GM il ritorno: Etiopia

Eccoci qui, siamo Ilaria e Marco, tornati sani e salvi dalla nostra avventura. Tre settimane molto cariche di esperienze ed incontri. Abbiamo conosciuto la realtà Salesiana di Pignudo, Abobo ed Addis Ababa, ma anche quella quotidiana di chi vive in queste zone. Abbiamo conosciuto una fede semplice, che prega e canta perché davvero non manchi il pane quotidiano. Abbiamo conosciuto un modo di condividere che non è un’eccezione alle singole quotidianità, ma che è fondamento della società, tanto da dare il nome all’etnia che ci ha ospitati: “Anuak”.

Abbiamo capito che con solo il sole a farti da lampione, 12 ore di luce a disposizione, temperature impossibili già dalle 10 di mattina o pioggia battente se è la stagione delle piogge, l’unica possibilità è fare quello che si può, come si può e quando si può. Abbiamo capito che se hai anche solo mal di pancia, non sai se qualcuno sarà in grado di capire il problema e curarti (ma per fortuna qualcuno che capisce il problema e ti cura c’è, magari a tre ore di macchina).

Abbiamo conosciuto Abba Giorgio che dopo una vita di missione non dimentica il piacere della compagnia davanti a un bel bicchiere di grappa. Abbiamo conosciuto Maria Teresa, missionaria laica che ogni giorno prova a metterci del suo per migliorare una fetta di mondo. Abbiamo conosciuto ragazzi che come tutti i ragazzi vivono, crescono e imparano al meglio delle loro capacità.

Abbiamo maturato la consapevolezza che non esiste un mondo migliore e un mondo peggiore ma esiste un mondo che ha bisogno di aiuto da parte di un mondo che ha la possibilità di aiutare, entrambi costituiti da persone con uguale speranza, forza e dignità.

Ringraziamo Abba Filippo, per il suo immancabile entusiasmo e supporto. Grazie a Gnigwo che ci ha accolti come fratelli. Grazie a tutti i Salesiani conosciuti ad Addis Ababa che hanno condiviso con noi pasti ed esperienze di vita. Grazie ai frati e ai compagni del gruppo missionario per la formazione e la vicinanza.

… E grazie ad Adriana: sono stati i suoi manicaretti a farci tornare dopo il primo incontro!!!

Da cosa nasce cosa: piccoli GM crescono

Riceviamo questa bella testimonianza da Elisa, che partecipò al corso “Giovani&Missione” qualche anno fa…

 

Ciao, sono Elisa Seghetti.

Sono già passati 3 anni dalla mia prima esperienza missionaria in Bolivia dopo il corso ad Assisi. Fu un’ esperienza bella, che fece girare dentro di me un piccolo ingranaggio che ha messo in moto un grande progetto per la mia vita.
Il mio lavoro è nutrizionista e dopo un anno di pausa, due anni fa vengo a conoscenza dell’associazione Nutrizionisti senza frontiere e… il desiderio di partire per servire, incontrare e ricevere si è riacceso.
A giugno sono partita per la seconda volta per il Guatemala dove ci occupiamo di progetti di contrasto alla malnutrizione infantile attraverso un centro di recupero nutrizionale e progetti per lo sviluppo agricolo, nutrizionale e culturale del territorio.
Esperienze che hanno cambiato la mia vita e mi stanno chiamando di nuovo a scegliere di andare per essere veramente felice e vivere in pienezza: per questo avevo il desiderio di condividere e ringraziare voi tutti per essere stati primo strumento di questa meravigliosa avventura chiamata missione!
Grazie di cuore
Il Signore vi benedica e vi renda santi
Un caro abbraccio
Elisa

 

Alessandra… dove osano le “aquile”!

Ciao, sono Alessandra, ho 22 anni e da novembre scorso, mese in cui ho iniziato il corso “Giovani e Missione”, i miei amici e familiari pensano che sia diventata matta. Le prime rassicurazioni che ho dato loro sono state: “Ma no, tranquilli, partecipo a questo corso ma non voglio partire.”

Fra Iuri ci aveva visto più lungo di me e l’aveva buttata là, dicendomi: “…e se poi parti?” E così è stato, oggi mi ritrovo a preparare uno zaino e con in mano un biglietto aereo: sono in partenza per l’Albania. In realtà sapevo fin dall’inizio che c’era qualcosa, o meglio, Qualcuno che mi stava aspettando per una “Missione” importante: aprire il mio cuore agli altri, così come San Francesco aprì il suo al lebbroso.

Durante il corso ho provato sensazioni diverse: paura, ansia, timore di non essere sulla strada giusta, ma ad ogni incontro Dio mi ha parlato attraverso le parole dei frati e frasi come “ho paura, ma ci sto”; “si parte per donare la gioia ricevuta” sono risuonate nella mia anima e mi hanno spinta a prendere la decisione di partire.

Certamente le preoccupazioni e le ansie non sono finite, ma parto affidandomi totalmente al Signore Gesù e a Maria, mia madre dolcissima. Parto perché proprio durante il corso ho sentito e visto che Gesù non è una bella teoria da raccontare, Gesù è una Persona ed io l’ho incontrata, e per questo desidero tanto, anche solo col sorriso, parlare di Lui a chi non ha ancora conosciuto la Bellezza del Vangelo. Parto perché mi sento un prodigio d’Amore, amata da Dio in ogni mio particolare. Parto per donare la gioia ricevuta. Mi incammino spoglia delle mie sicurezze e prego il Signore perché possa aprire il mio cuore a tutto l’amore che riceverò e donerò, a tutte le mani che stringerò e a tutti gli abbracci che potrò custodire.

Ringrazio tutte le persone che mi sono state vicine in questi mesi di discernimento e di grazia e ringrazio Dio per questa meravigliosa, piccola intuizione d’amore che mi ha messo nel cuore.
Non mi resta che dire: “ O Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace.”

GM: Sotto a chi tocca!!

Dopo Marco & Ilaria e Matteo e Pietro, ora è la volta di Ambra e Martina…

 

Ciao a tutti! Sono Ambra, 24enne napoletana con “strane” idee per la testa… infatti sto partendo per la Bolivia!!!

Quando sei a pochi giorni dalla partenza speri di avere tutto sotto controllo, speri di avere i farmaci per qualsiasi evenienza, l’abbigliamento adeguato al luogo e lo spray che ti protegge da tutti gli animali. Poi pensi che per quanto la tua mente voglia controllare tutto in realtà non può farlo. In questa missione alla guida non c’è la tua mente, se avessi ascoltato la testa ora sarei su qualche isola greca a godermi l’estate.

Ho ascoltato il cuore, un desiderio profondo che porto dentro da un bel po’. Ho seguito quello che Lui mi ha messo nel cuore; allora con lo stesso spirito di affidamento con cui ho affrontato la preparazione, affronto questo viaggio con l’idea di andare li’ per servire, per donarmi totalmente all’altro senza i miei schemi mentali ma con lo Spirito che sto chiedendo a Lui.

Nei mesi di preparazione mi chiedevo cosa potessi donare, avevo l’idea di dover trovare soluzione alla fame nel mondo, per poi capire che ciò io non posso farlo, posso donare solo me stessa, il mio tempo, il mio amore e la mia testimonianza di averLo incontrato. La cosa fondamentale in questa missione è andare incontro all’altro, accogliendo, amando, servendo e facendosi mezzo.

Parlando con le persone in questi mesi tutti mi chiedevano perché fare una cosa del genere, perché stare via un mese, perché non godermi le vacanze, perché spendermi così tanto…. Per Amore!!! E l’Amore è tanto, l’Amore costa, l’Amore ti consuma…altrimenti che Amore è?

Quello che chiedo ora è di essere strumento. ” Oh Signore fa’ di me un istrumento della tua pace” pregava San Francesco.

 

Sono Martina, ho 20 anni e sono in partenza per la Bolivia. Finalmente il mio desiderio si sta realizzando. Le aspettative sono tante così come la voglia di andare.

Ho sempre avuto, fin dall’inizio del mio cammino di fede, il desiderio di testimoniare la gioia di vivere in Cristo, a partire dalle persone a me care. Questo desiderio si è fatto sempre più profondo e attraverso il corso “giovani e Missione” ho avuto la grazia di metterlo nelle mani del Signore per capire fin dove volesse portarmi. Mi sono lasciata condurre , mi sono fidata delle persone che il Signore ha messo nel mio cammino e che mi hanno sostenuta a accompagnata durante questo tempo. Ho accettato con gioia le sfide davanti a cui il Signore mi ha messo, anche quelle apparentemente più scomode, come quella di non partire con Pietro, il mio ragazzo. Certo i dubbi e le preoccupazioni non mancano, ma ciò che mi attraversa dentro è un profondo senso di pace e allo stesso tempo di gioia.

Ciò che mi fa muovere è il fascino della diversità. Provo ad immaginarmi i volti delle persone che incontrerò, i posti che vedrò, ed è bellissimo. Il Signore si è servito dei suoi missionari per attrarmi a sé e ora desidero io essere, come dice Santa Teresa di Calcutta, una fiaccola nell’ora buia di qualcuno. Sicuramente non mancheranno i momenti di fatica e di sconforto , ma so che il Signore non mancherà di farmi sentire tutto il suo affetto e la sua tenerezza, e tutto questo sarà motivo di crescita per me. Per ora mi vivo la mia grande gioia e affido tutto sotto la protezione materna di Maria, madre sorella e amica.

PARTITI!!!! – Primi “GM” sbarcati a destinazione

Conclusa la quinta edizione del corso di formazione missionaria “Giovani & Missione”, i primi 4 partecipanti hanno da poco raggiunto le loro destinazioni: Ilaria e Marco a Pugnido, in Etiopia, nella missione salesiana di Abba Filippo; Matteo e Pietro a Rushooka, in Uganda.

 

Ecco le loro testimonianze prima della partenza:

Marco e Ilaria:

Ciao a tutti!

Siamo Marco e Ilaria, sposetti da circa 9 mesi; Ilaria medico e Marco biotecnologo, viviamo nelle ridenti campagne tra Padova e Venezia.

Tra pochi giorni partiremo per l’Etiopia con destinazione la missione salesiana di Pugnido, nella regione di Gambella. Sarà il nostro viaggio di nozze (ritardato). La destinazione deriva da una proposta fattaci da abba Filippo, che vive nella missione di Pugnido e non ci è stata affidata dai frati durante il corso Giovani e Missione, come accade di solito.

Le nostre sensazioni sono un po’ altalenanti e per questo cerchiamo di supportarli a vicenda. Io, Marco, mi sento di partire con il cuore leggero, svuotato dagli impegni e le preoccupazioni quotidiane, pronto a riempirlo con i volti delle persone che incontreremo e dei luoghi in cui vivremo.

Io, Ilaria, ad oggi faccio ancora fatica a non preoccuparmi delle cose da preparare… E se penso in quali insetti o animali ci imbatteremo mi viene la pelle d’oca! Ma le parole di fra Iuri e di due amici partiti prima di noi sono state provvidenziali per focalizzare l’unico vero obiettivo: incontrare.

Ed proprio con questo spirito che vogliamo affidare Il nostro viaggio al Signore perché possa permetterci di incontrarlo nei volti che incroceremo. E a voi che leggete chiediamo una preghiera per noi.

Pace e bene!

Marco e Ilaria

P.s. Se anche voi come noi desiderate partire non dimenticate due cose essenziali: il corso dei frati e i vaccini! 😉

Pietro:
Sono tante le emozioni e i pensieri che in questi momenti mi frullano in testa: la tristezza di salutare le persone care e un po’ di preoccupazione sui loro volti che si mischia alla gioia e alla trepidazione della partenza, la forza emotiva scatenata dai saluti e dagli abbracci, le preoccupazioni e le incertezze per il viaggio e la missione e la curiosità di un mondo nuovo e sconosciuto… ma tutto ciò è sostenuto da una base di tranquillità e serenità (insolita per il mio carattere) che mi sorprende tanto… ma so da Chi viene.
Viene da Chi mi ha “incastrato” attraverso le vie del Suo Amore: prima a fare il corso GM, poi a dire sì e a fidarmi, anche se la mia ragazza, con cui speravo di partire, quei burloni dei frati l’hanno mandata in Bolivia… e a me in Uganda!!! Nonostante il mio ribellarmi e non capire, il Signore con il tempo e alcuni suoi testimoni mi hanno fatto capire il razionale e la bellezza di questa scelta.
E poi questa tranquillità sta anche nel sentire vicine tutte le persone che so che mi stanno accompagnando nella preghiera. Ed è un sacco bello. So che il Signore non delude. Di fronte alle mie incertezze e paure posso solo fidarmi del Padre mio che mi ama infinitamente e che dà solo cose buone ai suoi figli.
E andare!

Giovani & Missione: Brasile 2016

MISSIONE BRASILE 2016

Goiana-Xavantina-Mineiro

Impossibile descrivere quello che si prova, quello che si impara, quello che si riceve dal vivere questa esperienza.

Ringrazio DIO per avermi fatto la grazia di aver scelto me tra tanta gente, per avermi aperto il cuore su un mondo tanto diverso quanto uguale al nostro. Si, perché i posti visti, i ragazzi conosciuti, il vivere la vita quotidiana con loro ti dà occasione di conoscere storie personali che sembrano diverse solo all’apparenza ma che in realtà nascono tutte dalle stesse difficoltà, dagli stessi errori, dalle stesse false illusioni (o falsi Dei) che tentano ogni uomo, lì come qui!!!…

Gran parte delle difficoltà di quei ragazzi nascono da una famiglia assente, proprio come accade qui da noi, e stando con loro si nota proprio la loro voglia di normalità, di attenzioni, di amore, di cui sentono la mancanza nelle loro casa, nelle loro famiglie. Tutte cose che trovano in GESÙ grazie allo splendido lavoro delle suore missionarie dell’Addolorata, una vera e propria famiglia che con tanta fatica lavora costantemente per il futuro di questi ragazzi che come dicevo sono facile preda di quei falsi Dei che ti illudono, ti comprano con i soldi facili, con la promessa di un futuro migliore a discapito di tutto e tutti senza pensare alle conseguenze.

 

Proprio come succede oggi a i nostri ragazzi.

Eh sì, due mondi così diversi e così uguali, ma non poteva essere altrimenti, perché le debolezze dell’uomo sono uguali in tutto il mondo. Credo che se gli uomini si giudicassero non per le loro doti ma per le loro debolezze magari non si piacerebbero ma almeno capiremmo che siamo davvero tutti uguali!!!…

Di questa avventura mi resterà la gioia dei ragazzi ancora liberi da questa moderna corruzione.

Mi rimarrà la forza delle suore missionarie che affrontano tutti i giorni problemi (per noi insormontabili) come problemi da risolvere e basta, sempre con il sorriso e la gioia di DIO.

Mi rimarrà le straordinaria esperienza di ricevere moltiplicato l’amore che donavo fino a rendermi conto (come dicono in Brasile) che il nostro cuore è troppo piccolo per tutto l’amore che c’è!!!…

E allora ti domandi come facciamo ad essere tristi, come si fa a non aprire i nostri cuori e a lasciarli vuoti e chiusi fino al punto di sentirsi soli in questo mondo.

Ringrazio DIO per avermi accompagnato con la sua presenza in questa missione, ringrazio DIO perché il mio cuore è pieno, ringrazio DIO perché non sarò mai solo con lui al mio fianco.

VIVA CRISTO RE

Roberto Mecchia

Ndako Ya Bandeko 2016

Cosa mi ha lasciato questa missione:

L’aver visto un posto cosi diverso dall’Italia, mi ha mostrato un’altra parte di questo pianeta su cui viviamo. E quanto sono diversi i posti, ma soprattutto le persone, i loro modi di pensare e di vivere; la loro cultura; i loro costumi; le loro relazioni; la loro capacità di adattamento.

L’Africa si sa, è molto affascinante e misteriosa. È così incontaminata che la sua bellezza si conserva nel tempo. E di posti belli ne ho visti, come la savana a Makoua, città a Nord attraversata dall’equatore, così verde e incontaminata con chissà quali animali che ci abitano. O i piccoli villaggi che si intravedono a volte lungo la strada. O tutti questi piccoli e grandi fiumi che incrociano spesso, dove a volte si vedono i bambini giocarci o farci il bagno. A prevalere in Africa è ancora la natura selvaggia.

parrucchiere-minLe case sono tutte povere, e la maggior parte costruite a metà per la mancanza di soldi. Qua tutti vivono nella povertà, tranne qualcuno in città a Brazzaville. Quindi le persone devono adattarsi per sopravvivere, anche rubando, come fanno molti ragazzi. Le strade sono tutte sporche perché l’immondizia viene buttata tutta per strada. Molti vivono in condizioni inimmaginabili: in queste quattro mura, con i tetti di lamiera, con scarafaggi e topi a tenergli compagnia. Anche la fame è molta. Oltre alla manioca, alimento forse più coltivato, possiamo trovare qualche verdura, pesce, pollo e altri tipi di carne. Non avendo il congelatore, per conservarlo, il cibo viene affumicato. Quindi nei banchi lungo la strada, si vedono tutti questi alimenti completamente anneriti. E quante mosche che gli volano intorno!

Il concetto di famiglia è un po’ diverso. È molto raro che uomini e donne si sposino, anche perché costa molto, visto che devono affrontare tre fasi prima di essere effettivamente sposati. Nella prima l’uomo deve pagare la dote alla famiglia della donna. Nella seconda ci si sposa in comune, pagando una certa somma. E nella terza ci si sposa in chiesa, e anche qua bisogna mettere mano al portafogli. Quindi essendo la cultura del matrimonio molto rara, gli uomini si ritrovano a stare con una donna, poi con un’altra, mettendo al mondo figli con donne diverse. È naturale allora che il padre sia spesso una figura assente, e che i figli si affezionino più alla madre. Capita però che i ragazzi si ritrovino rifiutati anche dalla madre, o per mancanza di soldi o perché il nuovo compagno della donna non li vuole. Sono allora molti i ragazzi che rimangono senza famiglia, perché rifiutati da essa, ritrovandosi a vivere per strada.

Non so se è a causa della povertà o per altre causa, ma qua c’è tantissima crudeltà e violenza. Soprattutto contro le donne e i bambini. Cose inimmaginabili. Disumane. Peggio che animali. E sinceramente non lo immaginavo. È veramente un altro mondo. Ma fortunatamente c’è anche molto bene, e lasciatemelo dire, soprattutto grazie alla Chiesa. E ai missionari che hanno portato qua il Vangelo, lasciando tutto per caricarsi dei problemi, della sofferenza e della povertà di questo popolo. Esistono infatti molte Chiese, monasteri e luoghi di aiuto. Sono molte le persone che hanno deciso di consacrarsi a Dio. Frati, suore, preti. Alcuni forse per sfuggire da questa povertà così tremenda. È bello e confortante vedere la Chiesa in mezzo a tutta questa sofferenza e violenza. Il bene in mezzo al male. Un barlume di luce in mezzo a un’oscurità così profonda.anziani-min

La realtà in cui mi sono ritrovato, è una casa che accoglie i ragazzi di strada. Quegli stessi ragazzi che si portano con sé sofferenze troppo grandi, anche per gli uomini più forti del pianeta. È una delle tante opere di bene della Chiesa. Tutti questi ragazzi che ho conosciuto, ognuno così speciale a suo modo, chissà dove sarebbero adesso, se non fossero stati tirati fuori da tutto quel male. Chissà come sarebbero e se avrebbero ancora tutta questa voglia di vivere che hanno adesso. Chissà se sarebbero ancora vivi… Sono tutti ragazzi speciali, come dicevo, molto dolci e tanto simpatici. Nella loro semplicità e nel poco che hanno, riescono a divertirsi così tanto. Si danno molto da fare sia nello studiare, che nel tenere in ordine il luogo in cui vivono responsabilizzandosi sempre più. E anche per convivere tra loro, tant’è che è raro vederli litigare. Passano le giornate quando non sono a scuola, a studiare o a fare i lavori di casa o a giocare. Si danno veramente molto da fare, diversamente dai giovani, me compreso, che vivono in Italia, o in Europa o dove non è così difficile vivere. O meglio sopravvivere. In Italia appunto passiamo le giornate correndo qua e là affannandoci per tantissime cose. Io ho sempre cercato di dedicare il minor tempo possibile alle cose che qua riempiono la giornata, dedicandolo a cose che ho sempre ritenute più importanti. I ragazzi qua in Africa, hanno un’altra relazione col tempo, vivendo a pieno ogni giornata, come se dessero un altro valore alla vita. Forse riescono a percepire meglio di noi la bellezza e l’importanza della vita. E non si ritrovano a sprecare il loro tempo come facciamo noi che l’abbiamo riempita di così tante cose da dimenticarci che la vita è una sola e passa in fretta.makoua_bambini4-min

Sono ragazzi volenterosi, che si aspettano ancora molto dalla vita, riconoscenti di poter avere una seconda possibilità. Per molte cose sono simili a me. Hanno i medesimi desideri e bisogni. Quindi anche se superficialmente sono così diversi, in realtà sono semplici ragazzi o bambini, come lo sono in tutto il resto del mondo. Prima di venire contaminati o formati dalla società in cui viviamo, siamo tutti uguali.

Non credo che tornato a casa, sarò completamente uguale a prima. Dopo avere visto questa realtà ed essermi reso veramente conto che il mondo non sono solo le mie quattro mura e quello che gli sta intorno.

Forse vedrò i miei problemi e quelli del mio popolo in maniera differente. Perché i problemi quaggiù sono di un altro livello.

Se prima non riuscivo mai ad accontentarmi, cercando di avere sempre di più, come soldi, oggetti, lavoro, tempo, relax ecc. adesso forse riuscirò ad apprezzare di più quello che ho.

Se prima il mio scopo era di riuscire ad avere una vita più facile e tranquilla possibile, vivendo nel mio orticello senza che nessuno mi disturbi, adesso so che la vita e le cose vanno guadagnate con il duro lavoro e lottare per esse se necessario.

Se prima ero così indifferente agli altri, alla sofferenza e all’ingiustizia che mi sta intorno, adesso forse non lo sarò più.

E quando mi troverò in difficoltà, sia nelle cose semplici che in quelle importanti, potrò pensare ai ragazzi e alle persone che vivono qua, a cui la vita ha chiesto molto di più.

E quando mi troverò a terra, quando sarò in una situazione di sofferenza, potrò pensare ancora a loro, ai miei coetanei, amici e fratelli dell’Africa, che con la sofferenza ci si ritrovano ogni giorno.

Di questa esperienza posso solo dire grazie, perché ho ricevuto tanto e dato niente.

14/09/2016           Leonardo Guidi

Condividere…

Non pensavo di vivere un’esperienza che mi facesse riflettere sulla mia realtà Italiana.

Pensavo di incontrare qualcosa di esotico, diverso… e invece mi sono confrontato con questioni di vita quotidiana che interessano gli Africani quanto gli Europei.

il-vostro-missionario-minCondividere i pasti, lo studio, il lavoro, la preghiera e il gioco mi ha fatto pensare a quello che abbiamo smesso di condividere nelle nostre case e comunità. Viviamo vite molto spesso parallele che si incontrano molto poco e in maniera estremamente superficiale perché vige il comandamento del self made man, “chi fa da sé fa per tre” e quindi condividere, salire in 100 su un pulmino piuttosto che in 10 rallenta la corsa e fa perdere tempo; ma il tempo è denaro…

Penso ai bambini, a come sorridono sempre e comunque, ti abbracciano a prescindere da chi sei, e da dove vieni. Non hanno il seme della diffidenza che noi adulti qua ormai abbiamo innestato in ogni bambino (“non giocare con gli sconosciuti”, “stai alla larga da quello…”)…makoua_bambini-min

Penso a come facevamo giocare i bambini nella carriola con cui portavamo i mattoni in casa. All’andata caricavamo i mattoni nella carriola e una volta lasciati in casa, caricavamo i bambini e facevamo il viaggio di ritorno giocando insieme.

E penso a tutti i gingilli senza spigoli e difetti che aiutano lo sviluppo psico somatico, cognitivo dei nostri bambini. Però il caso vuole che, nonostante viviamo in una cultura in cui sappiamo tutto, curiamo tutto, le patologie psicologiche dei bambini sono in drammatico aumento. Che la risposta sia in una sgangherata carriola e una maglia sporca e bucata?

Penso alle storie incredibili e drammatiche che hanno vissuto i ragazzi, al cuore infinitamente grande di Padre Adolfo che supera ogni parola che può dire sul Vangelo. Perché gli adolescenti di tutto il mondo probabilmente se ne fregano di quello che dici; però guardano dove sta il cuore di un adulto e dove stanno le scelte di un padre e di una madre e da lì deducono.

Allora penso ad un ragazzo che come sfondo del cellulare ha i genitori di Padre Adolfo dicendo che sono i suoi nonni, perché “non sono i legami di sangue che contano, ma lo spirito con cui ci siamo legati dopo” (parole sue ).

Insomma se pensavo di andare all’avventura mi sono sbagliato. Ma anzi, ho trovato un mondo che forse noi abbiamo perso. Ma la domanda che ora mi pongo è: in nome di chi o che cosa l’abbiamo perso?

Mbote

Matteo Forlani

POTER DIRE ALL’AMORE DI AVER VISSUTO NEL SUO NOME…

villaggio di Leskoc, Kosovo  5 agosto – 5 settembre 2016.

 

mauro-kosovoSi faceva sempre più forte il desiderio di RESTITUIRE quanto di bello il Signore stava facendo nella mia vita. Con questo bisogno nel cuore sono arrivato a partecipare agli incontri di “Giovani & Missione” organizzati dai frati di varie province. Indipendentemente dal partire o meno a fine preparazione, questi week end mi hanno dato i giusti strumenti per essere missionario e quindi saper testimoniare e restituire anche nella mia realtà. Ma il Signore aveva comunque in mente di farmi partire. La mia destinazione non è arrivata subito, si è fatta attendere. Questa attesa nei primi momenti è stata logorante. Non capivo perché tutto questo tempo nel sapere dove andare. Avevo dato la mia disponibilità, i frati erano d’accordo nel farmi partire, il lavoro mi aveva dato l’ok e tutto taceva. A poco, a poco ho iniziato a smettere di ragionare sulle cose di Dio secondo i miei tempi e nel silenzio e nella preghiera ho atteso. 10 Maggio 2016 mi viene comunicato che sarei andato in Kosovo. La mia missione? me la sono giocata fino alla fine, me la sono VISSUTA FINO ALLA FINE senza risparmiarmi nulla. POSSO DIRE ALL’AMORE DI AVER VISSUTO NEL SUO NOME (come recita una canzone). C’era amore da ricevere, c’era amore da donare, c’era qualcuno da amare! L’amore che si è fatto strada nell’ ACCOGLIENZA DELLA POVERTA’. La povertà vissuta nell’essenzialità delle cose, la povertà vista nelle famiglie e nel conoscere in silenzio le loro storie. La POVERTA’ AMATA nell’abbraccio di Edison, nel sorriso di Samoel, nello sguardo di Rusten. La povertà sporca e ferita di quei bambini e ragazzi dei campi rom gioiosi nell’averti insieme a loro. L’amore che si è aperto all’obbedienza rendendomi DISPONIBILITA’ PER L’ALTRO. L’obbedienza nell’alzarsi alle tre della mattina per fare il pane e andarlo a vendere, l’obbedienza nel pulire le stalle, nel fare il grano, nell’aiutare a costruire una casa. L’obbedienza nella semplicità di dare lo straccio o pulire la cucina. L’amore che è passato anche nella sofferenza di giorni più difficili. img_3674Fondamentale la parola di Dio ascoltata durante la prima messa celebrata il giorno dopo il mio arrivo. Ero un mix di emozioni, stati d’animo e domande su come avrei affrontano questa esperienza. Stavolta TUTTO DI ME ERA LI, non stavo più a casa a pensare su come sarebbe andata. Purtroppo, sin da subito, ad alimentare questi miei primi stati d’animo ci sono state anche delle problematiche esterne. «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto darvi il suo regno» questa è la parola del vangelo secondo Luca che il Signore quella sera, in quella celebrazione, ha detto al mio cuore. NON TEMERE, Mauro, perché al Padre tuo è piaciuto darti il suo regno. Questo non temere mi ha messo in totale affidamento. Il suo regno dato a me e dove desiderava che io stavo era quella terra, quelle persone, quella vita semplice che sarei stato chiamato a sposare in quel mese. La preghiera e il vangelo sono stati fondamentali nel trascorrere le giornate, specialmente quelle più difficili. L’amore contagioso nei momenti di festa e di gioia condivisi nella semplicità. Le serate animate dai bambini, i balli, i canti, i compleanni vissuti insieme come una grande famiglia. L’amore presente in Massimo e Cristina, i responsabili della casa, che da tanti anni hanno fatto della loro vita un dono a Cristo e agli altri stando vicino a questa gente. L’amore presente nel Tau che era per me l’appartenenza alla Chiesa e alla famiglia francescana che mi hanno mandato in questa terra che ho imparato a conoscere interessandomi alla propria storia e apprezzando ciò che offriva. L’amore restituito anche nel raccontarmi e testimoniare quando di bello il Signore fa nella vita dei suoi figli. L’amore mai mancato da Cristo che messo al primo posto mi ha dato la forza per vivere la mia missione. È stato un mese ricco, pieno e VISSUTO NELLA BELLEZZA. Il Signore mi ha chiamato a questa esperienza sapendo tutto quello che ora potrò fare, tutto l’amore che sarò capace di contagiare adesso che sono a casa perché tanti lo attendono e lo attendo anche da me…

Mauro.

Un cuore capace di ACCOGLIERE, delle mani con cui CONDIVIDERE e tanti luoghi, momenti e situazioni in cui poter STARE

Agosto 2016, Bolivia

 

“Se i tuoi piedi potessero raccontare la tua strada,

tu troveresti più sollievo che nel cercare parole adatte.

Ci sono cose che ci rimangono addosso e non si possono dire

perché sono esperienza, non racconto”.

                                  Padre Luigi Maria Epicoco

 

Mi piace iniziare questa breve testimonianza con le parole di padre Luigi, perché esprimono al meglio quello che vorrei raccontare, ma che mi riesce davvero difficile dire a parole. E’ passato quasi un mese dal rientro in Italia e, quando mi chiedono come è andata in Bolivia, riesco solo a rispondere “Bene, bene!”.

Ho sempre avuto un desiderio innato di spendermi per il prossimo, di fare qualcosa per “gli ultimi”, ma non ho mai trovato il canale giusto. A giugno dello scorso anno, “per caso”, sono venuta a conoscenza del corso “Giovani e Missione”, organizzato dai frati della Toscana, Umbria, Marche e Lazio e mi sono detta “perché no?”; ecco così che a novembre ho iniziato il corso, articolato in 4 week end e svoltosi a Costano. Il corso non è stato come me lo aspettavo, non mi è stato distribuito alcun libretto di istruzioni, nessuna nozione prettamente pratica su “come fare cosa”; si è trattato per lo più di un modo per entrar in sintonia con gli altri aspiranti missionari, ma soprattutto per interrogarsi sul vero senso della missione cristiana e sul vero e profondo motivo per cui a un certo punto uno decide di dire il suo SI!

I dubbi non sono mancati, specie all’inizio, ma grazie a Dio ad ogni incontro c’è stata una grande abbondanza di Parola che mi ha permesso di fare discernimento, anche grazie all’aiuto dei frati, delle suore e dei fratelli. La notte tra il 18 e il 19 marzo, in Porziuncola, io e gli altri volontari abbiamo ricevuto il mandato missionario e solo allora abbiam avuto modo di conoscere la nostra destinazione. Mi sembrò come se sentissi nominare per la prima volta quello Stato: BOLIVIA!

La maggior parte delle volte che uno sente la parola “missione”, secondo me, la collega all’Africa e si immagina la terra rossa, la savana, le giraffe e gli elefanti, e i bimbi dai capelli cotonosi e i nasini sporchi. Anch’io forse più volte avevo fatto questa associazione di idee. Di sicuro non avevo mai pensato alla Bolivia… che poi, dove si trovava? Proprio non ne avevo idea! Scoprii solo allora, quella notte, che di lì a poco sarei andata in Sud America, insieme ad Anna ed Eleonora.file371_1

Nei giorni che seguirono il mandato, feci una scorpacciata di notizie sulla Bolivia: dove si trovava, come si raggiungeva, quali erano le condizioni climatiche, cosa si mangiava, quali erano i rischi di contrarre infezioni, quali i vaccini da fare etc. Insomma, concentrai tutte le mie attenzioni su informazioni utili, è vero, ma non importanti quanto il fatto di realizzare che avevo una grande responsabilità perché Dio, attraverso la sua Chiesa, mi aveva mandato, e aveva voluto proprio me, in una terra straniera e lontana, per testimoniarLo. Come avrei potuto/dovuto fare? Semplicemente STANDOCI!

All’inizio non capivo bene il significato delle parole che più volte al corso avevo sentito dire (“CI DEVI STARE!”), ma una volta terminata la traversata oceanica e atterrata a Santa Cruz, ne capii ben presto il senso. Ero partita, tre giorni prima del mio arrivo, con gli occhi spalancati al mondo e le braccia aperte per ricevere, ma in fondo non sapevo bene cosa aspettarmi, non avevo idea di cosa avrei visto e ricevuto. In Bolivia sembrava come se il tempo camminasse lento, al passo di un bradipo; tutto, ogni singolo istante, andava fatto con calma e soprattutto con fiducia e totale abbandono a Lui! Non sapevi bene quanto tempo ci avrebbe impiegato un autobus a fare il suo percorso, non sapevi quante soste avrebbe fatto o se saresti sceso alla fermata giusta, non sapevi se la strada da percorrere sarebbe stata agibile o meno, se avresti trovato acqua o luce, freddo o caldo, se su quel ponte che dovevi attraversare sarebbe contemporaneamente passato il treno che ti avrebbe costretto a fare la retromarcia più in fretta che potevi… Ogni giorno era una sorpresa, o per meglio dire UN DONO, perché difficilmente riuscivamo a programmare quello che avremmo fatto di lì a poco, o difficilmente riuscivamo a rispettare i pochi programmi fatti. I villaggi sono difficili da raggiungere e tu magari vai lì con uno scopo, un obiettivo, ma spesso ti ritrovi a dover cambiare idea, perché le persone del luogo hanno delle necessità che tu non avevi messo in conto prima o, per esempio, lungo la strada ti trovi a dover dare un passaggio a una donna incinta che tenta di raggiungere a piedi l’ospedale più vicino etc. Dono grandissimo è stato pure il sentirsi accolti, sempre e comunque, con calorosi sorrisi. Mai avrei pensato di trovar dei fratelli così simili a me, con gli stessi desideri, la stessa voglia di vivere, la stessa dignità, ma anche così diversi, per cultura, lingua, modi di fare… Dai boliviani ho appunto imparato ad ACCOGLIERE IL PROSSIMO, cioè la persona che hai accanto, il fratello, quello che ti viene a cercare o che semplicemente ti si presenta davanti, incrociando il tuo cammino. E ho imparato a CONDIVIDERE con il fratello… tutto: un pasto caldo, una coperta, un porro (bevanda tipica, che si beve nei momenti di convivialità), un letto etc.

In quegli sguardi curiosi, dolci, quasi mai preoccupati, ho visto Gesù, che apre le braccia per stringermi in un forte abbraccio, per il semplice fatto che Dio è amore. E mi ama. Così come mi hanno amata quei fratelli, pur non conoscendomi. E così come io sono riuscita ad amare loro, nella maniera più spontanea possibile.

Tutti mi chiedono cosa ho fatto concretamente in questo mese, che è volato. Beh, potrei dire che ho fatto di tutto: il medico, la maestra, l’autista, la cuoca, la compagna di giochi, la sorella maggiore etc. Ma la verità è che ho fatto l’unica cosa per cui davvero mi sono sentita chiamata e ho detto il mio SI: “CI SONO STATA”! Ho rinnovato quotidianamente il mio SI, anche quando non riuscivo a capire delle situazioni, quando volevo ribellarmi agli eventi, quando avrei molto volentieri fatto a modo mio piuttosto che secondo la Sua Volontà. E questo è stato un arricchimento. Ho imparato cosa significa ESSERE GRATI, rendere grazie e non dare tutto per scontato. Ho sciolto il mio cuore all’affetto fraterno, l’ho aperto all’ascolto dell’altro.

Volevo servire “gli ultimi”, e invece mi sono dovuta fare ultima, umiliando e rompendo tutti i preconcetti, gli schemi mentali che mi ero fatta, gli obiettivi che mi ero posta, semplicemente AFFIDANDOMI!

E ora, qui in Italia, a quasi un mese di distanza da questa esperienza, mi sento di ringraziare Dio per il dono che mi ha fatto e per la missione che mi ha affidato, che non si limita solo alla Bolivia (ormai ne sono certa), ma che va estesa ad ogni luogo che visiterò, ad ogni persona che incontrerò, ad ogni minuto della mia vita che passerà.

Spero il Signore voglia darmi un cuore capace di ACCOGLIERE, delle mani con cui CONDIVIDERE i doni ricevuti e tanti tanti tanti luoghi, momenti e situazioni in cui poter STARE, oggi, ora, secondo la Sua Volontà.

 

Adriana