Viaggio di nozze in missione … perché vivere è rendere Grazie!

Luca e Valentina, sposi a dicembre 2014, hanno frequentato il corso G&M, e da pochi giorni si trovano in Kosovo, presso la casa della Caritas Umbria, per …. il loro viaggio di nozze!

Ecco le loro impressioni a poche ore dalla partenza.

Ci siamo, fra qualche giorno parto per una missione in Kosovo. La compagnia aerea permette un bagaglio di massimo 20 kg… poco male, voglio portare solo me stesso (..qualcuno conoscendo la mia stazza avrebbe da ridire..) e lasciare a casa le mie maschere, le mie convinzioni, i miei pregiudizi e facili giudizi e gli stereotipi, insomma le mie miserie. Sarà per questo che sono insolitamente teso e quasi impaurito; si perché di solito nelle varie situazioni porto l’organizzatore pronto ad ogni evenienza, ma questa volta è diverso; questa volta non mi sento all’altezza di quello che rappresenterò anche se mi consola la presenza di Dio al mio fianco. A pensarci bene qualcosina l’ho già sbagliata ancora prima di partire; infatti non credo che aver avvisato la Farnesina del viaggio e di aver preparato un foglio con tutti i numeri utili esprima appieno il concetto di affidarsi ma credo che Dio mi perdonerà questa piccola mancanza, in fondo sono un “novello missionario” senza voler peccare di superbia. Tempo fa ho deciso, assieme a quella che oggi è mia moglie Valentina, di iniziare il cammino del matrimonio con un atto d’amore; Dio mi da dato molto ed è giusto che anch’io doni agl’altri. Anche se l’ideale di partenza, che mi ha spinto a scegliere una missione come viaggio di nozze, è di un buon cristiano, quello ad essere profondamente sbagliato era il modo in cui mi immaginavo di farlo. In quella valigia avrei infatti messo il mio ego, la classica arroganza dell’ ingegnere pronto a calcolare tutto per ogni evenienza, quello che li avrebbe migliorati e organizzati, quello che avrebbe aiutato il missionario… Grazie a Padre Alfio, che mi ha caldamente invitato a partecipare al corso GM1 e a tutti i frati che ci hanno accompagnato amorevolmente durante il corso, ho capito che errore avrei commesso. Il corso mi ha mostrato il vero punto di vista sulla missione… quello della logica del Vangelo, sicuramente più impegnativa e scomoda ma l’unica che veramente ti mette in gioco concretamente e che mi permetterà di guardare con il cuore. Sono convinto che riceverò molto più di quanto riuscirò ad offrire e mi auguro di tornare un cristiano migliore di quello che parte. Grazie a tutti voi cari frati.
Luca

Prima di sposarmi non avevo un’idea chiara di quello che fosse il mio rapporto con Dio…e sicuramente ancora adesso c’è molta strada da percorrere. Nella mia infanzia mi ha accompagnato la presenza di Dio nei sacramenti ma se ripercorro quelle tappe e in generale le tappe della mia infanzia e adolescenza non ricordo di aver messo Dio al centro. Non ho mai frequentato l’ambiente parrocchiale, non sapevo cosa fosse il Grest e non ho fatto le esperienze che, molte persone che ho incontrato hanno avuto modo di fare in parrocchia.
Ad un certo punto della mia vita e in particolare in occasione del corso fidanzati SOG è come se si fosse accesa una luce, come se tutto quello che fino al quel momento consideravo importante fosse in realtà marginale. Ho compreso che il passo che stavo facendo, il Matrimonio, non era una semplice festa da organizzare nei minimi particolari, senza tralasciare nulla e stando attenta a scegliere il posto giusto, il menù giusto e il vestito giusto, ma una scelta di vita. Sposandomi avrei detto sì alla Vita e all’Amore che mi è stato donato, avrei detto Sì alla persona che mi è stata messa accanto da Colui che mia ha voluto da sempre…
E’ qui che ho scoperto insieme al mio fidanzato e ora marito, l’importanza di vivere la vita rendendo grazie di tutto quello che mi viene donato, avendo Fede che, Chi mi ha voluto non mi lascerà mai sola e mi accompagnerà sempre, anche quando mi dimentico di Lui, quando sono presa dallo sconforto o arrabbiata perché le cose non vanno come voglio…sì perché la difficoltà più grande è accettare di non avere il controllo su tutto. Quanto è difficile…quanto è difficile lasciare spazio alla Fede in Lui, accettare che quello che accade a me o intorno a me ha un senso anche se io non lo comprendo, quanto è difficile accogliere le idee, la diversità di chi mi circonda, quanto è difficile accettare di sbagliare…
La mia idea di missione prima del GM era “vado in missione per aiutare gli altri, per sentirmi utile per qualcuno, per insegnare qualcosa…” ora invece so di andare in missione per imparare a vivere come Cristo ci ha insegnato.
Sono 3 le parole che vorrei mi accompagnassero in questa esperienza: Servizio, Accoglienza, Fede.
Servizio perché so quanto per me sarà difficile imparare a fare un passo indietro, a non imporre il mio modo di essere, di gestire, organizzare e controllare tutto. Vorrei imparare ad essere una “serva inutile” a mettere davanti a me e alle mie esigenze i miei fratelli, come Gesù ci ha insegnato.
Accoglienza perché accogliere qualcuno significa accettare chi hai di fronte in ogni suo aspetto, col sorriso senza giudicare il suo modo di essere e di fare, ponendosi alla pari perché siamo tutti fratelli in ugual modo.
Fede perché sento che questa esperienza potrà arricchire la mia Fede verso Colui che è Vita. Spesso nel mio rapporto con Dio ho la sensazione di non essere “sintonizzata”, di non pregare nel modo e nei tempi giusti, di non fare abbastanza. Coltivare la Fede è come coltivare una pianta, bisogna prendersene cura e ognuno lo fa a suo modo; sono consapevole che non esiste un modo giusto e un modo sbagliato ma sento la necessità di cercare la Pace dentro di me per poterla poi donare agli altri e viverla con chi mi circonda e spero che la missione possa darmi la grazia di trovare e accettare la mia strada di Fede.
Sono certa che l’esperienza che mi aspetta non sarà semplice e ancora più difficile sarà portare nella mia quotidianità, nella vita di coppia, nel lavoro ciò che questa esperienza mi insegnerà. Non voglio partire con delle aspettative, ma immagino che questa esperienza saprà arricchire, il mio rapporto con Dio e con la persona che Lui ha voluto mettermi accanto.
A 15 giorni dalla partenza non posso fare altro che pregare il Signore affinché mi dia la forza di accogliere e vivere questa esperienza missionaria semplicemente come un dono: sono certa di Lui saprà come guidarmi.

Valentina

 

SposiABC

“Vamos a Santa Cruz” Riflessioni di Veronica in Partenza per la Bolivia.

Domani si parte. Mi sono spogliata di ogni chincaglieria: con me ho solo il Tau, due braccialetti a forma di Rosario, l’anello missionario e un orologio in gomma, tanto per ricordarmi che sarò a ben 9 ore di fuso orario da casa. Missione: Bolivia.
Attorno a me, ormai da settimane, tutti si affannano a chiedermi come sto: emozionata, agitata, in ansia? No, semplicemente spaventata. Per ragioni di studio (e nel mio caso anche di lavoro) ho viaggiato spesso in luoghi lontani dall’Italia, USA e Giappone in particolare. Ma è la prima volta che mi sento così spiazzata. Non è la destinazione a preoccuparmi, ma le persone che incontrerò: perché sento che questa chiamata è davvero più grande di me. Parto con i miei dubbi, le mie incertezze, le mie debolezze e povertà: per questo mi sento inadeguata, anche impotente, di fronte a tanti volti sofferenti che di sicuro incontreranno il mio. Ma è così che deve essere: riceverò ben più di quello che con grande gioia sono desiderosa di dare. La missione che Dio mi ha affidato, chiamandomi per nome, non è unilaterale: è un incontro in cui scoprire Gesù nello sguardo del fratello. E può spaventare essere toccati dalla Verità.
So che per affrontare questa Missione ho delle grandi risorse che il Signore ha messo a mia disposizione lungo il cammino di formazione: il gruppo dei Giovani Missionari, persone che vivono la loro quotidiana missione nella realtà in cui vivono. Sono frati, guide spirituali sempre disponibili all’ascolto, ma anche ragazzi come me, desiderosi di donare almeno quanto ricevuto. In una parola, amici: compagni di preghiera con i quali ho condiviso e continuerò a condividere l’esperienza dell’Amore di Dio per noi. E poi, le mie sorelle di missione, Elena e Sara, una benedizione per questo cammino in Bolivia. Infine, ma non ultima in termini di importanza, la preghiera. Perché non posso niente senza il mio Signore. E così, anche se parto debole, so che sarò forte, perché..Tu sei la mia forza. Entonces, vamos a Santa Cruz, los niños están esperando!007

“Smontare e Rimontare” Maria Chiara prima della partenza per Goiania, Brasile.

La partenza è ormai alle porte e dentro di me c’è un subbuglio di emozioni che continuano ad accompagnarmi fin dal giorno in cui ho ricevuto il mandato della mia missione: un viaggio desiderato, ma allo stesso tempo inaspettato!

A Novembre dell’anno scorso ho cominciato il percorso “Giovani e Missione”, un desiderio coltivato da tempo, ma che si è fatto più concreto dopo un colloquio con il mio Padre Spirituale.
Sebbene l’idea di partire in missione mi abbia da sempre incuriosita, ho cominciato il percorso GM senza alcuna aspettativa di partire: ne ero affascinata, ma mancava il desiderio profondo, quel motore che ti spinge ad andare oltre, ad uscire dal nido caldo e protettivo, il proprio Io.
Tappa dopo tappa, però, il Signore ha parlato silenziosamente al mio cuore e con grande stupore sono stata subito spiazzata attraverso la sua “logica diversa”. Tutte le conoscenze che fino a quel momento potevo sfoggiare, tutti i miei calcoli e i miei schemi, che da sempre hanno governato il mio agire, sono diventati piccoli piccoli, fino a svanire.

Ho sempre pensato che ero io a dover fare qualcosa: potevo essere d’aiuto ai poveri e trovare delle soluzioni alle loro “mancanze”. Tutto partiva da me, dal mio agire, dal mio pensare. Ed è proprio qui che il Signore mi ha frenato: se non mi fossi lasciata “smontare e rimontare” da Lui, avrei annunciato i miei schemi e non la sua Parola.

Il 13 marzo in Porziuncola, insieme alla mia compagna di viaggio con cui vivrò questa esperienza missionaria, mi è stato affidato il mandato per il Brasile. E’ difficile descrivere le emozioni che ho provato in quel momento; da una parte la preoccupazione e la paura di come avrebbero reagito i miei familiari, dall’altra lo stupore di una meta che non avrei mai preso in considerazione: lontana, oltre che geograficamente, soprattutto dai miei piani. Il Signore mi aveva nuovamente spiazzata, ma con una consapevolezza in più: un viaggio pensato e preparato per me da Lui.

Questo percorso mi ha permesso di scoprire il significato vero e profondo di Missione, ribaltando completamente le mie idee iniziali, e di vivere anche altri aspetti più quotidiani: dalla fraternità e condivisione, attraverso il dono di fratelli e compagni di viaggio, all’accoglienza, grazie alla guida dei frati che ci hanno accompagnato in questo anno soprattutto con la loro preghiera.

Molte volte mi sono chiesta quali aspettative ripongo in questo viaggio e, soprattutto, qual è la motivazione di fondo che mi spinge a partire.
Partire per me significa rispondere alla domanda “chi vuoi essere?” “come vuoi stare nella tua vita?”. Abbandonare le mie resistenze, ciò che ancora mi tiene legata ai miei schemi, e giocarmi fino in fondo nell’Amore, in un Amore più grande.
Dio sta giocando a rilancio nella mia vita e ora punta una posta più alta di quella che io stessa avrei mai pensato di puntare nella mia vita.
Sento riecheggiare nel mio cuore le stesse parole che il Signore disse a Mosè: “Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!” (Es 3,5). Partire per me significa spogliarmi della mia autosufficienza per riempirmi del suo Amore! Sperimentare la mia debolezza, i miei limiti senza trovare una soluzione, ma accogliere ciò che il Signore vorrà donarmi per lasciarmi amare totalmente da Lui. Spezzarmi e sprecarmi fino all’ultima goccia, perché chi è capace di sprecarsi è capace di amare.

In questo viaggio mi accompagnerà la figura di Santa Caterina da Siena, una donna tanto innamorata del Signore che nella sua piccolezza ha lasciato trasparire l’immensità dell’Amore di Dio. Faccio mia una frase che Gesù disse alla Beata Angela da Foligno: “Tu fatti capacità ed io mi farò corrente”. Capacità intesa, non come essere in grado di fare qualcosa, ma di contenere dentro di me l’amore di Dio, cioè lasciare che Lui mi riempia e che questo amore trabocchi, attraverso il desiderio di portarlo al mio prossimo.

Maria Chiara

Maria Chiara e Marianna in partenza per il Brasile

Maria Chiara e Marianna in partenza per il Brasile

La Testimonianza di Marianna in partenza per il Brasile

Un abbandono totale. La scelta di mettermi in ascolto e di non essere più in lotta con me stessa.
Un invito arrivato e il desiderio di incontrare l’altro si fa vivo. E’ la bellezza di cambiare relazione, di spostare il centro, di spogliarmi delle mie preoccupazioni, delle mie ansie e vedere l’altro come possibilità, una ricchezza di vita.
Avevo una fedeltà da sperimentare, una promessa di vita piena e felice che mi aspettava, un sì da dire. E tutto questo doveva passare per questa strada, per questo abbandono perchè qualcosa cambiasse realmente.
Spostare lo sguardo da me mi ha resa debole, piccola, fragile. Il non avere tutto sotto controllo mi spaventava, ma queste “certezze” e questi agganci che cercavo, ho capito essere solo temporanei e superficiali. I miei fallimenti andavano accolti perché davvero le cose non vanno tutte secondo i nostri piani. E così mi sono sentita leggera e libera di scegliere il bene per me. Ho iniziato a discernere al corso GM1 e a cogliere che in questa debolezza potevo scoprire e vivere la grazia e la forza del Signore. Per l’ennesima volta era Lui che si faceva presente e mi rapiva per mostrarmi di essere nuovamente al mio fianco: ero avvolta e abbracciata dall’amore di Gesù.
Così la volontà di restituire e far conoscere questo Amore gratuito, primo e profondo, è maturata sempre di più. Non potevo tenerlo per me, volevo poterlo “gridare”, cioè vivere per ciò che è.
Non so bene come, perché le paure, le domande, il senso di essere inadeguata abitano in me, ma allo stesso tempo sento la forza dello Spirito Santo che mi guiderà e di questo sì pronunciato per la partenza.
Prego per chi incontrerò, le suore missionarie del Brasile che ci accoglieranno, i bambini dell’orfanotrofio che avrò la fortuna di abbracciare e accudire, e per la mia compagna di esperienza con cui condividerò preghiere, silenzi e parole, sguardi e sorrisi, difficoltà, lacrime e gioie.
Sarà linfa di vita. Sarà stupore. Saranno cuori che vibreranno e menti che si apriranno. Sarà amore che scorrerà e luce che si irradierà in me. Saranno dono gli incontri che farò.
Questo è il Vangelo (Mt 28, 16-20) che mi accompagna: “In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. E questo ciò che mi suscita: “Ho dubitato anch’io Signore, eppure ci sei tutti i giorni della mia vita. Tu mi mandi. Io mi sento così piccola, ma nel mio piccolo è grande il desiderio di incontrare questi bambini orfani e coltivo nel cuore la speranza di fargli incontrare Te, di fargli conoscere Te che sei Padre e Madre, perché non abbiano a sentirsi soli, ma sappiano che il primo, unico e grande amore di Padre sei Tu e per loro, come per noi, ci sei sempre”.
MariannaSAM_3524

Corso Giovani e Missione 1 – Ed. 2015/2016

GM1_15-16_b

Riparte il corso di formazione missionaria GM1 per giovani dai 18 ai 35 anni.

Per iscrizioni e informazioni:

fra Alfio 3385262736  – info@missioniassisi.it

Ecco le date delle tappe del corso:

20-22 Novembre 2015

22-24 Gennaio 2016

19-21 Febbraio 2016

11-13 Marzo 2016

Iscrizioni dal 1° settembre.

GM1 si ricomincia!

Riparte il corso di formazione missionaria GM1 per giovani dai 18 ai 35 anni.

Per iscrizioni e informazioni:

fra Alfio 3385262736 info@missioniassisi.it

NOTA BENE: La prima tappa del corso è anticipata al weekend dal 14 al 16 Novembre 2014

Volantino2 Volantino2INTERNO

Voglio smettere di adorare me stessa e rendermi strumento di Dio, solo lui mi renderà capace

Mi chiamo Ginevra, ho 20 anni e vengo da un paesino in provincia di Pisa.
Nonostante la mia tenera età fra meno di una settimana partirò per una esperienza missionaria in Bolivia.
Dopo aver passato un paio di anni molto faticosi, con la maturità e il primo anno di università,  mi ero adattata e sopravvivevo: ero insofferente ma non riuscivo a capire cosa mi mancasse. Così l anno scorso ho avuto la grande possibilità della ”svolta”.
In dieci giorni di cammino alla marcia francescana ho sperimentato la bellezza di mettermi al servizio dell’altro. Mi sono fatta carico (sia a livello mentale che fisico) del fratello accanto a me e ciò mi ha dato la possibilità di conoscere tante belle persone e di riscoprirmi. Ho capito che c’era qualcuno che aveva dei grandi progetti per me di felicità e quel qualcuno era Dio.
Così, sulla scia dell entusiasmo post marcia, ho scoperto l’esistenza del corso a Costano e mi sono detta: ”Quale servizio per l’altro migliore dell’essere missionaria?”
Affascinata da questo sogno ho iniziato il corso con un’altra ragazza della provincia Toscana.

Quattro incontri intensi ed estremamente ricchi di contenuti e di parole: ed ogni parola era per me. Non nascondo che ho incontrato delle difficoltà, soprattutto con la mia famiglia, nello spiegare ai miei genitori la motivazione valida e reale di ciò che facevo.

E’ stato durante il secondo week end, quando  si parlava di San Paolo, Fra Iuri disse:
”Paolo compie tre viaggi missionari. Lui nonostante venga osteggiato dai suoi connazionali compie al progetto di Dio.
Coloro che dovevano essere vicino a lui lo osteggiavano , ma nonostante tutto si è affidato ed è partito.”

Quella parola mi cambiò la vita.
Ricercavo talmente tanto l appoggio delle persone a me care che stavo perdendo la volontà dell’unica persona che senza dubbio sapeva qual’era il luogo in cui dovevo stare.

Basta fidarsi.
Così ho mollato tutte le mie prese e ho pregato.

Ho così lasciato totale carta bianca ai frati che avrebbero scelto dove andare, con chi e con quali persone sarei entrata in contatto.
Il 4 aprile ho ricevuto il mandato: andrò in un orfanotrodfio a Santa Cruz. Sono felice di come il Signore mi abbia preparato a questa esperienza. Ovviamente sono molto impaurita sia per le tante ore di volo sia per cosa farò e se ne sarò capace. In più non conosco la lingua!

Decido comunque di crederci ed essere fiduciosa perché sono sicura che negli occhi e nei sorrisi di quei bambini incontrerò il Volto di Dio.

Voglio smettere di adorare me stessa e rendermi strumento di Dio, solo lui mi renderà capace.
Sono stata chiamata, e io non potuto dire che sì.

Ginevra

Stare seduti con loro attendendo che Dio avvenga

Eccoci, reduci da uno dei più bei giorni della nostra vita, quello in cui abbiamo pronunciato il nostro Si davanti al Signore, diventando marito e moglie. Ora ci ritroviamo a vivere un altro Si, un si al trasformarsi in strumento di Dio per portare in giro il suo messaggio d’Amore.

Quando abbiamo iniziato quest’avventura, in un freddo weekend di dicembre, avevamo un cuore diverso. L’esigenza di donarci, di non chiuderci in un matrimonio sterile e fine a se stesso era forte. Ma i perché e i come erano del tutto confusi. Il nostro sogno di vivere l’esperienza del dono come viaggio di nozze era nata durante il percorso di preparazione al matrimonio e Fra Fabrizio ci aveva indirizzato al corso a Costano.

Così ci siamo tuffati in questa avventura di ascolto, condivisione, preghiera e riflessione.
Pian piano il nostro cuore ha trovato parte di quelle risposte e grazie ai momenti di condivisione abbiamo iniziato a sentirci figli amati, figli che per quanto amore ricevono devono per forza donarne una parte al prossimo.

1239502_566060326774792_108090709_nLasciamo quindi il caos di Francoforte, i mille negozi e la corsa contro il tempo verso l’Africa, verso Brazzaville, pronti a immergerci in qualcosa di totalmente diverso, in odori, colori, suoni e culture diversi.  Siamo pronti ad aprire il nostro cuore a tutto quello che verrà, pronti ad amare anche non capendo, pronti a riversare parte dell’immenso Amore di Dio sul prossimo.

551014_408550812525745_141259416_n

Non ci aspettiamo nulla di concreto, non ci aspettiamo di cambiare nulla. L’idea di salvare il mondo, con la quale eravamo presuntuosamente partiti si è ridimensionata. Ora ci aspettiamo solo di poter donare il nostro amore a questi ragazzi, di “stare seduti con loro attendendo che Dio avvenga”. Riceveremo sicuramente più di quanto riusciremo a donare, sicuramente torneremo arricchiti, ricchi di volti di Dio, ricchi di storie del Suo amore, ricchi di esperienze di condivisione.
Ora preghiamo, chiedendo a Dio di permetterci di vivere questa esperienza in pienezza, di aprire il nostro cuore, di lasciarci evangelizzare da questi fratelli e di far svanire dai nostri occhi i pregiudizi che tolgono chiarezza al cuore. Gli rendiamo grazie per tutti i momenti in cui potremo stare insieme con questi giovani ragazzi, momenti di ascolto momenti di gioco e momenti di canto, momenti di preghiera e momenti di silenzio e vicinanza.

Ndako ya Bandeko ci attende.

Federica

Sara: “Impossibile non mettersi nelle mani di Dio”

Vi invitiamo calorosamente a leggere le riflessioni di Sara, alla vigilia della sua partenza come missionaria in Marocco…

Sono Sara, ho 22 anni.
Oggi è il 22 giugno.
Oggi mi rendo conto che fra 13 giorni parto.
Direzione Marocco.

Ripenso spesso a questo anno, al corso fatto a Costano. Sono successe davvero grandi cose.
Se penso alla me di un annetto fa mi vedo una persona molto, fino troppo, concreta. Mille cose da fare, un organizzazione frenetica. Il mio stesso modo di amare passava attraverso l’aiuto fattivo che potevo dare. Non ero io nella relazione ma quello che facevo che dettava la qualità del rapporto. Ero convinta che fosse il mio personale modo di amare. Esserci, sempre per tutto e per tutti.

Da qui parte l’idea di andare in missione. Non ho mai pensato che avrei salvato il mondo, ma forse in modo anche un po’ egoistico (che con la missione ha davvero poco a che vedere), ho sempre saputo che sarei partita per me stessa. Partire per curare il mio modo di amare. Quello che è successo nel corso è stato bello perché ha cambiato totalmente la prospettiva dalla quale guardavo questo “lavoro da fare”. All’inizio era qualcosa che avrei fatto e affrontato per cercare di ritenermi degna di stare di fronte a Dio. Degna secondo i miei canoni, che presto ho scoperto non essere assolutamente quelli del Padre. Come se il modo di espiare tutte le brutture della mia vita fosse mettermi li di buzzo bono e combattere contro me stessa, forzarmi e cambiarmi per un Dio che io credevo, si aspettasse questo da me. Invece nei giorni del corso attraverso la prova e anche il dolore, dovuti ad una lettura forse per la prima volta vera e quindi inaccettabile di me stessa, sono stata messa davanti alla vera richiesta di Dio: lasciarsi amare gratuitamente, proprio come un padre ama un figlio. E mi ama tutta, proprio tutta me. Soprattutto quelle ombre che io non voglio vedere. Che non voglio accettare. Anzi, Lui sarebbe ben contento di poter usare le mie piccolezze e le mie storture, le mie crepe, per farci passare attraverso la sua luce. Non c’è da essere degni ma da stare con il Padre, da lasciarsi attraversare.
All’ultimo incontro, mi è stata donata questa bellissima Parola:

Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.” -Seconda lettera ai Corinzi 4,7-

Ecco cos’è oggi per me partire missionaria. La voglia di cercare per la prima volta, forse, di affidarmi pienamente a Lui. Nella voglia di donare il tuo incontro ad altri ma con mezzi che non conosci, con una lingua che non parli, immersa in una cultura che probabilmente non comprenderai, attraverso dei gesti da imparare, con delle motivazioni tutte nuove. Impossibile stare in tutto questo da soli. Impossibile non mettersi nelle mani di Dio, che passerà attraverso il mio compagno di viaggio, Daniele, attraverso i missionari che incontreremo e soprattutto attraverso gli occhi delle persone che conosceremo.

So poco il francese.
Non ho abilità particolari
Soffro il caldo.
Tra tredici giorni parto per il Marocco.

Sara

sara2

“Il cammino inizia con un passo…”

Cari amici, il 12 luglio partirò per la Bolivia e … mi sto rendendo conto adesso che mancano veramente pochi giorni!

Sto vivendo questo periodo con la gioia nel cuore: il cammino verso una terra così lontana è arrivato in un momento della mia vita in cui sento il desiderio di incontrare l’essenza della vita e della fede … “incontrare” … “disincrostare” e “fratelli” sono le parole che più mi hanno fatto riflettere durante il corso e che mi stanno guidando dal giorno del mandato:

“Disincrostare” da tutte le sovrastrutture che assorbiamo e che coprono la verità di noi stessi, dall’illusione di onnipotenza e superiorità a cui il benessere materiale ci induce.

“Incontrare”: questa parola mi è particolarmente cara perché il desiderio di partire è nato proprio da lì, dall’incontro nella mia vita con Dio. Grazie al corso, capire che essere missionari, indipendentemente dal posto in cui siamo, significa incontrare l’altro per arricchirsi con l’altro dell’incontro con Dio che è Salvezza, mi ha fatto cambiare prospettiva e sollevato dalla paura di non essere pronta. Ho capito che non saremo mai “pronti” ma Lui ci ha scelti, ci ha chiamati per nome per andare con le nostre debolezze, insicurezze, talenti, gioie ad essere candele accese, portando la luce che Lui ha acceso nella nostra vita, per essere sale e lievito, portatori del Suo volto e della Sua parola.

Non riesco a immaginare i posti, i volti e la realtà che ci accoglierà e che vivremo … mi basta sapere che il progetto di Dio ha incontrato il desiderio del mio cuore e, attraverso la Chiesa, ha scelto per me un posto dove andare e una sorella con cui partire per poter restituire a Lui una briciola per le grazie e le meraviglie con cui ha colmato la mia vita.

C’è anche un altro desiderio che mi sta accompagnando: di partire per ascoltare la parola che vorrà dare al mio cuore.

“Fratelli” perché mi sto accorgendo che sono un dono prezioso; i ragazzi con cui ho condiviso il corso, i frati che ci hanno guidato sono stati per me specchio di me stessa, stimolo ad avere coraggio e esempio di condivisione e di amicizia nella semplicità e nella gratuità.
“Fratelli” anche perché con Ginevra abbiamo sentito la responsabilità dell’essere state scelte per andare insieme e la necessità di vederci per pregare insieme e insieme affidare il nostro “si” perché i volti che incontreremo possano riconoscere in noi coloro che sperano, che credono e che amano.

Un grazie e un abbraccio di cuore a tutti!
Si parte!!!!
Uniti nella preghiera: il filo d’amore che unisce tutto il mondo!

Elisa