Urgente: aiutaci a Studiare!

Peter, Christine, Viola, Mabele, Ludovico, Charles, Nyolina, Samuel, Rashel,  Jennifer , Lily, Gabriel, Pasquale, Ronald, Samuel, Christopher, Peter, Daniel, Moses…Sr Sarah.

Con il progetto “Aiutaci a studiare” desideriamo  aiutare nello studio 19 bambini e una Suora aiutandoli a sostenere i costi delle tasse scolastiche per questo anno scolastico.

In Sud Sudan, lo studio non è un diritto e spesso nemmeno una possibilità, i nostri frati in Sud Sudan, fra le tante attività di sostegno per la popolazione locale, hanno individuato nell’aiuto agli studi una via privilegiata e importante per la promozione umana e sociale, pertanto ci hanno chiesto un aiuto economico per potere pagare le tasse scolastiche e permettere così a questi bambini di frequentare la scuola.

Oltre a questi bambini e bambine, abbiamo deciso anche di aiutare Suor Sarah, una suora Sud Sudanese molta attiva nella pastorale e molto vicina ai frati, la quale ha collaborato con noi per il sostegno e l’aiuto di alcune ragazze universitarie e delle scuole secondarie. Attualmente Suor Sarah è stata inviata in Kenya per conseguire il dottorato e successivamente insegnare presso l’Università Cattolica di Juba in Sud Sudan.

Vi chiediamo un aiuto urgente, una urgenza che è nata dal mancato sostegno di una associazione che aveva promesso di aiutare questi bambini, ma che recentemente ha comunicato l’impossibilità ad essere fedele all’impegno preso, pertanto è importante pagare al più presto le tasse scolastiche per evitare che i bambini perdano l’anno scolastico in corso, basta poco, una piccola donazione può essere molto importante per loro. Tanto “poco” fa molto, il bene condiviso genera vita, sempre.

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Nuova missione a san Pietroburgo… Eccoci!!

Carissimi,

sono fra Iuri (Responsabile di questo Ufficio per le Missioni dal 2016 al 2018) e vi scrivo dalla Russia, precisamente da s. Pietroburgo, dove sono arrivato il 16 Gennaio assieme a fr. Luca Baino, che gia’ conoscete per la sua decennale missione in Kazakhstan.

Fr. Luca, infatti, ha ricevuto l’obbedienza di trasferirsi da quella terra, a lui e a voi tanto cara, per occuparsi della Parrocchia del S. Cuore affidata a noi frati minori, insieme a me, fr. Bernard e fr. Julius, che vivono qui gia’ da diversi anni.

Questo significa, purtroppo, che la maggior parte dei progetti in Kazakhstan verranno soppressi: in particolare chiuderemo “Qua la mano”, “Sanitario” e cesseremo il sostegno alla Parrocchia di Taldykorgan (“Segretaria” e “Riscaldamento”).

Ci impegniamo però, grazie ad alcuni fidati collaboratori in Kazakhstan, a garantire il proseguimento dei progetti scuola-lavoro per Ravil http://www.missioniassisi.it/news/ravil-panova/

Kolia http://www.missioniassisi.it/news/su-la-schiena/

e Sasha http://www.missioniassisi.it/wp-content/uploads/2019/01/Sascia_Anikeev_2018-19_Iuri.pdf

 

Vogliamo quindi ringraziarvi di cuore per tutto l’affetto che ci avete dimostrato in questi anni e per l’aiuto che ci avete dato nel sostenere la missione laggiu’ e vi saremo grati se vorrete continuare ad aiutare questi promettenti giovani a “prendere il largo” nel cammino della vita.

Come sempre sarà il nostro Ufficio Missioni a fare da tramite e da garante per questi progetti: per ogni informazione, quindi, potrete sempre rivolgervi all’attuale Responsabile, p. Marco Freddi, che avra’ cura di rispondervi e di tenere i contatti.

 

Luca e io, qui a Pietroburgo, c’impegneremo nel lavoro in Parrocchia, nell’ambito caritativo e, speriamo, nel dialogo ecumenico con i fratelli cristiano-ortodossi.

Anche quaggiù avremo bisogno del vostro aiuto: stiamo iniziando a guardarci attorno e cercheremo di capire, pian piano, per quali vie il Signore vorrà accompagnarci e portarci ai fratelli… e terremo sempre aggiornato p. Marco, che rilancerà le nostre notizie su questo sito. Fate riferimento a lui.

 

Per ora vi saluto… spero di raccontarvi al piu’ presto come il Signore mi ha condotto fin qui, nell’attesa di aggiornarvi, insieme a Luca, sul nostro lavoro.

Pregate per noi, mi raccomando!

Grazie ancora a tutti, Dio vi benedica!

fr. Iuri e fr. Luca

      

Aiutaci ad Aiutare

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Clarisse del Rwanda: un seme che porta frutto

 Rwanda:  la vita cristiana è molto vivace e la preoccupazione dei Pastori è attenta a che  non manchino nelle loro comunità i ministeri ed i carismi che animano il Corpo di Cristo che è la Chiesa.  Sensibili a questo fatto, diversi Vescovi hanno desiderato e ricercato per le loro diocesi anche la preziosa perla della vita contemplativa. Le figlie di S. Chiara rispondono come Chiara stessa, già dal 1237, rispondeva  al Vescovo di Reims che chiedeva per la sua diocesi in Francia delle suore contemplative: “se la Maestà divina avesse benedetto il loro Ordine … e avesse moltiplicato le sue figlie, (lei, Chiara) non avrebbe mancato a quel lodevole invito” [1]. La vita claustrale di S. Chiara di Assisi, anche in Rwanda si diffonde a macchia d’olio. Dal primitivo e fervido alveare di Kamonye, uno sciame di clarisse è partito per Musambira. Da questi due monasteri un altro sciame è partito per il Burkina Faso. Da Kamonye un altro gruppo (al momento 7 clarisse) sta partendo per Biumba (a nord del Rwanda): dove stanno allestendo il nuovo monastero in onore della Madre di Dio: Nyinawimana (quale è, appunto, il nome del nuovo monastero). Progetto che come ufficio missionario stiamo ancora cercando di sostenere.

Eremo con Ingegnere e Clarisse

Qui a Nyinawimana   negli anni  ”70 il P. Giacomo Bini (in seguito Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori) aveva costruito un grazioso eremo francescano per i suoi frati in cima ad una meravigliosa montagna vicino al confine con l’Uganda. Questo eremo, perché se ne conservi la memoria, la Diocesi l’ha custodito anche durante la guerra e verrà a trovarsi nel cuore del chiostro quando i lavori di costruzione del monastero saranno conclusi .

I lavori del nuovo monastero sono appena iniziati: lo stretto necessario per far sopravvivere la nuova comunità delle 7 sorelle

comunità di Kamonye

(la comunità di Kamonye da cui provengono, le invidiano e giocano con loro sul n° 7: sette vizi capitali? sette sacramenti? sette doni dello Spirito Santo? Personalmente, quando sono stato con loro poche settimane fa, le ho augurato di essere: all’inizio le 4 virtù cardinali e le tre teologali… poi i doni dello Spirito Santo … e poi risplendano come le stele dell’Orsa Maggiore e… in armonia: come le 7 note della chitarra

La costruzione fatta risponde più o meno a una decima parte del progetto più vasto.

Perché un monastero sia stabile, ha bisogno infatti di molti spazi interni per una quarantina di suore: chiesa per la preghiera, per loro e per la gente; spazi per lavorare: sia per lavori svolti insieme, sia per lavori svolti singolarmente; un buon chiostro per aria, fiori. Un orto esterno da coltivare; stalle; alveari…cucina per sé e per i poveri che normalmente affluiscono.

Come è fatta la vita di un monastero vista dal di dentro? Sono dedite esclusivamente alla preghiera con la chiesa e per tutta la Chiesa. Chiara era solita spiegare la propria vocazione  contemplativa ad Agnese di Boemia: “per usare propriamente le parole dell’Apostolo (1Cor 3,9) ti considero collaboratrice di Dio stesso e colei che rialza le membra cadenti del suo corpo ineffabile” (FF2886).

Di ché vivono. Si sostengono con il lavoro delle loro mani (nel poco tempo ‘quasi rubato’ alla preghiera) e con l’aiuto della Provvidenza. Lavoro. A Musambira lavorano con i mezzi forniti da voi, cari Benefattori: l’impastatrice e il forno per fare il pane per sé e i bambini;

impastatrice

gli alveari; le mucche da latte (questa estate a causa di una epidemia nella zona, due mucche sono morte, ne hanno dovute comperare altre); lavorazione della cera per candele; l’orto: insalata, pomodori, patate, manioca, zucchine di tutti i tipi, frutta tropicale …; allestimento dei S. Rosari;

a Kamonye lavorano molto con le vesti liturgiche…  Provvidenza di Dio. E’ un capitolo molto importante. Per scelta di S. Francesco e di S. Chiara quando si entra in convento o in monastero non ci si deve portare niente dietro perché Gesù ha chiesto a quelli che erano intenzionati a condurre vita comune con Lui: “Va, vendi quello che hai, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi” (Lc 18,22 e passi paralleli) [2]. Una volta fatta questa scelta di fondo si rimane poveri per tutta la vita e si viene aiutati da quella che S. Francesco chiamava ‘la corte del gran Re’ (FF 1459)[3].

Cari Benefattori, voglio indicarvi ora, come testimonianza, la lapide che il nostro defunto P. Giovanni Boccali, allora Ministro Provinciale,

ha fatto scolpire perché rimanga a perpetua gratitudine sul portale del monastero di Musambira per Bartolomeo Corti (dalle clarisse chiamato papà Lino, vedi foto n.10, già sindaco nel Trentino): nel 2004-2007  questo Benefattore ha effuso le sue sostanze per la costruzione del monastero di Musambira, acquistando una grande eredità in Paradiso: sta sempre nelle preghiere del monastero. Ora è vicino a S. Francesco e a S. Chiara.

Se vi chiediamo una mano per le nostre clarisse è perché anche voi, con i beni terreni, come potrete, possiate acquistarvi i beni celesti, quelli veri, che rimangono. La cosa più urgente di cui le nostre suore di Biumba hanno bisogno è quella di portare a compimento la struttura del Monastero: ci vuole un’ingente somma ( che spesso è fatta anche di 1+1+1…euro). Per gli altri due monasteri: aiuti per il miglioramento delle strutture; libri liturgici; breviari per la preghiera; libri di spiritualità; libri di francescanesimo; acini e quanto serve per fare i Rosari; macchina per fare le saponette; stampi per fare le candele; materiale per la preparazione di vesti liturgiche; stoffe particolari da lavorare; materiale per le api …

Carissimi, ogni vostro centesimo si trasforma in oro. Voglio concludere con questo aneddoto orientale che prendo da Tagore su ‘il mendicante e il re’

“Ero andato mendicando di uscio in uscio lungo il sentiero del villaggio, quando, nella lontananza, apparve il tuo aureo cocchio come un segno meraviglioso; io mi domandai: Chi sara’ questo Re di tutti i re? Crebbero le mie speranze e pensai che i miei giorni tristi sarebbero finiti; stetti ad attendere che l’elemosina mi fosse data senza che la chiedessi, e che le ricchezze venissero sparse ovunque nella polvere. Il cocchio mi si fermo’ accanto. Il tuo sguardo cadde su di me e scendesti con un sorriso. Sentivo che era giunto alfine il momento supremo della mia vita. Ma Tu, ad un tratto, mi stendesti la mano dicendomi: – Cosa hai da darmi?- Ah!, qual gesto regale fu quello di stendere la tua palma per chiedere a un povero! Confuso ed esitante tirai fuori lentamente dalla mia bisaccia un acino di grano e te lo diedi. Ma qual non fu la mia sorpresa quando, sul finir del giorno, vuotai per terra la mia bisaccia e trovai nello scarso mucchietto un granellino d’oro! Piansi amaramente dinon aver avuto il cuore di darti tutto quello che possedevo”.

Per aiutarci….

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[1] Cronaca del Monastero di S. Chiara di Reims, pp. 3-5. In Nella tua tenda per sempre, a cura di P. Rino Bartolini, ed. Porziuncola, 2005, p.124

[2] Mentre per tutti i cristiani vale la citazione di Atti 2,42ss e 4,32ss “Erano un cuore solo ed un’anima sola…”.

[3] Quando S. Francesco si presentò da papa Innocenzo III per chiedere l’approvazione di questo stile di vita povero il Papa rimase perplesso e disse a Francesco: “«Cari figlioli, il vostro genere dl vita ci pare troppo duro e penoso. Essendo però così sincero il vostro fervore, non ci è possibile dubitare di voi. Tuttavia, è nostro dovere preoccuparci di quelli che in futuro saranno i vostri seguaci, affinché non trovino troppo ardua la vostra via». Ma vedendo la loro fermezza nella fede, la loro speranza così fortemente ancorata in Cristo, che li induceva a respingere ogni mitigazione del loro slancio generoso, disse a Francesco: «Figlio, va’ e prega Dio di rivelarti se la vostra richiesta procede dalla sua volontà. Quando ci sarà manifestato il volere del Signore, verremo incontro ai tuoi desideri».Il Santo si raccolse in orazione, come il Papa gli aveva raccomandato. E il Signore gli parlò interiormente, ispirandogli questa parabola: «C’era nel deserto una donna povera e bellissima. Preso dal fascino di lei, un grande re bramò di prenderla in sposa, sperando di averne dei figli molto belli. Il matrimonio fu celebrato, nacquero diversi figli. Quando furono cresciuti, la madre rivolse loro queste parole: – Cari ragazzi, non vergognatevi della vostra umile condizione, perché in realtà siete figli del re. Andate alla sua corte ed egli vi darà tutto quello che vi abbisogna. Giunti alla presenza del sovrano, questi ammirò la loro bellezza e notando che gli somigliavano, domandò: – Di chi siete figli? – I ragazzi risposero di essere figli di una donna povera, che viveva nel deserto. Allora il re li abbracciò tutto esultante e disse: – State tranquilli perché siete figli miei. Se prendono cibo alla mia mensa gli estranei, tanto più ne avete diritto voi, che siete mio sangue! – E ordinò a quella donna d’inviare a corte i figli avuti dal re, per esservi allevati secondo il loro rango». In questa visione simbolica, apparsagli mentre era in orazione, Francesco comprese che quella donna poverella raffigurava lui stesso. Terminata l’orazione, il Santo si presentò al sommo pontefice e gli raccontò in tutti i particolari la parabola rivelatagli dal Signore. E aggiunse: «Sono io, signore, quella donna poverella che Dio ama e per sua misericordia ha reso bella e dalla quale si compiacque avere dei figli. Il re dei re mi ha promesso che alleverà tutti i figli avuti da me, poiché se egli nutre gli estranei, a maggior ragione avrà cura dei suoi bambini. Cioè, se Dio largisce i beni temporali ai peccatori e agli indegni, spinto dall’amore per le sue creature, molto più sarà generoso con gli uomini evangelici, che ne sono meritevoli»

Da Matelica un “soldino” per il Sud Sudan

Mercoledì 5 dicembre nella nostra scuola primaria di Matelica, Mario Lodi, è venuto p. Marco Freddi per raccontare la sua esperienza in Sud Sudan. Noi maestre abbiamo pensato di chiamarlo per far raccontare ai nostri alunni da un testimone diretto uno dei peggiori conflitti ad oggi ancora in corso nel mondo. In particolare, essendo una scuola primaria, volevamo conoscere le condizioni dei bimbi e della scuola durante la guerra, per poi trovare un modo per poter dare un piccolo aiuto.

Dunque mercoledì circa trecento ragazzini di seconda, terza, quarta e quinta primaria sono entrati nell’aula magna del nostro IC “E. Mattei” per ascoltare questo frate venuto da Assisi. P. Marco ci ha fatto vedere dove si trova il Sud Sudan. Ci ha mostrato molte foto e video di persone che, pur in condizioni di vita disperate, sono sempre sorridenti. Infine, la scuola. Ma si può chiamare così?! In realtà è una specie di capanna che funge anche da luogo di culto, dove gli scolari per scrivere usano un vecchio frigorifero in disuso, come fosse una lavagna. Non ci sono il pavimento e nemmeno i banchi, la lavagna e tante altre cose che per noi sono importanti per studiare in modo sereno. Verso la fine del suo intervento, Marco mostra un video di una giraffa che gli si avvicina e gli accarezza una mano. Come a dire… ecco questa è l’Africa! Non solo guerre, non solo povertà ma una natura che ti sorprende per i suoi colori e per la sua prossimità. Una vitalità prorompente e un popolo che vuole rialzarsi anche a partire dal diritto dei suoi figli all’istruzione. Poi i bambini cominciano ad assalire il nostro frate con mille domande: ma come fanno ad avere le armi se sono poveri? Dov’è la mamma della piccola giraffa? Dove dormono i bimbi dell’orfanotrofio se non ci sono i letti? E molte altre ancora.

A questo punto, una maestra tira fuori un salvadanaio e lancia una proposta: vogliamo, proprio in occasione del Natale, provare a fare una piccola rinuncia per donare un soldino solidale a questi vostri coetanei dall’altra parte del mondo? I bimbi sorridono e annuiscono. Subito si alza Margherita, 7 anni, si avvicina al salvadanaio e mette il primo soldino.

Tornati a casa i ragazzini hanno raccontato tutto ai genitori che immediatamente si sono organizzati per dotare ogni plesso scolastico del suo salvadanaio. In questi giorni il tam tam si sta diffondendo e speriamo che ognuno aderisca per come può. Abbiamo capito con Marco che, al di là del risultato atteso, la cosa stupefacente è che ora molte persone a Matelica stanno pensando al Sud Sudan. E nei processi di pace è proprio questo che più conta: il dialogo, l’interesse, il pensiero, la consapevolezza dell’altro.

Quindi cercheremo di conoscere ancora, informarci, chiedere, avere notizie per suscitare attenzione su chi è dimenticato dai più. Grazie padre Marco per averci avvicinato a chi sembrava lontano da noi!

L.B.

Alcuni disegni dei bambini di Matelica

                       

                                                        

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In Sud Sudan Studiare si può… progetto sostegno studentesse

Nella mia esperienza missionaria in Sud Sudan, ho collaborato per diversi progetti con Suor Sarah, una suora Sud Sudanese, docente universitaria e impegnata in molte attività diocesane e parrocchiali. La scorsa estate mi ha chiesto un aiuto per pagare le tasse scolastiche e il trasporto per alcune studentesse, 10 studentesse della scuola secondaria e 16 studentesse universitarie.

 

Suor Sarah così mi scrive “… vorrei dire che l’istruzione è la chiave per una vita di successo quando educate una persona educate la nazione. Viviamo in un paese che ha molte sfide come è stata la guerra che ha contribuito a creare una situazione difficile per cui le ragazze sono le vittime di questo stato, molte studentesse hanno dovuto abbandonare la scuola,senza però avere la possibilità di un lavoro, alcune sono orfane e alcune sono interessati a studiare ma non possono a causa dei problemi finanziari. Pertanto abbiamo pensato di cercare di aiutare le ragazze che hanno mostrato interesse nello studio e che le loro famiglie non sono in grado di sostenere. Questa è la mia richiesta, se possibile, per favore, sostenere queste ragazze nello studio. Dio ti ricompenserà.”

Un rapporto Unicef riporta che il 68 % dei giovani fra i 15 e 24 anni non sa leggere e scrivere e questa percentuale è purtroppo maggiore per quanto riguarda le donne. Anche per questo motivo, come ufficio missionario, abbiamo deciso di sostenere questo progetto con l’aiuto dei benefattori che vorranno contribuire e come dice suor Sarah, Dio ci ricompenserà. Fra Marco Freddi

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Un segno di speranza per Digala

Un segno di speranza!

Grazie all’aiuto di diversi benefattori nel 2013 i frati missionari in Sud Sudan hanno potuto contribuire nella costruzione della prima cappella di “Digala” che poi è stata migliorata anche grazie all’intervento di altri benefattori che hanno costruito un pozzo e comprato un generatore per l’elettricità.

cappella di Digala costruita grazie al contributo dei benefattori

interno della cappella di Digala

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cappella è stato un dono prezioso per la popolazione cristiana che prima della presenza dei frati erano costretti a radunarsi per la preghiera sotto un albero.

 

​la Comunità cristiana di Digala radunata sotto l’albero prima della costruzione della cappella

La cappella è subito diventata un luogo di preghiera e di aggregazione che ha consentito alla comunità cristiana di crescere e radunarsi per trovare anche sostegno e forza nella difficile situazione politica ed economica del paese.

Purtroppo nel 2015, a seguito della guerra civile che ha devastato la zona di Digala molti sono stati costretti a fuggire nella foresta e pertanto molte cose sono state depredate, e anche la cappella ora necessita di lavori importanti di ristrutturazione.

Al momento la comunità cristiana è tornata a Digala e si sta già impegnando generosamente per la ricostruzione della cappella, ma i frati del Sud Sudan, come la popolazione, al momento non hanno i mezzi economici per potere realizzare questo progetto e chiedono il nostro aiuto.

 

Il Sud Sudan rimane al momento una nazione poverissima e sempre in una situazione molto instabile anche se i giorni scorsi è stato firmato un accordo di pace, e la costruzione della cappella diventa ed è segno importante per ricostruire un tessuto sociale ferito, un “luogo benedetto” di rinascita e di speranza, di incontro e riconciliazione…

Aiutaci ad aiutare: Progetto Digala 2018 

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Aiutaci ad aiutare!

“La vita si rafforza donandola e si indebolisce nell’isolamento e nell’agio” Papa Francesco, Evangelium Gaudium, 10.

Abbiamo questo dono prezioso, la vita, che continuamente deve sbocciare, crescere nel bene e nella bellezza, tanti di noi hanno già fatto l’esperienza che “donando si riceve”, donando, conoscendo, uscendo dalla nostra “comfort zone” la vita ha un respiro più grande, più bello!

Tanti missionari, religiosi e laici hanno fatto questa esperienza, lasciare la “propria terra”, le proprie certezze e sicurezze per avventurarsi fidandosi della chiamata di Dio ad andare in ogni periferia per amare come Gesù ha amato.

Una chiamata che Dio ha benedetto da sempre manifestandosi concretamente grazie all’aiuto di tanti, tutto è stato ed è prezioso, e tanto bene è stato fatto anche grazie alla generosità di tanti e in tanti modi, come la preghiera, la vicinanza amicale che i missionari hanno sempre sentito e ogni tipo di aiuto economico.

Noi come frati continuiamo a ricordarvi a Dio perchè continui a benedirvi e a mostrarsi come vostro Padre, grati per quello che avete già fatto o farete.

Il nostro segretariato in questo momento è in contatto con diversi missionari e proporremo diversi progetti di sostegno per le comunità che serviamo o di cui conosciamo le necessità.

Grazie del vostro aiuto e il Signore vi ricompensi con ogni benedizione.

                                  

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Nyinawimana prende forma

Ad Aprile vi avevamo proposto di sostenere la costruzione di un nuovo Monastero per le Clarisse del Rwanda, precisamente a Nyinawimana.

Ebbene, pochi giorni fa le nostre sorelle ci hanno scritto per aggiornarci sui lavori e mostrarci alcune foto.

La prima pietra è stata posata e benedetta il 18 marzo scorso dal vescovo di Byumba, mons Servillien Nakazamita;  ora da poche settimane sono iniziati i lavori veri e propri, che procedono speditamente. Il desiderio della comunità delle clarisse di Kamonyi, guidata da Madre M. Letizia Mukampabuka (subentrata dal 2015 alla fondatrice, l’italiana  suor Chiara Giuseppina Garbugli),  di realizzare un nuovo monastero  in aggiunta al vecchio, ormai non più in grado di accogliere le giovani rwandesi che sempre più numerose chiedono di poter abbracciare la vita monastica, comincia così a trovare realizzazione.

 

 

 

Sui terreni messi a disposizione dalla diocesi sulla collina di Nyinawimana, dove fino al 1994 era attiva una comunità di frati francescani, sorgerà inizialmente una struttura atta ad accogliere le prime  monache, una decina, che saranno chiamate, nel tempo, a dare vita a una  nuova comunità. Questa prima struttura, il cui costo è stato preventivato attorno ai 150 milioni di Frw, circa 150.000 euro, in futuro potrà diventare una sorta di foresteria per persone desiderose di momenti di raccoglimento e di preghiera.

 

 

 

NB: Il testo dell’articolo è parzialmente tratto dal blog “Albe rwandesi” dell’Associazione Kwizera onlus che, come noi, sta sostenendo economicamente la costruzione del Monastero.

 

Ghégue: “fuori” 4

Concludiamo i racconti – testimonianza dei nostri “Ragazzi fuori” con la vicenda scolastica più travagliata, quella di Gratien.

 

 

Repubblica del Camerun

Douala, 14 luglio 2018

 

Caro fratello ciao,

Permettimi di presentarmi prima di raccontarti di me, il mio nome è Gratien, conosciuto come Ghégue.

Sono felice di condividere con voi la mia vita e allo stesso tempo farvi giungere la mia gratitudine.

Sono entrato al centro Ndako ya Bandeko quando avevo circa 14 anni. Io ho una famiglia, ma i miei non potevano garantirmi un sostegno negli studi e in più mio padre spesso beveva e diventava violento. Quando mi mandò via di casa chiesi aiuto ai frati della parrocchia i quali mi accolsero prima temporaneamente, poi, avendo ripreso i contatti con la famiglia, mi permisero di continuare gli studi sostenendomi in tutto. Così finii le scuole medie, il liceo e infine cominciai a studiare Diritto in una università privata perché in quella pubblica ci fu sciopero fino ad aprile e non volendo farmi perdere altro tempo mi permisero, con altro impegno economico, di iscrivermi in una università privata.

Dopo aver ottenuto la mia Licenza in Diritto Pubblico ha conosciuto molte difficoltà che mi hanno impedito di continuare gli studi di Diritto internazionale, per cui ho una grande passione.

Mancando dei mezzi per andare dove vorrei, sono stato costretto a cambiare direzione.

È stato allora che ho optato per l’Economia monetaria e finanziaria, nella Public University di Brazzaville, dove ho ricominciato l’università dal primo anno… mentre in realtà ero al quarto!

Data l’età che avanza, visti i limiti quotidiani che mi hanno sempre perseguitato, sono stato tentato dall’idea di prendere il controllo sulla mia vita e di essere pronto a cercare la felicità assumendomi le conseguenze che potrebbe comportare. È qui che ho iniziato a cercare un lavoro qualunque, che mi avesse permesso di essere un po’ più indipendente.

Fino al giorno in cui sono stato informato dello svolgimento di un concorso per entrare in una scuola di eccellenza, specializzata nella formazione sulla sicurezza antincendio negli aeroporti internazionali.

Ho tentato la fortuna e dopo i duri momenti di preparazione, la fortuna mi ha sorriso, sono stato selezionato e dichiarato ammesso.

Sono da aprile in Camerun, nella città di Douala, dove continuo ad formarmi.

Quello che farò domani non saprei dirlo perché non lo so, tutto quello che posso dire è che dopo la formazione tornerò a casa per riprendere i corsi all’università in attesa di essere convocato per cominciare il lavoro. Spero presto e soprattutto spero di poter continuare gli studi.

Sono molto grato per l’aiuto che mi hai dato quest’anno, è stato molto utile.

 

Ti rivolgo con queste parole, la mia sincera gratitudine per il tuo servizio nella mia vita, spero di aver fatto buon uso di tutti i tuoi doni.

Ancora una volta, dico grazie.

 

Geg.

Ravil ha concluso il primo anno!

Circa un anno fa vi avevamo raccontato un nuovo incontro di p. Luca con la famiglia Panova, “capostipite” del Progetto “Qua la mano”: in particolare avevamo aperto una sottoscrizione per permettere a uno dei figli più grandi, Ravil, di frequentare il Corso di studi per la professione di “Paramedico”.

 

Ebbene, grazie al vostro aiuto Ravil ha potuto alloggiare in un collegio studentesco e completare con successo e soddisfazione il suo primo anno di Corso. Ecco la testimonianza di p. Luca.

E il primo anno è finito! E come è finito! Chi l’avrebbe mai detto che un ragazzino di un villaggio sperso in mezzo alle steppe avrebbe potuto finire così brillantemente il primo corso di “paramedico”?! E invece Ravil ce l’ha fatta!

E’ stata un scommessa per noi, che l’abbiamo sostenuto con il vostro aiuto economico, ma soprattutto per lui stesso. Nonostante la sua formazione fosse ben lontana da quella che ricevono in città, non si è mai arreso, studiando con impegno e recuperando tutto quello che non aveva ricevuto prima, senza lasciarsi distrarre dalla vita caotica e attraente della città. Bravo Ravil!

 

Ora sta lavorando con Kolia per capire meglio cosa lo attende come fisioterpista dell’età evolutiva. E’ profondamente toccato da quanti bambini si trovino in così gravi e pesanti situazioni fisiche, psicologiche ed affettive. “Sono davvero contento di aver scelto questa professione e questi bambini mi stanno confermando che questa è la strada che Dio ha pensato per me!”, mi ha detto un giorno.
Dio! Eh Si! Perchè forse, in tutta questa storia, la cosa più bella che è capitata a Ravil è aver incontrato Dio, essersi preparato al Battesimo, alla Confermazione e alla Prima Comunione che ha ricevuto la notte di Pasqua, nella Cattedrale di Almaty, direttamente dal Vescovo, con altri 5 suoi coetanei e una ventina di adulti.
Ad agosto Ravil tornerà al villaggio per aiutare mamma e i suoi numerosi fratelli e sorelle a mettere da parte e conservare i frutti della terra per l’inverno, per poi tornare in città a settembre e continuare gli studi… che l’anno prossimo lo vedranno anche impegnato direttamente in corsia.
Rivolgo a tutti voi, da parte sua, un profondo e sentito “grazie” e il ricordo sicuro nella sua preghiera.
p. Luca Baino
NB: Presto sarà disponibile il Progetto di sottoscrizione per aiutare Ravil a proseguire il suo Corso di studi.