Dove la fede cristiana “costa” di più

La World Watch List 2016 di Porte Aperte è l’annuale rapporto sulla libertà religiosa dei cristiani nel mondo, fotografato nella nostra mappa/classifica dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani. Coprendo il periodo che va dal 1 Novembre 2014 al 31 Ottobre 2015, la WWList misura il grado di libertà dei cristiani nel vivere la loro fede in 5 sfere della vita quotidiana: nel privato, in famiglia, nella comunità in cui risiedono, nella chiesa che frequentano e nella vita pubblica del paese in cui vivono; a queste si aggiunge una sesta voce di analisi che serve a misurare l’eventuale grado di violenze che subiscono. I metodi di ricerca e i risultati sono sottoposti a revisione indipendente da parte dell’Istituto Internazionale per la Libertà Religiosa. I 3 colori diversi nella mappa servono per segnalare 3 gradi di persecuzione (in base al punteggio): Estrema (100-81), Molto Alta (80-61), Alta (60-53,4).

L’estremismo islamico costituisce ancora la fonte principale di persecuzione anticristiana (in ben 35 dei 50 paesi della lista); sono in forte aumento anche il nazionalismo religioso (leggasi per esempio India, salita al 17° posto) e la paranoia dittatoriale (come in Eritrea 3° o Corea del Nord 1°).

I paesi africani continuano a risalire la lista: 16 paesi della WWL sono africani, di cui 7 figurano tra le prime 10 posizioni. Il Niger (#49) è uno dei due paesi per la prima volta nella lista, e tra le nazioni che seguono immediatamente i 50 della WWL (fino alla #65), non meno di 9 si trovano sul territorio africano, per lo più nella cintura sub-sahariana. In termini numerici, se non di intensità, la persecuzione dei Cristiani in questa regione adombra perfino i fatti del Medio Oriente.

Un esodo di cristiani mai visto prima: sebbene sia noto che in Medio Oriente vi sia un numero di rifugiati pari al numero di cristiani (12,5 milioni), pochi sanno quale sia la percentuale di cristiani rispetto al numero totale di rifugiati. Deve essere una cifra significativa. Molto meno note sono invece le decine di migliaia di cristiani che partono dai 12 stati del nord della Nigeria. In queste zone i 27 milioni di cristiani restano cittadini di serie B, e al momento diverse migliaia di loro stanno scappando dalle azioni violente dei mandriani Hausa-Fulani nella Middle Belt (zona centrale del paese). Questo ha creato un altissimo numero di profughi interni nel nord della Nigeria, molti dei quali sono cristiani. In Kenya molti cristiani lasciano le aree a maggioranza musulmana. Decine di migliaia di persone continuano ad avventurarsi nel deserto rischiando di cadere nelle mani di bande criminali per scappare dall’Eritrea e raggiungere l’Europa (l’UNHCR ha riportato a novembre 2014 che il 22% dei rifugiati che aveva raggiunto le coste italiane proveniva dall’Eritrea). Perfino gruppi di credenti pakistani, a causa della persecuzione, stanno chiedendo asilo nei paesi del Sud-Est Asiatico.

A volte le dinamiche locali sono le più rilevanti: generalmente i trend possono essere internazionali, nazionali o locali, e sebbene la sfera locale sia spesso sottovalutata, è proprio lì che si innestano le principali dinamiche di persecuzione. Le mille forme di locali discriminazioni a cui sono sottoposte le minoranze cristiane in ampie regioni del mondo sono persistenti e spesso dimenticate.

La pulizia etnica ritorna sotto forma di strategia anti-cristiana: in Medio Oriente e in Africa la persecuzione prende la forma di una sorta di pulizia etnica. Nel nord, nordest e nella cintura centrale della Nigeria, in Siria, in Iraq, in Sudan (Nuba), in Somalia e nel nordest del Kenya, la persecuzione adotta uno schema sistematicamente supportato da attori facenti parte dello Stato o meno. Nella Middle Belt della Nigeria, ad esempio, i cristiani sono stati strappati via dalle loro terre natie a causa della “colonizzazione” degli Hausa-Fulani. In Sudan, i cristiani di Nuba sono stati presi di mira e uccisi. In tutti questi paesi, la persecuzione avviene con lo scopo di allontanare se non addirittura sterminare i cristiani.

Dalla posizione 51 in poi: la WWL presenta i primi 50 paesi, ma ve ne sono altri con un certo grado di persecuzione anticristiana. Ve ne citiamo alcuni sotto osservazione: Nepal, Congo (RDC), Sri Lanka (uscito dalla WWL), Ciad, Mauritania, Marocco, Federazione Russa, Kirghizistan, alcuni stati dell’Africa occidentale (francese) come Gambia, Senegal, Costa d’Avorio, ma anche Camerun e Uganda.

La World Watch List di Porte Aperte rimane molto più di una semplice lista: è il promemoria di quale sia il costo dell’essere cristiani… ovunque!

Cristiani-perseguitati-680x365

Per visualizzare la mappa: https://www.porteaperteitalia.org/pdf/wwl_2016

Nota: dalla WWList 2014, la metodologia della WWList è stata sottoposta al controllo e alla valutazione dell’organismo internazionale indipendente International Institute for Religious Freedom (http://www.iirf.eu/) per mostrare la massima trasparenza e utilità dell’immenso lavoro di raccolta e analisi dati fatto da Porte Aperte e sfociante nella WWList. L’IIRF ne ha attestato la professionalità e l’affidabilità dei contenuti.

(fonte sito: www.porteaperteitalia.org)

Progetti “Riscaldamento” e “Segretaria” 2017

“Segretaria”

Al fine di poter svolgere al meglio tutte le attività di aiuto e sostegno sociale sul territorio (ovvero, di fatto, per poter realizzare tutti gli altri Progetti) sono fondamentali le relazioni istituzionali tra Parrocchia e Stato. In questo senso assume un ruolo importantissimo la figura della Segretaria parrocchiale: una persona di cittadinanza e madrelingua kazaka, in grado di districarsi nella burocrazia locale.

Stipendio mensile: 200 euro; costo da Aprile a Dicembre 2017: 200 x 9 = 1.800 euro.

 

“Riscaldamento”

Grazie ad un contributo di 30.000 $ ricevuti da varie associazioni internazionali, la Parrocchia si è allacciata al riscaldamento centralizzato. Ciò ha permesso di ridurre i costi di gestione rispetto al precedente riscaldamento autonomo a carbone, garantendo al contempo una migliore resa termica.

Con l’arrivo della bella stagione, il riscaldamento non è più necessario… ma lo sarà di nuovo quest’inverno!! ,-)

Continuiamo, quindi, ad accantonare i fondi necessari, confidando sulla vostra generosità. Il Signore vi ricompensi!

Progetto “Sanitario”

La situazione della sanità in Kazakhstan è tale che, spesso, chi non ha possibilità economiche è escluso dai servizi.
La maggior parte dei poveri, poi, molte volte è anche all’oscuro dei propri diritti e quindi basta aiutarli a districarsi nelle procedure burocratiche per accedere a quei servizi gratuiti che lo Stato prevede per tutti i cittadini. Questo è il primo passo che cerchiamo di fare.
Ma spesso, per vari motivi, non basta e allora bisogna rivolgersi a cliniche private o pagare i farmaci (a volte persino quelli che devono essere somministrati in ospedale!) e le altre prestazioni sanitarie erogate dagli ospedali pubblici.
In questi anni siamo riusciti ad aiutare molte persone, la maggior parte ormai senza speranza, tra di loro soprattutto bambini. Alcuni sono guariti, altri sono riusciti a ricevere una pensione di invalidità che permette loro di pagarsi almeno i farmaci per continuare a condurre una vita dignitosa.
Ovviamente il progetto non è quantificabile a livello economico: aiutiamo secondo le necessità che di volta in volta ci si presentano e, soprattutto, secondo le possibilità finanziarie che ci vengono date. Ma grazie alla vostra generosità, fino ad oggi, non abbiamo mai dovuto mandare indietro nessuno.
p. Luca Baino

Progetti “Doposcuola” e “Asilo” 2016 [Kz9]

I progetti “Asilo” e “Doposcuola” sono attualmente sospesi.
Ciò è dovuto a cambiamenti restrittivi intervenuti nelle leggi del Paese, soprattutto per quanto riguarda  le norme igieniche.
Sarà necessario verificare la possibilità di attuare i necessari adeguamenti, nella speranza di poter riprendere le attività di sostegno per l’anno scolastico 2016/17.

Progetto “Qua la mano”

Il progetto Qua la mano nasce con la precisa volontà di offrire un aiuto concreto alle famiglie (ma anche a singole persone) in difficoltà. Le attività che si vogliono portare avanti consistono in visite domiciliari alle famiglie e nella collaborazione con esse per la gestione dei vari aspetti del loro quotidiano. Si vogliono inoltre accompagnare le persone che si lasceranno aiutare nei percorsi di sviluppo, integrazione sociale, studio, lavoro e relazioni con le istituzioni statali, sanitarie e di altro genere.
Tutto questo vuole essere reso possibile mettendo al centro di ogni progetto la persona e la sua concezione all’interno dei legami più stretti (famiglia) e di quelli più estesi (comunità). Ogni persona e ogni comunità rappresentano una risorsa potenziale che ha bisogno di essere valorizzata e apprezzata.

Vedi la scheda del progettogli altri progetti attivi in Kazakhstan.