Lettera di maggio dal Congo

Vi invitiamo calorosamente a leggere questa lettera che fra Adolfo ci ha scritto…

Volti 114In questi giorni la cosa che è sulla bocca di tutti: una operazione di polizia che sta mettendo fuori dal paese tutti gli stranieri irregolari, in particolare quelli che vengono dall’altro Congo. E per quanto alla televisione i politici dicano che non c’è niente in particolare contro i congolesi dell’altra parte del fiume, in realtà le cose vanno in questo senso.
Anche chi è in regola preferisce lasciare il paese e chi cerca di mettersi in regola con i documenti deve subire umiliazioni su umiliazioni da parte degli agenti dell’immigrazione: “perché siete qui? Siete troppi, non vedete che stiamo mandando via quelli come voi…” “cosa cercate? Il vostro documento? Tornate domani.” E di domani in domani, in un interminabile vai e vieni. Noi abbiamo per alcuni ragazzi una richiesta di regolarizzazione accettata e pagata (cara) introdotta da novembre dell’anno scorso non ancora rilasciata. Qualcuno dell’ufficio ci ha anche detto che quei dossier non ci sono. Malgrado la ricevuta di pagamento.

Come al solito sono le politiche dei grandi, gli interessi nascosti di chi muove i fili dei burattini, mentre chi ne fa le spese, senza saperne nulla, sono, come al solito i poveri. E i grandi spingono la gente a fare una guerra non sua.

Questi movimenti non fanno che far crescere il clima di ostilità tra la gente dei due paesi. C’è la caccia allo zairois (= colui che viene dall’altro Congo), e chi ieri era il tuo vicino con il quale condividevi spesso anche i pasti, oggi si vede tradito e denunciato alla polizia come irregolare.
Un tipo vende il pane al mercato e accanto a lui un altro fa lo stesso mestiere. Ma quest’ultimo è kinois (= zairois). Tutto bene fino a ieri, poi, geloso del fatto che l’altro vende più di lui (guadagna forse un euro più di lui in tutta la giornata), lo denuncia alla polizia che subito interviene e lo arresta. Sarà imbarcato subito su un battello stracolmo e mandato dall’altra parte del fiume. Per andare dove? Da anni questa gente vive qui. Dall’altra parte non avrà una casa né un lavoro. E in più sua moglie e i suoi figli stasera aspetteranno molto a lungo il rientro di colui che avrebbe dovuto garantire loro il pane quotidiano.

Anche tante suore sono in difficoltà perché – venendo dall’altra parte – non erano pronte per affrontare la situazione e regolarizzare la loro posizione.

Qualcuno mi ha detto: questa storia fa diventare le persone cattive. Gli ho risposto: le difficoltà non fanno che manifestare il cuore della gente. Non lo diventi cattivo. Lo eri già. Se il tuo cuore è aperto al bene, saprà far trionfare il bene al di sopra dei tuoi interessi personali. Se no, non farà che rivelare ciò che c’è sempre stato.

Questa vicenda sta rivelando il male di tanti:

In pensieri e parole: ciò che di male si dice, ciò che di male si vomita contro colui che fino a ieri era tuo fratello. Tuo fratello, colui del quale domani Dio ti chiederà “dov’è”? La domanda di Dio a Caino: “dov’è tuo fratello?” rimbalza qui più forte che mai visto che i due paesi sono rappresentati dalle due capitali le più vicine tra loro al mondo. Due paesi fratelli dunque…
In opere e omissioni: gli sciacalli che profittano dei beni di coloro che devono partire. La violenza gratuita che non conosce pena di chi si scaglia contro gli indifesi per derubarli, violentarli, abusarne in ogni modo, tanto chi garantisce i loro diritti? Ma anche i silenzi di chi avrebbe potuto (e dovuto) intervenire e invece ha preferito una comoda e neutra posizione di silenzio: dimenticando forse che agli occhi di Dio non ci sono posizioni neutre: o sei caldo o sei freddo (o fai il bene o fai il male), se sei tiepido, Dio ti vomita (Ap 3,15-16). Paradossalmente l’essere freddo agli occhi di Dio è preferibile all’essere tiepido. Meglio – paradossalmente – fare il male che essere ignavi. Chi fa il male ha quanto meno fatto una scelta, ha manifestato una capacità di agire, di prendere decisioni da persona matura. Poi, può anche arrivare che ti penti e Dio ti colma della sua grazia. Ma coloro che non hanno personalità, che non prendono decisioni, che restano sempre nell’anonimato per non esporsi… che non vogliono assumersi le responsabilità delle proprie azioni, magari lasciandole cadere su altri… quelli che vogliono sempre “cadere in piedi”… Dio non li prende neanche in considerazione. Nell’inferno di Dante, che non è certamente la foto dell’aldilà ma ci aiuta a comprendere alcune cose, per gli ignavi non c’è neanche l’inferno propriamente detto. Ma il paradiso trabocca di peccatori perdonati.

Non siamo qui per fare politica né per denunciare: noi siamo qui per annunciare un modo nuovo di vivere. E di ricordarlo soprattutto ai cristiani. Ciò che mi preoccupa infatti non è ciò che lo stato fa (è sovrano e ne ha il diritto), ma il fatto che i cristiani, che dovrebbero mostrare questo nuovo modo di vivere (e all’occorrenza, di morire) non si muovano. Agli occhi di tanti cristiani è quasi normale ciò che succede mentre le grandi organizzazioni denunciano già crimini contro l’umanità… ed è ai cristiani che noi ci rivolgiamo come pastori di un gregge che a volte si perde alla ricerca di ovili apparentemente migliori.
Peccato di omissione: anche un presunto “far niente” in realtà è male. E chi fa il male deve sapere che lui stesso ne sarà la vittima. Giuda ha tradito il Bene e ha perso la vita in modo miserabile.
Come diceva p. R. Cantalamessa nell’omelia del venerdì santo: “Il dio denaro (il diavolo) si incarica lui stesso di punire i suoi adoratori”.
Non si può scendere a patti con il male. Il male non conosce patti. Non si può essere amici del male: l’amicizia è estranea al male, è solo un’illusione. Prima o poi, ti brucia.

 

fra Adolfo