“Pace buona gente!” Giovani Sud Sudanesi in aiuto nelle strade di Juba

Peace and Good People (PGP) è un gruppo nato nell’agosto 2019, formato da giovani ragazzi e ragazze della nostra missione del Sud Sudan con il solo scopo di aiutare i più bisognosi e ispirato alla preghiera cosiddetta di San Francesco che voglio qui riportare:

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dove è discordia, ch’io porti la fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto:
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare
Poichè:

È dando, che si riceve:
Perdonando che si è perdonati;
Morendo che si risuscita a Vita Eterna.

Amen.

Con questa preghiera in mente e nel cuore ogni sabato pomeriggio usciamo per le strade di Juba e incontriamo i bambini di strada, i senza tetto e una serie di persone che rappresentano il frutto di una società che non sa dove metterli, rappresentano una umanità ferita e abbandonata dai più ma sono come Eucaristia vivente di cui prendersi cura. Non cambiamo la loro vita, ma li avviciniamo e parliamo loro e dopo già due incontri ci riconoscono, anche perché abbiamo tutti la stella maglietta, e ci avvicinano sia per chiedere aiuto sia per scambiare due parole. Abbiamo già trovato tre fratelli che, avendo perso il padre sono finiti per strada, il più grande avrà 12 anni, e la cui madre dovrebbe essere in un’altra città del Sud Sudan; abbiamo già avvisato i servizi sociali che forse tramite la croce rossa riuscirà a farli tornare a casa.

Incontrare i poveri abbandonati è un incontro di fede con quel Gesù che ha detto “tutto ciò che farete ad uno dei più piccoli lo avrete fatto a me” e ancora “ero nudo e mi avete vestito, affamato e mi avete dato da mangiare, prigioniero e mi avete visitato…” e sulla scia di queste parole pronunciate 2000 anni fa un gruppetto di giovani ha deciso di formare questo gruppo che si chiama PGP che sta per PEACE AND GOOD PEOPLE.

Prima di cominciare la nostra attività per strada siamo anche stati dalla ministra del governo per gli affari sociali e ci ha dato il suo supporto; presto i servizi sociali dovrebbero unirsi a noi, ma non vogliamo perdere il nostro spirito di fede per cui ci siamo mossi in questa direzione.

Quando operiamo per strada diverse persone si avvicinano a noi e ci chiedono chi siamo, la risposta è sempre la stessa “peace and good people” e diamo loro una copia della preghiera che ha ispirato il nostro gruppo e che ci guida.

Sempre più fiero dei miei ragazzi. Il gruppo PGP – Peace and Good People, ora si ingrandisce e il nostro servizio non si limita più ai bambini di strada o ai senza tetto, ma anche ai detenuti della prigione principale di Juba. Qualche settimana fa siamo andati a visitare i carcerati per la celebrazione della Messa e poi ci siamo dedicato al servizio di assistenza dei carcerati stessi. Non posso nemmeno descrivere le ferite che molti detenuti avevano e, ovviamente, non erano assolutamente curate. Così ci stiamo organizzando per un servizio regolare in prigione, proveremo due volte al mese, più ovviamente i sabati per la strada. E’ una forte emozione vedere i giovani prendersi cura, gratuitamente di altre persone. Il bene non ha confini!

Questo ovviamente comporterà un aumento notevole delle spese… se qualcuno ci volesse aiutare…. 

Ovviamente, e in ultimo ma non per importanza, vi chiediamo di continuare a sostenerci con le vostre preghiere. Credo che siano proprio quelle ad aprirci sempre più nuovi spazi di servizio della carità come il Vangelo ci chiede.

Pace e ogni bene. Fr. Federico Loro Gatluak ( Guardiano della comunità dei Frati Minori di Juba-Sud Sudan)

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san Francesco in Russia: news dai nostri missionari

San Pietroburgo, 5 Ottobre 2019

Cari amici delle missioni,

finalmente son potuto tornare in Russia! Per motivi burocratici, infatti, avevo dovuto trascorrere alcuni mesi in Italia ma, alla fine di Agosto, ho potuto “riprendere il volo”.
Appena arrivato, la vita mi è subito venuta incontro con la sua realtà che, come sempre, ci supera e ci sorprende con la sua chiamata ad amare: lì, dove e come sei. Provo, allora, a raccontarvi qualcosa.
Già il 24 Agosto, giorno dopo il mio arrivo, è giunto a Pietroburgo don Giorgio, un sacerdote marchigiano appartenente al Movimento dei Focolari, che ha portato con sé un piccolo gruppo di adolescenti (alcuni interni al Movimento, altri no) per alcuni giorni di convivenza coi coetanei focolarini Ortodossi, tutti ospitati a Kolbina (un paesino 20 Km fuori Pietroburgo) in un campus appartenente ai Cristiani Luterani: una bella esperienza di ecumenismo pratico, semplice e concreto. Fr. Luca naturalmente, che appartiene al Movimento, ha voluto prendervi parte e io ho scelto di accettare il suo invito a partecipare ad alcuni momenti di condivisione e formazione.
In parrocchia, invece, il maltempo della settimana precedente al mio arrivo aveva causato diversi danni alla chiesa: gli operai stavano rifacendo il tetto e, per questo, avevano smontato le grondaie… ma poi i lavori avevano subito un’interruzione e così, quando pioveva, l’acqua colava lungo i muri e s’infiltrava nelle fondamenta e da lì passava fin dentro lo scantinato in cui celebriamo, che quindi si era allagato. Luca e fr. Julius avevano già tirato via l’acqua con pompe e aspiratori, poi abbiamo dovuto pulire tutto e installare un deumidificatore industriale che ogni giorno, per settimane, ha estratto dall’aria 10-12 litri d’acqua!! Pensate un po’ che umidità c’è là sotto!! Come se non bastasse, forse a causa delle infiltrazioni, il controsoffitto aveva ceduto in un punto (proprio davanti all’altare) ed era venuto giù. Ora il danno è stato riparato e anche gli operai sono tornati al lavoro.
Il 4 Settembre, purtroppo, fr. Luca è dovuto ripartire per l’Italia, dove rimarrà almeno fino a metà Novembre, per poi tornare qui fino a Natale: ci ha lasciato le consegne circa la Parrocchia (era arrivato a San Pietroburgo il 5 agosto, riprendendo in mano le varie attività pastorali e del dialogo ecumenico), sapendo che faremo quel che si può: lui è un gran lavoratore e ha dovuto suddividere fra quattro persone ciò che riusciva a fare da solo!!
Dal 9 Settembre, intanto, mi sono iscritto ad una scuola di lingua russa per stranieri, che frequento per 5 mattine a settimana: è un impegno serio e, pian piano, sta dando i suoi frutti.
Il 29 Settembre in ogni Parrocchia c’è stata l’apertura ufficiale dell’Anno pastorale: abbiamo celebrato la Messa votiva allo Spirito Santo, pregato per i catechisti e per chi si prepara a ricevere i Sacramenti e sr. Anna FMM ha presentato un riassunto della Lettera pastorale del Vescovo. Già dalla settimana precedente, però, avevamo iniziato il catechismo: sr. Anna e fr. Bernard stanno accompagnando un piccolo gruppo di bambini alla prima Comunione e alla Cresima: tutti membri della locale Comunità neocatecumenale. Il 1° Ottobre, invece, abbiamo ripreso gli incontri mensili col Vescovo per sacerdoti e religiosi e, durante la Messa, catechisti e operatori pastorali hanno ricevuto il mandato per esercitare il loro servizio ecclesiale. Durante questi incontri io capisco ancora ben poco, ma so che la cosa più importante è partecipare alla Concelebrazione eucaristica, attraverso la quale lo Spirito Santo agisce e ci chiama a creare comunione al di là delle nostre povere capacità.
Ed eccoci arrivati alla festa di s. Francesco! La sera del 3 Ottobre siamo stati ospitati dai nostri fratelli Conventuali: abbiamo celebrato i Primi Vespri nel Transito (conclusi con una mini-processione con icona e reliquia… sotto la pioggia!) e poi la Messa presieduta, secondo tradizione, da un fratello Domenicano, p. Tomash, che ha tenuto un’omelia piuttosto simpatica (sono riuscito a capire quasi tutto!!!): ha iniziato chiedendo “provocatoriamente” a cosa servono i frati minori nella Chiesa, poi ha spiegato dicendo che la Chiesa è come l’albero di Natale (qui si usa quello vero, vivo) e i vari Ordini sono le decorazioni che lo abbelliscono: angioletti, palline colorate, figure varie, personaggi del presepe. I frati minori rappresentano la Sacra famiglia, e stanno lì per ricordare a tutta la Chiesa la cosa più importante: che Dio si è fatto uomo per salvarci. La sera del 4, invece, abbiamo celebrato la Messa ognuno nella “propria” chiesa e anche noi abbiamo cercato di curare al meglio la liturgia… compatibilmente con la scalcagnata situazione in cui ci troviamo a lavorare!
Ecco: come potete vedere, Gesù non si stanca di camminare per le strade di questo nostro povero mondo… e, soprattutto, non smette di fidarsi di noi e di affidarci l’annuncio del Suo infinito Amore per ogni essere umano. Grazie a tutti voi, che ci sostenete con la preghiera e col vostro aiuto!

fr. Iuri

Per sostenere l’opera missionaria dei nostri frati in Russia:

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Pronti a partire per la missione? Si può!

Pronti a partire?

Hai nel cuore il desiderio di partire, di fare una esperienza di missione, di “sporcarti le mani” per amare, di metterti in gioco di condividere una parte della tua “strada” con altri giovani come te verso un desiderio di pienezza.

Giovani e Missione è una possibilità, un tempo di incontro per prepararti per partire, per conoscere, facendone esperienza, realtà nuove, conoscere  altre culture,altre realtà e metterci a servizio… contattaci…

 

Ecco la testimonianza di Giulia!!!!!

“e andremo e annunceremo che in Lui tutto è possibile”

Giovani e missioni: tra aspettative e realtà

“ sarò nel posto giusto?”

“ avrò veramente capito il significato di missione?” “ non conosco nessuno, farò amicizia?”
Queste sono solo alcune delle domande che mi sono posta non appena ho premuto il tasto invia del mio messaggio di conferma della mia partecipazione al corso giovani e missione.
Sono Giulia e ho sempre desiderato partire per una missione, ho sempre sognato l’Africa e ho sempre sentito dentro di me una grande energia ogniqualvolta si parlasse di tutto ciò. Sono venuta a conoscenza di questa opportunità tramite alcuni amici che lo avevano frequentato qualche anno fa. Ho iniziato questo corso un freddo Venerdì di Novembre, dopo le prime presentazioni ci è stato chiesto quali fossero le nostre aspettative relative al corso.
Ero abbastanza agitata, spaventata di non essere all’altezza e di aspettarmi cose diverse dagli altri. Ti svelo un segreto: RILASSATI, non esistono aspettative sbagliate o giuste, non esistono risposte corrette e risposte errate, esistono semplicemente le TUE aspettative e soprattutto, nessuno ti giudica.

Questo corso è un viaggio dentro di te che ti permette semplicemente di capire se partire è la tua strada,
se il tuo grande desiderio può portare frutto buono. Durante questi fine settimana ho potuto sperimentare l’amicizia, la condivisione e l’ascolto. Ho potuto in più occasioni dialogare con persone che hanno fatto scelte di vita  completamente opposte alle mie, confrontarsi è stato bellissimo e molto arricchente. Inoltre questo corso mi ha permesso di far crescere il mio rapporto con Lui. Nella frenesia della vita quotidiana è raro che io riesca a trovar molto tempo da dedicare a Dio.
Alla fine del ciclo di incontri, dopo essersi confrontati, i frati consegnano ai partecipanti al corso un mandato. Per quanto riguarda la mia esperienza posso dire che è stato il primo momento reale in cui ho sentito concretizzarsi qualcosa che prima era solo un sogno, un’ ipotesi, insomma qualcosa di lontano da me. In quel momento guardi i tuoi compagni di corso, di avventura e puoi leggere nei loro occhi la tua stessa agitazione, le tue stesse speranze, i tuoi stessi pensieri. Io sono stata “ affidata” alla missione in Uganda. Fino a quel giorno non sapevo quasi nulla di questa terra meravigliosa e ora, a distanza di qualche mese posso dire che è diventato uno dei miei posti del cuore.

Un grazie speciale ai frati che hanno saputo gestire questo corso in maniera meravigliosa, un grazie ad Adriana che è stata una nonna, una cuoca ed una roccia. ( che poi e diciamocelo, pizze buone come le sue difficilmente se ne trovano.. per non parlare delle zuppe calde che di inverno scaldano corpo e mente)

Un ringraziamento anche ai miei compagni di avventura e soprattutto a Chiara: mia compagna di missione in Uganda.
Il ringraziamento più grande però va a Lui, senza il quale nulla sarebbe possibile.

Giulia.

 

 

Mostra missionaria presso la Basilica della Porziuncola: “Se vuoi essere perfetto và”

Invitati dal Santo Padre Francesco, l’Ufficio Missioni Estere dei Frati Minori di Umbria e Sardegna vuole proporre una occasione per pregare e conoscere alcuni testimoni di frati minori della Provincia Serafica o che hanno esercitato lungamente il loro ministero nei Santuari di Assisi.
Una mostra missionaria che, ripercorrendo quattro mandati missionari di Gesù: “predicate che il regno dei cieli è vicino, andate in tutto il mondo, guarite gli infermi, scacciate i demoni” desidera in questo “mese missionario straordinario”, aiutare a “risvegliare maggiormente la consapevolezza della missio ad gentes e riprendere con nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita e della pastorale” riconoscendo che “l’azione missionaria è il paradigma di ogni opera della chiesa” come ha scritto Papa Francesco.
Quattro mandati missionari e quattro testimoni (sant’ Antonino Fantosati, P. Odorico D’Andrea, P. Michele Impagnatiello, P. Bernardino de Vita), che hanno vissuto l’invito di Gesù a seguirlo, in “terra di missione”, all’estero o nel confessionale, anche vivendo con spirito missionario la dolorosa esperienza della malattia e del martirio.

Vi invitiamo a visitare la nostra mostra e a pregare in questo mese missionario straordinario, anche attraverso l’intercessione dei nostri frati perchè possiamo donare a tutti il dono della fede che gratuitamente abbiamo ricevuto, come ci ricorda Papa Francesco nel messaggio per la giornata missionaria mondiale 2019, “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi arrivando alla conoscenza della verità e all’esperienza della misericordia grazie alla Chiesa, sacramento universale di salvezza”.

La mostra è visitabile tutti i giorni fino al 31 ottobre presso la seconda cappella laterale a destra,  all’interno della Basilica della Porzincola a Santa Maria degli Angeli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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“Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”

In occasione del “MESE MISSIONARIO STRAORDINARIO” indetto da Papa Francesco vogliamo condividere con voi il  messaggio che il Santo Padre ha scritto per la giornata missionaria mondiale 2019, perchè questo mese possa essere un “tempo propizio” per prendere coscienza del grande dono ricevuto, “l’essere figli di Dio”, e per annunciarlo a tutti…

 

 Battezzati e inviati:
la Chiesa di Cristo in missione nel mondo

 Cari fratelli e sorelle,

per il mese di ottobre del 2019 ho chiesto a tutta la Chiesa di vivere un tempo straordinario di missionarietà per commemorare il centenario della promulgazione della Lettera apostolica Maximum illud del Papa Benedetto XV (30 novembre 1919). La profetica lungimiranza della sua proposta apostolica mi ha confermato su quanto sia ancora oggi importante rinnovare l’impegno missionario della Chiesa, riqualificare in senso evangelico la sua missione di annunciare e di portare al mondo la salvezza di Gesù Cristo, morto e risorto.

Il titolo del presente messaggio è uguale al tema dell’Ottobre missionario: Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo. Celebrare questo mese ci aiuterà in primo luogo a ritrovare il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle. E questa vita divina non è un prodotto da vendere – noi non facciamo proselitismo – ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della missione. Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono e gratuitamente lo condividiamo (cfr Mt 10,8), senza escludere nessuno. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi arrivando alla conoscenza della verità e all’esperienza della sua misericordia grazie alla Chiesa, sacramento universale della salvezza (cfr 1 Tm 2,4; 3,15; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48).

La Chiesa è in missione nel mondo: la fede in Gesù Cristo ci dona la giusta dimensione di tutte le cose facendoci vedere il mondo con gli occhi e il cuore di Dio; la speranza ci apre agli orizzonti eterni della vita divina di cui veramente partecipiamo; la carità, che pregustiamo nei Sacramenti e nell’amore fraterno, ci spinge sino ai confini della terra (cfr Mi 5,3; Mt 28,19; At 1,8; Rm 10,18). Una Chiesa in uscita fino agli estremi confini richiede conversione missionaria costante e permanente. Quanti santi, quante donne e uomini di fede ci testimoniano, ci mostrano possibile e praticabile questa apertura illimitata, questa uscita misericordiosa come spinta urgente dell’amore e della sua logica intrinseca di dono, di sacrificio e di gratuità (cfr 2 Cor 5,14-21)! Sia uomo di Dio chi predica Dio (cfr Lett. ap. Maximum illud).

È un mandato che ci tocca da vicino: io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione; ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da sé stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita. Nessuno è inutile e insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio. Anche se mio padre e mia madre tradissero l’amore con la menzogna, l’odio e l’infedeltà, Dio non si sottrae mai al dono della vita, destinando ogni suo figlio, da sempre, alla sua vita divina ed eterna (cfr Ef 1,3-6).

Questa vita ci viene comunicata nel Battesimo, che ci dona la fede in Gesù Cristo vincitore del peccato e della morte, ci rigenera ad immagine e somiglianza di Dio e ci inserisce nel corpo di Cristo che è la Chiesa. In questo senso, il Battesimo è dunque veramente necessario per la salvezza perché ci garantisce che siamo figli e figlie, sempre e dovunque, mai orfani, stranieri o schiavi, nella casa del Padre. Ciò che nel cristiano è realtà sacramentale – il cui compimento è l’Eucaristia –, rimane vocazione e destino per ogni uomo e donna in attesa di conversione e di salvezza. Il Battesimo infatti è promessa realizzata del dono divino che rende l’essere umano figlio nel Figlio. Siamo figli dei nostri genitori naturali, ma nel Battesimo ci è data l’originaria paternità e la vera maternità: non può avere Dio come Padre chi non ha la Chiesa come madre (cfr San Cipriano, L’unità della Chiesa, 4).

Così, nella paternità di Dio e nella maternità della Chiesa si radica la nostra missione, perché nel Battesimo è insito l’invio espresso da Gesù nel mandato pasquale: come il Padre ha mandato me, anche io mando voi pieni di Spirito Santo per la riconciliazione del mondo (cfr Gv 20,19-23; Mt 28,16-20). Al cristiano compete questo invio, affinché a nessuno manchi l’annuncio della sua vocazione a figlio adottivo, la certezza della sua dignità personale e dell’intrinseco valore di ogni vita umana dal suo concepimento fino alla sua morte naturale. Il dilagante secolarismo, quando si fa rifiuto positivo e culturale dell’attiva paternità di Dio nella nostra storia, impedisce ogni autentica fraternità universale che si esprime nel reciproco rispetto della vita di ciascuno. Senza il Dio di Gesù Cristo, ogni differenza si riduce ad infernale minaccia rendendo impossibile qualsiasi fraterna accoglienza e feconda unità del genere umano.

L’universale destinazione della salvezza offerta da Dio in Gesù Cristo condusse Benedetto XV ad esigere il superamento di ogni chiusura nazionalistica ed etnocentrica, di ogni commistione dell’annuncio del Vangelo con le potenze coloniali, con i loro interessi economici e militari. Nella sua Lettera apostolica Maximum illud il Papa ricordava che l’universalità divina della missione della Chiesa esige l’uscita da un’appartenenza esclusivistica alla propria patria e alla propria etnia. L’apertura della cultura e della comunità alla novità salvifica di Gesù Cristo richiede il superamento di ogni indebita introversione etnica ed ecclesiale. Anche oggi la Chiesa continua ad avere bisogno di uomini e donne che, in virtù del loro Battesimo, rispondono generosamente alla chiamata ad uscire dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria patria, dalla propria lingua, dalla propria Chiesa locale. Essi sono inviati alle genti, nel mondo non ancora trasfigurato dai Sacramenti di Gesù Cristo e della sua santa Chiesa. Annunciando la Parola di Dio, testimoniando il Vangelo e celebrando la vita dello Spirito chiamano a conversione, battezzano e offrono la salvezza cristiana nel rispetto della libertà personale di ognuno, in dialogo con le culture e le religioni dei popoli a cui sono inviati. La missio ad gentes, sempre necessaria alla Chiesa, contribuisce così in maniera fondamentale al processo permanente di conversione di tutti i cristiani. La fede nella Pasqua di Gesù, l’invio ecclesiale battesimale, l’uscita geografica e culturale da sé e dalla propria casa, il bisogno di salvezza dal peccato e la liberazione dal male personale e sociale esigono la missione fino agli estremi confini della terra.

La provvidenziale coincidenza con la celebrazione del Sinodo Speciale sulle Chiese in Amazzonia mi porta a sottolineare come la missione affidataci da Gesù con il dono del suo Spirito sia ancora attuale e necessaria anche per quelle terre e per i loro abitanti. Una rinnovata Pentecoste spalanca le porte della Chiesa affinché nessuna cultura rimanga chiusa in sé stessa e nessun popolo sia isolato ma aperto alla comunione universale della fede. Nessuno rimanga chiuso nel proprio io, nell’autoreferenzialità della propria appartenenza etnica e religiosa. La Pasqua di Gesù rompe gli angusti limiti di mondi, religioni e culture, chiamandoli a crescere nel rispetto per la dignità dell’uomo e della donna, verso una conversione sempre più piena alla Verità del Signore Risorto che dona la vera vita a tutti.

Mi sovvengono a tale proposito le parole di Papa Benedetto XVI all’inizio del nostro incontro di Vescovi latinoamericani ad Aparecida, in Brasile, nel 2007, parole che qui desidero riportare e fare mie: «Che cosa ha significato l’accettazione della fede cristiana per i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi? Per essi ha significato conoscere e accogliere Cristo, il Dio sconosciuto che i loro antenati, senza saperlo, cercavano nelle loro ricche tradizioni religiose. Cristo era il Salvatore a cui anelavano silenziosamente. Ha significato anche avere ricevuto, con le acque del Battesimo, la vita divina che li ha fatti figli di Dio per adozione; avere ricevuto, inoltre, lo Spirito Santo che è venuto a fecondare le loro culture, purificandole e sviluppando i numerosi germi e semi che il Verbo incarnato aveva messo in esse, orientandole così verso le strade del Vangelo. […] Il Verbo di Dio, facendosi carne in Gesù Cristo, si fece anche storia e cultura. L’utopia di tornare a dare vita alle religioni precolombiane, separandole da Cristo e dalla Chiesa universale, non sarebbe un progresso, bensì un regresso. In realtà, sarebbe un’involuzione verso un momento storico ancorato nel passato» (Discorso nella Sessione inaugurale, 13 maggio 2007: Insegnamenti III,1 [2007], 855-856).

A Maria nostra Madre affidiamo la missione della Chiesa. Unita al suo Figlio, fin dall’Incarnazione la Vergine si è messa in movimento, si è lasciata totalmente coinvolgere nella missione di Gesù, missione che ai piedi della croce divenne anche la sua propria missione: collaborare come Madre della Chiesa a generare nello Spirito e nella fede nuovi figli e figlie di Dio.

Vorrei concludere con una breve parola sulle Pontificie Opere Missionarie, già proposte nella Maximum illud come strumento missionario. Le POM esprimono il loro servizio all’universalità ecclesiale come una rete globale che sostiene il Papa nel suo impegno missionario con la preghiera, anima della missione, e la carità dei cristiani sparsi per il mondo intero. La loro offerta aiuta il Papa nell’evangelizzazione delle Chiese particolari (Opera della Propagazione della Fede), nella formazione del clero locale (Opera di San Pietro Apostolo), nell’educazione di una coscienza missionaria dei bambini di tutto il mondo (Opera della Santa Infanzia) e nella formazione missionaria della fede dei cristiani (Pontifica Unione Missionaria). Nel rinnovare il mio appoggio a tali Opere, auguro che il Mese Missionario Straordinario dell’Ottobre 2019 contribuisca al rinnovamento del loro servizio missionario al mio ministero.

Ai missionari e alle missionarie e a tutti coloro che in qualsiasi modo partecipano, in forza del proprio Battesimo, alla missione della Chiesa invio di cuore la mia benedizione.

Dal Vaticano, 9 giugno 2019, Solennità di Pentecoste

 

FRANCESCO

 

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un grazie dal Sud Sudan

Un grande GRAZIE dalla comunità di Digala del Sud Sudan.
Grazie a chi si è preso cura, sostenendo i nostri progetti, della nostra gente del Sud Sudan.
Grazie al vostro sostegno è stato possibile riparare la cappella di Digala, a 35 Km dalla capitale del Sud Sudan, una cappella costruita di fango e calce con il tetto in lamiera, come si costruisce in Sud Sudan, che a causa della guerra aveva ricevuto delle gravi lesioni.
Grazie al sostegno dei benefattori e al lavoro manuale dei parrocchiani, è stato possibile ristrutturare la cappella, e quindi di riutilizzarla nuovamente come centro di preghiera, di incontro e di crescita per l’intera comunità cristiana e per il villaggio, il quale non ha altri locali abbastanza capienti per riunire la popolazione.
Grazie di cuore da parte della comunità.
Il Signore vi ricompensi, anche per il bene che continuate a fare nel sostenerci per le varie richieste a volte urgenti, che arrivano al nostro segretariato dai nostri missionari, i quali non riescono a rispondere a tutte le necessità solamente con l’aiuto della gente del luogo.
Per rispondere a tali urgenze abbiamo attivato un “progetto urgenze Sud Sudan” che permette di aiutare in modo più celere questa realtà, a volte difficilmente programmabile con progetti.
Fra Marco

 

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Donare ciò che non si ha, sembra impossibile invece oggi Io l’ho vissuto!

Donare come azione che apre il cuore e lo rende generoso nel restituire ciò che c’è stato dato: il tempo, la creatività, la capacità di organizzare, la pazienza, il sorriso, tutti doni che abbiamo, chi più chi meno e che in realtà non possediamo, cioè non sono nostri tanto da trattenerli, ma ci sono stati donati per essere restituiti e usati per gli altri .
E’ questo il senso di donare ciò che è di Dio e che dobbiamo amministrare bene e non possedere. Domenica 22 settembre a Santa Maria degli Angeli abbiamo festeggiato “la festa degli angeli” e l’ufficio missionario ha organizzato uno stand per la realizzazione di strumenti musicali del mondo. Usando barattoli di latta, tubi di cartone, palloncini, bottiglie riciclate, tappi forati e stampelle di metallo abbiamo realizzato l’impossibile … tamburo, bastone della pioggia, sistro e maracas.
In breve tempo il piazzale si è affollato di bambini felici e “rumorosi” con i loro congegni colorati che sfoggiavano orgogliosi ai loro genitori. La gioia nei loro occhi e la sorpresa nel vedere funzionare questi piccoli strumenti ripagano di ogni fatica.
La collaborazione con gli altri membri dell’équipe mi ha fatto vivere un donare più grande che parte da Santa Maria per arrivare alle missioni in Sud Sudan, Russia, Kazakistan, Congo… per vedere altri occhi sorridere e altri cuori stupirsi.
Io ho donato ciò che non avevo e ho ricevuto molto di più.
Luigina Minni

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Emergenza Sud Sudan: GRAZIE e un aiuto concreto

Un grazie grande ai tanti benefattori e amici che in questi anni e in questo anno ci hanno sostenuto permettendoci di rispondere alle tante necessità che bussano in quella parte dell’Africa tanto martoriata e affaticata ma anche tanto benedetta. Grazie a voi abbiamo potuto permettere, con il “progetto studentesse” , a 16 universitarie e 10 studentesse delle scuole secondarie, di potere frequentare regolarmente le lezioni e sostenere gli esami, con il progetto “aiutaci a studiare” , abbiamo aiutato 19 bambini a frequentare le scuole e a suor Sarah di potere continuare la sua formazione che sarà in futuro un bene per la popolazione di Juba.
Oltre a questi progetti siamo riusciti a rispondere anche ad altre esigenze urgenti che i frati, in missione in Sud Sudan, ci hanno presentato, come per esempio alla sistemazione dalla chiesa e sacrestia della parrocchia Holy Trinity dei nostri frati, alla ricostruzione della cappella san Matteo del campo profughi servita dai nostri frati e crollata dopo un nubifragio, abbiamo potuto aiuti il nuovo orfanotrofio, sostenere i nostri frati nel loro prezioso servizio, ecc…
Tutto è stato possibile grazie a voi, per questo abbiamo pensato un nuovo progetto chiamato “emergenza

Jadà

Sud Sudan” che, come ci chiede fra Federico guardiano dei frati minori di Juba, permetta di aiutare i nostri frati nel loro servizio ordinario e per le situazioni di emergenza, sostenendo anche altre nuove attività appena sorte, come l’aiuto ai bambini di strada, l’ orfanotrofio che accoglie bambini e infanti letteralmente abbandonati, come Jadà una bambina abbandonata per strada solo per una malformazione alla mano, attività dei nostri frati che viene riportata anche da un articolo del giornale “Avvenire” del 20 agosto 2019.

Il Signore vi benedica

fra Marco Freddi

PER AIUTARCI:

 

CONTO CORRENTE POSTALE

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Intestato a: Provincia Serafica san Francesco – Missioni estere, p.zza Porziuncola 1 – 06081 Assisi (PG)

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Filiale di Perugia
Via Piccolpasso 109 – 06128 – Perugia
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Intestato a: Provincia Serafica san Francesco – Missioni estere Onlus, p.zza Porziuncola 1 – 06081 Assisi (PG)

Figlie di santa Chiara in Rwanda

Dal 27 giugno all’ 11 luglio mi sono recato in Rwanda per conoscere e vedere le necessità delle nostre sorelle clarisse rwandesi.
Una realtà molto bella e varia, nata 38 anni fa con le prime sorelle inviate dal Protomonastero di santa Chiara di Assisi per “fare vivere” il carisma clariano in Rwanda come richiesto dal vescovo del tempo.
Mi raccontava madre Giuseppina che la costruzione del primo monastero è stata possibile grazie a una benefattrice italiana che generosamente ha pensato, dopo tanta carità fatta per “opere sociali”, di sostenere la presenza della Chiesa e della vita contemplativa in “terra di missione”, e così ha pensato alle clarisse che da poco erano arrivate in Rwanda e non avevano ancora un monastero, ma solo una piccola casa.
Così, grazie a gente generosa, è stato costruito il monastero di Kamonyi, un monastero bello e pensato per potere ospitare al massimo 20 monache, ma che il Signore ha così benedetto al punto da dovere costruire un altro piano per potere ospitare le monache che il Signore chiamava, attualmente a Kamonyi sono presenti 38 monache, e da qual monasteto sono nate altre due presenze, in Rwanda, Musambira con 18 monache e Nyinawimana con solamente 6 monache, quest’ultimo ancora in costruzione, nella attesa che il buon Dio provveda, attraverso la Sua provvidenza, per costruire la chiesa, dove sarà possibile incontrare la popolazione locale, e il monastero, per consentire alle clarisse di vivere e potere accogliere le nuove vocazioni che già bussano al convento.
Oltre al Rwanda, le clarisse di Kamonyi hanno fondato un monastero in Burkina Faso, e sono in aiuto a numerosi conventi in Italia e a Gerusalemme.
Santa Chiara nella sua regola chiede alle monache, oltre alla preghiera, che si impegnino “applicandosi a lavori decorosi e di comune utilità, con fedeltà e devozione”. I bisogni sono tanti, il paese è povero e le persone che bussano al monastero per chiedere diversi tipi di aiuto sono tante, tutte vengono sempre accolte ed aiutate secondo la possibilità.
Una cosa che mi ha colpito è la creatività delle monache per potere sostenersi, con diversi lavori, dal cucito, all’agricoltura, dalla produzione del miele, del burro, alla vendita delle uova e del latte (ogni monastero ha almeno due mucche e diverse galline), oppure facendo il pane o i “bignè” che comprano le persone per colazione, le candele… ecc…
Tutti lavori che permettono alle monache di sopravvivere, ma che nn consentono di sostenere le spese “straordinarie” come la riparazione del tetto del monastero di Musambira e nella costruzione del monastero di Nyinawimana, ultimo dei tre monasteri Rwandesi, .
Come segratariato delle missioni ad Gentes dei frati minori di Umbria e Sardegna ci siamo impegnati, vedendo le necessità e il bene che la presenza delle clarisse è per la popolazione del Rwanda, ferita ancora delle conseguenze del tremendo genocidio avvenuto oramai 25 anni fa, di sostenerle in quei “lavori straordinari” di cui hanno necessità.
Santa Chiara, sempre nella regola, chiede alle clarisse di pregare per i benefattori, e mi ha molto colpito che consegnando loro qualche offerta o regalo, che mi era stata consegnato, dopo avere ringraziato, mi hanno chiesto subito il nome del benefattore per ricordarlo e benedirlo.

Per chi sente di potere sostenere queste sorelle può rivolgersi al nostro segretariato, attualmente ci siamo impegnati solamente in alcuni progetti, nella misura in cui, al momento pensiamo di potere sostenere, appena realizzati questi potremo impegnarci anche per altri.

Il Signore vi benedica e vi ricompensi
Fra Marco Freddi

Progetti Clarisse RWANDA
• Progetto “clarisse Nyanawimana” [codice RW-02]
• Progetto “Candele Clarisse Nyianawimana” [codice RW-03]
• Progetto ristrutturazione monastero di Musambira [codice RW-04]

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Bomboniere missionarie… e Pietro si è illuminato

Ho avuto occasione di leggere sul sito delle Missioni Estere dei Frati Minori dell’Umbria che proponevano delle bomboniere per festeggiare lieti eventi …
Mi si è “acceso” il cervello e ho deciso di contattare Fra Marco… Ci conosciamo da diversi anni e sapendo che ha vissuto la realtà delle Missioni ho creduto da subito in questa iniziativa… quindi ho consultato il catalogo cercando tra le tante proposte una bomboniera “ad hoc” per la Prima Comunione di Pietro.
Ho pensato che fosse per la nostra famiglia la piccola occasione per fare del bene…. La famosa goccia nell’oceano come dice Madre Teresa di Calcutta…
Ne ho parlato con Fabio, mio marito, e abbiamo pensato di proporre questa iniziativa a Pietro.
Siamo convinti che i piccoli cambiamenti che possono avvenire nel mondo, perché ci sia più giustizia, debbano davvero cominciare con l’educazione ai bambini. Ma questo è un compito di noi adulti. E noi adulti abbiamo questa responsabilità! Allora perché non condividere un’occasione di festa?
Così lo abbiamo coinvolto in questa iniziativa, spiegandogli che cosa significava far fare delle bomboniere per sostenere dei progetti che riguardano diritti fondamentali che sono ancora negati per il semplice fatto di vivere “non nella parte giusta del mondo”. Pietro si è illuminato!
Abbiamo scelto con lui la bomboniera che gli piaceva di più… nello specifico… quella che sul retro del sacchettino porta-confetti aveva disegnata la griglia per giocare a tris… e con tutto l’occorrente per questo semplice ma sempre eterno giochetto (ad esempio nelle lunghe attese in pizzeria può rivelarsi molto molto utile!!!)
Abbiamo deciso, ordinato, atteso e…. voilà…. Dopo un mesetto è arrivato il pacchetto!
Con molta curiosità e anche molta emozione Pietro “ha controllato” le sue bomboniere… molto ben confezionate e molto curate nei dettagli, orgoglioso di poter dire a chi le consegnava che con la sua Prima Comunione ha contribuito a far studiare dei bambini in Africa.
L’Africa, e il Sud Sudan di Fra Marco è stato un po’ più vicino a noi! Che belle queste iniziative! Grazie Fra Marco! Al prossimo lieto festeggiamento!

c.

Per informazioni contattaci: bombonieremissionarie@gmail.com

Per sostenere i nostri progetti missionari

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