Segni di speranza dal Rwanda… perché il bene cresca e rimanga

Il nostro segretariato “Missioni Estere” dei frati minori di Umbria e Sardegna grazie a diversi benefattori è stato sempre vicino alle nostre sorelle clarisse del Rwanda, sorelle che hanno sofferto e hanno vissuto anche la dolorosissima esperienza del Genocidio del Rwanda, ma che Dio ha continuato a benedire chiamando numerose giovani a seguire il Signore nella via di santa Chiara di Assisi.
Desideriamo condividere con voi, ringraziandovi già per la vostra generosità la richiesta della nostre sorelle clarisse del Rwanda.
Sostenere un monastero, e quindi la presenza delle clarisse in quei luoghi, è molto importante per la gente locale, forse è meno appariscente di altri aiuti o progetti, ma la presenza della clarisse permette alle persone di sentire la presenza fedele di Dio, un Dio vicino che non abbandona i sui figli, ma che li sostiene, li consola e da speranza per superare le tante fatiche quotidiane.
“carissimi pace a voi!
sono sr Chiara Giuseppina (qui in Italia) per un periodo, sempre pronta con la grazia di Dio per aiutare le mie sorelle ruandesi , affinché si assestano bene per continuare l’opera di Dio, la dove le chiama.
Il Signore continua a moltiplicare la sua Gloria con queste sorelle tanto fedeli al suo Amore e al carisma di santa Chiara che si espande senza saperlo, proprio come vuole Lui, creatore di ogni cosa.
Malgrado la buona volontà di tutte per guadagnare la vita di ogni giorno con le proprie mani (progetto candele monastero di Nyanawimana) , come dice la regola di santa Chiara, la nostra economia rimane sempre povera, (impossibile sostenere gli imprevisti di ogni tempo).
Per questo veniamo ancora a presentarvi un piccolo progetto di sistemazione della prima fondazione “monastero S. Francesco di Musambira” che sarà eretto canonicamente questo anno 2019 il 4 ottobre.
L’ultima fondazione a Nynawimana ( Madre di Dio) è iniziata con tanto amore di tutte e tanta fede , le sette sorelle si adoperano in tutto per realizzare la vita di santa Chiara , nella collina della Madre di Dio.
San Francesco è presente li sin dagli anni ’80 , per ora ha lasciato il posto alla “Sua Pianticella Chiara” ma già sta stimolando i suoi fratelli a ritornare per non perdere la “complementarietà”.
La fondazione di Burkina Faso è stata visitata il mese di Gennaio 2019, tutto fa sperare in una realizzazione buona, ora avranno qualche vocazione.
Con l’aiuto della provvidenza le sorelle del Burkina Faso hanno potuto costruire la chiesa del monastero che è stata inaugurata alla presenza di tanti cristiani e Madre Letizia che vivrà il giubileo di 25 anni di professione di sr. Maria Margherita.
Anche loro ogni tanto hanno bisogno di aiuto.
Dio Padre provvederà.
Grazie per ciò che siete per noi e per la Chiesa
Vostra sr. Chiara Giuseppina e sorelle

progetto ristrutturazione monastero di Musambira

conto corrente postale

C/C P. 14404065
Intestato a: Provincia Serafica san Francesco – Missioni estere, p.zza Porziuncola 1 – 06081 Assisi (PG)

conto corrente bancario

Banca Popolare Etica
Filiale di Perugia
Via Piccolpasso 109 – 06128 – Perugia
Iban: IT 47 Y 05018 03000 000011475613

Intestato a: Provincia Serafica san Francesco – Missioni estere Onlus, p.zza Porziuncola 1 – 06081 Assisi (PG)

 

Urgente: aiutaci a Studiare!

Peter, Christine, Viola, Mabele, Ludovico, Charles, Nyolina, Samuel, Rashel,  Jennifer , Lily, Gabriel, Pasquale, Ronald, Samuel, Christopher, Peter, Daniel, Moses…Sr Sarah.

Con il progetto “Aiutaci a studiare” desideriamo  aiutare nello studio 19 bambini e una Suora aiutandoli a sostenere i costi delle tasse scolastiche per questo anno scolastico.

In Sud Sudan, lo studio non è un diritto e spesso nemmeno una possibilità, i nostri frati in Sud Sudan, fra le tante attività di sostegno per la popolazione locale, hanno individuato nell’aiuto agli studi una via privilegiata e importante per la promozione umana e sociale, pertanto ci hanno chiesto un aiuto economico per potere pagare le tasse scolastiche e permettere così a questi bambini di frequentare la scuola.

Oltre a questi bambini e bambine, abbiamo deciso anche di aiutare Suor Sarah, una suora Sud Sudanese molta attiva nella pastorale e molto vicina ai frati, la quale ha collaborato con noi per il sostegno e l’aiuto di alcune ragazze universitarie e delle scuole secondarie. Attualmente Suor Sarah è stata inviata in Kenya per conseguire il dottorato e successivamente insegnare presso l’Università Cattolica di Juba in Sud Sudan.

Vi chiediamo un aiuto urgente, una urgenza che è nata dal mancato sostegno di una associazione che aveva promesso di aiutare questi bambini, ma che recentemente ha comunicato l’impossibilità ad essere fedele all’impegno preso, pertanto è importante pagare al più presto le tasse scolastiche per evitare che i bambini perdano l’anno scolastico in corso, basta poco, una piccola donazione può essere molto importante per loro. Tanto “poco” fa molto, il bene condiviso genera vita, sempre.

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Concedimi, o Dio, un cuore lungimirante…

Lo scorso marzo, insieme ad Ilaria, dopo il corso Giovani e Missione, ho ricevuto il mandato per la missione in Uganda, nel progetto francescano di Giorgio e Marta – Ewe Mama: una scuola per bambini disabili ed un orfanotrofio per bambine e ragazze.

Ricordo ancora il primo giorno di servizio: lingua e cultura differente, poca dimestichezza con il mondo della disabilità, timore e ansia da prestazione alle stelle (caratteristica tipica della nostra società del fare, ma decisamente amplificata nel popolo veneto)!

Poi, la perla di Marta: “L’importante è che voi stiate! Lasciatevi stupire dalla loro bellezza!”

Quanta Verità nelle sue parole! Una scena fra tutte: Timothy, un bambino autistico, che mi indica la porta, urlando, perché aprissi alla sua compagna Elizabeth, rimasta chiusa fuori dall’aula. Lui solo, che nella confusione, si era accorto che la maniglia si stesse muovendo!

Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.

Perché i bambini usano lo stupore. Non complicano le cose, le accolgono così come sono. Sono capaci di andare all’essenziale. E l’essenziale, per questi bambini, sei tu e il tuo stare con loro. Vivono dell’amore che puoi donargli in quel momento. Solo questo conta. Solo questo gli basta. Noi adulti, invece, le cose le abbiamo complicate. Abbiamo perso la capacità di restare umani, di accoglierci nelle nostre fragilità e incoerenze. Abbiamo perso la semplicità del cuore.

E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio.

Chi è un ricco? Chi non ha bisogno.

Finché non riprendiamo confidenza con il fatto che noi siamo innanzitutto bisogno, e quindi tutti poveri, allora non potremmo nemmeno accogliere il regno di Dio nella nostra vita.

Ed io per anni mi sono considerata giusta, idealizzandomi davanti a Dio e a me stessa.

Per me, la missione è stata un bagno di umiltà, un entrare nelle ferite più profonde e mai riconciliate, per imparare ad abbracciarle; un accettare di sbagliare e lasciarsi portare sulle spalle dalla Misericordia; un accorgermi di essere donna spirituale e donna carnale, e finalmente dirmi che vado bene così!

L’augurio che mi faccio, quotidianamente da quando sono rientrata, è questo: “Concedimi, o Dio, un cuore lungimirante come quello dei bambini, un cuore capace di scorgere il potenziale di bene, di bello e di vero che gli sta dinnanzi”.

Alessandra

…non mi veniva chiesto nient’altro se non essere me stessa fino in fondo

Lo scorso marzo, ho ricevuto il mandato per la missione in Uganda ( dopo l’esperienza di Giovani e Missione), nel progetto francescano di Giorgio e Marta, Ewe Mama, che prevede una scuola per bambini disabili e un orfanotrofio per bambine e ragazze.

Sono partita con un po’ di insicurezza, con il pensiero di non essere all’altezza dei compiti che mi avrebbero affidato e con il timore di non riuscire a entrare in una relazione profonda con i bambini, così diversi da me per cultura e situazioni di vita. Fin dai primi giorni però mi sono accorta come queste preoccupazioni fossero veramente vane: non mi veniva chiesto nient’altro se non essere me stessa fino in fondo. Mi sono ritrovata a essere Ilaria, senza maschere e sovrastrutture, e questi piccoli mi hanno fatto capire l’importanza delle cose semplici e autentiche.

Dal primo giorno sono rimasta colpita e affascinata dall’Amore che traspariva da questi bambini, che, pur avendo poco, riuscivano a donarsi attenzioni e sostegno l’un l’altro; l’aiuto reciproco e le cure verso i più bisognosi venivano prima di tutto dai bambini stessi. Con il passare del tempo ho capito che, più che essere io quella che donavo, erano loro che donavano a me vita e verità.

Sono partita con il desiderio di fare esperienza di Dio e di conoscerLo in maniera più profonda e posso affermare che questi bambini sono espressione del Suo volto. Si fa esperienza di Dio attraverso i bambini della scuola per disabili e le bambine dell’orfanotrofio, che davvero rappresentano i “piccoli”, gli ultimi, inconsapevoli della preziosità che donano; attraverso i loro sorrisi e i loro occhi, nell’amore che cercano e che danno. Ho compreso con più facilità le parole della Serva di Dio Chiara Corbella, la quale afferma che “l’importante nella vita non è fare qualcosa, ma nascere e lasciarsi amare”. In questo mese, sono stata testimone di come solo l’Amore resta e conta: non si è amati per quello che si fa o per le nostre abilità, si è amati per quello che si è. I nostri limiti e le nostre debolezze diventano davvero luogo privilegiato per l’incontro con Dio.

Ho fatto esperienza di Dio non solo attraverso i bambini, ma anche attraverso i volontari con i quali ho condiviso questo tempo: ognuno di loro mi ha donato qualcosa di unico. La condivisione dell’esperienza con dei fratelli ha reso queste settimane più belle, perché è vero che le fatiche, se condivise, diventano più leggere e la gioia si moltiplica.

Quando penso alla missione penso a come raffiguri davvero un piccolo grande pezzo del regno dei cieli, che è simile al lievito o al granellino di senapa che, se seminato, si arricchisce. Prima di partire, mai avrei potuto immaginare la ricchezza e la bellezza che mi sono portata a casa. Grazie a Giorgio e Marta, che si dedicano anima e corpo a questo progetto, desiderosi di fare la volontà di Dio e fiduciosi nella Sua Provvidenza. La loro fiducia nell’amore e nel progetto di Dio per loro rappresenta per me un esempio grande di come i figli si abbandonano con fede nelle mani del Padre.

Sono tornata con la consapevolezza che si può continuare a vivere la missione anche a casa e che è possibile trovare il volto di Dio in ogni persona che incontriamo sul nostro cammino. Grazie a questa missione, ho fatto esperienza di come Dio agisce nella nostra vita, nonostante i nostri limiti e i nostri dubbi; l’unica cosa di cui necessita è il nostro “sì”, la nostra fiducia nel fatto che Lui conosce ciò di cui abbiamo davvero bisogno e ci resta accanto sempre, passo dopo passo.

Ilaria

       

 

Aiuta uno studente

Nairobi_studenti_2

La Provincia di s. Francesco di Africa centro-orientale, Madagascar e Mauritius è attualmente costituita da 226 frati, dei quali 134 in formazione iniziale.
Africa_ProvincioneData la sua notevole estensione (comprende ben 9 Stati: Uganda, Kenya, Rwanda, Burundi, Tanzania, Zambia, Malawi, Mauritius e Madagascar) e la conseguente multiculturalità etnica e linguistica, la Provincia ha strutturato il percorso formativo nel modo seguente:

  1. area anglofona:

Postulato: Tanzania

Noviziato: Uganda

Studentato di filosofia: Zambia

Studentato di teologia: Kenya

 

  1. area francofona: Madagascar

 

 

Uganda

Il Progetto, che va ad aggiornare quello precedente (vedi), desidera sostenere la formazione dei giovani frati, soprattutto gli studenti di filosofia e teologia, come illustrato nella scheda:

Africa: Formazione studenti

 

Zambia_studenti_2

 

KENYA – I fattori di conflitto interno in uno studio della Chiesa: i giovani chiave di volta del futuro

Nairobi (Agenzia Fides dell’11/03/2015) – Disoccupazione giovanile, ineguale distribuzione delle risorse, dispute fondiarie, lotte tra gruppi etnici e politici. Sono queste le potenziali cause di conflitto in Kenya secondo uno studio promosso dalla locale Commissione Episcopale “Giustizia e Pace”, basato su interviste a 582 persone in 7 delle 47 Contee nelle quali è suddiviso il territorio nazionale.
Lo studio si propone di individuare i principali “punti caldi” dove si possono originare conflitti, anche alla luce della progressiva devoluzione di potere, dal governo centrale alle amministrazioni locali. Ed è proprio la gestione del processo di devoluzione che suscita la preoccupazione del 23% degli intervistati, che temono che in questo modo si possano accentuare le divisioni.
I fattori di maggiore preoccupazione sono comunque altri. In particolare la percezione che un gruppo possa prendere il sopravvento sugli altri (il 58% degli intervistati la ritiene una potenziale causa di conflitto); i conflitti fondiari; l’iniqua distribuzione delle risorse (74,8%).
La situazione dei giovani è ancora più interessante. L’82% degli intervistati pensa che i giovani possano influenzare la direzione della politica ancor più dei politici. Ma la disoccupazione giovanile è considerata dal 74,2% degli intervistati come uno dei fattori di maggior rischio per la stabilità del Paese, anche per la tendenza di politici senza scrupoli a manipolare gli strati giovanili maggiormente emarginati. Lo studio ricorda che tra il 1992 e il 1996 i bambini di strada sono aumentati del 300%. Ora questi sono diventati giovani di strada, inclini alla violenza, pronti a essere reclutati dalle gang utilizzate dai politici senza scrupoli.
Lo studio suggerisce infine alcune modalità per far sì che non si ripetano drammi come le violenze post –elettorali del 2007-2008, che hanno causato 1.300 morti e 35.000 sfollati, come offrire maggiori risorse alle Contee per lo sviluppo economico e la lotta alla disoccupazione giovanile.

KENYA – La Chiesa mette a disposizione le terre incolte per produrre cibo

Nairobi (news riportata da Agenzia Fides) – Le terre incolte di diocesi, congregazioni religiose e seminari del Kenya verranno usate per produrre cibo. Lo ha annunciato p. Celestino Bundi, Direttore delle Pontificie Opere Missionarie (POM) del Kenya
In questo modo la Chiesa in Kenya intende rispondere all’appello lanciato da Papa Francesco nel suo discorso ai partecipanti alla 38esima sessione della FAO, per trovare nuove forme di aiuto ai poveri e agli affamati.
“È risaputo – aveva detto Papa Francesco – che la produzione attuale di cibo è sufficiente, eppure ci sono milioni di persone che soffrono e muoiono di fame: questo, cari amici, costituisce un vero scandalo. È necessario allora trovare i modi perché tutti possano beneficiare dei frutti della terra, non soltanto per evitare che si allarghi il divario tra chi più ha e chi deve accontentarsi delle briciole, ma anche e soprattutto per un’esigenza di giustizia e di equità e di rispetto verso ogni essere umano”.
La Chiesa in Kenya intende diventare autosufficiente, ridurre la malnutrizione e creare uno scambio reciproco tra “chi ha” e “chi non ha”.

Progetto sostegno frati studenti [PSFES 1]

Obiettivo del progetto è quello di poter assicurare, attraverso delle singole “adozioni a distanza”, un percorso di formazione adeguato a tutti i giovani frati studenti nella Provincia Serafica di San Francesco dell’Africa Orientale. Ciascun giovane, grazie al sostegno ricevuto, potrà completare gli studi e sostenere poi operativamente le fraternità missionarie della Provincia, nell’annuncio del Vangelo e nella realizzazione di opere caritatevoli che continuino a dar prova dell’Amore incondizionato che Dio ha per tutti i suoi figli.

Scarica la scheda progetto