Morte e vita… visitate e benedette da Dio

morteSe penso alla Pasqua, alla notte di Pasqua dove il fuoco santo “consuma” la cenere che è stata “imposta” su di noi 40 giorni prima, penso a Dio ed a come Lui possa dare vita dove davvero non c’è vita…

Cosa c’è di più “morto” della cenere, impalpabile, senza sapore, senza calore, basta un leggero soffio di vento per disperderla e non essere più ritrovata, eppure Dio può ritrasformarla in un FUOCO NUOVO.

Nulla di già visto, qualcosa di nuovo.

A noi che spesso viviamo di “cocci spezzati”, alla ricerca continua e a volte compulsiva di risistemare “le cose” alla meno peggio, Dio invece ci dice che vuole fare “cose nuove” e nuove tutte le cose!

Qui in Sud Sudan, i cocci sono davvero spezzati, e si tenta e ritenta di incollarli, ma senza alcun successo, perché un nuovo coccio si spezza e si ricomincia da capo. Un “da capo” che è pesantissimo e che impantana come le strade (?!?!) qui durante la stagione delle piogge, un pantano così forte che la Jeep a quattro ruote motrici si ritrova letteralmente incollata al suolo, e se ti avvicini, per tentare di fare qualcosa, questo pantano blocca pure te, e sei condannato a rimanere li, impantanato anche tu… solo una fune, qualcosa che per salvarti sceglie un’ “altra strada”, “il cielo”, può liberarti e liberare…

Ecco la mia pasqua quest’anno, in un paese totalmente “impantanato”, il Sud Sudan, un paese dove gli aiuti arrivano e ne arrivano tanti… e “si impantanano” anche loro, divorati dal fango dell’avidità del potere e del disinteresse assoluto verso chi soffre… da “bambini” viziati e prepotenti piene di stellette che sanno dire solo “mio, tutto mio…”, dove tutto ciò che è tuo… deve diventare mio e lo diventa! “Bambini” che non vedono persone, ma cose da avere… per accumulare…

Un paese impantanato che aspetta una salvezza nuova, attraverso una via nuova, un paese abituato a guardare in basso e incapace di guardare in alto…

Eppure la Salvezza viene donata, anzi la salvezza è già lì, in attesa di essere conosciuta e presa come quella fune…

Una cara amica mi chiedeva tempo fa come potessi credere nonostante la tanta sofferenza che vedo, come potessi vedere Dio lì…

La risposta a questa domanda che io nemmeno mi ero fatto, me l’ha data un pomeriggio al campo rifugiati una donna Nuer: il genio femminile non ha tribù 😉 ed è capace di vedere attraverso, e oltre, di intuire.

Ma cos’è il campo rifugiati per me?

Camminare fra le tende al campo (noi siamo gli unici bianchi che camminiamo fra le tende) per me è sempre un’esperienza di vita… nonostante la morte che si vede e in alcune tende si sente anche nell’odore acre e stantio della malattia…

Quando si cammina in mezzo a quelle “tende infuocate” dal sole, in quel campo senza alberi, senza ombra, senza riparo, senza respiro… si sentono le grida dei bambini che avvisano “i grandi” della mia presenza, perché un “kawaii” (un bianco) come dicono i Nuer, viene sempre annunciato e non passa inosservato.

Bambini che qualche mese fa quando mi vedevano passare tra loro gridavano… “kawaii… kawaii…” ora in tanti gridano… “abuna ( padre)… abuna” e alcuni… “abuna Marco… Abuna Marco…” bambini che ora mi riconoscono… e anche adulti… adulti che si presentano dicendoti “tu non mi conosci io so chi sei”!

Bambini che mi corrono dietro, addosso… per salutarmi dandomi la mano destra, e poi dopo li vedi guardarsi e toccarsi la mano per vedere se toccando la mano di un kawaii gli è rimasto “attaccato qualcosa” e poi vederli ritornare… ritoccarti, sorridere… e rimane… una folla che mi segue, mentre i catechisti tentano invano di allontanarli, perché “i bambini sono bambini” e devono stare lontano dagli adulti, non possono “disturbare” gli adulti… quanto mi ricorda la fatica inutile dei discepoli di proteggere chi non vuole farsi proteggere…

Se questa è la “folla che mi segue” poi dentro le tende che visito… cala il silenzio, i toni spesso sono mesti, gli odori sono forti, il caldo toglie il respiro…

Dentro quelle tende dove accadono i miracoli perchè Dio tocca la loro carne attraverso le mani di un sacerdote… al di là delle guarigioni visibili o no. Perché dove l’uomo viene toccato con amore… sempre viene guarito, perché viene visitato… e amato, non lasciato solo nel suo dolore…

Come ha fatto Gesù nel suo tragitto verso il calvario, un tragitto vissuto in comunione con chi è condannato, non per sua scelta, a vivere “il calvario”, una vicinanza estrema, fino alla condivisione anche della morte più cruenta e denigrante… la croce, chiamata a diventare… l’amore eterno presente di Dio dovunque!

Camminando, passando in mezzo alle tende, salutando, benedicendo… una donna mi ha visto… mi ha aspettato e mi ha detto: “Ho letto nella bibbia che Gesù passava e benediceva tutti ed è quello che tu stai facendo… per me sei come Gesù, ti devo parlare…”

Dov’è Gesù in mezzo al dolore, alla morte?

Gesù è li nell’uomo che passa accanto facendo le cose che faceva Gesù, non solo in me, non solo in un sacerdote, ma in ogni uomo.

Penso che la domanda da fare è non tanto dove è Gesù nel dolore, nella sofferenza, ma: dove sono “io”, dove è l’uomo e che cosa fa l’uomo nel dolore e nella sofferenza sua o altrui? Cammina, tocca chi è nel dolore? Si lascia visitare e toccare quando soffre?

Oppure invece che camminare scappa? Invece che farsi visitare chiude la porta?

Ancora una volta la Pasqua si “avvicina” al Natale… “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo… Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome” (Gv 1,9-12)

A noi la scelta di accoglierLo nella nostra vita, a noi la scelta nella nostra morte di lasciarci vedere, guardare e toccare da Lui, per ricevere la vita nuova della Pasqua, ed essere abitati dalla Sua Pasqua per essere sua presenza nel mondo facendo ciò che Lui ha fatto, passare benedicendo tutti…

Vivendo una benedizione che compromette, che “sporca” un po’, come la corda lanciata nel fango per liberare chi è impantanato nella morte, una corda che parla di cielo… una corda che si sporca per amare e per liberare.

Chi ama necessariamente si compromette e si “sporca”, un fango che viene impastato della luce della presenza e dalla misericordia di Dio e che genera nuove creature, uomini e donne nuove capaci da lasciarsi guardare e visitare da Dio per guardare con i Suoi occhi e toccare con le Sue mani i Suoi figli nostri fratelli e sorelle.

Una santa Pasqua dove la morte visitata, vista e toccata dalla misericordiosa presenza di Dio diventa vita NUOVA!!

Abuna Marco

vita

PS: In queste due foto la morte e la vita sono state visitate… perché se è vero che la morte viene visitata e toccata dalla presenza di Dio, è anche vero che la vita per “rimanere in vita” deve essere nutrita dal dono della gratitudine, che rende attuale e viva la presenza di Dio.

Una foto credo sia abbastanza eloquente e non servono commenti, nell’altra invece ci sono io insieme ad Elizabeth e alla piccola Marie Clare. Questa è la foto della gratitudine per essere state visitate. Marie Clare è la prima bambina alla quale ho dato il nome, così si usa fra i Nuer, è una bambina che ho visitato e benedetto lo scorso anno quando era appena nata, la mamma Elizabeth qualche settimana fa era malata, ma ora, come si vede nella foto è guarita. Una foto che a me dice la bellezza di un incontro “casuale” che lega, perché Marie Clare, nel suo nome, porterà sempre con sé, nel suo nome, il ricordo di un incontro di cui non ha memoria ma che è accaduto…

“Qua la mano” – Olia e la macchina da cucire

cucireForse ricorderete mamma Olia perché ha lavorato con i nostri bambini come cuoca e perché abbiamo aiutato, con il Progetto sanitario, la sua piccola Ksiuscia per la prima operazione alle mani. Purtroppo, infatti, le donne della loro famiglia (così la nonna, così Olia e la sorella… e così Ksiuscia) soffrono di una malattia genetica per cui anulare, medio e indice di entrambe le mani crescono uniti: nel caso di Ksiuscia solo mediante la pelle, così è stato possibile iniziare una serie di operazioni che la porteranno ad avere le dita indipendenti. Lo scorso dicembre ha subito, con successo, la seconda operazione.

Mamma Olia non può trovare un lavoro per via delle cure di cui abbisogna Ksiuscia e poi per Danil, 8 anni, che ancora non può rimanere a casa da solo. Il papà ha un lavoro retribuito miseramente ma con grande dignità cercano di darsi da fare per non dipendere totalmente dall’aiuto del progetto “Qua la mano”. Qualche giorno fa vengo a sapere che Olia è una sarta e che un tempo si guadagnava da vivere cucendo a casa, ma ha poi dovuto vendere la macchina da cucire. Contemporaneamente, una ricca signora decide di disfarsi della sua macchina da cucire per comprare un nuovo modello e, come si dice, con il Progetto abbiamo preso due piccioni con un fava!!!

Auguriamo a mamma Olia di poter dignitosamente lavorare e guadagnare il necessario per la famiglia.

Grazie a tutti gli amici che ci aiutano a “tendere la mano” per rialzare chi è in difficoltà!

Aiuti “spiccioli”

lavoro spiccioloEd ecco un altro modo “spicciolo” di aiutare ed educare chi si rivolge a noi per un qualche piccolo aiuto.

Nella foto vedete Serghej, uno dei tanti che arrivano da qualche città circostante alla ricerca di lavoro e… rimangono senza lavoro e senza soldi per tornare a casa!

Come in gran parte del mondo, come in Italia, anche in Kazakhstan è diventato davvero difficile trovare un’occupazione, anche saltuaria o, com’era possibile fino a poco tempo fa, giornaliera come “scaricatore” in un qualche mercato o grande azienda.

Molti suonano alla porta del convento chiedendo un aiuto per “tornanre a casa”, tanto più che la stazione dei bus è qui vicino. Ma non tutti sono onesti: molti cercano soldi solo per ubriacarsi (secondo lo “sport nazionale”) e, guarda a caso, gli serve proprio il biglietto per la città più lontana da Taldykorgan… cioè il più costoso! A questi, allora, viene proposto di guadagnarsi quanto chiedono: il territorio della Chiesa e del convento offre molte possibilità per qualche lavoro… e così il discernimento è presto fatto. Spesso offriamo loro anche il cibo, la possibilità di fare una doccia e di cambiare i vestiti, che spesso sono giunti ormai al limite.

Ma, soprattutto, viene offerta loro la dignità di aver guadagnato quanto chiedono e non solo di aver ricevuto una qualche “elemosina”.

Incontro ecumenico in Kazakhstan – ottobre 2015

Ecumenismo_KZ_2Il 29 e 30 ottobre scorso, con la presenza e l’aiuto di due focolarini di Mosca (Serghej e Agnieska) abbiamo organizzato un incontro interconfessionale nella nostra parrocchia di Nostra Signore di Guadalupe a Taldykorgan (Kazakhstan).

Il tema del dialogo è molto sentito nel nostro Paese in quanto, a causa delle deportazioni dei tempi sovietici, sono presenti molte differenti nazionalità e, quindi, religioni.

All’incontro erano presenti più di trenta persone tra cattolici, ortodossi e protestanti.

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Il tema scelto è stato “Padre, che tutti siano uno”: aiutati dalla figura di s. Francesco e da alcuni video di Chiara Lubich, abbiamo riflettuto su quanto ci unisce, su quali strumenti abbiamo per un sereno dialogo tra di noi, appartenenti a diverse confessioni, condividendo poi in gruppi di lavoro varie esperienze di vita su questo tema.

La prima sera abbiamo potuto trascorrerla con un sacerdote ortodosso e sua moglie e la seconda abbiamo potuto condividere la cena con alcune giovani famiglie e i loro bambini senza perdere l’occasione per continuare la riflessione sul tema.

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Alla fine ci siamo dichiarati la comune volontà di realizzare insieme tra di noi, ma sopratutto con Gesù, questo Suo desiderio e preghiera al Padre con un’iniziativa concreta: incontrarci una volta al mese per condividere le nostre esperienze di vita su una Parola del Vangelo scelta di mese in mese, affinché, anche attraverso di noi, la Parola continui a farsi carne anche in Kazakhstan!

Speriamo che questi semi, innaffiati dalla grazia e dal comune impegno, possano portare frutti in questa terra così ricca di spiritualità e voglia di crescere e che queste terre sconfinate possano essere riempite anche dalla Buona Notizia di Gesù.

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