Natale al Banco alimentare

Cari amici, è bello vedere i frutti della vostra generosità!

Il MASP, infatti, ha potuto organizzare un bel pranzo natalizio con alcune delle famiglie che, grazie a voi, aiutiamo con i prodotti del Banco alimentare di Almaty.

Al termine, Silvia e le altre operatrici hanno voluto rendere “tangibile” la vostra presenza anche attraverso una frase che è stata donata a tutti i partecipanti: “il senso del Natale è che non siamo più soli”.

A quanto ci hanno scritto è stato davvero un bel momento di festa: i volontari hanno preparato il pranzo con molta cura e i giochi con molta fantasia e le famiglie erano contentissime!

Grazie di cuore!

 

Progetti “Riscaldamento” e “Segretaria” 2018

“Segretaria”

Al fine di poter svolgere al meglio tutte le attività di aiuto e sostegno sociale sul territorio (ovvero, di fatto, per poter realizzare tutti gli altri Progetti) sono fondamentali le relazioni istituzionali tra Parrocchia e Stato. In questo senso assume un ruolo importantissimo la figura della Segretaria parrocchiale: una persona di cittadinanza e madrelingua kazaka, in grado di districarsi nella burocrazia locale.

Stipendio mensile: 200 euro; costo per il 2018: 200 x 12 = 2.400 euro.

 

“Riscaldamento”

Grazie ad un contributo di 30.000 $ ricevuti da varie associazioni internazionali, lo scorso anno la Parrocchia si è allacciata al riscaldamento centralizzato. Ciò ha permesso di ridurre i costi di gestione rispetto al precedente riscaldamento autonomo a carbone, garantendo al contempo una migliore resa termica.

260 euro/mese x 6 mesi = 1.560 euro.

Progetto “Sanitario”

La situazione della sanità in Kazakhstan è tale che, spesso, chi non ha possibilità economiche è escluso dai servizi.
La maggior parte dei poveri, poi, molte volte è anche all’oscuro dei propri diritti e quindi basta aiutarli a districarsi nelle procedure burocratiche per accedere a quei servizi gratuiti che lo Stato prevede per tutti i cittadini. Questo è il primo passo che cerchiamo di fare.
Ma spesso, per vari motivi, non basta e allora bisogna rivolgersi a cliniche private o pagare i farmaci (a volte persino quelli che devono essere somministrati in ospedale!) e le altre prestazioni sanitarie erogate dagli ospedali pubblici.
In questi anni siamo riusciti ad aiutare molte persone, la maggior parte ormai senza speranza, tra di loro soprattutto bambini. Alcuni sono guariti, altri sono riusciti a ricevere una pensione di invalidità che permette loro di pagarsi almeno i farmaci per continuare a condurre una vita dignitosa.
Ovviamente il progetto non è quantificabile a livello economico: aiutiamo secondo le necessità che di volta in volta ci si presentano e, soprattutto, secondo le possibilità finanziarie che ci vengono date. Ma grazie alla vostra generosità, fino ad oggi, non abbiamo mai dovuto mandare indietro nessuno.
p. Luca Baino
Ed ecco alcune delle persone che abbiamo aiutato: il piccolo Simeon e nonno Sascia, il giovane Kolia, i fratellini David e Serghej.

Da Taldykorgan ad Almaty… la mano si allunga!

Con la nuova destinazione e i nuovi incarichi assegnati a fra Luca, anche il Progetto “Qua la mano” ha attraversato una fase di assestamento, per cercare di rispondere all’attuale situazione e alle nuove esigenze che si sono presentate.

Ecco a voi la versione aggiornata (la scheda completa è scaricabile qui).

 

Il progetto Qua la mano nasce nella parrocchia cattolica di Taldykorgan (per poi svilupparsi anche in quella di Almaty) a partire dalla consapevolezza delle condizioni di profondo disagio in cui vivono molte persone che abitano nei villaggi circostanti. I bambini sono tra i soggetti più colpiti e spesso non hanno un’istruzione a causa di scuole troppo distanti da casa o professori che non se ne prendono abbastanza cura. Le famiglie poi, a causa dell’estrema povertà, versano in condizioni molto difficili e sono impossibilitate a garantire ai figli un ambiente sereno dove vivere.

Il progetto nasce con la precisa volontà di offrire un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà, ma anche a singole persone. Le attività che si vogliono realizzare consistono in visite domiciliari alle famiglie e nella collaborazione con esse per la gestione dei vari aspetti del loro quotidiano. Inoltre accompagnare le persone che si lasceranno aiutare nei percorsi di sviluppo, integrazione sociale, studio, lavoro e relazioni con le istituzioni statali, sanitarie e di altro genere.

Tutto questo vuole essere reso possibile mettendo al centro di ogni progetto la persona umana all’interno dei suoi legami più stretti (famiglia) ed estesi (comunità). Ogni persona e ogni comunità, infatti, rappresentano una risorsa potenziale che ha bisogno di essere valorizzata e apprezzata.

L’approccio può essere riassunto nel “fare con” le persone, partendo dal rapporto con coloro cui il progetto si rivolge e costruendo con esse una via percorribile di sviluppo umano. Qualsiasi progetto di sviluppo deve sostenere l’aggregazione di individui e comunità, riconoscendo e valorizzando l’associazione di corpi intermedi e di un tessuto sociale ricco di partecipazione e di corresponsabilità.

Il progetto ha molteplici obiettivi da realizzare, tutti volti al miglioramento delle condizioni di vita delle persone in difficoltà.

Obiettivo basilare è quello di aiutarle a prendere coscienza del loro essere persona umana a partire dai più elementari bisogni (pulizia personale, dell’abitazione, regole alimentari…).

Fondamentale, inoltre, è aiutarli a sanare e regolare le relazioni tra i membri della famiglia. Devono essere informati circa i diritti del cittadino ed educati ai doveri sia nei confronti della famiglia che dello Stato.

I volontari di Qua la mano collaborano alla ricerca di un lavoro che possa sostentare la famiglia ed educano all’amministrazione del denaro anche per mezzo di piccoli crediti, chiedendo, secondo le possibilità e i tempi, di restituire i soldi ricevuti per aiutare altri in difficoltà.

Ulteriore obiettivo è quello d’invitare le persone aiutate ad incontrarsi e relazionarsi con le persone che frequentano la Parrocchia in diverse attività (sport, doposcuola, lavori manuali…) per conoscere realtà diverse da quelle di provenienza e favorire l’integrazione sociale di categorie marginali. Ma l’aiuto è reciproco: i parrocchiani spesso sono assolutamente ignari dell’esistenza di persone così al limite del degrado e che invece, proprio per questo, possono aiutarli a rendere più attiva e concreta la loro fede.

I beneficiari sono persone in gravi difficoltà sociali ed economiche della zona di Taldykorgan, incontrate lungo il cammino o che vengono presentate man mano, con particolare attenzione ai minorenni specialmente se portatori di handicap. Giovani senza possibilità di costruirsi un futuro (istruzione e/o lavoro).

Dal 2016/17, inoltre, un numero crescente di famiglie di Almaty (inizialmente 10, ora ben 35) che, in collaborazione con il MASP (ONLUS di CL), cerchiamo di sostenere con un aiuto minimo mensile. Interessante è il fatto che in questo progetto siano coinvolti alcuni giovani che in passato hanno ricevuto da noi un aiuto e che ora, ormai avviati nel mondo del lavoro, aiutano noi nella distribuzione degli aiuti e nella visita alle famiglie.

Il progetto s’impegna quotidianamente nel cercare di rendere migliore la qualità della vita delle famiglie più in difficoltà. Lo fa educando i membri al rispetto e alla cura di se stessi e degli altri. Dalla cura personale al rapporto con le istituzioni e alla ricerca di un lavoro, i volontari del progetto permettono a queste persone, senza speranza e senza prospettive, di uscire dal loro isolamento sociale.

Questo crea un meccanismo positivo di maggiore fiducia in se stessi, negli altri e nel futuro. Le persone hanno la possibilità di avere un impiego e questo non può che avere ripercussioni concrete sull’economia locale. I bambini inoltre possono studiare e stare con altri della loro età facendo esperienza di amicizia e di crescita umana. I più giovani rappresentano il futuro e investire su di loro significa investire sulle possibilità di una comunità intera. Inoltre il progetto coinvolge un numero crescente di attori implicati sul campo, sia pubblici che privati, sia locali che internazionali, al fine di rispondere ai bisogni implicati.

Su la schiena!

Dopo un anno di studio della lingua italiana presso l’Università per stranieri di Perugia, dimorando nel Pensionato del nostro convento di Monteripido, Kolia ha provato a sostenere i famigerati Alfatest per entrare nell’Università di Fisioterapia… senza riuscire a superarli (agli stranieri, fino a due mesi prima degli esami, non era richiesto accumulare crediti!!!). Subito sembrava una tragedia, ma poi ci siamo detti che forse il buon Dio aveva altri piani… e questi non si sono fatti attendere.

Tornato in Kazakhstan, si è subito messo alla ricerca di un lavoro e si è presentata la possibilità di entrare nel progetto di riabilitazione del MASP (un’Associazione italiana che da vent’anni opera nel campo del sociale ad Almaty e nella sua regione). Il Comune chiedeva di aprire un ambulatorio per bambini con varie difficoltà motorie, presenti sul territorio. Mettendo a servizio le sue piccole competenze con grande generosità e talento, i primi risultati non si sono fatti attendere, così che il numero dei bambini ha subito iniziare a crescere, anche se, visto il tempo e le attenzioni che tali pazienti richiedono, purtroppo non si può andare oltre una trentina.

A febbraio, in occasione delle Universiadi, insieme alla nostra squadra italiana è venuta ad Almaty un’equipe dall’Associazione “don Gnocchi” di Fontanellato di Parma. Sono stati con Kolia una giornata, hanno ascoltato la sua storia e visto come lavora. Al termine ci siamo radunati tutti insieme e hanno proposto a Kolia di frequentare dei master mirati alle patologie che qui deve prendere in carico, consigliandogli (visto che la laurea italiana in Kazakhstan non è riconosciuta) di frequentare tutti i corsi che possono dargli la possibilità di lavorare ufficialmente. Così Kolia ha iniziato anche a studiare, conseguendo già due diplomi statali (e non saranno gli ultimi) che gli danno questa possibilità, di cui il primo, nello scorso mese di luglio, proprio a Fontanellato. 

Se è vero che il buon Dio ha sempre piani meravigliosi che neanche possiamo immaginare, è anche vero che, per realizzarli, ha bisogno di uomini di buona volontà come voi che ci sostengono in queste opere.

Il Signore vi benedica e vi ricompensi tutti!

 

fr. Luca Baino

 

Puoi scaricare il nuovo progetto e consultare l’articolo e il progetto precedenti.

Ragazzi fuori… casa!

Il progetto di scolarizzazione “Ragazzi fuori” nasce come necessità di permettere ad alcuni dei più volenterosi e potenzialmente capaci dei ragazzi del Centro Ndako ya bandeko di accedere agli studi superiori. Dovendo frequentare fuori dal Centro (da cui il nome del progetto) a causa della distanza dall’Università, abbiamo permesso loro di vivere a due a due in alcuni monolocali più vicini a scuola. Chiaramente, stando lontani, all’impegno economico per la scuola si aggiunge quello per la casa e i loro bisogni alimentari.

 

 

EKASSI JONATHAN, 25 anni. Cresciuto nel Centro “Ndako ya Bandeko fin dal 2004. Solo al mondo perché mandato via dai familiari. Quest’anno frequenterà il secondo anno di Gestione delle risorse a Brazzaville, presso la ESGAE, l’unica Università privata del Congo che ti permette di fare, oltre alla Licenza, anche il Dottorato.
Non è originario di Brazzaville ma di Kinshasa e per questo ha avuto dei problemi nel dover produrre tutti i documenti richiesti all’Università di Stato.

NSOUKA BIENVENU, 23 anni, anche lui cresciuto al Centro, praticamente non ha famiglia fatta eccezione per una sorella che vive sola con tre figli e senza lavoro. E’ originario di Brazzaville e quest’anno frequenterà l’Università di Stato M. Ngouabi.

 

 

 

 

WAMBA MILANDOU GRATIEN, 25 anni. Da diversi anni al Centro, ma legato ai frati da molto più tempo, in quanto frequentava

la nostra parrocchia di Djiri. Si trova a dover affrontare la vita da solo nonostante abbia una famiglia per incomprensioni con i genitori e storie di violenza e alcool. Frequenterà il primo anno di Economia all’Università statale. Anche lui originario di Brazzaville, ha già conseguito una Licenza in Diritto presso una Università privata, che però non permette di accedere al Dottorato né di passare a quella di Stato. Riprende quindi Economia per fare un piano di studi che lo porterà a mettere insieme le competenze di Diritto e di Economia, con il sogno di lavorare nelle relazioni internazionali o nella diplomazia.

 

 

 

 

MAVUMBA FILS, 21 anni. Lui e suo fratello più grande sono soli al mondo: figli di profughi, sua madre fuggiva dalla guerra di Kisangani quando lui aveva tre anni, mentre il padre, militare, muore nella stessa guerra; la madre morirà in un campo profughi a Kinshasa dopo la notizia della morte del marito. Frequenterà il primo anno di Liceo. Non è originario di Brazzaville ma di Kisangani (RDC); ha vissuto al Centro dal 2004 ma ormai abita con suo fratello, che lavora presso una comunità di suore in centro città.

 

 

Puoi scaricare il progetto.

Novità dalla Fondazione Congo Brazzaville

p. Roch discute la tesi di Dottorato

Nella solennità di sant’Antonio, martedì 13 giugno 2017, presso l’Accademia Alfonsiana in Roma, il frate minore p. Roch Ekouerembahe ha difeso la tesi dottorale di ricerca di Teologia morale, inerente il matrimonio: Une relecture des traditions matrimoniales en terroir mbochi aà la luniére de la révélation biblique. Analyse critique en perspective c’inculturalité.

Alla discussione è stato presente, tra gli altri, anche padre Bruno Ottavi che nel dicembre 1991 partì per il Congo Brazzaville assieme ad altri frati della COMPI per aprire una missione francescana. Ai frati che vi si sono alternati si unì, più tardi, per circa un decennio, anche il compianto padre Michele Impagnatiello. Tra i primi giovani accolti come probandi vi fu, invece, proprio Roch ed ora la conclusione dei suoi studi alla presenza di altri frati della medesima fondazione mostra che tante fatiche non sono state sterili.

Nella discussione p. Roch ha affermato che la cultura locale ha degli elementi che favoriscono l’inculturazione del Vangelo, anche se accanto a ciò deve esserci sempre un lavoro di purificazione della medesima.

Invitato dalla Commissione esaminatrice ad intervenire, il padre Bruno Ottavi, già Ministro provinciale dei Frati Minori dell’Umbria – eletto dopo il rientro dalla missione in Congo – e ora cappellano presso l’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, ha detto che nella sua presenza in Congo Brazzaville ha visto come “l’inculturazione del Vangelo e l’evangelizzazione della cultura hanno portato buoni frutti. Ma – ha proseguito – ora la sfida è nella globalizzazione del consumismo e del secolarismo, che sta distruggendo tanti valori costitutivi della società: in ciò la Chiesa è fortemente interpellata a continuare la predicazione del Vangelo”.

L’articolo è tratto dal sito dei Frati Minori dell’Umbria

 

Terminata e aperta al culto la cappella di Issengue

P. Pascal è stato di parola: il 3 giugno, nella solennità di Pentecoste, la cappellina di Issengue (di cui abbiamo seguito, passo passo, le fasi di costruzione: 13 gennaio, 10 aprile, 11 maggio), è stata solennemente dedicata al culto durante la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Owando , S.E. mons. Victor Abagna Mossa.

Ora i fedeli di Issengue possono finalmente godere di un luogo più confortevole per cantare le lodi del Signore.

Grazie a voi che, con la vostra generosità, avete reso possibile tutto questo!!

 

 

Pane per i bambini di Musambira – Rwanda

Alla fine degli anni ’70, dal Protomonastero di Santa Chiara di Assisi, 5 monache di clausura sono andate in Rwanda per fondare una comunità di vita contemplativa nella diocesi di Kamonye. Le vocazioni locali sono  state subito numerose: nel giro di pochi anni: le Clarisse di Kamonye hanno creato un’altra fondazione a Musambira (nella stessa diocesi di Kamonye) e ultimamente un gruppo di Clarisse dei due monasteri rwandesi ha creato un’altra fondazione nel Burkina Faso (diocesi di Ouahigouya). A Kamonye vi sono 42 Clarisse, a Musambira 30, in Burkina Faso 5. Le comunità vivono secondo la Regola di Santa Chiara, con il lavoro delle loro mani, senza rendite fisse e con il fraterno aiuto di tutti.

 

Già dalla fondazione del Monastero, a Musambira molta gente, veramente povera, bussa ogni giorno alla porta, in particolare  per chiedere qualcosa da mangiare. Le sorelle prendono dal loro orto quello che possono, ma ora hanno bisogno di un’impastatrice da 75 Kg di farina, perché ogni mattina devono preparare centinaia di panini per la colazione dei bambini che vanno a scuola a stomaco vuoto e passano per il Monastero. 

Francesco di Assisi mentre costruiva il monastero di S. Damiano per S. Chiara e le sue Suore, stendeva la mano dicendo a tutti: “…a chi mi dà una pietra il Signore promette una ricompensa; a chi mi dà due pietre, due ricompense…”

Con la stessa preoccupazione di S. Francesco, anche noi seguitiamo a stendere umilmente la mano a voi per questa necessità delle Clarisse di Musambira.

Ogni vostra offerta diventerà per loro impegno di preghiera e gratitudine davanti al Signore per voi. “… Avevo sete e mi avete dato da bere”.

p. Rino Bartolini

Scarica la scheda del Progetto

Marocco – progetto ANED

DAR ISLAM

La casa dell’islam

 

img_2746La Chiesa cattolica in Marocco è costituita da cristiani venuti da altri Paesi che vivono in mezzo al popolo musulmano. Attualmente il numero dei battezzati si aggira sui 25.000 in una popolazione che conta circa 31 milioni di abitanti. I francesi della diocesi di Rabat e gli spagnoli della diocesi di Tanger sono ancora i due gruppi cristiani più numerosi, tuttavia oggi la comunità cattolica è sempre più internazionale a motivo dei tanti studenti sud-sahariani che raggiungono lo stato magrebino per le varie università francofone/anglofone che vi si trovano.

L’islam è la religione di Stato e il Re ha il compito di vigilare per la salvaguardia e la difesa della comunità. Nonostante ciò, il popolo marocchino rimane molto accogliente nei riguardi delle altre religioni: per questo la Chiesa cattolica, oltre ad essere stimata per le molte opere di bene che compie, dispone di una certa libertà di culto e di azione.

Durante la vita di San Francesco d’Assisi, nel 1219, entrarono in Marocco i primi francescani e di seguito l’Ordine accolse anche i suoi primi cinque martiri. Dal XIII secolo sino ad oggi i frati sono sempre stati presenti sul luogo, dedicando il proprio apostolato ai cristiani e prendendosi cura dei tanti musulmani che collaboravano con loro per il bene dell’uomo.

In Marocco incontriamo una Chiesa appassionata che cerca di vivere semplicemente ciò in cui crede senza essere ripiegata su sé stessa, anzi, proprio per la sua grande passione per gli uomini e per Dio che li abita, è aperta alle necessità di tutti, cristiani e musulmani. Allo stesso tempo la Chiesa magrebina è anche appassionante anzitutto perché non può addormentarsi: ogni anno la comunità cristiana si rinnova di un quarto dei suoi membri e i nuovi fedeli che arrivano da vari Paesi sono per lo più giovani studenti, per cui occorre sempre “risituarsi”.

La Chiesa in Marocco è continuamente chiamata a passare dall’internazionale all’universale: con 80 diverse nazionalità occorre saper andare oltre le barriere culturali e saper fare della differenza lo stimolo per la comunione.

A questo punto comprendiamo come sia fondamentale lavorare insieme per il bene dell’uomo, non soltanto all’interno della Chiesa ma anche al di fuori, con la comunità musulmana. Si tratta di arricchirsi reciprocamente ed insieme restituire i doni ricevuti grazie all’amicizia, alla stima, al lavoro condiviso, per un popolo che in molti casi stenta a vivere.

img_4276È qui che si inserisce la collaborazione con l’associazione ANED nella città di Meknès, fondata e sostenuta dai frati della custodia del Marocco. ANED lavora con i ragazzi di strada e con le donne a rischio di esclusione sociale. Lì dove la Chiesa non riesce ad arrivare, questa piccola Associazione, con passione e tanto lavoro, giunge portando aiuto ai poveri della città. Essa è un punto di riferimento sia per il popolo musulmano sia per i cristiani che spesso, anche dall’estero, desiderano svolgere attività di volontariato in essa. L’opera che compie l’associazione ANED, in collaborazione con i frati della Custodia, non guarda alle differenze di religione, lingua o altro ma è una testimonianza concreta di amore per il bene dell’uomo e di desiderio di comunione.

Fr. Andrea Raponi

Vedi il Progetto ANED 2017

Progetto “Case famiglia” e panetteria

Carissimi,

grazie a tutti per il generoso aiuto col quale avete contribuito a sostenere questo progetto dei nostri Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld.

La vostra generosità ha permesso di acquistare i macchinari per la produzione di pane e dolci, come potete vedere nelle foto.dscn1299

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La panetteria è ormai avviata e quindi questa piccola parte del progetto “Case famiglia” è conclusa… e con essa, per il momento, anche la nostra collaborazione con p. Luis Roberto.

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Continuiamo a pregare perchè le “Case famiglia” possano ancora aiutare tanti bambini e ragazzi di strada.

 

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