Non importava ciò che io facessi ma che io trascorressi tempo con loro

Tante son le cose belle e che vorrei raccontare della Bolivia ma la cosa a cui penso per prima quando devo parlarne son gli occhi dei bambini che ho incontrato.

Nel mese in Bolivia io e Martina, l’amica-sorella con cui sono partita, siamo state in diverse zone, dal centro della città super caotica alle case di fango e legno costruite nel deserto.

Ammetto che all’inizio ho avuto difficoltà a comprendere un popolo molto lontano dal nostro, con le loro abitudini, la loro cultura e le loro usanze, ammetto che forse all’inizio ho avuto occhi giudicanti e vedevo solo ciò che di brutto c’è. Dopodiché ho iniziato a “vivere” i bambini delle case di accoglienza in cui eravamo.

E loro davvero mi hanno fatto innamorare e mi hanno insegnato tanto. Ho conosciuto bambini che nonostante le storie assurde e strazianti erano sempre sorridenti, pronti ad accoglierti a braccia aperte, che si mostrano così come sono, puri ed incontaminati. Credo che in un mese non ho mai sentito un loro lamento, un loro piagnucolare per qualcosa che gli mancava. Li ho visti invece condividere ogni loro gioco o qualsiasi altro oggetto, li ho visti aiutarsi, difendersi l’un l’altro e fare gruppo, li ho ascoltati mille volte dire “grazie” per ogni minima cosa che noi facevamo, dal preparare la pasta all’aiutarli a vestirsi.  Ed è in questo modo che mi hanno dato la testimonianza vivente dell’insegnamento di Cristo. Vivere senza pretese, senza aspettare qualche ricompensa da non so chi, vivere rendendo grazie per quello che si ha, senza paragonarsi a chi “sta meglio” (secondo qualche criterio poi?) e ringraziando per ogni dono che dall’altro viene. Vivere senza nessun legame materiale, difatti quel poco che avevano erano sempre pronti a donarcelo.

Nei primi giorni sentivo la necessità di “fare” qualcosa per poterli aiutare; ma ai giorni in cui non avevamo un attimo per risposare tra le mille cose da fare si alternavano altri in cui non c’era l’apparente necessità di aiuto e quello creava un’ansia assurda, la paura dello star a perdere tempo, del non concludere nulla. Ma anche in questo i bambini mi hanno dato un grande insegnamento: quei piccoli mi hanno fatto capire che a loro non importava ciò che io facessi ma che io trascorressi tempo con loro, allora siamo stati al parco, siamo stati in giardino a giocare e vedevo che quello era la cosa che più li rendeva felici, era ciò che loro più desideravano e quindi era proprio il modo migliore per amarli.  Da questo ho capito che missione non è fare, missione è donarsi, totalmente e nel modo che l’altro desidera e di cui necessita. Non seguendo i miei preconcetti e schemi sul come fare la buona volontaria ma capendo bene come loro volevano essere amati. Alcuni avevano bisogno di abbracci, altri di un aiuto a lavarsi e vestirsi, altri semplicemente che io fossi seduta accanto a loro. Per altri era importantissimo fare qualcosa per me, da un disegno o un bracciale e da quel momento ho iniziato anche a gustare il loro amore, e ne ho ricevuto veramente tanto. Ho capito che loro non solo avevano bisogno di qualcuno che desse loro delle attenzione ma anche qualcuno a cui poter dare il loro amore.

 

Altri ricordi che porterò sempre con me saranno i volti dei vari missionari italiani incontrati, Francesco, Maria, padre Tarcisio, Suor Grazia e tanti altri. Ho visto volti così stanchi ma occhi cosi luminosi da fare invidia, ho invidiato la loro gioia, il loro grande amore e il loro coraggio di abbandonare le loro certezze per abbandonare se stessi all’altro.  Loro sono quelli che alla fine mi hanno fatto anche apprezzare quella cultura cosi lontana dalla mia, perché mi hanno insegnato il loro modo di guardare e di approcciarsi agli altri, mi hanno fatto capire che nessuno può pensare di vivere nel modo migliore, mi hanno fatto vedere i tanti aspetti belli di quel posto, il forte senso di comunità, rispetto per lo “straniero”, la loro capacità di dedicare ancora tempo alle relazioni, di vivere e non solo fare.

Il post missione ha portato con sé una forte solitudine, paura di aver visto e ricevuto tanto ma doverlo impacchettare e metterlo nei ricordi, finché ho capito che alla fine se ho ricevuto la grazia di vivere quest’esperienza è perché Lui vuole che questo approccio missionario alla vita io possa averlo sempre e in ogni luogo. Che quell’attenzione all’altro, quello sguardo diverso che m’hanno insegnato diventino parte di me. Si è missionario nello spirito e non in base al luogo in cui si è.

 

Ambra (qui le sue sensazioni prima della partenza)

In Missione, così come in tutta la nostra vita, con alcuni si può parlare di Gesù, ma con altri bisogna esserlo.

Missione è cammino: è partire, lasciare le proprie sicurezze e comodità per andare ad incontrare. È sporcarsi i piedi con la terra sulla quale cammini per andare al mercato a comprare il lievito per cucinare un dolce per i bambini, quella terra così arida e secca, la stessa che quando piove diventa fango, così tanto fango che non sai dove appoggiare i piedi, ma non devi preoccuparti perché i ragazzi camminano avanti a te, ti guidano e ti sostengono. I bambini in Bolivia sono stati i veri missionari di questo viaggio, sono stati loro a predicarci il Vangelo perché capaci di gesti gratuiti. Me lo ricordo bene quando quel bambino mi ha regalato una pagina del suo album di figurine, era una sola ma era tutto quello che aveva. Pensiamo di andare in Missione con la bisaccia piena per scaricarla agli altri, invece ce la dobbiamo portare vuota per riempirla dei valori che possono darci gli altri.

Missione è scoprirsi: i momenti di fatica ti costringono ad andare all’essenziale, a chiederti ancora una volta perchè sei partita e per chi lo stai facendo. È conoscere come il tuo corpo reagisce alla fame, alla sete o alla stanchezza quando non hai niente a cui aggrapparti. È il Signore che in quel momento ti sta facendo una grazia, ti sta facendo sperimentare che cosa significa essere povero, essere bisognoso, ti sta facendo vedere quanto è importante la mano del tuo fratello pronto ad aiutarti, di cui spesso noi crediamo di non avere bisogno, perché troppo pieni di noi. La fragilità è un dono incomparabile che ti rende nudo di fronte al prossimo e ti fa entrare in relazione con lui, una relazione che sempre arricchisce. Questo ce lo hanno insegnato bene i bambini che in questo tempo trascorso con loro non hanno avuto paura di incontrarci, non hanno avuto paura di volerci bene, di abbracciarci, di cercarci e di parlarci. Con loro parlavamo lingue diverse eppure mi sembrava di capirci così bene. Cercavamo la stessa cosa, l’amore l’uno dell’altro, ci cercavamo e ci trovavamo. Mentre i giorni trascorrevano imparavo a smettere di cercare il mio tornaconto, il mio guadagno personale in quello che facevo e questo mi rendeva una persona sempre più libera.

In Missione il Vangelo si vive, a volte bisogna saper rinunciare a momenti di preghiera per lavare i piatti o accompagnare i bambini a scuola. Si è costretti a cercare la Parola di Dio nella stanchezza che provi a fine giornata, segno che ti sei lasciato consumare dall’Amore, che anche oggi sei felice perchè sei stato pane spezzato per gli altri. Gesù ha bisogno di te, delle tue mani, della tua bocca, delle tue orecchie per portare vita laddove qualcuno ha cercato di strapparla via. È Gesù che vive in te quando accarezzi la fronte di una bambina di dodici anni che non ha più nulla in quel momento se non il tuo affetto. Solo Dio può renderti capace di stare di fronte a tutto questo senza disperarti. In Missione, così come in tutta la nostra vita, con alcuni si può parlare di Gesù, ma con altri bisogna esserlo. “Bisogna essere capaci di annunciare Gesù Cristo lasciando sempre a colui con il quale parliamo uno spiraglio da cui possa scappare lontano. Così il suo incontro si tingerà di libertà, non sarà una costrizione.” Tutto questo siamo chiamati a farlo con gioia. Nel cuore del cristiano c’è sempre la gioia, come dice Papa Francesco, sempre. La gioia accolta come un dono e custodita per essere condivisa con tutti.

Non sento di aver fatto un sacrificio o di aver rinunciato a qualcosa andando in Missione, non mi sento più coraggiosa o più brava degli altri, sento di essermi concessa un lusso, sento che Dio ha voluto donarmi una grazia, ha voluto farmi vedere che cosa significa vivere da figli di Dio. Ora ho visto, ora so, e questo mi chiama a una responsabilità sempre più grande.

Ma così come l’abito non fa il monaco, il posto non fa il missionario. Ora inizia una nuova Missione: tra le mura di casa, all’università, il sabato pomeriggio in giro con le amiche e in qualsiasi posto in cui il Signore mi chiama a vivere il mio oggi. Da ora in poi la mia vita non cambierà, forse non farò cose nuove ma sicuramente le farò con uno sguardo nuovo, attraverso una domanda che sempre si rinnova: “Signore qual è la mia Missione qui oggi?”.

Grazie fratelli e sorelle della Bolivia perché mi avete insegnato il linguaggio dell’amore.

Martina (qui le sue sensazioni prima della partenza)

 

Da cosa nasce cosa: piccoli GM crescono

Riceviamo questa bella testimonianza da Elisa, che partecipò al corso “Giovani&Missione” qualche anno fa…

 

Ciao, sono Elisa Seghetti.

Sono già passati 3 anni dalla mia prima esperienza missionaria in Bolivia dopo il corso ad Assisi. Fu un’ esperienza bella, che fece girare dentro di me un piccolo ingranaggio che ha messo in moto un grande progetto per la mia vita.
Il mio lavoro è nutrizionista e dopo un anno di pausa, due anni fa vengo a conoscenza dell’associazione Nutrizionisti senza frontiere e… il desiderio di partire per servire, incontrare e ricevere si è riacceso.
A giugno sono partita per la seconda volta per il Guatemala dove ci occupiamo di progetti di contrasto alla malnutrizione infantile attraverso un centro di recupero nutrizionale e progetti per lo sviluppo agricolo, nutrizionale e culturale del territorio.
Esperienze che hanno cambiato la mia vita e mi stanno chiamando di nuovo a scegliere di andare per essere veramente felice e vivere in pienezza: per questo avevo il desiderio di condividere e ringraziare voi tutti per essere stati primo strumento di questa meravigliosa avventura chiamata missione!
Grazie di cuore
Il Signore vi benedica e vi renda santi
Un caro abbraccio
Elisa

 

Alessandra… dove osano le “aquile”!

Ciao, sono Alessandra, ho 22 anni e da novembre scorso, mese in cui ho iniziato il corso “Giovani e Missione”, i miei amici e familiari pensano che sia diventata matta. Le prime rassicurazioni che ho dato loro sono state: “Ma no, tranquilli, partecipo a questo corso ma non voglio partire.”

Fra Iuri ci aveva visto più lungo di me e l’aveva buttata là, dicendomi: “…e se poi parti?” E così è stato, oggi mi ritrovo a preparare uno zaino e con in mano un biglietto aereo: sono in partenza per l’Albania. In realtà sapevo fin dall’inizio che c’era qualcosa, o meglio, Qualcuno che mi stava aspettando per una “Missione” importante: aprire il mio cuore agli altri, così come San Francesco aprì il suo al lebbroso.

Durante il corso ho provato sensazioni diverse: paura, ansia, timore di non essere sulla strada giusta, ma ad ogni incontro Dio mi ha parlato attraverso le parole dei frati e frasi come “ho paura, ma ci sto”; “si parte per donare la gioia ricevuta” sono risuonate nella mia anima e mi hanno spinta a prendere la decisione di partire.

Certamente le preoccupazioni e le ansie non sono finite, ma parto affidandomi totalmente al Signore Gesù e a Maria, mia madre dolcissima. Parto perché proprio durante il corso ho sentito e visto che Gesù non è una bella teoria da raccontare, Gesù è una Persona ed io l’ho incontrata, e per questo desidero tanto, anche solo col sorriso, parlare di Lui a chi non ha ancora conosciuto la Bellezza del Vangelo. Parto perché mi sento un prodigio d’Amore, amata da Dio in ogni mio particolare. Parto per donare la gioia ricevuta. Mi incammino spoglia delle mie sicurezze e prego il Signore perché possa aprire il mio cuore a tutto l’amore che riceverò e donerò, a tutte le mani che stringerò e a tutti gli abbracci che potrò custodire.

Ringrazio tutte le persone che mi sono state vicine in questi mesi di discernimento e di grazia e ringrazio Dio per questa meravigliosa, piccola intuizione d’amore che mi ha messo nel cuore.
Non mi resta che dire: “ O Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace.”

Ciao Andrea!

Mamma Albina e papà Giorgio, con la sua amata Alessandra, hanno deciso di devolvere le offerte del funerale del giovane Andrea, improvvisamente partito per il Cielo, per il nostro progetto sanitario in Kazakhstan.

Con gratitudine vi assicuriamo la nostra vicinanza nella preghiera chiedendo al Signore quella consolazione che solo Lui può dare e, per il nostro amico Andrea, il dono certo del Paradiso.

 

fr. Luca Baino

GM: Sotto a chi tocca!!

Dopo Marco & Ilaria e Matteo e Pietro, ora è la volta di Ambra e Martina…

 

Ciao a tutti! Sono Ambra, 24enne napoletana con “strane” idee per la testa… infatti sto partendo per la Bolivia!!!

Quando sei a pochi giorni dalla partenza speri di avere tutto sotto controllo, speri di avere i farmaci per qualsiasi evenienza, l’abbigliamento adeguato al luogo e lo spray che ti protegge da tutti gli animali. Poi pensi che per quanto la tua mente voglia controllare tutto in realtà non può farlo. In questa missione alla guida non c’è la tua mente, se avessi ascoltato la testa ora sarei su qualche isola greca a godermi l’estate.

Ho ascoltato il cuore, un desiderio profondo che porto dentro da un bel po’. Ho seguito quello che Lui mi ha messo nel cuore; allora con lo stesso spirito di affidamento con cui ho affrontato la preparazione, affronto questo viaggio con l’idea di andare li’ per servire, per donarmi totalmente all’altro senza i miei schemi mentali ma con lo Spirito che sto chiedendo a Lui.

Nei mesi di preparazione mi chiedevo cosa potessi donare, avevo l’idea di dover trovare soluzione alla fame nel mondo, per poi capire che ciò io non posso farlo, posso donare solo me stessa, il mio tempo, il mio amore e la mia testimonianza di averLo incontrato. La cosa fondamentale in questa missione è andare incontro all’altro, accogliendo, amando, servendo e facendosi mezzo.

Parlando con le persone in questi mesi tutti mi chiedevano perché fare una cosa del genere, perché stare via un mese, perché non godermi le vacanze, perché spendermi così tanto…. Per Amore!!! E l’Amore è tanto, l’Amore costa, l’Amore ti consuma…altrimenti che Amore è?

Quello che chiedo ora è di essere strumento. ” Oh Signore fa’ di me un istrumento della tua pace” pregava San Francesco.

 

Sono Martina, ho 20 anni e sono in partenza per la Bolivia. Finalmente il mio desiderio si sta realizzando. Le aspettative sono tante così come la voglia di andare.

Ho sempre avuto, fin dall’inizio del mio cammino di fede, il desiderio di testimoniare la gioia di vivere in Cristo, a partire dalle persone a me care. Questo desiderio si è fatto sempre più profondo e attraverso il corso “giovani e Missione” ho avuto la grazia di metterlo nelle mani del Signore per capire fin dove volesse portarmi. Mi sono lasciata condurre , mi sono fidata delle persone che il Signore ha messo nel mio cammino e che mi hanno sostenuta a accompagnata durante questo tempo. Ho accettato con gioia le sfide davanti a cui il Signore mi ha messo, anche quelle apparentemente più scomode, come quella di non partire con Pietro, il mio ragazzo. Certo i dubbi e le preoccupazioni non mancano, ma ciò che mi attraversa dentro è un profondo senso di pace e allo stesso tempo di gioia.

Ciò che mi fa muovere è il fascino della diversità. Provo ad immaginarmi i volti delle persone che incontrerò, i posti che vedrò, ed è bellissimo. Il Signore si è servito dei suoi missionari per attrarmi a sé e ora desidero io essere, come dice Santa Teresa di Calcutta, una fiaccola nell’ora buia di qualcuno. Sicuramente non mancheranno i momenti di fatica e di sconforto , ma so che il Signore non mancherà di farmi sentire tutto il suo affetto e la sua tenerezza, e tutto questo sarà motivo di crescita per me. Per ora mi vivo la mia grande gioia e affido tutto sotto la protezione materna di Maria, madre sorella e amica.

PARTITI!!!! – Primi “GM” sbarcati a destinazione

Conclusa la quinta edizione del corso di formazione missionaria “Giovani & Missione”, i primi 4 partecipanti hanno da poco raggiunto le loro destinazioni: Ilaria e Marco a Pugnido, in Etiopia, nella missione salesiana di Abba Filippo; Matteo e Pietro a Rushooka, in Uganda.

 

Ecco le loro testimonianze prima della partenza:

Marco e Ilaria:

Ciao a tutti!

Siamo Marco e Ilaria, sposetti da circa 9 mesi; Ilaria medico e Marco biotecnologo, viviamo nelle ridenti campagne tra Padova e Venezia.

Tra pochi giorni partiremo per l’Etiopia con destinazione la missione salesiana di Pugnido, nella regione di Gambella. Sarà il nostro viaggio di nozze (ritardato). La destinazione deriva da una proposta fattaci da abba Filippo, che vive nella missione di Pugnido e non ci è stata affidata dai frati durante il corso Giovani e Missione, come accade di solito.

Le nostre sensazioni sono un po’ altalenanti e per questo cerchiamo di supportarli a vicenda. Io, Marco, mi sento di partire con il cuore leggero, svuotato dagli impegni e le preoccupazioni quotidiane, pronto a riempirlo con i volti delle persone che incontreremo e dei luoghi in cui vivremo.

Io, Ilaria, ad oggi faccio ancora fatica a non preoccuparmi delle cose da preparare… E se penso in quali insetti o animali ci imbatteremo mi viene la pelle d’oca! Ma le parole di fra Iuri e di due amici partiti prima di noi sono state provvidenziali per focalizzare l’unico vero obiettivo: incontrare.

Ed proprio con questo spirito che vogliamo affidare Il nostro viaggio al Signore perché possa permetterci di incontrarlo nei volti che incroceremo. E a voi che leggete chiediamo una preghiera per noi.

Pace e bene!

Marco e Ilaria

P.s. Se anche voi come noi desiderate partire non dimenticate due cose essenziali: il corso dei frati e i vaccini! 😉

Pietro:
Sono tante le emozioni e i pensieri che in questi momenti mi frullano in testa: la tristezza di salutare le persone care e un po’ di preoccupazione sui loro volti che si mischia alla gioia e alla trepidazione della partenza, la forza emotiva scatenata dai saluti e dagli abbracci, le preoccupazioni e le incertezze per il viaggio e la missione e la curiosità di un mondo nuovo e sconosciuto… ma tutto ciò è sostenuto da una base di tranquillità e serenità (insolita per il mio carattere) che mi sorprende tanto… ma so da Chi viene.
Viene da Chi mi ha “incastrato” attraverso le vie del Suo Amore: prima a fare il corso GM, poi a dire sì e a fidarmi, anche se la mia ragazza, con cui speravo di partire, quei burloni dei frati l’hanno mandata in Bolivia… e a me in Uganda!!! Nonostante il mio ribellarmi e non capire, il Signore con il tempo e alcuni suoi testimoni mi hanno fatto capire il razionale e la bellezza di questa scelta.
E poi questa tranquillità sta anche nel sentire vicine tutte le persone che so che mi stanno accompagnando nella preghiera. Ed è un sacco bello. So che il Signore non delude. Di fronte alle mie incertezze e paure posso solo fidarmi del Padre mio che mi ama infinitamente e che dà solo cose buone ai suoi figli.
E andare!

Un documentario per p. Odorico

Nonostante sia terminato il centenario della nascita del Servo di Dio, p.Odorico d’Andrea, non si spengono in Nicaragua la devozione e le iniziative per “El santito del Norte”.

Tra le tante iniziative che hanno coinvolto migliaia di fedeli e che hanno ricordato padre Odorico per il suo impegno sociale a San Rafael, ricordiamo in particolare quelle che lo ricordano come “uomo di pace”.

La situazione politica in Nicaragua, nel 1953, anno del suo arrivo dall’Umbria, era di grande instabilità e successivamente di lotta rivoluzionaria contro la dittatura. In questo contesto difficile in cui San Rafael era poco più che un villaggio in cui mancava tutto, p. Odorico fa arrivare l’acqua potabile e si adopera per la realizzazione di una diga e di una linea di trasporto da lui gestita che collega San Rafael con Matagalpa e Managua. Siamo nel 1962 e comincia la costruzione dell’ospedale a San Rafael, di strade, scuole, chiese e dispensari nei paesi circostanti.

In questo contesto di lotta rivoluzionaria, p. Odorico si fa mediatore di pace tra i gruppi armati, riuscendo ad ottenere qualche tregua. Al suo apparire i due eserciti nemici si fermano, abbandonano le armi, vanno incontro al “Padrecito”, come lo chiamano affettuosamente i nicaraguensi, ed ascoltano devotamente la messa, sul campo di battaglia trasformato in altare.

Questo suo impegno a favore della pace tra due fazioni rivali – che fa tanto pensare al Cantico delle Creature di San Francesco, in particolare alla strofa sul perdono: “Laudato si mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore”, anche quella scritta in un’occasione analoga – e tante altre virtù, sono al centro di un documentario prossimo ad essere disponibile al pubblico dei fedeli.

Il documentario, diretto da Roger Mantica e prodotto da RoMa Production, attraverso testimonianze di frati o semplici fedeli, ricostruisce la figura di p. Odorico e del suo impegno, tra gli altri, per il ristabilimento della pace. Di seguito riportiamo il trailer del documentario.

L’articolo è tratto dal sito dei Frati Minori dell’Umbria

Giovani & Missione: Brasile 2016

MISSIONE BRASILE 2016

Goiana-Xavantina-Mineiro

Impossibile descrivere quello che si prova, quello che si impara, quello che si riceve dal vivere questa esperienza.

Ringrazio DIO per avermi fatto la grazia di aver scelto me tra tanta gente, per avermi aperto il cuore su un mondo tanto diverso quanto uguale al nostro. Si, perché i posti visti, i ragazzi conosciuti, il vivere la vita quotidiana con loro ti dà occasione di conoscere storie personali che sembrano diverse solo all’apparenza ma che in realtà nascono tutte dalle stesse difficoltà, dagli stessi errori, dalle stesse false illusioni (o falsi Dei) che tentano ogni uomo, lì come qui!!!…

Gran parte delle difficoltà di quei ragazzi nascono da una famiglia assente, proprio come accade qui da noi, e stando con loro si nota proprio la loro voglia di normalità, di attenzioni, di amore, di cui sentono la mancanza nelle loro casa, nelle loro famiglie. Tutte cose che trovano in GESÙ grazie allo splendido lavoro delle suore missionarie dell’Addolorata, una vera e propria famiglia che con tanta fatica lavora costantemente per il futuro di questi ragazzi che come dicevo sono facile preda di quei falsi Dei che ti illudono, ti comprano con i soldi facili, con la promessa di un futuro migliore a discapito di tutto e tutti senza pensare alle conseguenze.

 

Proprio come succede oggi a i nostri ragazzi.

Eh sì, due mondi così diversi e così uguali, ma non poteva essere altrimenti, perché le debolezze dell’uomo sono uguali in tutto il mondo. Credo che se gli uomini si giudicassero non per le loro doti ma per le loro debolezze magari non si piacerebbero ma almeno capiremmo che siamo davvero tutti uguali!!!…

Di questa avventura mi resterà la gioia dei ragazzi ancora liberi da questa moderna corruzione.

Mi rimarrà la forza delle suore missionarie che affrontano tutti i giorni problemi (per noi insormontabili) come problemi da risolvere e basta, sempre con il sorriso e la gioia di DIO.

Mi rimarrà le straordinaria esperienza di ricevere moltiplicato l’amore che donavo fino a rendermi conto (come dicono in Brasile) che il nostro cuore è troppo piccolo per tutto l’amore che c’è!!!…

E allora ti domandi come facciamo ad essere tristi, come si fa a non aprire i nostri cuori e a lasciarli vuoti e chiusi fino al punto di sentirsi soli in questo mondo.

Ringrazio DIO per avermi accompagnato con la sua presenza in questa missione, ringrazio DIO perché il mio cuore è pieno, ringrazio DIO perché non sarò mai solo con lui al mio fianco.

VIVA CRISTO RE

Roberto Mecchia

“La misura dell’amore è amare senza misura”

“La misura dell’amore è amare senza misura” S. Agostino.

Quando mi è stato proposto di partecipare al corso “Giovani e Missione” ero un po’ titubante ma senza pensarci troppo ho detto subito Sì. Così è stato anche quando ho dovuto dare la mia disponibilità a partire, i dubbi e le paure erano tante, ma alla fine ho detto il mio Sì in completo abbandono. Il Signore mi chiamava proprio lì, dove Lui si è fatto piccolo per rendere noi grandi: Betlemme, non ci potevo credere! La Terra Santa era stata da sempre il mio sogno e adesso avrei avuto la possibilità di poterla vivere da pellegrina e missionaria!

img_3047A Betlemme ho trascorso 40 giorni presso l’Istituto “Effetà Paolo VI” una scuola di rieducazione audiofonetica per bambini audiolesi. Principalmente supportavo le insegnanti durante le attività scolastiche e la sera mi occupavo delle bimbe che restavano a dormire a scuola perché magari abitavano lontano. Mi sono sentita da subito a casa mia, le Suore Dorotee, Figlie dei Sacri Cuori di Vicenza, sono delle persone straordinarie che con inesauribile amore si sono prese cura di me e dei bimbi.

Qui ho imparato molto ad affidarmi alla Provvidenza e a vivere giorno dopo giorno senza programmarmi continuamente la vita; mi hanno sostentata l’Eucarestia quotidiana e il Rosario, specialmente nei momenti di difficoltà.

I bambini mi hanno subito accolta senza riserve e fatta entrare nel loro mondo, sono molto dolci e bisognosi di attenzioni perché magari in casa c’è da pensare a tanti fratelli o vivono situazioni di violenza. Qui ci sono ancora i valori di un tempo e vederli gioire anche solo per una fetta di torta mi fa sperare che un po’ di umanità ancora c’è.

Ho trovato una grande eterogeneità di religioni, culture ed etnie specialmente a Gerusalemme dove si cerca, anche se a volte con qualche difficoltà, di convivere tutti insieme rispettandosi. Lì dove i cristiani rappresentano circa l’1% della popolazione totale ho capito che essere cristiani è una scelta quotidiana, a volte va anche difesa, perché non sempre ben vista.img_3443

Ho capito che la vera sordità è quella della mia anima alla chiamata dell’amore che potrei dare e non do, in una società che ti insegna a bastare a te stesso e guardare sempre avanti, ma attorno a me ci sono tanti fratelli che cercano amore e magari hanno bisogno proprio del mio amore. L’amore non sempre piace perché ti decentra da te stesso e costa fatica ma non vi è altro modo di amare se non come Dio ci ama: senza misura e senza aspettarsi nulla in cambio. Tutto è dono e come io sento di averlo ricevuto ho il dovere di restituirlo e tutto il resto mi verrà dato in sovrabbondanza, in un cerchio che non ha mai fine, proprio come il Suo amore, senza fine.

Posso dire che da una piccola disponibilità data, il Signore ha fatto tantissimo per me e continua a farlo, quindi mi sento di dire a chiunque leggerà questa testimonianza: “Fidati di Dio, fallo senza riserve e senza paure perché da un nostro piccolo Sì possono accadere grandi cose”.

Alessandra.