In arte… Lola!

Lola è una ragazza figlia di ragazza madre, con un’altra sorella molto intelligente e attiva. Lei invece è molto introversa, soprattutto perché cosciente delle sue difficoltà intellettuali che non le rendono facile lo studio.

Mamma ce la mette tutta, lavorando in diversi luoghi, per arrivare alla fine del mese con qualcosa che assomigli ad uno stipendio.

Abbiamo provato a coinvolgere Lola in diverse attività, ma il contatto con i suoicoetanei la mette sempre in imbarazzo. Un giorno mi confida che le piace molto

disegnare… Abbiamo cercato un corso di pittura adatto a lei e, da quando le stanno insegnando come esprimere i suoi talenti, ha cominciato ad uscire, ad essere più sicura di sè e a pensare che, appena finita la scuola primaria, forse anche lei potrebbe affrontare il liceo artistico: sarebbe un successone!!!

Grazie per il vostro aiuto anche da parte di Lola e della sua mamma che, tramite me, vi conoscono e pregano per voi!

fr. Luca Baino

Pronti, si guida!

L’attività di avviamento al lavoro per i giovani continua imperterrita. Il problema è aiutare chi non ha voglia di studiare!

Ultimamente si è vista la possibilità di aiutare alcuni di loro a prendere la patente per le categorie B e C e di iniziare a lavorare come autisti. Così è stato per Russlan, Andrej (nella foto) e ultimamente per Alioscia. Conseguita la patente hanno subito trovato lavoro: due presso grosse ditte di trasporti tra Almaty e Taldykorgan, l’altro come autista personale di un ricco signore e della sua famiglia a Taldykorgan. Auguriamo a tutti loro di poter continuare a guadagnarsi onestamente il pane quotidiano.

fr. Luca Baino

Iura e Lena: aggiornamenti

Vi ricordate di Iura e Lena?

Vi avevamo raccontato il loro commovente tentativo di rimettere in sesto l’ex casa parrocchiale di Sariasek.

Ebbene, finalmente i lavori sono quasi ultimati e, oltre al riscaldamento, forse riusciremo anche a ricavare un piccolo bagno… all’interno della casa, cosa inaudita!!!!

Speriamo, una volta finiti i lavori, di poter ritornare a invitare la gente a pregare con noi e… chissà che da tutto questo Amore (vostro e nostro) non torni a vivere questa cellula del corpo di Gesù! 

 

fr. Luca Baino

Nonna Vanda

Anche ad Almaty il lavoro non manca: basta guardarsi un po’ intorno, anche solo tra i vicini, e subito si vede che c’è bisogno di qualcosa.
Nonna Vanda vive con la figlia (che, tra un’ubriacatura e l’altra, cerca di lavorare un po’) e due nipoti che cerca di educare e mandare a scuola come può. Qualche tempo fa ha avuto un ictus che le ha reso difficile sia il camminare che vari movimenti in genere e si è lasciata prendere dallo scoraggiamento e dalla disperazione, come spesso accade quando ne hai già tante e te ne succede ancora qualcuna.
Con alcuni amici del nostro Centro Italiano (MASP) siamo andati a trovarle: il cortile sembrava una discarica pubblica (non siamo riusciti a capire da dove arrivasse tanta immondizia!) e in casa non era molto meglio. Da non molto avevano chiesto ad un idraulico di portare i tubi dell’acqua in casa, ma il soggetto aveva preso un sacco di soldi e non aveva isolato adeguatamente l’ultimo pezzo di tubatura, con il rischio di rimanere senz’acqua durante l’inverno. 
All’inizio nonna Vanda non voleva lasciarci fare nulla… allora abbiamo deciso che le due ragazze chiedessero un po’ di the, da mangiare con i biscotti che avevamo portato, così noi uomini siamo rimasti liberi di fare pulizia ed ordine in cortile e cominciare ad isolare il tubo. Quando, dopo un’ora, nonna Vanda si è insospettita circa la nostra assenza ed è uscita, visto il cambiamento radicale del cortile si è precipitata anche lei a a fare qualcosa.
Quando siamo tornati la seconda volta, per aggiustare il lavandino in casa e fare altri piccoli lavori che erano rimasti, con nostro grande stupore ci siamo trovati cortile e casa puliti e in ordine e, ad aspettarci, anche la figlia e i bambini che con orgoglio aspettavano i nostri complimenti… che sono arrivati con grande gioia!
La maggior parte delle volte, la semplice compagnia e il prendersi cura riescono a mettere in moto quelle persone che avevano ormai deciso di non lottare più.
fr. Luca Baino

Santa Chiara in Rwanda: nuova Fondazione

Nell’ormai lontano 1978, S. E. Mons. André Perraudin, allora Vescovo di Kabgayi, in Rwanda, scrisse al Proto-Monastero di Assisi chiedendo aiuto per la fondazione di un Monastero di Clarisse nella sua Diocesi.

A dicembre 1981 partirono le prime due sorelle, sr. Chiara Giovanna e sr. Chiara Myriam, raggiunte, sei mesi dopo, da sr. Chiara Giuseppina e sr. Chiara Pacifica.

Oggi il Monastero Sainte Claire di Kamonyi conta più di quaranta sorelle sorelle, tanto che, nel maggio 2004, ha potuto fondare un altro monastero a Musambira (che lo scorso anno avevamo aiutato con il dono di una impastatrice) e, nell’ottobre 2011, uno anche in Burkina Faso, nella Diocesi di Ouahigouya.

Ora le nostre sorelle di Kamonyi sono state chiamate da S. Ecc. Mons. Servilien Nzakamwita ad iniziare una terza Fondazione, questa volta ancora in Rwanda, nella Diocesi di Byumba.

Vi chiediamo di aiutarle a realizzare questo nuovo Monastero, il cui primo nucleo, l’eremo, è ora appena abbozzato (come si vede nella fotografia accanto): ci piacerebbe sostenere le nostre sorelle con un contributo di 10.000 euro.

Puoi scaricare il volantino e il progetto.

Un Sinodo per l’Amazzonia

«Una regione meravigliosa, dove la foresta custodisce l’acqua e l’acqua custodisce la foresta e dove i popoli originari custodivano e custodiscono la preservazione di questo santuario della natura». Così ha definito l’Amazzonia il cardinale brasiliano dom Claudio Hummes, presidente della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam), creata nel settembre 2014 per coordinare gli sforzi di vescovi, sacerdoti, laici, missionarie e missionari nella costruzione di una Chiesa dal volto amazzonico. Lo scorso anno Papa Francesco ha annunciato un Sinodo speciale per “il polmone verde del pianeta”, da tenersi a Roma nell’ottobre del 2019. Ma l’Amazzonia è anche un luogo dove la biodiversità della natura va di pari passo con quella umana, incarnata dai 390 popoli che la abitano. A loro si è rivolto direttamente Francesco durante la sua visita in Perù lo scorso 19 gennaio. Nella città amazzonica di Puerto Maldonado, scelta come prima tappa del viaggio nel Paese latinoamericano, il Pontefice ha salutato tutti i 22 popoli indigeni presenti definendoli i rappresentanti del «volto plurale» dell’Amazzonia, «un volto di un’infinita varietà e di un’enorme ricchezza biologica, culturale, spirituale». E proprio qui, a Puerto Maldonado, dopo il suo discorso, ha avviato il percorso verso il Sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica, partecipando di persona alla prima riunione del consiglio pre-sinodale.

 

Tratto da “Amazzonia pronti per il Sinodo”, di Emanuela Citterio,

https://www.mondoemissione.it/america-latina/amazzonia-pronti-sinodo/

Iura e Lena

Iura e Lena sono i superstiti della piccola comunità cattolica di Sariasek (una ventina di fedeli in tutto): una volta fiorente città militare, poi, con la caduta del regime sovietico, precipitata come molte altre in una povertà assoluta (alcuni, tra cui anche i nostri Iura e Lena, usano ancora il baratto per comprare qualcosa, visto che non ci sono soldi).

Ma il vero problema non è economico, è mentale: ci sono voluti sei anni (!!!) per convincerli a iniziare a riparare quella che era la casa parrocchiale, per uscire dalla casetta nella quale vivono e nella quale nessuno di noi avrebbe fatto vivere neanche un animale… ma al “peggio”, come ho imparato in questi anni, ci si può sempre abituare, fino a ritenerlo “normale” e a perdere completamente la speranza nel “meglio”.

La scorsa estate, ritornato dall’Italia con il nuovo visto, sono passato a trovarli e, con loro grande orgoglio e mia grande commozione, mi hanno mostrato la casa parrocchiale tutta riparata e imbiancata con le sole loro forze (nessuno di noi neanche s’immagina che sforzo titanico debba essere stato per loro!). Ma per andare avanti ci voleva davvero un aiuto esterno.

Di fronte a quanto avevano fatto per uscire dalla loro apatia e disperazione non ho potuto non decidere di iniziare, con loro, a mettere mano anche all’interno.

Speravo avrebbero potuto trasferirsi in una situazione dignitosa già per trascorrere l’inverno… ma, appena messo mano ai muri, hanno incominciato a cadere e così i lavori continuano lentamente… ma senza più perdere la speranza: ”I fratelli e le sorelle oltre frontiera (come Iura e Lena vi chiamano) ci sono, non siamo soli… come vorremmo poterli incontrare e ringraziarli per quanto stanno facendo per noi!”

…chissà che questo loro desiderio non si realizzi!!!!

fr. Luca

Per chi ha bisogno, la mano è sempre qua!

Uno dei principi del progetto “Qua la mano”  è l’aiuto reciproco per educarci a guardarci intorno e scoprire che non siamo gli unici ad avere bisogno.

Così, quando c’è la possibilità, cerchiamo di mettere in contatto persone con bisogni diversi. Per esempio si sono presentati Sascia e Tolik a chiedere se potevano svoltgere qualche lavoro per guadagnare qualche soldo.

Dato che era l’inizio dell’inverno gli abbiamo proposto di aiutare nonna, mamma (alquanto anziane) e figlia (con gravi handicap fisici) a prepararsi all’inverno con il taglio della legna e mettendo il carbone nella carbonaia.

Vista la grave situazione delle tre donne, Sascia e Tolik quasi si vergognavano a ricevere i soldi per il lavoro svolto, avendo visto in loro una forza e una letizia fuori dal normale per persone che faticano così tanto a gestire semplicemente la quotidianeità (non hanno neanche l’acqua in casa e devono ogni giorno attingerla alla fonte con i secchi)!

 

 

———–oo0oo———–

 

Ricordate nonno Sascia e nonna Natasha? …Hanno preso il volo!!!

Eh sì! Era diventato impossibile per l’anziana donna prendersi cura del marito, nonostante il suo grande amore per lui. Il figlio, dall’America, era tanto che li invitava a trasferirsi a casa sua e di sua moglie con i loro adorati nipoti. Ma come fare a lasciare il Paese dove sei nato e hai vissuto per quasi 80 anni per andare in un Paese straniero, senza conoscer la lingua?!?

Abbiamo vissuto una vera e propria odissea ma siamo riusciti a vendere casa e a ottenere tutti i documenti necessari. Con un taxi speciale e l’aiuto di vari parrocchiani siamo riusciti a raggiungere l’aeroporto in una notte di tempesta di neve (sembrava quasi che l’aereo non potesse partire). Neanche vi immaginate lo stupore del personale aereoportuale nel vedere un frate, una suora e tre persone tutti indaffarati ad aiutare i due anziani… non hanno potuto fare a meno anche loro di mettersi in movimento e darsi da fare con valigie, carrozzine, documenti!

Sasha e Natasha sono arrivati dal figlio e ci telefonano spesso, con infiniti ringraziamenti e assicurandoci che stanno bene e sono felici con il figlio e la loro nuova famiglia.

Auguri cari nonni, e che possiate testimoniare anche ad altri quanto forte ed eterno può essere un amore reciproco come il vostro! Grazie a voi per la vostra testimonianza!!!

 

fr. Luca Baino

 

… e chi ricorda: GM Uganda!

Questa estate in agosto, come avevo detto nella mia testimonianza prima della partenza, quei burloni dei frati mi hanno inviato per tre settimane in Uganda.  Sono stato accolto da Giorgio e Marta, una coppia di missionari francescani laici che hanno una piccola bimba di 9 mesi, Anita, e che mi hanno ospitato presso la missione francescana a Rwentobo.

La missione è stata un dono grande che il Signore, in complicità con i frati burloni e tante altre persone che sono state strumento e testimoni del Suo Amore, mi ha voluto fare.

Quando sono arrivato in Uganda, le paure che il Signore aveva ben controllato in me attraverso una infusione di serenità, tranquillità e fiducia in Lui prima della partenza, le ha un po’ slegate, e me le sono trovate di fronte. E uno direbbe “eh no Signore, così è una fregatura”! Ma Lui mi voleva proprio lì, ad affrontarle e a viverle.

E questo è stato il primo grosso dono, il rendermi più adulto in Africa.

Quello che ho vissuto e che ho visto in Africa mi ha fatto rendere conto che qua viviamo in una bolla fatta di schermi tra le persone e consuetudini malate che ci stanno portando sempre di più lontani da chi siamo, da come il Signore ci ha creato e da come possiamo di più essere espressione del Suo Amore: più empatici, più prossimi, più umani.

Anche le fatiche e le preoccupazioni della vita di tutti i giorni che qua possono sembrare grandi e pesanti, viste con gli occhi nuovi che l’Africa mi ha donato, sono state ridimensionate e viste come piccole, superflue e insensate e ho potuto così rileggerle e inserirle nella “logica” di questo nostro mondo disumanizzante e disumanizzato che viviamo qua.

Ho scoperto là che si può ancora abbracciare uno sconosciuto, che si può prendere una mano di una persona vicina, che per fare del bene non bisogna pensarci. Bisogna solo avere coraggio, il coraggio della carità. Quel coraggio che spesso manca, perché è scomodo, non conviene, perché qua “non si fa così”, perché è anticonvenzionale nella società egoistica del consumo e del profitto. E perché questo coraggio rompe le paure.

Questo è stato un altro grosso dono, e spero di essermelo riportato qua. E la cosa bella è che me lo hanno insegnato i bambini disabili che sono accolti nella struttura in cui sono stato inviato.

Una grossissima lezione me l’ha data una bambina idrocefala che, mentre stava per bere, di fronte alle mani protese di una bambina con spasticità, senza pensarci per nulla, le ha donato il suo bicchiere pieno d’acqua, aiutandola a bere. Lì l’unico vero disabile mi ci sono sentito io: un po’disabile rispetto a loro nell’amare il prossimo.

Ecco che gli occhi, i volti e i sorrisi di chi ti accoglieva, ancor prima che a me passasse per la testa l’idea di farlo, sono stati il cavallo di Troia dei miei freni ad aprire il cuore.

Devo anche dire però che l’Africa è comunque una terra piena di contraddizioni, in cui la vita umana ha meno valore che da noi, e la vita di un bambino disabile vale ancora meno.

Ho potuto poi vivere e gustare il senso di Chiesa universale. Mi sono sentito parte della Chiesa e che Cristo era presente proprio lì accanto a me e ai fratelli e alle sorelle durante la messa in una lingua che non comprendevo, in una chiesa di un paese che neanche c’è su Google Maps di uno stato e di un popolo con idee, abitudini, usi e costumi completamente differenti da quelli che viviamo in Italia. E anche se lo dicevamo in lingue differenti, il Padre Nostro era lo stesso. Ho capito che tutti siamo uniti in Cristo, in Colui che ci ha generato e ci ama infinitamente.

 

Poi tanto e tanto altro: la bellezza di vivere in comunità e di affrontare insieme l’esperienza della missione, camminando nella fede, anche se ognuno a livelli e momenti diversi del proprio cammino. È stata una missione nella missione, vita fraterna condivisa in Cristo.

La preziosità dell’acqua. Che in Africa c’è poca acqua e la gente ha poco da mangiare lo so da quando sono piccolino, ma averlo vissuto è un’altra cosa. Là se non piove non possono coltivare i campi e se non hanno qualche soldo da parte è difficile per loro cibarsi. E così non va. Non è giusto questo divario che c’è tra qua, società dell’opulenza e dell’abbondanza e là. E spesso sono proprio i nostri comportamenti che possono impoverirli anche di più.

Mi porto a casa quindi la consapevolezza che è fondamentale e imperativo fare scelte consapevoli e non egoistiche per non gravare ancora di più. Ogni piccolo gesto quotidiano è importante. Questo mondo e le sue risorse sono un dono importante che il Signore ci dà, ma non è personale, lo ha donato a tutti. A chi è venuto prima e a chi verrà dopo di noi. E abbiamo il dovere di custodirlo.

Mi porto anche a casa l’aver imparato a stare. Io che avevo l’ansia di fare. Ed è bello che questa cosa ritorna in tante testimonianze di altri missionari. Anche se qua tutto ci spinge e ci affanna a fare, a produrre, a riempire agende. Ma quanto questo ci allontana da chi ci è più prossimo?

Ecco perché è importante lo stare e il dedicare tempo. Una bella poesia di Elli Michler augura il tempo. Io penso che il Signore con la missione mi abbia voluto proprio fare anche questo regalo, il regalo del tempo.

Dentro il cammino della missione che Il Signore mi ha chiamato “per caso” a compiere sono arrivati tutti questi bellissimi doni. E ora, qua, a quattro mesi dalla missione, bisogna prima di tutto non scordarsene e affidarsi a Dio Padre Onnipotente e Buono per farli fruttare secondo la Sua Volontà!

GM: chi è agli inizi…

Dopo il primo incontro, tenutosi a Novembre, il corso di formazione “Giovani & Missione” ha da poco vissuto il suo secondo appuntamento.

I 16 partecipanti, accolti a s. Maria degli Angeli dalle Suore Francescane Missionarie di Gesù Bambino, hanno condiviso momenti di ascolto e riflessione sostenuti dalla preghiera e…

dai manicaretti dell’impareggiabile Adriana (coadiuvata per l’occasione da Martina e Pietro, che hanno così voluto “restituire” quanto ricevuto lo scorso anno).

 

 

 

 

 

La prima sera, in particolare, Giorgio ci ha condiviso la sua esperienza di conversione e ricerca vocazionale, che lo ha portato a sognare una modalità missionaria poi realizzata insieme a Marta, nel frattempo divenuta sua moglie.

Il giorno seguente la prof.ssa Simona Segoloni Ruta, docente di Ecclesiologia presso l’Istituto Teologico di Assisi, ci ha aiutato a conoscere e comprendere i modi in cui, lungo i secoli, la Chiesa ha pensato e vissuto la propria missionarietà.

Sabato sera, invece, il gruppo si è spostato ad Assisi “alta”, presso il Santuario della spogliazione, per assistere al musical “Francesco e Chiara d’Assisi” dell’Associazione culturale e di volontariato Lolek, rappresentato a favore di Aiuto Bambini Betlemme.

 

Arrivederci a tutti tra un mese!!!