Pane per i bambini di Musambira – Rwanda

Alla fine degli anni ’70, dal Protomonastero di Santa Chiara di Assisi, 5 monache di clausura sono andate in Rwanda per fondare una comunità di vita contemplativa nella diocesi di Kamonye. Le vocazioni locali sono  state subito numerose: nel giro di pochi anni: le Clarisse di Kamonye hanno creato un’altra fondazione a Musambira (nella stessa diocesi di Kamonye) e ultimamente un gruppo di Clarisse dei due monasteri rwandesi ha creato un’altra fondazione nel Burkina Faso (diocesi di Ouahigouya). A Kamonye vi sono 42 Clarisse, a Musambira 30, in Burkina Faso 5. Le comunità vivono secondo la Regola di Santa Chiara, con il lavoro delle loro mani, senza rendite fisse e con il fraterno aiuto di tutti.

 

Già dalla fondazione del Monastero, a Musambira molta gente, veramente povera, bussa ogni giorno alla porta, in particolare  per chiedere qualcosa da mangiare. Le sorelle prendono dal loro orto quello che possono, ma ora hanno bisogno di un’impastatrice da 75 Kg di farina, perché ogni mattina devono preparare centinaia di panini per la colazione dei bambini che vanno a scuola a stomaco vuoto e passano per il Monastero. 

Francesco di Assisi mentre costruiva il monastero di S. Damiano per S. Chiara e le sue Suore, stendeva la mano dicendo a tutti: “…a chi mi dà una pietra il Signore promette una ricompensa; a chi mi dà due pietre, due ricompense…”

Con la stessa preoccupazione di S. Francesco, anche noi seguitiamo a stendere umilmente la mano a voi per questa necessità delle Clarisse di Musambira.

Ogni vostra offerta diventerà per loro impegno di preghiera e gratitudine davanti al Signore per voi. “… Avevo sete e mi avete dato da bere”.

p. Rino Bartolini

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Moncalieri (TO) tende la mano

Abbiamo ricevuto da p. Luca un bell’articolo su un’iniziativa della sua Parrocchia d’origine, che volentieri pubblichiamo.

Le parrocchie di Moncalieri (TO) “Beato Bernardo di Baden” e “Ss. Trinità”, ogni anno, durante il tempo di Avvento, coinvolgono i bambini del catechismo e dell’oratorio in un impegno a favore di un progetto missionario che abbia come tema “i bambini aiutano i bambini”.

Il progetto che abbiamo scelto per l’Avvento 2016 è stato “Qua la mano!”: fra Luca Baino, a cui siamo particolarmente legati in quanto nostro parrocchiano, con i suoi collaboratori aiuta la comunità di Taldykorgan, in Kazakhstan, migliorando le condizioni di vita delle famiglie e dei bambini e gestendo da anni la parrocchia e l’oratorio.

Dunque, ad inizio Avvento vengono distribuiti al catechismo dei salvadanai, che i nostri bambini possono riempire giorno per giorno con i frutti delle loro rinunce (alla merendina o al gioco o alla figurina ecc) per aiutare altri bambini meno fortunati di loro. Inoltre, l’oratorio dedica un pomeriggio al tema della missionarietà, con giochi, riflessione e preghiera studiati appositamente dagli animatori: ad esempio, il gioco di quest’anno mirava ad individuare le necessità primarie di una persona e di una famiglia, ciò che è indispensabile per vivere con dignità. Anche al catechismo si parla di missione, e ai bambini viene fatto scrivere un messaggio di pace e una preghiera, che le catechiste conservano per la grande festa dell’Infanzia missionaria.

È così che le nostre parrocchie celebrano la Giornata missionaria dei ragazzi: la festa prevede un primo momento di preghiera e di riflessione sul progetto scelto, la consegna dei salvadanai, poi musiche e balli e il lancio dei palloncini, a cui i bambini legano il messaggio di pace, pronto a volare in cielo per raggiungere chissà chi (e ogni tanto riceviamo anche delle risposte!). Il pomeriggio continua poi guardando un film e giocando tutti insieme, e rinunciando alla merenda come segno di continuità con le rinunce chieste ai ragazzi durante l’Avvento.

Per le nostre parrocchie, la Festa dell’Infanzia missionaria è un momento di gioia e condivisione; i nostri bambini sono sempre molto coinvolti e generosi nella carità verso i loro coetanei meno fortunati, curiosi di conoscere i progetti e di fare qualcosa di concreto per sostenerli, per dire ai loro amici lontani: “Qua la mano! Vi aiutiamo anche noi!”.