Nuovi racconti pietroburghesi… da fra Iuri

Cari amici,
eccomi di nuovo qui ad aggiornarvi sulle nostre vicende pietroburghesi.
Ci eravamo salutati in occasione della solennità di s. Francesco, ma i festeggiamenti non erano finiti lì: sabato 12 Ottobre, infatti, una giovane coppia di nostri parrocchiani, Masha e Vitija (Maria e Viktor), hanno dato compimento al loro tempo di fidanzamento convolando finalmente a nozze. Viste le condizioni della nostra chiesa, i due sposi avevano giustamente deciso di celebrare il loro matrimonio altrove, precisamente dai nostri fratelli Conventuali. Ho concelebrato l’Eucaristia assieme ad altri tre sacerdoti loro amici, in un’atmosfera semplice e familiare ma anche multietnica ed ecumenica: Viktor, infatti, è di origine ucraina, mentre Maria è di famiglia mista: madre coreana cattolica e padre russo ortodosso. Penso che p. Luca avrebbe sottolineato come, ancora una volta, il dialogo ecumenico nasca soprattutto dalle esigenze della vita concreta, cioè “dal basso”.
A proposito di Luca: come forse ricorderete, era tornato in Italia il 4 Settembre e le pratiche burocratiche per il suo rientro sono state rallentate dalla creazione di un Ufficio apposito per le Organizzazioni umanitarie e religiose, presso il quale è stato necessario registrare quasi ex-novo la nostra Parrocchia prima di poter presentare la domanda d’invito a suo favore. Ad ogni modo, l’operazione è andata a buon fine e tra pochi giorni (precisamente giovedì 28 Novembre) Luca tornerà finalmente a Pietroburgo… anche se, ancora una volta, la sua permanenza potrà durare solo un mese: sarà comunque bello essere accompagnati da lui nel tempo di Avvento che sta per cominciare e, soprattutto, festeggiare insieme il Natale. Nel frattempo, lui e io siamo rimasti in stretto contatto attraverso i mezzi elettronici, sia per qualche semplice condivisione fraterna, sia per confrontarci su come affrontare le varie situazioni che qui si presentavano.
Le novità, infatti, purtroppo non sono mancate. Mercoledì 15 Ottobre l’impianto elettrico della chiesa ha subìto un grave sbalzo di corrente che ha bruciato il nostro contatore e alcune apparecchiature che gli operai stavano usando nei lavori di restauro. Fra Julius, il nostro economo, si è subito messo all’opera insieme al nostro Assistente legale per chiedere alla Società elettrica d’intervenire, ma da queste parti le procedure burocratiche sono particolarmente complesse (dovreste vedere quanto è spesso il plico di scartoffie che hanno dovuto compilare, firmare, timbrare…!) e così abbiamo celebrato al freddo e quasi al buio per due settimane.

Almeno la Domenica, però, abbiamo potuto godere del “calore” e della “luce” dei nostri parrocchiani, che sono stati veramente eccezionali: prima della celebrazione, man mano che arrivavano, io ero lì a salutarli e a dispiacermi e scusarmi per la situazione… e loro, soprattutto le più anziane, a consolarmi: “Ma no, padre, stia tranquillo, va benissimo! Abbiamo passato ben di peggio, se sapesse! Da piccole, dopo la guerra… oppure sotto il Regime… Non si preoccupi”. E poi diverse persone sono arrivate chi con una torcia, chi con una pila… un giovane padre di famiglia, addirittura, ha portato i faretti del suo studio fotografico (lui lavora in quel campo): ideali per il leggìo e per la nostra piccola “schola cantorum”!! È stato davvero commovente e ho voluto ringraziare tutti, dicendo che mi avevano mostrato concretamente la Chiesa come luogo di solidarietà e collaborazione reciproca. Ringraziamo il Signore!
Purtroppo però la macchina burocratica, una volta messa in moto, non si è fermata dove avremmo sperato… A causa del cantiere, infatti, il cortile era ormai sempre più ingombro di materiali da costruzione e la ditta che esegue i lavori ha ritenuto che l’accesso non fosse più sicuro e andasse riservato ai soli addetti. La Commissione statale che cura il restauro ha quindi deciso di vietarci l’ingresso e quindi, di fatto, di chiudere la chiesa e ogni suo locale fino al termine dei lavori (due-tre… quattro anni?!?!). Domenica 3 Novembre abbiamo quindi celebrato l’ultima (per ora) Messa in Parrocchia e abbiamo portato a casa nostra tutto il parato liturgico, che non potevamo certo abbandonare per anni nello scantinato. Abbiamo chiesto ospitalità per le Messe domenicali sia alla Parrocchia dell’Assunta sia al Convento s. Antonio e dopo aver valutato le loro proposte abbiamo deciso di accettare l’offerta dei fratelli Conventuali, che ci offrivano un orario più comodo permettendoci così di proseguire anche il Catechismo dei bambini. Dovremo poi decidere circa le Messe feriali. L’ennesima chiusura della chiesa è stata accolta con grande dispiacere dai parrocchiani, sebbene siano purtroppo avvezzi a peregrinare da un luogo all’altro. Speriamo di non perderne altri per strada come già accaduto in passato, mi spiacerebbe molto…
Dal punto di vista tecnico, intanto, la nostra maggiore preoccupazione è per l’impianto di riscaldamento: non è ancora chiaro, infatti, se lo sbalzo di tensione abbia bruciato anche le apparecchiature che lo fanno funzionare (pompe, termostati, elettrovalvole ecc…). Se così fosse sarebbe un grosso problema, perchè sostituirle sarebbe una spesa notevole.

Il 2 Novembre, intanto, ci siamo uniti alle celebrazioni della Parrocchia della Visitazione: la loro chiesa, infatti, è costruita sul terreno dove sorgeva uno dei vecchi cimiteri cattolici che poi i sovietici avevano profanato e così ogni anno, in quella data, dopo l’Eucaristia si fa lì una piccola processione. Ce n’era uno anche vicino alla nostra chiesa, ma durante il regime venne sventrato per scavarci una stazione della metropolitana. Eh già, proprio così! Ecco alcune foto:

Non fatevi ingannare dalle apparenze: a Maggio una donna con problemi mentali ha appiccato un incendio di notte e dentro è ancora in restauro.

Questo è il vecchio cimitero attorno alla chiesa, con le cappelle ancora semidistrutte. Sui 4 tumuli e alla lapide (in memoria di tutte le vittime del Regime sovietico) abbiamo fatto le stazioni della processione.

Dall’11 al 15 Novembre, invece, sono stato a Novosibirsk (Siberia del sud) per partecipare all’Assemblea annuale di tutti i frati minori di Russia. Detta così, sembra chissà cosa… ma in tutto siamo otto, distribuiti su tre conventi a ore e ore di aereo l’uno dall’altro!! Nonostante abbia avuto alcuni problemi di salute (la differenza di fuso orario e qualcosa che ho mangiato mi hanno letteralmente steso), è stato davvero bello godere della comunione fraterna e di un paio di giorni di ritiro spirituale. Abbiamo anche festeggiato il 25° anniversario della Scuola elementare cattolica, fondata a suo tempo da p. Guido Trezzani e ora diretta da p. Corrado, che proprio in quei giorni ha compiuto 72 anni, di cui gli ultimi 24 a Novosibirsk!

Per il resto, proseguo lo studio del russo: venerdì scorso (22 Novembre) ho completato il quinto livello (B1.1) superando l’esame interno e domani inizierò il sesto (B1.2)… terminate le basi grammaticali, ormai sono entrato nel vivo della lingua! Intanto, già dopo i primi giorni di scuola mi era venuto il desiderio di recarmi a lezione con l’abito, ma avevo voluto essere prudente: ho aspettato un po’, ci ho pregato su e pochi giorni dopo, chiacchierando con alcune studentesse italiane, una di loro mi chiese proprio perché non lo indossassi e mi incoraggiò a “osare”… così ero andato in Direzione a chiedere quali fossero le leggi al riguardo e cosa ne pensassero: non solo mi è stato risposto che era possibile ma, con mia sorpresa, mi hanno espresso il loro stupore per il fatto che un religioso girasse in borghese! Il discernimento, quindi, m’è sembrato fatto. In un contesto internazionale e interculturale come quello, la presenza di un frate mi pare non susciti particolare curiosità, ma qualcuno (per lo più studenti italiani, ma non solo) si è avvicinato manifestando interesse e ponendo domande che sono diventate occasioni, se non proprio di annuncio esplicito, almeno di testimonianza. Il Signore farà il resto!
Infine, la notizia più bella: proprio in prossimità del mio 45° compleanno, ho finalmente ricevuto il Permesso di soggiorno, che mi permetterà di rimanere in Russia per i prossimi tre anni (intanto). Benediciamo il Signore!

fra Iuri

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Laureate grazie al tuo aiuto. Notizie dal Sud Sudan

Un grazie ancora che ci raggiunge dal Sud Sudan,

Sr Sarah al centro

lo scorso anno, come Ufficio Missioni Estere dei frati di Umbria e Sardegna, abbiamo accolto di rispondere ad una richiesta di aiuto da Sr Sarah del Sud Sudan per potere sostenere e permettere a 16 universitarie e a 10 studentesse della scuola secondaria che si trovavano in stato di necessità di potere iscriversi e frequentare i corsi dell’anno scolastico 2018-2019.

Con gioia riportiamo la loro lettera di ringraziamento di qualche settimana fa, abbiamo aspettato a pubblicarla per attendere le foto della cerimonia di laurea di alcune di loro.

Grazie del vostro sostegno e aiuto, senza il quale queste ragazze non avrebbero potuto continuare gli  studi e portarli così a termine.

Anche quest’anno il nostro segretariato ha scelto di appoggiare, al momento, tre nuovi progetti di sostegno allo studio di giovani ragazze sud sudanesi 10 studentesse universitarie, 10 studentesse della scuola secondaria, e di  aiutare Suor Sarah, anche lei  sud sudanese,  nel suo cammino formativo rivolto all’aiuto dei giovani locali.

Crediamo che dare possibilità di una crescita anche culturale a chi ha capacità ma non ha possibilità sia un modo importante per aiutare un paese come il Sud Sudan investendo nel suo futuro.

Il Signore vi benedica!

fra Marco

Riportiamo la lettera di ringraziamento di Victoria una studentessa laureatasi grazie all’aiuto dei nostri benefattori

Cari amici e benefattori
Possa Dio nostro Padre e il Signore Gesù Cristo darvi grazia e pace, a nome delle nostre compagne e mio che ho questa occasione d’oro di scrivervi questa lettera potendo esprimere la nostra gioia, anzi siamo tanto grate per quello che avete fatto per noi. Siete venuti in nostro aiuto quando eravamo in grande bisogno e oggi, grazie al vostro sostegno, siamo laureate, non abbiamo nulla da offrirvi in cambio se non parole di ringraziamento dal profondo del nostro cuore.
Tra il gran numero che avete supportato, al momento in sette di noi abbiamo completato con successo gli studi, le altre stanno aspettano di laurearsi entro e non oltre i prossimi mesi, mentre il resto delle nostre compagne è ancora in difficoltà con i loro studi all’università, il nostro desiderio è di celebrare quel giorno insieme a voi e alla nostra più cara suor Sarah. Ancora una volta grazie e continueremo a pregare che il Signore vi conceda lunga vita e buona salute in modo che possiate continuare a svolgere la sua missione sulla terra e servire il suo popolo con amore e sollecitudine Dio vi benedica.
Vostra in Cristo
Victoria

per sostenere i nostri progetti in Sud Sudan:

 

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PER DIRVI GRAZIE e… pronti a ripartire con nuovi progetti!!!!

UN GRANDISSIMO GRAZIE A TE!

Desideriamo manifestare la nostra gratitudine verso le tante persone che in questo tempo, e alcuni da lungo tempo, stanno sostenendo in tantissimi modi il nostro Segretariato per le Missioni Estere di Umbria e Sardegna. Tanti aiuti che ci hanno permesso di organizzare alcune attività di promozione nelle scuole o  nelle nostre parrocchie attraverso laboratori con i bambini oppure essendo presenti a eventi come la “festa degli Angeli” a santa Maria Angeli con un nostro stand e con un laboratorio per la costruzione di strumenti musicali, attività che hanno permesso di fare conoscere le nostre attività e anche di raccogliere fondi per i nostri missionari e per le persone che loro servono e aiutano.

Non ultima, nel mese ottobre, quindi ancora per pochi giorni, è possibile visitare e pregare attraverso la mostra missionaria presso la basilica di santa Maria degli Angeli.

Grazie al vostro sostegno quest’anno siamo riusciti a sostenere (non tutti i progetti sono però ancora completati) Ravil e Alexander nel loro percorso di studio in Kazakistan, i nostri frati nella loro nuova missione in Russia nella nostra parrocchia di Sanpietroburgo, e le nostre clarisse del Rwanda.  Abbiamo potuto aiutare i nostri frati del Sud Sudan per sopperire ad alcune urgenze, come per esempio ricostruire la cappella di Digala e di san Matteo nel campo profughi che conta 38000 persone. Abbiamo reso possibile a 16 studentesse universitarie e 10 studentesse delle scuole superiori di potere frequentare l’anno scolastico 2018-2019 e a 19 bambini di potere frequentare la scuola elementare.

Abbiamo inoltre sostenuto il reinserimento di 10 ragazzi del Congo dopo che hanno terminato il periodo di permanenza nel nostro centro Ndako ya bandeko.

Non dimenticando “Giovani e  Missione” una formazione missionaria che ha permesso ad alcuni giovani di vivere una esperienza missionaria in Bolivia, Uganda e Terra Santa…

E altri aiuti ai nostri missionari che hanno permesso loro di potere continuare il loro servizio in terra di missione.

Tutto questo è stato possibile grazie al vostro aiuto e sostegno.

Grazie ai volontari che si sono prodigati nell’aiutarci, consigliarci, ecc…

Grazie a chi ha pensato di sostenere i nostri progetti attraverso le nostre bomboniere.

Grazie a chi ci ha donato oggetti per le nostre pesche missionarie potendo usufruire anche delle riduzioni fiscali riservate alle ONLUS….

GRAZIE!!!!!

Vi invitiamo a visitare il nostro sito e i nostri progetti,  tanti sono “nuovi” altri ancora in fase di realizzazione che speriamo al più presto di completare.

Vi chiediamo di continuare a seguire il lavoro del nostro segretariato e dei nostri missionari, con la fede certa che il Signore vi ricompenserà come Lui solo sa fare.

Il Signore vi benedica!

I frati dell’Ufficio Missioni Estere dei Frati Minori di Umbria e Sardegna

 

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“Pace buona gente!” Giovani Sud Sudanesi in aiuto nelle strade di Juba

Peace and Good People (PGP) è un gruppo nato nell’agosto 2019, formato da giovani ragazzi e ragazze della nostra missione del Sud Sudan con il solo scopo di aiutare i più bisognosi e ispirato alla preghiera cosiddetta di San Francesco che voglio qui riportare:

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dove è discordia, ch’io porti la fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto:
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare
Poichè:

È dando, che si riceve:
Perdonando che si è perdonati;
Morendo che si risuscita a Vita Eterna.

Amen.

Con questa preghiera in mente e nel cuore ogni sabato pomeriggio usciamo per le strade di Juba e incontriamo i bambini di strada, i senza tetto e una serie di persone che rappresentano il frutto di una società che non sa dove metterli, rappresentano una umanità ferita e abbandonata dai più ma sono come Eucaristia vivente di cui prendersi cura. Non cambiamo la loro vita, ma li avviciniamo e parliamo loro e dopo già due incontri ci riconoscono, anche perché abbiamo tutti la stella maglietta, e ci avvicinano sia per chiedere aiuto sia per scambiare due parole. Abbiamo già trovato tre fratelli che, avendo perso il padre sono finiti per strada, il più grande avrà 12 anni, e la cui madre dovrebbe essere in un’altra città del Sud Sudan; abbiamo già avvisato i servizi sociali che forse tramite la croce rossa riuscirà a farli tornare a casa.

Incontrare i poveri abbandonati è un incontro di fede con quel Gesù che ha detto “tutto ciò che farete ad uno dei più piccoli lo avrete fatto a me” e ancora “ero nudo e mi avete vestito, affamato e mi avete dato da mangiare, prigioniero e mi avete visitato…” e sulla scia di queste parole pronunciate 2000 anni fa un gruppetto di giovani ha deciso di formare questo gruppo che si chiama PGP che sta per PEACE AND GOOD PEOPLE.

Prima di cominciare la nostra attività per strada siamo anche stati dalla ministra del governo per gli affari sociali e ci ha dato il suo supporto; presto i servizi sociali dovrebbero unirsi a noi, ma non vogliamo perdere il nostro spirito di fede per cui ci siamo mossi in questa direzione.

Quando operiamo per strada diverse persone si avvicinano a noi e ci chiedono chi siamo, la risposta è sempre la stessa “peace and good people” e diamo loro una copia della preghiera che ha ispirato il nostro gruppo e che ci guida.

Sempre più fiero dei miei ragazzi. Il gruppo PGP – Peace and Good People, ora si ingrandisce e il nostro servizio non si limita più ai bambini di strada o ai senza tetto, ma anche ai detenuti della prigione principale di Juba. Qualche settimana fa siamo andati a visitare i carcerati per la celebrazione della Messa e poi ci siamo dedicato al servizio di assistenza dei carcerati stessi. Non posso nemmeno descrivere le ferite che molti detenuti avevano e, ovviamente, non erano assolutamente curate. Così ci stiamo organizzando per un servizio regolare in prigione, proveremo due volte al mese, più ovviamente i sabati per la strada. E’ una forte emozione vedere i giovani prendersi cura, gratuitamente di altre persone. Il bene non ha confini!

Questo ovviamente comporterà un aumento notevole delle spese… se qualcuno ci volesse aiutare…. 

Ovviamente, e in ultimo ma non per importanza, vi chiediamo di continuare a sostenerci con le vostre preghiere. Credo che siano proprio quelle ad aprirci sempre più nuovi spazi di servizio della carità come il Vangelo ci chiede.

Pace e ogni bene. Fr. Federico Loro Gatluak ( Guardiano della comunità dei Frati Minori di Juba-Sud Sudan)

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un grazie dal Sud Sudan

Un grande GRAZIE dalla comunità di Digala del Sud Sudan.
Grazie a chi si è preso cura, sostenendo i nostri progetti, della nostra gente del Sud Sudan.
Grazie al vostro sostegno è stato possibile riparare la cappella di Digala, a 35 Km dalla capitale del Sud Sudan, una cappella costruita di fango e calce con il tetto in lamiera, come si costruisce in Sud Sudan, che a causa della guerra aveva ricevuto delle gravi lesioni.
Grazie al sostegno dei benefattori e al lavoro manuale dei parrocchiani, è stato possibile ristrutturare la cappella, e quindi di riutilizzarla nuovamente come centro di preghiera, di incontro e di crescita per l’intera comunità cristiana e per il villaggio, il quale non ha altri locali abbastanza capienti per riunire la popolazione.
Grazie di cuore da parte della comunità.
Il Signore vi ricompensi, anche per il bene che continuate a fare nel sostenerci per le varie richieste a volte urgenti, che arrivano al nostro segretariato dai nostri missionari, i quali non riescono a rispondere a tutte le necessità solamente con l’aiuto della gente del luogo.
Per rispondere a tali urgenze abbiamo attivato un “progetto urgenze Sud Sudan” che permette di aiutare in modo più celere questa realtà, a volte difficilmente programmabile con progetti.
Fra Marco

 

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Donare ciò che non si ha, sembra impossibile invece oggi Io l’ho vissuto!

Donare come azione che apre il cuore e lo rende generoso nel restituire ciò che c’è stato dato: il tempo, la creatività, la capacità di organizzare, la pazienza, il sorriso, tutti doni che abbiamo, chi più chi meno e che in realtà non possediamo, cioè non sono nostri tanto da trattenerli, ma ci sono stati donati per essere restituiti e usati per gli altri .
E’ questo il senso di donare ciò che è di Dio e che dobbiamo amministrare bene e non possedere. Domenica 22 settembre a Santa Maria degli Angeli abbiamo festeggiato “la festa degli angeli” e l’ufficio missionario ha organizzato uno stand per la realizzazione di strumenti musicali del mondo. Usando barattoli di latta, tubi di cartone, palloncini, bottiglie riciclate, tappi forati e stampelle di metallo abbiamo realizzato l’impossibile … tamburo, bastone della pioggia, sistro e maracas.
In breve tempo il piazzale si è affollato di bambini felici e “rumorosi” con i loro congegni colorati che sfoggiavano orgogliosi ai loro genitori. La gioia nei loro occhi e la sorpresa nel vedere funzionare questi piccoli strumenti ripagano di ogni fatica.
La collaborazione con gli altri membri dell’équipe mi ha fatto vivere un donare più grande che parte da Santa Maria per arrivare alle missioni in Sud Sudan, Russia, Kazakistan, Congo… per vedere altri occhi sorridere e altri cuori stupirsi.
Io ho donato ciò che non avevo e ho ricevuto molto di più.
Luigina Minni

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Emergenza Sud Sudan: GRAZIE e un aiuto concreto

Un grazie grande ai tanti benefattori e amici che in questi anni e in questo anno ci hanno sostenuto permettendoci di rispondere alle tante necessità che bussano in quella parte dell’Africa tanto martoriata e affaticata ma anche tanto benedetta. Grazie a voi abbiamo potuto permettere, con il “progetto studentesse” , a 16 universitarie e 10 studentesse delle scuole secondarie, di potere frequentare regolarmente le lezioni e sostenere gli esami, con il progetto “aiutaci a studiare” , abbiamo aiutato 19 bambini a frequentare le scuole e a suor Sarah di potere continuare la sua formazione che sarà in futuro un bene per la popolazione di Juba.
Oltre a questi progetti siamo riusciti a rispondere anche ad altre esigenze urgenti che i frati, in missione in Sud Sudan, ci hanno presentato, come per esempio alla sistemazione dalla chiesa e sacrestia della parrocchia Holy Trinity dei nostri frati, alla ricostruzione della cappella san Matteo del campo profughi servita dai nostri frati e crollata dopo un nubifragio, abbiamo potuto aiuti il nuovo orfanotrofio, sostenere i nostri frati nel loro prezioso servizio, ecc…
Tutto è stato possibile grazie a voi, per questo abbiamo pensato un nuovo progetto chiamato “emergenza

Jadà

Sud Sudan” che, come ci chiede fra Federico guardiano dei frati minori di Juba, permetta di aiutare i nostri frati nel loro servizio ordinario e per le situazioni di emergenza, sostenendo anche altre nuove attività appena sorte, come l’aiuto ai bambini di strada, l’ orfanotrofio che accoglie bambini e infanti letteralmente abbandonati, come Jadà una bambina abbandonata per strada solo per una malformazione alla mano, attività dei nostri frati che viene riportata anche da un articolo del giornale “Avvenire” del 20 agosto 2019.

Il Signore vi benedica

fra Marco Freddi

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Figlie di santa Chiara in Rwanda

Dal 27 giugno all’ 11 luglio mi sono recato in Rwanda per conoscere e vedere le necessità delle nostre sorelle clarisse rwandesi.
Una realtà molto bella e varia, nata 38 anni fa con le prime sorelle inviate dal Protomonastero di santa Chiara di Assisi per “fare vivere” il carisma clariano in Rwanda come richiesto dal vescovo del tempo.
Mi raccontava madre Giuseppina che la costruzione del primo monastero è stata possibile grazie a una benefattrice italiana che generosamente ha pensato, dopo tanta carità fatta per “opere sociali”, di sostenere la presenza della Chiesa e della vita contemplativa in “terra di missione”, e così ha pensato alle clarisse che da poco erano arrivate in Rwanda e non avevano ancora un monastero, ma solo una piccola casa.
Così, grazie a gente generosa, è stato costruito il monastero di Kamonyi, un monastero bello e pensato per potere ospitare al massimo 20 monache, ma che il Signore ha così benedetto al punto da dovere costruire un altro piano per potere ospitare le monache che il Signore chiamava, attualmente a Kamonyi sono presenti 38 monache, e da qual monasteto sono nate altre due presenze, in Rwanda, Musambira con 18 monache e Nyinawimana con solamente 6 monache, quest’ultimo ancora in costruzione, nella attesa che il buon Dio provveda, attraverso la Sua provvidenza, per costruire la chiesa, dove sarà possibile incontrare la popolazione locale, e il monastero, per consentire alle clarisse di vivere e potere accogliere le nuove vocazioni che già bussano al convento.
Oltre al Rwanda, le clarisse di Kamonyi hanno fondato un monastero in Burkina Faso, e sono in aiuto a numerosi conventi in Italia e a Gerusalemme.
Santa Chiara nella sua regola chiede alle monache, oltre alla preghiera, che si impegnino “applicandosi a lavori decorosi e di comune utilità, con fedeltà e devozione”. I bisogni sono tanti, il paese è povero e le persone che bussano al monastero per chiedere diversi tipi di aiuto sono tante, tutte vengono sempre accolte ed aiutate secondo la possibilità.
Una cosa che mi ha colpito è la creatività delle monache per potere sostenersi, con diversi lavori, dal cucito, all’agricoltura, dalla produzione del miele, del burro, alla vendita delle uova e del latte (ogni monastero ha almeno due mucche e diverse galline), oppure facendo il pane o i “bignè” che comprano le persone per colazione, le candele… ecc…
Tutti lavori che permettono alle monache di sopravvivere, ma che nn consentono di sostenere le spese “straordinarie” come la riparazione del tetto del monastero di Musambira e nella costruzione del monastero di Nyinawimana, ultimo dei tre monasteri Rwandesi, .
Come segratariato delle missioni ad Gentes dei frati minori di Umbria e Sardegna ci siamo impegnati, vedendo le necessità e il bene che la presenza delle clarisse è per la popolazione del Rwanda, ferita ancora delle conseguenze del tremendo genocidio avvenuto oramai 25 anni fa, di sostenerle in quei “lavori straordinari” di cui hanno necessità.
Santa Chiara, sempre nella regola, chiede alle clarisse di pregare per i benefattori, e mi ha molto colpito che consegnando loro qualche offerta o regalo, che mi era stata consegnato, dopo avere ringraziato, mi hanno chiesto subito il nome del benefattore per ricordarlo e benedirlo.

Per chi sente di potere sostenere queste sorelle può rivolgersi al nostro segretariato, attualmente ci siamo impegnati solamente in alcuni progetti, nella misura in cui, al momento pensiamo di potere sostenere, appena realizzati questi potremo impegnarci anche per altri.

Il Signore vi benedica e vi ricompensi
Fra Marco Freddi

Progetti Clarisse RWANDA
• Progetto “clarisse Nyanawimana” [codice RW-02]
• Progetto “Candele Clarisse Nyianawimana” [codice RW-03]
• Progetto ristrutturazione monastero di Musambira [codice RW-04]

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Bomboniere missionarie… e Pietro si è illuminato

Ho avuto occasione di leggere sul sito delle Missioni Estere dei Frati Minori dell’Umbria che proponevano delle bomboniere per festeggiare lieti eventi …
Mi si è “acceso” il cervello e ho deciso di contattare Fra Marco… Ci conosciamo da diversi anni e sapendo che ha vissuto la realtà delle Missioni ho creduto da subito in questa iniziativa… quindi ho consultato il catalogo cercando tra le tante proposte una bomboniera “ad hoc” per la Prima Comunione di Pietro.
Ho pensato che fosse per la nostra famiglia la piccola occasione per fare del bene…. La famosa goccia nell’oceano come dice Madre Teresa di Calcutta…
Ne ho parlato con Fabio, mio marito, e abbiamo pensato di proporre questa iniziativa a Pietro.
Siamo convinti che i piccoli cambiamenti che possono avvenire nel mondo, perché ci sia più giustizia, debbano davvero cominciare con l’educazione ai bambini. Ma questo è un compito di noi adulti. E noi adulti abbiamo questa responsabilità! Allora perché non condividere un’occasione di festa?
Così lo abbiamo coinvolto in questa iniziativa, spiegandogli che cosa significava far fare delle bomboniere per sostenere dei progetti che riguardano diritti fondamentali che sono ancora negati per il semplice fatto di vivere “non nella parte giusta del mondo”. Pietro si è illuminato!
Abbiamo scelto con lui la bomboniera che gli piaceva di più… nello specifico… quella che sul retro del sacchettino porta-confetti aveva disegnata la griglia per giocare a tris… e con tutto l’occorrente per questo semplice ma sempre eterno giochetto (ad esempio nelle lunghe attese in pizzeria può rivelarsi molto molto utile!!!)
Abbiamo deciso, ordinato, atteso e…. voilà…. Dopo un mesetto è arrivato il pacchetto!
Con molta curiosità e anche molta emozione Pietro “ha controllato” le sue bomboniere… molto ben confezionate e molto curate nei dettagli, orgoglioso di poter dire a chi le consegnava che con la sua Prima Comunione ha contribuito a far studiare dei bambini in Africa.
L’Africa, e il Sud Sudan di Fra Marco è stato un po’ più vicino a noi! Che belle queste iniziative! Grazie Fra Marco! Al prossimo lieto festeggiamento!

c.

Per informazioni contattaci: bombonieremissionarie@gmail.com

Per sostenere i nostri progetti missionari

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Assisi – Rwanda andata e ritorno

 

Da 38 anni le nostre sorelle clarisse del protomonastero di santa Chiara in Assisi hanno aperto una presenza in Rwanda, che come ci dice Madre Giuseppina, nella testimonianza che segue ha portato tanto frutto… frutti nati anche attraverso le tante fatiche una fra le più grandi quella del genocidio del 1994.

Mercoledì 26 giugno madre Giuseppina dopo un tempo di riposo e controlli medici in Italia, ritornerà in Rwanda insieme a fra Marco Freddi, segretario delle Missioni Estere dei frati minori di Umbria e Sardegna, come segno di vicinanza e per verificare la necessità delle nostre sorelle, vi chiediamo di accompagnare il nostro viaggio con la preghiera, e con l’affetto per rendere grazie a Dio per il bene che grazie a tanti benefattori è stato possibile fare a tante persone

 

Testimonianza di Madre Giuseppina

Sono suor Giuseppina Garbugli che vuole dirvi con tanta gioia quanto Gesù ci ama e se crediamo in Lui ci mostra quale potenza ha il Suo Cuore divino infiammato d’Amore Divino che trabocca nelle nostre anime assetate di Lui.

Io sono una sorella clarissa del Protomonastero di Santa Chiara di Assisi e nel 1981 mi è stato chiesto dalla comunità del Protomonastero di aderire ad un progetto di fondazione clariana in un paese africano chiamato Rwanda, la fondazione delle suore clarisse era stata chiesta da un vescovo molto fervente che ci diceva che voleva arricchire la sua diocesi con la presenzaa della vita monastica di una comunità contemplativa, e lui era convinto che le clarisse figlie di santa Chiara di Assisi avrebbero potuto irradiare questa contemplazione nella sua diocesi e portare la vera “luce di Dio nel cuore dei suoi fedeli Rwandesi”, il suo motto era “ non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
Infatti, si ha la tendenza a credere che l’Africa abbia bisogno solo di cose materiali, perché in genere si vede tanta povertà. Però non sono le cose materiali che rendono felici, ma solo la conoscenza di Dio, nostro Creatore e Salvatore, presenza viva in mezzo a noi. Egli si rivela a chi lo cerca , a chi lo prega , a chi l’accoglie lo ascolta e lo segue.
Naturalmente noi abbiamo tante cose che ci rivelano la presenza di Dio, specialmente la creazione , ma ci vuole soprattutto la fede , ben curata e praticata nel culto divino, ma p molto utile e vera la presenza della vita consacrata , cioè le creature che fanno della loro vita un “dono”a Dio, scegliendo di vivere solo per Lui e sempre con Lui nella lode e nell’adorazione , contemplando il Suo volto e irradiando la Sua presenza.
Questa dovrebbe essere la vita di una comunità contemplativa anche nel suore dell’Africa.

Io che vivevo tranquillamente al Protomonastero ed ero inesperta dell’Africa, naturalmente avevo molto timore di aderire a questa chiamata, ma avevo timore anche di rifiutare. Quindi mi sono messa in preghiera e soprattutto in uno stato di abbandono filiale alla Sua Trinità e così sono partita senza ben capire che cosa avrei fatto. Mi ritornava alla memoria “se tu credi in Me vedrai la potenza del Mio Cuore”, infatti il Signore non ha tardato a coprirmi di benedizioni che rendevano leggere le inevitabili pene e difficoltà che fortificavano la missione affidatami dal Suo disegno d’amore.

Nei 37 anni che ho vissuto in Rwanda ho trovato un popolo accogliente, una chiesa cattolica fervente, molte giovani appassionate di vivere la vita di santa Chiara di Assisi, gioiose di professare i consigli evangelici facendo della loro vita un dono a Dio solo vivendo in monastero, nella lode continua e contemplando il Suo Volto e irradiando la sua presenza, più di 80 religiose oggi stanno vivendo con gioia questa vita che ripete: “non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che viene dalla bocca di Dio”, le vocazioni numerose e stabili hanno permesso un grande sviluppo fino a diventare missionarie in altri paesi, fondando tre monasteri in Rwanda, uno in Burkina Faso e sostenendo e aiutando nei monasteri di Gerusalemme e a Matelica in Italia.
Dio ha operato per la Sua gloria e la santificazione di tutti.
Ora il cuore di chi crede nella presenza di Dio, comprende che queste sorelle rwandesi , ovunque sono, benchè lavorino onestamente del “lavoro delle loro mani”, come chiede la regola di santa Chiara, non hanno però a sufficienza per il loro vivere quotidiano e anche per l’aiuto di chi in necessità, bussa al loro monastero.
Se qualcuno volesse sostenere con piccoli doni, riceverà una grande ricompensa in cielo, dove Gesù ci attende per dirci “tutto ciò che avete fatto a uno di questi piccoli, lo avete fatto a me… venite benedetti dal Padre mio!”
Con tanta gioia e un grande grazie vi affidiamo la nostra preghiera di ogni giorno e la Pace di Gesù risorto.

Sr Giuseppina e le sorelle clarisse del Rwanda

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 Progetti Clarisse RWANDA