“Pace buona gente!” Giovani Sud Sudanesi in aiuto nelle strade di Juba

Peace and Good People (PGP) è un gruppo nato nell’agosto 2019, formato da giovani ragazzi e ragazze della nostra missione del Sud Sudan con il solo scopo di aiutare i più bisognosi e ispirato alla preghiera cosiddetta di San Francesco che voglio qui riportare:

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dove è discordia, ch’io porti la fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto:
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare
Poichè:

È dando, che si riceve:
Perdonando che si è perdonati;
Morendo che si risuscita a Vita Eterna.

Amen.

Con questa preghiera in mente e nel cuore ogni sabato pomeriggio usciamo per le strade di Juba e incontriamo i bambini di strada, i senza tetto e una serie di persone che rappresentano il frutto di una società che non sa dove metterli, rappresentano una umanità ferita e abbandonata dai più ma sono come Eucaristia vivente di cui prendersi cura. Non cambiamo la loro vita, ma li avviciniamo e parliamo loro e dopo già due incontri ci riconoscono, anche perché abbiamo tutti la stella maglietta, e ci avvicinano sia per chiedere aiuto sia per scambiare due parole. Abbiamo già trovato tre fratelli che, avendo perso il padre sono finiti per strada, il più grande avrà 12 anni, e la cui madre dovrebbe essere in un’altra città del Sud Sudan; abbiamo già avvisato i servizi sociali che forse tramite la croce rossa riuscirà a farli tornare a casa.

Incontrare i poveri abbandonati è un incontro di fede con quel Gesù che ha detto “tutto ciò che farete ad uno dei più piccoli lo avrete fatto a me” e ancora “ero nudo e mi avete vestito, affamato e mi avete dato da mangiare, prigioniero e mi avete visitato…” e sulla scia di queste parole pronunciate 2000 anni fa un gruppetto di giovani ha deciso di formare questo gruppo che si chiama PGP che sta per PEACE AND GOOD PEOPLE.

Prima di cominciare la nostra attività per strada siamo anche stati dalla ministra del governo per gli affari sociali e ci ha dato il suo supporto; presto i servizi sociali dovrebbero unirsi a noi, ma non vogliamo perdere il nostro spirito di fede per cui ci siamo mossi in questa direzione.

Quando operiamo per strada diverse persone si avvicinano a noi e ci chiedono chi siamo, la risposta è sempre la stessa “peace and good people” e diamo loro una copia della preghiera che ha ispirato il nostro gruppo e che ci guida.

Sempre più fiero dei miei ragazzi. Il gruppo PGP – Peace and Good People, ora si ingrandisce e il nostro servizio non si limita più ai bambini di strada o ai senza tetto, ma anche ai detenuti della prigione principale di Juba. Qualche settimana fa siamo andati a visitare i carcerati per la celebrazione della Messa e poi ci siamo dedicato al servizio di assistenza dei carcerati stessi. Non posso nemmeno descrivere le ferite che molti detenuti avevano e, ovviamente, non erano assolutamente curate. Così ci stiamo organizzando per un servizio regolare in prigione, proveremo due volte al mese, più ovviamente i sabati per la strada. E’ una forte emozione vedere i giovani prendersi cura, gratuitamente di altre persone. Il bene non ha confini!

Questo ovviamente comporterà un aumento notevole delle spese… se qualcuno ci volesse aiutare…. 

Ovviamente, e in ultimo ma non per importanza, vi chiediamo di continuare a sostenerci con le vostre preghiere. Credo che siano proprio quelle ad aprirci sempre più nuovi spazi di servizio della carità come il Vangelo ci chiede.

Pace e ogni bene. Fr. Federico Loro Gatluak ( Guardiano della comunità dei Frati Minori di Juba-Sud Sudan)

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un grazie dal Sud Sudan

Un grande GRAZIE dalla comunità di Digala del Sud Sudan.
Grazie a chi si è preso cura, sostenendo i nostri progetti, della nostra gente del Sud Sudan.
Grazie al vostro sostegno è stato possibile riparare la cappella di Digala, a 35 Km dalla capitale del Sud Sudan, una cappella costruita di fango e calce con il tetto in lamiera, come si costruisce in Sud Sudan, che a causa della guerra aveva ricevuto delle gravi lesioni.
Grazie al sostegno dei benefattori e al lavoro manuale dei parrocchiani, è stato possibile ristrutturare la cappella, e quindi di riutilizzarla nuovamente come centro di preghiera, di incontro e di crescita per l’intera comunità cristiana e per il villaggio, il quale non ha altri locali abbastanza capienti per riunire la popolazione.
Grazie di cuore da parte della comunità.
Il Signore vi ricompensi, anche per il bene che continuate a fare nel sostenerci per le varie richieste a volte urgenti, che arrivano al nostro segretariato dai nostri missionari, i quali non riescono a rispondere a tutte le necessità solamente con l’aiuto della gente del luogo.
Per rispondere a tali urgenze abbiamo attivato un “progetto urgenze Sud Sudan” che permette di aiutare in modo più celere questa realtà, a volte difficilmente programmabile con progetti.
Fra Marco

 

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Donare ciò che non si ha, sembra impossibile invece oggi Io l’ho vissuto!

Donare come azione che apre il cuore e lo rende generoso nel restituire ciò che c’è stato dato: il tempo, la creatività, la capacità di organizzare, la pazienza, il sorriso, tutti doni che abbiamo, chi più chi meno e che in realtà non possediamo, cioè non sono nostri tanto da trattenerli, ma ci sono stati donati per essere restituiti e usati per gli altri .
E’ questo il senso di donare ciò che è di Dio e che dobbiamo amministrare bene e non possedere. Domenica 22 settembre a Santa Maria degli Angeli abbiamo festeggiato “la festa degli angeli” e l’ufficio missionario ha organizzato uno stand per la realizzazione di strumenti musicali del mondo. Usando barattoli di latta, tubi di cartone, palloncini, bottiglie riciclate, tappi forati e stampelle di metallo abbiamo realizzato l’impossibile … tamburo, bastone della pioggia, sistro e maracas.
In breve tempo il piazzale si è affollato di bambini felici e “rumorosi” con i loro congegni colorati che sfoggiavano orgogliosi ai loro genitori. La gioia nei loro occhi e la sorpresa nel vedere funzionare questi piccoli strumenti ripagano di ogni fatica.
La collaborazione con gli altri membri dell’équipe mi ha fatto vivere un donare più grande che parte da Santa Maria per arrivare alle missioni in Sud Sudan, Russia, Kazakistan, Congo… per vedere altri occhi sorridere e altri cuori stupirsi.
Io ho donato ciò che non avevo e ho ricevuto molto di più.
Luigina Minni

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Emergenza Sud Sudan: GRAZIE e un aiuto concreto

Un grazie grande ai tanti benefattori e amici che in questi anni e in questo anno ci hanno sostenuto permettendoci di rispondere alle tante necessità che bussano in quella parte dell’Africa tanto martoriata e affaticata ma anche tanto benedetta. Grazie a voi abbiamo potuto permettere, con il “progetto studentesse” , a 16 universitarie e 10 studentesse delle scuole secondarie, di potere frequentare regolarmente le lezioni e sostenere gli esami, con il progetto “aiutaci a studiare” , abbiamo aiutato 19 bambini a frequentare le scuole e a suor Sarah di potere continuare la sua formazione che sarà in futuro un bene per la popolazione di Juba.
Oltre a questi progetti siamo riusciti a rispondere anche ad altre esigenze urgenti che i frati, in missione in Sud Sudan, ci hanno presentato, come per esempio alla sistemazione dalla chiesa e sacrestia della parrocchia Holy Trinity dei nostri frati, alla ricostruzione della cappella san Matteo del campo profughi servita dai nostri frati e crollata dopo un nubifragio, abbiamo potuto aiuti il nuovo orfanotrofio, sostenere i nostri frati nel loro prezioso servizio, ecc…
Tutto è stato possibile grazie a voi, per questo abbiamo pensato un nuovo progetto chiamato “emergenza

Jadà

Sud Sudan” che, come ci chiede fra Federico guardiano dei frati minori di Juba, permetta di aiutare i nostri frati nel loro servizio ordinario e per le situazioni di emergenza, sostenendo anche altre nuove attività appena sorte, come l’aiuto ai bambini di strada, l’ orfanotrofio che accoglie bambini e infanti letteralmente abbandonati, come Jadà una bambina abbandonata per strada solo per una malformazione alla mano, attività dei nostri frati che viene riportata anche da un articolo del giornale “Avvenire” del 20 agosto 2019.

Il Signore vi benedica

fra Marco Freddi

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Figlie di santa Chiara in Rwanda

Dal 27 giugno all’ 11 luglio mi sono recato in Rwanda per conoscere e vedere le necessità delle nostre sorelle clarisse rwandesi.
Una realtà molto bella e varia, nata 38 anni fa con le prime sorelle inviate dal Protomonastero di santa Chiara di Assisi per “fare vivere” il carisma clariano in Rwanda come richiesto dal vescovo del tempo.
Mi raccontava madre Giuseppina che la costruzione del primo monastero è stata possibile grazie a una benefattrice italiana che generosamente ha pensato, dopo tanta carità fatta per “opere sociali”, di sostenere la presenza della Chiesa e della vita contemplativa in “terra di missione”, e così ha pensato alle clarisse che da poco erano arrivate in Rwanda e non avevano ancora un monastero, ma solo una piccola casa.
Così, grazie a gente generosa, è stato costruito il monastero di Kamonyi, un monastero bello e pensato per potere ospitare al massimo 20 monache, ma che il Signore ha così benedetto al punto da dovere costruire un altro piano per potere ospitare le monache che il Signore chiamava, attualmente a Kamonyi sono presenti 38 monache, e da qual monasteto sono nate altre due presenze, in Rwanda, Musambira con 18 monache e Nyinawimana con solamente 6 monache, quest’ultimo ancora in costruzione, nella attesa che il buon Dio provveda, attraverso la Sua provvidenza, per costruire la chiesa, dove sarà possibile incontrare la popolazione locale, e il monastero, per consentire alle clarisse di vivere e potere accogliere le nuove vocazioni che già bussano al convento.
Oltre al Rwanda, le clarisse di Kamonyi hanno fondato un monastero in Burkina Faso, e sono in aiuto a numerosi conventi in Italia e a Gerusalemme.
Santa Chiara nella sua regola chiede alle monache, oltre alla preghiera, che si impegnino “applicandosi a lavori decorosi e di comune utilità, con fedeltà e devozione”. I bisogni sono tanti, il paese è povero e le persone che bussano al monastero per chiedere diversi tipi di aiuto sono tante, tutte vengono sempre accolte ed aiutate secondo la possibilità.
Una cosa che mi ha colpito è la creatività delle monache per potere sostenersi, con diversi lavori, dal cucito, all’agricoltura, dalla produzione del miele, del burro, alla vendita delle uova e del latte (ogni monastero ha almeno due mucche e diverse galline), oppure facendo il pane o i “bignè” che comprano le persone per colazione, le candele… ecc…
Tutti lavori che permettono alle monache di sopravvivere, ma che nn consentono di sostenere le spese “straordinarie” come la riparazione del tetto del monastero di Musambira e nella costruzione del monastero di Nyinawimana, ultimo dei tre monasteri Rwandesi, .
Come segratariato delle missioni ad Gentes dei frati minori di Umbria e Sardegna ci siamo impegnati, vedendo le necessità e il bene che la presenza delle clarisse è per la popolazione del Rwanda, ferita ancora delle conseguenze del tremendo genocidio avvenuto oramai 25 anni fa, di sostenerle in quei “lavori straordinari” di cui hanno necessità.
Santa Chiara, sempre nella regola, chiede alle clarisse di pregare per i benefattori, e mi ha molto colpito che consegnando loro qualche offerta o regalo, che mi era stata consegnato, dopo avere ringraziato, mi hanno chiesto subito il nome del benefattore per ricordarlo e benedirlo.

Per chi sente di potere sostenere queste sorelle può rivolgersi al nostro segretariato, attualmente ci siamo impegnati solamente in alcuni progetti, nella misura in cui, al momento pensiamo di potere sostenere, appena realizzati questi potremo impegnarci anche per altri.

Il Signore vi benedica e vi ricompensi
Fra Marco Freddi

Progetti Clarisse RWANDA
• Progetto “clarisse Nyanawimana” [codice RW-02]
• Progetto “Candele Clarisse Nyianawimana” [codice RW-03]
• Progetto ristrutturazione monastero di Musambira [codice RW-04]

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Bomboniere missionarie… e Pietro si è illuminato

Ho avuto occasione di leggere sul sito delle Missioni Estere dei Frati Minori dell’Umbria che proponevano delle bomboniere per festeggiare lieti eventi …
Mi si è “acceso” il cervello e ho deciso di contattare Fra Marco… Ci conosciamo da diversi anni e sapendo che ha vissuto la realtà delle Missioni ho creduto da subito in questa iniziativa… quindi ho consultato il catalogo cercando tra le tante proposte una bomboniera “ad hoc” per la Prima Comunione di Pietro.
Ho pensato che fosse per la nostra famiglia la piccola occasione per fare del bene…. La famosa goccia nell’oceano come dice Madre Teresa di Calcutta…
Ne ho parlato con Fabio, mio marito, e abbiamo pensato di proporre questa iniziativa a Pietro.
Siamo convinti che i piccoli cambiamenti che possono avvenire nel mondo, perché ci sia più giustizia, debbano davvero cominciare con l’educazione ai bambini. Ma questo è un compito di noi adulti. E noi adulti abbiamo questa responsabilità! Allora perché non condividere un’occasione di festa?
Così lo abbiamo coinvolto in questa iniziativa, spiegandogli che cosa significava far fare delle bomboniere per sostenere dei progetti che riguardano diritti fondamentali che sono ancora negati per il semplice fatto di vivere “non nella parte giusta del mondo”. Pietro si è illuminato!
Abbiamo scelto con lui la bomboniera che gli piaceva di più… nello specifico… quella che sul retro del sacchettino porta-confetti aveva disegnata la griglia per giocare a tris… e con tutto l’occorrente per questo semplice ma sempre eterno giochetto (ad esempio nelle lunghe attese in pizzeria può rivelarsi molto molto utile!!!)
Abbiamo deciso, ordinato, atteso e…. voilà…. Dopo un mesetto è arrivato il pacchetto!
Con molta curiosità e anche molta emozione Pietro “ha controllato” le sue bomboniere… molto ben confezionate e molto curate nei dettagli, orgoglioso di poter dire a chi le consegnava che con la sua Prima Comunione ha contribuito a far studiare dei bambini in Africa.
L’Africa, e il Sud Sudan di Fra Marco è stato un po’ più vicino a noi! Che belle queste iniziative! Grazie Fra Marco! Al prossimo lieto festeggiamento!

c.

Per informazioni contattaci: bombonieremissionarie@gmail.com

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Assisi – Rwanda andata e ritorno

 

Da 38 anni le nostre sorelle clarisse del protomonastero di santa Chiara in Assisi hanno aperto una presenza in Rwanda, che come ci dice Madre Giuseppina, nella testimonianza che segue ha portato tanto frutto… frutti nati anche attraverso le tante fatiche una fra le più grandi quella del genocidio del 1994.

Mercoledì 26 giugno madre Giuseppina dopo un tempo di riposo e controlli medici in Italia, ritornerà in Rwanda insieme a fra Marco Freddi, segretario delle Missioni Estere dei frati minori di Umbria e Sardegna, come segno di vicinanza e per verificare la necessità delle nostre sorelle, vi chiediamo di accompagnare il nostro viaggio con la preghiera, e con l’affetto per rendere grazie a Dio per il bene che grazie a tanti benefattori è stato possibile fare a tante persone

 

Testimonianza di Madre Giuseppina

Sono suor Giuseppina Garbugli che vuole dirvi con tanta gioia quanto Gesù ci ama e se crediamo in Lui ci mostra quale potenza ha il Suo Cuore divino infiammato d’Amore Divino che trabocca nelle nostre anime assetate di Lui.

Io sono una sorella clarissa del Protomonastero di Santa Chiara di Assisi e nel 1981 mi è stato chiesto dalla comunità del Protomonastero di aderire ad un progetto di fondazione clariana in un paese africano chiamato Rwanda, la fondazione delle suore clarisse era stata chiesta da un vescovo molto fervente che ci diceva che voleva arricchire la sua diocesi con la presenzaa della vita monastica di una comunità contemplativa, e lui era convinto che le clarisse figlie di santa Chiara di Assisi avrebbero potuto irradiare questa contemplazione nella sua diocesi e portare la vera “luce di Dio nel cuore dei suoi fedeli Rwandesi”, il suo motto era “ non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
Infatti, si ha la tendenza a credere che l’Africa abbia bisogno solo di cose materiali, perché in genere si vede tanta povertà. Però non sono le cose materiali che rendono felici, ma solo la conoscenza di Dio, nostro Creatore e Salvatore, presenza viva in mezzo a noi. Egli si rivela a chi lo cerca , a chi lo prega , a chi l’accoglie lo ascolta e lo segue.
Naturalmente noi abbiamo tante cose che ci rivelano la presenza di Dio, specialmente la creazione , ma ci vuole soprattutto la fede , ben curata e praticata nel culto divino, ma p molto utile e vera la presenza della vita consacrata , cioè le creature che fanno della loro vita un “dono”a Dio, scegliendo di vivere solo per Lui e sempre con Lui nella lode e nell’adorazione , contemplando il Suo volto e irradiando la Sua presenza.
Questa dovrebbe essere la vita di una comunità contemplativa anche nel suore dell’Africa.

Io che vivevo tranquillamente al Protomonastero ed ero inesperta dell’Africa, naturalmente avevo molto timore di aderire a questa chiamata, ma avevo timore anche di rifiutare. Quindi mi sono messa in preghiera e soprattutto in uno stato di abbandono filiale alla Sua Trinità e così sono partita senza ben capire che cosa avrei fatto. Mi ritornava alla memoria “se tu credi in Me vedrai la potenza del Mio Cuore”, infatti il Signore non ha tardato a coprirmi di benedizioni che rendevano leggere le inevitabili pene e difficoltà che fortificavano la missione affidatami dal Suo disegno d’amore.

Nei 37 anni che ho vissuto in Rwanda ho trovato un popolo accogliente, una chiesa cattolica fervente, molte giovani appassionate di vivere la vita di santa Chiara di Assisi, gioiose di professare i consigli evangelici facendo della loro vita un dono a Dio solo vivendo in monastero, nella lode continua e contemplando il Suo Volto e irradiando la sua presenza, più di 80 religiose oggi stanno vivendo con gioia questa vita che ripete: “non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che viene dalla bocca di Dio”, le vocazioni numerose e stabili hanno permesso un grande sviluppo fino a diventare missionarie in altri paesi, fondando tre monasteri in Rwanda, uno in Burkina Faso e sostenendo e aiutando nei monasteri di Gerusalemme e a Matelica in Italia.
Dio ha operato per la Sua gloria e la santificazione di tutti.
Ora il cuore di chi crede nella presenza di Dio, comprende che queste sorelle rwandesi , ovunque sono, benchè lavorino onestamente del “lavoro delle loro mani”, come chiede la regola di santa Chiara, non hanno però a sufficienza per il loro vivere quotidiano e anche per l’aiuto di chi in necessità, bussa al loro monastero.
Se qualcuno volesse sostenere con piccoli doni, riceverà una grande ricompensa in cielo, dove Gesù ci attende per dirci “tutto ciò che avete fatto a uno di questi piccoli, lo avete fatto a me… venite benedetti dal Padre mio!”
Con tanta gioia e un grande grazie vi affidiamo la nostra preghiera di ogni giorno e la Pace di Gesù risorto.

Sr Giuseppina e le sorelle clarisse del Rwanda

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 Progetti Clarisse RWANDA

Dalla Russia a Santa Maria degli Angeli: una testimonianza missionaria per la fraternità OFS di Santa Maria degli Angeli

Lunedì 10 giugno 2019, la nostra Fraternità ha incontrato due frati delle Missioni Estere dei Frati Minori dell’Umbria e Sardegna, Fr. Luca Baino e Fr. Iuri Cavallero. Oltre a loro abbiamo conosciuto una coppia proveniente dal Kazakistan in visita in Italia. Quest’appuntamento, programmato nell’ambito della formazione permanente, aveva lo scopo di ascoltare la testimonianza diretta della fraternità missionaria dei nostri fratelli del Primo Ordine.

L’incontro ha avuto quattro momenti ben strutturati. Il primo di natura informativa sull’attuale situazione delle Nazioni che si sono formate dopo il disfacimento dell’Unione Sovietica. Fra Iuri, attraverso anche una documentazione visiva, ci ha sottolineato quegli aspetti che noi conosciamo attraverso i mass media leggendoli però alla luce di chi li ha toccati con mano sentendo il freddo, non solo del clima, ma talvolta anche della gente. Non vi allarmate però, perché a sciogliere quel freddo, a superare tante difficoltà, ad affrontare particolari sacrifici, si è capito subito che lo Spirito Santo opera, insieme agli uomini di buona volontà, a qualunque Confessione cristiana appartengano.

La seconda parte, condotta a due voci da fra Iuri in particolare per la Russia e da fra Luca per il Kazakistan è stata incentrata specificamente sull’attività missionaria. Evidenziamo solo alcuni aspetti in maniera schematica. E’ indispensabile la presenza dii una organizzazione che lavora qui per consentire ai missionari di potersi muovere con qualche minima certezza sia sotto l’aspetto dell’accompagnamento orante, sia di un minimo di sostentamento economico. Tra l’altro abbiamo capito che tra tutti i missionari cattolici, senza false modestie, i nostri sono quelli “poverelli”. Ancora più importante è il modo di approcciare la missione che, a nostro avviso risale alla tradizione (cultura spirituale) dei francescani, fatto di ascolto, di ingresso umile nella vita delle persone (senza la pretesa di portare la verità, perché essa scende da sola), di condivisione, di servizio fraterno ( sentendosi strumenti nelle mani del Signore perché sia fatta la Sua volontà), di “abbracci” ai fratelli e alle sorelle che si incontrano, per far comprendere anche senza conoscere la lingua che “ti voglio bene”, che siamo figli di un unico Dio. Le risposte, non sempre all’altezza delle aspettative, ci sono e dalle parole che abbiamo ascoltato riempiono il cuore di speranza. Portare il Vangelo, essendo nella vita Parola del Signore, e poi spezzarlo per meglio comprenderlo è stata la prima missione degli Apostoli e la nostra Chiesa  apostolica, proprio per mandato di Gesù Cristo, questo chiede a tutti i suoi figli e noi non possiamo dimenticarlo. Ci ha colpito un altro aspetto non secondario, cioè quello di mettere sotto la “coperta” dell’umiltà sincera quegli eventi belli che sono accaduti ai nostri frati, consapevoli che lo strumento è un mezzo ma chi opera è il Signore.

Così inizia la terza parte sotto la guida di fra Luca, traduttore dal russo ma soprattutto padre spirituale dei due amici che ci hanno commosso nel racconto della loro conversione e perché no del loro amore reciproco che li ha fatti incontrare al di là delle umane aspettative. In questo momento non possiamo raccontare molto sia per prudenza, sia per non entrare in vicende personali che sono sempre avvolte dal mistero dell’opera dello Spirito. Certo è che siamo stati coinvolti in una spirale che ci ha portato sempre più in alto quando abbiamo ascoltato che il giovane mussulmano non praticante inizia ad entrare in una chiesa cattolica, dove P. Luca è parroco, e di lì a poco chiedere di poter conoscere Gesù e più avanti portare con sé una ragazza ortodossa facendola rimanere fuori dalla chiesa, perché convinto che non potesse entrare, ma poi P. Luca comincia a chiarire con tatto discreto i primi elementi utili per camminare insieme. Un cammino sinodale ed ecumenico che porta i giovani a pronunciarsi per diventare cattolici, facendone partecipi le famiglie così distanti tra loro per religione, cultura e razza (problema enorme nelle nazioni post sovietiche dove migrazioni più o meno forzate hanno realizzato una delle “ Babele” dei nostri tempi. Le famiglie non credono che i due andranno avanti, ma lasciano fare, un po’ perché di pensiero laico e un po’ perché persone buone. Il cammino è lungo. Anni e anni di discernimento che comunque secondo le leggi dei luoghi li porta a sposarsi. Hanno difficoltà ad avere figli e convengono che se non ne potranno avere li adotteranno. Quanto distante è il nostro mondo che spinge a pratiche inconcepibili, quando ci sono tante creature che attendono il calore di una famiglia! Proprio quando avevano perso la speranza ecco che arriva la notizia che avranno un figlio. Oggi ne hanno due, un maschietto e una femminuccia. Sentire questo racconto è come una catechesi che termina con una affermazione apparentemente scioccante, perché i nostri due fratelli ci dicono che non sanno se hanno trovato quel Dio che cercavano da quando ancora non si conoscevano. Guardandoli bene, osservando i loro sguardi reciproci e i loro occhi che parlano una lingua che conosciamo, noi siamo certi che Dio li ha cercati ed essi si sono fatti trovare. Dimenticavo, a Venezia sul Ponte dei Sospiri il già marito in ginocchio ha chiesto alla già moglie se volesse accettarlo secondo il rito della Chiesa Cattolica Romana e poiché lei ha risposto sì, entro questo mese P. Luca celebrerà il rito. Che misteri sono la Fede, la Speranza e la Carità! Verrebbe voglia di scriverci un romanzo, di quelli che non vanno più di moda, eppure che sono stati edificanti nella nostra giovinezza, ma ci vorrebbe la penna di A. J. Cronin  del “Le chiavi del Regno”.

Il quarto momento è stato la festa, l’abbraccio di noi tutti a questi cari fratelli e gli auguri.  Più di tutto il ringraziamento al nostro Assistente P. Dario che ha appoggiato l’iniziativa mostrandoci quell’affetto fraterno che lega i nostri frati, pur impegnati in molteplici e differenti servizi e a fra Luca, fra Iuri e ai due giovani fratelli del Kazakistan, di cui non facciamo i nomi per la prudenza che occorre per chi vive in quel lontano Paese. Possono, per grazia di Dio, coltivare la speranza che un giorno vi potrà essere la possibilità di professare la propria Fede in un contesto di pace, infatti i loro due figli portano a scuola il loro essere cattolici, senza timore e con qualche piccola soddisfazione, che ci ha fatto piacevolmente sorridere, come quella di festeggiare il Natale, prima quello cattolico e poi quello ortodosso, per la gioia di tutti, compresa la nostra.

G R A Z I E

Dio ti benedica!

Per sostenere i nostri progetti in Russia e Kazakhstan 

 

KAZAKHSTAN

RUSSIA

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Come matite nelle Tue mani

“Oggi faremo un viaggio immaginario e andremo nel Sud Sudan”.
“Davvero??!!”-rispondono i bambini entusiasti.
È iniziato così l’incontro di P. Marco Freddi con i ragazzi del catechismo della Parrocchia di Santa Maria degli Angeli.
Erano presi a tal punto a guardare lo schermo e ad ascoltare che ho pensato: “Chissà cosa li sta attraendo in particolare ?”

🤔

.
“Sei tu quello là?” chiede Ginevra a P. Marco.
Non sarà che vedere le foto di quel frate in mezzo ai bambini, ai catechisti , a quelle donne che rifanno il pavimento di terra della chiesa, agli ammalati, annulla le 9 ore di volo di distanza e ce li rende più vicini?
I racconti accompagnano le immagini, in modo molto semplice. Padre Marco non è un supereroe che si fa 6 ore di macchina su strade sterrate per andare a celebrare una messa, ma appare ai loro occhi quello che veramente è: un figlio che ha messo la propria vita nelle mani di Dio Padre lo ha chiamato a prestare il suo servizio di sacerdote in Sud Sudan, oggi in Umbria, domani … chi lo sa dove. D’altronde Dio è un tipo creativo 

😉

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Una domanda sorge spontanea: “Noi che possiamo fare?”.
Armati di colla, colori e forbici, i nostri ragazzi sono stati guidati da Roberta nel decorare delle matite con su scritti i nomi dei 19 bambini che i frati Minori di Assisi hanno preso “ in carico” per farli studiare. Con il ricavato della vendita di questi lavori verranno infatti pagate loro le tasse scolastiche.
Ecco allora che il nostro “poco” può diventare “tanto”per altri. Il loro sogno è studiare per fare qualcosa di buono per il paese in cui sono nati. E il nostro? 
Potrebbe essere aiutarli a realizzare il loro, di sogno. Perché no? T.

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Si può imparare a sognare

Sascia sta frequentando il primo anno dell’Istituto Tecnologico di Taldykorgan per la specializzazione di “designer”. Il primo anno è una sorta di preparazione e di qualificazione soprattutto per quelli che, come lui, arrivano da una scuola serale o dopo anni di pausa dallo studio. Lo studio e una qualche formazione era un suo sogno ma, come la maggior parte dei ragazzi come lui che arrivano da situazioni familiari difficili e di grande povertà, non aveva mai avuto il coraggio neanche di esprimere tale desiderio e , durante gli anni in cui ci siamo conosciuti, anche quando più volte, gli è stata fatta la proposta, si è sempre rifiutato ritenendo di non essere in grado. Il cammino di accompagnamento dei nostri progetti non è fatto solo di bisogni primari ma anche e soprattutto di educazione (e in qualche caso “rieducazione”) alla vita.Ha finito il primo quadrimestre con buoni voti stupendosi dei propri risultati che però lo hanno incoraggiato ad andare avanti e convinto che può fare ancora meglio.Oltre allo studio continua comunque anche a lavorare per coprire almeno un po’ delle spese ordinarie e questo ci è di stimolo per continuare ad aiutarlo in questo cammino formativo.Stiamo ancora cercando qualcuno che sia interessato a sostenerlo in questo progetto… chissà! magari qualcuno di voi che legge potrebbe decidere di….”dargli la mano”!