiderio di emigrare, Mons Georges afferma al suo piccolo gregge: « Io non parto, rimango e non mi sento solo poiché so che ovunque nel mondo si prega per la Siria; anche i musulmani ci ringraziano, alcuni me le hanno detto ».
Forse una boccata di speranza verrà dai nuovi progetti di ATS Pro Terra Sancta, ONG della Custodia di Terra Santa. Grazie alle donazioni ricevute, nel 2015 sarà rinnovato un ospedale di Aleppo gestito dai frati (rimessa in funzione di tre sale operatorie, due sale rianimazione, dispensario di medicinali, sostegno delle spese di ricovero per i più poveri…), oltre a centri d’accoglienza per rispondere ai bisogni di prima necessità.
Si stima che in Siria, sono oltre 6 milioni i profughi che non possono sostenere l’aumento dei prezzi.

via Terrasanta.net, articolo del 25 febbraio 2015