Vangelo, lievito nella Chiesa. L’esempio dei protomartiri francescani e sant’Antonio di Padova

La storia è dinamica e non si ferma – neppure se qualcuno lo volesse come nel caso della Restaurazione ottocentesca – e similmente la Chiesa, visto che il Signore salva nella storia e non dalla storia. Certo vi sono situazioni e domande nuove che creano tensioni e la cui risposta non è facile da trovare.
Un momento simile si trovò a vivere Francesco d’Assisi e la fraternità minoritica che tra l’altro volle andare a predicare il Vangelo anche nelle terre dei non cristiani che in quel tempo furono innanzitutto le confinanti popolazioni mussulmane. Era in germe quello che secoli dopo sarà chiamata la missione e che avrà come emblema san Francesco Saverio.
Tra i primi francescani che si recarono tra i saraceni, e precisamente in Marocco, vanno annoverati i frati originari dell’Umbria meridionale che lo stesso frate Francesco accolse e dalla Porziuncola inviò a predicare il Vangelo. I loro nomi sono Berardo, Adiuto, Ottone, Pietro e Accursio ma nella storia sono ricordati come Protomartiri francescani essendo stati i primi frati Minori a subire il martirio.
La loro vicenda mostra tutto il fervore carismatico degli inizi ma anche le diverse sbavature dovute a un fervore carente di esperienza. Tuttavia la loro morte non fu sterile ma l’esempio impressionò il canonico agostiniano Fernando da Lisbona che vedendo i loro corpi straziati volle diventare francescano entrando nella fraternità minoritica assumendo il nome di Antonio con cui ancora oggi è venerato, soprattutto a Padova, città in cui morì e che custodisce il suo corpo. Se Gregorio IX nel 1232, ossia l’anno dopo la sua morte, lo canonizzò nel duomo di Spoleto, Pio XII ne dichiarò l’eminente dottrina unita alla santità di vita dichiarandolo doctor evangelicus.
Fu il medesimo Vangelo – lievito nascosto nella pasta della storia – che mosse i santi Protomartiri francescani a dare la vita e sant’Antonio a predicare con parole ed opere in cui le prime spiegavano il senso delle seconde mentre quest’ultime davano consistenza alla sua eloquenza.

P. Pietro Messa ofm

Per un approfondimento cfr. https://www.assisiofm.it/protomartiri-francescani-2397-1.html

Alcuni eventi importanti per la celebrazione dell’ottavo centenario dei Protomartiri Francescani:

Tanti auguri di un Santo Natale 2019 e buon 2020

“Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza. Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione; un amico fedele che ci sta sempre vicino; ci ha dato il suo Figlio che ci perdona e ci risolleva dal peccato” Papa Francesco

 

Signore vi dia Pace!

Un ricordo grato ed un augurio di un Santo Natale del nostro Signore Gesù e di un buon anno 2020 da parte del nostro Segretariato Missioni Estere dei frati Minori di Umbria e Sardegna.

Il Signore che nella Sua Onnipotenza sceglie la strada del “limite” della “piccolezza” e della “fragilità”, continui a donarci la fede per accoglierlo e cercarlo sempre, come e dove Lui stesso vuole lasciarsi incontrare.

Un grazie grande in particolare a quanti in questi mesi hanno sostenuto in diversi modi il nostro lavoro, e quindi i nostri missionari e le persone che servono nel loro ministero. Grazie!

Il Signore vi benedica e vi ricompensi della vostra generosità verso i nostri missionari e verso coloro che incontrano e servono nel loro ministero. Grazie al vostro sostegno lo scorso anno abbiamo potuto aiutare e dare speranza a molte persone. Grazie!

Puoi continuare a seguire il lavoro e i progetti del nostro segretariato attraverso il sito www.missioniassisi.it e, se sei interessato a ricevere la nostra newsletter, puoi scriverci a missioni.assisiofm@gmail.com.

Il Signore vi benedica e vi dia Pace!

 

i Frati del Segretario Missioni Estere dei frati minori di Umbria e Sardegna

 

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cena di beneficenza a Cantalupo… un grazie grande a tutti!

Sabato 14 Dicembre 2019 al centro polivalente di Cantalupo di Bevagna l’Ufficio Missioni Estere dei Frati dell’Umbria e Sardegna con l’aiuto e la generosità della pro loco Cantalupo-Castelbuono ha organizzato una cena di beneficienza per la raccolta fondi da destinare alle missioni estere.
Nel grande salone sono stati allestiti quattro lunghi tavoli dove tutti i partecipanti – più di 200 persone – hanno degustato i piatti cucinati dai volontari e serviti da giovani frati con il sottofondo musicale della band “Perfetta Letizia”.
Durante la cena P. Marco Freddi ha illustrato, mediante slide, gli impegni svolti dall’Ufficio Missioni Estere dei frati sintetizzati in questa bellissima frase: andare per il mondo per consegnare qualcosa di bello che permette di essere felici.
Quindi si parte per paesi dove imperversa la guerra, luoghi dove l’evangelizzazione non può essere visibile se non a rischio della propria incolumità fisica, posti dove la dignità umana è calpestata ed anche i più basilari diritti diventano privilegi riservati a pochi.
Eppure si parte lo stesso perché il Vangelo è vita e serve proprio dove questa vita sembra non esserci più. Russia, Turchia, Cina, Kazakistan e Sud Sudan.
L’attività dei frati missionari non rientra nel mero assistenzialismo ma si concretizza nel fornire i sacramenti fondamentali per la vita cristiana, non sempre purtroppo in questi posti garantiti, ed in progetti volti alla formazione professionale delle persone del luogo, in particolar modo delle donne perennemente escluse, con la consapevolezza che solo investendo nell’istruzione sia possibile garantire un futuro a questi paesi.
Allora in Sud Sudan, nazione tra le più povere e martoriate dell’Africa, la chiesa con il pavimento di terra modellato dalle donne non è solo luogo di culto ma diventa anche la scuola della parrocchia e punto di incontro e socializzazione per tutti.
Ed in questo tempo di avvento ci viene donata l’immagine del volto sorridente del piccolo Francis, un bambino sordomuto, senza famiglia ed emarginato, che un po’ camminando un po’ gattonando un giorno arriva in chiesa e viene accolto dai nostri frati come un dono.
Ma la serata non è ancora finita ed ora ci aspetta la lotteria con i premi gratuitamente forniti da tanti amici, fra i quali: Ciotti antichi sapori di Bastia, tanti amici che hanno offerto il vino e la cantina Dionigi, la porchetta di Guglielmo Cianca, ecc… che in questo modo hanno ulteriormente contribuito alla riuscita della cena. e in un clima di allegria e fraternità vengono estratti i numeri vincenti i cui premi vengono gioiosamente consegnati dai bambini.
Siamo usciti dalle nostre case per partecipare ad una cena di beneficienza a cui ci avevano invitato e torniamo alle nostre vite con la consapevolezza sconvolgente che è bastato davvero poco per garantire un anno di istruzione ad un bambino.
“Aiutaci ad aiutare” è il motto dei frati missionari ed ognuno dona quello che può attraverso le donazioni libere, partecipando ad iniziative come questa e acquistando le bomboniere missionarie.
Tutto ciò che non viene donato va perduto (cit. Dominique Lapierre).
Ieri sera oltre 200 persone hanno donato qualcosa e di certo nulla è andato perduto.

Simona C.

Frate Alessandro “Il Paese del Sole” un nuovo CD, un aiuto concreto alle nostre missioni

Il tempo di Natale è un tempo benedetto che ci permette di accogliere in modo sempre nuovo Dio che sceglie di “prendere carne” nella concretezza della nostra vita.

Un tempo nel quale si preparano anche i regali che dire il bene a chi amiamo, e forse non sappiamo nemmeno che cosa potere acquistare.

Perchè non pensare a un bel CD con artisti professionisti come fra Alessandro Brustenghi, Manuel Magrini, Fabrizio Fanini, Javier Girotto?

“Il Paese del Sole” un nuovo CD di Frate Alessandro che, insieme a questi professionisti, che propone un excursus delle nostre canzoni italiane con un brano inedito scritto da lui e  una preghiera, Virgin Santa, con accompagnamento jazz. Un regalo bello che fa bene! Infatti questi artisti hanno deciso di devolvere il ricavato della vendita del CD  alle nostre missioni.

Come Ufficio Missioni Estere dei frati minori di Umbria e Sardegna vogliamo ringraziarli anche per la loro generosità che farà tanto bene a tanti.

Grazie anche a chi acquisterà “Il Paese del sole”, con questo piccolo gesto si farà bel regalo, potendo ascoltare della buona musica e, nello stesso tempo, allargare il cuore a chi è in difficoltà.

Il Signore vi benedica e ricompensi.

 

 

aiutaci a studiare… per i bambini del Sud Sudan

In Sud Sudan, lo studio non è un diritto e spesso nemmeno una possibilità, i nostri frati che da anni operano in quella realtà, fra le tante attività di sostegno per la popolazione locale, hanno individuato nell’aiuto agli studi una via privilegiata e importante per la promozione umana e sociale.Ormai da due anni i nostri frati che gestiscono la parrocchia “Holy Trinity” di Juba –Sud Sudan sostengono quasi 200 bambini alla scuola primaria e secondaria. I bambini appartengono tutti a famiglie povere della parrocchia. L’aiuto che i frati offrono non è la copertura totale delle spese scolastiche, perchè l’intento è anche quello di educare la famiglia a partecipare all’educazione dei propri figli per come possono. Spesso le stesse famiglie, durante l’anno, chiedono anche contributi per assistenza medica e a volte anche “pacchetti cibo”. Queste famiglie sono tutte conosciute personalmente dai collaboratori parrocchiali e c’è un costante controllo e supervisione da parte dei frati. Al termine dell’anno scolastico è richiesto alle famiglie di consegnare il risultato scolastico dei bambini che vengono aiutati. I soldi non vengono dati direttamente alla famiglia, ma i frati pagano direttamente le tasse scolastiche alla scuola.
Con il progetto “Aiutaci a studiare 2020” desideriamo e sostenere il lavoro dei nostri frati e di contribuire insieme ad altri benefattori a tale progetto. Il contributo che al momento i nostri frati di Juba hanno ci hanno chiesto per sostenere tale progetto è di 3000 euro.
Si può collaborare anche con piccole quote… ognuno nella sua libertà e possibilità, il “poco” di tanti è sempre molto.

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Nuovi racconti pietroburghesi… da fra Iuri

Cari amici,
eccomi di nuovo qui ad aggiornarvi sulle nostre vicende pietroburghesi.
Ci eravamo salutati in occasione della solennità di s. Francesco, ma i festeggiamenti non erano finiti lì: sabato 12 Ottobre, infatti, una giovane coppia di nostri parrocchiani, Masha e Vitija (Maria e Viktor), hanno dato compimento al loro tempo di fidanzamento convolando finalmente a nozze. Viste le condizioni della nostra chiesa, i due sposi avevano giustamente deciso di celebrare il loro matrimonio altrove, precisamente dai nostri fratelli Conventuali. Ho concelebrato l’Eucaristia assieme ad altri tre sacerdoti loro amici, in un’atmosfera semplice e familiare ma anche multietnica ed ecumenica: Viktor, infatti, è di origine ucraina, mentre Maria è di famiglia mista: madre coreana cattolica e padre russo ortodosso. Penso che p. Luca avrebbe sottolineato come, ancora una volta, il dialogo ecumenico nasca soprattutto dalle esigenze della vita concreta, cioè “dal basso”.
A proposito di Luca: come forse ricorderete, era tornato in Italia il 4 Settembre e le pratiche burocratiche per il suo rientro sono state rallentate dalla creazione di un Ufficio apposito per le Organizzazioni umanitarie e religiose, presso il quale è stato necessario registrare quasi ex-novo la nostra Parrocchia prima di poter presentare la domanda d’invito a suo favore. Ad ogni modo, l’operazione è andata a buon fine e tra pochi giorni (precisamente giovedì 28 Novembre) Luca tornerà finalmente a Pietroburgo… anche se, ancora una volta, la sua permanenza potrà durare solo un mese: sarà comunque bello essere accompagnati da lui nel tempo di Avvento che sta per cominciare e, soprattutto, festeggiare insieme il Natale. Nel frattempo, lui e io siamo rimasti in stretto contatto attraverso i mezzi elettronici, sia per qualche semplice condivisione fraterna, sia per confrontarci su come affrontare le varie situazioni che qui si presentavano.
Le novità, infatti, purtroppo non sono mancate. Mercoledì 15 Ottobre l’impianto elettrico della chiesa ha subìto un grave sbalzo di corrente che ha bruciato il nostro contatore e alcune apparecchiature che gli operai stavano usando nei lavori di restauro. Fra Julius, il nostro economo, si è subito messo all’opera insieme al nostro Assistente legale per chiedere alla Società elettrica d’intervenire, ma da queste parti le procedure burocratiche sono particolarmente complesse (dovreste vedere quanto è spesso il plico di scartoffie che hanno dovuto compilare, firmare, timbrare…!) e così abbiamo celebrato al freddo e quasi al buio per due settimane.

Almeno la Domenica, però, abbiamo potuto godere del “calore” e della “luce” dei nostri parrocchiani, che sono stati veramente eccezionali: prima della celebrazione, man mano che arrivavano, io ero lì a salutarli e a dispiacermi e scusarmi per la situazione… e loro, soprattutto le più anziane, a consolarmi: “Ma no, padre, stia tranquillo, va benissimo! Abbiamo passato ben di peggio, se sapesse! Da piccole, dopo la guerra… oppure sotto il Regime… Non si preoccupi”. E poi diverse persone sono arrivate chi con una torcia, chi con una pila… un giovane padre di famiglia, addirittura, ha portato i faretti del suo studio fotografico (lui lavora in quel campo): ideali per il leggìo e per la nostra piccola “schola cantorum”!! È stato davvero commovente e ho voluto ringraziare tutti, dicendo che mi avevano mostrato concretamente la Chiesa come luogo di solidarietà e collaborazione reciproca. Ringraziamo il Signore!
Purtroppo però la macchina burocratica, una volta messa in moto, non si è fermata dove avremmo sperato… A causa del cantiere, infatti, il cortile era ormai sempre più ingombro di materiali da costruzione e la ditta che esegue i lavori ha ritenuto che l’accesso non fosse più sicuro e andasse riservato ai soli addetti. La Commissione statale che cura il restauro ha quindi deciso di vietarci l’ingresso e quindi, di fatto, di chiudere la chiesa e ogni suo locale fino al termine dei lavori (due-tre… quattro anni?!?!). Domenica 3 Novembre abbiamo quindi celebrato l’ultima (per ora) Messa in Parrocchia e abbiamo portato a casa nostra tutto il parato liturgico, che non potevamo certo abbandonare per anni nello scantinato. Abbiamo chiesto ospitalità per le Messe domenicali sia alla Parrocchia dell’Assunta sia al Convento s. Antonio e dopo aver valutato le loro proposte abbiamo deciso di accettare l’offerta dei fratelli Conventuali, che ci offrivano un orario più comodo permettendoci così di proseguire anche il Catechismo dei bambini. Dovremo poi decidere circa le Messe feriali. L’ennesima chiusura della chiesa è stata accolta con grande dispiacere dai parrocchiani, sebbene siano purtroppo avvezzi a peregrinare da un luogo all’altro. Speriamo di non perderne altri per strada come già accaduto in passato, mi spiacerebbe molto…
Dal punto di vista tecnico, intanto, la nostra maggiore preoccupazione è per l’impianto di riscaldamento: non è ancora chiaro, infatti, se lo sbalzo di tensione abbia bruciato anche le apparecchiature che lo fanno funzionare (pompe, termostati, elettrovalvole ecc…). Se così fosse sarebbe un grosso problema, perchè sostituirle sarebbe una spesa notevole.

Il 2 Novembre, intanto, ci siamo uniti alle celebrazioni della Parrocchia della Visitazione: la loro chiesa, infatti, è costruita sul terreno dove sorgeva uno dei vecchi cimiteri cattolici che poi i sovietici avevano profanato e così ogni anno, in quella data, dopo l’Eucaristia si fa lì una piccola processione. Ce n’era uno anche vicino alla nostra chiesa, ma durante il regime venne sventrato per scavarci una stazione della metropolitana. Eh già, proprio così! Ecco alcune foto:

Non fatevi ingannare dalle apparenze: a Maggio una donna con problemi mentali ha appiccato un incendio di notte e dentro è ancora in restauro.

Questo è il vecchio cimitero attorno alla chiesa, con le cappelle ancora semidistrutte. Sui 4 tumuli e alla lapide (in memoria di tutte le vittime del Regime sovietico) abbiamo fatto le stazioni della processione.

Dall’11 al 15 Novembre, invece, sono stato a Novosibirsk (Siberia del sud) per partecipare all’Assemblea annuale di tutti i frati minori di Russia. Detta così, sembra chissà cosa… ma in tutto siamo otto, distribuiti su tre conventi a ore e ore di aereo l’uno dall’altro!! Nonostante abbia avuto alcuni problemi di salute (la differenza di fuso orario e qualcosa che ho mangiato mi hanno letteralmente steso), è stato davvero bello godere della comunione fraterna e di un paio di giorni di ritiro spirituale. Abbiamo anche festeggiato il 25° anniversario della Scuola elementare cattolica, fondata a suo tempo da p. Guido Trezzani e ora diretta da p. Corrado, che proprio in quei giorni ha compiuto 72 anni, di cui gli ultimi 24 a Novosibirsk!

Per il resto, proseguo lo studio del russo: venerdì scorso (22 Novembre) ho completato il quinto livello (B1.1) superando l’esame interno e domani inizierò il sesto (B1.2)… terminate le basi grammaticali, ormai sono entrato nel vivo della lingua! Intanto, già dopo i primi giorni di scuola mi era venuto il desiderio di recarmi a lezione con l’abito, ma avevo voluto essere prudente: ho aspettato un po’, ci ho pregato su e pochi giorni dopo, chiacchierando con alcune studentesse italiane, una di loro mi chiese proprio perché non lo indossassi e mi incoraggiò a “osare”… così ero andato in Direzione a chiedere quali fossero le leggi al riguardo e cosa ne pensassero: non solo mi è stato risposto che era possibile ma, con mia sorpresa, mi hanno espresso il loro stupore per il fatto che un religioso girasse in borghese! Il discernimento, quindi, m’è sembrato fatto. In un contesto internazionale e interculturale come quello, la presenza di un frate mi pare non susciti particolare curiosità, ma qualcuno (per lo più studenti italiani, ma non solo) si è avvicinato manifestando interesse e ponendo domande che sono diventate occasioni, se non proprio di annuncio esplicito, almeno di testimonianza. Il Signore farà il resto!
Infine, la notizia più bella: proprio in prossimità del mio 45° compleanno, ho finalmente ricevuto il Permesso di soggiorno, che mi permetterà di rimanere in Russia per i prossimi tre anni (intanto). Benediciamo il Signore!

fra Iuri

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Ciò che prima gli riusciva amaro gli si trasformò in dolcezza. La testimonianza di Cinzia

“Non si parte pensando di salvare il mondo: in missione si riceve molto più di quello che si dà”. Mi ero appuntata sul quaderno questa frase che ci avevano lasciato i frati durante il corso “Giovani e Missione” e pensavo di averla capita. Era un invito ad essere umili, perché nessuno si sentisse buono e speciale per quello che aveva deciso di fare. Avevo imparato la teoria, ma ancora non sapevo in che modo quella frase avrebbe attraversato la mia vita.
Così il 31 agosto 2019 ho iniziato il servizio a Betlemme in un asilo e nel centro anziani della Società Antoniana, un progetto locale supportato dall’ATS pro Terra Sancta. La prima settimana ha messo in discussione ogni cosa. C’erano bambini da prendere in braccio, da consolare, da cambiare, a cui dare la pappa e con cui giocare. Poi c’erano gli anziani che non potevano muoversi che avevano bisogno di essere imboccati e asciugati. Pochi parlavano inglese e io non parlavo arabo. Qualche giorno dopo ho conosciuto anche la realtà dell’Hogar Niño Dios, che accoglie bambini con disabilità di vario tipo. Mi chiedevo: ma io cosa ci faccio qui? Non so fare tutte queste cose, non le ho mai fatte in vita mia. I dubbi e le resistenze sono stati abbattuti a poco a poco, in un crescendo di gioia e di amore. Mi sono sentita come San Francesco quando incontra i diversi, gli esclusi: “Ciò che prima gli riusciva amaro, vedere e toccare dei lebbrosi, gli si trasformò veramente in dolcezza”.
Solo alla fine del mese in Terrasanta ho capito fino a che punto ho vissuto quella frase scritta sul quaderno. Me ne sono accorta al momento dei saluti. Precipitosi, fatti di poche parole, abbracci veloci e baci dati al vento per paura di perdere l’aereo. In quel momento ho rivisto come in un film tutto quello che mi stavo portando via, tutto quello che avevo ricevuto durante il mese in Terrasanta.C’era l’abbraccio di Rahme, la donna a cui davo la cena ogni sera, che al momento dei saluti sembrava aver capito tutto anche se non mi aveva mai detto una parola. Ogni sera, quando la imboccavo, mi fissava con uno sguardo penetrante che mi interrogava. Chissà cosa voleva dirmi. Le nostre comunicazioni erano fatte solo di “Hàlas” (basta), Habibti (amica, amore) e Shuey shuey (piano piano). Ogni tanto le parlavo anche in italiano, e lei continuava a fissarmi senza dire niente. Solo qualche volta si corrucciava e diceva: “Hàlas” perché non voleva più mangiare. Una volta sola l’ho fatta ridere e non la smetteva più. Poi c’era il sorriso dolce di Norma, che mi parlava in arabo con una bella luce negli occhi e io cercavo di rispondere con le parole che avevo imparato. “Shukran iktir” (grazie mille), mi ha detto lei prima di andare via. Abudi invece era molto più giovane ma non poteva camminare bene e bisognava tenerle i polsi per farle fare qualche passo in corridoio. Le ho insegnato l’equivalente di “Yalla Yalla” (andiamo) in sardo perché la divertiva, così appena mi vedeva comparire urlava “Ajò” e rideva. Poi c’era Ivonne che amava fermarsi a parlare in giardino con me mentre fumava una sigaretta, e c’erano anche le parole non dette di Teresa, un’altra ospite del centro, che sono rimaste sospese nell’aria al momento dei saluti per il poco tempo a disposizione. Me le sono portate via insieme alla croce che mi ha impresso sulla fronte Maria, con cui ho cantato La Vie En Rose e fatto lunghi discorsi in italiano. Mi sono portata via anche il sorriso e l’energia di Mirna, e mille altre cose che mi si sono impresse nel cuore. Non dimenticherò mai il sorriso disarmante di Ivan, gli occhi puri della piccola Salma, quelli tristi di Eli che voleva sempre la mamma e quelli birichini di Lulu, Mimi, Angela e Fuad. L’ultima immagine che ho nella mente è quella dell’impassibile Yussef che – dopo tanti miei tentativi di avvicinamento – si è fermato sulla porta, ha sollevato la manina prima che andassi via e mi ha mandato un bacio.
Allora mi chiedo: davvero io ho dato qualcosa, o sono loro ad avermi dato tutto quello che avevano? Parto con questa domanda nel cuore, e saluto per l’ultima volta quella terra dove il Verbo si è fatto carne, quella terra che lui ha scelto per farsi carne anche nella mia vita.

Cinzia Maria

 

Laureate grazie al tuo aiuto. Notizie dal Sud Sudan

Un grazie ancora che ci raggiunge dal Sud Sudan,

Sr Sarah al centro

lo scorso anno, come Ufficio Missioni Estere dei frati di Umbria e Sardegna, abbiamo accolto di rispondere ad una richiesta di aiuto da Sr Sarah del Sud Sudan per potere sostenere e permettere a 16 universitarie e a 10 studentesse della scuola secondaria che si trovavano in stato di necessità di potere iscriversi e frequentare i corsi dell’anno scolastico 2018-2019.

Con gioia riportiamo la loro lettera di ringraziamento di qualche settimana fa, abbiamo aspettato a pubblicarla per attendere le foto della cerimonia di laurea di alcune di loro.

Grazie del vostro sostegno e aiuto, senza il quale queste ragazze non avrebbero potuto continuare gli  studi e portarli così a termine.

Anche quest’anno il nostro segretariato ha scelto di appoggiare, al momento, tre nuovi progetti di sostegno allo studio di giovani ragazze sud sudanesi 10 studentesse universitarie, 10 studentesse della scuola secondaria, e di  aiutare Suor Sarah, anche lei  sud sudanese,  nel suo cammino formativo rivolto all’aiuto dei giovani locali.

Crediamo che dare possibilità di una crescita anche culturale a chi ha capacità ma non ha possibilità sia un modo importante per aiutare un paese come il Sud Sudan investendo nel suo futuro.

Il Signore vi benedica!

fra Marco

Riportiamo la lettera di ringraziamento di Victoria una studentessa laureatasi grazie all’aiuto dei nostri benefattori

Cari amici e benefattori
Possa Dio nostro Padre e il Signore Gesù Cristo darvi grazia e pace, a nome delle nostre compagne e mio che ho questa occasione d’oro di scrivervi questa lettera potendo esprimere la nostra gioia, anzi siamo tanto grate per quello che avete fatto per noi. Siete venuti in nostro aiuto quando eravamo in grande bisogno e oggi, grazie al vostro sostegno, siamo laureate, non abbiamo nulla da offrirvi in cambio se non parole di ringraziamento dal profondo del nostro cuore.
Tra il gran numero che avete supportato, al momento in sette di noi abbiamo completato con successo gli studi, le altre stanno aspettano di laurearsi entro e non oltre i prossimi mesi, mentre il resto delle nostre compagne è ancora in difficoltà con i loro studi all’università, il nostro desiderio è di celebrare quel giorno insieme a voi e alla nostra più cara suor Sarah. Ancora una volta grazie e continueremo a pregare che il Signore vi conceda lunga vita e buona salute in modo che possiate continuare a svolgere la sua missione sulla terra e servire il suo popolo con amore e sollecitudine Dio vi benedica.
Vostra in Cristo
Victoria

per sostenere i nostri progetti in Sud Sudan:

 

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PER DIRVI GRAZIE e… pronti a ripartire con nuovi progetti!!!!

UN GRANDISSIMO GRAZIE A TE!

Desideriamo manifestare la nostra gratitudine verso le tante persone che in questo tempo, e alcuni da lungo tempo, stanno sostenendo in tantissimi modi il nostro Segretariato per le Missioni Estere di Umbria e Sardegna. Tanti aiuti che ci hanno permesso di organizzare alcune attività di promozione nelle scuole o  nelle nostre parrocchie attraverso laboratori con i bambini oppure essendo presenti a eventi come la “festa degli Angeli” a santa Maria Angeli con un nostro stand e con un laboratorio per la costruzione di strumenti musicali, attività che hanno permesso di fare conoscere le nostre attività e anche di raccogliere fondi per i nostri missionari e per le persone che loro servono e aiutano.

Non ultima, nel mese ottobre, quindi ancora per pochi giorni, è possibile visitare e pregare attraverso la mostra missionaria presso la basilica di santa Maria degli Angeli.

Grazie al vostro sostegno quest’anno siamo riusciti a sostenere (non tutti i progetti sono però ancora completati) Ravil e Alexander nel loro percorso di studio in Kazakistan, i nostri frati nella loro nuova missione in Russia nella nostra parrocchia di Sanpietroburgo, e le nostre clarisse del Rwanda.  Abbiamo potuto aiutare i nostri frati del Sud Sudan per sopperire ad alcune urgenze, come per esempio ricostruire la cappella di Digala e di san Matteo nel campo profughi che conta 38000 persone. Abbiamo reso possibile a 16 studentesse universitarie e 10 studentesse delle scuole superiori di potere frequentare l’anno scolastico 2018-2019 e a 19 bambini di potere frequentare la scuola elementare.

Abbiamo inoltre sostenuto il reinserimento di 10 ragazzi del Congo dopo che hanno terminato il periodo di permanenza nel nostro centro Ndako ya bandeko.

Non dimenticando “Giovani e  Missione” una formazione missionaria che ha permesso ad alcuni giovani di vivere una esperienza missionaria in Bolivia, Uganda e Terra Santa…

E altri aiuti ai nostri missionari che hanno permesso loro di potere continuare il loro servizio in terra di missione.

Tutto questo è stato possibile grazie al vostro aiuto e sostegno.

Grazie ai volontari che si sono prodigati nell’aiutarci, consigliarci, ecc…

Grazie a chi ha pensato di sostenere i nostri progetti attraverso le nostre bomboniere.

Grazie a chi ci ha donato oggetti per le nostre pesche missionarie potendo usufruire anche delle riduzioni fiscali riservate alle ONLUS….

GRAZIE!!!!!

Vi invitiamo a visitare il nostro sito e i nostri progetti,  tanti sono “nuovi” altri ancora in fase di realizzazione che speriamo al più presto di completare.

Vi chiediamo di continuare a seguire il lavoro del nostro segretariato e dei nostri missionari, con la fede certa che il Signore vi ricompenserà come Lui solo sa fare.

Il Signore vi benedica!

I frati dell’Ufficio Missioni Estere dei Frati Minori di Umbria e Sardegna

 

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“Pace buona gente!” Giovani Sud Sudanesi in aiuto nelle strade di Juba

Peace and Good People (PGP) è un gruppo nato nell’agosto 2019, formato da giovani ragazzi e ragazze della nostra missione del Sud Sudan con il solo scopo di aiutare i più bisognosi e ispirato alla preghiera cosiddetta di San Francesco che voglio qui riportare:

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dove è discordia, ch’io porti la fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto:
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare
Poichè:

È dando, che si riceve:
Perdonando che si è perdonati;
Morendo che si risuscita a Vita Eterna.

Amen.

Con questa preghiera in mente e nel cuore ogni sabato pomeriggio usciamo per le strade di Juba e incontriamo i bambini di strada, i senza tetto e una serie di persone che rappresentano il frutto di una società che non sa dove metterli, rappresentano una umanità ferita e abbandonata dai più ma sono come Eucaristia vivente di cui prendersi cura. Non cambiamo la loro vita, ma li avviciniamo e parliamo loro e dopo già due incontri ci riconoscono, anche perché abbiamo tutti la stella maglietta, e ci avvicinano sia per chiedere aiuto sia per scambiare due parole. Abbiamo già trovato tre fratelli che, avendo perso il padre sono finiti per strada, il più grande avrà 12 anni, e la cui madre dovrebbe essere in un’altra città del Sud Sudan; abbiamo già avvisato i servizi sociali che forse tramite la croce rossa riuscirà a farli tornare a casa.

Incontrare i poveri abbandonati è un incontro di fede con quel Gesù che ha detto “tutto ciò che farete ad uno dei più piccoli lo avrete fatto a me” e ancora “ero nudo e mi avete vestito, affamato e mi avete dato da mangiare, prigioniero e mi avete visitato…” e sulla scia di queste parole pronunciate 2000 anni fa un gruppetto di giovani ha deciso di formare questo gruppo che si chiama PGP che sta per PEACE AND GOOD PEOPLE.

Prima di cominciare la nostra attività per strada siamo anche stati dalla ministra del governo per gli affari sociali e ci ha dato il suo supporto; presto i servizi sociali dovrebbero unirsi a noi, ma non vogliamo perdere il nostro spirito di fede per cui ci siamo mossi in questa direzione.

Quando operiamo per strada diverse persone si avvicinano a noi e ci chiedono chi siamo, la risposta è sempre la stessa “peace and good people” e diamo loro una copia della preghiera che ha ispirato il nostro gruppo e che ci guida.

Sempre più fiero dei miei ragazzi. Il gruppo PGP – Peace and Good People, ora si ingrandisce e il nostro servizio non si limita più ai bambini di strada o ai senza tetto, ma anche ai detenuti della prigione principale di Juba. Qualche settimana fa siamo andati a visitare i carcerati per la celebrazione della Messa e poi ci siamo dedicato al servizio di assistenza dei carcerati stessi. Non posso nemmeno descrivere le ferite che molti detenuti avevano e, ovviamente, non erano assolutamente curate. Così ci stiamo organizzando per un servizio regolare in prigione, proveremo due volte al mese, più ovviamente i sabati per la strada. E’ una forte emozione vedere i giovani prendersi cura, gratuitamente di altre persone. Il bene non ha confini!

Questo ovviamente comporterà un aumento notevole delle spese… se qualcuno ci volesse aiutare…. 

Ovviamente, e in ultimo ma non per importanza, vi chiediamo di continuare a sostenerci con le vostre preghiere. Credo che siano proprio quelle ad aprirci sempre più nuovi spazi di servizio della carità come il Vangelo ci chiede.

Pace e ogni bene. Fr. Federico Loro Gatluak ( Guardiano della comunità dei Frati Minori di Juba-Sud Sudan)

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