Marzo 2012

Il mese di marzo ci riserva sempre le sue sorprese.

Sabato pomeriggio mi preparavo per la Messa del giorno dopo in parrocchia, dove sostituisco il parroco che per motivi di salute è stato ricoverato in Marocco.

Già, un incidente che poteva costare delle vite, un pullman pieno di suore e di preti per una giornata con il Vescovo, è andato a sbattere ad alta velocità contro un albero in seguito all’ esplosione di uno pneumatico.

Nessun morto, grazie a Dio, ma tanti feriti gravi. tra questi, il parroco che per questo motivo sto sostituendo finché non sarà in grado di riprendere il suo servizio.

Mentre mi preparavo dunque, il telefono squilla: è uno de nostri, un panettiere, che ha fatto un incidente in moto mentre faceva il giro pomeridiano per recuperare i soldi dai clienti. ci chiamiamo a più riprese perché mi dà ogni volta posizioni diverse, alla fine mi dice che è già all’ospedale del quartiere più vicino.

Quando arrivo lo trovo al pronto soccorso insieme a un suo compagno che viaggiava con lui: una manovra azzardata e sono andati a sbattere contro un taxi. l’altro sembra più grave, il taxista li ha accompagnati lui stesso in ospedale.

L’infermiera chiede di fare le radiografie, ma in ospedale non ci sono dottori. allora ci invita a comprare delle medicine per curarli.

Discussioni con il proprietario del taxi… poi le cure… altro materiale da acquistare, in ospedale non c’è niente.

Finalmente verso sera usciamo da li e ci dirigiamo sul luogo dell’incidente per ricuperare la moto (semidistrutta). meno male che un gruppo di persone l’ha custodita nella loro casa.

La carichiamo e torniamo a casa dopo aver accompagnato il ragazzo che viaggiava dietro (entrambi, rigorosamente senza casco).

A quanto sembra non ci sono danni gravi alle persone, il tempo e le cure faranno il resto. per la moto ci penseremo la settimana prossima.

Vado a letto pensando a questo mese di marzo… devo cominciare a credere alle influenze degli stregoni o continuare a considerare il caso? marzo dell’anno scorso è da dimenticare e anche quello dell’anno prima…

Mi addormento e la mattina dopo, domenica, mi preparo per la Messa in parrocchia.

Durante l’omelia una deflagrazione potente fa sollevare il tetto della chiesa e aprirne le pareti con una fessura dall’alto al basso… la gente è in preda al panico… non capiamo bene di cosa si tratti… poi, dopo un pò, tutto torna alla normalità. ma ecco che arriva la seconda botta, più forte della prima… chi può cerca spegazioni telefondando a chi di competenza e poi… la terza botta…

Dopo un pò tutto sembra tornare alla normalità, la Messa finisce, torniamo a casa.

Poi le notizie, un intero quartiere in città è saltato in aria, non si riesce ad avere un’idea dei dispersi.

Un deposito di munizioni pesanti, rimasto lì per cause ancora sconosciute, per cause altrettanto sconosciute ha preso fuoco. in città è uno spettacolo da “the day after”… il quartiere dell’esplosione non esiste più (anche un ospedale – proprio quello in cui eravamo con il ragazzo incidentato la sera prima – , una chiesa e diversi templi di altre confessioni e anche una grande caserma erano nel quartiere), ma anche gli edifici dei quartieri vicini hanno avuto danni.

Noi siamo a 25 Km circa dal centro città e in alcune case si sono rotti i vetri delle finestre. l’esplosione ha fatto paura (e vetri rotti) anche a Kinshasa (la città capitale dall’altra parte del fiume). in città c’è ancora lo stato di allerta, le ambasciate invitano gli stranieri a stare lontani dal centro città. in casa abbiamo ospitato una prima famiglia, poi siamo riusciti a trovare loro un alloggio in affitto nel vicino villaggio di Djiri. un ragazzo che non ha più la casa sta per ora con noi e anche i nostri amici che vivono in città (la struttura che ospita alcuni dei nostri più grandi), sono da noi per ragioni di sicurezza. sono arrivati subito dopo insieme a un bambino di 12 anni che in seguito alle esplosioni si era perso e non sapeva dove rifugiarsi. il giorno dopo siamo riusciti a contattare la famiglia e a restituirlo a loro. ma c’è ancora tanta gente che ricerca i propri cari e non sa neanche doce farlo dopo aver girato gli obitori, gli ospedali, i centri di accoglienza…

Ci sono centri di accoglienza improvvisati un pò dappertutto: chiese, stadi, centri sportivi, mercati… il presidente ha fatto lanciare un appello a tutto il personale medico e paramedico del paese perché si riversino nella capitale a dare una mano per  i numerosissimi feriti.

C’è ancora gente sotto le macerie… non si è ancora in grado di dire esattamente il numero dei morti.
Però… mi viene da pensare… fosse crollato un palazzo a Parigi o a Londra, tutti i giornali ne avrebbero parlato, soldarietà sarebbe arrivata da tante parti… qui è esploso un quartiere intero, mezza città ha subito ingenti danni, non si sa il numero esatto dei morti (si parla di 200 ma secondo me dobbiamo salire minimo a 1000) e nessun giornale ne parla, vedo anche il TG italiano grazie a una parabolica per le reti in chiaro… neanche il minimo accenno… solo internet, grazie ad articoli che persone comuni condividono e pochi interessati leggono… potevamo restarci sotto tutti… nessuno lo avrebbe mai saputo…

l’Africa agli occhi dei grandi della terra, resta sempre un paese da sfruttare ma verso cui non si accorda mai la giusta dignità.

Per questo preferisco stare da questa parte.