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PAKISTAN – Leader di diverse religioni: urge emendare la legge sulla blasfemia

Lahore (Agenzia Fides del 18/11/2014) – E’ urgente correggere e migliorare la legge sulla blasfemia, per impedirne abusi e strumentalizzazioni: è quanto affermano leader e studiosi musulmani, cristiani, indù e sikh, riunitisi nei giorni scorsi a Lahore. L’assemblea ha ricordato che, fra i 1.170 casi di blasfemia registrati in Pakistan durante gli ultimi sei decenni (per metà a carico di credenti musulmani, per metà contro fedeli di altre religioni), “Asia Bibi è l’unica donna nella storia di questo paese che è stata condannata a morte per blasfemia”.
L’incontro è stato organizzato dalla rete “Peace and Harmony Network Pakistan” (PHNP), in collaborazione con il “Catholic Council for Inter-religious Dialogue and Ecumenism” (CCIDE), il “Pakistan Ulema and Mushaikh Council” (PUMC), e il forum “United Religions Initiative” (URI).
Il Segretario del CCIDE, Javaid William, ha presentato, a nome di tutte le organizzazioni, una richiesta unanime al governo: ordinare che la registrazione ufficiale di una denuncia per blasfemia possa avvenire solo da parte di un ufficiale di polizia del rango di Sovrintendente (non di rango inferiore) e di garantire la custodia del denunciante e del denunciato fino al completamento delle opportune indagini. Questa misura servirebbe ad evitare gli abusi della legge per controversie private.
Inoltre l’assemblea interreligiosa suggerisce che tutti i casi di blasfemia siano processati in tribunali superiori e che, se si dimostrano false accuse, il denunciante sia punito pesantemente
Alla luce degli ultimi sconcertanti casi, si avverte l’urgenza di rivedere e migliorare la legislazione sulla blasfemia per allontanare sospetti, diffidenza e odio, per correggere procedure viziate e per evitare errori giudiziari.

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SIRIA – Il racconto di Padre Pizzaballa dopo la sua visita ad Aleppo

Come accennato, pubblichiamo il racconto di Padre Pierbattista Pizzaballa dopo la sua recente visita ad Aleppo. Il Custode di Terra Santa racconta ciò che ha visto nella massacrata città siriana. Dalle sue parole emerge la speranza, e si costata come sia possibile, nel mare di sofferenza e di violenza, che persone estranee e di diverse confessioni si aiutino a vicenda di fronte alle emergenze comuni.

Settembre 2014 – “La città di Aleppo è da mesi senza acqua e l’unica salvezza sta nei pozzi privati. Non tutti possono averlo, ovviamente. E poi, mancando anche l’elettricità (non più di due ore al giorno), è anche impossibile attingere l’acqua, se si è privi di un generatore. A sua volta il gasolio per il generatore è quasi introvabile e comunque è costosissimo… È insomma impossibile per una famiglia normale venirne fuori, cioè è impossibile per la quasi totalità della popolazione rimasta, composta in gran parte da poveri che non sanno dove altro andare. Sono le istituzioni principali ad avere accessibilità al pozzo: moschee, chiese, ospedali, e così via. Ho visto personalmente cristiani e musulmani in fila in chiesa per avere l’acqua e cristiani portare acqua ai vicini musulmani e viceversa.
Nel nostro convento del Terra Sancta College di Aleppo non c’è generatore, ma il vicino musulmano ne ha uno. Gli altri vicini, tutti musulmani, fanno la colletta per il gasolio, il vicino mantiene il generatore e i frati attingono l’acqua per il quartiere.
I gesuiti, con il loro Jesuit Relief Service hanno preso in uso una struttura delle suore francescane di Aleppo e hanno organizzato una cucina per interi quartieri della città. Più di diecimila pasti partono ogni giorno da quel convento per tutti. I viveri giungono da organizzazioni islamiche, le suore si preoccupano, come sanno fare loro, dell’organizzazione, e volontari, cristiani e musulmani, trasportano quotidianamente il cibo ai bisognosi. È da segnalare che gli spostamenti in città sono pericolosi e nessuno può mai sapere, quando esce, se tornerà a casa. Ciononostante, sono ancora molti coloro che escono e si mettono in gioco, rischiando la pelle, per fare qualcosa per gli altri. Non per i suoi solamente, ma per gli altri senza aggettivi.
Durante la mia permanenza in Aleppo – continua Padre Pizzaballa – i nostri vicini, la cattedrale e il vescovado siriano cattolico, sono stati colpiti ben due volte. La prima in chiesa, che è stata distrutta dei ribelli. La seconda in vescovado, colpito dalle forze governative, per avere così la par condicio! In entrambi i casi tutti, senza distinzione, si sono fatti in quattro per aiutare, sostenere, incoraggiare. Ma anche solo per stare vicini. Molto spesso, infatti, non c’è molto da fare, se non assistere impotenti a questo dramma”.
Allargando lo sguardo a tutta la regione, il Custode di Terra Santa afferma che “Il Medio Oriente ha urgente e drammatico bisogno di individuare una nuova strada per delineare il proprio futuro, che può essere costruito solo insieme, con tutte le diverse anime che lo compongono, e mai solamente con qualcuno contro un altro. Cristiani, musulmani, curdi, ebrei e tutte le altre comunità religiose ed etniche sono parte integrante della vita di questi Paesi e non spariranno”.

Nigeria, Iran, Pakistan: sempre più ingiustizie e ritorsioni contro i cristiani

NIGERIA
Agenzia Fides del 6/9/2014 – “Diverse chiese sono state distrutte e decine di migliaia di persone, in maggioranza cristiani, sono in fuga da Boko Haram” denuncia all’Agenzia Fides p. Patrick Tor Alumuku, Direttore delle Comunicazioni Sociali dell’arcidiocesi di Abuja. “Ho parlato con alcuni sacerdoti di Maiduguri che mi hanno riferito cose incredibili” dice il sacerdote.
“Boko Haram intende distruggere qualsiasi cosa ricordi la presenza dei cristiani. Quindi molte chiese sono state distrutte o incendiate. La settimana scorsa una parrocchia in un villaggio nell’area è stata trasformata nella sede locale di Boko Haram”.
Secondo informazioni riferite dal Vescovo di Maiduguri, “nelle aree investite da Boko Haram è in atto una fuga in massa dei cristiani”.
Il Vescovo afferma che sono almeno 90.000 i cattolici sfollati.
“Occorre precisare che tra gli sfollati non ci sono solo cristiani, ma anche diversi musulmani. Tra questi i capi villaggi e di città, alcuni dei quali sono anche esponenti religiosi musulmani (Emiri) che non si riconoscono nelle azioni di Boko Haram. Purtroppo diversi sfollati sono rimasti bloccati nelle zone interessate dai combattimenti ed è molto difficile inviare loro aiuti umanitari. Solo coloro che sono al di fuori di queste aree possono ricevere assistenza” afferma il sacerdote. “Se una città di più di un milione di abitanti come Maiduguri dovesse essere investita dall’offensiva di Boko Haram, si creerebbe un disastro umanitario estremamente grave”.

IRAN
Agenzia Fides del 6/9/2014 – Due cristiani iraniani sono stati accusati di “diffondere la corruzione sulla terra”. Dello stesso reato è accusato il Pastore iraniano Matthias Haghnejad, e con lui un altro cristiano, Silas Rabbani. Nei giorni scorsi al Pastore Behnam Irani sono stati notificati 18 nuovi capi d’accusa, tra i quali quello di “inimicizia verso Dio” e di essere una spia.
Sono i casi che testimoniano come la pressione delle autorità iraniane sui convertiti cristiani continua a essere molto forte.
Come riferisce a Fides l’Ong “Christian Solidarity Worldwide” (CSW), tali casi sono parte di una preoccupante escalation nella campagna contro convertiti al cristianesimo, accusati di “azioni contro lo Stato” o “contro l’ordine sociale”.
Agli accusati potrebbe anche essere inflitta la pena capitale.
Nel 2014, infatti, otto uomini processati in base agli stessi capi di accusa, sono stati giustiziati in Iran. Fra loro il poeta e attivista per i diritti culturali Hashem Shaabani. Spesso gli arrestati subiscono torture per estorcere loro una falsa confessione o processi iniqui condotti in assenza di testimoni.
CSW si dice allarmata per l’intensificarsi di questa campagna, dato che “tali accuse ingiustificate rappresentano un atto d’accusa del cristianesimo stesso”. L’Ong chiede il rilascio di tutti i cristiani detenuti solo a causa della loro fede.

PAKISTAN 
Agenzia Fides del 5/9/2014 – E’ venuto di recente alla luce il caso di due donne cristiane, strappate alle loro famiglie, convertite all’islam e costrette a sposare uomini musulmani: l’Agenzia Fides lo apprende dall’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill, difensore dei diritti umani e responsabile dell’Ong pakistana LEAD (Legal Evangelical Association Development).
Una delle due donne è istruita, l’altra è analfabeta, di umili condizioni sociali. “Sono casi molto difficili e delicati da trattare. Ho contattato alcuni religiosi musulmani, chiedendo loro un parere sui matrimoni forzati. Hanno risposto che forzare sia la conversione che il matrimonio è un atto illegale e illecito, non solo secondo la legge civile ma anche per la legge islamica” afferma l’avvocato.
Gill ha raccontato a Fides uno dei due casi: una ragazza cristiana di nome Sairish, costretta a sposare un uomo musulmano nel 2009, nel suo cuore non ha abbandonato la fede cristiana e ha continuato a pregare Cristo dopo il matrimonio. Dopo alcuni anni ha avuto il coraggio di ribellarsi e di fuggire e si è rivolta all’avvocato per chiedere assistenza legale e sicurezza. La sua vita è in pericolo perché per i musulmani, se oggi si dichiara cristiana, commette apostasia e dunque va punita con la morte.
LEAD sta sensibilizzando l’opinione pubblica su questo tema, per sollevare la questione delle conversioni e dei matrimoni forzati in Pakistan, specie a danno delle donne appartenenti a minoranze cristiane e indù. Ogni anno sono circa mille le donne pakistane cristiane e indù convertite forzatamente e costrette a sposare uomini musulmani. Accade poi che, se tali casi arrivano in tribunale, le donne, sotto minaccia e ricatto, dichiarino di essersi convertite e sposate liberamente e il caso viene così chiuso.