Mariapoli focolarina in Kazakhstan

 

Come ormai da 6 anni, anche quest’anno le parrocchie di Taldykorgan ed Almaty hanno vissuto il loro incontro “Mariapoli” nella casa di accoglienza diocesana della parrocchia di Kapcigai, vicino all’omonimo lago.

L’incontro è organizzato dal movimento dei Focolari (che vengono da Mosca) ed ha come scopo fondamentale quello di fare l’esperienza di Maria: incarnare la Parola, soprattutto con atti concreti di amore reciproco.

Ogni mattina si inizia ricevendo una frase del Vangelo che si cerca di incarnare durante tutto il giorno, condividendo alla sera quanto si è vissuto. Ci sono momenti in cui si approfondisce, in particolare, il tema dell’unità secondo la preghiera di Gesù in Gv. 17: “Che tutti siano uno come io e Te, Padre, siamo uno!” e questo resta lo scopo fondamentale di tutti i partecipanti (famiglie, adolescenti, giovani, anziani) al di là di quello che si fa: così anche gli intervalli o i bagni al lago diventano occasioni privilegiate per servire e amare l’altro ed è davvero bello contemplare questa gara di servizio così che non c’è bisogno di turni per le pulizie o per lavare i piatti etc!

 

 

Quest’anno eravamo una quarantina: molti dei fedelissimi, alcuni nuovi, cattolici, protestanti, ortodossi, un paio in cammino verso il battesimo… insomma, come in ogni famiglia, tanto diversi ma con un unico scopo: amare Gesù nel fratello!

fr. Luca

Bienvenu “Chidé”… “fuori” due!

Dopo quella di Jonathan, ecco la testimonianza di Chidé, che ci aveva già raccontato qualcosa di sè in un altro articolo.

 

Cari fratelli,

buongiorno, mi chiamo Bienvenu Nsouka, ma da sempre tutti mi chiamano Chidé.

Vi ringrazio immensamente d’avermi concesso questa borsa di studio perché io possa frequentare la Scuola Superiore di Gestione di Impresa (ESGAE). Ho avuto il privilegio di beneficiare quest’anno della vostra borsa e ne sono estremamente grato.

Studio quindi in questa università e finisco il primo anno in gestione finanziaria. Anche se ho fatto (e faccio tuttora, quando si presenta l’occasione) piccoli lavoretti, ho capito che se voglio avere fortuna nella vita, devo impegnarmi con gli studi. Ho capito che è necessario avere una specializzazione professionale, migliorare delle competenze, per essere competitivi nel mondo del lavoro. Lo faccio per me, ma anche per impegnarmi per il mio Paese che ha bisogno di persone competenti. Di tutto ciò grazie a voi e anche ai frati della fondazione in Congo che mi hanno permesso di crescere e formarmi per la vita.

Sono originario del Congo Brazzaville, orfano di padre e di madre in una famiglia senza speranze della periferia sud della capitale. Mancando di mezzi per farmi crescere e nutrire e soprattutto per farmi studiare, mia nonna decise di chiedere ai frati di tenermi con loro al Centro: lei non poteva pensare a me e io ero sempre per strada per cercare da mangiare. Lo fece sperando per me un futuro migliore del suo. Fu così che arrivai al centro Ndako ya bandeko. Una fortuna per me, visto che subito la mia vita, la mia salute e la mia formazione scolastica furono prese in carico dal Centro. Avevo anche un posto tutto mio per dormire e ogni giorno c’era da mangiare. Nonostante un percorso non sempre lineare, ho perseverato e sono riuscito a terminare i miei studi. Anche adesso che vivo fuori dal Centro con alcuni miei compagni, il Centro si occupa di me perché io possa dedicarmi a questa tappa ulteriore che è la vita universitaria. Per me questa è una testimonianza della bontà di Dio che mi ha aiutato attraverso i suoi servi fedeli. È vero, perché io non ero niente e adesso sto costruendo il mio futuro col vostro aiuto e l’amore di Dio. Spero di avere un avvenire possibile.

Certo non ho concluso questo primo anno come avrei voluto, ma tuttavia me la sono cavata abbastanza bene. Questo grazie anche al fatto che avendo potuto pagare interamente e in anticipo tutto l’anno scolastico, non sono stato mai scacciato da scuola come chi non pagava e quindi non ho perso lezioni e non ho fatto mai brutte figure. Sono andato a scuola tre volte la settimana e gli altri giorni potevo frequentare la biblioteca e studiare con i colleghi di corso. A scuola ci arrivo con i mezzi pubblici e ora aspetto con impazienza ottobre per ricominciare.

Per tutto questo ci tengo a dirvi ancora grazie. Sinceramente. Da parte mia sto facendo di tutto per trovare anche un piccolo lavoro che mi permetta di arrotondare le mie finanze e darmi già da fare perché non si sa mai… anche se potete ben comprendere cosa significhi a Brazzaville cercare un lavoro. Vorrei poter non dipendere (troppo) dalla bontà degli altri, so che non sta bene. Vorrei partecipare in qualche modo, almeno potermi comprare da solo i libri di testo… o altre cose. Comunque io sono disponibile con voi per ogni altra forma di collaborazione.

Sperando chissà, un giorno di potervi ringraziare di persona, vi saluto pieno di riconoscenza.

Di seguito, qualche foto per mostrarvi la scuola che frequento e la mia gioia di esserci, grazie a voi.

Chidè

Jonathan: “Fuori” uno!

Carissimi, con questo articolo iniziamo a pubblicare le lettere che abbiamo ricevuto dai nostri “Ragazzi fuori”, con le quali desiderano ringraziarvi per il sostegno che avete voluto dare loro e, al tempo stesso, aggiornarvi un po’ sulla loro situazione.

Diamo subito la parola a Jonathan…

 

Cari amici, buongiorno.

Vi ringrazio enormemente per avermi fatto dono di questa borsa di studio, che mi permette di frequentare la Scuola superiore di Gestione e amministrazione d’impresa (ESGAE), che è un’università privata. Ho avuto il privilegio di ricevere da parte vostra  la borsa quest’anno e ve ne sono profondamente grato. Attualmente studio finanza e passerò al terzo anno del mio ciclo di studi, più orientato verso un ramo comune, per acquisire una licenza professionale di amministratore d’Impresa (LPAE).

 

 

 

 

 

 

 

Al termine del ciclo inferiore mi si prospettavano diverse possibilità: lanciarmi sul mercato del lavoro, per esempio, o continuare i miei studi nel ciclo superiore. ma a causa della disoccupazione endemica e della necessità di essere sempre più specializzati nella vita professionale per poter avere migliori possibilità di riuscita, ho preferito continuare gli studi.

Sono originario della Repubblica Democratica del Congo, che ho lasciato 17 anni fa per motivi sociali ma anche a causa di alcune nostre usanze: la mia famiglia, che mi accusava di stregoneria, aveva infatti cercato di uccidermi dopo la morte di mia madre. Nonostante abbia alle spalle un percorso pieno di difficoltà e ostacoli, ho perseverato e sono riuscito quantomeno a continuare gli studi. Come potete facilmente constatare, vengo da un ambiente in cui gli studi non sono per niente una priorità; tuttavia per me sono stati importanti, malgrado i sacrifici che bisogna fare per completarli e gli impegni che altre persone, in diversi modi e a più livelli, hanno dovuto assumere per me perché io potessi riuscire. Siccome la mia famiglia (sempre assente) non ha mai potuto aiutarmi economicamente, fin da bambino ho sempre avuto bisogno dell’aiuto altrui non solo per studiare, ma anche solo per vivere.

Devo dire certamente grazie ai frati francescani della Fondazione “Notre Dame d’Afrique” che hanno creduto in me e nelle mie capacità, facendo degli sforzi per incoraggiarmi e permettermi di andare sempre avanti. In particolare, sarei ingrato e non potrei firmare questa lettera senza un ringraziamento a fr Adolfo Marmorino (Ya Marmo) di cui avete fiducia e che in qualche modo fa da intermediario affinché io possa ricevere quanto mi mandate. A lui va la mia profonda gratitudine per la sua seria disponibilità ai miei bisogni e tutti i miei casi di urgenza, per l’integrazione totale nella nostra vita e per averci considerato suoi figli, per aver capito il grado della nostra sofferenza e aver cercato di farcene uscire.

Per queste ragioni tengo a ripetere i miei ringraziamenti più sinceri a tutti voi. Grazie a voi potrò respirare – economicamente parlando – e concentrarmi per raggiungere e completare i miei obiettivi accademici, e vivere senza avere troppe preoccupazioni perché voi mi aiutate non solo sul piano accademico, ma anche perché mi permettete di pagare un affitto e mangiare: mi avete offerto l’occasione di vivere una vita possibile.

Sperando di avere l’onore, un giorno, di conoscervi,

con ogni modestia, cari fratelli, vi sono in tutto riconoscente.

 

Brazzaville, 30 giugno 2018

 

Ekassi Jonathan

 

PS: ecco la sua “pagella”!

GM…2: adunata!!

La fede cresce anche nella misura in cui la si trasmette e la si condivide: avendo fatto più volte esperienza di quanto sia vera questa affermazione (ma anche col semplice desiderio di stare insieme), abbiamo pensato di chiamare a raccolta i giovani che, negli ultimi anni, hanno partecipato al corso di formazione “Giovani & Missione”, indipendentemente dal fatto che abbiano poi trascorso, o meno, un periodo in terra straniera.

L’occasione ci è stata data dalla festa organizzata, come al termine di ogni anno pastorale, dal Centro Missionario della Diocesi di Firenze e che si è tenuta presso il convento dei frati di “s. Salvatore al Monte alle Croci” la sera del 15 Giugno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La serata, alla quale hanno partecipato un centinaio di persone, è iniziata nel chiostro con una bella performance artistica: il poeta Massimiliano Bardotti ha declamato alcune sue opere sul tema del peccato e della colpa, fortemente influenzate dall’annuncio biblico della Misericordia di Dio. La musicista Giulia Tanzini ha accompagnato con il suono della sua arpa. Ci siamo poi spostati nel “Giardino delle rose”, dove la comunità filippina di s. Barnaba ci ha offerto una breve esecuzione di danze e canti cristiani, ispirati alla loro tradizione locale. All’altare di pietra, inserita in un contesto di preghiera, abbiamo poi potuto ascoltare la testimonianza di Giorgio e Marta, ormai nostri consolidati amici. La serata si è conclusa con una cena condivisa, ricca di piatti della tradizione filippina.

 

Il giorno seguente, di buon mattino, il piccolo gruppo dei “GiEmmini” (una quindicina in tutto) si è messo in viaggio verso il santuario de La Verna, dove fra Federico ci aspettava per una guida/catechesi: a partire dalle opere di Andrea della Robbia e da una riflessione del card. Martini, ci ha aiutato a entrare nella spiritualità del luogo e ci ha suggerito alcuni spunti sul tema della fraternità e della preghiera. Dopo il pranzo al sacco abbiamo lasciato spazio ad alcune ore di silenzio per il raccoglimento personale, per poi riunirci nella Cappella delle Stimmate e suggellare la giornata con la celebrazione dell’Eucaristia, prima di fare ritorno a Firenze.

 

 

 

La Domenica mattina è iniziata con la condivisione, nella quale le varie esperienze vissute da ciascuno sono diventate dono per tutti; a seguire, la s. Messa celebrata da p. Giuseppe e il pranzo con la comunità dei frati.