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VIETNAM – Rapporto Onu: sviluppi positivi ma ancora restrizioni sulla libertà religiosa

Hanoi (Agenzia Fides dell’11/3/2015) – Vi sono “sviluppi positivi, ma anche una serie di gravi problemi in materia di libertà religiosa in Vietnam”: lo afferma il rapporto presentato al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite dal Relatore speciale Onu sulla libertà di religione, Heiner Bielefeldt. Il testo rileva “restrizioni giuridiche e amministrative” della libertà e “un atteggiamento negativo verso i diritti delle minoranze e di quanti praticano religioni non registrate”.
Il Rapporto nota mancanza di chiarezza in disposizioni di legge, decreti e documenti che regolamentano la vita e la registrazione ufficiale per le comunità religiose. “Il diritto di un individuo o di un gruppo alla libertà di religione non viene creato da una procedura amministrativa”, nota il testo, ma esiste in quanto diritto inalienabile della coscienza individuale. “La registrazione di una comunità dovrebbe essere a servizio di questo diritto umano” e non diventare un pretesto per subire abusi, restrizioni, arresti.
Il rapporto Onu contiene anche una serie di raccomandazioni al governo, come quella di “ampliare lo spazio, molto limitato, per il pluralismo religioso in Vietnam”, adottare disposizioni di legge sulla libertà di religione in linea con le Convenzioni internazionali; allentare le restrizioni imposte alle comunità religiose.
L’Ong “Christian Solidarity Worldwide” afferma: “Anche se ci sono stati alcuni miglioramenti, la piena libertà religiosa deve ancora diventare una realtà per molti individui e comunità in Vietnam, tra i quali i cristiani, cattolici e protestanti, appartenenti a minoranze etniche”.

BANGLADESH – Centinaia di cristiani in piazza contro lo Stato islamico

Cattolici e protestanti, insieme ad alcuni musulmani, hanno partecipato a una marcia pacifica. Il prossimo 22 marzo le chiese del Bangladesh celebreranno un servizio di preghiera in memoria delle vittime dello SI.

Dhaka (AsiaNews del 9/3/2015) – Circa 500 cristiani, inclusi suore e sacerdoti cattolici, e alcuni musulmani hanno partecipato a una marcia pacifica a Dhaka, contro gli omicidi compiuti in questi mesi dai militanti dello Stato islamico (SI). La manifestazione si è svolta il 7 marzo scorso davanti al National Press Club della capitale ed è stata organizzata dalla Bangladesh Christian Association (Bca).
“Protestiamo con forza – spiega suor Carmal Reberio, della Congregazione di Nostra Signora delle missioni – contro l’assassinio di cristiani innocenti, uccisi dallo SI in nome della religione”.
Promod Mankin, avvocato cattolico, ministro per il Welfare sociale e presidente della Bca, era presente alla marcia. “Lo scorso febbraio i militanti dello Stato islamico hanno decapitato 21 copti egiziani in Libia. Questa uccisione è un’ingiustizia terribile, oltre che un crimine. Chiediamo a queste persone di fermarsi. Invito l’intera famiglia umana e i leader mondiali a protestare con forza per fermare le uccisioni compiute dallo SI. I suoi militanti non hanno il diritto di uccidere i nostri fratelli e sorelle cristiani in altri Paesi”.
Al termine della marcia, la Bca ha osservato un minuto di silenzio e ha chiesto alle chiese del Bangladesh di celebrare un servizio di preghiera in memoria delle vittime dello Stato islamico, il prossimo 22 marzo.