SUD SUDAN – L’ONU: oltre 2,5 milioni di persone in emergenza alimentare a causa della guerra civile

Juba (Agenzia Fides del 10/02/2015) – Due milioni e mezzo di persone in Sud Sudan hanno bisogno urgente di cibo, del ritorno alla pace e sono stanche di vivere nella paura. Lo ha dichiarato in una conferenza stampa a Juba, Valerie Amos, Sottosegretario ONU per gli Affari Umanitari. Secondo il Catholic Radio Network, l’alto rappresentate ONU, dopo aver incontrato gli sfollati, gli operatori umanitari ed esponenti governativi, ha riferito alla stampa le preoccupazioni degli sfollati che temono che le parti in lotta intendano reclutare i loro bambini.
La Amos ha lanciato un appello per raccogliere 1,8 miliardi di dollari per aiutare le oltre 4 milioni di persone colpite dalla guerra civile sud sudanese, esplosa nel dicembre 2013, delle quali 2,5 milioni si trovano in stato di emergenza alimentare.
La raccolta di denaro si rivela ancor più necessaria alla luce degli attacchi di questa mattina.
Unità ribelli infatti stanno bombardando Bentiu, il capoluogo di Unity, regione petrolifera del Sud Sudan. L’offensiva costituisce purtroppo una violazione degli accordi di cessate-il-fuoco rilanciati a inizio mese ad Addis Abeba dal presidente Salva Kiir e dal capo dei ribelli Riek Machar.
In una base delle Nazioni Unite alle porte di Bentiu restano rifugiate circa 53.000 persone, costrette a lasciare le proprie case dopo l’inizio del conflitto nel dicembre 2013.

SUD SUDAN – Nuovo appello dei leader cristiani: il 2015 diventi l’anno della pace in Sud Sudan

Juba (news pubblicata da Agenzia Fides) -Mentre ad Addis Abeba continuano i colloqui di pace tra le fazioni in lotta in Sud Sudan, i leader religiosi cristiani hanno lanciato un nuovo appello per la pacificazione del Paese, durante un incontro ecumenico di preghiera che si è tenuto nella città di Leeer, nello Stato di Unity, uno dei tre Stati che più ha subito le drammatiche conseguenze della guerra civile.
“È necessaria una preghiera particolare per i colloqui di pace che si svolgono ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia. Con una sola voce tutti i partecipanti all’incontro di preghiera implorano Dio perché il 2015 diventi l’anno della pace in Sud Sudan” hanno affermato i leader cattolici, episcopali, presbiteriani ed evangelici.
I leader cristiani si sono rivolti ai giovani perché lavorino per la pace, respingendo l’ideologia tribale che alimenta i conflitti che lacerano il giovane Stato. Ci sono infatti diversi conflitti di origine tribale accanto allo scontro principale tra le due ali dell’SPLM (Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese, il partito al potere) che insanguinano il Paese.
Le comunità cristiane chiedono da tempo di poter giocare un ruolo maggiore nella mediazione tra le parti in conflitto. La guerra civile è scoppiata nel dicembre 2013 ed il 2 febbraio le due parti hanno firmato un’intesa per il cessate il fuoco, ma non è stato ancora raggiunto un accordo di pace definitivo.
Il conflitto ha creato circa 2 milioni di sfollati ed enormi distruzioni soprattutto per quel che concerne la produzione agricola, al punto che si teme che se il conflitto non verrà a cessare al più presto c’è il serio rischio di una carestia.

Nuove strade sterrate

Pace! “Yukan”!
Ovviamente la seconda parola è nella lingua locale della tribù nella quale vivo. La tribù si chiama “Bari” e non ha nulla a che vedere con la nostra città italiana di Bari e la lingua men che meno. -Il Bari è una “lingua nilotica”, tradotto … complicatissima!!! Qui a Juba (città di un milione di abitanti), la tribù Bari è la più numerosa, qui siamo nella “Bari land”, nella terra dei Bari anche se sono presenti anche altre tribù, Dinka , Nuer, Mundari, ecc…
Tanti mi hanno chiesto, nell’ordine: “come stai? Che cosa mangi? Dove vivi? Che tempo fa? Che cosa fai? Mandaci delle foto!!!!”. Piano piano risponderò alle domande, e saranno risposte passate e attraversate da ciò che vedo con i miei occhi e che sentono le mie orecchie… risposte “incarnate”. E dirò anche che cosa facciamo qui ma visto che lo sto scoprendo piano piano… risponderò piano piano 😉 .
Alle prima domanda la risposta è breve e semplice: Sto bene!
Alla seconda: “che cosa mangi?” […] la mia “dieta”(ma mangio ogni giorno tre volte al giorno) ha come base, fagioli e riso, a volte pasta, Chapati, carne (capra e pollo così mi hanno detto (!?)), verdura, e frutta locale; banane (il mio potassio è ok!!!!), mango, papaya, ananas…e…basta.
Una dieta semplice, per fortuna mi piace riso e fagioli, altrimenti sarebbe “complicato” stare qui…MANGIO e, se posso aggiungere, il mio stomaco sta benissimo.
Invece avevo pensato di condividere un aspetto che qui subito salta agli occhi… e poi al naso, all’udito, al tatto, al gusto… ecc… è la DIVERSITA’, diversità alla quale mi sono appena affacciato perché sono qui da poco, ma qui in una terra lontana, le “ovvietà” nelle quali ho vissuto in Italia, e che porto con me, sono più lampanti e balzano agli occhi e nel cuore con una forza maggiore… come il ragù di capra con i chiodi di garofano… un romagnolo capisce che risonanza può avere avuto in me questa”nuova ricetta”…e non c’è bisogno di aggiungere altro… se non che non era male!!!
Diceva qualcuno, che ognuno di noi ha una propria “valigia”, qualcosa che gli è stato dato in eredità in famiglia, dalle proprie esperienze, conoscenze, ferite, ecc…, che porta con sé e non sempre se ne accorge. In missione questa “valigia” è piena di “è ovvio, è così, è sempre stato così, si fa così” viene guardata e rovistata molto molto spesso perché la realtà parla “un’altra lingua”.
Per esempio se io vi chiedessi: “in Sud Sudan la guida è a destra o a sinistra?” Che risposta dareste?
strada polverosa-763462La risposta, che io darei aprendo la “mia valigia” sarebbe: si guida a destra, poi, guardando le auto, tutto si complica. Auto che si muovono come formiche che hanno trovato del miele, che si agitano e si muovono a destra e a sinistra velocemente, schivando pedoni e moto, o meglio moto e pedoni che schivano auto, perché vince il più “grosso”. Ma non si guidava a destra? Poi guardando un po’ più in basso e cioè la “strada” (altro concetto che meriterebbe una trattazione approfondita), quando uso la parola “strada”, giusto per capirci, non intendo qualcosa di asfaltato, con un manto omogeneo. Intendo solamente “un luogo sul quale transitano dei veicoli” e si capisce che la competenza richiesta ad un autista qui non è quella di conoscere i segnali stradali, di sapere dove è il freno, l’acceleratore, le frecce, ma quello di cercare di entrare nelle buche “più attraversate”, sì, entrare nelle buche, non se ne parla nemmeno di scansare le buche sarebbe impossibile, perché ci sono buche che in alcuni tratti diventano “rotaie”, rotaie profonde anche più di un metro.
Avete visto il video di Gazzè, Silvestri e Fabi, girato in Sud Sudan?
“Life is sweet”! Ecco lì c’è un assaggio di quello di cui parlo. Ma li è tutto bello: tir impantanati, persone che aiutano, sorrisi…Poi se vai con una jeep Toyota a celebrare la messa a 70 km da casa e magari rimani bloccato fino al finestrino (cosa già successa ad un nostro frate) che fai se non aspettare…aspetti, aspetti… aspetti che un camion passi e ti aiuti…e un camion passa sempre, sul quando dipende 😉 .
Ecco un piccolo esempio di “diversità” ma mi piaceva condividerlo, forse non è nemmeno il più affascinante, anzi non lo è. Parleremo altre volte delle incisioni che alcune tribù hanno, proprio per riconoscersi o per dire a chi appartengono e quindi di conseguenza chi non sono…Incisioni che qui in Sud Sudan, negli anni passati e in alcune parti anche oggi, sono pericolose perché: “se non sei dei nostri… allora sei un nemico”…Ma ne parleremo.
La diversità è un dato di fatto. Quanti di noi hanno sperimentato la bellezza di sentirsi figli di Dio, unici e amati… Ecco, una prima conseguenza pratica dell’essere unici è che siamo diversi, oggettivamente diversi. Qui lo si vede di più… per capire io qui sono quello bianco, qui direbbero “Kawaja” e non è proprio un complimento.
Vengono i bambini si avvicinano, ti accarezzano le braccia… e sicuramente pensano, che strano un uomo con i peli sulle braccia, sarà una scimmia??? Siamo unici e diversi, tutti siamo diversi, oggettivamente diversi, per storia, conoscenze, esperienza, sesso, capacità, carismi, doni, paure, fragilità, cultura, abitudini… abbiamo “valigie diverse” che portiamo con noi, e gli altri pure… valigie che consultiamo senza nemmeno rendercene conto e che ci fanno leggere la realtà in un certo modo che è un modo, il mio. Continua a leggere

SUD SUDAN – Anno della Vita Consacrata: i religiosi impegnati a curare le ferite della guerra civile

Juba (Agenzia Fides del 4/02/2015) – “Invitiamo tutti a celebrare questo Anno in un modo speciale, per il dono della vita consacrata e missionaria, e per condividere la nostra chiamata con il popolo, specialmente con i più giovani”. È l’appello lanciato dall’Associazione dei Superiori degli Istituti Religiosi del Sud Sudan in una lettera per l’Anno di Vita Consacrata.
Nel documento si sottolinea che “i giovani e i bambini costituiscono la maggioranza della popolazione del Paese (quasi il 70%)”. Per questo gli Istituti Religiosi operanti in Sud Sudan hanno a cuore la loro formazione umana e spirituale, curando in particolare la loro vocazione [vedi a proposito anche i nostri progetti in Sud Sudan].
La Lettera ricorda che il Sud Sudan dal 15 dicembre 2013 è sconvolto dalla guerra civile, che “ha causato la morte di migliaia di nostri fratelli e sorelle. Oltre alle migliaia di morti, siamo stati testimoni di terribili distruzioni materiali, specialmente negli Stati di Jonglei, Upper Nile e Unity”. Il conflitto “ha pure sconvolto le strutture sociali, le relazioni tradizionali e culturali che esistevano tra le nostre comunità”.
Per curare le ferite della guerra, gli Istituti Religiosi presenti in Sud Sudan si sono impegnati a costituire a Juba un Centro per la formazione umana e spirituale, la cura dei traumi e la costruzione della pace, definito “la nostra umile e profetica risposta alle necessità del Popolo di Dio e della Chiesa in Sud Sudan”.

SUD SUDAN – Firmato nuovo accordo di pace

Siglato in tarda nottata tra domenica e lunedì, il presidente del Sud Sudan Salva Kiir e l’ex vice presidente Riek Machar, oggi leader dei ribelli, hanno raggiunto l’ennesimo accordo di pace. Tale documento è da considerarsi tuttavia preliminare, un primo passo verso i colloqui definitivi che dovrebbero partire, salvo aspettabili sorprese, dal prossimo 20 febbraio.
Il delicato processo di ‘addio alle armi’ – idealmente già in corso dal cessate il fuoco del gennaio 2013, nel concreto più e più volte violato da una parte e dall’altra – è strettamente legato alla spartizione dei poteri tra le fazioni in guerra. Non a caso, infatti, l’accordo firmato la scorsa notte comincia a delineare i confini di un possibile governo ad interim condiviso, organo in cui Kiir continuerebbe ad avere il ruolo di capo dello Stato, mentre a Machar andrebbe nuovamente la poltrona di vice presidente. Tuttavia, soprattutto quest’ultimo sembra procedere con il freno a mano tirato: “È un accordo parziale, non abbiamo ancora risolto alcuni dei punti più critici”, ha specificato Machar, citando tra questi nodi irrisolti parecchie divergenze sulla “struttura dell’esecutivo di transizione”.
Ottimista sulla riuscita dei colloqui è invece Seyoum Mesfin, mediatore in Sud Sudan per l’Autorità Intergovernativa Per lo Sviluppo, organo politico-commerciale fondato nel 1986 cui prendono parte i Paesi del Corno d’Africa. “Questi colloqui saranno definitivi e porteranno alla firma di un accordo globale che ponga fine alla crisi del Paese”, ha detto infatti poco prima della firma preliminare Mesfin, citato da Al Jazeera. Sulla buona riuscita dell’operazione, inoltre, pesano le minacce di sanzioni avanzate proprio dai diplomatici regionali più vicini al Sud Sudan, i quali pretendono da Kiir e Machar un accordo prima di luglio, quando il mandato naturale del capo dello Stato volge al suo termine e il vuoto di potere momentaneo potrebbe essere il carburante per rinnovati violenti scontri.
In corso come già specificato da 15 mesi, il conflitto del Sud Sudan viene spesso limitato ad una guerra tra etnie, con particolare riferimento ai Dinka – cui appartiene il presidente Kiir – e ai Nuer, guidati da Machar. Tuttavia, nel dietro le quinte delle brutalità commesse dall’una e dall’altra parte si nascondono le più profonde motivazioni che hanno portato alla situazione attuale: controllo politico e petrolifero del Paese.
Dall’inizio delle ostilità ad oggi più di 10 mila persone hanno perso la vita, mentre 1,5 milioni tra uomini, donne e bambini sono stati costretti ad abbandonare le loro case. Inoltre, tra una rottura del cessate il fuoco e l’altra, 11 milioni di persone sono costantemente a rischio emergenza alimentare, continuamente in lotta per il sostentamento e la sopravvivenza.

FONTE ibtimes

SUD SUDAN – “L’accaparramento delle terre minaccia la stabilità del Paese” denunciano i Vescovi

Juba (Agenzia Fides del 30/01/2015) – “L’accaparramento delle terre (“land grabbing”) può portate alla spaccatura del Paese” avvertono i Vescovi del Sud Sudan. Secondo il Catholic Radio Network (CRN), Sua Ecc. Mons. Paolino Lukudu Loro, Arcivescovo di Juba, ha affermato, al termine della riunione plenaria della Conferenza Episcopale locale che “nel loro incontro i Vescovi hanno riconosciuto l’accaparramento delle terre come un potenziale rischio di violenza che il governo deve affrontare prima che si verifichi un’escalation”.
“I casi di accaparramento delle terre sono molto diffusi a Juba, il peggiore dei quali si è verificato nel villaggio di Kömiru nel 2012, dove diverse famiglie sono state massacrate da uomini in uniforme” ricorda il CRN.
Dall’indipendenza, nel luglio 2011, in Sud Sudan si sono verificati diversi episodi di violenza inter-etnica e di razzie di bestiame provocati da dispute sull’accaparramento delle terre e delle risorse idriche. Il fenomeno del “land grabbing” è stato denunciato anche nel confinante Kenya, dove i Vescovi locali hanno invitato il governo “ad identificare e a portare di fronte alla giustizia i cosiddetti ‘costruttori privati’ che stanno platealmente accaparrandosi le terre delle scuole pubbliche, minacciando l’educazione e il benessere dei bambini”.

Pubblicati ben sei nuovi progetti nel mondo! [AGGIORNATO]

Carissimi tutti,
pace e bene.

Con gioia vi annunciamo che la nostra sezione “Progetti nel mondo” si è arricchita di ben sei nuovi progetti!

Con l’arrivo in Sud Sudan del nostro fratello fra Marco Freddi, abbiamo avuto modo di conoscere e così contribuire a due significativi programmi riguardanti la formazione dei chierichetti [progetto SUDS 1] e dei catechisti [progetto SUDS 3] per le varie stazioni missionarie servite dalla comunità francescana.
Abbiamo deciso di sostenere anche un progetto riguardante la promozione di varie attività a favore dei bambini di strada e dei ragazzi orfani, due realtà purtroppo molto numerose a causa dell’AIDS e dei conflitti che hanno colpito negli ultimi anni questa giovane terra [progetto SUDS 2].  In ultimo, ma non meno importate, il contributo per gli arredi delle cappelle di cui abbiamo finanziato la costruzione lo scorso anno [progetto SUDS 4].

Anche in Burundi, Stato che per tanto tempo è stato scenario di sanguinosi scontri etnici con l’uccisione di un gran numero di religiosi e catechisti, abbiamo deciso di appoggiare due progetti riguardanti la formazione di catechisti [progetto BUR 1] e la costruzione di una casa e di una chiesa parrocchiale [progetto BUR 2]. Crediamo davvero che siano due progetti che possano portare una speranza concreta a tutta la popolazione!

Certi del vostro sostegno, ringraziamo già tutti coloro che ci accompagneranno in questo viaggio.

Fra Marco: “una risata, un sorriso e una soluzione”, riflessioni dal Sud Sudan

E “scoppiò” la risata di Joyce, la cuoca che ci aiuta per il pranzo. Una risata fragorosa, che spesso si sente in casa, una risata che mette allegria perché è sempre accompagnata da un sorriso luminoso.
Noi frati eravamo a tavola a mangiare e a un tratto sentiamo una risata, la risata di Joyce, una risata che noi tutti conosciamo, ma siamo incuriositi, che sarà successo? Andiamo a vedere subito e la sorpresa: Joyce che ha acceso il fuoco con alcune pietre e sta ultimando la cottura di alcune “chapati” (non se come si scrive e sicuramente non si scrive così… ma so come si mangiano e non è difficile 😉 )! La nostra cucina è molto semplice, un vecchio fornello Joyce1russo con le bombole a metano a tre fuochi, di cui ne funzionano solo due… E che era successo? Era finito il gas all’interno delle bombole della cucina! E Joyce che cosa ha fatto? Si è fatta una risata, ha trovato tre pietre in “giardino” (un giorno vi farò vedere il “giardino”), ha acceso il fuoco e ha continuato a cucinare, senza perdere tempo in chiacchiere, malumori accuse…senza sese fossi stata più attenta, se i frati avessero controllato… sese… Tutti se veri… ma che non avrebbero cotto le “chapati”. Tutto ciò mi ha fatto pensare alla facilità con cui ha risolto il problema, e quante volte invece ci può accadere di arenarci ai se… se avessi, se lui, se lei… e la vita non cambia, non “cammina”, non “si cuoce”. Chissà se fosse successo a noi? Che cosa avremmo pensato? Che cosa avremmo detto? Che avremmo fatto? Alla fine avremmo mangiato? Per rassicuravi… noi abbiamo mangiato!!!! Grazie a Joyce. Una risata, un sorriso e una soluzione trovata!!! Perché condividere questo con voi? Non per dirvi che mi piaccioni le\i “chapati” e nemmeno che abbiamo una brava cuoca che è pure simpatica. Ma perché questo fatto piccolo, possiamo dire, mi ha dato luce, su come superare le difficoltà. Tre parole che possono accompagnarci: una risata, un sorriso e una soluzione.
Una risata…[…] Farsi una risata è rompere il circolo vizioso della lamentela…dell’accusa…del giudizio…del perché a me? Del se lui, se lei , se loro, se io…se Dio…Farsi una risata è accogliere la vita, la realtà, così come è. Farsi una risata quindi non è ridere in modo spensierato, ma accogliere la realtà, sapere dire: “è così!”. Nelle prove dolorose sappiamo quanto è difficile dire: “è così!”. Ieri siamo stati a portare un po’ di cibo a 300 persone, sfollate, o meglio scappate, perché il loro villaggio è stato bruciato, e quindi hanno perso tutto, proprio tutto. Vedere le donne che con gli occhi tristi e il sorriso sulle labbra mentre pulivano i fagioli che la provvidenza gli aveva portato, questo è accogliere la realtà, la realtà amara e dolorosa, accogliere non è dire che è bella, che è giusta, è accoglierla e vivere. Questa ultima condivisione era per sottolineare che la “risata” di cui parlo non è una risata superficiale, non è una risata semplice da fare, è una risata a volte amara, molto amara, ma che permette di accogliere la realtà e quindi diventa una possibilità per continuare il cammino.
Un sorriso…È il sorriso della speranza, è il sorriso che da forza nel cammino, che permette di continuare a portare il peso della realtà, di chi sa che c’è Qualcuno che si prende cura, Qualcuno che ascolta il grido del suo popolo, dei suoi figli. E’ il sorriso di chi si scopre e si sente figlio e di chi decide di vivere da figlio, fidandosi del Padre, che presto o tardi arriverà e con la certezza che arriverà. Abbiamo bisogno di un sorriso che accompagni i nostri passi, e questo sorriso che illumina è la presenza di Dio in noi che accompagna e illumina il cammino, perché il sorriso illumina, ci sono sorrisi che li puoi vedere solamente con gli occhiali da sole ;-). Il sorriso è anche il sostegno che altri ti danno…accogliere un sorriso è accogliere anche uno sguardo nuovo su di noi, chi ti sorride ti restituisce la dignità, ti mette in una storia di salvezza, in una storia che non fugge la realtà ma ti dice…guarda chi ha già vissuto quello che hai vissuto tu e ha superato il problema…ed è felice. […] E una soluzione…E troverai una soluzione, perché la vita è concreta, i problemi sono concreti e così le soluzioni. Scriveva qualcuno che serve la sapienza del contadino, una sapienza che è tanto diversa dalla sapienza dell’intellettuale. L’intellettuale può permettersi di dire: “mi sono sbagliato, la mia ipotesi e la mia teoria erano sbagliate”. Il contadino non può dirlo, perché se sbaglia non mangia (e anche questo qui in Sud Sudan è una amara realtà). La soluzione deve essere concreta per il problema che viviamo, per quel singolo problema.
Il Sorriso ci permette di attraversare le fatiche e di trovare una soluzione, non le soluzioni a tutti i problemi, quello ci penseremo poi con calma, ma forse dobbiamo iniziare a risolvere un problema alla volta. Ci sono persone che per trovare “la soluzione perfetta”, la soluzione che risolve tutti i problemi, studiano una vita, e intanto… i problemi cambiano… La vita non ci aspetta, sia che siamo pronti, sia che non lo siamo le cose accadono. Una risata, un sorriso e una soluzione… Joyce ha fatto tutto questo in pochi secondi… forse la vita l’ha abituata a non perdersi in chiacchiere inutili… sarà fatta così… non lo so… ma se lo ha fatto lei… perché non possiamo farlo anche noi?

fra Marco Freddi, missionario in Sud Sudan

 PER LEGGERE IL POST IN VERSIONE INTEGRALE: http://freddimarco.blogspot.it/2015/01/e-scoppio-la-risata.html

SUD SUDAN – Liberati 280.000 bambini-soldato

Jonglei (Agenzia MISNA) – Lunedì 27 gennaio ben duecentottanta bambini e ragazzi-soldato sono tornati in libertà in Sud Sudan: lo ha reso noto il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), sottolineando come grazie a un accordo con un gruppo armato potranno smettere di combattere e saranno rilasciati nel complesso 3000 minorenni.
La cerimonia per il ritorno in libertà del primo gruppo di bambini-soldato si è tenuta nella regione orientale di Jonglei. Il rilascio dei giovani combattenti è frutto di un accordo con l’Esercito democratico del Sud Sudan, una formazione guidata dall’ex capo ribelle David Yau Yau.
Dal dicembre 2013 il Sud Sudan è dilaniato da un conflitto civile.
Secondo l’Unicef, le forze belligeranti hanno schierato sui campi di battaglia circa 12.000 bambini e ragazzi-soldato.

Prime notizie dal Sud Sudan dal frate missionario della nostra Provincia Serafica

8 gennaio 2015

Un caro saluto da Juba!!!
Dopo quasi una settimana di permanenza a Juba (Sud Sudan) volevo condividere qualcosa con voi e confermare che sono arrivato!!!
Io e P. Federico della provincia del Lazio siamo arrivati a Juba martedì 13 gennaio 2015 in mattinata, viaggio perfetto… arrivo perfetto… nell’aeroporto internazionale di Juba… ma diciamo che come aereoporto è abbastanza particolare, io come aeroporto africano conosco solo quello di Addis Abeba e Dar as Salam, ecco Juba è un’altra cosa!
I frati ci hanno accolto con gioia ed eccoci qui.
La comunità ora è composta da 5 frati P. Jesus ( americano), P. Mario (australiano), P. Masseo (slovacco), P. Federico ( della provincia Romana) e da me.
holy trinity churchViviamo nella parrocchia “Holy Trinity” di Juba, nella periferia della città e nel quartiere di Nyokuron, in una chiesa eretta a parrocchia solo sei mesi fa. Da questa parrocchia dipendono 6 outstations, sei stazioni missionarie, la più lontana è a 75 km da dove abitiamo e 75 km qui sono tantissimi, non ci sono strade asfaltate e quindi durante la stagione delle piogge è impossibile da raggiungere, come è impossibile raggiungere anche altre outstations.
Ieri siamo stati nella outstation più piccola e mi ha colpito molto: la comunità cristiana si trova “in mezzo al nulla”, sotto un albero nemmeno tanto bello e il sacerdote celebra sotto un tetto di frasche con un altare in ferro… diciamo molto essenziale.
A dire la verità questa outstation non è “in mezzo al nulla”, ma a 200 metri da un campo profughi gestito dalle Nazioni Unite nel quale ci sono Sud Sudanesi della tribù Nueur, che hanno chiesto protezione (?!?!) dopo il primo tentativo di colpo di stato del 15 dicembre 2013, in una nazione che a luglio scorso ha celebrato il suo terzo anno di indipendenza dal Sudan.
La casa in cui viviamo è molto semplice, extralusso rispetto a quelle dei parrocchiani che abitano vicino a noi, i quali vivono in capanne fatte di terra. Noi infatti abbiamo l’acqua, che compriamo e che viene direttamente dal Nilo, abbiamo la luce (ogni tanto), due fornelli con una bombola a gas, un tetto sicuro, mura di “protezione” e ben due bagni. Tutto è molto semplice.
Abbiamo anche una cappellina nella quale preghiamo insieme e il mio posto è sotto la benedizione di santa Chiara.
I frati sono molto impegnati nella pastorale parrocchiale, qui tutto è nuovo, veramente nuovo, non si sa nemmeno quanti siano i cristiani presenti nel territorio parrocchiale.
Proprio oggi sono stati inviati dal parroco, su richiesta del vescovo, alcuni delegati parrocchiali per fare un primo censimento nei diversi villaggi.
Oltre che in parrocchia i frati aiutano nella pastorale universitaria e in carcere, ma tutto è da inventare e i bisogni sono moltissimi.
Per quanto riguarda la situazione politica quello che ho capito è che è un grande ?. Il prossimo giugno ci saranno le elezioni e noi preghiamo ogni giorno per la pace.
Io sto bene e contento di essere qui, curioso anche di vedere che cosa Dio ha intenzione di compiere attraverso di noi.
Vi invio solo qualche foto per farvi vedere un po’ dove vivo ora.
Non ho fatto foto con le persone della parrocchia perché avevo paura di essere assalito dai bambini, quando vedono una macchina fotografica impazziscono.

Un caro saluto e una preghiera!!!!
Dio vi benedica!

P. Marco Freddi ofm