Ravil ha concluso il primo anno!

Circa un anno fa vi avevamo raccontato un nuovo incontro di p. Luca con la famiglia Panova, “capostipite” del Progetto “Qua la mano”: in particolare avevamo aperto una sottoscrizione per permettere a uno dei figli più grandi, Ravil, di frequentare il Corso di studi per la professione di “Paramedico”.

 

Ebbene, grazie al vostro aiuto Ravil ha potuto alloggiare in un collegio studentesco e completare con successo e soddisfazione il suo primo anno di Corso. Ecco la testimonianza di p. Luca.

E il primo anno è finito! E come è finito! Chi l’avrebbe mai detto che un ragazzino di un villaggio sperso in mezzo alle steppe avrebbe potuto finire così brillantemente il primo corso di “paramedico”?! E invece Ravil ce l’ha fatta!

E’ stata un scommessa per noi, che l’abbiamo sostenuto con il vostro aiuto economico, ma soprattutto per lui stesso. Nonostante la sua formazione fosse ben lontana da quella che ricevono in città, non si è mai arreso, studiando con impegno e recuperando tutto quello che non aveva ricevuto prima, senza lasciarsi distrarre dalla vita caotica e attraente della città. Bravo Ravil!

 

Ora sta lavorando con Kolia per capire meglio cosa lo attende come fisioterpista dell’età evolutiva. E’ profondamente toccato da quanti bambini si trovino in così gravi e pesanti situazioni fisiche, psicologiche ed affettive. “Sono davvero contento di aver scelto questa professione e questi bambini mi stanno confermando che questa è la strada che Dio ha pensato per me!”, mi ha detto un giorno.
Dio! Eh Si! Perchè forse, in tutta questa storia, la cosa più bella che è capitata a Ravil è aver incontrato Dio, essersi preparato al Battesimo, alla Confermazione e alla Prima Comunione che ha ricevuto la notte di Pasqua, nella Cattedrale di Almaty, direttamente dal Vescovo, con altri 5 suoi coetanei e una ventina di adulti.
Ad agosto Ravil tornerà al villaggio per aiutare mamma e i suoi numerosi fratelli e sorelle a mettere da parte e conservare i frutti della terra per l’inverno, per poi tornare in città a settembre e continuare gli studi… che l’anno prossimo lo vedranno anche impegnato direttamente in corsia.
Rivolgo a tutti voi, da parte sua, un profondo e sentito “grazie” e il ricordo sicuro nella sua preghiera.
p. Luca Baino
NB: Presto sarà disponibile il Progetto di sottoscrizione per aiutare Ravil a proseguire il suo Corso di studi.

Fils: “fuori” tre

Proseguiamo la pubblicazione delle testimonianze dei nostri “Ragazzi fuori“: questa volta tocca a Fils.

 

Buongiorno, mi chiamo Fils Mavumba e sono studente di Liceo.

Sono originario della Repubblica Democratica del Congo, precisamente di Kisangani, ma vivo oramai a Brazzaville da quando avevo otto anni. Insieme ad altri miei amici, sono stato accolto dai frati francescani nel centro “Ndako ya Bandeko” visto che – come gli altri – vivevo per strada insieme a mio fratello, maggiore di me di tre anni. Non avevamo nessuno al mondo, visto che eravamo solo due figli e i nostri genitori sono morti entrambi a causa della guerra in quelle zone.

Nonostante le difficoltà, sto cercando di poter avere il mio diploma per avere una chance in più. Ho avuto esperienze di lavoro, ma qui le imprese – soprattutto straniere – cominciano e poi abbandonano perché non sono pagate. Così fu anche per quella in cui ho lavorato grazie alle conoscenze dei frati.

 

Ora faccio sempre qualche lavoretto quando posso e se ne presenta l’occasione, ma soprattutto cerco di qualificarmi per poter avere maggiori possibilità.

So che state provvedendo a me senza conoscermi e per questo voglio ringraziarvi.

Non sono di molte parole e ho paura di non poter esprimere al meglio ciò che vorrei… vi ringrazio profondamente.

 

Fils Mavumba

Mariapoli focolarina in Kazakhstan

 

Come ormai da 6 anni, anche quest’anno le parrocchie di Taldykorgan ed Almaty hanno vissuto il loro incontro “Mariapoli” nella casa di accoglienza diocesana della parrocchia di Kapcigai, vicino all’omonimo lago.

L’incontro è organizzato dal movimento dei Focolari (che vengono da Mosca) ed ha come scopo fondamentale quello di fare l’esperienza di Maria: incarnare la Parola, soprattutto con atti concreti di amore reciproco.

Ogni mattina si inizia ricevendo una frase del Vangelo che si cerca di incarnare durante tutto il giorno, condividendo alla sera quanto si è vissuto. Ci sono momenti in cui si approfondisce, in particolare, il tema dell’unità secondo la preghiera di Gesù in Gv. 17: “Che tutti siano uno come io e Te, Padre, siamo uno!” e questo resta lo scopo fondamentale di tutti i partecipanti (famiglie, adolescenti, giovani, anziani) al di là di quello che si fa: così anche gli intervalli o i bagni al lago diventano occasioni privilegiate per servire e amare l’altro ed è davvero bello contemplare questa gara di servizio così che non c’è bisogno di turni per le pulizie o per lavare i piatti etc!

 

 

Quest’anno eravamo una quarantina: molti dei fedelissimi, alcuni nuovi, cattolici, protestanti, ortodossi, un paio in cammino verso il battesimo… insomma, come in ogni famiglia, tanto diversi ma con un unico scopo: amare Gesù nel fratello!

fr. Luca

Bienvenu “Chidé”… “fuori” due!

Dopo quella di Jonathan, ecco la testimonianza di Chidé, che ci aveva già raccontato qualcosa di sè in un altro articolo.

 

Cari fratelli,

buongiorno, mi chiamo Bienvenu Nsouka, ma da sempre tutti mi chiamano Chidé.

Vi ringrazio immensamente d’avermi concesso questa borsa di studio perché io possa frequentare la Scuola Superiore di Gestione di Impresa (ESGAE). Ho avuto il privilegio di beneficiare quest’anno della vostra borsa e ne sono estremamente grato.

Studio quindi in questa università e finisco il primo anno in gestione finanziaria. Anche se ho fatto (e faccio tuttora, quando si presenta l’occasione) piccoli lavoretti, ho capito che se voglio avere fortuna nella vita, devo impegnarmi con gli studi. Ho capito che è necessario avere una specializzazione professionale, migliorare delle competenze, per essere competitivi nel mondo del lavoro. Lo faccio per me, ma anche per impegnarmi per il mio Paese che ha bisogno di persone competenti. Di tutto ciò grazie a voi e anche ai frati della fondazione in Congo che mi hanno permesso di crescere e formarmi per la vita.

Sono originario del Congo Brazzaville, orfano di padre e di madre in una famiglia senza speranze della periferia sud della capitale. Mancando di mezzi per farmi crescere e nutrire e soprattutto per farmi studiare, mia nonna decise di chiedere ai frati di tenermi con loro al Centro: lei non poteva pensare a me e io ero sempre per strada per cercare da mangiare. Lo fece sperando per me un futuro migliore del suo. Fu così che arrivai al centro Ndako ya bandeko. Una fortuna per me, visto che subito la mia vita, la mia salute e la mia formazione scolastica furono prese in carico dal Centro. Avevo anche un posto tutto mio per dormire e ogni giorno c’era da mangiare. Nonostante un percorso non sempre lineare, ho perseverato e sono riuscito a terminare i miei studi. Anche adesso che vivo fuori dal Centro con alcuni miei compagni, il Centro si occupa di me perché io possa dedicarmi a questa tappa ulteriore che è la vita universitaria. Per me questa è una testimonianza della bontà di Dio che mi ha aiutato attraverso i suoi servi fedeli. È vero, perché io non ero niente e adesso sto costruendo il mio futuro col vostro aiuto e l’amore di Dio. Spero di avere un avvenire possibile.

Certo non ho concluso questo primo anno come avrei voluto, ma tuttavia me la sono cavata abbastanza bene. Questo grazie anche al fatto che avendo potuto pagare interamente e in anticipo tutto l’anno scolastico, non sono stato mai scacciato da scuola come chi non pagava e quindi non ho perso lezioni e non ho fatto mai brutte figure. Sono andato a scuola tre volte la settimana e gli altri giorni potevo frequentare la biblioteca e studiare con i colleghi di corso. A scuola ci arrivo con i mezzi pubblici e ora aspetto con impazienza ottobre per ricominciare.

Per tutto questo ci tengo a dirvi ancora grazie. Sinceramente. Da parte mia sto facendo di tutto per trovare anche un piccolo lavoro che mi permetta di arrotondare le mie finanze e darmi già da fare perché non si sa mai… anche se potete ben comprendere cosa significhi a Brazzaville cercare un lavoro. Vorrei poter non dipendere (troppo) dalla bontà degli altri, so che non sta bene. Vorrei partecipare in qualche modo, almeno potermi comprare da solo i libri di testo… o altre cose. Comunque io sono disponibile con voi per ogni altra forma di collaborazione.

Sperando chissà, un giorno di potervi ringraziare di persona, vi saluto pieno di riconoscenza.

Di seguito, qualche foto per mostrarvi la scuola che frequento e la mia gioia di esserci, grazie a voi.

Chidè

Jonathan: “Fuori” uno!

Carissimi, con questo articolo iniziamo a pubblicare le lettere che abbiamo ricevuto dai nostri “Ragazzi fuori”, con le quali desiderano ringraziarvi per il sostegno che avete voluto dare loro e, al tempo stesso, aggiornarvi un po’ sulla loro situazione.

Diamo subito la parola a Jonathan…

 

Cari amici, buongiorno.

Vi ringrazio enormemente per avermi fatto dono di questa borsa di studio, che mi permette di frequentare la Scuola superiore di Gestione e amministrazione d’impresa (ESGAE), che è un’università privata. Ho avuto il privilegio di ricevere da parte vostra  la borsa quest’anno e ve ne sono profondamente grato. Attualmente studio finanza e passerò al terzo anno del mio ciclo di studi, più orientato verso un ramo comune, per acquisire una licenza professionale di amministratore d’Impresa (LPAE).

 

 

 

 

 

 

 

Al termine del ciclo inferiore mi si prospettavano diverse possibilità: lanciarmi sul mercato del lavoro, per esempio, o continuare i miei studi nel ciclo superiore. ma a causa della disoccupazione endemica e della necessità di essere sempre più specializzati nella vita professionale per poter avere migliori possibilità di riuscita, ho preferito continuare gli studi.

Sono originario della Repubblica Democratica del Congo, che ho lasciato 17 anni fa per motivi sociali ma anche a causa di alcune nostre usanze: la mia famiglia, che mi accusava di stregoneria, aveva infatti cercato di uccidermi dopo la morte di mia madre. Nonostante abbia alle spalle un percorso pieno di difficoltà e ostacoli, ho perseverato e sono riuscito quantomeno a continuare gli studi. Come potete facilmente constatare, vengo da un ambiente in cui gli studi non sono per niente una priorità; tuttavia per me sono stati importanti, malgrado i sacrifici che bisogna fare per completarli e gli impegni che altre persone, in diversi modi e a più livelli, hanno dovuto assumere per me perché io potessi riuscire. Siccome la mia famiglia (sempre assente) non ha mai potuto aiutarmi economicamente, fin da bambino ho sempre avuto bisogno dell’aiuto altrui non solo per studiare, ma anche solo per vivere.

Devo dire certamente grazie ai frati francescani della Fondazione “Notre Dame d’Afrique” che hanno creduto in me e nelle mie capacità, facendo degli sforzi per incoraggiarmi e permettermi di andare sempre avanti. In particolare, sarei ingrato e non potrei firmare questa lettera senza un ringraziamento a fr Adolfo Marmorino (Ya Marmo) di cui avete fiducia e che in qualche modo fa da intermediario affinché io possa ricevere quanto mi mandate. A lui va la mia profonda gratitudine per la sua seria disponibilità ai miei bisogni e tutti i miei casi di urgenza, per l’integrazione totale nella nostra vita e per averci considerato suoi figli, per aver capito il grado della nostra sofferenza e aver cercato di farcene uscire.

Per queste ragioni tengo a ripetere i miei ringraziamenti più sinceri a tutti voi. Grazie a voi potrò respirare – economicamente parlando – e concentrarmi per raggiungere e completare i miei obiettivi accademici, e vivere senza avere troppe preoccupazioni perché voi mi aiutate non solo sul piano accademico, ma anche perché mi permettete di pagare un affitto e mangiare: mi avete offerto l’occasione di vivere una vita possibile.

Sperando di avere l’onore, un giorno, di conoscervi,

con ogni modestia, cari fratelli, vi sono in tutto riconoscente.

 

Brazzaville, 30 giugno 2018

 

Ekassi Jonathan

 

PS: ecco la sua “pagella”!

GM…2: adunata!!

La fede cresce anche nella misura in cui la si trasmette e la si condivide: avendo fatto più volte esperienza di quanto sia vera questa affermazione (ma anche col semplice desiderio di stare insieme), abbiamo pensato di chiamare a raccolta i giovani che, negli ultimi anni, hanno partecipato al corso di formazione “Giovani & Missione”, indipendentemente dal fatto che abbiano poi trascorso, o meno, un periodo in terra straniera.

L’occasione ci è stata data dalla festa organizzata, come al termine di ogni anno pastorale, dal Centro Missionario della Diocesi di Firenze e che si è tenuta presso il convento dei frati di “s. Salvatore al Monte alle Croci” la sera del 15 Giugno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La serata, alla quale hanno partecipato un centinaio di persone, è iniziata nel chiostro con una bella performance artistica: il poeta Massimiliano Bardotti ha declamato alcune sue opere sul tema del peccato e della colpa, fortemente influenzate dall’annuncio biblico della Misericordia di Dio. La musicista Giulia Tanzini ha accompagnato con il suono della sua arpa. Ci siamo poi spostati nel “Giardino delle rose”, dove la comunità filippina di s. Barnaba ci ha offerto una breve esecuzione di danze e canti cristiani, ispirati alla loro tradizione locale. All’altare di pietra, inserita in un contesto di preghiera, abbiamo poi potuto ascoltare la testimonianza di Giorgio e Marta, ormai nostri consolidati amici. La serata si è conclusa con una cena condivisa, ricca di piatti della tradizione filippina.

 

Il giorno seguente, di buon mattino, il piccolo gruppo dei “GiEmmini” (una quindicina in tutto) si è messo in viaggio verso il santuario de La Verna, dove fra Federico ci aspettava per una guida/catechesi: a partire dalle opere di Andrea della Robbia e da una riflessione del card. Martini, ci ha aiutato a entrare nella spiritualità del luogo e ci ha suggerito alcuni spunti sul tema della fraternità e della preghiera. Dopo il pranzo al sacco abbiamo lasciato spazio ad alcune ore di silenzio per il raccoglimento personale, per poi riunirci nella Cappella delle Stimmate e suggellare la giornata con la celebrazione dell’Eucaristia, prima di fare ritorno a Firenze.

 

 

 

La Domenica mattina è iniziata con la condivisione, nella quale le varie esperienze vissute da ciascuno sono diventate dono per tutti; a seguire, la s. Messa celebrata da p. Giuseppe e il pranzo con la comunità dei frati.

 

In arte… Lola!

Lola è una ragazza figlia di ragazza madre, con un’altra sorella molto intelligente e attiva. Lei invece è molto introversa, soprattutto perché cosciente delle sue difficoltà intellettuali che non le rendono facile lo studio.

Mamma ce la mette tutta, lavorando in diversi luoghi, per arrivare alla fine del mese con qualcosa che assomigli ad uno stipendio.

Abbiamo provato a coinvolgere Lola in diverse attività, ma il contatto con i suoicoetanei la mette sempre in imbarazzo. Un giorno mi confida che le piace molto

disegnare… Abbiamo cercato un corso di pittura adatto a lei e, da quando le stanno insegnando come esprimere i suoi talenti, ha cominciato ad uscire, ad essere più sicura di sè e a pensare che, appena finita la scuola primaria, forse anche lei potrebbe affrontare il liceo artistico: sarebbe un successone!!!

Grazie per il vostro aiuto anche da parte di Lola e della sua mamma che, tramite me, vi conoscono e pregano per voi!

fr. Luca Baino

Pronti, si guida!

L’attività di avviamento al lavoro per i giovani continua imperterrita. Il problema è aiutare chi non ha voglia di studiare!

Ultimamente si è vista la possibilità di aiutare alcuni di loro a prendere la patente per le categorie B e C e di iniziare a lavorare come autisti. Così è stato per Russlan, Andrej (nella foto) e ultimamente per Alioscia. Conseguita la patente hanno subito trovato lavoro: due presso grosse ditte di trasporti tra Almaty e Taldykorgan, l’altro come autista personale di un ricco signore e della sua famiglia a Taldykorgan. Auguriamo a tutti loro di poter continuare a guadagnarsi onestamente il pane quotidiano.

fr. Luca Baino

Iura e Lena: aggiornamenti

Vi ricordate di Iura e Lena?

Vi avevamo raccontato il loro commovente tentativo di rimettere in sesto l’ex casa parrocchiale di Sariasek.

Ebbene, finalmente i lavori sono quasi ultimati e, oltre al riscaldamento, forse riusciremo anche a ricavare un piccolo bagno… all’interno della casa, cosa inaudita!!!!

Speriamo, una volta finiti i lavori, di poter ritornare a invitare la gente a pregare con noi e… chissà che da tutto questo Amore (vostro e nostro) non torni a vivere questa cellula del corpo di Gesù! 

 

fr. Luca Baino

Nonna Vanda

Anche ad Almaty il lavoro non manca: basta guardarsi un po’ intorno, anche solo tra i vicini, e subito si vede che c’è bisogno di qualcosa.
Nonna Vanda vive con la figlia (che, tra un’ubriacatura e l’altra, cerca di lavorare un po’) e due nipoti che cerca di educare e mandare a scuola come può. Qualche tempo fa ha avuto un ictus che le ha reso difficile sia il camminare che vari movimenti in genere e si è lasciata prendere dallo scoraggiamento e dalla disperazione, come spesso accade quando ne hai già tante e te ne succede ancora qualcuna.
Con alcuni amici del nostro Centro Italiano (MASP) siamo andati a trovarle: il cortile sembrava una discarica pubblica (non siamo riusciti a capire da dove arrivasse tanta immondizia!) e in casa non era molto meglio. Da non molto avevano chiesto ad un idraulico di portare i tubi dell’acqua in casa, ma il soggetto aveva preso un sacco di soldi e non aveva isolato adeguatamente l’ultimo pezzo di tubatura, con il rischio di rimanere senz’acqua durante l’inverno. 
All’inizio nonna Vanda non voleva lasciarci fare nulla… allora abbiamo deciso che le due ragazze chiedessero un po’ di the, da mangiare con i biscotti che avevamo portato, così noi uomini siamo rimasti liberi di fare pulizia ed ordine in cortile e cominciare ad isolare il tubo. Quando, dopo un’ora, nonna Vanda si è insospettita circa la nostra assenza ed è uscita, visto il cambiamento radicale del cortile si è precipitata anche lei a a fare qualcosa.
Quando siamo tornati la seconda volta, per aggiustare il lavandino in casa e fare altri piccoli lavori che erano rimasti, con nostro grande stupore ci siamo trovati cortile e casa puliti e in ordine e, ad aspettarci, anche la figlia e i bambini che con orgoglio aspettavano i nostri complimenti… che sono arrivati con grande gioia!
La maggior parte delle volte, la semplice compagnia e il prendersi cura riescono a mettere in moto quelle persone che avevano ormai deciso di non lottare più.
fr. Luca Baino