Da Taldykorgan a Omsk… passando per Torino!

Stanislav, per gli amici “Stass”, ha concluso brillantemente il liceo sportivo di Taldykorgan. In un primo momento aveva deciso, viste le difficolotà economiche della famiglia, di concludere il suo percorso di studi e cercarsi un lavoro.

Incoraggiato dagli insegnanti e dai genitori e sostenuto dagli amici dell'”Istituto Flora” di Torino ha accettato di provare a superare l’esame di ammissione all’Università dello Sport a Omsk (Siberia). Nessuno aveva dubbi che ce l’avrebbe fatta e così, alla fine di agosto, si trasferirà e inizierà il nuovo corso di studi.

 

 

Ringraziamo gli amici suoi coetanei del liceo economico-sociale dell’Istituto Flora che lo hanno accompagnato nel conseguimento del suo primo corso di studi e quelli che lo accompagneranno in questa seconda esperienza.

 

p. Luca

Aggiornamenti kazaki

Carissimi, ecco a voi alcune notizie dal nostro p. Luca.

Concerto di fine anno

Anche quest’anno sono stato invitato al concerto di fine anno della “Scuola musicale” di Taldykorgan, dove si avviano i bambini alla cultura musicale ed, eventualmente, si selezionano per il conservatorio di Almaty o di Astana.

Quest’anno hanno invitato i loro “colleghi” di Almaty che, come potete vedere dai video, sin dalla più tenera età sono preparati a lavorare insieme in orchestra.

Quest’anno, la sorpresa è stata che a dirigerli non c’era un loro insegnante ma un bambino di soli 10 anni ma ormai pronto ad esercitare la professione di direttore. E’ stato impressionante vedere con quanto sentimento e passione dirigeva i suoi più o meno coetanei!

La mia presenza con l’abito francescano è sempre un’occasione di testimonianza di come noi cattolici non stiamo rinchiusi nelle chiese ma ci impegniamo lì dove ci viene chiesta collaborazione, in questo caso nel campo della cultura e dell’arte.​

Esperimento riuscito

Forse ricordate che qualche tempo avevo annunciato che, viste le difficoltà burocratiche ad aprire nuovamente asilo e dopo scuola, ci volevamo comunque impegnare ad aiutare le mamme (senza marito) a trovare un lavoro e/o a formarsi in vista di un’assunzione.

Mamma Gianna ha finito il corso di sartoria ed è stata assunta in una delle poche fabbriche di questo campo presenti a Taldykorgan. Fatti quattro conti abbiamo visto che ci potevamo impegnare a pagare l’asilo per il piccolo Aleksei e la cosa è tornata molto utile anche per il suo sviluppo psico-motorio visto che, altrimenti, sarebbe rimasto in casa, spesso semplicemente seduto sul divano di fronte al televisore.

 

 

Ed ecco mamma Gianna all’opera e con i primi risultati del suo lavoro… per i figli! Brava mamma Gianna.

 

Un fulmine a Gahemba

Qualche tempo fa, esattamente giovedì 9 Marzo verso mezzogiorno, la Parrocchia di Gahemba in Burundi è stata sconvolta da una calamità: durante la stagione delle piogge un fulmine (cosa rarissima da quelle parti) si è scaricato sul villaggio, causando due morti (in una foto, le vedove con fr. Nicodeme), numerosi feriti e molti danni alle case, alle coltivazioni e alla chiesa dove, tra le altre cose, è andato distrutto l’impianto fotovoltaico. 

 

 

 

 

 

 

 

In questi mesi la comunità di Gahemba è stata aiutata dalla generosità di numerose persone, che hanno permesso di far fronte ai bisogni più immediati, ma ora è necessario un nuovo sforzo per rifare l’impianto elettrico della chiesa: ecco il necessario.

Grazie a tutti coloro che potranno aiutarci!

 

Dio vi benedica

 

Novità dalla Fondazione Congo Brazzaville

p. Roch discute la tesi di Dottorato

Nella solennità di sant’Antonio, martedì 13 giugno 2017, presso l’Accademia Alfonsiana in Roma, il frate minore p. Roch Ekouerembahe ha difeso la tesi dottorale di ricerca di Teologia morale, inerente il matrimonio: Une relecture des traditions matrimoniales en terroir mbochi aà la luniére de la révélation biblique. Analyse critique en perspective c’inculturalité.

Alla discussione è stato presente, tra gli altri, anche padre Bruno Ottavi che nel dicembre 1991 partì per il Congo Brazzaville assieme ad altri frati della COMPI per aprire una missione francescana. Ai frati che vi si sono alternati si unì, più tardi, per circa un decennio, anche il compianto padre Michele Impagnatiello. Tra i primi giovani accolti come probandi vi fu, invece, proprio Roch ed ora la conclusione dei suoi studi alla presenza di altri frati della medesima fondazione mostra che tante fatiche non sono state sterili.

Nella discussione p. Roch ha affermato che la cultura locale ha degli elementi che favoriscono l’inculturazione del Vangelo, anche se accanto a ciò deve esserci sempre un lavoro di purificazione della medesima.

Invitato dalla Commissione esaminatrice ad intervenire, il padre Bruno Ottavi, già Ministro provinciale dei Frati Minori dell’Umbria – eletto dopo il rientro dalla missione in Congo – e ora cappellano presso l’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, ha detto che nella sua presenza in Congo Brazzaville ha visto come “l’inculturazione del Vangelo e l’evangelizzazione della cultura hanno portato buoni frutti. Ma – ha proseguito – ora la sfida è nella globalizzazione del consumismo e del secolarismo, che sta distruggendo tanti valori costitutivi della società: in ciò la Chiesa è fortemente interpellata a continuare la predicazione del Vangelo”.

L’articolo è tratto dal sito dei Frati Minori dell’Umbria

 

Terminata e aperta al culto la cappella di Issengue

P. Pascal è stato di parola: il 3 giugno, nella solennità di Pentecoste, la cappellina di Issengue (di cui abbiamo seguito, passo passo, le fasi di costruzione: 13 gennaio, 10 aprile, 11 maggio), è stata solennemente dedicata al culto durante la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Owando , S.E. mons. Victor Abagna Mossa.

Ora i fedeli di Issengue possono finalmente godere di un luogo più confortevole per cantare le lodi del Signore.

Grazie a voi che, con la vostra generosità, avete reso possibile tutto questo!!

 

 

Un documentario per p. Odorico

Nonostante sia terminato il centenario della nascita del Servo di Dio, p.Odorico d’Andrea, non si spengono in Nicaragua la devozione e le iniziative per “El santito del Norte”.

Tra le tante iniziative che hanno coinvolto migliaia di fedeli e che hanno ricordato padre Odorico per il suo impegno sociale a San Rafael, ricordiamo in particolare quelle che lo ricordano come “uomo di pace”.

La situazione politica in Nicaragua, nel 1953, anno del suo arrivo dall’Umbria, era di grande instabilità e successivamente di lotta rivoluzionaria contro la dittatura. In questo contesto difficile in cui San Rafael era poco più che un villaggio in cui mancava tutto, p. Odorico fa arrivare l’acqua potabile e si adopera per la realizzazione di una diga e di una linea di trasporto da lui gestita che collega San Rafael con Matagalpa e Managua. Siamo nel 1962 e comincia la costruzione dell’ospedale a San Rafael, di strade, scuole, chiese e dispensari nei paesi circostanti.

In questo contesto di lotta rivoluzionaria, p. Odorico si fa mediatore di pace tra i gruppi armati, riuscendo ad ottenere qualche tregua. Al suo apparire i due eserciti nemici si fermano, abbandonano le armi, vanno incontro al “Padrecito”, come lo chiamano affettuosamente i nicaraguensi, ed ascoltano devotamente la messa, sul campo di battaglia trasformato in altare.

Questo suo impegno a favore della pace tra due fazioni rivali – che fa tanto pensare al Cantico delle Creature di San Francesco, in particolare alla strofa sul perdono: “Laudato si mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore”, anche quella scritta in un’occasione analoga – e tante altre virtù, sono al centro di un documentario prossimo ad essere disponibile al pubblico dei fedeli.

Il documentario, diretto da Roger Mantica e prodotto da RoMa Production, attraverso testimonianze di frati o semplici fedeli, ricostruisce la figura di p. Odorico e del suo impegno, tra gli altri, per il ristabilimento della pace. Di seguito riportiamo il trailer del documentario.

L’articolo è tratto dal sito dei Frati Minori dell’Umbria

Novità dal Kazakhstan – nuovo incarico per fra Luca

Carissimi,
durante lo scorso capitolo della Fondazione di S. Francesco di Russia e Kazakhstan, mi è stato chiesto di diventare parroco anche di Almaty (oltre che già di Taldykorgan e Jarkent).
Ieri sono stato presentato ufficialmente dal Vescovo alla comunità di Almaty durante la Messa in russo della mattina. Poco per volta cerco di entrare nell’ingranaggio di questa parrocchia alquanto complessa ma molto viva: la comunità di lingua russa celebra due Messe alla mattina e alla sera della domenica; quella inglese (diplomatici e fillippine che lavorano come badanti) al sabato alle 17.00; quella di lingua coreana (con un giovane sacerdote diocesano appena arrivato dalla Corea che può seguire la comunità  e celebrare nella loro lingua) la domenica alle 15.00; la comunità greco-cattolica con il loro sacerdote, la domenica alle 13.00. Di tutti sono parroco e il compito principale è fare in modo che tutti si sentano a casa e, in qualche modo, parte di un’unica famiglia.
E poi i vari gruppi di catechesi: dai bambini, agli adolescenti, alla scuola di Bibbia dopo la Messa vespertina la domenica sera; il gruppo delle famiglie una volta al mese, il gruppo di preghiera “notturna” il sabato dalle 20.00 alle 22.00.
E io che faccio avanti e indietro tra due parrocchie perché per la terza (Jarkent, ai confini con la Cina) il Dipartimento per gli affari religiosi non mi da ancora la Licenza Missionaria e ci sarà da fare ancora parecchio per risolvere la situazione. Dovrebbe essere in arrivo un altro fratello sacerdote, che attendiamo agli inizi di giugno e che sarà, con me, vicario parrocchiale delle tre parrocchie.
Inoltre ad Almaty è attivo un ambulatorio per senza tetto e poveri, gestito da due nostri fratelli laici coreani molto apprezzato e frequentato e una mensa che serve pasti, la possibilità di lavarsi e ricevere abiti puliti, attiva quattro giorni alla settimana. Come sapete, collaboro anche con il nostro centro sociale italiano  MASP soprattutto aiutando alcuni giovani (usciti dall’orfanotrofio o da qualche carcere o comunque con gravi difficoltà famigliari) a costruirsi un futuro.
Come vedete il da fare non mi manca ma neanche mi spaventa… santa incoscienza!!!
Mi affido alle vostre preghiere assicurandovi anche le mie.
Il Signore ci dia la sua pace!
fr. Luca

Aggiornamenti da Issengue

Cari amici, grazie al contributo di un generoso benefattore, p. Pascal ha potuto avviare i lavori di edificazione della cappella di cui vi avevamo parlato (vedi). Nelle foto vi mostriamo le fasi iniziali della costruzione, che dovrebbe essere terminata entro Pentecoste.

 

 

 

Pane per i bambini di Musambira – Rwanda

Alla fine degli anni ’70, dal Protomonastero di Santa Chiara di Assisi, 5 monache di clausura sono andate in Rwanda per fondare una comunità di vita contemplativa nella diocesi di Kamonye. Le vocazioni locali sono  state subito numerose: nel giro di pochi anni: le Clarisse di Kamonye hanno creato un’altra fondazione a Musambira (nella stessa diocesi di Kamonye) e ultimamente un gruppo di Clarisse dei due monasteri rwandesi ha creato un’altra fondazione nel Burkina Faso (diocesi di Ouahigouya). A Kamonye vi sono 42 Clarisse, a Musambira 30, in Burkina Faso 5. Le comunità vivono secondo la Regola di Santa Chiara, con il lavoro delle loro mani, senza rendite fisse e con il fraterno aiuto di tutti.

 

Già dalla fondazione del Monastero, a Musambira molta gente, veramente povera, bussa ogni giorno alla porta, in particolare  per chiedere qualcosa da mangiare. Le sorelle prendono dal loro orto quello che possono, ma ora hanno bisogno di un’impastatrice da 75 Kg di farina, perché ogni mattina devono preparare centinaia di panini per la colazione dei bambini che vanno a scuola a stomaco vuoto e passano per il Monastero. 

Francesco di Assisi mentre costruiva il monastero di S. Damiano per S. Chiara e le sue Suore, stendeva la mano dicendo a tutti: “…a chi mi dà una pietra il Signore promette una ricompensa; a chi mi dà due pietre, due ricompense…”

Con la stessa preoccupazione di S. Francesco, anche noi seguitiamo a stendere umilmente la mano a voi per questa necessità delle Clarisse di Musambira.

Ogni vostra offerta diventerà per loro impegno di preghiera e gratitudine davanti al Signore per voi. “… Avevo sete e mi avete dato da bere”.

p. Rino Bartolini

Scarica la scheda del Progetto

Kazakhstan – Una mano ancora tesa.

 

Alieg

A settembre si è affacciato un giovane di Almaty, Alieg, proveniente da un orfanotrofio, per chiedere un aiuto per realizzare un suo sogno: “diventare cuoco”. Già lavorava in un ristorante, ma poiché era senza attestato, poteva solo lavare piatti e pentole e la sua speranza di andare oltre non sembrava avere possibilità. Così ci siamo messi in moto per cercare una scuola adeguata e, grazie al vostro aiuto, abbiamo potuto dargli la possibilità di mantenersi durante il corso che lo impegnava tutto il giorno, senza quindi la possibilità di lavorare e guadagnarsi uno stipendio. Intanto, avendo ricevuto un monolocale secondo il programma statale per gli orfani, visto che mancava proprio il mobilio della cucina, sempre grazie al vostro aiuto, abbiamo cercato in un “Bazar” all’ingrosso qualcosa confacente alle nostre possibilità economiche… così che, anche a casa, Alieg aveva la possibilità di esercitarsi! Finito il corso, trovare lavoro non è stato semplice in quanto tutti pretendevano almeno un anno di esperienza. Ma come accumulare tale esperienza senza la possibilità di lavorare? Inaspettatamente, durante un pranzo tra amici, al tavolo c’era anche la proprietaria di un ristorante che, ascoltando la storia di Alieg, ha deciso di dargli la possibilità di iniziare a lavorare… quello che vedete nelle foto sono i suoi primi risultati. Vi aspettiamo per provare uno dei suoi piatti!!!!

 

 

 

Inverno al caldo

 

 

Con l’arrivo dell’inverno, come ogni anno, si presenta la questione dell’acquisto del carbone. Per molti è una spesa insostenibile, soprattutto per quelli che già si rivolgono a noi per la quotidiana sopravvivenza.  Così anche quest’anno siamo riusciti, grazie al vostro aiuto, a comprare il carbone ad una decina di famiglie per affrontare le nostre rigide temperature invernali (di notte si può arrivare anche a meno trenta), sapendo che oltre al calore della stufa, per loro è molto importante e sorprendente scoprire che persone tanto lontane da loro, che neanche li conoscono, si prendono cura di loro. Da parte nostra, ma soprattutto da parte loro, un “caloroso” grazie!

 

Gli scarponi nuovi di Sascia

Forse qualcuno ricorda Ilia, un bambino che quattro anni fa aveva ingerito un quantità considerevole di detersivo e, visto che tutta la famiglia era completamente ubriaca, era rimasto due giorni con questo detersivo in corpo con gravissime conseguenze per l’intestino. Grazie al “Progetto sanitario” eravamo riusciti a curarlo in una clinica di Almaty e, dopo due anni, con un tubicino nello stomaco, ora è tornato alla normalità.

Il papà, Sascia, è l’unico della numerosa famiglia che non beve… o almeno non si ubriaca fino a perdere conoscenza (!!!). Cercando lavoro è finito in un giro di “caporalato” come quelli che conosciamo bene anche noi in Italia, ammalandosi gravemente a causa delle pessime condizioni in cui lo obbligavano a lavorare. Non senza rischi per lui e per noi, siamo riusciti a tirarlo fuori, a curarlo e a trovargli un nuovo lavoro. Accompagnandolo il primo giorno al lavoro, ci siamo resi conto che le scarpe che indossava non avevano le suole e che con queste scarpe percorreva i due chilometri a piedi  che lo portavano al lavoro.

Visto che ormai l’inverno era alle porte, ci siamo presi cura di procurargli, oltre a dei buoni scarponi, anche qualcosa da indossare per il lavoro all’aperto. Quello che ci riempie il cuore è lo stupore e la gratitudine di queste persone che, di fronte alla “cura” che ci prendiamo di loro, spesso commentano: “Nessuno si è mai occupato di me come fate voi, neanche i miei parenti più stretti”! Sia tutto a gloria del Buon Dio Provvidente che non abbandona mai suoi figli!

“Qua la mano” – Aggiornamenti

CUCITO

Due anni fa avevamo proposto un corso di cucito ad alcune donne del progetto “Qua la mano”, comprando alcune macchine da07 cucire, vari attrezzi per il taglio e stoffe. Purtroppo l’iniziativa non ha dato tutti i risultati sperati, per vari motivi ma soprattutto per la mancanza di fondi nell’acquistare ancora stoffe e materiale per proseguire. Comunque la cosa è tanto piaciuta che anche papà Sascia si è dilettato nel preparare questi locali “portafelicità”… con bellissimi risultati, come potete vedere!!

Stiamo ora cercando di aiutare alcune mamme ad iscriversi ad un corso di cucito organizzato dal Comune di Taldykorgan che potrebbe poi dare loro anche l’opportunità di trovare lavoro in qualche fabbrica legata a quest’iniziativa.

Inoltre stiamo pensando di aprire un nuovo progetto per acquistare materiale per confezionare oggetti tradizionali kazakhi da rivendere nelle nostre mostre missionarie italiane, dando così ai nostri genitori locali l’opportunità di guadagnare qualche soldo e, a noi italiani, di conoscere la nostra cultura kazakha.

SASHA

sasciaForse ricorderete Sascia, il bambino grazie al quale è iniziato tutto il nostro cammino e la nascita del progetto “Qua la mano”. Nella foto sono quattro di dieci figli. E’ meraviglioso andarli a trovare e, nonostante le condizioni, vedere come sono sempre sorridenti e come si prendono cura gli uni degli altri! Ora la sorellina Karina (a destra nella foto ) è ammalata di fegato e nonostante le cure non riesce ancora a guarire. Grazie al progetto sanitario stiamo cercando qualche specialista (che lo sia davvero!), ovviamente a pagamento, che la possa aiutare. Ci affidiamo alle vostre preghiere ringraziandovi anche del vostro aiuto economico.

LA FAMIGLIA DI DAVID E SERGHEJ

17Finalmente papà S. ha deciso di fermarsi e prendersi cura della sua famiglia. Alla prima gravidanza era scappato, lasciando la compagna da sola a gestire la gravidanza e il primo anno e mezzo di vita del piccolo David che, già appena nato, aveva avuto grossi problemi di salute. Mamma si era rivolta a noi e così l’avevamo aiutata a crescere il piccolo e soprattutto a risolvere i suoi vari problemi di salute.18 Ora anche lui si prende cura del fratellino Serghej e finalmente la famiglia è ricomposta. Ma anche questo secondo figlio ha grossi problemi di salute: nei suoi primi due mesi di vita ha già trascorso, a intervalli, una mesata in rianimazione e due volte lo hanno salvato al pelo da asfissia a causa dei problemi ai polmoni di cui non si riesce ancora a capire la causa nè, quindi, una possibile soluzione. Inoltre il piccolo stipendio di papà non riesce a mantenere completamente la famiglia ma, vista la sua buona volontà e il suo impegno, abbiamo deciso di continuare ad aiutarli soprattutto nella speranza che anche i problemi di salute di Serghej si risolvano al più presto. Lo affidiamo anche alle vostre preghiere ringraziandovi per il vostro sostegno.