Dalla Russia a Santa Maria degli Angeli: una testimonianza missionaria per la fraternità OFS di Santa Maria degli Angeli

Lunedì 10 giugno 2019, la nostra Fraternità ha incontrato due frati delle Missioni Estere dei Frati Minori dell’Umbria e Sardegna, Fr. Luca Baino e Fr. Iuri Cavallero. Oltre a loro abbiamo conosciuto una coppia proveniente dal Kazakistan in visita in Italia. Quest’appuntamento, programmato nell’ambito della formazione permanente, aveva lo scopo di ascoltare la testimonianza diretta della fraternità missionaria dei nostri fratelli del Primo Ordine.

L’incontro ha avuto quattro momenti ben strutturati. Il primo di natura informativa sull’attuale situazione delle Nazioni che si sono formate dopo il disfacimento dell’Unione Sovietica. Fra Iuri, attraverso anche una documentazione visiva, ci ha sottolineato quegli aspetti che noi conosciamo attraverso i mass media leggendoli però alla luce di chi li ha toccati con mano sentendo il freddo, non solo del clima, ma talvolta anche della gente. Non vi allarmate però, perché a sciogliere quel freddo, a superare tante difficoltà, ad affrontare particolari sacrifici, si è capito subito che lo Spirito Santo opera, insieme agli uomini di buona volontà, a qualunque Confessione cristiana appartengano.

La seconda parte, condotta a due voci da fra Iuri in particolare per la Russia e da fra Luca per il Kazakistan è stata incentrata specificamente sull’attività missionaria. Evidenziamo solo alcuni aspetti in maniera schematica. E’ indispensabile la presenza dii una organizzazione che lavora qui per consentire ai missionari di potersi muovere con qualche minima certezza sia sotto l’aspetto dell’accompagnamento orante, sia di un minimo di sostentamento economico. Tra l’altro abbiamo capito che tra tutti i missionari cattolici, senza false modestie, i nostri sono quelli “poverelli”. Ancora più importante è il modo di approcciare la missione che, a nostro avviso risale alla tradizione (cultura spirituale) dei francescani, fatto di ascolto, di ingresso umile nella vita delle persone (senza la pretesa di portare la verità, perché essa scende da sola), di condivisione, di servizio fraterno ( sentendosi strumenti nelle mani del Signore perché sia fatta la Sua volontà), di “abbracci” ai fratelli e alle sorelle che si incontrano, per far comprendere anche senza conoscere la lingua che “ti voglio bene”, che siamo figli di un unico Dio. Le risposte, non sempre all’altezza delle aspettative, ci sono e dalle parole che abbiamo ascoltato riempiono il cuore di speranza. Portare il Vangelo, essendo nella vita Parola del Signore, e poi spezzarlo per meglio comprenderlo è stata la prima missione degli Apostoli e la nostra Chiesa  apostolica, proprio per mandato di Gesù Cristo, questo chiede a tutti i suoi figli e noi non possiamo dimenticarlo. Ci ha colpito un altro aspetto non secondario, cioè quello di mettere sotto la “coperta” dell’umiltà sincera quegli eventi belli che sono accaduti ai nostri frati, consapevoli che lo strumento è un mezzo ma chi opera è il Signore.

Così inizia la terza parte sotto la guida di fra Luca, traduttore dal russo ma soprattutto padre spirituale dei due amici che ci hanno commosso nel racconto della loro conversione e perché no del loro amore reciproco che li ha fatti incontrare al di là delle umane aspettative. In questo momento non possiamo raccontare molto sia per prudenza, sia per non entrare in vicende personali che sono sempre avvolte dal mistero dell’opera dello Spirito. Certo è che siamo stati coinvolti in una spirale che ci ha portato sempre più in alto quando abbiamo ascoltato che il giovane mussulmano non praticante inizia ad entrare in una chiesa cattolica, dove P. Luca è parroco, e di lì a poco chiedere di poter conoscere Gesù e più avanti portare con sé una ragazza ortodossa facendola rimanere fuori dalla chiesa, perché convinto che non potesse entrare, ma poi P. Luca comincia a chiarire con tatto discreto i primi elementi utili per camminare insieme. Un cammino sinodale ed ecumenico che porta i giovani a pronunciarsi per diventare cattolici, facendone partecipi le famiglie così distanti tra loro per religione, cultura e razza (problema enorme nelle nazioni post sovietiche dove migrazioni più o meno forzate hanno realizzato una delle “ Babele” dei nostri tempi. Le famiglie non credono che i due andranno avanti, ma lasciano fare, un po’ perché di pensiero laico e un po’ perché persone buone. Il cammino è lungo. Anni e anni di discernimento che comunque secondo le leggi dei luoghi li porta a sposarsi. Hanno difficoltà ad avere figli e convengono che se non ne potranno avere li adotteranno. Quanto distante è il nostro mondo che spinge a pratiche inconcepibili, quando ci sono tante creature che attendono il calore di una famiglia! Proprio quando avevano perso la speranza ecco che arriva la notizia che avranno un figlio. Oggi ne hanno due, un maschietto e una femminuccia. Sentire questo racconto è come una catechesi che termina con una affermazione apparentemente scioccante, perché i nostri due fratelli ci dicono che non sanno se hanno trovato quel Dio che cercavano da quando ancora non si conoscevano. Guardandoli bene, osservando i loro sguardi reciproci e i loro occhi che parlano una lingua che conosciamo, noi siamo certi che Dio li ha cercati ed essi si sono fatti trovare. Dimenticavo, a Venezia sul Ponte dei Sospiri il già marito in ginocchio ha chiesto alla già moglie se volesse accettarlo secondo il rito della Chiesa Cattolica Romana e poiché lei ha risposto sì, entro questo mese P. Luca celebrerà il rito. Che misteri sono la Fede, la Speranza e la Carità! Verrebbe voglia di scriverci un romanzo, di quelli che non vanno più di moda, eppure che sono stati edificanti nella nostra giovinezza, ma ci vorrebbe la penna di A. J. Cronin  del “Le chiavi del Regno”.

Il quarto momento è stato la festa, l’abbraccio di noi tutti a questi cari fratelli e gli auguri.  Più di tutto il ringraziamento al nostro Assistente P. Dario che ha appoggiato l’iniziativa mostrandoci quell’affetto fraterno che lega i nostri frati, pur impegnati in molteplici e differenti servizi e a fra Luca, fra Iuri e ai due giovani fratelli del Kazakistan, di cui non facciamo i nomi per la prudenza che occorre per chi vive in quel lontano Paese. Possono, per grazia di Dio, coltivare la speranza che un giorno vi potrà essere la possibilità di professare la propria Fede in un contesto di pace, infatti i loro due figli portano a scuola il loro essere cattolici, senza timore e con qualche piccola soddisfazione, che ci ha fatto piacevolmente sorridere, come quella di festeggiare il Natale, prima quello cattolico e poi quello ortodosso, per la gioia di tutti, compresa la nostra.

G R A Z I E

Dio ti benedica!

Per sostenere i nostri progetti in Russia e Kazakhstan 

 

KAZAKHSTAN

RUSSIA

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Intestato a: Provincia Serafica san Francesco – Missioni estere Onlus, p.zza Porziuncola 1 – 06081 Assisi (PG)

Si può imparare a sognare

Sascia sta frequentando il primo anno dell’Istituto Tecnologico di Taldykorgan per la specializzazione di “designer”. Il primo anno è una sorta di preparazione e di qualificazione soprattutto per quelli che, come lui, arrivano da una scuola serale o dopo anni di pausa dallo studio. Lo studio e una qualche formazione era un suo sogno ma, come la maggior parte dei ragazzi come lui che arrivano da situazioni familiari difficili e di grande povertà, non aveva mai avuto il coraggio neanche di esprimere tale desiderio e , durante gli anni in cui ci siamo conosciuti, anche quando più volte, gli è stata fatta la proposta, si è sempre rifiutato ritenendo di non essere in grado. Il cammino di accompagnamento dei nostri progetti non è fatto solo di bisogni primari ma anche e soprattutto di educazione (e in qualche caso “rieducazione”) alla vita.Ha finito il primo quadrimestre con buoni voti stupendosi dei propri risultati che però lo hanno incoraggiato ad andare avanti e convinto che può fare ancora meglio.Oltre allo studio continua comunque anche a lavorare per coprire almeno un po’ delle spese ordinarie e questo ci è di stimolo per continuare ad aiutarlo in questo cammino formativo.Stiamo ancora cercando qualcuno che sia interessato a sostenerlo in questo progetto… chissà! magari qualcuno di voi che legge potrebbe decidere di….”dargli la mano”!

Aiutaci ad aiutare!

“La vita si rafforza donandola e si indebolisce nell’isolamento e nell’agio” Papa Francesco, Evangelium Gaudium, 10.

Abbiamo questo dono prezioso, la vita, che continuamente deve sbocciare, crescere nel bene e nella bellezza, tanti di noi hanno già fatto l’esperienza che “donando si riceve”, donando, conoscendo, uscendo dalla nostra “comfort zone” la vita ha un respiro più grande, più bello!

Tanti missionari, religiosi e laici hanno fatto questa esperienza, lasciare la “propria terra”, le proprie certezze e sicurezze per avventurarsi fidandosi della chiamata di Dio ad andare in ogni periferia per amare come Gesù ha amato.

Una chiamata che Dio ha benedetto da sempre manifestandosi concretamente grazie all’aiuto di tanti, tutto è stato ed è prezioso, e tanto bene è stato fatto anche grazie alla generosità di tanti e in tanti modi, come la preghiera, la vicinanza amicale che i missionari hanno sempre sentito e ogni tipo di aiuto economico.

Noi come frati continuiamo a ricordarvi a Dio perchè continui a benedirvi e a mostrarsi come vostro Padre, grati per quello che avete già fatto o farete.

Il nostro segretariato in questo momento è in contatto con diversi missionari e proporremo diversi progetti di sostegno per le comunità che serviamo o di cui conosciamo le necessità.

Grazie del vostro aiuto e il Signore vi ricompensi con ogni benedizione.

                                  

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la Russia, i cattolici, i giovani

A dieci anni dalla sua consacrazione episcopale, l’arcivescovo metropolita a Mosca, monsignor Paolo Pezzi dialoga di Russia, martirio e giovani con Adriano Dell’Asta. L’incontro si è svolto al Meeting di Rimini 2018, luogo d’incontro per antonomasia.

A. Dell’Asta
La prima domanda è: che senso ha e che ne è della presenza cattolica oggi in Russia? Com’è la situazione, qual è il significato, quali sono le speranze?

Mons. P. Pezzi
Devo dire innanzitutto che in questo ultimo anno è iniziata in me una riflessione molto seria sulla nostra presenza, sul significato della nostra presenza in Russia. E questo mi ha portato a proporre una discussione seria, che spero avverrà in tutto questo anno, cioè da settembre a giugno dell’anno prossimo, sul valore e sul significato missionario delle nostre comunità, delle parrocchie e delle piccole comunità d’ambiente. Ciò che ho notato è che corriamo il forte rischio di una lenta eutanasia della Chiesa cattolica in Russia. Cioè là dove noi perdiamo il significato della nostra presenza, allora si continuano a fare anche molto bene tutte le cose, ma non c’è più prospettiva, come dicevi tu Adriano, non c’è più speranza. Questo ho notato visitando la diocesi, soprattutto visitando le parrocchie.
Ora ciò non significa che non restino le difficoltà, i problemi, ma è un po’ venuto meno il gusto, l’entusiasmo. Sì, bisogna dirlo direttamente, il gusto e l’entusiasmo per Cristo. E quindi non tanto i problemi organizzativi, perché non è che ci sia da organizzare molto nella nostra realtà che è piuttosto piccola, ma proprio il fatto di procedere secondo un’onda che potremmo descrivere con il motto: «Abbiamo fatto così per tanti anni, continuiamo!» Ecco, questo mi sembra un po’ il punto. Come dire, è la necessità di dover ricominciare.

Hai usato alcune parole che mi provocano. Hai parlato di missione, hai parlato di stanchezza, del fare le cose ripetendo consuetudini, ecc… Pensando alla missione può venire in mente l’«andare alla conquista». Ora, padre Scalfi ci ha sempre educato a concepire la missione assieme all’ecumenismo, come anelito all’unità. Nello specifico della Russia, dunque, in rapporto con la Chiesa ortodossa. Si va in missione non per conquistare qualcuno o per far vedere quanto siamo bravi, ma innanzitutto per convertire noi stessi. Diceva infatti: «Che i cattolici siano sempre più cattolici e gli ortodossi sempre più ortodossi. L’unità della Chiesa è un dono di Cristo». Come crescono i rapporti con la Chiesa ortodossa?

Dopo che divenni vescovo dieci anni fa, nel 2008, mi invitarono qui al Meeting per un incontro. E in quella occasione ripresi una cosa che era nata da un dialogo di alcuni anni prima con padre Scalfi, e cioè che la missione comincia dove finisce il proselitismo. Penso che sia questa oggi la questione: una missione non dettata da un voler ingrossare le fila del proprio gruppo, ma che sia totalmente determinata dalla gratuità, dalla gratitudine per la bellezza di quello che si è incontrato nella propria vita.
Quando questo atteggiamento è determinante, si vede immediatamente il cambiamento. Si vede immediatamente, per esempio, la possibilità di incontrarsi, di dialogare. Non stai più ad aspettare che l’altro cambi, ma con questa tua posizione tu hai già iniziato a cambiarlo: vedi che anche in lui nasce una disponibilità, una apertura, una semplicità.
Oggi celebriamo la festa di san Bartolomeo. San Bartolomeo mi stupisce sempre quando leggo il Vangelo di Giovanni. Stupisce quest’uomo! Era certamente il più saggio tra gli apostoli, quello più posato, forse il vero maestro di Israele, il vero rabbì. Un uomo che ha una buona esperienza, che conosce bene come stanno le cose e non ha problemi a dirlo: «Da Nazareth non può venire nulla di buono!». Ma questo per lui non è un blocco! San Bartolomeo ha la saggezza dell’uomo maturo, ma dentro ha il cuore di un bambino. Non ha problemi dinanzi a quel pivellino di Filippo che gli dice: «Va beh, vieni comunque a vedere». Lui ci va! Non è chiuso, è aperto. Questo è il fattore che io ritengo più importante per me nel rapporto e nel dialogo con gli ortodossi. Non rinunciare alla mia identità, non annacquare quello che siamo e, soprattutto, non perdere di vista la coscienza di tutto ciò che noi possiamo portare, ma nello stesso tempo non fare di questo una chiusura, bensì una possibilità di incontro con l’altro.
Negli ultimi anni, una delle cose per me più significative è stato l’incontro con alcuni sacerdoti ortodossi di periferia. L’incontro è stato abbastanza casuale, attraverso dei giovani cattolici e ortodossi coi quali periodicamente mi incontro. Devo dire che questi incontri sono molto stimolanti, perché mettiamo a tema la passione pastorale, la passione missionaria per la gente che ci è affidata. E mi colpisce molto come questo superi le barriere. Non c’è in nessuno l’intenzione di volere meno bene alla propria Chiesa. Non vengono mai fuori lamentele. Si condivide sempre il gusto di appartenere alla propria Chiesa, mettendo in gioco questa passione missionaria. Ecco, quello che a me interessa è un dialogo con gli ortodossi a questo livello.

 

Parlavi di barriere che si devono superare e che nell’incontro si trovano superate quasi naturalmente. Il nostro mondo vive da una parte della totale caduta di qualsiasi barriera, di ogni differenza, dall’altra di una ricerca, dello sforzo di formare una identità che molte volte finisce per criticare, per respingere l’altro e non stare neppure più ad ascoltarlo. È il fenomeno della globalizzazione o della perdita di identità. La società russa di oggi, i ragazzi, i giovani, avvertono questo? La Russia è presa anch’essa dentro questo movimento mondiale o in qualche maniera ne è fuori?

Non so se si possa dire che c’è qualcosa di analogo a quello che avviene nel resto del mondo, anche perché riconosco di non conoscere bene la situazione dei giovani nel resto del mondo. Una certa idea me la sono fatta attraverso il documento preparatorio per il Sinodo e, soprattutto, attraverso il documento che i giovani hanno presentato al Papa in occasione della domenica delle Palme in vista del Sinodo di ottobre. A questo incontro ha partecipato anche una nostra ragazza russa. Ciò che maggiormente l’ha colpita è, per dirla in negativo, questa paura di progettare, di guardare al proprio futuro, e in positivo un bisogno di certezze, di un punto di appoggio che non ti elimini. Mi sembra che nella società russa i giovani vivano soprattutto questo secondo rischio: avere dei punti di appoggio anche relativamente sicuri e fondanti, ma che ti tolgono il rischio, ti eliminano il rischio della libertà. Sto usando, capisco anch’io, frasi un po’ generiche, ma dato il poco tempo non è facile sviluppare tutto. Questo è quello che, per esempio, più mi colpisce: genitori che cercano di fare il bene dei figli, ma hanno già pensato quale deve essere il loro futuro, quale strada devono scegliere, se e a quale facoltà universitaria andare. Tutto con buonissime ragioni, con buonissime intenzioni. Il timore di addentrarsi sul terreno evidentemente scivoloso del rischio della libertà mi sembra l’aspetto oggi più provocante nella vita dei giovani.

Io avevo in mente un’ultima domanda molto legata a quello che hai appena detto, riguardo al futuro e alla paura di correre il rischio della libertà. Nella vostra storia, nella storia della Russia, c’è un momento nel passato in cui il rischio della libertà è stato corso in maniera luminosa ed è la storia del martirio. Che valore rappresenta oggi la memoria del martirio?

Magari desto scandalo, ma devo dire che abbiamo forse un po’ tradito questa memoria. Il martire oggi è molto scandaloso e quindi si cerca di edulcorarlo, di farlo rientrare dentro alcuni schemi, per lo meno in determinati canoni di legalità. Se ne eliminano anche concretamente gli aspetti più spigolosi. Si va verso l’oblio. Il martirio non diviene nemmeno più oggetto di interesse ideologico, cioè non si utilizza nemmeno più la figura del martire per appoggiare una propria ideologia, un proprio pensiero, una propria linea da perseguire. Semplicemente lo si addomestica o si cerca di dimenticarlo. Questo secondo me è un altro grosso rischio che viviamo. Posso capire tante ragioni sia dello Stato che della Chiesa ortodossa, ad esempio il desiderio di ripristinare come erano in origine i monasteri divenuti poi lager. Personalmente non vedo nemmeno la necessità di dovere, in modo talvolta anche un po’ pruriginoso, insistere sempre e solo sulla negatività del lager. Ma cancellare questa pagina della propria storia non penso che aiuti.
Voglio parlare innanzitutto dei martiri cattolici. Sto facendo una grandissima fatica a far passare un ricordo vivo dei nostri martiri! Nella migliore delle ipotesi si riesce a parlarne solo in termini ideologici. Quest’anno ho pensato di fare in Quaresima dei «venerdì di memoria» in cui raccontare la vita di questi martiri per provare a ridestare questa memoria. Riconosco, in tutta coscienza, che sono io il primo a subire questa mentalità, cioè io stesso rischio di fare del martirio uno strumento ideologico oppure di lasciar andare. Di dire, insomma, che in fondo noi dobbiamo preoccuparci di ben altre cose. Invece la memoria del martirio, soprattutto là dove splende come purità di testimonianza a Cristo e di Cristo, per noi è fondamentale oggi, perché se non recuperiamo questa dimensione personale e originale del rapporto con Cristo noi non abbiamo futuro! I frutti, i risultati sono nelle mani di Dio, non ci interessano, ma il valore stesso del nostro essere in Russia dipende dalla memoria dei martiri in questo senso, cioè dipende dalla memoria del fatto che il rapporto con Cristo è la vera questione con cui siamo chiamati a fare i conti. Senza la memoria di questo incontro possiamo fare dei progetti geniali, bellissimi, ma non avviene nessun cambiamento. Invece là dove è vissuto cambia il quotidiano! E può arrivare a cambiare persino l’istituzione. Non bisogna avere questo timore.

Testo non rivisto dai relatori

http://www.lanuovaeuropa.org/chiesa/2018/09/17/la-russia-i-cattolici-i-giovani

Ravil ha concluso il primo anno!

Circa un anno fa vi avevamo raccontato un nuovo incontro di p. Luca con la famiglia Panova, “capostipite” del Progetto “Qua la mano”: in particolare avevamo aperto una sottoscrizione per permettere a uno dei figli più grandi, Ravil, di frequentare il Corso di studi per la professione di “Paramedico”.

 

Ebbene, grazie al vostro aiuto Ravil ha potuto alloggiare in un collegio studentesco e completare con successo e soddisfazione il suo primo anno di Corso. Ecco la testimonianza di p. Luca.

E il primo anno è finito! E come è finito! Chi l’avrebbe mai detto che un ragazzino di un villaggio sperso in mezzo alle steppe avrebbe potuto finire così brillantemente il primo corso di “paramedico”?! E invece Ravil ce l’ha fatta!

E’ stata un scommessa per noi, che l’abbiamo sostenuto con il vostro aiuto economico, ma soprattutto per lui stesso. Nonostante la sua formazione fosse ben lontana da quella che ricevono in città, non si è mai arreso, studiando con impegno e recuperando tutto quello che non aveva ricevuto prima, senza lasciarsi distrarre dalla vita caotica e attraente della città. Bravo Ravil!

 

Ora sta lavorando con Kolia per capire meglio cosa lo attende come fisioterpista dell’età evolutiva. E’ profondamente toccato da quanti bambini si trovino in così gravi e pesanti situazioni fisiche, psicologiche ed affettive. “Sono davvero contento di aver scelto questa professione e questi bambini mi stanno confermando che questa è la strada che Dio ha pensato per me!”, mi ha detto un giorno.
Dio! Eh Si! Perchè forse, in tutta questa storia, la cosa più bella che è capitata a Ravil è aver incontrato Dio, essersi preparato al Battesimo, alla Confermazione e alla Prima Comunione che ha ricevuto la notte di Pasqua, nella Cattedrale di Almaty, direttamente dal Vescovo, con altri 5 suoi coetanei e una ventina di adulti.
Ad agosto Ravil tornerà al villaggio per aiutare mamma e i suoi numerosi fratelli e sorelle a mettere da parte e conservare i frutti della terra per l’inverno, per poi tornare in città a settembre e continuare gli studi… che l’anno prossimo lo vedranno anche impegnato direttamente in corsia.
Rivolgo a tutti voi, da parte sua, un profondo e sentito “grazie” e il ricordo sicuro nella sua preghiera.
p. Luca Baino
NB: Presto sarà disponibile il Progetto di sottoscrizione per aiutare Ravil a proseguire il suo Corso di studi.

Mariapoli focolarina in Kazakhstan

 

Come ormai da 6 anni, anche quest’anno le parrocchie di Taldykorgan ed Almaty hanno vissuto il loro incontro “Mariapoli” nella casa di accoglienza diocesana della parrocchia di Kapcigai, vicino all’omonimo lago.

L’incontro è organizzato dal movimento dei Focolari (che vengono da Mosca) ed ha come scopo fondamentale quello di fare l’esperienza di Maria: incarnare la Parola, soprattutto con atti concreti di amore reciproco.

Ogni mattina si inizia ricevendo una frase del Vangelo che si cerca di incarnare durante tutto il giorno, condividendo alla sera quanto si è vissuto. Ci sono momenti in cui si approfondisce, in particolare, il tema dell’unità secondo la preghiera di Gesù in Gv. 17: “Che tutti siano uno come io e Te, Padre, siamo uno!” e questo resta lo scopo fondamentale di tutti i partecipanti (famiglie, adolescenti, giovani, anziani) al di là di quello che si fa: così anche gli intervalli o i bagni al lago diventano occasioni privilegiate per servire e amare l’altro ed è davvero bello contemplare questa gara di servizio così che non c’è bisogno di turni per le pulizie o per lavare i piatti etc!

 

 

Quest’anno eravamo una quarantina: molti dei fedelissimi, alcuni nuovi, cattolici, protestanti, ortodossi, un paio in cammino verso il battesimo… insomma, come in ogni famiglia, tanto diversi ma con un unico scopo: amare Gesù nel fratello!

fr. Luca

In arte… Lola!

Lola è una ragazza figlia di ragazza madre, con un’altra sorella molto intelligente e attiva. Lei invece è molto introversa, soprattutto perché cosciente delle sue difficoltà intellettuali che non le rendono facile lo studio.

Mamma ce la mette tutta, lavorando in diversi luoghi, per arrivare alla fine del mese con qualcosa che assomigli ad uno stipendio.

Abbiamo provato a coinvolgere Lola in diverse attività, ma il contatto con i suoicoetanei la mette sempre in imbarazzo. Un giorno mi confida che le piace molto

disegnare… Abbiamo cercato un corso di pittura adatto a lei e, da quando le stanno insegnando come esprimere i suoi talenti, ha cominciato ad uscire, ad essere più sicura di sè e a pensare che, appena finita la scuola primaria, forse anche lei potrebbe affrontare il liceo artistico: sarebbe un successone!!!

Grazie per il vostro aiuto anche da parte di Lola e della sua mamma che, tramite me, vi conoscono e pregano per voi!

fr. Luca Baino

Pronti, si guida!

L’attività di avviamento al lavoro per i giovani continua imperterrita. Il problema è aiutare chi non ha voglia di studiare!

Ultimamente si è vista la possibilità di aiutare alcuni di loro a prendere la patente per le categorie B e C e di iniziare a lavorare come autisti. Così è stato per Russlan, Andrej (nella foto) e ultimamente per Alioscia. Conseguita la patente hanno subito trovato lavoro: due presso grosse ditte di trasporti tra Almaty e Taldykorgan, l’altro come autista personale di un ricco signore e della sua famiglia a Taldykorgan. Auguriamo a tutti loro di poter continuare a guadagnarsi onestamente il pane quotidiano.

fr. Luca Baino

Iura e Lena: aggiornamenti

Vi ricordate di Iura e Lena?

Vi avevamo raccontato il loro commovente tentativo di rimettere in sesto l’ex casa parrocchiale di Sariasek.

Ebbene, finalmente i lavori sono quasi ultimati e, oltre al riscaldamento, forse riusciremo anche a ricavare un piccolo bagno… all’interno della casa, cosa inaudita!!!!

Speriamo, una volta finiti i lavori, di poter ritornare a invitare la gente a pregare con noi e… chissà che da tutto questo Amore (vostro e nostro) non torni a vivere questa cellula del corpo di Gesù! 

 

fr. Luca Baino

Nonna Vanda

Anche ad Almaty il lavoro non manca: basta guardarsi un po’ intorno, anche solo tra i vicini, e subito si vede che c’è bisogno di qualcosa.
Nonna Vanda vive con la figlia (che, tra un’ubriacatura e l’altra, cerca di lavorare un po’) e due nipoti che cerca di educare e mandare a scuola come può. Qualche tempo fa ha avuto un ictus che le ha reso difficile sia il camminare che vari movimenti in genere e si è lasciata prendere dallo scoraggiamento e dalla disperazione, come spesso accade quando ne hai già tante e te ne succede ancora qualcuna.
Con alcuni amici del nostro Centro Italiano (MASP) siamo andati a trovarle: il cortile sembrava una discarica pubblica (non siamo riusciti a capire da dove arrivasse tanta immondizia!) e in casa non era molto meglio. Da non molto avevano chiesto ad un idraulico di portare i tubi dell’acqua in casa, ma il soggetto aveva preso un sacco di soldi e non aveva isolato adeguatamente l’ultimo pezzo di tubatura, con il rischio di rimanere senz’acqua durante l’inverno. 
All’inizio nonna Vanda non voleva lasciarci fare nulla… allora abbiamo deciso che le due ragazze chiedessero un po’ di the, da mangiare con i biscotti che avevamo portato, così noi uomini siamo rimasti liberi di fare pulizia ed ordine in cortile e cominciare ad isolare il tubo. Quando, dopo un’ora, nonna Vanda si è insospettita circa la nostra assenza ed è uscita, visto il cambiamento radicale del cortile si è precipitata anche lei a a fare qualcosa.
Quando siamo tornati la seconda volta, per aggiustare il lavandino in casa e fare altri piccoli lavori che erano rimasti, con nostro grande stupore ci siamo trovati cortile e casa puliti e in ordine e, ad aspettarci, anche la figlia e i bambini che con orgoglio aspettavano i nostri complimenti… che sono arrivati con grande gioia!
La maggior parte delle volte, la semplice compagnia e il prendersi cura riescono a mettere in moto quelle persone che avevano ormai deciso di non lottare più.
fr. Luca Baino