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SIRIA – Il Giubileo visto da Aleppo. Il Vescovo Abou Khazen: solo la misericordia può salvarci dall’odio e guarire le ferite

Aleppo (Agenzia Fides del 14/03/2015) – L’indizione di un Giubileo straordinario della misericordia, preannunciato ieri da Papa Francesco nel corso della liturgia penitenziale da lui presieduta nella Basilica di san Pietro, suscita riflessioni singolari tra i cristiani della Siria, a partire dalla condizione di ansia e sofferenza da loro vissuta nel momento in cui si entra nel quinto anno del conflitto siriano. “Invochiamo e mendichiamo la misericordia di Dio per noi stessi, per la Chiesa di qui, per tutti i nostri amici e compagni di strada, e anche per tutti questi che commettono cose atroci tirando in ballo il nome di Dio: che Dio stesso abbia davvero misericordia di noi e di loro, e tocchi i cuori di tutti”. Così il Vescovo Georges Abou Khazen OFM, Vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino, descrive i sentimenti e le attese provocati in lui dalla notizia dell’indizione di un anno giubilare dedicato alla misericordia.
“Per tutti noi”, spiega il Vescovo francescano della martoriata metropoli siriana “fare esperienza della misericordia di Dio è una questione vitale, da mendicare come una cosa che ci è necessaria per vivere: solo chi fa esperienza della misericordia di Dio può essere poi misericordioso con gli altri, e farsi loro incontro per aiutarli. Il dolore e la sofferenza degli innocenti ci appaiono assurdi, e di per sé possono indurire e spegnere anche i cuori più generosi, fino a farli incattivire. Solo il miracolo della misericordia può risanare le ferite altrimenti mortali della nostra anima, e produrre frutti di conversione e riconciliazione. Papa Francesco ripete che la misericordia non è un atteggiamento pastorale, ma è la stessa sostanza del Vangelo. E questo, nella condizione a Aleppo, lo percepiamo tutti i giorni, fin nelle pieghe più intime delle nostre vite”.

VIDEO – “Afraid of the Dark”, riaccendere le luci e la speranza in Siria

A quattro anni dall’inizio del conflitto in Siria l’83% di tutte le luci in Siria si è spento.
Lo rivela la Coalizione #WithSyria, formata da 130 organizzazioni umanitarie tra cui Save the Children.
La sconcertante realtà è emersa dall’analisi di alcune immagini satellitari, effettuata dagli scienziati dell’Università di Wuhan in Cina, in collaborazione con la Coalizione: dal marzo 2011 il numero delle luci visibili di notte in Siria si è ridotto fin quasi – in alcune zone del Paese – alla sparizione totale di esse.
Per questo la coalizione #WithSyria ha diffuso il video “Afraid of the Dark”, accompagnato da una petizione indirizzata ai leader mondiali affinché sia riaccesa la luce e la speranza nel paese precipitato nell’orrore di un conflitto sempre più devastante: oltre 200mila persone sono morte dall’esplosione della crisi e 11 milioni di persone, una cifra impressionante, ha dovuto abbandonare le proprie case.
Il video è stato ideato dall’agenzia “Don’t Panic”, (la stessa che ha realizzato nel 2014 il video Most Shocking Second a Day sulla guerra in Siria che ha realizzato oltre 45 milioni di visualizzazioni in tutto il mondo):

“Dal 2011, il popolo siriano e i suoi milioni di bambini sono stati catapultati in un buio angoscioso, deprivato, impaurito e addolorato per la perdita di familiari, persone care, amici, e del paese che tutti conoscevano”, dichiara Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia. “Dobbiamo fare luce sulla più grande crisi umanitaria dalla Seconda Guerra mondiale – aggiunge – una crisi che la comunità internazionale non ha finora saputo affrontare lasciando milioni di bambini e le loro famiglie senza aiuti e protezione”.
Neri spiega poi che “benché nel 2014 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU abbia adottato 3 risoluzioni per l’adozione di misure che garantissero protezione e assistenza ai civili siriani, il 2014 è stato l’anno peggiore di questa terribile guerra con migliaia di morti, milioni di persone sfollate e milioni di bambini e adulti in condizione di estremo bisogno all’interno del paese ma solo in parte raggiunti dagli aiuti che gli operatori umanitari cercano comunque, a rischio della vita, di portare a chi ne ha bisogno”.
Il direttore di Save the Children italia commenta inoltre la la diffusione del nuovo rapporto Failing Syria, redatto dall’associazione con Oxfam, il Consiglio Norvegese per i Rifugiati e altre organizzazioni, per denunciare con forza il fallimento totale delle parti in conflitto e delle potenze internazionali nella applicazione delle risoluzioni Onu.
Unendo la propria voce a quella delle altre Ong e alla Coalizione #WithSyria, Save the Children chiede quindi che si faccia il massimo per “riaccendere le luci” in Siria. Anzitutto “privilegiando una soluzione politica incentrata sul rispetto dei diritti umani”; poi “potenziando la risposta umanitaria per la popolazione siriana, e in particolare i bambini, all’interno del Paese, e all’esterno dove vivono milioni di rifugiati, inclusa l’accelerazione dei programmi di re-insediamento”. Infine “insistendo sulla richiesta di cessazione degli attacchi sui civili delle parti coinvolte nel conflitto e sulla richiesta che venga consentita la distribuzione degli aiuti umanitari”.

via Zenith News Agency

SUD SUDAN – Con la guerra aumenteranno le sofferenze della popolazione; la Chiesa sta facendo sforzi enormi

Juba (Agenzia Fides dell’ 11/03/2015) – “Purtroppo sembra prevalere l’opzione militare, e le sofferenze della popolazione continueranno” dicono dal Sud Sudan fonti locali, che per motivi di sicurezza hanno chiesto l’anonimato, all’indomani del fallimento dei colloqui di Addis Abeba (Etiopia).
“Non è un mistero per nessuno che buona parte del bilancio dello Stato è destinata a finanziare lo sforzo bellico, sia per pagare i militari e le milizie ad essi associati, sia per comprare nuove armi che continuano a giungere nel Paese nonostante l’embargo decretato dall’ONU, a meno che non giungano dall’esterno nuovi aiuti ai ribelli, questi appaiono destinati alla sconfitta, anche se in alcune aree a forte prevalenza Nuer (l’etnia di Machar), potrebbero continuare per un certo tempo le azioni di guerriglia”.
Le nostre fonti sottolineano inoltre un’altra realtà: “visto che buona parte del bilancio statale è destinato alla guerra, rimane ben poco per soccorrere la popolazione che soffre dal dicembre 2013 a causa del conflitto. Milioni di persone sopravvivono grazie agli aiuti internazionali, in particolare grazie alle derrate alimentari fornite dal Programma Alimentare Mondiale. La Chiesa cattolica sta facendo sforzi enormi per far pervenire aiuti ai villaggi dispersi negli Stati più colpiti dalla guerra”.
“A meno di un forte intervento esterno per costringere le due parti a tornare al tavolo negoziale, sembra probabile una ripresa della guerra su vasta scala. Ma anche se una delle due parti dovesse prevalere militarmente sull’altra, il conflitto lascerà ferite profonde nel Paese soprattutto perché sta avendo una forte caratterizzazione etnica” concludono le fonti.

BANGLADESH – Centinaia di cristiani in piazza contro lo Stato islamico

Cattolici e protestanti, insieme ad alcuni musulmani, hanno partecipato a una marcia pacifica. Il prossimo 22 marzo le chiese del Bangladesh celebreranno un servizio di preghiera in memoria delle vittime dello SI.

Dhaka (AsiaNews del 9/3/2015) – Circa 500 cristiani, inclusi suore e sacerdoti cattolici, e alcuni musulmani hanno partecipato a una marcia pacifica a Dhaka, contro gli omicidi compiuti in questi mesi dai militanti dello Stato islamico (SI). La manifestazione si è svolta il 7 marzo scorso davanti al National Press Club della capitale ed è stata organizzata dalla Bangladesh Christian Association (Bca).
“Protestiamo con forza – spiega suor Carmal Reberio, della Congregazione di Nostra Signora delle missioni – contro l’assassinio di cristiani innocenti, uccisi dallo SI in nome della religione”.
Promod Mankin, avvocato cattolico, ministro per il Welfare sociale e presidente della Bca, era presente alla marcia. “Lo scorso febbraio i militanti dello Stato islamico hanno decapitato 21 copti egiziani in Libia. Questa uccisione è un’ingiustizia terribile, oltre che un crimine. Chiediamo a queste persone di fermarsi. Invito l’intera famiglia umana e i leader mondiali a protestare con forza per fermare le uccisioni compiute dallo SI. I suoi militanti non hanno il diritto di uccidere i nostri fratelli e sorelle cristiani in altri Paesi”.
Al termine della marcia, la Bca ha osservato un minuto di silenzio e ha chiesto alle chiese del Bangladesh di celebrare un servizio di preghiera in memoria delle vittime dello Stato islamico, il prossimo 22 marzo.