“Siempre bajo el mismo cielo… siempre en los brazos del mismo Padre”

“Sempre sotto lo stesso cielo… sempre tra le braccia dello stesso Padre”

25 luglio – 29 agosto 2016, Bolivia

 

“Il rientro sarà tosto” mi dicevano…io non pensavo, e invece, è proprio così.

Sono tornata da poco più di una settimana dalla mia missione, dalla mia BOLIVIA, eppure è ancora tutto così strano: camminare per le strade vuote e silenziose senza sentire il sottofondo della musica latino-americana che ti rallegra la giornata, img_0010passeggiare senza dover fare gli slalom tra i venditori ambulanti, sedermi a guardare la tv su un divano da sola e non su un tappeto con tanti altri bimbi, e ancora…uscire dalla stanza e non essere sommersa dall’affetto di chi non aspetta altro che TU esca dalla stanza pronta per stare in mezzo a loro, che in non più di un nano secondo, ti dimostrano con la loro ingenua semplicità quanto tu sia prezioso ai loro occhi solo perché sei LI’, con loro.

Ma perché la missione? Perché la Bolivia?

A novembre dello scorso anno, su consiglio del mio padre spirituale, in merito a un mio desiderio di approfondire la tematica della missione, ho iniziato il cammino “Giovani & Missione” a Costano, promosso dai frati della Toscana, Marche, Umbria e Lazio ed articolato in 4 week end. Durante questi incontri ci si mette in gioco e in discussione in prima persona e con il Signore, cercando di fare luce sul proprio desiderio in merito ad un’esperienza di missione e cercando di capire la Sua volontà, attraverso un buon discernimento e mettendosi in ascolto. Al termine del cammino, c’è la possibilità di dare la propria disponibilità per vivere un’esperienza di missione e così è stato per me e per altri miei fratelli: lo scorso 19 marzo in Porziuncola, ad Assisi, abbiamo ricevuto il mandato missionario ed io, insieme ad Eleonora e Adriana sono stata destinata alla Bolivia, con Fra Beppe, la nostra “botte di ferro”.

Siamo atterrati a Santa Cruz de la Sierra il 26 luglio, dando così inizio alla nostra missione ad gentes. I primi dieci giorni siamo stati nel chaco, (la foresta): accompagnati da volontari e abitanti del posto, abbiamo avuto la possibilità di conoscere diverse realtà: abbiamo visitato Gutierrez, dove Padre Tarcisio ha fondato una casa e un’università con ben quattro facoltà, in cui vengono accolti i ragazzi che intendono studiare e allo stesso tempo fare vita comune; abbiamo visitato San Nicholas, dove in questi anni è stato realizzato un pozzo per far sì che al villaggio arrivasse l’acqua necessaria per vivere; siamo stati al villaggio di Guyrayurarenda, dove grazie ad un altro progetto è stata costruita una cappellina per la preghiera e per celebrare la S. Messa; siamo stati a Ivo, ospiti da Maria Vaccaro, una laica che gestisce e si prende cura dei bimbi di un villaggio sperduto nella foresta; siamo andati a visitare Isoso,  un altro villaggio del chaco, dove, ospiti di donna Eugenia, abbiamo potuto conoscere l’artigianato locale fatto a telaio e  condividere due giorni di vita concreta con le famiglie; abbiamo visitato l’Arca, una comunità che si occupa di assistenza a 360° di persone diversamente abili gravi e meno gravi; abbiamo visitato una casa della comunità Papa Giovanni XXIII, che accoglie ex alcolisti; abbiamo visitato l’Hogar delle Suore Francescane di Gesù Bambino, una mensa gestita dalle Suore (Onoria) e una casa di riposo per anziani…insomma, non ci siamo fatti mancare nulla. In lungo e in largo abbiamo percorso tanti, tanti chilometri…se solo i nostri piedi potessero raccontare ogni passo che hanno compiuto, il colore della terra che hanno toccato, il profumo dell’aria che hanno respirato, forse, renderebbero di più l’idea di ciò che sono stati questi 35 giorni per me, per noi… Abbiamo visitato e vissuto tante diverse realtà, ma c’è qualcosa che le accomuna tutte, nessuna esclusa: l’ “ACCOHIDA” e il “COMPARTIR” (l’accoglienza e la condivisione). Sì, perché non ci siamo mai sentiti ospiti, MAI, in nessun luogo. Ci siamo sempre sentiti parte della famiglia o della comunità che abbiamo visitato, tante volte, ancor prima di giungervi. Ci aspettavano, sempre, a qualsiasi ora, in qualsiasi luogo. Ed è bello sentirsi desiderati e imparare a desiderare e ad accogliere l’altro, iniziare ad essere felici ancor prima che l’altro arrivi, a prescindere da chi sia, semplicemente consapevoli del fatto che l’altro, il fratello o la sorella che mi trovo di fronte non è altro che Gesù stesso, che mi chiede ogni giorno di accoglierlo e di amarlo e che fa sì che io mi faccia amare per quella che sono.img_0111

Terminata la parentesi della foresta, che ci ha fatto entrare a piccoli passi in quella che ora mi piace definire anche la “nostra” Bolivia, siamo tornate alla base, a Santa Cruz, ospiti dalle Suore di Santa Elisabetta d’Ungheria, dove siamo state per quasi una ventina di giorni. Abbiamo avuto la grande possibilità di vivere all’interno dell’hogar da loro gestito e questo è stato il primo dono grande. Abbiamo mangiato, ballato, dormito, cantato, riso, giocato, studiato… tutto sempre insieme a 30 splendidi bimbi che si sono presi cura di noi. Sì, perché non siamo noi ad aver fatto qualcosa per loro, anzi, sono loro ad aver fatto grandi cose in noi, perché era inevitabile incontrare il Signore nel loro sguardo sincero, nelle loro mani che ti accarezzavano, nel loro cercarti per stare con te sempre, a qualsiasi ora, a qualsiasi costo… Io, se penso a cosa ho fatto di concreto in questa missione, fatico a trovare una risposta… mi rispondo che ho detto il mio SI’, che ho dato la mia disponibilità per partire e sono concretamente partita. Questo è quello che ho fatto; una volta arrivata, semplicemente sono STATA, lì o là, dove il Signore mi chiedeva di stare, cercando di capire perché mi stava chiamando a vivere una realtà piuttosto che un’altra, cercando di non perdermi mai nulla di ciò che stavo vivendo, nelle gioie, ma anche e soprattutto nelle piccole fatiche quotidiane in cui davvero sperimenti la bellezza dell’affidamento: ciò che desideri è solo rendere grazie a Lui per gli infiniti doni ricevuti cercando di abbandonarti ogni giorno nelle Sue mani, cercando di compiere la Sua volontà, nei momenti facili e in quelli più difficili, imparando così dal Suo sguardo a volere bene, dalla sua misericordia a perdonare e dal Suo amore vincente e liberante a vivere e ad amare.

Ora, nella fatica, ma allo stesso tempo nella bellezza del rientro, mi riempie pensare che siamo sempre sotto lo stesso cielo e tra le braccia dello stesso Padre: sì, perché davvero credo e sento di avere una seconda grande famiglia a distanza che mi ha accolta, che mi ha voluta bene e si è presa cura di me come una figlia. Inevitabilmente e inaspettatamente un pezzettino del mio cuore l’ho lasciato lì, in quella casa, in quelle strade, nel cuore di ognuno di loro. Perché se parti con un cuore disposto a mettersi in gioco, la missione ti smonta, ti insegna a guardare tutto ciò che ti circonda e tutto ciò che vivi; ti riempie di un desiderio di AMARE che sembra alle volte quasi insaziabile, ti fa venire appetito di tutto ciò che è essenziale e così, silenziosamente, ti ricostruisce, ti dona DUE OCCHI E UN CUORE NUOVO, ancora più grande, più desideroso e forse, più capace di amare.

Anna

Giovani&Missione … Si parte !!!

Qualche settimana fa, in Porziuncola alcuni dei fratelli e delle sorelle che hanno partecipato al Corso G&M, hanno ricevuto il mandato missionario, eccoli insieme alle loro destinazioni.

Il percorso era iniziato a Novembre ed ora è giunto alla sua conclusione, o forse al suo inizio … già perchè ogni partenza è un nuovo inizio.

Vi chiediamo di accompagnare questi nostri fratelli con la preghiera.

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II Tappa G&M

Lo scorso 22-23-24 Gennaio si è tenuta la seconda tappa del Corso Giovani&Missione : “Scontro o Comunione”?

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“L’amore totale ti smonta”.

Queste parole credo che riassumano alla perfezione questo secondo week end.

Mi sento proprio così, smontata e traboccante del suo amore infinito e con il cuore colmo della sua presenza concreta davvero unica ed indispensabile.

Lui è il mio epicentro: è dal suo sguardo che voglio imparare a guardare e ad osservare il mondo, è dalla sua misericordia che voglio imparare a perdonare, è dal suo amore vincente e liberante che voglio imparare a vivere ed amare.  (Anna)

L’altro è diverso, ma da cosa? In cosa consiste la diversità?

L’altro non è diverso, è unico! L’altro non è diverso ma è il mio specchio! Nel fratello posso vedere me stessa, un peccatore assetato di Dio e della sua misericordia, una persona ferita che cerca guarigione in Lui. Da questo devo necessariamente sentire il bisogno di condividere generosamente il bene che ho ricevuto come dono, Gesù Cristo. L’altro ha bisogno come me della Sua salvezza ed io ho una grande responsabilità davanti a questa Verità unica, quella di ascoltare e vivere in modo coerente il Vangelo, perché non sono necessarie tante parole, basta la testimonianza della vita quotidiana per diffondere la Bellezza di cui l’altro non può non innamorarsi.
L’altro mi da la possibilità di spendermi, di donare, ma anche di ricevere perché il fratello è Dio che mi chiede amore e di essere accolto donando la vita per Lui. (Eleonora)

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Nembrini

Primo Incontro G&M

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“Camminando si apre il cammino “! Con queste parole ha inizio la mia prima tappa di Giovani e Missioni, perché racchiudono il senso che vorrei dare a questa nuova esperienza…! Giulia.

Più che un’esperienza per imparare è stata un’esperienza per iniziare a pormi domande e cercare risposte. Maurizio.

Ma io sono una turista o una pellegrina…??? Sicuramente sono alla ricerca “dell’essere una pellegrina” …del divenire una pellegrina. Maria Grazia.

Non sempre nella vita il percorso ci è conosciuto sin dal primo passo e questo primo incontro è stato il momento per conoscere di più se stessi e offrire la disponibilità ad ascoltare, a prepararsi e ad accogliere un desiderio ancora giovane di affacciarsi a una missione all’Estero ma ancor più in generale nella propria vita e nel luogo in cui si chiamati ad essere speranza e testimonianza. Mario.

Prima di portarlo agli altri bisogna fare del vangelo la nostra vita aprire, abbandonare completamente il nostro cuore all’amore misericordioso di Gesù, fare testimonianza del suo Amore e che siamo tutti suoi figli. Pamela.

Questo corso servirà a fare molta chiarezza dentro di me, affrontando così le paure più nascoste, per scoprire che alla fine “l’altro” non è poi così distante da noi, anzi siamo tutti fratelli uniti in Cristo che hanno voglia di testimoniare la stessa verità: “Noi amiamo perché egli ci ha amato per primo”. Alessandra.

Prepararci per partire per la nostra missione AD GENTES: …dobbiamo essere pronti a TESTIMONIARE i fatti realmente accaduti riguardanti la nostra fede, dobbiamo essere pronti a CONDIVIDERE la vita dei poveri, dobbiamo essere disposti ad ACCOGLIERE l’altro nella verità, dobbiamo e dovremo essere semplicemente CHIESA ovunque andremo. Anna.

Il momento dell’Adorazione, in cui ciascun Fratello ha offerto al Signore un oggetto lo rappresentasse o a cui tenesse in particolar modo, spunto per chiedermi “Quanto sono disposto a rinunciare per Dio? A cosa sono disposto a rinunciare per il prossimo?” Mario.

Sono chiamata ad essere, non specchio di qualche modello o di qualche super eroe bensì, riflesso del Suo volto.
Essere cristiani è una vera e propria vocazione, per questo oggi nutro un desiderio nel cuore:
vivere e portare un pezzetto di Cielo anche qui sulla terra. Stefania.

Il primo atto è stato capire il posizionamento di me stessa nel cammino per portare la Verità della Chiesa. Non siamo venditori di filastrocche, siamo pescatori d’uomini, ed una cosa assai impegnativa. Emilia.

Quando sperimenti la pienezza di Cristo, quando gusti la bellezza viva e vera della sua parola, nasce un desiderio forte di correre ad annunciare, di essere possibilità per l’altro, di rivedere il tuo modo di relazionarti, di imparare a vivere nella gratuità e nella carità, di posare il tuo sguardo sull’essenziale. Mauro.

L’esperienza di G&M sin dal primo incontro ci ha spinti ad una maggiore riflessione e sui noi stessi e sulle autentiche motivazioni che stanno alla base del nostro desiderio di servire Cristo attraverso il prossimo. Che sia qui o dall’altra parte del mondo. Francesco e Federica.

Continuo a chiedermi ancora il motivo per il quale mi ha spinta qui e cosa mi sta preparando, ma basta con i tanti “perché?”, cambio il punto di vista e dico “Tu sai!”. Mi fido e mi affido e vediamo quale abbondanza di pesci mi riserva! Eleonora.

Portare Frutto

Il corso Giovani&Missione tra qualche settimana prenderà di nuovo il via … la testimonianza di Maria Chiara ci aiuta a capire come cambia il cuore di chi si scopre un Amore più grande.vigna-roda

 

“Non amate per la bellezza, perché un giorno finirà.
Non amate per l’ammirazione, perché un giorno vi deluderà.
Amate e basta, perché il tempo non può far finire un amore che non ha spiegazioni.”

Madre Teresa di Calcutta

Oggi ho “casualmente” intravisto questa frase e i miei occhi vi si sono soffermati senza alcuna esitazione. Sono giorni che i miei pensieri sfociano nella stessa direzione: l’Amore e il Servizio.
Mi viene in mente un sogno che ho fatto qualche settimana fa, non per trovarci un significato particolare nella mia vita adesso, ma sicuramente mi fa riflettere: ero distesa in un letto di ospedale accanto ad un bambino, che ho realmente conosciuto in Brasile, e lo accudivo, stringendolo forte a me, nonostante la febbre alta e una malattia contagiosa. Gli cambiavo le pezze bagnate e lo accarezzavo per farlo addormentare. La cosa che mi è rimasta più impressa è stata lo sguardo di Amore che c’era nei nostri occhi: un Amore gratuito e senza aspettative. Semplicemente stare in quel posto, al mio posto, e Amare infinitamente quel bambino, quella situazione, quel dolore.

Mi sto accorgendo giorno per giorno che qualcosa che mi urtava particolarmente, sta cominciando a farsi spazio nel mio cuore con molta delicatezza. Tutti i giorni rivivo un episodio importante che mi ha segnato durante la missione in Brasile: era il giorno del mio Battesimo, l’8 Agosto, e nel primo pomeriggio Marianna ed io siamo andate con alcuni volontari al progetto di fraternità che le suore hanno in una zona poverissima di Nova Xavantina, in Mato Grosso. Non era la prima volta che andavamo lì, ma quel giorno era diverso: abbiamo aperto l’oratorio della piccola chiesa e ci siamo subito rese disponibili per aiutare i volontari. I giochi erano davvero fatiscenti e arrugginiti, in una saletta dietro la chiesa, Donna Soccorro, una volontaria, ha cominciato a preparare il sugo con i wusterl da mettere nei panini, come merenda insieme al succo di maracuja. Mano a mano i bambini cominciavano ad arrivare e dopo poco si è presentata una bimba di appena sette anni: il suo nome è Estephany. Si è aggrappata a me, tirandomi la maglietta in cerca di attenzione. Abbiamo giocato insieme saltando con la corda e su dei coperchioni di gomma, usati come tappeti elastici, con una bambola rotta e a “nascondino” sullo scivolo. Voleva essere presa in braccio. Cercava il mio sguardo, la mia attenzione, il contatto fisico. Ad un certo punto si avvicina una volontaria, di nome Toninha, e mi dice che Estephany, affidata alla nonna con il vizio dell’alcol, fino a due anni fa non è mai stata lavata da nessuno; è stata lavata la prima volta da questa volontaria nel lavandino dell’oratorio e la piccola, alla tenera età di cinque anni, ha esclamato: “Finalmente un bagno”. Nel frattempo avevo notato anche una protuberanza dura sul braccio di Estephany che mi ha lasciato un po’ perplessa.
Subito ho preso le distanze da quella bambina, non solo fisicamente. Nella mia testa vagavano tantissimi pensieri, come impazziti, ma in un’unica direzione: dovevo preservarmi perché poteva trasmettermi qualche malattia, era sporca e io non dovevo starle vicina. Umanamente ho provato rifiuto nei confronti di quella bimba. Inoltre, alla fine della merenda avevamo dato ai bimbi delle caramelle e molti di loro avevano buttato le carte per terra: in quel momento mi sono arrabbiata molto e li ho richiamati perché non era rispettoso comportarsi così. Si spintonavano tra di loro, scaraventavano le biciclette sui giochi, rompendoli. Perché dovevo avvicinarmi a loro?
Ritornando a casa avevo tanti pensieri che mi hanno scombussolato e anche fisicamente non mi sono sentita bene, mi sentivo svenire, avevo la pressione molto bassa. Provavo tanta incomprensione e mi ripetevo: “Perché questi volontari continuano a venire qui, ad offrire il loro tempo e il loro servizio ogni sabato, se poi in questi bambini non si vede un margine di miglioramento? Non sono capaci neanche di buttare la carta delle caramelle nel cestino … Cosa vengono a fare qui se poi questi bambini non crescono nell’educazione e nel rispetto? Il mio giudizio è prevalso anche qui. Non mi capacitavo di una cosa simile.
Sono uscita dalla camera per prendere un po’ d’aria e ho incontrato sr. Marcilene, con cui ho scambiato quattro parole. Ad un certo punto sono scoppiata in lacrime e sono andata in cappella, inginocchiandomi di fronte al Santissimo. In quel momento il Signore mi aveva messo in ginocchio. Fino ad allora, nonostante la consapevolezza, avevo continuato a tenere le redini della mia vita, ma in quell’istante la mia autosufficienza è crollata. Le mie ragioni sono svanite. I miei giudizi si sono smaterializzati. Il Signore mi aveva letteralmente messo a tappeto, come mai mi è capitato durante le gare di karate. In quel momento si è fatta spazio nel mio cuore un’altra logica, la logica di Dio. Ho cominciato a benedire la perseveranza di queste suore, di questi volontari che puntualmente ogni sabato vanno ad aprire l’oratorio e a preparare la merenda a questi bimbi. Cos’ è che li spinge a dedicarsi pienamente a questo progetto? Il motore di Tutto: l’Amore! Non esisteva la logica del cambiamento, del fare qualcosa per vedere i risultati, ma la logica dello STARE. Esserci nella pienezza e nell’Amore con Passione. La loro missione è portare frutto, non risultato: il frutto ha dentro di sé il seme, ha il profumo e il gusto dell’eternità.
Questa è la Bellezza di cui mi sono innamorata: una Bellezza che non appassirà mai, perché è eterna.

E’ un Dono grande che il Signore mi ha fatto vivere e toccare con mano: è difficile trasmetterlo agli altri e a volte penso che alcune cose debbano rimanere nella mia intimità di ciò che ho sperimentato con Lui.

Qualche tempo fa ho partecipato alla missione in preparazione al matrimonio di Simone ed Elena a Carignano, un paese vicino Torino e durante la veglia, in cui c’era l’Adorazione alla Croce, Gesù mi ha voluto consegnare una frase: “Chi rimane in me ed io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5). Questa frase la rileggo tutti i giorni ed è per me: senza Gesù porterò risultato, ma non frutto. Padre mio il desiderio più grande che ho è quello di portare frutto per amare gli altri, di vivere consumandomi, spezzandomi per il mio prossimo, per chi Gesù vorrà donarmi.
Desidero che la mia vita sia come quella pezza: sprecata, consumata, vissuta per Amore, profumata di nardo, il profumo dell’eternità!

Imparare a Stare!!! la Testimonianza di Daniele e Michela di ritorno da Betlemme

Siamo stati a Betlemme dal 31 maggio al 13 giugno 2015 soggiornando nella guest house della società Antoniana.
Il nostro servizio si è concretizzato in aiuto in cucina e nel far compagnia alle signore anziane ricoverate presso la struttura.
La ha struttura nell’organico 4 suore di cui la superiora e altre donne stipendiate per la gestione della casa: cucina, pulizie ed infermeria.
Abbiamo vissuto il tempo donato con pazienza e spirito di servizio affidandoci completamente a quello che ci veniva chiesto, se volevamo, di fare (cucinare, passeggiare con le anziane ed aiutarle nel pranzo, pulizie varie, raccolta frutti..). Il tono di richiesta delle suore ci è sempre sembrato “se vi va di fare quello che vi chiediamo: grazie”, altrimenti se non ce la sentivamo la risposta era comunque un sorriso ed il parlare con loro era un punto di incontro e di confronto.
Il nostro e loro obbiettivo non era di farci occupare il tempo, occupandoci in cose da fare, ma di STARE.
Per le suore e soprattutto per le ospite anziane della struttura era importante vederci, parlarci (nei limiti dati nella differenza di lingua, che comunque “a gesti” ci si intendeva sempre), stringerci la mano e nei loro occhi si poteva leggere la gioia di vedere attorno persone interessate a loro che rendevano le giornate un po’ diverse.
La testimonianza di cristianità che ci è stata data dalle suore in quel luogo è stata grande, ci ha fatto davvero riflettere su quelle che possono essere le nostre abitudini a casa nostra. L’essere persone gratuite è spesso un peso, invece in loro era proprio un dono, espressione del loro stare bene e del loro offrirsi agli altri completamente.
L’essere stati inviati a Betlemme ha significato molto anche come coppia, non ci è sembrata una località scelta a caso per noi: anzi abbiamo vissuto questo tempo come esperienza, per stare insieme e vivere il servizio insieme; vivendo anche i momenti in cui non vi era “nulla” da fare occupandoci di NOI. Riposare, passeggiare e respirare le persone che incontravamo aprendo occhi ed orecchie… senza essere turisti nonostante i molti posti che avremmo potuto visitare.
Tornati a casa vorremmo essere sempre più testimoni di cristianità lavorando sui nostri limiti umani di persone che ci rendono lontani da questo obbiettivo.
Non vogliamo fare qui un servizio simile a quello fatto Betlemme ma come le suore ci hanno insegnato vorremmo stare in mezzo alle persone: standoci, ascoltandole e vivendole per crescere nelle relazioni con le persone cercando in loro il volto di Cristo. Michela & Daniele.IMG_5575

Viaggio di nozze in missione … perché vivere è rendere Grazie!

Luca e Valentina, sposi a dicembre 2014, hanno frequentato il corso G&M, e da pochi giorni si trovano in Kosovo, presso la casa della Caritas Umbria, per …. il loro viaggio di nozze!

Ecco le loro impressioni a poche ore dalla partenza.

Ci siamo, fra qualche giorno parto per una missione in Kosovo. La compagnia aerea permette un bagaglio di massimo 20 kg… poco male, voglio portare solo me stesso (..qualcuno conoscendo la mia stazza avrebbe da ridire..) e lasciare a casa le mie maschere, le mie convinzioni, i miei pregiudizi e facili giudizi e gli stereotipi, insomma le mie miserie. Sarà per questo che sono insolitamente teso e quasi impaurito; si perché di solito nelle varie situazioni porto l’organizzatore pronto ad ogni evenienza, ma questa volta è diverso; questa volta non mi sento all’altezza di quello che rappresenterò anche se mi consola la presenza di Dio al mio fianco. A pensarci bene qualcosina l’ho già sbagliata ancora prima di partire; infatti non credo che aver avvisato la Farnesina del viaggio e di aver preparato un foglio con tutti i numeri utili esprima appieno il concetto di affidarsi ma credo che Dio mi perdonerà questa piccola mancanza, in fondo sono un “novello missionario” senza voler peccare di superbia. Tempo fa ho deciso, assieme a quella che oggi è mia moglie Valentina, di iniziare il cammino del matrimonio con un atto d’amore; Dio mi da dato molto ed è giusto che anch’io doni agl’altri. Anche se l’ideale di partenza, che mi ha spinto a scegliere una missione come viaggio di nozze, è di un buon cristiano, quello ad essere profondamente sbagliato era il modo in cui mi immaginavo di farlo. In quella valigia avrei infatti messo il mio ego, la classica arroganza dell’ ingegnere pronto a calcolare tutto per ogni evenienza, quello che li avrebbe migliorati e organizzati, quello che avrebbe aiutato il missionario… Grazie a Padre Alfio, che mi ha caldamente invitato a partecipare al corso GM1 e a tutti i frati che ci hanno accompagnato amorevolmente durante il corso, ho capito che errore avrei commesso. Il corso mi ha mostrato il vero punto di vista sulla missione… quello della logica del Vangelo, sicuramente più impegnativa e scomoda ma l’unica che veramente ti mette in gioco concretamente e che mi permetterà di guardare con il cuore. Sono convinto che riceverò molto più di quanto riuscirò ad offrire e mi auguro di tornare un cristiano migliore di quello che parte. Grazie a tutti voi cari frati.
Luca

Prima di sposarmi non avevo un’idea chiara di quello che fosse il mio rapporto con Dio…e sicuramente ancora adesso c’è molta strada da percorrere. Nella mia infanzia mi ha accompagnato la presenza di Dio nei sacramenti ma se ripercorro quelle tappe e in generale le tappe della mia infanzia e adolescenza non ricordo di aver messo Dio al centro. Non ho mai frequentato l’ambiente parrocchiale, non sapevo cosa fosse il Grest e non ho fatto le esperienze che, molte persone che ho incontrato hanno avuto modo di fare in parrocchia.
Ad un certo punto della mia vita e in particolare in occasione del corso fidanzati SOG è come se si fosse accesa una luce, come se tutto quello che fino al quel momento consideravo importante fosse in realtà marginale. Ho compreso che il passo che stavo facendo, il Matrimonio, non era una semplice festa da organizzare nei minimi particolari, senza tralasciare nulla e stando attenta a scegliere il posto giusto, il menù giusto e il vestito giusto, ma una scelta di vita. Sposandomi avrei detto sì alla Vita e all’Amore che mi è stato donato, avrei detto Sì alla persona che mi è stata messa accanto da Colui che mia ha voluto da sempre…
E’ qui che ho scoperto insieme al mio fidanzato e ora marito, l’importanza di vivere la vita rendendo grazie di tutto quello che mi viene donato, avendo Fede che, Chi mi ha voluto non mi lascerà mai sola e mi accompagnerà sempre, anche quando mi dimentico di Lui, quando sono presa dallo sconforto o arrabbiata perché le cose non vanno come voglio…sì perché la difficoltà più grande è accettare di non avere il controllo su tutto. Quanto è difficile…quanto è difficile lasciare spazio alla Fede in Lui, accettare che quello che accade a me o intorno a me ha un senso anche se io non lo comprendo, quanto è difficile accogliere le idee, la diversità di chi mi circonda, quanto è difficile accettare di sbagliare…
La mia idea di missione prima del GM era “vado in missione per aiutare gli altri, per sentirmi utile per qualcuno, per insegnare qualcosa…” ora invece so di andare in missione per imparare a vivere come Cristo ci ha insegnato.
Sono 3 le parole che vorrei mi accompagnassero in questa esperienza: Servizio, Accoglienza, Fede.
Servizio perché so quanto per me sarà difficile imparare a fare un passo indietro, a non imporre il mio modo di essere, di gestire, organizzare e controllare tutto. Vorrei imparare ad essere una “serva inutile” a mettere davanti a me e alle mie esigenze i miei fratelli, come Gesù ci ha insegnato.
Accoglienza perché accogliere qualcuno significa accettare chi hai di fronte in ogni suo aspetto, col sorriso senza giudicare il suo modo di essere e di fare, ponendosi alla pari perché siamo tutti fratelli in ugual modo.
Fede perché sento che questa esperienza potrà arricchire la mia Fede verso Colui che è Vita. Spesso nel mio rapporto con Dio ho la sensazione di non essere “sintonizzata”, di non pregare nel modo e nei tempi giusti, di non fare abbastanza. Coltivare la Fede è come coltivare una pianta, bisogna prendersene cura e ognuno lo fa a suo modo; sono consapevole che non esiste un modo giusto e un modo sbagliato ma sento la necessità di cercare la Pace dentro di me per poterla poi donare agli altri e viverla con chi mi circonda e spero che la missione possa darmi la grazia di trovare e accettare la mia strada di Fede.
Sono certa che l’esperienza che mi aspetta non sarà semplice e ancora più difficile sarà portare nella mia quotidianità, nella vita di coppia, nel lavoro ciò che questa esperienza mi insegnerà. Non voglio partire con delle aspettative, ma immagino che questa esperienza saprà arricchire, il mio rapporto con Dio e con la persona che Lui ha voluto mettermi accanto.
A 15 giorni dalla partenza non posso fare altro che pregare il Signore affinché mi dia la forza di accogliere e vivere questa esperienza missionaria semplicemente come un dono: sono certa di Lui saprà come guidarmi.

Valentina

 

SposiABC

“Vamos a Santa Cruz” Riflessioni di Veronica in Partenza per la Bolivia.

Domani si parte. Mi sono spogliata di ogni chincaglieria: con me ho solo il Tau, due braccialetti a forma di Rosario, l’anello missionario e un orologio in gomma, tanto per ricordarmi che sarò a ben 9 ore di fuso orario da casa. Missione: Bolivia.
Attorno a me, ormai da settimane, tutti si affannano a chiedermi come sto: emozionata, agitata, in ansia? No, semplicemente spaventata. Per ragioni di studio (e nel mio caso anche di lavoro) ho viaggiato spesso in luoghi lontani dall’Italia, USA e Giappone in particolare. Ma è la prima volta che mi sento così spiazzata. Non è la destinazione a preoccuparmi, ma le persone che incontrerò: perché sento che questa chiamata è davvero più grande di me. Parto con i miei dubbi, le mie incertezze, le mie debolezze e povertà: per questo mi sento inadeguata, anche impotente, di fronte a tanti volti sofferenti che di sicuro incontreranno il mio. Ma è così che deve essere: riceverò ben più di quello che con grande gioia sono desiderosa di dare. La missione che Dio mi ha affidato, chiamandomi per nome, non è unilaterale: è un incontro in cui scoprire Gesù nello sguardo del fratello. E può spaventare essere toccati dalla Verità.
So che per affrontare questa Missione ho delle grandi risorse che il Signore ha messo a mia disposizione lungo il cammino di formazione: il gruppo dei Giovani Missionari, persone che vivono la loro quotidiana missione nella realtà in cui vivono. Sono frati, guide spirituali sempre disponibili all’ascolto, ma anche ragazzi come me, desiderosi di donare almeno quanto ricevuto. In una parola, amici: compagni di preghiera con i quali ho condiviso e continuerò a condividere l’esperienza dell’Amore di Dio per noi. E poi, le mie sorelle di missione, Elena e Sara, una benedizione per questo cammino in Bolivia. Infine, ma non ultima in termini di importanza, la preghiera. Perché non posso niente senza il mio Signore. E così, anche se parto debole, so che sarò forte, perché..Tu sei la mia forza. Entonces, vamos a Santa Cruz, los niños están esperando!007

“Smontare e Rimontare” Maria Chiara prima della partenza per Goiania, Brasile.

La partenza è ormai alle porte e dentro di me c’è un subbuglio di emozioni che continuano ad accompagnarmi fin dal giorno in cui ho ricevuto il mandato della mia missione: un viaggio desiderato, ma allo stesso tempo inaspettato!

A Novembre dell’anno scorso ho cominciato il percorso “Giovani e Missione”, un desiderio coltivato da tempo, ma che si è fatto più concreto dopo un colloquio con il mio Padre Spirituale.
Sebbene l’idea di partire in missione mi abbia da sempre incuriosita, ho cominciato il percorso GM senza alcuna aspettativa di partire: ne ero affascinata, ma mancava il desiderio profondo, quel motore che ti spinge ad andare oltre, ad uscire dal nido caldo e protettivo, il proprio Io.
Tappa dopo tappa, però, il Signore ha parlato silenziosamente al mio cuore e con grande stupore sono stata subito spiazzata attraverso la sua “logica diversa”. Tutte le conoscenze che fino a quel momento potevo sfoggiare, tutti i miei calcoli e i miei schemi, che da sempre hanno governato il mio agire, sono diventati piccoli piccoli, fino a svanire.

Ho sempre pensato che ero io a dover fare qualcosa: potevo essere d’aiuto ai poveri e trovare delle soluzioni alle loro “mancanze”. Tutto partiva da me, dal mio agire, dal mio pensare. Ed è proprio qui che il Signore mi ha frenato: se non mi fossi lasciata “smontare e rimontare” da Lui, avrei annunciato i miei schemi e non la sua Parola.

Il 13 marzo in Porziuncola, insieme alla mia compagna di viaggio con cui vivrò questa esperienza missionaria, mi è stato affidato il mandato per il Brasile. E’ difficile descrivere le emozioni che ho provato in quel momento; da una parte la preoccupazione e la paura di come avrebbero reagito i miei familiari, dall’altra lo stupore di una meta che non avrei mai preso in considerazione: lontana, oltre che geograficamente, soprattutto dai miei piani. Il Signore mi aveva nuovamente spiazzata, ma con una consapevolezza in più: un viaggio pensato e preparato per me da Lui.

Questo percorso mi ha permesso di scoprire il significato vero e profondo di Missione, ribaltando completamente le mie idee iniziali, e di vivere anche altri aspetti più quotidiani: dalla fraternità e condivisione, attraverso il dono di fratelli e compagni di viaggio, all’accoglienza, grazie alla guida dei frati che ci hanno accompagnato in questo anno soprattutto con la loro preghiera.

Molte volte mi sono chiesta quali aspettative ripongo in questo viaggio e, soprattutto, qual è la motivazione di fondo che mi spinge a partire.
Partire per me significa rispondere alla domanda “chi vuoi essere?” “come vuoi stare nella tua vita?”. Abbandonare le mie resistenze, ciò che ancora mi tiene legata ai miei schemi, e giocarmi fino in fondo nell’Amore, in un Amore più grande.
Dio sta giocando a rilancio nella mia vita e ora punta una posta più alta di quella che io stessa avrei mai pensato di puntare nella mia vita.
Sento riecheggiare nel mio cuore le stesse parole che il Signore disse a Mosè: “Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!” (Es 3,5). Partire per me significa spogliarmi della mia autosufficienza per riempirmi del suo Amore! Sperimentare la mia debolezza, i miei limiti senza trovare una soluzione, ma accogliere ciò che il Signore vorrà donarmi per lasciarmi amare totalmente da Lui. Spezzarmi e sprecarmi fino all’ultima goccia, perché chi è capace di sprecarsi è capace di amare.

In questo viaggio mi accompagnerà la figura di Santa Caterina da Siena, una donna tanto innamorata del Signore che nella sua piccolezza ha lasciato trasparire l’immensità dell’Amore di Dio. Faccio mia una frase che Gesù disse alla Beata Angela da Foligno: “Tu fatti capacità ed io mi farò corrente”. Capacità intesa, non come essere in grado di fare qualcosa, ma di contenere dentro di me l’amore di Dio, cioè lasciare che Lui mi riempia e che questo amore trabocchi, attraverso il desiderio di portarlo al mio prossimo.

Maria Chiara

Maria Chiara e Marianna in partenza per il Brasile

Maria Chiara e Marianna in partenza per il Brasile

La Testimonianza di Marianna in partenza per il Brasile

Un abbandono totale. La scelta di mettermi in ascolto e di non essere più in lotta con me stessa.
Un invito arrivato e il desiderio di incontrare l’altro si fa vivo. E’ la bellezza di cambiare relazione, di spostare il centro, di spogliarmi delle mie preoccupazioni, delle mie ansie e vedere l’altro come possibilità, una ricchezza di vita.
Avevo una fedeltà da sperimentare, una promessa di vita piena e felice che mi aspettava, un sì da dire. E tutto questo doveva passare per questa strada, per questo abbandono perchè qualcosa cambiasse realmente.
Spostare lo sguardo da me mi ha resa debole, piccola, fragile. Il non avere tutto sotto controllo mi spaventava, ma queste “certezze” e questi agganci che cercavo, ho capito essere solo temporanei e superficiali. I miei fallimenti andavano accolti perché davvero le cose non vanno tutte secondo i nostri piani. E così mi sono sentita leggera e libera di scegliere il bene per me. Ho iniziato a discernere al corso GM1 e a cogliere che in questa debolezza potevo scoprire e vivere la grazia e la forza del Signore. Per l’ennesima volta era Lui che si faceva presente e mi rapiva per mostrarmi di essere nuovamente al mio fianco: ero avvolta e abbracciata dall’amore di Gesù.
Così la volontà di restituire e far conoscere questo Amore gratuito, primo e profondo, è maturata sempre di più. Non potevo tenerlo per me, volevo poterlo “gridare”, cioè vivere per ciò che è.
Non so bene come, perché le paure, le domande, il senso di essere inadeguata abitano in me, ma allo stesso tempo sento la forza dello Spirito Santo che mi guiderà e di questo sì pronunciato per la partenza.
Prego per chi incontrerò, le suore missionarie del Brasile che ci accoglieranno, i bambini dell’orfanotrofio che avrò la fortuna di abbracciare e accudire, e per la mia compagna di esperienza con cui condividerò preghiere, silenzi e parole, sguardi e sorrisi, difficoltà, lacrime e gioie.
Sarà linfa di vita. Sarà stupore. Saranno cuori che vibreranno e menti che si apriranno. Sarà amore che scorrerà e luce che si irradierà in me. Saranno dono gli incontri che farò.
Questo è il Vangelo (Mt 28, 16-20) che mi accompagna: “In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. E questo ciò che mi suscita: “Ho dubitato anch’io Signore, eppure ci sei tutti i giorni della mia vita. Tu mi mandi. Io mi sento così piccola, ma nel mio piccolo è grande il desiderio di incontrare questi bambini orfani e coltivo nel cuore la speranza di fargli incontrare Te, di fargli conoscere Te che sei Padre e Madre, perché non abbiano a sentirsi soli, ma sappiano che il primo, unico e grande amore di Padre sei Tu e per loro, come per noi, ci sei sempre”.
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