Piano piano anche San Pietroburgo riparte

Cari amici,
sono passati due mesi dalla nostra ultima lettera e, proprio come pensavamo, le sorprese non sono mancate per niente! Ma andiamo con ordine…
Il tempo della quarantena più stretta è durato dal 27 Marzo al 31 Maggio: tutto chiuso tranne i servizi essenziali e anche noi, quindi, chiusi in casa… e penso che molti di voi possano capirci perfettamente se vi diciamo che trascorrere più di 60 giorni fra le quattro mura di un appartamento non è stato per niente facile! Eh sì, sono stati due mesi molto particolari: il fare, che già prima qui era ridotto all’osso, è stato praticamente azzerato… ma questo ha dato più spazio all’essere; espropriato e spogliato di quasi tutto ciò che è “esterno”, il Signore ha potuto condurmi in un’interiorità maggiormente abitata da Lui e, quindi, sono stato rimesso con più forza davanti alla mia identità: innanzi tutto figlio amato, poi frate minore e sacerdote. Un ritorno all’essenziale, insomma, che mi ha fatto “gustare”, oso dire così, un anticipo di vecchiaia e di morte, quando nulla porteremo con noi se non l’Amore dato e ricevuto. Naturalmente tutto questo processo interiore, che ora riassumo in poche righe, è stato ben più complesso e travagliato: raramente i frutti arrivano senza fatica!
Per quanto riguarda la Parrocchia, anche qui i luoghi di culto hanno subito un lungo periodo di chiusura e diverse chiese si erano subito ben organizzate per trasmettere le liturgie sui loro canali internet… motivo per cui, inizialmente, non ci era sembrato necessario fare altrettanto. Tuttavia, dopo circa un mese, alcuni parrocchiani hanno chiesto a p. Luca di potersi in qualche modo ritrovare e così ci siamo decisi a tentare anche noi di trasmettere la Messa dalla cappellina del nostro appartamento: tuttavia, visto che loro sono al massimo una trentina, si è pensato di celebrare in “videoconferenza”, così che ognuno, da casa propria, potesse prendervi parte più attivamente, ad esempio con la proclamazione delle Letture e con il canto. Nonostante alcuni problemi tecnici iniziali, ci sembra che l’esperimento possa dirsi riuscito!
Anche in altri ambiti pastorali, del resto, l’impossibilità di incontrarsi dal vivo non ha impedito, ma piuttosto stimolato, l’incontro in via multimediale… anzi: il fatto di poter partecipare da casa, senza dover attraversare tutta la città o addirittura arrivare da fuori, ha fatto sì che i gruppi si siano arricchiti di diversi nuovi partecipanti. Così fra Luca ha continuato gli incontri con i fratelli luterani e con un altro gruppo misto ortodosso-cattolico, per riflettere, confrontarsi e condividere come parole scelte del Vangelo possano essere incarnate nella vita quotidiana. Ha anche partecipato, con il movimento dei Focolari, ad organizzare incontri che hanno unito persone da San Pietroburgo a Novosibirsk, da Krasnajarsk a Vladivostok, da Mosca ad Almaty e Taldykorgan, trovandosi così uniti in preghiera, conferenze e attività, superando distanze che “dal vivo” non sarebbe mai stato possibile colmare. Interessante è stato anche predicare gli esercizi spirituali “on line” per un paio di congregazioni femminili.
Come dicevamo, però, il Signore avevo in serbo delle sorprese: intanto, con mossa assolutamente inaspettata, il 3 Giugno il Governatore di Pietroburgo ha riaperto gli edifici di culto e così abbiamo ripreso a celebrare la Messa “dal vivo” (sempre dai fratelli Conventuali e ovviamente seguendo un protocollo sanitario). Nel frattempo, però, Luca (che era appena riuscito a concludere le pratiche di registrazione del Permesso di soggiorno triennale) è dovuto tornare in Italia per seri motivi familiari, approfittando di uno dei “voli d’emergenza” mensili messi a disposizione dalla nostra Ambasciata… e quindi io mi sono ritrovato all’improvviso a fare di nuovo il “finto vice-parroco” (visto che formalmente non ho alcun incarico). Insomma, il Signore non cessa di stupirmi… penso di non aver mai fatto un’esperienza così prolungata (oserei dire costante) di precarietà e di affidamento come da quando sono sbarcato in Russia!
Intanto, pian piano che le misure sanitarie necessarie a contenere l’epidemia vengono allentate, ripartono le varie attività economiche e così, come potete vedere nelle foto, stanno finalmente riprendendo anche i lavori di restauro della nostra chiesa parrocchiale che, sebbene condotti da Enti pubblici, sono comunque parzialmente a nostro carico: vi chiediamo quindi di sostenerci attraverso il nostro Ufficio missioni, se e come potete.
Ecco, con la “cronaca” questo è tutto… ma ci risentiamo presto con un articolo, diciamo così, di “approfondimento”.
A presto!
Fra Iuri

PER SOSTENERE I NOSTRI MISSIONARI E LA MISSIONE IN RUSSIA

Progetto Russia in aiuto e sostegno ai nostri nuovi missionari
Progetto sostegno Parrocchia Sacro Cuore San Pietroburgo
Progetto suppellettili Parrocchia Sacro Cuore San Pietroburgo

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Da s. Pietroburgo: tra Quaresima e quarantena

Cari amici, è passato appena un mese e mezzo dal nostro ultimo “bollettino” ma, intanto, ci siamo ritrovati tutti alle prese col Covid-19! Siamo aggiornati sulla situazione italiana tramite i media, gli amici e i parenti e, naturalmente, seguiamo on-line alcuni tra i momenti di preghiera più importanti.
Anche qui la situazione non è del tutto chiara; il contagio sembra essere in ritardo di un mese rispetto all’Europa e quindi è in piena ascesa: ogni giorno, in tutta la Federazione russa, si registrano circa 5.000 nuovi casi e al momento in cui scrivo (21 Aprile) il totale ha superato i 52.000. Qui a s. Pietroburgo, in particolare, abbiamo quasi 2.000 contagiati, più altre 4.000 persone in osservazione: grazie a Dio pochissimi, in una città di più di 5 milioni di abitanti! (fonti: https://стопкоронавирус.рф// e https://www.gov.spb.ru/covid-19/)
Già dal 22 Marzo il nostro Vescovo ci aveva chiesto di sospendere le celebrazioni pubbliche e dal 27 è in vigore il Decreto di “autoisolamento” fino al 30 Aprile, ma il picco è previsto per fine mese – inizio Maggio e quindi già si “intuisce” una proroga del Decreto fino a metà Giugno. Tutti i voli in entrata e in uscita dalla Russia sono sospesi (tranne i charter d’emergenza organizzati dalle varie Ambasciate) e i confini sono stati chiusi. Chi volesse avere maggiori dettagli, può trovarli sul sito del nostro Consolato: https://conssanpietroburgo.esteri.it/consolato_sanpietroburgo/it.
Data la situazione, peraltro, tutti i visti e i documenti in scadenza sono stati prorogati di 90 giorni… per me non sarebbe stato comunque un problema, essendo ormai da mesi in possesso del Permesso di soggiorno triennale, ma Luca è parzialmente coinvolto: il 6 Aprile ha infatti ricevuto anche lui il medesimo Permesso, ma le successive pratiche di registrazione sono rimaste bloccate a causa della chiusura degli Uffici pubblici e quindi ricadono (grazie a Dio!) nel regime di proroga.

In precedenza la vita era proseguita come sempre, con la sua quotidiana (stra-)ordinarietà. Con l’inizio della Quaresima, alle celebrazioni eucaristiche si era aggiunta la Via Crucis settimanale… normalmente presso i fratelli Conventuali, ma un venerdì i parrocchiani dell’Assunta ci hanno fatto una graditissima proposta: poiché nella loro chiesa c’è una cappella dedicata al Vescovo martire che fece costruire la nostra, ci hanno invitato a celebrare da loro una Via Crucis dedicata a tutti i martiri del regime comunista, con una speciale intenzione di preghiera per una rapida conclusione dei nostri lavori di restauro. Un gesto davvero molto bello, carico di un senso di comunione ecclesiale che abbiamo molto apprezzato!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A proposito di Quaresima, ne approfitto per condividere un’usanza dei nostri fratelli Ortodossi: essi iniziano il loro cammino penitenziale dopo aver festeggiato la Màsleniza, una sorta di “settimana grassa” con la quale, nei culti naturalistici della Russia pre-cristiana, si salutava la fine dell’inverno per dare il benvenuto ai primi raggi di sole e all’imminente arrivo della primavera. Il cristianesimo ha poi accolto e “purificato” questa tradizione, trasformandola appunto in un tempo pre-quaresimale che culmina nella “Domenica del perdono”: poiché non si può iniziare un tempo di più forte conversione (come appunto la Quaresima), senza prima aver fatto almeno un tentativo di riconciliarsi col prossimo, in questa Domenica gli Ortodossi si chiedono reciprocamente perdono per tutte le offese e le ferite che, magari anche involontariamente, ci si è inflitti l’un l’altro nel corso dell’anno. Se fatto di cuore e non “pro forma”, può essere davvero un momento forte nel cammino di fede.
Intanto avevamo continuato il nostro servizio a favore della Comunità neocatecumenale (Eucarestia settimanale) e del piccolo gruppo di nostri connazionali (Messa mensile in italiano), nonché a partecipare alle varie iniziative ecclesiali e civili: particolarmente interessante la proiezione, organizzata dal Consolato lituano, del film “Ekskursante” (eufemismo sovietico per “deportato”): uno dei pochi tentativi fatti in un Paese ex-comunista di raccontare le deportazioni staliniane.
Anche il dialogo ecumenico era proseguito intensamente: l’8 e il 29 Febbraio fr. Luca aveva preso parte a due incontri della Comunità “Fede e Luce”, mentre dal 21 al 24 aveva partecipato ad una convivenza del Movimento dei Focolari. Il 15 Marzo, poi, aveva tenuto un incontro di presentazione della “Parola di Vita” presso una Parrocchia Luterana (al quale avevo partecipato anche io) e, pochi giorni dopo, avevamo accolto con interesse l’invito a conoscere il loro nuovo “Vescovo”: insieme ad alcuni fratelli ortodossi, dopo la celebrazione dei Vespri ci eravamo spostati in casa dove, in un clima informale e disteso, il pastore aveva soddisfatto le nostre curiosità sulla struttura della loro Chiesa, le loro posizioni dottrinali, le attività pastorali ecc. A conclusione della piacevole serata, uscendo di casa non abbiamo potuto fare a meno di notare un’icona raffigurante tre rappresentanti delle rispettive Confessioni cristiane: Dietrich Bonhoeffer per i Luterani, s. Serafino di Sarov per gli Ortodossi e… per i Cattolici, s. Francesco d’Assisi! Per quanto riguarda i miei studi, già da tempo avevo deciso di interrompere la scuola a conclusione del livello B 2.1, a fine Marzo: dopo 7 mesi di frequenza quotidiana, avevo ricevuto più nozioni di quante fossi riuscito a “digerirne” (non ho più 25 anni!!) e avevo proprio bisogno di fermarmi qualche mese per ripassare tutto con calma (come sto facendo)… Con Luca, allora, avevamo già iniziato a guardarci attorno alla ricerca di qualche nuova possibilità di servizio ecclesiale (non necessariamente in senso ministeriale ma in generale, anzi soprattutto nei servizi caritativi)… e invece, proprio l’ultimo giorno di scuola è iniziata la “quarantena”. Non abbiamo potuto fare a meno di notarlo: già diverse opportunità che lui aveva intravisto si erano poi rivelate impraticabili, già diverse porte semiaperte si erano poi chiuse… e ora questa incredibile coincidenza! Pare proprio che il Signore ci stia dicendo: “State fermi. Non fate niente”. Ovvero: “Lasciate fare a me. Voi aspettate e basta”. Un tempo “sospeso”, sottratto a ogni nostra possibilità di controllo… e per questo, sicuramente, un tempo benedetto, un tempo Suo. Non ci resta altro da fare, allora, che cercare di viverlo bene: amare il presente, nella certezza che Lui abbia in serbo qualche sorpresa per il futuro: staremo a vedere!

fr Iuri

Per sostenere i nostri frati e la nostra missione in Russia

URGENTE: Emergenza corona virus in Sud Sudan

Carissimi pace a voi!
I giorni scorsi abbiamo ricevuto una e-mail da P Federico frate minore e missionario in Sud Sudan da diversi anni.
Come sappiamo, tutti noi stiamo vivendo le restrizioni alle quali la Pandemia COVID-19 ci ha costretto, per molti si aggiungono anche la grande difficoltà di reggere il peso di questa situazione sia dal punto di vista psicologico che economico.
Se questo ci mette, come sempre abbiamo fatto, in una situazione di rispetto e gratitudine verso chi ci ha sempre aiutato, non possiamo non condividere questo appello che ci arriva da uno dei paesi poveri del mondo, il Sud Sudan.
Vi riporto parte della e-mail che fra Federico ci ha scritto e poi spiegherò meglio alcuni aspetti che chiariscono l’urgenza di questa richiesta.

“Ciao Fra Marco

Come vedi dall’oggetto ti scrivo per una richiesta di aiuto. In Kit stiamo costruendo una seconda torre e pozzo e stiamo cercando fondi. La necessità è sorta dal fatto che l’acqua viene utilizzata completamente dal villaggio che si è creato e si sta espandendo appena fuori Kit. Le restrizioni governative stanno rendendo difficili i trasporti e l’acqua scarseggia alla grande. Il centro è chiuso per via del covid 19, ma ovviamente il villaggio è ancora là e ora sta faticando per avere acqua; le autobotti ci vanno troppo raramente.

Mi chiedevo se tu ci potevi aiutare attraverso l’Ufficio missionario dei Frati minori dell’Umbria. Il totale del progetto è 18000 dollari e ce ne mancano 9000. Noi come frati riusciamo a metterne 1000 e altre congregazione diverse cifre, ma ancora ci mancano quei 9000 per completare l’opera. Tu hai qualche possibilità? Spero proprio di sì.

Qui la gente ha anche fame e sto organizzando con i giovani una distribuzione di cibo, sarà un macello…. Ma ci proviamo

Ti auguro ogni bene e spero di sentirti presto
Fra Federico

Il Sud Sudan è un paese poverissimo di infrastrutture, anni fa la chiesa del Sud Sudan ha costruito grazie al contributo di tutte le realtà religiose del Paese e con il sostegno di alcune Conferenze Episcopali al di fuori del Sud Sudan, un Centro Polivalente per tutte le attività della diocesi, ecc… chiamato “Kit”, e situato a 45 minuti di auto dalla capitale. La costruzione di questo centro è diventata anche una risorsa importante per i villaggi limitrofi che si sono ingranditi, ma questo ha portato anche un aumento dell’uso dell’acqua, tanto che i pozzi realizzati non sono più sufficienti per le necessità della popolazione. L’unico modo in cui in quella parte del Sud Sudan è possibile reperire l’acqua (oltre ai pozzi) è attraverso le autocisterne che prelevano l’acqua direttamente dal fiume Nilo e poi passano per la capitale, per “vendere” e riempire le taniche della gente o delle capanne, e tanti bevono direttamente questa acqua, con tutti i problemi che possiamo immaginare. Le restrizioni governative imposte dal governo per l’emergenza COVID-19 rallenta e può anche impedire la possibilità del trasporto dell’acqua con rischi gravissimi per la popolazione.
Inoltre le restrizioni del governo, come ad esempio la chiusura dei mercati e negozi, in un Paese in cui la stragrande maggioranza della popolazione vive “alla giornata”, porterebbe subito alla fame, e alla violenza che ne consegue. La gente normalmente sopravvive vendendo piccole cose, e le persone sono costrette a comprarle giornalmente, non avendo l’elettricità pubblica, risulta inoltre impossibile conservare gli alimenti.
I frati, gli istituti religiosi e anche le persone del luogo fanno tanto… ma il bisogno è sempre superiore all’aiuto che si riesce a dare.
Per questo vi condiviamo questo nuovo progetto URGENTE in questo tempo difficile… sperando che con l’aiuto di tanti possiamo realizzare al più presto questo pozzo per queste persone che sono in difficoltà.

Il Signore vi benedica e vi ricompensi per tutto quello che fate.
Fra Marco Freddi
Animatore Ufficio Missioni Estere frati minori dell’Umbria

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Non temete… Il Signore è Risorto dalla Morte!

«Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno» Mt 28,10

Gesù è risorto dai morti e la morte non lo tiene più prigioniero! La Vita è viva!
La buona Notizia! Dio ci ha tanto amato da offrire la Sua vita per noi, fino a morire per noi E’ RISORTO e non muore più, e porta anche noi dalle nostre morti alla vita vera, alla vita piena.
Come Ufficio Missioni ad Gentes dei frati minori dell’Umbria desideriamo raggiungervi con il nostro augurio di una Santa e Vera Pasqua.
Condividiamo con voi una foto che ho scattato oramai 5 anni fa quando ero in missione in Sud Sudan mentre visitavo i malati in un campo profughi dell’ONU che accoglieva, o meglio proteggeva, 38000 persone costrette a fuggire dalle loro case per evitare un possibile genocidio, case situate anche ad un paio di chilometri dal Campo Profughi, ma che loro non hanno più potuto raggiungere per non rischiare la vita. La ragazza si chiama Maria, era una giovane ragazza che,  già da due anni viveva in quel campo, eravamo appena usciti dalla sua tenda nella quale avevamo benedetto la zia Marta, di 34 anni, appena battezzata e malata di tumore al seno, malattia che in Sud Sudan non è possibile guarire per mancanza di ospedali e medicine, e che purtroppo non siamo riusciti a curare.  Un breve acquazzone aveva allagato le strade di terra che collegano le tende dei profughi e Maria doveva accendere il fuoco per cucinare, i piedi scalzi quasi “impastati” nel fango e lei… sorride.
Vogliamo augurarvi con questa immagine in un tempo faticoso come l’attuale, questa speranza che la Potenza della Resurrezione di Colui che ci ama, Gesù, possa visitarvi e continuare a farvi credere che la vita, l’amore, è più forte della morte, di ogni scoraggiamento, anche nel nostro tempo.
Vi ringraziamo per ogni gesto attenzione di bene che avete mostrato al nostro ufficio e quindi ai poveri che attraverso i nostri missionari serviamo, nell’evangelizzazione e in ogni altra necessità.
Ci scusiamo, ma con fiducia ma non possiamo non chiedere l’aiuto di chi può, nonostante conosciamo le fatiche di questo tempo. Proprio oggi ci è arrivata una e-mail molto preoccupata dai nostri missionari del Sud Sudan chiedendo sostegno perché anche lì è arrivato il COVID-19 e stanno chiudendo ogni attività, solamente che il 95% della popolazione “vive alla giornata” cercando di guadagnare quanto è quasi sufficiente per sopravvivere e non possono fare scorte, andrebbe tutto a male senza la corrente elettrica. Capiamo quali potrebbero essere le conseguenze. Ci affidiamo anche alle vostre preghiere voi siate certi delle nostre e di chi grazie a voi è stato aiutato dal nostro ufficio missionario.

Il Signore vi benedica e vi doni di sperimentare la forza della Resurrezione.

Fr Marco Freddi e i frati dell’Ufficio Missioni Estere dei Frati Minori di Umbria e Sardegna

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News dalla Russia: NATALE E DINTORNI… seconda parte

Cari amici, come promesso al termine del precedente articolo, eccoci ad osservare il Natale “dall’altro lato”.
Non ho ancora imparato molto circa lo stile e le abitudini liturgiche dei fratelli ortodossi, ma una delle cose che mi hanno spiegato è la loro consuetudine di allestire il presepe soltanto nelle chiese e non nelle case… dove, invece, non può mancare l’albero con sotto i due personaggi della tradizione popolare: “Nonno Gelo” e la “Fanciulla di neve”… praticamente Babbo Natale e la sua assistente! Nel loro calendario liturgico non c’è una festa dedicata ai Magi: le date, infatti, seguono il calendario giuliano e quindi differiscono di 13 giorni da quelle latine: così per loro il 25 Dicembre (quindi il Natale) cade il “nostro” 7 Gennaio, mentre la manifestazione di Gesù nel Battesimo viene festeggiata nel giorno che per noi è il 19, ma che per loro corrisponde al 6. Questa festa è molto sentita ed è particolarmente viva la tradizione di fare memoria del proprio Battesimo in modo MOLTO concreto: ci si raduna insieme al sacerdote (e con le ambulanze pronte!!) su un fiume ghiacciato, si fa un grosso buco a forma di croce nel ghiaccio, ci si mette in fila (in costume da bagno e asciugamano!) e poi, uno alla volta, ci si immerge nelle acque gelide… e rapidissimamente si risale!! Purtroppo mi pare di capire che col passare del tempo questo segno stia perdendo, almeno in parte, il suo autentico significato battesimale e si stia trasformando in un momento folcloristico o per alcuni, peggio, in una prova di resistenza fisica. Quest’anno, però, l’inverno è particolarmente mite (anzi, dicono sia il più caldo degli ultimi 100 anni) e quindi il ghiaccio non c’era… per cui non so come abbiano fatto.
Curiosità: il calendario giuliano si chiama così perché venne promulgato ufficialmente da Giulio Cesare, mentre il “nostro” è detto gregoriano perché entrò in vigore con la riforma di Papa Gregorio XIII dell’Ottobre 1582 (cioè dopo lo “scisma d’oriente” che ci separò dai fratelli ortodossi), in base ai nuovi conteggi astronomici che correggevano un errore di calcolo relativo agli anni bisestili. Per questo motivo, nel 1582, il giorno successivo al 3 Ottobre fu… il 15 Ottobre! All’epoca, quindi, la differenza era di 12 giorni… ma il diverso modo di conteggiare gli anni bisestili, secolo dopo secolo, ha accumulato un altro giorno di differenza.
Tornando alla cronaca, invece, il 25 Gennaio è rientrato fra Luca, con un’agenda già fitta d’impegni: Domenica 26 è stato invitato a presentare lo strumento “Parola di Vita” per contribuire al dialogo ecumenico: erano presenti p. Eugenio (pastore della Chiesa di s. Anna a San Pietroburgo), p. Viktor (della cattedrale ortodossa del principe Vladimir), alcuni Focolarini venuti da Mosca e alcuni fedeli della chiesa luterana. Come ogni volta, in un clima semplice e familiare, ci siamo presentati e abbiamo condiviso le nostre esperienze pastorali sottolineando l’importanza dell’amicizia e del dialogo tra le varie chiese (foto 5-6). Ci siamo lasciati con il desiderio di continuare ad incontrarci mensilmente invitando i fratelli luterani al prossimo incontro sulla famiglia organizzato da varie chiese della città.Il 30 Gennaio, invece, fr. Luca è stato invitato a predicare il ritiro ai fratelli conventuali della Custodia di Russia, riuniti presso il loro convento a San Pietroburgo dedicato a s. Antonio da Padova. Il tema trattato è stato quello della conversione permanente: in s. Francesco e… in noi stessi. Molto interessante è stata la vivace condivisione suscitata dal tema e per la quale hanno particolarmente ringraziato.
Il 2 Febbraio, infine, abbiamo partecipato all’incontro di preghiera tenutosi presso la chiesa di s. Caterina in occasione della festa del Battesimo del Signore e della Vita Consacrata.
Ecco, carissimi, per ora questo è tutto. Continuiamo a camminare insieme, ciascuno lì dove si trova, stretti a Gesù e in comunione di preghiera!

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OCCHI, CUORE, MANI NUOVE PER UN “NUOVO” CAMMINO QUARESIMALE

Carissimi desideriamo condividere con voi il messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2020

chiedendo di potere camminare in questo tempo “propizio” vivendo del dono di Dio per noi, e diventando dono per gli altri.

Con OCCHI NUOVI: “Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa. Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo. La Pasqua di Gesù non è un avvenimento del passato: per la potenza dello Spirito Santo è sempre attuale e ci permette di guardare e toccare con fede la carne di Cristo in tanti sofferenti.”
Con CUORE NUOVO: “Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato […] La preghiera potrà assumere forme diverse, ma ciò che veramente conta agli occhi di Dio è che essa scavi dentro di noi, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà”.
Con MANI NUOVE: “La condivisione nella carità rende l’uomo più umano; l’accumulare rischia di abbrutirlo, chiudendolo nel proprio egoismo”

 

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2020

«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20)

Cari fratelli e sorelle!

Anche quest’anno il Signore ci concede un tempo propizio per prepararci a celebrare con cuore rinnovato il grande Mistero della morte e risurrezione di Gesù, cardine della vita cristiana personale e comunitaria. A questo Mistero dobbiamo ritornare continuamente, con la mente e con il cuore. Infatti, esso non cessa di crescere in noi nella misura in cui ci lasciamo coinvolgere dal suo dinamismo spirituale e aderiamo ad esso con risposta libera e generosa.

  1. Il Mistero pasquale, fondamento della conversione

La gioia del cristiano scaturisce dall’ascolto e dall’accoglienza della Buona Notizia della morte e risurrezione di Gesù: il kerygma. Esso riassume il Mistero di un amore «così reale, così vero, così concreto, che ci offre una relazione piena di dialogo sincero e fecondo» (Esort. ap. Christus vivit, 117). Chi crede in questo annuncio respinge la menzogna secondo cui la nostra vita sarebbe originata da noi stessi, mentre in realtà essa nasce dall’amore di Dio Padre, dalla sua volontà di dare la vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). Se invece si presta ascolto alla voce suadente del “padre della menzogna” (cfr Gv 8,45) si rischia di sprofondare nel baratro del nonsenso, sperimentando l’inferno già qui sulla terra, come testimoniano purtroppo molti eventi drammatici dell’esperienza umana personale e collettiva.

In questa Quaresima 2020 vorrei perciò estendere ad ogni cristiano quanto già ho scritto ai giovani nell’Esortazione apostolica Christus vivit: «Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa. Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo» (n. 123). La Pasqua di Gesù non è un avvenimento del passato: per la potenza dello Spirito Santo è sempre attuale e ci permette di guardare e toccare con fede la carne di Cristo in tanti sofferenti.

  1. Urgenza della conversione

È salutare contemplare più a fondo il Mistero pasquale, grazie al quale ci è stata donata la misericordia di Dio. L’esperienza della misericordia, infatti, è possibile solo in un “faccia a faccia” col Signore crocifisso e risorto «che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Un dialogo cuore a cuore, da amico ad amico. Ecco perché la preghiera è tanto importante nel tempo quaresimale. Prima che essere un dovere, essa esprime l’esigenza di corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene. Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato. La preghiera potrà assumere forme diverse, ma ciò che veramente conta agli occhi di Dio è che essa scavi dentro di noi, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà.

In questo tempo favorevole, lasciamoci perciò condurre come Israele nel deserto (cfr Os 2,16), così da poter finalmente ascoltare la voce del nostro Sposo, lasciandola risuonare in noi con maggiore profondità e disponibilità. Quanto più ci lasceremo coinvolgere dalla sua Parola, tanto più riusciremo a sperimentare la sua misericordia gratuita per noi. Non lasciamo perciò passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere noi i padroni dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui.

  1. L’appassionata volontà di Dio di dialogare con i suoi figli

Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore. Malgrado la presenza, talvolta anche drammatica, del male nella nostra vita, come in quella della Chiesa e del mondo, questo spazio offerto al cambiamento di rotta esprime la tenace volontà di Dio di non interrompere il dialogo di salvezza con noi. In Gesù crocifisso, che «Dio fece peccato in nostro favore» (2Cor 5,21), questa volontà è arrivata al punto di far ricadere sul suo Figlio tutti i nostri peccati, fino a “mettere Dio contro Dio”, come disse Papa Benedetto XVI (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Dio infatti ama anche i suoi nemici (cfr Mt 5,43-48).

Il dialogo che Dio vuole stabilire con ogni uomo, mediante il Mistero pasquale del suo Figlio, non è come quello attribuito agli abitanti di Atene, i quali «non avevano passatempo più gradito che parlare o ascoltare le ultime novità» (At 17,21). Questo tipo di chiacchiericcio, dettato da vuota e superficiale curiosità, caratterizza la mondanità di tutti i tempi, e ai nostri giorni può insinuarsi anche in un uso fuorviante dei mezzi di comunicazione.

  1. Una ricchezza da condividere, non da accumulare solo per sé

Mettere il Mistero pasquale al centro della vita significa sentire compassione per le piaghe di Cristo crocifisso presenti nelle tante vittime innocenti delle guerre, dei soprusi contro la vita, dal nascituro fino all’anziano, delle molteplici forme di violenza, dei disastri ambientali, dell’iniqua distribuzione dei beni della terra, del traffico di esseri umani in tutte le sue forme e della sete sfrenata di guadagno, che è una forma di idolatria.

Anche oggi è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale all’edificazione di un mondo più equo. La condivisione nella carità rende l’uomo più umano; l’accumulare rischia di abbrutirlo, chiudendolo nel proprio egoismo. Possiamo e dobbiamo spingerci anche oltre, considerando le dimensioni strutturali dell’economia. Per questo motivo, nella Quaresima del 2020, dal 26 al 28 marzo, ho convocato ad Assisi giovani economisti, imprenditori e change-makers, con l’obiettivo di contribuire a delineare un’economia più giusta e inclusiva di quella attuale. Come ha più volte ripetuto il magistero della Chiesa, la politica è una forma eminente di carità (cfr Pio XI, Discorso alla FUCI, 18 dicembre 1927). Altrettanto lo sarà l’occuparsi dell’economia con questo stesso spirito evangelico, che è lo spirito delle Beatitudini.

Invoco l’intercessione di Maria Santissima sulla prossima Quaresima, affinché accogliamo l’appello a lasciarci riconciliare con Dio, fissiamo lo sguardo del cuore sul Mistero pasquale e ci convertiamo a un dialogo aperto e sincero con Dio. In questo modo potremo diventare ciò che Cristo dice dei suoi discepoli: sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-14).

Francesco

Roma, presso San Giovanni in Laterano, 7 ottobre 2019,
Memoria della Beata Maria Vergine del Rosario

http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/lent/documents/papa-francesco_20191007_messaggio-quaresima2020.html

 

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News dalle clarisse del Rwanda dal Monastero di Musambira

Le nostre sorelle clarisse del Rwanda ci hanno inviato la cronaca della Istituzione ufficiale del ‘Monastero S. Francesco di Assisi in Musambira’. Questa istituzione ufficiale è indicata nel Codice di Diritto Canonico e dalla Liturgia con il nome di ‘Erezione Canonica di un Monastero’ e rappresenta un momento di grande importanza sia per le Suore che lì vivono, sia per la Chiesa locale che lì le ha chiamate. E’ l’inizio di un perenne ringraziamento al Signore sia da parte di tutta la Chiesa Rwandese, sia da parte del Monastero: ringraziamento e intercessione che proseguirà nel tempo. La Costituzione Ufficiale di un Monastero ad opera della Santa Sede avviene dopo  diversi anni di vita concreta vissuta già da quel determinato Monastero che passa così dai lunghi anni, per così dire, di ‘noviziato’ al riconoscimento ufficiale della stabilità del Monastero e delle Clarisse che ci vivono e che ci vivranno nel futuro. Infatti l’erezione canonica riguarda anche la stabilità futura del Monastero. Il Monastero di Musambira, con la sua vita interna, può durare anche secoli, come avviene spesso per gli altri monasteri, ed essere all’origine della santificazione delle suore che lì vivono e vivranno durante i secoli, e all’origine della santità per la Chiesa universale e la Chiesa locale. E’ un riconoscimento che fa onore ed è un impegno davanti a tutta la chiesa.
Da parte nostra,  partecipiamo con gioia assieme a voi cari Benefattori e nostri Lettori, a questo momento felice ed eleviamo i nostri e vostri voti al Signore. Mentre facciamo gli auguri più sinceri ‘Ad multos annos’ alle suore, vi inviamo stralci della cronaca che una delle Suore di Kamonyi, presente a Musambira ci ha inviato sulla commovente celebrazione avvenuta il giorno 8 dicembre 2019.
“Innanzi tutto vi ringraziamo per le vostre attenzioni e preghiere dei tanti benefattori che ci hanno accompagnato. Infatti hanno portato tanto frutto, tutto è riuscito bene, ben organizzato da lasciare tutti i presenti a proprio agio. Specialmente le sorelle della comunità, erano proprio tranquille e piene di gioia, con una preparazione programmata da lungo tempo, sia nel piano spirituale che pratico, senza ostacoli oppure agitazioni. Una cerimonia che è durata dalle ore 10 alle 17 pomeriggio compreso il modesto rinfresco e l’accoglienza di tutti gli invitati.

Alla cerimonia liturgica erano presenti 3 vescovi compreso il vescovo di Burkina Faso, Diocesi dove sono state accolte le nostre sorelle, poi c’erano più di 40 preti, tutte le rappresentanze delle Congregazioni Religiose in Rwanda, c’ erano anche rappresentanze civili, tantissima gente di ogni categoria.

La Chiesa del Monastero non poteva contenere tutti, una grande parte erano fuori nella cour (piazzetta antistante) ma i microfoni trasmettevano fino a lontano, per fortuna non c’era la pioggia e tutti erano tranquilli.

Noi da Kamonyi siamo andate in 3, la Mère Letizia Mukampabuka (abbadessa di Kamonyi), Sr Ch. Giuseppina (Fondatrice) e Sr M. Tereza (una consigliera di Kamonye); inoltre Sr Giovanna Necchi, Sr Ch. Myriam e Sr Ch. Damiana (venute appositamente dall’Italia, da Assisi); c’era anche Sr. Maria Assunta di Gerusalemme venuta per l’occasione (perché prima di partire per Gerusalemme era un membro della comunità di Musambira).

Le sorelle di Musambira erano 18, quindi in tutto eravamo 25 clarisse.

Per dare un’impronta più visibile all’Incardinazione il programma prevedeva di partire  in processione dal Coro (Chiesa del Monastero) e uscire dietro il Monastero attraversando una parte del grande giardino. E poi uscire davanti al Monastero dove ci attendevano i vescovi, preti, religiosi e tanta gente. Dopo una processione prolungata siamo entrate nella Chiesa esterna e mentre gli altri ci circondavano di canti di lode per il Signore e l’affetto che manifestavano alle Sorelle. Infine siamo entrate in Coro. Subito è cominciata la Cerimonia Liturgica della Santa Messa con tutte le procedure della professione temporanea di due Sorelle. Dopo aver completato la prima parte sono cominciate le procedure dell’Erezione Canonica, mentre lo speaker commentava tutti i passaggi del Protocollo, è stata letta la parte Storica della Fondazione di Kamonyi con tutte le sue fondazioni: appunto Musambira, Burkina Faso, Biumba. La lettura della parte storica è stata fatta dal Vicario Generale della Diocesi; hanno fatto seguito altre esposizioni e discorsi, infine il Vescovo ha letto il Decreto dell’Erezione Canonica in forma solenne e pronunciando i nomi delle singole sorelle incardinate nel Monastero. Ognuna ha risposto con il suo Amen!

Poi c’è stato la benedizione di ogni parte del Monastero con la processione delle sorelle cantando le litanie dei santi, mentre tutti gli altri attendevano nella Chiesa esterna con la Corale che cantava con grande gioia; poi c’è stata la presentazione di tutti concelebranti e religiosi che erano presenti, discorsi di saluto e ringraziamento, e la grande benedizione. Infine siamo passati nella sala di accoglienza dove ci attendevano  i tre vescovi, i Preti, i Religiosi e qualche famiglia. Infine sono tutti partiti e noi siamo andate a cenare nel nostro refettorio: stanche ma piene di gioia; dopo questo abbiamo cantato i vespri solennemente e poi noi siamo partite per Kamonyi.

A Kamonyi la comunità ci attendeva con gioia per condividere insieme l’avvenimento. Alla lode di Dio!!!!!!! “

Le Sorelle Clarisse del Rwanda (Kamonyi)

Il nostro segretariato Missioni ad Gentes da anni è impegnato nel sostegno delle nostre sorelle clarisse per aiutarle sia nella formazione spirituale che nelle altre necessità a volte molto pratiche, questo è sempre stato possibile grazie ai tanti benefattori che si sono interessati in questi anni e hanno sostenuto i nostri progetti.

Il prossimo 27 febbraio 2020 fra Marco Freddi, segretario delle Missioni ad Gentes dei frati dell’Umbria, si recherà in Rwanda per alcuni corsi di formazione presso i monasteri delle clarisse e potrà  verificare sul  luogo i bisogni delle sorelle clarisse e sostenerle grazie alla generosità dei benefattori.

Chi sente il desiderio di aiutare e sostenere le nostre Sorelle Clarisse del Rwanda può farlo facendo riferimento al nostro segretariato (missioni.assisiofm@gmail.com)  oppure con una donazione

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NATALE E DINTORNI… news dalla Russia

Cari amici, eccoci di nuovo qui, questa volta per rendervi partecipi degli eventi della nostra vita “quotidiana”. Arrivato a fine Novembre, fr. Luca era stato subito coinvolto in varie predicazioni per il cammino di Avvento; inoltre il Movimento dei Focolari gli ha chiesto di preparare una serie di lezioni bibliche per la Formazione permanente, destinate ai membri del Movimento appartenenti a diverse confessioni cristiane.
Saranno registrate qui a San Pietroburgo e poi trasmesse nelle diverse città del territorio russo dove sono presenti comunità del Movimento: le distanze infatti non permettono loro una partecipazione assidua alla vita di comunità e così, grazie ai moderni mezzi di comunicazione, ci si potrà “incontrare” più spesso. La prima lezione si è tenuta all’inizio di Dicembre e ha partecipato anche fra Iuri, dando il suo piccolo contributo al momento di condivisione finale.
Il 24 Dicembre, per la Messa “di mezzanotte”, abbiamo scelto un orario un po’ anomalo: dal momento che ora siamo ospitati dai fratelli Conventuali, i nostri parrocchiani devono arrivare da più lontano… molti sono anziani, non hanno mezzi di trasporto propri e la metropolitana di notte non lavora, così abbiamo celebrato alle 8 di sera! Dopo la Messa, poi, siamo usciti nel chiostro per qualche canto natalizio attorno al presepe, quindi siamo andati in refettorio a fare un po’ di festa.

Ripartito Luca per l’Italia il 26 Dicembre, il tempo di Natale è trascorso principalmente tra casa e chiesa, tra semplici celebrazioni liturgiche e una più intima vita fraterna fatta di piccoli momenti di festa e… anche di una buona dose di riposo, di cui avevo proprio bisogno!! Non sono mancate, tuttavia, le opportunità d’incontro sia a livello civile sia religioso: due appuntamenti per lo scambio degli auguri natalizi presso il Consolato lituano (uno secondo il calendario cattolico, l’altro secondo quello ortodosso), la solenne concelebrazione liturgica per l’anniversario della consacrazione della chiesa parrocchiale dedicata alla B.V.M. di Lourdes, la cena fraterna presso il Seminario diocesano con lo scambio degli auguri natalizi. Più recentemente, fr. Iuri ha partecipato a un incontro ecumenico durante la Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani, al quale hanno preso parte i rappresentanti (presbiteri e laici) delle chiese Cattolica, Ortodossa e Luterana.

Un’altra occasione particolare è stata l’Epifania, perché qui i cattolici hanno un’interessante tradizione: al termine della Messa si benedicono acqua e gessetti che poi la gente porta a casa… lì la famiglia si riunisce per un momento di preghiera domestica nel quale il capofamiglia benedice la propria casa con l’acqua e sopra le porte (o almeno su quella d’ingresso) scrive col gesso C + M + B + l’anno, iniziali della formula latina “Cristo benedica questa abitazione”. Nel mondo slavo, però, la trascrizione delle lettere in alfabeto cirillico К + М + Б ha causato uno slittamento non solo linguistico ma anche devozionale, per cui le tre lettere sono diventate le iniziali dei nomi dei tre Magi! Un modo simpatico per invitarli a visitare anche il presepe allestito nella propria casa.
Bene, per non dilungarci troppo chiudiamo qui… per ora: vi raggiungeremo a breve con un nuovo articolo, già pronto, nel quale vi presenteremo alcuni aspetti del modo di vivere le festività natalizie presso i nostri fratelli ortodossi.
A presto!

fr Iuri

Progetti in aiuto alla nostra realtà missionaria in RUSSIA

Время летит – Il tempo vola

Eh sì, cari amici, vrièmja litìt, “il tempo vola”! Sia nel senso che sono ormai trascorsi due mesi dal nostro ultimo “bollettino”, sia nel senso che… è passato più di un anno dal nostro primo arrivo qui a s. Pietroburgo! Qualche amico, dall’Italia, mi ha allora chiesto se riuscivo a fare un primo bilancio. Mah… ben difficile.

Certo sono successe tante cose e la vita non ha mai cessato di sorprenderci: a volte in modo positivo, a volte (apparentemente?) negativo. Credo che stiamo ancora soltanto gettando le basi di un’avventura che non sappiamo come proseguirà e dove ci porterà: del resto, quando si decide di dar retta al Signore e di mettersi a servizio di un Suo progetto, bisogna accettare di non poterne avere il controllo. Qualche nuovo esempio?

Ai primi di Dicembre, al Signore è piaciuto farci una delle sue sorprese: senza dilungarci nei dettagli tecnici, il succo è che fr. Luca è stato improvvisamente “ripescato” e gli è stato assegnato uno dei posti rimanenti per accedere alla richiesta di Permesso di soggiorno triennale… a condizione di presentare tutti i documenti entro Natale! Grazie a Dio, ora alcune pratiche si possono espletare via mail, quindi ce l’abbiamo fatta: un bel colpaccio, perché significa che Luca potrebbe ricevere il Permesso già a fine Marzo. Subito dopo Natale, però, è nuovamente dovuto rientrare in Italia per un mese.

Di contro, per quanto riguarda la chiesa, a fine anno è scaduta la concessione alla ditta che sta eseguendo i restauri: lo Stato (a cui, vi ricordo, l’edificio appartiene) dovrà presto indire una nuova gara d’appalto e quindi, tra una cosa e l’altra, i lavori rimarranno (nuovamente!!) fermi fino ad Aprile… e, nel frattempo, hanno anche lasciato il tetto a metà!

Questa volta, però, desidero condividervi soprattutto le mie esperienze interiori, lasciando ad un prossimo articolo la cronaca di questi ultimi tempi. Ebbene, credo di potervi dire che “stare” è per me la parola più significativa, in questo momento. All’inizio, quando arrivammo qui, feci la triste scoperta che quel poco di russo che avevo studiato in Italia non bastava assolutamente per rendermi utile in Parrocchia… e nemmeno per una buona vita fraterna! Non potevo fare niente, “solo” pregare, studiare, offrire… e dare qualche piccolo aiuto domestico. Poi, dopo l’estate, la situazione era completamente cambiata: a causa dei problemi con i documenti, fr. Luca e io avevamo dovuto per forza decidere di alternarci tra la Russia e l’Italia e allora… Da un lato, fare a meno di lui era stato molto faticoso per me, perché anche se non sempre andiamo d’accordo, sappiamo però sostenerci a vicenda in tante cose; dall’altro lato, però, la sua assenza mi obbligava a darmi da fare, a mettermi in gioco, a prendermi cura della chiesa: con tutti i miei grandi limiti, certo, però finalmente mi sentivo utile! Anzi: quando per alcune settimane siamo stati senza corrente elettrica e pregavamo e celebravamo la Messa al freddo e al buio, mi sentivo finalmente un “vero missionario”, quasi un piccolo eroe. Che sciocco! Poi, ai primi di Novembre, con la chiusura della chiesa per i restauri, eccoci pellegrini presso i fratelli Conventuali: ormai da tre mesi, lo sapete, celebriamo la Messa con la gente solo di Domenica, mentre durante la settimana officiamo nella cappellina di casa nostra, solo noi frati. Questo mi ha fatto ripiombare in una grande inattività e ultimamente, per me, era un gran peso: sembra strano, ma non fare “niente” (sul piano pastorale, intendo) può essere molto faticoso!
Ma la relazione con Gesù, nella preghiera, si mantiene viva e mi sostiene molto. La svolta è stata il 9 Gennaio: nella Messa si è proclamato il Vangelo di Marco sulla “tempesta sedata” e subito ho pensato “ma che carino Gesù: li vede affaticati e va ad aiutarli!”… poi però “voleva oltrepassarli” e mi son detto “ma come?!? Li lascia lì e tira dritto?!?!? Ma che razza di aiuto è questo?!?!?” Poi ho pensato che forse voleva semplicemente attirare la loro attenzione e che proprio questo fosse il vero aiuto: indurli a non tenere lo sguardo basso, fisso sulle loro fatiche… ma ad accorgersi di Lui che passa. Passa e cammina sull’acqua, proprio su quelle acque agitate dal vento! E così Gesù mi ha fatto fare un bel passaggio… e mi sta aprendo il cuore a capire, ancora una volta e sempre di più, che ciò che conta davvero, in particolare in certi momenti, non è tanto il fare, ma l’essere. Soprattutto essere nel posto dove Lui mi vuole: fare la Sua Volontà e godere di questo è la cosa più importante! E se la sua volontà, ora, è che io semplicemente “stia” qui senza fare quasi nulla (se non studiare come un matto!), allora… abbandonarmi a questo con gratitudine è tutto ciò che conta. Senza dimenticare il fatto che far scendere Gesù ogni giorno in un appartamento di Pietroburgo celebrando l’Eucaristia… beh, è già un dono e un miracolo immenso!

Ecco, questa è la situazione: umanamente molto stressante, in certi momenti, e si potrebbe dire che “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, oppure… si può viverla anche come un’ottima occasione per chiedere il dono della fede ed esercitarsi continuamente nell’abbandono all’Amore del Padre.

A presto!

fr. Iuri

 

Per sostenere i nostri missionari in Russia:

Vangelo, lievito nella Chiesa. L’esempio dei protomartiri francescani e sant’Antonio di Padova

La storia è dinamica e non si ferma – neppure se qualcuno lo volesse come nel caso della Restaurazione ottocentesca – e similmente la Chiesa, visto che il Signore salva nella storia e non dalla storia. Certo vi sono situazioni e domande nuove che creano tensioni e la cui risposta non è facile da trovare.
Un momento simile si trovò a vivere Francesco d’Assisi e la fraternità minoritica che tra l’altro volle andare a predicare il Vangelo anche nelle terre dei non cristiani che in quel tempo furono innanzitutto le confinanti popolazioni mussulmane. Era in germe quello che secoli dopo sarà chiamata la missione e che avrà come emblema san Francesco Saverio.
Tra i primi francescani che si recarono tra i saraceni, e precisamente in Marocco, vanno annoverati i frati originari dell’Umbria meridionale che lo stesso frate Francesco accolse e dalla Porziuncola inviò a predicare il Vangelo. I loro nomi sono Berardo, Adiuto, Ottone, Pietro e Accursio ma nella storia sono ricordati come Protomartiri francescani essendo stati i primi frati Minori a subire il martirio.
La loro vicenda mostra tutto il fervore carismatico degli inizi ma anche le diverse sbavature dovute a un fervore carente di esperienza. Tuttavia la loro morte non fu sterile ma l’esempio impressionò il canonico agostiniano Fernando da Lisbona che vedendo i loro corpi straziati volle diventare francescano entrando nella fraternità minoritica assumendo il nome di Antonio con cui ancora oggi è venerato, soprattutto a Padova, città in cui morì e che custodisce il suo corpo. Se Gregorio IX nel 1232, ossia l’anno dopo la sua morte, lo canonizzò nel duomo di Spoleto, Pio XII ne dichiarò l’eminente dottrina unita alla santità di vita dichiarandolo doctor evangelicus.
Fu il medesimo Vangelo – lievito nascosto nella pasta della storia – che mosse i santi Protomartiri francescani a dare la vita e sant’Antonio a predicare con parole ed opere in cui le prime spiegavano il senso delle seconde mentre quest’ultime davano consistenza alla sua eloquenza.

P. Pietro Messa ofm

Per un approfondimento cfr. https://www.assisiofm.it/protomartiri-francescani-2397-1.html

Alcuni eventi importanti per la celebrazione dell’ottavo centenario dei Protomartiri Francescani: