Nuovi racconti pietroburghesi… da fra Iuri

Cari amici,
eccomi di nuovo qui ad aggiornarvi sulle nostre vicende pietroburghesi.
Ci eravamo salutati in occasione della solennità di s. Francesco, ma i festeggiamenti non erano finiti lì: sabato 12 Ottobre, infatti, una giovane coppia di nostri parrocchiani, Masha e Vitija (Maria e Viktor), hanno dato compimento al loro tempo di fidanzamento convolando finalmente a nozze. Viste le condizioni della nostra chiesa, i due sposi avevano giustamente deciso di celebrare il loro matrimonio altrove, precisamente dai nostri fratelli Conventuali. Ho concelebrato l’Eucaristia assieme ad altri tre sacerdoti loro amici, in un’atmosfera semplice e familiare ma anche multietnica ed ecumenica: Viktor, infatti, è di origine ucraina, mentre Maria è di famiglia mista: madre coreana cattolica e padre russo ortodosso. Penso che p. Luca avrebbe sottolineato come, ancora una volta, il dialogo ecumenico nasca soprattutto dalle esigenze della vita concreta, cioè “dal basso”.
A proposito di Luca: come forse ricorderete, era tornato in Italia il 4 Settembre e le pratiche burocratiche per il suo rientro sono state rallentate dalla creazione di un Ufficio apposito per le Organizzazioni umanitarie e religiose, presso il quale è stato necessario registrare quasi ex-novo la nostra Parrocchia prima di poter presentare la domanda d’invito a suo favore. Ad ogni modo, l’operazione è andata a buon fine e tra pochi giorni (precisamente giovedì 28 Novembre) Luca tornerà finalmente a Pietroburgo… anche se, ancora una volta, la sua permanenza potrà durare solo un mese: sarà comunque bello essere accompagnati da lui nel tempo di Avvento che sta per cominciare e, soprattutto, festeggiare insieme il Natale. Nel frattempo, lui e io siamo rimasti in stretto contatto attraverso i mezzi elettronici, sia per qualche semplice condivisione fraterna, sia per confrontarci su come affrontare le varie situazioni che qui si presentavano.
Le novità, infatti, purtroppo non sono mancate. Mercoledì 15 Ottobre l’impianto elettrico della chiesa ha subìto un grave sbalzo di corrente che ha bruciato il nostro contatore e alcune apparecchiature che gli operai stavano usando nei lavori di restauro. Fra Julius, il nostro economo, si è subito messo all’opera insieme al nostro Assistente legale per chiedere alla Società elettrica d’intervenire, ma da queste parti le procedure burocratiche sono particolarmente complesse (dovreste vedere quanto è spesso il plico di scartoffie che hanno dovuto compilare, firmare, timbrare…!) e così abbiamo celebrato al freddo e quasi al buio per due settimane.

Almeno la Domenica, però, abbiamo potuto godere del “calore” e della “luce” dei nostri parrocchiani, che sono stati veramente eccezionali: prima della celebrazione, man mano che arrivavano, io ero lì a salutarli e a dispiacermi e scusarmi per la situazione… e loro, soprattutto le più anziane, a consolarmi: “Ma no, padre, stia tranquillo, va benissimo! Abbiamo passato ben di peggio, se sapesse! Da piccole, dopo la guerra… oppure sotto il Regime… Non si preoccupi”. E poi diverse persone sono arrivate chi con una torcia, chi con una pila… un giovane padre di famiglia, addirittura, ha portato i faretti del suo studio fotografico (lui lavora in quel campo): ideali per il leggìo e per la nostra piccola “schola cantorum”!! È stato davvero commovente e ho voluto ringraziare tutti, dicendo che mi avevano mostrato concretamente la Chiesa come luogo di solidarietà e collaborazione reciproca. Ringraziamo il Signore!
Purtroppo però la macchina burocratica, una volta messa in moto, non si è fermata dove avremmo sperato… A causa del cantiere, infatti, il cortile era ormai sempre più ingombro di materiali da costruzione e la ditta che esegue i lavori ha ritenuto che l’accesso non fosse più sicuro e andasse riservato ai soli addetti. La Commissione statale che cura il restauro ha quindi deciso di vietarci l’ingresso e quindi, di fatto, di chiudere la chiesa e ogni suo locale fino al termine dei lavori (due-tre… quattro anni?!?!). Domenica 3 Novembre abbiamo quindi celebrato l’ultima (per ora) Messa in Parrocchia e abbiamo portato a casa nostra tutto il parato liturgico, che non potevamo certo abbandonare per anni nello scantinato. Abbiamo chiesto ospitalità per le Messe domenicali sia alla Parrocchia dell’Assunta sia al Convento s. Antonio e dopo aver valutato le loro proposte abbiamo deciso di accettare l’offerta dei fratelli Conventuali, che ci offrivano un orario più comodo permettendoci così di proseguire anche il Catechismo dei bambini. Dovremo poi decidere circa le Messe feriali. L’ennesima chiusura della chiesa è stata accolta con grande dispiacere dai parrocchiani, sebbene siano purtroppo avvezzi a peregrinare da un luogo all’altro. Speriamo di non perderne altri per strada come già accaduto in passato, mi spiacerebbe molto…
Dal punto di vista tecnico, intanto, la nostra maggiore preoccupazione è per l’impianto di riscaldamento: non è ancora chiaro, infatti, se lo sbalzo di tensione abbia bruciato anche le apparecchiature che lo fanno funzionare (pompe, termostati, elettrovalvole ecc…). Se così fosse sarebbe un grosso problema, perchè sostituirle sarebbe una spesa notevole.

Il 2 Novembre, intanto, ci siamo uniti alle celebrazioni della Parrocchia della Visitazione: la loro chiesa, infatti, è costruita sul terreno dove sorgeva uno dei vecchi cimiteri cattolici che poi i sovietici avevano profanato e così ogni anno, in quella data, dopo l’Eucaristia si fa lì una piccola processione. Ce n’era uno anche vicino alla nostra chiesa, ma durante il regime venne sventrato per scavarci una stazione della metropolitana. Eh già, proprio così! Ecco alcune foto:

Non fatevi ingannare dalle apparenze: a Maggio una donna con problemi mentali ha appiccato un incendio di notte e dentro è ancora in restauro.

Questo è il vecchio cimitero attorno alla chiesa, con le cappelle ancora semidistrutte. Sui 4 tumuli e alla lapide (in memoria di tutte le vittime del Regime sovietico) abbiamo fatto le stazioni della processione.

Dall’11 al 15 Novembre, invece, sono stato a Novosibirsk (Siberia del sud) per partecipare all’Assemblea annuale di tutti i frati minori di Russia. Detta così, sembra chissà cosa… ma in tutto siamo otto, distribuiti su tre conventi a ore e ore di aereo l’uno dall’altro!! Nonostante abbia avuto alcuni problemi di salute (la differenza di fuso orario e qualcosa che ho mangiato mi hanno letteralmente steso), è stato davvero bello godere della comunione fraterna e di un paio di giorni di ritiro spirituale. Abbiamo anche festeggiato il 25° anniversario della Scuola elementare cattolica, fondata a suo tempo da p. Guido Trezzani e ora diretta da p. Corrado, che proprio in quei giorni ha compiuto 72 anni, di cui gli ultimi 24 a Novosibirsk!

Per il resto, proseguo lo studio del russo: venerdì scorso (22 Novembre) ho completato il quinto livello (B1.1) superando l’esame interno e domani inizierò il sesto (B1.2)… terminate le basi grammaticali, ormai sono entrato nel vivo della lingua! Intanto, già dopo i primi giorni di scuola mi era venuto il desiderio di recarmi a lezione con l’abito, ma avevo voluto essere prudente: ho aspettato un po’, ci ho pregato su e pochi giorni dopo, chiacchierando con alcune studentesse italiane, una di loro mi chiese proprio perché non lo indossassi e mi incoraggiò a “osare”… così ero andato in Direzione a chiedere quali fossero le leggi al riguardo e cosa ne pensassero: non solo mi è stato risposto che era possibile ma, con mia sorpresa, mi hanno espresso il loro stupore per il fatto che un religioso girasse in borghese! Il discernimento, quindi, m’è sembrato fatto. In un contesto internazionale e interculturale come quello, la presenza di un frate mi pare non susciti particolare curiosità, ma qualcuno (per lo più studenti italiani, ma non solo) si è avvicinato manifestando interesse e ponendo domande che sono diventate occasioni, se non proprio di annuncio esplicito, almeno di testimonianza. Il Signore farà il resto!
Infine, la notizia più bella: proprio in prossimità del mio 45° compleanno, ho finalmente ricevuto il Permesso di soggiorno, che mi permetterà di rimanere in Russia per i prossimi tre anni (intanto). Benediciamo il Signore!

fra Iuri

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Ciò che prima gli riusciva amaro gli si trasformò in dolcezza. La testimonianza di Cinzia

“Non si parte pensando di salvare il mondo: in missione si riceve molto più di quello che si dà”. Mi ero appuntata sul quaderno questa frase che ci avevano lasciato i frati durante il corso “Giovani e Missione” e pensavo di averla capita. Era un invito ad essere umili, perché nessuno si sentisse buono e speciale per quello che aveva deciso di fare. Avevo imparato la teoria, ma ancora non sapevo in che modo quella frase avrebbe attraversato la mia vita.
Così il 31 agosto 2019 ho iniziato il servizio a Betlemme in un asilo e nel centro anziani della Società Antoniana, un progetto locale supportato dall’ATS pro Terra Sancta. La prima settimana ha messo in discussione ogni cosa. C’erano bambini da prendere in braccio, da consolare, da cambiare, a cui dare la pappa e con cui giocare. Poi c’erano gli anziani che non potevano muoversi che avevano bisogno di essere imboccati e asciugati. Pochi parlavano inglese e io non parlavo arabo. Qualche giorno dopo ho conosciuto anche la realtà dell’Hogar Niño Dios, che accoglie bambini con disabilità di vario tipo. Mi chiedevo: ma io cosa ci faccio qui? Non so fare tutte queste cose, non le ho mai fatte in vita mia. I dubbi e le resistenze sono stati abbattuti a poco a poco, in un crescendo di gioia e di amore. Mi sono sentita come San Francesco quando incontra i diversi, gli esclusi: “Ciò che prima gli riusciva amaro, vedere e toccare dei lebbrosi, gli si trasformò veramente in dolcezza”.
Solo alla fine del mese in Terrasanta ho capito fino a che punto ho vissuto quella frase scritta sul quaderno. Me ne sono accorta al momento dei saluti. Precipitosi, fatti di poche parole, abbracci veloci e baci dati al vento per paura di perdere l’aereo. In quel momento ho rivisto come in un film tutto quello che mi stavo portando via, tutto quello che avevo ricevuto durante il mese in Terrasanta.C’era l’abbraccio di Rahme, la donna a cui davo la cena ogni sera, che al momento dei saluti sembrava aver capito tutto anche se non mi aveva mai detto una parola. Ogni sera, quando la imboccavo, mi fissava con uno sguardo penetrante che mi interrogava. Chissà cosa voleva dirmi. Le nostre comunicazioni erano fatte solo di “Hàlas” (basta), Habibti (amica, amore) e Shuey shuey (piano piano). Ogni tanto le parlavo anche in italiano, e lei continuava a fissarmi senza dire niente. Solo qualche volta si corrucciava e diceva: “Hàlas” perché non voleva più mangiare. Una volta sola l’ho fatta ridere e non la smetteva più. Poi c’era il sorriso dolce di Norma, che mi parlava in arabo con una bella luce negli occhi e io cercavo di rispondere con le parole che avevo imparato. “Shukran iktir” (grazie mille), mi ha detto lei prima di andare via. Abudi invece era molto più giovane ma non poteva camminare bene e bisognava tenerle i polsi per farle fare qualche passo in corridoio. Le ho insegnato l’equivalente di “Yalla Yalla” (andiamo) in sardo perché la divertiva, così appena mi vedeva comparire urlava “Ajò” e rideva. Poi c’era Ivonne che amava fermarsi a parlare in giardino con me mentre fumava una sigaretta, e c’erano anche le parole non dette di Teresa, un’altra ospite del centro, che sono rimaste sospese nell’aria al momento dei saluti per il poco tempo a disposizione. Me le sono portate via insieme alla croce che mi ha impresso sulla fronte Maria, con cui ho cantato La Vie En Rose e fatto lunghi discorsi in italiano. Mi sono portata via anche il sorriso e l’energia di Mirna, e mille altre cose che mi si sono impresse nel cuore. Non dimenticherò mai il sorriso disarmante di Ivan, gli occhi puri della piccola Salma, quelli tristi di Eli che voleva sempre la mamma e quelli birichini di Lulu, Mimi, Angela e Fuad. L’ultima immagine che ho nella mente è quella dell’impassibile Yussef che – dopo tanti miei tentativi di avvicinamento – si è fermato sulla porta, ha sollevato la manina prima che andassi via e mi ha mandato un bacio.
Allora mi chiedo: davvero io ho dato qualcosa, o sono loro ad avermi dato tutto quello che avevano? Parto con questa domanda nel cuore, e saluto per l’ultima volta quella terra dove il Verbo si è fatto carne, quella terra che lui ha scelto per farsi carne anche nella mia vita.

Cinzia Maria

 

Laureate grazie al tuo aiuto. Notizie dal Sud Sudan

Un grazie ancora che ci raggiunge dal Sud Sudan,

Sr Sarah al centro

lo scorso anno, come Ufficio Missioni Estere dei frati di Umbria e Sardegna, abbiamo accolto di rispondere ad una richiesta di aiuto da Sr Sarah del Sud Sudan per potere sostenere e permettere a 16 universitarie e a 10 studentesse della scuola secondaria che si trovavano in stato di necessità di potere iscriversi e frequentare i corsi dell’anno scolastico 2018-2019.

Con gioia riportiamo la loro lettera di ringraziamento di qualche settimana fa, abbiamo aspettato a pubblicarla per attendere le foto della cerimonia di laurea di alcune di loro.

Grazie del vostro sostegno e aiuto, senza il quale queste ragazze non avrebbero potuto continuare gli  studi e portarli così a termine.

Anche quest’anno il nostro segretariato ha scelto di appoggiare, al momento, tre nuovi progetti di sostegno allo studio di giovani ragazze sud sudanesi 10 studentesse universitarie, 10 studentesse della scuola secondaria, e di  aiutare Suor Sarah, anche lei  sud sudanese,  nel suo cammino formativo rivolto all’aiuto dei giovani locali.

Crediamo che dare possibilità di una crescita anche culturale a chi ha capacità ma non ha possibilità sia un modo importante per aiutare un paese come il Sud Sudan investendo nel suo futuro.

Il Signore vi benedica!

fra Marco

Riportiamo la lettera di ringraziamento di Victoria una studentessa laureatasi grazie all’aiuto dei nostri benefattori

Cari amici e benefattori
Possa Dio nostro Padre e il Signore Gesù Cristo darvi grazia e pace, a nome delle nostre compagne e mio che ho questa occasione d’oro di scrivervi questa lettera potendo esprimere la nostra gioia, anzi siamo tanto grate per quello che avete fatto per noi. Siete venuti in nostro aiuto quando eravamo in grande bisogno e oggi, grazie al vostro sostegno, siamo laureate, non abbiamo nulla da offrirvi in cambio se non parole di ringraziamento dal profondo del nostro cuore.
Tra il gran numero che avete supportato, al momento in sette di noi abbiamo completato con successo gli studi, le altre stanno aspettano di laurearsi entro e non oltre i prossimi mesi, mentre il resto delle nostre compagne è ancora in difficoltà con i loro studi all’università, il nostro desiderio è di celebrare quel giorno insieme a voi e alla nostra più cara suor Sarah. Ancora una volta grazie e continueremo a pregare che il Signore vi conceda lunga vita e buona salute in modo che possiate continuare a svolgere la sua missione sulla terra e servire il suo popolo con amore e sollecitudine Dio vi benedica.
Vostra in Cristo
Victoria

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PER DIRVI GRAZIE e… pronti a ripartire con nuovi progetti!!!!

UN GRANDISSIMO GRAZIE A TE!

Desideriamo manifestare la nostra gratitudine verso le tante persone che in questo tempo, e alcuni da lungo tempo, stanno sostenendo in tantissimi modi il nostro Segretariato per le Missioni Estere di Umbria e Sardegna. Tanti aiuti che ci hanno permesso di organizzare alcune attività di promozione nelle scuole o  nelle nostre parrocchie attraverso laboratori con i bambini oppure essendo presenti a eventi come la “festa degli Angeli” a santa Maria Angeli con un nostro stand e con un laboratorio per la costruzione di strumenti musicali, attività che hanno permesso di fare conoscere le nostre attività e anche di raccogliere fondi per i nostri missionari e per le persone che loro servono e aiutano.

Non ultima, nel mese ottobre, quindi ancora per pochi giorni, è possibile visitare e pregare attraverso la mostra missionaria presso la basilica di santa Maria degli Angeli.

Grazie al vostro sostegno quest’anno siamo riusciti a sostenere (non tutti i progetti sono però ancora completati) Ravil e Alexander nel loro percorso di studio in Kazakistan, i nostri frati nella loro nuova missione in Russia nella nostra parrocchia di Sanpietroburgo, e le nostre clarisse del Rwanda.  Abbiamo potuto aiutare i nostri frati del Sud Sudan per sopperire ad alcune urgenze, come per esempio ricostruire la cappella di Digala e di san Matteo nel campo profughi che conta 38000 persone. Abbiamo reso possibile a 16 studentesse universitarie e 10 studentesse delle scuole superiori di potere frequentare l’anno scolastico 2018-2019 e a 19 bambini di potere frequentare la scuola elementare.

Abbiamo inoltre sostenuto il reinserimento di 10 ragazzi del Congo dopo che hanno terminato il periodo di permanenza nel nostro centro Ndako ya bandeko.

Non dimenticando “Giovani e  Missione” una formazione missionaria che ha permesso ad alcuni giovani di vivere una esperienza missionaria in Bolivia, Uganda e Terra Santa…

E altri aiuti ai nostri missionari che hanno permesso loro di potere continuare il loro servizio in terra di missione.

Tutto questo è stato possibile grazie al vostro aiuto e sostegno.

Grazie ai volontari che si sono prodigati nell’aiutarci, consigliarci, ecc…

Grazie a chi ha pensato di sostenere i nostri progetti attraverso le nostre bomboniere.

Grazie a chi ci ha donato oggetti per le nostre pesche missionarie potendo usufruire anche delle riduzioni fiscali riservate alle ONLUS….

GRAZIE!!!!!

Vi invitiamo a visitare il nostro sito e i nostri progetti,  tanti sono “nuovi” altri ancora in fase di realizzazione che speriamo al più presto di completare.

Vi chiediamo di continuare a seguire il lavoro del nostro segretariato e dei nostri missionari, con la fede certa che il Signore vi ricompenserà come Lui solo sa fare.

Il Signore vi benedica!

I frati dell’Ufficio Missioni Estere dei Frati Minori di Umbria e Sardegna

 

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“Pace buona gente!” Giovani Sud Sudanesi in aiuto nelle strade di Juba

Peace and Good People (PGP) è un gruppo nato nell’agosto 2019, formato da giovani ragazzi e ragazze della nostra missione del Sud Sudan con il solo scopo di aiutare i più bisognosi e ispirato alla preghiera cosiddetta di San Francesco che voglio qui riportare:

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dove è discordia, ch’io porti la fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto:
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare
Poichè:

È dando, che si riceve:
Perdonando che si è perdonati;
Morendo che si risuscita a Vita Eterna.

Amen.

Con questa preghiera in mente e nel cuore ogni sabato pomeriggio usciamo per le strade di Juba e incontriamo i bambini di strada, i senza tetto e una serie di persone che rappresentano il frutto di una società che non sa dove metterli, rappresentano una umanità ferita e abbandonata dai più ma sono come Eucaristia vivente di cui prendersi cura. Non cambiamo la loro vita, ma li avviciniamo e parliamo loro e dopo già due incontri ci riconoscono, anche perché abbiamo tutti la stella maglietta, e ci avvicinano sia per chiedere aiuto sia per scambiare due parole. Abbiamo già trovato tre fratelli che, avendo perso il padre sono finiti per strada, il più grande avrà 12 anni, e la cui madre dovrebbe essere in un’altra città del Sud Sudan; abbiamo già avvisato i servizi sociali che forse tramite la croce rossa riuscirà a farli tornare a casa.

Incontrare i poveri abbandonati è un incontro di fede con quel Gesù che ha detto “tutto ciò che farete ad uno dei più piccoli lo avrete fatto a me” e ancora “ero nudo e mi avete vestito, affamato e mi avete dato da mangiare, prigioniero e mi avete visitato…” e sulla scia di queste parole pronunciate 2000 anni fa un gruppetto di giovani ha deciso di formare questo gruppo che si chiama PGP che sta per PEACE AND GOOD PEOPLE.

Prima di cominciare la nostra attività per strada siamo anche stati dalla ministra del governo per gli affari sociali e ci ha dato il suo supporto; presto i servizi sociali dovrebbero unirsi a noi, ma non vogliamo perdere il nostro spirito di fede per cui ci siamo mossi in questa direzione.

Quando operiamo per strada diverse persone si avvicinano a noi e ci chiedono chi siamo, la risposta è sempre la stessa “peace and good people” e diamo loro una copia della preghiera che ha ispirato il nostro gruppo e che ci guida.

Sempre più fiero dei miei ragazzi. Il gruppo PGP – Peace and Good People, ora si ingrandisce e il nostro servizio non si limita più ai bambini di strada o ai senza tetto, ma anche ai detenuti della prigione principale di Juba. Qualche settimana fa siamo andati a visitare i carcerati per la celebrazione della Messa e poi ci siamo dedicato al servizio di assistenza dei carcerati stessi. Non posso nemmeno descrivere le ferite che molti detenuti avevano e, ovviamente, non erano assolutamente curate. Così ci stiamo organizzando per un servizio regolare in prigione, proveremo due volte al mese, più ovviamente i sabati per la strada. E’ una forte emozione vedere i giovani prendersi cura, gratuitamente di altre persone. Il bene non ha confini!

Questo ovviamente comporterà un aumento notevole delle spese… se qualcuno ci volesse aiutare…. 

Ovviamente, e in ultimo ma non per importanza, vi chiediamo di continuare a sostenerci con le vostre preghiere. Credo che siano proprio quelle ad aprirci sempre più nuovi spazi di servizio della carità come il Vangelo ci chiede.

Pace e ogni bene. Fr. Federico Loro Gatluak ( Guardiano della comunità dei Frati Minori di Juba-Sud Sudan)

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san Francesco in Russia: news dai nostri missionari

San Pietroburgo, 5 Ottobre 2019

Cari amici delle missioni,

finalmente son potuto tornare in Russia! Per motivi burocratici, infatti, avevo dovuto trascorrere alcuni mesi in Italia ma, alla fine di Agosto, ho potuto “riprendere il volo”.
Appena arrivato, la vita mi è subito venuta incontro con la sua realtà che, come sempre, ci supera e ci sorprende con la sua chiamata ad amare: lì, dove e come sei. Provo, allora, a raccontarvi qualcosa.
Già il 24 Agosto, giorno dopo il mio arrivo, è giunto a Pietroburgo don Giorgio, un sacerdote marchigiano appartenente al Movimento dei Focolari, che ha portato con sé un piccolo gruppo di adolescenti (alcuni interni al Movimento, altri no) per alcuni giorni di convivenza coi coetanei focolarini Ortodossi, tutti ospitati a Kolbina (un paesino 20 Km fuori Pietroburgo) in un campus appartenente ai Cristiani Luterani: una bella esperienza di ecumenismo pratico, semplice e concreto. Fr. Luca naturalmente, che appartiene al Movimento, ha voluto prendervi parte e io ho scelto di accettare il suo invito a partecipare ad alcuni momenti di condivisione e formazione.
In parrocchia, invece, il maltempo della settimana precedente al mio arrivo aveva causato diversi danni alla chiesa: gli operai stavano rifacendo il tetto e, per questo, avevano smontato le grondaie… ma poi i lavori avevano subito un’interruzione e così, quando pioveva, l’acqua colava lungo i muri e s’infiltrava nelle fondamenta e da lì passava fin dentro lo scantinato in cui celebriamo, che quindi si era allagato. Luca e fr. Julius avevano già tirato via l’acqua con pompe e aspiratori, poi abbiamo dovuto pulire tutto e installare un deumidificatore industriale che ogni giorno, per settimane, ha estratto dall’aria 10-12 litri d’acqua!! Pensate un po’ che umidità c’è là sotto!! Come se non bastasse, forse a causa delle infiltrazioni, il controsoffitto aveva ceduto in un punto (proprio davanti all’altare) ed era venuto giù. Ora il danno è stato riparato e anche gli operai sono tornati al lavoro.
Il 4 Settembre, purtroppo, fr. Luca è dovuto ripartire per l’Italia, dove rimarrà almeno fino a metà Novembre, per poi tornare qui fino a Natale: ci ha lasciato le consegne circa la Parrocchia (era arrivato a San Pietroburgo il 5 agosto, riprendendo in mano le varie attività pastorali e del dialogo ecumenico), sapendo che faremo quel che si può: lui è un gran lavoratore e ha dovuto suddividere fra quattro persone ciò che riusciva a fare da solo!!
Dal 9 Settembre, intanto, mi sono iscritto ad una scuola di lingua russa per stranieri, che frequento per 5 mattine a settimana: è un impegno serio e, pian piano, sta dando i suoi frutti.
Il 29 Settembre in ogni Parrocchia c’è stata l’apertura ufficiale dell’Anno pastorale: abbiamo celebrato la Messa votiva allo Spirito Santo, pregato per i catechisti e per chi si prepara a ricevere i Sacramenti e sr. Anna FMM ha presentato un riassunto della Lettera pastorale del Vescovo. Già dalla settimana precedente, però, avevamo iniziato il catechismo: sr. Anna e fr. Bernard stanno accompagnando un piccolo gruppo di bambini alla prima Comunione e alla Cresima: tutti membri della locale Comunità neocatecumenale. Il 1° Ottobre, invece, abbiamo ripreso gli incontri mensili col Vescovo per sacerdoti e religiosi e, durante la Messa, catechisti e operatori pastorali hanno ricevuto il mandato per esercitare il loro servizio ecclesiale. Durante questi incontri io capisco ancora ben poco, ma so che la cosa più importante è partecipare alla Concelebrazione eucaristica, attraverso la quale lo Spirito Santo agisce e ci chiama a creare comunione al di là delle nostre povere capacità.
Ed eccoci arrivati alla festa di s. Francesco! La sera del 3 Ottobre siamo stati ospitati dai nostri fratelli Conventuali: abbiamo celebrato i Primi Vespri nel Transito (conclusi con una mini-processione con icona e reliquia… sotto la pioggia!) e poi la Messa presieduta, secondo tradizione, da un fratello Domenicano, p. Tomash, che ha tenuto un’omelia piuttosto simpatica (sono riuscito a capire quasi tutto!!!): ha iniziato chiedendo “provocatoriamente” a cosa servono i frati minori nella Chiesa, poi ha spiegato dicendo che la Chiesa è come l’albero di Natale (qui si usa quello vero, vivo) e i vari Ordini sono le decorazioni che lo abbelliscono: angioletti, palline colorate, figure varie, personaggi del presepe. I frati minori rappresentano la Sacra famiglia, e stanno lì per ricordare a tutta la Chiesa la cosa più importante: che Dio si è fatto uomo per salvarci. La sera del 4, invece, abbiamo celebrato la Messa ognuno nella “propria” chiesa e anche noi abbiamo cercato di curare al meglio la liturgia… compatibilmente con la scalcagnata situazione in cui ci troviamo a lavorare!
Ecco: come potete vedere, Gesù non si stanca di camminare per le strade di questo nostro povero mondo… e, soprattutto, non smette di fidarsi di noi e di affidarci l’annuncio del Suo infinito Amore per ogni essere umano. Grazie a tutti voi, che ci sostenete con la preghiera e col vostro aiuto!

fr. Iuri

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Pronti a partire per la missione? Si può!

Pronti a partire?

Hai nel cuore il desiderio di partire, di fare una esperienza di missione, di “sporcarti le mani” per amare, di metterti in gioco di condividere una parte della tua “strada” con altri giovani come te verso un desiderio di pienezza.

Giovani e Missione è una possibilità, un tempo di incontro per prepararti per partire, per conoscere, facendone esperienza, realtà nuove, conoscere  altre culture,altre realtà e metterci a servizio… contattaci…

 

Ecco la testimonianza di Giulia!!!!!

“e andremo e annunceremo che in Lui tutto è possibile”

Giovani e missioni: tra aspettative e realtà

“ sarò nel posto giusto?”

“ avrò veramente capito il significato di missione?” “ non conosco nessuno, farò amicizia?”
Queste sono solo alcune delle domande che mi sono posta non appena ho premuto il tasto invia del mio messaggio di conferma della mia partecipazione al corso giovani e missione.
Sono Giulia e ho sempre desiderato partire per una missione, ho sempre sognato l’Africa e ho sempre sentito dentro di me una grande energia ogniqualvolta si parlasse di tutto ciò. Sono venuta a conoscenza di questa opportunità tramite alcuni amici che lo avevano frequentato qualche anno fa. Ho iniziato questo corso un freddo Venerdì di Novembre, dopo le prime presentazioni ci è stato chiesto quali fossero le nostre aspettative relative al corso.
Ero abbastanza agitata, spaventata di non essere all’altezza e di aspettarmi cose diverse dagli altri. Ti svelo un segreto: RILASSATI, non esistono aspettative sbagliate o giuste, non esistono risposte corrette e risposte errate, esistono semplicemente le TUE aspettative e soprattutto, nessuno ti giudica.

Questo corso è un viaggio dentro di te che ti permette semplicemente di capire se partire è la tua strada,
se il tuo grande desiderio può portare frutto buono. Durante questi fine settimana ho potuto sperimentare l’amicizia, la condivisione e l’ascolto. Ho potuto in più occasioni dialogare con persone che hanno fatto scelte di vita  completamente opposte alle mie, confrontarsi è stato bellissimo e molto arricchente. Inoltre questo corso mi ha permesso di far crescere il mio rapporto con Lui. Nella frenesia della vita quotidiana è raro che io riesca a trovar molto tempo da dedicare a Dio.
Alla fine del ciclo di incontri, dopo essersi confrontati, i frati consegnano ai partecipanti al corso un mandato. Per quanto riguarda la mia esperienza posso dire che è stato il primo momento reale in cui ho sentito concretizzarsi qualcosa che prima era solo un sogno, un’ ipotesi, insomma qualcosa di lontano da me. In quel momento guardi i tuoi compagni di corso, di avventura e puoi leggere nei loro occhi la tua stessa agitazione, le tue stesse speranze, i tuoi stessi pensieri. Io sono stata “ affidata” alla missione in Uganda. Fino a quel giorno non sapevo quasi nulla di questa terra meravigliosa e ora, a distanza di qualche mese posso dire che è diventato uno dei miei posti del cuore.

Un grazie speciale ai frati che hanno saputo gestire questo corso in maniera meravigliosa, un grazie ad Adriana che è stata una nonna, una cuoca ed una roccia. ( che poi e diciamocelo, pizze buone come le sue difficilmente se ne trovano.. per non parlare delle zuppe calde che di inverno scaldano corpo e mente)

Un ringraziamento anche ai miei compagni di avventura e soprattutto a Chiara: mia compagna di missione in Uganda.
Il ringraziamento più grande però va a Lui, senza il quale nulla sarebbe possibile.

Giulia.

 

 

Mostra missionaria presso la Basilica della Porziuncola: “Se vuoi essere perfetto và”

Invitati dal Santo Padre Francesco, l’Ufficio Missioni Estere dei Frati Minori di Umbria e Sardegna vuole proporre una occasione per pregare e conoscere alcuni testimoni di frati minori della Provincia Serafica o che hanno esercitato lungamente il loro ministero nei Santuari di Assisi.
Una mostra missionaria che, ripercorrendo quattro mandati missionari di Gesù: “predicate che il regno dei cieli è vicino, andate in tutto il mondo, guarite gli infermi, scacciate i demoni” desidera in questo “mese missionario straordinario”, aiutare a “risvegliare maggiormente la consapevolezza della missio ad gentes e riprendere con nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita e della pastorale” riconoscendo che “l’azione missionaria è il paradigma di ogni opera della chiesa” come ha scritto Papa Francesco.
Quattro mandati missionari e quattro testimoni (sant’ Antonino Fantosati, P. Odorico D’Andrea, P. Michele Impagnatiello, P. Bernardino de Vita), che hanno vissuto l’invito di Gesù a seguirlo, in “terra di missione”, all’estero o nel confessionale, anche vivendo con spirito missionario la dolorosa esperienza della malattia e del martirio.

Vi invitiamo a visitare la nostra mostra e a pregare in questo mese missionario straordinario, anche attraverso l’intercessione dei nostri frati perchè possiamo donare a tutti il dono della fede che gratuitamente abbiamo ricevuto, come ci ricorda Papa Francesco nel messaggio per la giornata missionaria mondiale 2019, “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi arrivando alla conoscenza della verità e all’esperienza della misericordia grazie alla Chiesa, sacramento universale di salvezza”.

La mostra è visitabile tutti i giorni fino al 31 ottobre presso la seconda cappella laterale a destra,  all’interno della Basilica della Porzincola a Santa Maria degli Angeli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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“Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”

In occasione del “MESE MISSIONARIO STRAORDINARIO” indetto da Papa Francesco vogliamo condividere con voi il  messaggio che il Santo Padre ha scritto per la giornata missionaria mondiale 2019, perchè questo mese possa essere un “tempo propizio” per prendere coscienza del grande dono ricevuto, “l’essere figli di Dio”, e per annunciarlo a tutti…

 

 Battezzati e inviati:
la Chiesa di Cristo in missione nel mondo

 Cari fratelli e sorelle,

per il mese di ottobre del 2019 ho chiesto a tutta la Chiesa di vivere un tempo straordinario di missionarietà per commemorare il centenario della promulgazione della Lettera apostolica Maximum illud del Papa Benedetto XV (30 novembre 1919). La profetica lungimiranza della sua proposta apostolica mi ha confermato su quanto sia ancora oggi importante rinnovare l’impegno missionario della Chiesa, riqualificare in senso evangelico la sua missione di annunciare e di portare al mondo la salvezza di Gesù Cristo, morto e risorto.

Il titolo del presente messaggio è uguale al tema dell’Ottobre missionario: Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo. Celebrare questo mese ci aiuterà in primo luogo a ritrovare il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle. E questa vita divina non è un prodotto da vendere – noi non facciamo proselitismo – ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della missione. Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono e gratuitamente lo condividiamo (cfr Mt 10,8), senza escludere nessuno. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi arrivando alla conoscenza della verità e all’esperienza della sua misericordia grazie alla Chiesa, sacramento universale della salvezza (cfr 1 Tm 2,4; 3,15; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48).

La Chiesa è in missione nel mondo: la fede in Gesù Cristo ci dona la giusta dimensione di tutte le cose facendoci vedere il mondo con gli occhi e il cuore di Dio; la speranza ci apre agli orizzonti eterni della vita divina di cui veramente partecipiamo; la carità, che pregustiamo nei Sacramenti e nell’amore fraterno, ci spinge sino ai confini della terra (cfr Mi 5,3; Mt 28,19; At 1,8; Rm 10,18). Una Chiesa in uscita fino agli estremi confini richiede conversione missionaria costante e permanente. Quanti santi, quante donne e uomini di fede ci testimoniano, ci mostrano possibile e praticabile questa apertura illimitata, questa uscita misericordiosa come spinta urgente dell’amore e della sua logica intrinseca di dono, di sacrificio e di gratuità (cfr 2 Cor 5,14-21)! Sia uomo di Dio chi predica Dio (cfr Lett. ap. Maximum illud).

È un mandato che ci tocca da vicino: io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione; ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da sé stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita. Nessuno è inutile e insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio. Anche se mio padre e mia madre tradissero l’amore con la menzogna, l’odio e l’infedeltà, Dio non si sottrae mai al dono della vita, destinando ogni suo figlio, da sempre, alla sua vita divina ed eterna (cfr Ef 1,3-6).

Questa vita ci viene comunicata nel Battesimo, che ci dona la fede in Gesù Cristo vincitore del peccato e della morte, ci rigenera ad immagine e somiglianza di Dio e ci inserisce nel corpo di Cristo che è la Chiesa. In questo senso, il Battesimo è dunque veramente necessario per la salvezza perché ci garantisce che siamo figli e figlie, sempre e dovunque, mai orfani, stranieri o schiavi, nella casa del Padre. Ciò che nel cristiano è realtà sacramentale – il cui compimento è l’Eucaristia –, rimane vocazione e destino per ogni uomo e donna in attesa di conversione e di salvezza. Il Battesimo infatti è promessa realizzata del dono divino che rende l’essere umano figlio nel Figlio. Siamo figli dei nostri genitori naturali, ma nel Battesimo ci è data l’originaria paternità e la vera maternità: non può avere Dio come Padre chi non ha la Chiesa come madre (cfr San Cipriano, L’unità della Chiesa, 4).

Così, nella paternità di Dio e nella maternità della Chiesa si radica la nostra missione, perché nel Battesimo è insito l’invio espresso da Gesù nel mandato pasquale: come il Padre ha mandato me, anche io mando voi pieni di Spirito Santo per la riconciliazione del mondo (cfr Gv 20,19-23; Mt 28,16-20). Al cristiano compete questo invio, affinché a nessuno manchi l’annuncio della sua vocazione a figlio adottivo, la certezza della sua dignità personale e dell’intrinseco valore di ogni vita umana dal suo concepimento fino alla sua morte naturale. Il dilagante secolarismo, quando si fa rifiuto positivo e culturale dell’attiva paternità di Dio nella nostra storia, impedisce ogni autentica fraternità universale che si esprime nel reciproco rispetto della vita di ciascuno. Senza il Dio di Gesù Cristo, ogni differenza si riduce ad infernale minaccia rendendo impossibile qualsiasi fraterna accoglienza e feconda unità del genere umano.

L’universale destinazione della salvezza offerta da Dio in Gesù Cristo condusse Benedetto XV ad esigere il superamento di ogni chiusura nazionalistica ed etnocentrica, di ogni commistione dell’annuncio del Vangelo con le potenze coloniali, con i loro interessi economici e militari. Nella sua Lettera apostolica Maximum illud il Papa ricordava che l’universalità divina della missione della Chiesa esige l’uscita da un’appartenenza esclusivistica alla propria patria e alla propria etnia. L’apertura della cultura e della comunità alla novità salvifica di Gesù Cristo richiede il superamento di ogni indebita introversione etnica ed ecclesiale. Anche oggi la Chiesa continua ad avere bisogno di uomini e donne che, in virtù del loro Battesimo, rispondono generosamente alla chiamata ad uscire dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria patria, dalla propria lingua, dalla propria Chiesa locale. Essi sono inviati alle genti, nel mondo non ancora trasfigurato dai Sacramenti di Gesù Cristo e della sua santa Chiesa. Annunciando la Parola di Dio, testimoniando il Vangelo e celebrando la vita dello Spirito chiamano a conversione, battezzano e offrono la salvezza cristiana nel rispetto della libertà personale di ognuno, in dialogo con le culture e le religioni dei popoli a cui sono inviati. La missio ad gentes, sempre necessaria alla Chiesa, contribuisce così in maniera fondamentale al processo permanente di conversione di tutti i cristiani. La fede nella Pasqua di Gesù, l’invio ecclesiale battesimale, l’uscita geografica e culturale da sé e dalla propria casa, il bisogno di salvezza dal peccato e la liberazione dal male personale e sociale esigono la missione fino agli estremi confini della terra.

La provvidenziale coincidenza con la celebrazione del Sinodo Speciale sulle Chiese in Amazzonia mi porta a sottolineare come la missione affidataci da Gesù con il dono del suo Spirito sia ancora attuale e necessaria anche per quelle terre e per i loro abitanti. Una rinnovata Pentecoste spalanca le porte della Chiesa affinché nessuna cultura rimanga chiusa in sé stessa e nessun popolo sia isolato ma aperto alla comunione universale della fede. Nessuno rimanga chiuso nel proprio io, nell’autoreferenzialità della propria appartenenza etnica e religiosa. La Pasqua di Gesù rompe gli angusti limiti di mondi, religioni e culture, chiamandoli a crescere nel rispetto per la dignità dell’uomo e della donna, verso una conversione sempre più piena alla Verità del Signore Risorto che dona la vera vita a tutti.

Mi sovvengono a tale proposito le parole di Papa Benedetto XVI all’inizio del nostro incontro di Vescovi latinoamericani ad Aparecida, in Brasile, nel 2007, parole che qui desidero riportare e fare mie: «Che cosa ha significato l’accettazione della fede cristiana per i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi? Per essi ha significato conoscere e accogliere Cristo, il Dio sconosciuto che i loro antenati, senza saperlo, cercavano nelle loro ricche tradizioni religiose. Cristo era il Salvatore a cui anelavano silenziosamente. Ha significato anche avere ricevuto, con le acque del Battesimo, la vita divina che li ha fatti figli di Dio per adozione; avere ricevuto, inoltre, lo Spirito Santo che è venuto a fecondare le loro culture, purificandole e sviluppando i numerosi germi e semi che il Verbo incarnato aveva messo in esse, orientandole così verso le strade del Vangelo. […] Il Verbo di Dio, facendosi carne in Gesù Cristo, si fece anche storia e cultura. L’utopia di tornare a dare vita alle religioni precolombiane, separandole da Cristo e dalla Chiesa universale, non sarebbe un progresso, bensì un regresso. In realtà, sarebbe un’involuzione verso un momento storico ancorato nel passato» (Discorso nella Sessione inaugurale, 13 maggio 2007: Insegnamenti III,1 [2007], 855-856).

A Maria nostra Madre affidiamo la missione della Chiesa. Unita al suo Figlio, fin dall’Incarnazione la Vergine si è messa in movimento, si è lasciata totalmente coinvolgere nella missione di Gesù, missione che ai piedi della croce divenne anche la sua propria missione: collaborare come Madre della Chiesa a generare nello Spirito e nella fede nuovi figli e figlie di Dio.

Vorrei concludere con una breve parola sulle Pontificie Opere Missionarie, già proposte nella Maximum illud come strumento missionario. Le POM esprimono il loro servizio all’universalità ecclesiale come una rete globale che sostiene il Papa nel suo impegno missionario con la preghiera, anima della missione, e la carità dei cristiani sparsi per il mondo intero. La loro offerta aiuta il Papa nell’evangelizzazione delle Chiese particolari (Opera della Propagazione della Fede), nella formazione del clero locale (Opera di San Pietro Apostolo), nell’educazione di una coscienza missionaria dei bambini di tutto il mondo (Opera della Santa Infanzia) e nella formazione missionaria della fede dei cristiani (Pontifica Unione Missionaria). Nel rinnovare il mio appoggio a tali Opere, auguro che il Mese Missionario Straordinario dell’Ottobre 2019 contribuisca al rinnovamento del loro servizio missionario al mio ministero.

Ai missionari e alle missionarie e a tutti coloro che in qualsiasi modo partecipano, in forza del proprio Battesimo, alla missione della Chiesa invio di cuore la mia benedizione.

Dal Vaticano, 9 giugno 2019, Solennità di Pentecoste

 

FRANCESCO

 

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un grazie dal Sud Sudan

Un grande GRAZIE dalla comunità di Digala del Sud Sudan.
Grazie a chi si è preso cura, sostenendo i nostri progetti, della nostra gente del Sud Sudan.
Grazie al vostro sostegno è stato possibile riparare la cappella di Digala, a 35 Km dalla capitale del Sud Sudan, una cappella costruita di fango e calce con il tetto in lamiera, come si costruisce in Sud Sudan, che a causa della guerra aveva ricevuto delle gravi lesioni.
Grazie al sostegno dei benefattori e al lavoro manuale dei parrocchiani, è stato possibile ristrutturare la cappella, e quindi di riutilizzarla nuovamente come centro di preghiera, di incontro e di crescita per l’intera comunità cristiana e per il villaggio, il quale non ha altri locali abbastanza capienti per riunire la popolazione.
Grazie di cuore da parte della comunità.
Il Signore vi ricompensi, anche per il bene che continuate a fare nel sostenerci per le varie richieste a volte urgenti, che arrivano al nostro segretariato dai nostri missionari, i quali non riescono a rispondere a tutte le necessità solamente con l’aiuto della gente del luogo.
Per rispondere a tali urgenze abbiamo attivato un “progetto urgenze Sud Sudan” che permette di aiutare in modo più celere questa realtà, a volte difficilmente programmabile con progetti.
Fra Marco

 

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