Vangelo, lievito nella Chiesa. L’esempio dei protomartiri francescani e sant’Antonio di Padova

La storia è dinamica e non si ferma – neppure se qualcuno lo volesse come nel caso della Restaurazione ottocentesca – e similmente la Chiesa, visto che il Signore salva nella storia e non dalla storia. Certo vi sono situazioni e domande nuove che creano tensioni e la cui risposta non è facile da trovare.
Un momento simile si trovò a vivere Francesco d’Assisi e la fraternità minoritica che tra l’altro volle andare a predicare il Vangelo anche nelle terre dei non cristiani che in quel tempo furono innanzitutto le confinanti popolazioni mussulmane. Era in germe quello che secoli dopo sarà chiamata la missione e che avrà come emblema san Francesco Saverio.
Tra i primi francescani che si recarono tra i saraceni, e precisamente in Marocco, vanno annoverati i frati originari dell’Umbria meridionale che lo stesso frate Francesco accolse e dalla Porziuncola inviò a predicare il Vangelo. I loro nomi sono Berardo, Adiuto, Ottone, Pietro e Accursio ma nella storia sono ricordati come Protomartiri francescani essendo stati i primi frati Minori a subire il martirio.
La loro vicenda mostra tutto il fervore carismatico degli inizi ma anche le diverse sbavature dovute a un fervore carente di esperienza. Tuttavia la loro morte non fu sterile ma l’esempio impressionò il canonico agostiniano Fernando da Lisbona che vedendo i loro corpi straziati volle diventare francescano entrando nella fraternità minoritica assumendo il nome di Antonio con cui ancora oggi è venerato, soprattutto a Padova, città in cui morì e che custodisce il suo corpo. Se Gregorio IX nel 1232, ossia l’anno dopo la sua morte, lo canonizzò nel duomo di Spoleto, Pio XII ne dichiarò l’eminente dottrina unita alla santità di vita dichiarandolo doctor evangelicus.
Fu il medesimo Vangelo – lievito nascosto nella pasta della storia – che mosse i santi Protomartiri francescani a dare la vita e sant’Antonio a predicare con parole ed opere in cui le prime spiegavano il senso delle seconde mentre quest’ultime davano consistenza alla sua eloquenza.

P. Pietro Messa ofm

Per un approfondimento cfr. https://www.assisiofm.it/protomartiri-francescani-2397-1.html

Alcuni eventi importanti per la celebrazione dell’ottavo centenario dei Protomartiri Francescani:

Marocco – progetto ANED

DAR ISLAM

La casa dell’islam

 

img_2746La Chiesa cattolica in Marocco è costituita da cristiani venuti da altri Paesi che vivono in mezzo al popolo musulmano. Attualmente il numero dei battezzati si aggira sui 25.000 in una popolazione che conta circa 31 milioni di abitanti. I francesi della diocesi di Rabat e gli spagnoli della diocesi di Tanger sono ancora i due gruppi cristiani più numerosi, tuttavia oggi la comunità cattolica è sempre più internazionale a motivo dei tanti studenti sud-sahariani che raggiungono lo stato magrebino per le varie università francofone/anglofone che vi si trovano.

L’islam è la religione di Stato e il Re ha il compito di vigilare per la salvaguardia e la difesa della comunità. Nonostante ciò, il popolo marocchino rimane molto accogliente nei riguardi delle altre religioni: per questo la Chiesa cattolica, oltre ad essere stimata per le molte opere di bene che compie, dispone di una certa libertà di culto e di azione.

Durante la vita di San Francesco d’Assisi, nel 1219, entrarono in Marocco i primi francescani e di seguito l’Ordine accolse anche i suoi primi cinque martiri. Dal XIII secolo sino ad oggi i frati sono sempre stati presenti sul luogo, dedicando il proprio apostolato ai cristiani e prendendosi cura dei tanti musulmani che collaboravano con loro per il bene dell’uomo.

In Marocco incontriamo una Chiesa appassionata che cerca di vivere semplicemente ciò in cui crede senza essere ripiegata su sé stessa, anzi, proprio per la sua grande passione per gli uomini e per Dio che li abita, è aperta alle necessità di tutti, cristiani e musulmani. Allo stesso tempo la Chiesa magrebina è anche appassionante anzitutto perché non può addormentarsi: ogni anno la comunità cristiana si rinnova di un quarto dei suoi membri e i nuovi fedeli che arrivano da vari Paesi sono per lo più giovani studenti, per cui occorre sempre “risituarsi”.

La Chiesa in Marocco è continuamente chiamata a passare dall’internazionale all’universale: con 80 diverse nazionalità occorre saper andare oltre le barriere culturali e saper fare della differenza lo stimolo per la comunione.

A questo punto comprendiamo come sia fondamentale lavorare insieme per il bene dell’uomo, non soltanto all’interno della Chiesa ma anche al di fuori, con la comunità musulmana. Si tratta di arricchirsi reciprocamente ed insieme restituire i doni ricevuti grazie all’amicizia, alla stima, al lavoro condiviso, per un popolo che in molti casi stenta a vivere.

img_4276È qui che si inserisce la collaborazione con l’associazione ANED nella città di Meknès, fondata e sostenuta dai frati della custodia del Marocco. ANED lavora con i ragazzi di strada e con le donne a rischio di esclusione sociale. Lì dove la Chiesa non riesce ad arrivare, questa piccola Associazione, con passione e tanto lavoro, giunge portando aiuto ai poveri della città. Essa è un punto di riferimento sia per il popolo musulmano sia per i cristiani che spesso, anche dall’estero, desiderano svolgere attività di volontariato in essa. L’opera che compie l’associazione ANED, in collaborazione con i frati della Custodia, non guarda alle differenze di religione, lingua o altro ma è una testimonianza concreta di amore per il bene dell’uomo e di desiderio di comunione.

Fr. Andrea Raponi

Vedi il Progetto ANED 2017

Progetto “Achwak, insegnare un mestiere a donne in difficoltà” [MA2]

MEKNES – MAROCCO

Il Marocco è uno stato dell’Africa settentrionale all’estremità più occidentale della regione del mondo arabo denominata Maghreb. Le coste del Marocco sono bagnate dal Mar Mediterraneo nella parte settentrionale, e dall’Oceano Atlantico in tutto il tratto a ovest e sud dello Stretto di Gibilterra. I confini terrestri sono con la sola Algeria a est e sud-est, e con il territorio del Sahara Occidentale a sud.
Il Marocco è abitato fin dalla preistoria dai berberi, popolo che si ritiene di origine euro-asiatica. Nel XII secolo a.C. i Fenici cominciano a fondare basi commerciali sulla costa orientale dell’attuale Marocco. Nel 683 si insediano gli arabi che introducono nel paese l’islam, i berberi accettano il Corano e insieme agli arabi diffondono l’islam verso sud, conservando però la propria lingua e i propri costumi. Tra gli Imperi nordafricani che dominano la penisola iberica, il Marocco diventa uno dei poli egemonici della regione a causa della sua posizione, vicina alla Spagna e aperta alle vie del commercio transahariano. Lo stretto legame con la Spagna ha però conseguenze gravi per il Marocco nel periodo finale della Reconquista Iberica: l’Africa diviene teatro di guerra. Il predominio navale europeo chiude il Mediterraneo e l’Atlantico ai marocchini e porta al decadimento dell’attività commerciale. A differenza di Algeria e Tunisia, il Marocco non è formalmente incorporato all’Impero Ottomano, ma trae beneficio dalla presenza dei corsari turchi nella regione, che costituisce un freno all’espansione portoghese e spagnola. Questo precario equilibrio permetterà ai sultani di mantenere la propria indipendenza fino al XX secolo. Nel 1912 il Marocco diventa protettorato francese. Durante la Seconda guerra mondiale, l’agitazione nazionalista è costante e le esigenze di liberazione si fanno urgenti: i francesi cercano di reprimere queste necessità, ma alla fine, nel 1956 devono riconoscere la totale indipendenza del paese. Nel 1975 re Hassan occupa il Sahara occidentale e comincia una guerra che provocherà molti cambiamenti nel nord dell’Africa. Questa guerra, sommata a un periodo di siccità crea una gravissima crisi nel paese il cui debito estero raggiunge livelli inammissibili. Nonostante, in più occasioni, venga fatta la proposta di un referendum sull’autodeterminazione del Sahara, il territorio è ancora sotto l’occupazione marocchina.
Per quanto riguarda la popolazione del Marocco, il 70% è araba e la restante berbera. La maggioranza dei marocchini è musulmana mentre i cristiani rappresentano solo l’1%. L’arabo è la lingua ufficiale, ma si parlano anche varianti berbere, insieme a francese e spagnolo.

Il contesto
In quei paesi che, come il Marocco, versano in difficili condizioni economiche, la parte della società che incontra le maggiori difficoltà è quella che riguarda le donne e i bambini. Donne che nella maggioranza dei casi non hanno né istruzione, né indipendenza economica. La loro identità e il loro posto all’interno della società sono determinati dal loro ruolo di mogli e di madri, ma questo le rende particolarmente fragili, soprattutto nel momento in cui si ritrovano sole.

Attività e risultati attesi
L’Associazione ANED nasce con l’intento di operare per migliorare le condizioni di vita dei soggetti più in difficoltà. È proprio lavorando nel sociale, a livello dei vecchi quartieri della Medina, che i suoi volontari hanno notato un gran numero di donne vedove, divorziate o abbandonate dal marito e che si trovano in situazioni economiche difficili. Questo le spinge al lavoro nero, mal pagato o addirittura alla prostituzione.
Per aiutare queste donne l’associazione ha deciso di attivare dei corsi di cucito, di gestione economica familiare e di contabilità, a partire dalle competenze in materia di pasticceria e di cucina che la maggior parte di loro possiede già.

Obiettivi
Il progetto ha come obiettivo quello di migliorare le condizioni di vita delle donne che vi parteciperanno, integrandole nella vita socio-economica, grazie ad attività generatrici di reddito (AGR): pasticceria, cucina, sartoria.

Beneficiari
Beneficiarie del progetto saranno 26 donne in situazione precaria: vedove, divorziate, abbandonate dai mariti, madri di famiglie numerose e di ragazze-madri.
A queste si aggiungono altre 30 donne che versano in una condizione sociale modesta.
Il progetto si occuperà anche della scolarizzazione di 70 bambini.

Sostenibilità
L’associazione, composta interamente da volontari marocchini, è integrata nella società e questo le permette di essere pienamente consapevole dei problemi che affliggono la città e di fungere da veicolo di sensibilizzazione. È inoltre importante sottolineare come gli stessi beneficiari dei progetti collaborino all’attività associativa portando così diretta testimonianza del bene che ne hanno ricevuto a tutti coloro che ancora non ne hanno avuto modo. Una testimonianza positiva è fondamentale per dare fiducia ad altre persone, spesso prive di speranza. Inoltre le donne, una volta uscite dal progetto, saranno in grado di proporsi al mercato del lavoro con una professionalità che rappresenta l’unico modo per strapparle allo sfruttamento e per dare ai loro figli la possibilità di un futuro migliore.

Costi
I costi dovranno coprire la formazione di 56 donne e la scolarizzazione di 70 bambini. Sono necessari per pagare l’affitto dei locali, l’elettricità, l’acqua e il telefono. È inoltre indispensabile acquistare 3 macchine da cucire e dare una piccola indennità ai formatori, cioè coloro che terranno i vari corsi organizzati.
La durata del corso è di un anno e tutte le spese potranno essere coperte con un contributo totale di 3.000 euro.

Referente del progetto è Bouchra Nichioui – presidente dell’Associazione ANED.

Scarica la scheda del progetto MA2

Oranti tra altri oranti

In uno dei primi incontri avuti in Marocco, mi colpì particolarmente un frate che parlava della missione tra i musulmani usando l’icona della visitazione. Due religioni e due culture che si incontrano, come Maria ed Elisabetta, diverse ma con qualcosa da condividere. Maria arriva da sua cugina carica di Spirito Santo, con Gesù in grembo, eppure ha bisogno dell’altro, Elisabetta, per proclamare il Magnificat, la lode a Dio. Le due donne rimangono le stesse, Maria ed Elisabetta, ma notevolmente arricchite e consapevoli di ciò che custodiscono.
Così dinanzi all’islam, ho capito che era necessario cambiare del tutto lo sguardo: non cercare di collocarlo in chissà quale teologia, ma partire dal dato di fatto che c’è…e la cosa più importante è scoprire come lo Spirito mi tocca tramite loro.
Ed ora, a più di un anno da questa esperienza di missione in Marocco, mi rendo conto di come la Chiesa oggi, sia in strada, per andare verso l’altro, chiunque sia…custode anche lui di un mistero.
Certo, guardare oggi il telegiornale che ci parla delle guerre in Iraq, Palestina, di Boko Haram, dell’Isis…non vediamo altro che violenza nel mondo musulmano…ma non è questo l’Islam che ho conosciuto.
Come frati vivevamo inseriti tra la gente del luogo, ci si prendeva cura della comunità cristiana, piccola e sparsa in un grande territorio, davamo lezioni di lingue insieme ad amici volontari, ovviamente tutti musulmani…c’era il servizio all’ospedale, si aiutavano le persone povere della città…in fin dei conti si viveva a stretto contatto con la gente, condividendo le feste, la vita quotidiana…lasciando al tempo di far crescere il rispetto reciproco, stima e  amicizia.
Ora, pensando ai ricordi più significativi della missione, la mente va subito alla preghiera: ogni attimo passato davanti al tabernacolo acquistava un valore immenso. Invocare Gesù figlio di Dio mentre fuori la gente prega Allah, stabiliva una comunione incredibile, strana ma tangibile. Ci si sentiva fratelli! E sembra assurdo…però, in quei momenti quando noi pregavamo e fuori il muezzim cantava l’appello alla preghiera, pareva che le barriere si abbassassero: tutti dinanzi ad un Dio a lodarlo, a ringraziarlo, a supplicarlo…e loro, i musulmani, apprezzavano tanto il nostro tempo dedicato alla preghiera, come diceva Christian de Chergè, essere degli “oranti tra altri oranti”.
Ed io restavo stupito nel vedere come la parola di Dio (detta all’altro) aveva davvero poco spazio, eppure la vita dei frati non taceva mai: essa diventava lo strumento più prezioso per parlare di Cristo.
Dare la possibilità a Dio di incarnarsi, per mezzo di noi, in questa terra musulmana cambia la storia di ogni giorno.
Ed era meraviglioso scoprire che attraverso l’altro conoscevo di più me stesso, senza distruggere la fede di chi mi stava dinanzi ne eliminando la mia, ma lasciando lo Spirito lavorare. E’ il gioco della diversità, di cui parla tanto Christian de Chergé, con il quale “Dio si diverte per creare l’unità”.
Cosi’ mi son trovato ha fare un grande sforzo per accogliere il musulmano, non solo come uomo ma anche come credente. Ed è proprio là che è iniziata la missione, con l’accettare quello che mi proponeva Dio e nel lasciare il mio immaginario di missione.
Concludo con ciò che diceva don Andrea Santoro, in una delle sue ultime lettere, spiegando cosa significa per un cristiano vivere in terra d’islam: “qui siamo ancora più piccoli del più piccolo dei semi, ma l’importante è stare dentro la terra, con amore, con rispetto, sciogliendosi e diventando un tutt’uno con essa nel silenzio, disposti a morire e a fiorire quando Dio vuole, sentendo che quella terra è stata amata, lavorata da Dio, visitata e vangata in mille modi”…

fra Andrea Raponi

Progetto “Aiuto agli immigrati subsahariani” [MA3]

Soeurs Marie et Lucie

RABAT – MAROCCO

Il Marocco è uno stato dell’Africa settentrionale all’estremità più occidentale della regione del mondo arabo denominata Maghreb. Le coste del Marocco sono bagnate dal Mar Mediterraneo nella parte settentrionale, e dall’Oceano Atlantico in tutto il tratto a ovest e sud dello Stretto di Gibilterra. I confini terrestri sono con la sola Algeria a est e sud-est, e con il territorio del Sahara Occidentale a sud.
Il Marocco è abitato fin dalla preistoria dai berberi, popolo che si ritiene di origine euro-asiatica. Nel XII secolo a.C. i Fenici cominciano a fondare basi commerciali sulla costa orientale dell’attuale Marocco. Nel 683 si insediano gli arabi che introducono nel paese l’islam, i berberi accettano il Corano e insieme agli arabi diffondono l’islam verso sud, conservando però la propria lingua e i propri costumi. Tra gli Imperi nordafricani che dominano la penisola iberica, il Marocco diventa uno dei poli egemonici della regione a causa della sua posizione, vicina alla Spagna e aperta alle vie del commercio transahariano. Lo stretto legame con la Spagna ha però conseguenze gravi per il Marocco nel periodo finale della Reconquista Iberica: l’Africa diviene teatro di guerra. Il predominio navale europeo chiude il Mediterraneo e l’Atlantico ai marocchini e porta al decadimento dell’attività commerciale. A differenza di Algeria e Tunisia, il Marocco non è formalmente incorporato all’Impero Ottomano, ma trae beneficio dalla presenza dei corsari turchi nella regione, che costituisce un freno all’espansione portoghese e spagnola. Questo precario equilibrio permetterà ai sultani di mantenere la propria indipendenza fino al XX secolo. Nel 1912 il Marocco diventa protettorato francese. Durante la Seconda guerra mondiale, l’agitazione nazionalista è costante e le esigenze di liberazione si fanno urgenti: i francesi cercano di reprimere queste necessità, ma alla fine, nel 1956 devono riconoscere la totale indipendenza del paese. Nel 1975 re Hassan occupa il Sahara occidentale e comincia una guerra che provocherà molti cambiamenti nel nord dell’Africa. Questa guerra, sommata a un periodo di siccità crea una gravissima crisi nel paese il cui debito estero raggiunge livelli inammissibili. Nonostante, in più occasioni, venga fatta la proposta di un referendum sull’autodeterminazione del Sahara, il territorio è ancora sotto l’occupazione marocchina.
Per quanto riguarda la popolazione del Marocco, il 70% è araba e la restante berbera. La maggioranza dei marocchini è musulmana mentre i cristiani rappresentano solo l’1%. L’arabo è la lingua ufficiale, ma si parlano anche varianti berbere, insieme a francese e spagnolo.

Il contesto
Il progetto si sviluppa a Rabat, capitale del Marocco ed è rivolto a una parte della popolazione che si trova in una posizione di grave svantaggio: gli immigrati provenienti dal Sahara occidentale. Come già accennato, il Marocco ha occupato la zona nel 1975 e finora, nonostante la fine della guerriglia nel 1991, non è ancora stato realizzato il referendum per l’autodeterminazione dello status definitivo del Sahara occidentale. Nel 2005, 40 subsahariani sono stati ospitati nella parte meridionale del paese e altrettanti aspettavano di ricevere l’autorizzazione per restare. Dal 2000, 265 persone in totale hanno ricevuto lo status di rifugiati in Marocco. La condizione d’immigrato in un paese straniero non è mai semplice, soprattutto se questo non versa in buone condizioni economiche. È per questo che gli immigrati subsahariani rappresentano la parte della popolazione più fragile e hanno bisogno di un aiuto concreto.

Attività e risultati attesi
Il progetto nasce per rispondere alla costante domanda di aiuto da parte degli immigrati subsahariani, a seguito di un primo contatto di origine pastorale avuto con i frati che operano nella diocesi di Rabat. Questo primo contatto è stato possibile grazie al lavoro di un frate, appartenente alla fraternità di Rabat, che opera nel centro accoglienza degli immigrati della diocesi. Il progetto sviluppato prevede un aiuto concreto a sei famiglie d’immigrati subsahariani in estrema necessità, in particolare è volto al pagamento dell’affitto di casa, alla scolarizzazione di sette bambini e a coprire le spese di un intervento chirurgico.

Obiettivi
Obiettivo primario del progetto è fornire assistenza per il sostentamento delle sei famiglie che hanno chiesto aiuto. Inoltre la scolarizzazione dei bambini è il primo e fondamentale passo per la loro integrazione sociale in Marocco.

Beneficiari
I beneficiari sono le sei famiglie per un totale di 18 persone tra le quali i sette bambini che potranno andare a scuola.

Sostenibilità
Le famiglie in difficoltà, grazie all’aiuto non solo dei frati che operano tramite la Caritas diocesana, ma anche della comunità parrocchiale, possono sperare in un futuro migliore che passa soprattutto per la scolarizzazione dei loro figli. L’istruzione e la relazione con gli altri bambini rappresentano l’unica via da percorrere per l’integrazione e per un miglioramento della qualità della vita.

Costi
I costi del progetto sono ripartiti nei tre ambiti d’azione:
• affitto delle case →1.000,00 euro;
• scolarizzazione dei sette bambini →1.000,00 euro
• intervento chirurgico →1.000,00 euro
Il costo totale del progetto ammonta quindi a 3.000 euro e può coprire le spese per una durata di sei mesi.

Referente del progetto è Fr. Manuel Corullón Fernández – custode della custodia francescana in Marocco.

Scarica scheda progetto