“Padre c’è qualcuno che ti cerca alla paillote”

È ormai un ritornello che, bene che vada lo sento una volta al giorno… tanto che a volte rischio di abituarmici e di partire già prevenuto contro un probabile “questuante” di lavoro, soldi o altro. In genere sono madri con i propri bambini, malati con ricette mediche indicanti prodotti da compare in farmacia,  famiglie senza lavoro, ragazze che vorrebbero studiare ma che non ne hanno la possibilità…

In genere cerco di spiegare dicendo che non ho soldi, che ciò che ho serve per mandare avanti il centro ed occuparmi di quei ragazzi che loro vedono… ma raramente questo interessa a chi ha di fronte un solo problema da risolvere: il proprio! A volte lascio che la persona in questione se ne vada a mani vuote… come si fa andare incontro ai bisogni di una moltitudine… quelle parole del Vangelo risuonano con una forza sempre rinnovata e che sempre mettono in crisi:

Mt 14,14-17 quando egli giunse, trovò molta gente; allora fu preso da compassione verso di loro e guarì i loro infermi. Fattasi sera, i discepoli si fecero avanti a dirgli: «Il luogo è deserto e l’ ora è già passata. Rimanda le folle affinché vadano nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù rispose: «Non è necessario che se ne vadano; date voi a loro da mangiare». Essi risposero: «Non abbiamo qui se non cinque pani e due pesci».

Tanto più che qui non avrebbero neanche i soldi per andare a comprare qualcosa… Non abbiamo che cinque pani e due pesci, e sono già stati destinati per questi bambini… così diceva anche la vedova a cui il profeta Elia chiese del pane:

1Re 17,12-13 «Com’ è vero che vive il Signore, tuo Dio, non ho del pane cotto, ma solo una manciata di farina in una giara e un po’ d’ olio in una brocca; ecco, sto raccogliendo due pezzi di legna, poi andrò a prepararla per me e per mio figlio, la mangeremo e dopo moriremo».  Elia le disse: «Non temere, va’ pure e fa’ come hai detto; prima però fammi con essa un piccolo pane e portamelo, poi ne farai per te e tuo figlio.

Non temere… ancora una volta, l’invito del Signore alla fiducia in lui… fiducia che tuttavia non va trasformata in abuso… comunque, la più parte delle volte cerco di non deludere completamente quella speranza e qualcosa, dopo aver ascoltato, dopo aver constatato alla meno peggio… qualcosa, magari piccola, esce sempre. Da quale cassa… solo Dio lo sa. Ma la più parte delle volte non è sempre e quelle poche volte in cui devi dire “no” ti tormentano fino al giorno dopo.

In questo paese la povertà è endemica, benché tutti sappiano le enormi ricchezze non solo potenziali, ma reali di questo paese… non la (purtroppo) solita tiritera (perché ormai così è diventata e rischia di scivolare sulle coscienze internazionali con un odore di già sentito) che parla di giacimenti da sfruttare, acqua e boschi, e chi più ne ha più ne metta, ma il reale capitale esistente, purtroppo nelle (anche qui) solite mani di pochi privilegiati.

Torniamo alla nostra paillotte e andiamo a vedere… questa volta è un ospite insolito, un albino. Gli albini in questo paese non sono rari, e fanno veramente pena! Non solo soffrono a causa del male con il quale convivono, le malattie degli occhi e della pelle, l’esposizione al sole (e qui il sole picchia) che peggiora la loro situazione, ma a questo si aggiunge il pregiudizio della gente: un albino è facilmente indicato come “sorcier”, stregone dunque, e sempre in pericolo perché facilmente accusabile di ogni piccolo male che si abbatte sulla comunità.

Il giovane che si presenta ha meno di trent’anni, originario dell’altro Congo (quindi anche straniero e per di più “kinois”). Ha un turbante che gli copre quasi interamente il volto, penso che lo usi per proteggersi dal sole.

“Volevi parlarmi?” – gli chiedo – “Si”, risponde, “ho un problema”. “Ma perché sei venuto a parlare a me del tuo problema?”… “Ho chiesto ad altri di aiutarmi, finché una donna mi ha detto di venire da te; lei dice che spesso aiuti la gente in difficoltà… e io sono in difficoltà. Vedi – mi dice togliendosi il turbante – sono un immigrato, non ho nessuno e cerco di sbrogliarmela lavorando per qualcuno sia nei campi, sia come portantino… recentemente in un campo tagliavamo degli alberi per preparare il terreno e uno di questi  alberi mi è caduto in testa. Hanno cercato di curarmi con delle foglie ma niente, poi sono andato all’ospedale con degli amici, ma abbiamo speso tutti i soldi e dopo due giorni la piaga ha ripreso a farmi male e a peggiorare…”

La piaga che mi mostrava era veramente impressionante, andava dalla testa al collo passando per l’occhio sinistro, che in quel momento era chiuso… non so se fosse stato danneggiato né in che misura. Ho fatto un giro di telefonate per informarmi se a Djiri il nostro centro medico era ancora aperto. Si… allora dico all’infermiera che le mando un caso urgente, lo curino e domani passo a pagare…

Willy, uno dei nostri educatori, è pronto e mi dice che lo accompagna lui in moto. Partono e il mio compito adesso è trovare il modo per far quadrare il cerchio con i soldi della cassa.

Mt 14,18-21 Ed egli disse: «Portateli qui da me». Egli ordinò alla folla di adagiarsi sull’ erba. Poi prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, recitò la preghiera di benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e questi alla folla. Tutti mangiarono a sazietà; degli avanzi portarono via dodici sporte piene. Or quelli che mangiarono erano circa cinquemila uomini, senza contare donne e bambini.

Da parte mia, farò una preghiera di benedizione sui nostri cinque pani e due pesci. Finora Egli ha sempre moltiplicato… per questo dicevo prima che Dio solo sa. Però pensavo che forse anche il gesto di chi ha dato quei cinque pani e due pesci, avrà suscitato una reazione di solidarietà a catena, e tutti coloro che nella folla avevano qualcosa con loro, lo deposero nelle sporte… quale sarà stato il miracolo di Gesù, aver “creato dal nulla” o “aver aperto i cuori di chi teneva stretto nelle proprie bisacce quel poco che gli avrebbe permesso di vivere? Delega alla Provvidenza o stimolo alla solidarietà? Forse entrambe le cose, ma comunque andarono i fatti, sicuramente quella gente partì trasformata da un’esperienza nuova che rimase talmente nella memoria da essere riportata da tutti e quattro gli evangelisti.

Dio opera…

1Re 17,15-16 Ella andò e fece come le disse Elia; e mangiarono lei, lui e il figlio di lei per parecchio tempo.  La giara della farina non giunse mai alla fine e la brocca dell’ olio non rimase mai vuota secondo la parola che il Signore aveva detto per bocca di Elia.

vorrei allora lanciare un appello: creiamo una cassa speciale per queste situazioni, “la cassa di Elia”, che ci aiuti a ritrovare la fiducia in Dio malgrado le difficoltà economiche che tutto il pianeta sta attraversando, attraverso uno slancio più generoso verso tutti coloro che – almeno una volta al giorno – verranno a tendere la mano nella nostra paillotte. Non so se a Dio fa specie che i conti siano separati, però penso che sia anche più onesto nei confronti di chi ha dato dei soldi per una destinazione diversa da quella dei “casi d’urgenza”.

Fr Adolfo Marmorino, ofm