Articoli

PAKISTAN – I dati sulla violenza contro le minoranze religiose nel biennio 2012-2014

“La violenza contro le minoranze religiose in Pakistan è stata continua e costante nel biennio 2012-2014. Conversioni forzate, rapimenti, danni alle aree di culto, violenza sessuale e omicidi mirati sono pratiche oppressive a cui le minoranze sono regolarmente sottoposte”: lo afferma una nota del Jinnah Institute, prestigioso centro studi indipendente impegnato nella difesa dei diritti fondamentali, del pluralismo e della pace in Pakistan.
Nel biennio 2012-2014 tra le minoranze religiose (cristiani, indù, ahmadi e altri) il Centro ha censito: 265 vittime di attentati; 550 famiglie costrette alla fuga; 21 persone incriminate per presunta blasfemia; 15 casi di conversioni forzate; 15 aggressioni a sfondo sessuale, 20 casi di abusi domestici.
Tra gli episodi più gravi segnalati dall’Istituto: l’attacco alla “Joseph Colony” di Lahore, l’attentato suicida a Peshawar, il brutale omicidio di due coniugi cristiani, Shama e Shehzad, accusati di blasfemia a Kot Radha Kishan. “La persecuzione contro le minoranze religiose passa spesso attraverso la via della legge sulla blasfemia, ma restano numerosi i casi di molestie e discriminazioni”. Questa situazione “ha provocato l’esodo di circa 550 famiglie delle minoranze religiose dal Pakistan”. – news riportata da Agenzia Fides

IRAQ – Urge fermare il genocidio dei cristiani e perseguire penalmente chi istiga alla violenza

Intervistato da Crux, l’osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, monsignor Silvano Maria Tomasi, ha rilasciato alcune dichiarazioni a proposito della persecuzione dei cristiani in Iraq e Siria ad opera soprattutto dello Stato islamico. Ecco quanto affermato:
«Dobbiamo fermare questo genocidio, altrimenti in futuro ce ne pentiremo chiedendoci perché non abbiamo fatto qualcosa, perché abbiamo permesso che avvenisse una simile tragedia. C’è bisogno di una coalizione ben pensata e coordinata», che includa i paesi musulmani e «che faccia tutto ciò che è possibile per raggiungere un accordo politico senza violenza. Ma se questo non è possibile, allora l’uso della forza sarà necessario». Certo, è compito «dell’Onu e dei suoi membri, soprattutto del Consiglio di Sicurezza, determinare la forma esatta dell’intervento necessario, ma la responsabilità di agire è chiara». Del resto, un’azione internazionale militare in difesa delle minoranze «è una dottrina che è stata sviluppata sia dalle Nazioni Unite che dall’insegnamento sociale della Chiesa cattolica».

Mira invece a far varare una legge per perseguire penalmente i predicatori di religiosi che istigano alla violenza il Patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphael I Sako. Nell’Iraq insanguinato dai conflitti settari e in buona parte finito delle mani dei jihadisti, occorre combattere chi mette a rischio la pacifica convivenza tra i cittadini appartenenti a religioni e confessioni diverse. Il Patriarca ha rivolto la richiesta al Parlamento iracheno domenica 15 marzo, nell’ambito di una conferenza organizzata dal Comitato parlamentare per gli affari religiosi. Nel suo intervento, Sako ha delineato la pacifica convivenza tra comunità religiose diverse come un patrimonio condiviso della società irachena, che tutti – a partire dai leader religiosi – devono impegnarsi a custodire e difendere, favorendo anche con la predicazione e con il contributo dato ai programmi educativi e scolastici la diffusione della cultura del pluralismo e dei diritti di cittadinanza.
Il Capo della Chiesa caldea ha anche richiamato la potenziale utilità di avviare una riflessione su un disegno di stato civile che – valorizzando in maniera adeguata il contributo delle comunità e dei soggetti religiosi alla convivenza sociale – riconosca come vantaggioso per tutti il principio della distinzione tra religioni e istituzioni politiche.

Il Comitato amministrativo della Conferenza episcopale degli Stati Uniti invita a pregare per le vittime di tutte le persecuzioni religiose e ha redatto un appello affinché queste violenze si interrompano. “Invitiamo i fedeli di ogni credo – si legge nella dichiarazione – ad unirsi in preghiera per coloro che affrontano la drammatica realtà delle persecuzioni in Medio Oriente e nel resto del mondo”. Ricordando, in particolare, i 21 cristiani copti uccisi dall’Isis il mese scorso, i presuli sottolineano che “la testimonianza del loro martirio coraggioso non è l’unica, insieme a quella di migliaia di famiglie, cristiane e di altre religioni, in fuga da violenze terrificanti”.
I vescovi ricordano che gli estremisti sfruttano spesso l’esclusione in ambito politico ed economico, di qui l’appello a incrementare “l’assistenza umanitaria e lo sviluppo”. Infine, ribadendo che la Quaresima è un tempo forte per “unirsi più strettamente a Cristo sofferente”, la Chiesa di Washington esorta i fedeli a pregare, “con la speranza che un giorno tutti possano condividere la gioia e la pace duratura della risurrezione di Cristo”.

via Agenzia Fides, ZenitTempi.it

VIETNAM – Rapporto Onu: sviluppi positivi ma ancora restrizioni sulla libertà religiosa

Hanoi (Agenzia Fides dell’11/3/2015) – Vi sono “sviluppi positivi, ma anche una serie di gravi problemi in materia di libertà religiosa in Vietnam”: lo afferma il rapporto presentato al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite dal Relatore speciale Onu sulla libertà di religione, Heiner Bielefeldt. Il testo rileva “restrizioni giuridiche e amministrative” della libertà e “un atteggiamento negativo verso i diritti delle minoranze e di quanti praticano religioni non registrate”.
Il Rapporto nota mancanza di chiarezza in disposizioni di legge, decreti e documenti che regolamentano la vita e la registrazione ufficiale per le comunità religiose. “Il diritto di un individuo o di un gruppo alla libertà di religione non viene creato da una procedura amministrativa”, nota il testo, ma esiste in quanto diritto inalienabile della coscienza individuale. “La registrazione di una comunità dovrebbe essere a servizio di questo diritto umano” e non diventare un pretesto per subire abusi, restrizioni, arresti.
Il rapporto Onu contiene anche una serie di raccomandazioni al governo, come quella di “ampliare lo spazio, molto limitato, per il pluralismo religioso in Vietnam”, adottare disposizioni di legge sulla libertà di religione in linea con le Convenzioni internazionali; allentare le restrizioni imposte alle comunità religiose.
L’Ong “Christian Solidarity Worldwide” afferma: “Anche se ci sono stati alcuni miglioramenti, la piena libertà religiosa deve ancora diventare una realtà per molti individui e comunità in Vietnam, tra i quali i cristiani, cattolici e protestanti, appartenenti a minoranze etniche”.

CINA – Crescono le conversioni al cristianesimo: una barriera per vincere la paura

Liao Yiwu è un poeta-scrittore cinese in esilio dal 2011.
In uno dei suoi ultimi lavori racconta le storie di alcuni cristiani dello Yunnan, dell’Hebei e di Pechino.
Convertirsi al cristianesimo è di moda, ma è soprattutto importante per “resistere alle pressioni del potere”.
In Cina si tenta di cancellare la memoria ma è importante mantenere viva la testimonianza.

Nella Cina del XXI secolo, sono sempre più le persone che si convertono al cristianesimo cattolico o protestante. Ciò avviene per porre “una barriera alla paura” con la “ricerca di un soccorso spirituale” che permetta di “resistere alle pressioni del potere”. E’ quanto dichiara lo scrittore Liao Yiwu in un’intervista al quotidiano francesce “Le Monde” in occasione della presentazione del suo ultimo libro.
Liao Yiwu, 57 anni, dal 2011 vive in esilio a Berlino. Ha fatto parte dell’avanguardia cinese della letteratura e della poesia fino al 1989 quando egli ha pubblicato un poema intitolato “Massacro”, rivolto agli autori del massacro di Tiananmen (4 giugno 1989). Arrestato per quattro anni, egli ha potuto conoscere la prigionia e l’esclusione sociale: i suoi libri sono proibiti, anche se sono fra i più diffusi in modo clandestino.

Nel suo libro, “Dio è rosso” egli parla dei suoi incontri con cristiani dello Yunnan, dell’Hebei, di Pechino e di altre zone della Cina. Yao Liwu non si era mai interessato al cristianesimo. In Cina, ancora oggi, fin dall’infanzia si educa a guardare le religioni come una superstizione e come un male; il cristianesimo viene sempre presentato come un’emanazione al servizio dell’imperialismo occidentale e il papa come qualcuno che “cospira” a far cadere lo Stato cinese e il Partito comunista.

L’esperienza della prigione lo ha messo in contatto con cristiani incarcerati (sia cattolici che protestanti) come lui, facendogli scoprire un nuovo settore della popolazione cinese.

Nell’intervista così parla della conversione al cristianesimo: “Nella Cina degli anni 2000, vi era un forte sentimento di insicurezza, di minaccia. Per resistere alle pressioni del potere, non tutti hanno la forza interiore di un Liu Xiaobo [premio Nobel della pace 2010, amico di Liao Yiwu, condannato nel 2009 a 11 anni di prigione per alcuni articoli pubblicati su internet – ndr]. Convertirsi è un modo di cercare un soccorso spirituale. Yu Jie, uno scrittore divenuto celebre negli anni ’90, esausto per le minacce del regime, ha finito per convertirsi, come pure il mio amico Wang Yi. Anche le loro mogli. Per loro è una barriera contro la paura. Del resto, quando essi mi incontravano, i miei amici mi incitavano a convertirmi”.

A tutt’oggi Liao Yiwu non è cristiano, ma è colpito dal coraggio dei cristiani che, perseguitati dal governo comunista, sono rimasti fermi nella loro fede. “Tutti mi hanno impressionato. La loro feroce resistenza per la libertà di credere mi ha molto ispirato. Quella che forse simbolizza meglio questo tipo di combattimento è una vecchietta di più di 100 anni, posseduta da una collera santa. Ed è questa santa collera che la fa vivere: ella vuole battersi fino alla vittoria completa della libertà per la sua religione”.

Secondo Liao Yiwu, il problema della Cina d’oggi è la cancellazione della memoria, l’impossibilità a scrivere la storia. Per questo, prima che scompaiano i testimoni di questi 70 anni di persecuzione, egli ha cercato di testimoniarne l’esistenza e la vitalità.

Quella della testimonianza è divenuta la dimensione fondamentale del suo lavoro. “In un Paese come la Cina – egli afferma – al primo posto viene il dire la verità. Se si mette sulla bilancia la letteratura e la ricerca della verità, la cosa principale è senza alcun dubbio il trovare nello scrivere i mezzi per rendere conto al meglio della realtà”.

La lotta contro le pressioni del potere è però “dura. Se resisti troppo al potere, hai tre possibilità: o sei obbligato all’esilio, o vai in prigione, o devi morire”. Nonostante ciò, Liao Yiwu è critico verso qualche scrittore cinese – anche premi Nobel come Mo Yan – che vedono come inevitabile la censura e vi si sottomettono.

via Asia News

Il Patriarca caldeo Sako: in Iraq in atto una “catastrofe umanitaria”, urge intervenire

In una nota ufficiale mar Sako esprime “profonde preoccupazioni” per i civili innocenti nelle aree teatro di conflitti. Lo Stato islamico brucia ogni cosa, “esseri umani, pietre e civiltà”. Necessario agire e offrire assistenza alla popolazione inerme. Nuova offensiva di peshmerga contro lo Stato islamico a Kirkuk.

Baghdad (AsiaNews del 10/3/2015) – Le forze peshmerga curde, sostenute dai raid aerei statunitensi, hanno lanciato una nuova offensiva contro le milizie dello Stato islamico a Kirkuk, cittadina del nord dell’Iraq ricca di petrolio e dall’importanza strategica. I peshmerga avanzano per annientare le milizie jihadiste che, nelle scorse settimane, avevano sferrato numerosi attacchi nell’area e in tutta la provincia.
Gli islamisti hanno anche inviato nuovi combattenti nella città di Tikrit, nel tentativo di frenare l’avanzata dell’esercito irakeno e delle milizie sciite, da giorni impegnate nell’offensiva per la riconquista della città. Per questo diversi jihadisti hanno lasciato Mosul, la roccaforte dello Stato islamico, in direzione di Tikrit.
In una situazione di continua violenza e terrore, peggiorano le condizioni della popolazione civile irakena, ostaggio di un conflitto sanguinoso e dall’esito sempre più incerto. Il patriarca caldeo rivolge un appello al governo irakeno e alla comunità internazionale, denunciando una “catastrofe umanitaria” che “non può passare sotto silenzio”. Mar Sako invoca un incontro urgente di governo e parlamento, per discutere della situazione attuale e attuare gli interventi necessari a fronteggiare una realtà che “rischia di andare di male in peggio”.
Ecco, di seguito, l’appello del patriarcato caldeo inviato ad AsiaNews:

Il Patriarcato caldeo esprime le sue più profonde preoccupazioni per quanto concerne la situazione della popolazione e dei civili innocenti, che si trovano all’interno delle diverse aree teatro di conflitti nella regione. Il cosiddetto “organismo dello Stato islamico” è in procinto di dare alle fiamme ogni cosa: esseri umani, pietre e civiltà.
Sul versante opposto, l’esercito irakeno ha mobilitato le folle attraverso la costituzione di una Forza armata su base volontaria (Alhashed Alsha’bi) e sta per liberare le zone occupate. Tutto questo comporta, come conseguenza, lo sradicamento di migliaia di famiglie e la loro emigrazione verso l’ignoto, verso un futuro incerto, senza che sia stato allestito un piano ben preciso per portare loro soccorso.
Detto questo, lanciamo un forte appello al governo centrale del Paese e alla comunità internazionale, perché agiscano il prima possibile al fine di proteggere civili innocenti e offrire loro l’assistenza necessaria in termini di alloggio, cibo e acqua, medicine; al tempo stesso è necessario prendersi cura delle migliaia di studenti delle università e delle scuole.
In quanto cristiani, noi stessi abbiamo sperimentato questa tragedia durante la deportazione del nostro popolo da Mosul e dalle cittadine della piana di Ninive; la nostra è una sofferenza che continua, perché ancora oggi siamo lontani dalle nostre case e dalla nostra terra.
Si tratta, come è ovvio, di una catastrofe umanitaria che non può certo passare sotto silenzio. Questa situazione, continuando a perdurare nel tempo, diventerà sempre più difficile da gestire e avrà un impatto negativo e dalle conseguenze tragiche e nefaste nel lungo periodo.
Per questo lanciamo il nostro accorato appello al Consiglio dei ministri e ala Camera dei deputati, perché prendano in seria considerazione l’ipotesi di una riunione straordinaria per discutere in modo approfondito questa situazione che rischia di andare di male in peggio.

BANGLADESH – Centinaia di cristiani in piazza contro lo Stato islamico

Cattolici e protestanti, insieme ad alcuni musulmani, hanno partecipato a una marcia pacifica. Il prossimo 22 marzo le chiese del Bangladesh celebreranno un servizio di preghiera in memoria delle vittime dello SI.

Dhaka (AsiaNews del 9/3/2015) – Circa 500 cristiani, inclusi suore e sacerdoti cattolici, e alcuni musulmani hanno partecipato a una marcia pacifica a Dhaka, contro gli omicidi compiuti in questi mesi dai militanti dello Stato islamico (SI). La manifestazione si è svolta il 7 marzo scorso davanti al National Press Club della capitale ed è stata organizzata dalla Bangladesh Christian Association (Bca).
“Protestiamo con forza – spiega suor Carmal Reberio, della Congregazione di Nostra Signora delle missioni – contro l’assassinio di cristiani innocenti, uccisi dallo SI in nome della religione”.
Promod Mankin, avvocato cattolico, ministro per il Welfare sociale e presidente della Bca, era presente alla marcia. “Lo scorso febbraio i militanti dello Stato islamico hanno decapitato 21 copti egiziani in Libia. Questa uccisione è un’ingiustizia terribile, oltre che un crimine. Chiediamo a queste persone di fermarsi. Invito l’intera famiglia umana e i leader mondiali a protestare con forza per fermare le uccisioni compiute dallo SI. I suoi militanti non hanno il diritto di uccidere i nostri fratelli e sorelle cristiani in altri Paesi”.
Al termine della marcia, la Bca ha osservato un minuto di silenzio e ha chiesto alle chiese del Bangladesh di celebrare un servizio di preghiera in memoria delle vittime dello Stato islamico, il prossimo 22 marzo.

IRAQ – Nuovo ricatto per i cristiani di Mosul: se non pagate, le vostre case saltano in aria

Mosul (notizia tratta dal portale di Agenzia Fides) – Diversi profughi cristiani originari della città di Mosul rivelano di aver ricevuto per telefono ricatti da sedicenti militanti dello Stato Islamico, che minacciano di far saltare le case da cui loro sono stati costretti a fuggire se non sono disposti a pagare prontamente una somma di denaro. . Il ripetersi di questo tipo di ricatti via telefono, è solo l’ultima delle violenze subite da quanti sono fuggiti da Mosul dopo che la seconda città dell’Iraq è caduta sotto il controllo dei miliziani jihadisti dello Stato Islamico, lo scorso 9 giugno.
Altri profughi cristiani dichiarano di aver subito un diverso e più sofisticato tipo di ricatti: in qualche caso, sono stati raggiunti per telefono da ex vicini di casa che dichiarano di essersi impossessati delle loro foto private lasciate nelle case da cui i cristiani sono stati costretti a fuggire, e minacciano di pubblicarle sui social network dopo averle ritoccate trasformandole in immagini sconvenienti.
Nel frattempo il Patriarca di Babilonia del Caldei Louis Raphael I, durante il summit interreligioso tenutosi a Vienna nei giorni scorsi, ha richiamato le guide della comunità islamica a assumersi le proprie responsabilità nel contrastare l’estremismo oscurantista di marca islamista, che rappresenta certo un pericolo mortale per i cristiani del Medio Oriente ma che il Patriarca caldeo giudica “non meno pericoloso” per gli stessi islamici.

NIGERIA – Oltre 100.000 cattolici dispersi a causa di Boko Haram

Abuja (Agenzia Fides del 19/11/2014) – Sono oltre 100.000 i cattolici costretti alla fuga dalle aree controllate da Boko Haram nella Nigeria del nord. Lo riferisce all’Agenzia Fides p. Gideon Obasogie, responsabile delle Comunicazioni Sociali della diocesi di Maiduguri (capitale dello Stato di Borno). Migliaia di sfollati si sono rifugiati nelle grotte delle montagne e solo pochi sono riusciti a scappare a Maiduguri e a Yola.
“Un gran numero di nigeriani sono intrappolati e costretti a seguire la stretta interpretazione delle regole della Sharia in diverse città come Bama, Gwoza, Madagali, Gulak, Shuwa, Michika Uba e Mubi. Si tratta di cittadine collocate lungo la strada che collega Maiduguri e Yola allo Stato di Adamawa” afferma p. Obasogie. “I terroristi hanno dichiarato che tutte le città conquistate fanno parte del Califfato islamico”.
“Mubi è una comunità a maggioranza cristiana ed è il secondo centro commerciale dopo Yola. Ha due importanti parrocchie oltre a due cappellanie presso il Politecnico e l’Università dello Stato. Il 29 ottobre è stato un giorno tristissimo perché i 50.000 abitanti di Mubi sono stati costretti alla fuga da Boko Haram. Un buon numero di loro sono fuggiti verso il Camerun, dove sono rimasti intrappolati per giorni.”
Con la caduta di Mubi su 6 vicariati, 3 sono occupati dai terroristi. Nonostante tutto questo però “noi rimaniamo fedeli all’insegnamento della Chiesa sulla testimonianza con la nostra presenza”.

LEGGI ANCHE:
http://www.fides.org/it/news/56442-AFRICA_NIGERIA_Scheda_i_danni_inflitti_da_Boko_Haram_alla_diocesi_di_Maiduguri#.VGyzn_mG9tU

PAKISTAN – Leader di diverse religioni: urge emendare la legge sulla blasfemia

Lahore (Agenzia Fides del 18/11/2014) – E’ urgente correggere e migliorare la legge sulla blasfemia, per impedirne abusi e strumentalizzazioni: è quanto affermano leader e studiosi musulmani, cristiani, indù e sikh, riunitisi nei giorni scorsi a Lahore. L’assemblea ha ricordato che, fra i 1.170 casi di blasfemia registrati in Pakistan durante gli ultimi sei decenni (per metà a carico di credenti musulmani, per metà contro fedeli di altre religioni), “Asia Bibi è l’unica donna nella storia di questo paese che è stata condannata a morte per blasfemia”.
L’incontro è stato organizzato dalla rete “Peace and Harmony Network Pakistan” (PHNP), in collaborazione con il “Catholic Council for Inter-religious Dialogue and Ecumenism” (CCIDE), il “Pakistan Ulema and Mushaikh Council” (PUMC), e il forum “United Religions Initiative” (URI).
Il Segretario del CCIDE, Javaid William, ha presentato, a nome di tutte le organizzazioni, una richiesta unanime al governo: ordinare che la registrazione ufficiale di una denuncia per blasfemia possa avvenire solo da parte di un ufficiale di polizia del rango di Sovrintendente (non di rango inferiore) e di garantire la custodia del denunciante e del denunciato fino al completamento delle opportune indagini. Questa misura servirebbe ad evitare gli abusi della legge per controversie private.
Inoltre l’assemblea interreligiosa suggerisce che tutti i casi di blasfemia siano processati in tribunali superiori e che, se si dimostrano false accuse, il denunciante sia punito pesantemente
Alla luce degli ultimi sconcertanti casi, si avverte l’urgenza di rivedere e migliorare la legislazione sulla blasfemia per allontanare sospetti, diffidenza e odio, per correggere procedure viziate e per evitare errori giudiziari.

LEGGI ANCHE:
http://www.fides.org/it/news/56436-ASIA_PAKISTAN_Dai_Vescovi_una_magna_carta_al_governo_frenare_l_intolleranza_religiosa#.VGyoGfmG9tU

SIRIA – Il racconto di Padre Pizzaballa dopo la sua visita ad Aleppo

Come accennato, pubblichiamo il racconto di Padre Pierbattista Pizzaballa dopo la sua recente visita ad Aleppo. Il Custode di Terra Santa racconta ciò che ha visto nella massacrata città siriana. Dalle sue parole emerge la speranza, e si costata come sia possibile, nel mare di sofferenza e di violenza, che persone estranee e di diverse confessioni si aiutino a vicenda di fronte alle emergenze comuni.

Settembre 2014 – “La città di Aleppo è da mesi senza acqua e l’unica salvezza sta nei pozzi privati. Non tutti possono averlo, ovviamente. E poi, mancando anche l’elettricità (non più di due ore al giorno), è anche impossibile attingere l’acqua, se si è privi di un generatore. A sua volta il gasolio per il generatore è quasi introvabile e comunque è costosissimo… È insomma impossibile per una famiglia normale venirne fuori, cioè è impossibile per la quasi totalità della popolazione rimasta, composta in gran parte da poveri che non sanno dove altro andare. Sono le istituzioni principali ad avere accessibilità al pozzo: moschee, chiese, ospedali, e così via. Ho visto personalmente cristiani e musulmani in fila in chiesa per avere l’acqua e cristiani portare acqua ai vicini musulmani e viceversa.
Nel nostro convento del Terra Sancta College di Aleppo non c’è generatore, ma il vicino musulmano ne ha uno. Gli altri vicini, tutti musulmani, fanno la colletta per il gasolio, il vicino mantiene il generatore e i frati attingono l’acqua per il quartiere.
I gesuiti, con il loro Jesuit Relief Service hanno preso in uso una struttura delle suore francescane di Aleppo e hanno organizzato una cucina per interi quartieri della città. Più di diecimila pasti partono ogni giorno da quel convento per tutti. I viveri giungono da organizzazioni islamiche, le suore si preoccupano, come sanno fare loro, dell’organizzazione, e volontari, cristiani e musulmani, trasportano quotidianamente il cibo ai bisognosi. È da segnalare che gli spostamenti in città sono pericolosi e nessuno può mai sapere, quando esce, se tornerà a casa. Ciononostante, sono ancora molti coloro che escono e si mettono in gioco, rischiando la pelle, per fare qualcosa per gli altri. Non per i suoi solamente, ma per gli altri senza aggettivi.
Durante la mia permanenza in Aleppo – continua Padre Pizzaballa – i nostri vicini, la cattedrale e il vescovado siriano cattolico, sono stati colpiti ben due volte. La prima in chiesa, che è stata distrutta dei ribelli. La seconda in vescovado, colpito dalle forze governative, per avere così la par condicio! In entrambi i casi tutti, senza distinzione, si sono fatti in quattro per aiutare, sostenere, incoraggiare. Ma anche solo per stare vicini. Molto spesso, infatti, non c’è molto da fare, se non assistere impotenti a questo dramma”.
Allargando lo sguardo a tutta la regione, il Custode di Terra Santa afferma che “Il Medio Oriente ha urgente e drammatico bisogno di individuare una nuova strada per delineare il proprio futuro, che può essere costruito solo insieme, con tutte le diverse anime che lo compongono, e mai solamente con qualcuno contro un altro. Cristiani, musulmani, curdi, ebrei e tutte le altre comunità religiose ed etniche sono parte integrante della vita di questi Paesi e non spariranno”.