Chi accoglie uno di questi bambini…

C’è un brano del Vangelo di Marco che per un motivo in particolare mi ha sempre fatto riflettere e il brano è il seguente:

Giunsero a Cafarnao e quando fu in casa domandò loro: «Di che cosa discutevate per via?». Essi, però, tacquero, perché per via avevano discusso tra loro su chi fosse il più grande. Allora, postosi a sedere, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere primo, sia ultimo di tutti e servo di tutti». Quindi, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e stringendolo fra le braccia disse loro:  «Chi accoglie uno di questi bambini in nome mio, accoglie me e chi accoglie me non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,33-37).

Un brano interessante che al di là del suo significato sulle parole finali, mi ha sempre incuriosito perché, sappiamo che molto probabilmente la casa di Cafarnao era stata scelta da Gesù come suo “quartier generale” (Mt 4,13). Quindi possiamo pensarla come la casa in cui si tenevano le riunioni più importanti, Gesù formava i dodici, si programmavano le missioni ecc. … eppure questa casa non doveva avere porte di sicurezza per non lasciar trapelare segreti né aree riservate visto che a un certo punto Gesù prende un bambino e lo pone in mezzo al gruppo… da dove sbuca questo bambino? Era lì, magari stava giocando per conto suo, o forse con altri, anzi, sicuramente con altri visto che dirà “chi accoglie uno di questi bambini…” e chissà, forse altri personaggi, non direttamente interessati a quegli incontri, stavano lì intorno a fare altro mentre i membri del gruppo centrale discutevano. Per questo sembra che Gesù con estrema facilità lo può avvicinare a sé per proporlo come modello. Senza che questo causi “fastidi” alla riunione.

Pensavo anche a questo e con piacere quando un giorno mentre nel nostro centro mi intrattenevo in conversazione con un frate, uno dei nostri bambini si è avvicinato e mi ha sussurrato qualcosa all’orecchio… in piena riunione. E questo mi ha fatto sorridere. Anche perché la relazione continua con le persone a cui siamo mandati ci da la misura della nostra missione che non potrà mai essere pianificata a tavolino senza lasciarsi continuamente interpellare da loro. O anche infastidire se vogliamo.

E poi, pensando al paragone che Gesù fa ci si può lecitamente chiedere: chi sono questi bambini da accogliere? Certamente non solo quelli che erano quel giorno in casa con loro, altrimenti ben pochi avrebbero potuto farlo nello spazio e soprattutto nel tempo… allora pensiamo a tutti i bambini in generale, senza fare troppi giri. Ma sappiamo bene che i bambini sono certamente indifesi (a volte: mai conosciuto le baby gang?), ingenui (non darlo per scontato), buoni ? (tra loro sono capaci di farsi di tutto con le parole e con azioni)… ma sicuramente poveri nel senso che in una famiglia, soprattutto se disgraziata, sono visti come tante bocche da sfamare, che economicamente non portano niente in casa, da seguire nella crescita, da difendere contro le malattie e per i quali dunque devi lavorare e a volte pagare anche per i danni che – giocando a modo loro – possono anche causare. Molti dei ragazzi accolti nel nostro centro sono mandati via, se non rifiutati (nel senso proprio di essere trattati come un rifiuto) dalle loro famiglie soprattutto per questioni economiche poi mascherate da superstizioni comode. Questo non toglie il fatto che comunque anche nel centro saranno fonte di preoccupazione, per i loro bisogni materiali e spirituali, per il loro futuro, per i problemi che causano in casa e fuori a cui tu poi devi rispondere (quante volte con la polizia in casa…). Ma occuparsi dei piccoli vuol dire mettere in conto tutto questo e accettarlo.

Allora Gesù ci chiede di prenderci cura di chi non ci darà niente in cambio – economicamente parlando – , perché anche volendo non può… di chi forse ti causerà anche problemi che tu dovrai poi risolvere… è vero. Ma che ci arricchirà però della sua vita, della sua storia, del suo essere… facendoci entrare per magia (quella magia che si chiama amore) in un mondo i cui valori non seguono più le logiche del mercato e per questo ci rendono capaci di accogliere una nuova dimensione che è la presenza stessa di Gesù e di suo Padre, l’Amore Trinitario che trasfigura ogni realtà rendendole il suo vero volto, quello non distolto dal peccato e che ti permette di vedere un bambino per quello che è in realtà: un dono di Dio.

A proposito, il bambino di cui parlavo prima apparso durante la riunione mi chiedeva un album e dei colori per fare un disegno.

Fr Adolfo Marmorino, ofm