C’è ancora tempo per la conversione?

La probabilità, non è invenzione dell’uomo, è una sua scoperta. Qualcosa che esisteva già ma che gli era ignota. Finché, giunto il momento giusto, essa si è mostrata, beffarda, agli occhi e alle menti di chi forse cercava tutt’altro divenendo “il calcolo delle probabilità” che è probabilmente una delle più “esatte” e al tempo stesso delle più “inspiegabili” espressioni della matematica moderna.

Mentre ieri sera recitavamo il rosario insieme ai ragazzi, mi chiedevo “chissà quanti e chi di loro riuscirà nella vita…”. Se faccio un’analisi di sette anni di esistenza del nostro progetto, mi scorrono davanti tanti volti, nomi, storie… ragazzi che sono ancora con noi, altri che non lo sono più, alcuni che hanno preferito tornare alla “libertà” della strada, altri che hanno saputo dare una svolta positiva usando i mezzi che gli sono stati dati… altri semplicemente persi.

E guardando i volti di oggi, dietro quelle preghiere recitate più o meno distrattamente, so che alcuni di loro prima o poi si ritroveranno per strada, altri in qualche modo riusciranno a prendere in carico la propria vita, altri si perderanno… e finora, non sembra esserci un criterio identificante per il quale io possa dire a priori chi e perché e come.

Il caso di G. M. è stato per me emblematico: quando arrivò al centro era una cosa impossibile; non si riusciva a stargli dietro, causava problemi su problemi e coinvolgeva anche gli altri. Era quello che si potrebbe definire “un elemento destabilizzante della comunità”. E quante volte è stato allontanato, punito, espulso… e poi ripreso, reinserito, riaccolto…

Poi, un giorno, la signora che prepara da mangiare per i ragazzi venne a farmi un resoconto della mattinata, al mio ritorno da commissioni in città: “Ah, sai padre, veramente questi ragazzi non li capisco… chi doveva fare i compiti sparisce lasciando i propri quaderni in lungo e in largo, se chiedo a qualcuno di fare il proprio turno di servizio, mi prendono i giro e vanno a fare tutt’altro, altri che si battono per un nonnulla e il tutto chiaramente mentre tu non sei in casa e l’educatore di turno è partito per accompagnare un ragazzo in ospedale…”

“Tuttavia devo farti notare che – veramente non so che cosa gli sia preso – l’unico che ha fatto quello che gli abbiamo chiesto di fare è stato proprio G. M.!”

E da quel giorno G. M. non è stato più lo stesso: anzi, era sempre lui, ma era cambiato. E questo gli ha permesso di ricominciare la scuola (prima era impossibile anche il solo pensarlo insieme ad altri che non conoscesse), acquistare autorevolezza davanti agli altri, e… trovarsi ancora con noi quando abbiamo ritrovato suo padre e riprendere dunque i contatti con lui fino al giorno in cui i due hanno potuto riabbracciarsi e ritrovarsi, oggi, a vivere insieme.

C’è un percorso non semplice di crescita che ogni ragazzo al centro deve affrontare, ma per realismo devo riconoscere che non tutti ce la fanno… non tutti ce la faranno. Ma stabilire il chi e il perché, è qualcosa che non credo si possa prevedere proprio perché i criteri sembrano sfuggire dalla comprensione: ogni ragazzo è un mondo unico e ciò che per alcuni è apparentemente criterio di successo, per altri può essere l’anticamera della sconfitta.

Ciascuno certamente ha i suoi tempi, e questo vale per tutti noi: tutti noi abbiamo i nostri “tempi di conversione”, ma forse dimentichiamo che non siamo noi i “padroni” del nostro tempo e che forse quando avremo deciso di cominciare a prendere la nostra vita sul serio, probabilmente sarà già troppo tardi.

Una sola cosa resta, e amareggia: non tutti ce la faranno e neanche l’aspetto opposto a questo (alcuni ce la fanno) basta a colmare l’amarezza di dover vedere dei ragazzi che sono stati con te per tanto tempo, che sono cresciuti sotto i tuoi occhi… perdersi dietro a sogni vuoti di una vita facile fatta di soldi non guadagnati, sul modello di cosiddette “star” della musica e dello spettacolo che in tutti i modi i “media” cercano di inculcare nelle loro giovani menti, malgrado gli sforzi di dare altre “stelle” da seguire che orientino la vita lungo le strade di una sana crescita, con il calore delle amicizie e il sostegno di valori che trasformano un “ragazzo di strada” in un “ragazzo – strada” per altri.

Qualcosa del genere credo debba essere la “gioia nei cieli” per un peccatore pentito e la “sofferenza nei cieli” per chi alla fine si perderà in strade senza uscita, accecato da finte stelle, che attireranno sempre più lontano, senza fine, nella solitudine di universi vuoti e freddi.

 fra Adolfo