La verità non è amata

Si dice che Francesco d’Assisi corresse piangendo per i boschi urlando la verità che gli stava a cuore: l’amore non è amato. Dio, il sommo amore, Colui che è all’origine di ogni bene per ciascuno di noi… Colui che si dona continuamente e che per noi è in agonia fino alla fine dei tempi… non è amato. Chissà quali corde dell’anima di Francesco erano toccate dal dolore di una consapevolezza così profonda e triste al tempo stesso da farlo vibrare di pianto di fronte all’ingratitudine umana… l’amore… certo però c’è un’altra espressione di Dio che da sempre subisce un supplizio continuo, non solo non è amata, ma è anche detestata, stracciata, lacerata, peggio: vista come uno scandalo, qualcosa da tenere lontana, che impedisce il normale andamento delle cose… ecco la sorte della veritàLa verità non è amata.

Pensavo a questo mentre, al volante nel traffico caotico delle 8 di mattina, ascoltavo la radio e seguivo le notizie internazionali. Dagli Stati Uniti è stata fatta un’analisi sulla libertà religiosa nel mondo e tra le notenegative figura la Cina (giustamente) la quale ha risposto infastidita denunciando l’analisi di pregiudizio e ideologia… ideologie dunque i massacri dei monaci tibetani, la Chiesa sotterranea, l’impossibilità di decidere sulla propria vita di fede di cui ci parlano i nostri missionari costretti a nascondersi o a camuffarsi per non essere mandati via o peggio…

In Costa d’Avorio le elezioni, comunque siano andate, hanno messo al potere un nuovo presidente. Il presidente uscente ha tentato di difendere la sua posizione con l’aiuto di due legali francesi i quali però, una volta giunti all’aeroporto si sono visti contestare la regolarità del loro visto e quindi rispediti indietro… a proposito, recentemente mi sono state spedite delle foto del conflitto in questione che criticano solo una fazione (per rispetto delle vittime non dico di quale) mostrando dunque solo le foto dei massacri perpetrati da una parte verso l’altra. Ma chi ha seguito le vicende da vicino sa che le stesse cose sono state fatte da una parte e dall’altra …  ma si sa, la verità la si può anche tagliare in due e trasformarla in mezza verità, pericolosa perché ciò che dice è vero (quindi non contestabile) ma incompleto e che quindi chiede una conoscenza approfondita per completarla con giustizia e lasciare a chi legge il diritto di interpretazione.

Curioso, ricordo che la rivoluzione francese aveva come motto “liberté, egalité, fraternité” dunque niente “verité” perché la sua falsificazione riusciva come sempre necessaria per brandire a proprio gusto le altre trebandiere che diventavano in questo modo semplici (e dunque implacabili) ideologie, anche perché poi non ci fu né libertà (periodo del terrore) né uguaglianza (i ricchi presero in mano il potere) né meno che mai fraternità (o meglio ci fu una fraternità che prese in mano le cose ma “per pochi intimi” e che porterà poi all’impero assoluto di Napoleone, salutato da tutti come eroe nazionale… e certamente meno assolutista di Luigi XVI, ma si sa, il tempo fa dimenticare molte cose).

O come quell’avanzata dei “mille” definita “popolare” (ma tra i quali non c’era neanche un contadino)… che assalendo degli stati sovrani sotto la guida e la copertura di “grigie eminenze massoniche” uccisero, derubarono, incendiarono, massacrarono, violentarono… per poi presentarla come la liberazione di un popolo oppresso finalmente libero…  cosa vuoi, come dice un detto nordamericano: “vi è qualcosa di molto peggio di non sapere: il sapere cose non vere”.

La verità… uno dei cardini qui o meglio uno dei valori su cui vogliamo far crescere la vita dei nostri ragazzi, quelli che saranno gli adulti di domani, che potranno fare la differenza… o entrare nel circuito vizioso che tutto dice, tutto nega, tutto giustifica in funzione del gusto o dell’interesse del momento.

Ma non è facile la verità. È qualcosa che ti rende libero, ma che per arrivare a ciò chiede il prezzo della fiducia unica in Colui che ti darà questa libertà.

Durante una delle catechesi periodiche ai ragazzi, alcuni di loro (tra i più grandi) mi sorpresero per la risposta che tutto questo ebbe in loro: “allora se qualcuno fa delle cose cattive e noi lo sappiamo dobbiamo fartelo sapere?… non rischio di essere giudicato come traditore?” “è un rischio anche questo, risposi, il problema è giustamente lì: da chi ti aspetti di essere giudicato?… se il risultato  della verità è la libertà che Qualcuno ti darà, devi essere sicuro se il qualcuno a cui pensi è in grado di fare ciò. Forse mantenere il silenzio per non denunciare ti darà una ricompensa: quella di essere ancora accettato da qualcuno come “uno dei nostri”, ma è una ricompensa molto triste che dice da sola il suo squallore: per essere uno dei nostri devi far finta di non vedere, di non sentire… non devi parlare!… in breve: non devi vivere!”.

La libertà invece, dono di Gesù per chi lo accetta come unico Qualcuno della sua vita cui far riferimento è un dono grande, il solo che rimette nelle tue mani tutta la tua vita affinché tu possa farne veramente quello che vuoi.

“E poi – ripresi – la verità è qualcosa che riguarda soprattutto te stesso, fare verità in te stesso, con te stesso, di te stesso… pensare al male altrui da denunciare è bene, ma è una seconda fase perché per denunciare qualcuno ci vuole anche un cuore capace di perdonare il male che ha fatto altrimenti lo denuncerai solo per fargli male. Per questo è importante prima di tutto mettere in luce il male che tu stesso hai fatto, affinché tu possa conoscere la grazia di essere perdonato e dunque essere in grado di capire la condizione di un altro”.

Mi rendo conto che quando “l’omertà” è un modo di fare diffuso, a tutti i livelli, ci vorranno anni prima di vedere dei risultati… passare dal piano personale a quello comunitario, poi a quello globale… dando per sicuro che ti sta davanti accoglierà il messaggio e lo metterà in pratica come un valore su cui costruire la sua vita e non come qualcosa per cui infiammarsi per un attimo e poi abbandonare come il seme caduto tra le pietre… (Mc 4,16)…  eppure è un cammino obbligato se vogliamo vedere risultati, se crediamo che stiamo preparando gli adulti di domani.

 fra Adolfo Marmorino, ofm