SUDAN – Vietati gli aiuti umanitari nelle aree di conflitto: MSF costretta a chiudere le attività

Bruxelles (Agenzia Fides del 30/01/2015) – Le autorità sudanesi hanno posto totale divieto alle organizzazioni umanitarie di raggiungere le persone bloccate nelle aree del conflitto e le comunità che hanno maggiore necessità di aiuti. Tra queste, il centro operativo di Medici Senza Frontiere (MSF), ha annunciato di non poter più raggiungere tre aree del Sudan colpite dal conflitto, dove si trovano centinaia di migliaia di persone sfollate che hanno bisogno di assistenza, e di essere quindi costretto a chiudere le proprie attività nel Paese.
Il totale divieto di accedere allo Stato del Blue Nile, la chiusura forzata delle attività nel Darfur orientale, i blocchi e gli ostacoli amministrativi nel Darfur meridionale hanno di fatto reso impossibile per MSF rispondere alle emergenze mediche in queste aree. MSF si è vista negare costantemente l’accesso allo stato sudanese del Blue Nile, dove nell’autunno 2011 è scoppiato un conflitto tra le Forze armate sudanesi (SAF) e l’Esercito di liberazione popolare del Sudan-Nord (SPLA-N). Nonostante i tassi di mortalità nei campi profughi erano più che doppi rispetto alla soglia d’emergenza, dall’inizio del conflitto questo stato è diventato una zona ad accesso limitato, in cui nessun operatore umanitario internazionale ha avuto il permesso di entrare.
Nella città di Shaeria, nel Darfur orientale, MSF gestiva un ospedale e una clinica mobile. Nel dicembre 2012 gli operatori dell’equipe MSF sono stati improvvisamente arrestati e allontanati dall’area. Attualmente sono ancora impossibilitati a lavorare in quell’area. Nel campo sfollati di El Sereif, vicino Nyala, capitale del Darfur meridionale, l’ong gestiva un progetto medico nel campo, ma dopo il nuovo afflusso di sfollati in fuga dalla violenza a marzo e aprile 2014, un’equipe di emergenza supplementare si è vista negare i permessi di viaggio per arrivare al campo.
Le necessità conseguenti la violenza e lo sfollamento delle persone si estendono anche ad altre aree del Sudan. Le statistiche delle Nazioni Unite di fine anno segnalano circa 400 mila nuovi sfollati nella più ampia regione del Darfur nel 2014, per un totale di 2,3 milioni in tutto il Paese e 6,9 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria.

SUD SUDAN – “L’accaparramento delle terre minaccia la stabilità del Paese” denunciano i Vescovi

Juba (Agenzia Fides del 30/01/2015) – “L’accaparramento delle terre (“land grabbing”) può portate alla spaccatura del Paese” avvertono i Vescovi del Sud Sudan. Secondo il Catholic Radio Network (CRN), Sua Ecc. Mons. Paolino Lukudu Loro, Arcivescovo di Juba, ha affermato, al termine della riunione plenaria della Conferenza Episcopale locale che “nel loro incontro i Vescovi hanno riconosciuto l’accaparramento delle terre come un potenziale rischio di violenza che il governo deve affrontare prima che si verifichi un’escalation”.
“I casi di accaparramento delle terre sono molto diffusi a Juba, il peggiore dei quali si è verificato nel villaggio di Kömiru nel 2012, dove diverse famiglie sono state massacrate da uomini in uniforme” ricorda il CRN.
Dall’indipendenza, nel luglio 2011, in Sud Sudan si sono verificati diversi episodi di violenza inter-etnica e di razzie di bestiame provocati da dispute sull’accaparramento delle terre e delle risorse idriche. Il fenomeno del “land grabbing” è stato denunciato anche nel confinante Kenya, dove i Vescovi locali hanno invitato il governo “ad identificare e a portare di fronte alla giustizia i cosiddetti ‘costruttori privati’ che stanno platealmente accaparrandosi le terre delle scuole pubbliche, minacciando l’educazione e il benessere dei bambini”.

Pubblicati ben sei nuovi progetti nel mondo! [AGGIORNATO]

Carissimi tutti,
pace e bene.

Con gioia vi annunciamo che la nostra sezione “Progetti nel mondo” si è arricchita di ben sei nuovi progetti!

Con l’arrivo in Sud Sudan del nostro fratello fra Marco Freddi, abbiamo avuto modo di conoscere e così contribuire a due significativi programmi riguardanti la formazione dei chierichetti [progetto SUDS 1] e dei catechisti [progetto SUDS 3] per le varie stazioni missionarie servite dalla comunità francescana.
Abbiamo deciso di sostenere anche un progetto riguardante la promozione di varie attività a favore dei bambini di strada e dei ragazzi orfani, due realtà purtroppo molto numerose a causa dell’AIDS e dei conflitti che hanno colpito negli ultimi anni questa giovane terra [progetto SUDS 2].  In ultimo, ma non meno importate, il contributo per gli arredi delle cappelle di cui abbiamo finanziato la costruzione lo scorso anno [progetto SUDS 4].

Anche in Burundi, Stato che per tanto tempo è stato scenario di sanguinosi scontri etnici con l’uccisione di un gran numero di religiosi e catechisti, abbiamo deciso di appoggiare due progetti riguardanti la formazione di catechisti [progetto BUR 1] e la costruzione di una casa e di una chiesa parrocchiale [progetto BUR 2]. Crediamo davvero che siano due progetti che possano portare una speranza concreta a tutta la popolazione!

Certi del vostro sostegno, ringraziamo già tutti coloro che ci accompagneranno in questo viaggio.

Progetto “FORMAZIONE CATECHISTI” [BUR 1]

SCARICA la SCHEDA del PROGETTO

MAGARAMA – BURUNDI

Il contesto

I tanti conflitti che si sono succeduti da sempre in Burundi, in particolar modo quelli segnati dagli scontri tra etnie, hanno provocato negli anni numerose vittime tra i sacerdoti, i religiosi e i catechisti. Il paese ha pian piano ricominciato a rifiorire con nuove vocazioni e nuove attività pastorali, mirate soprattutto alla preparazione dei sacramenti, all’insegnamento della religione nelle scuole e all’assistenza ai più bisognosi. Per rispondere a queste necessità essenziale è la collaborazione con i laici.

Attività e risultati attesi

La parrocchia di Magarama, dell’Arcidiocesi di Gitega, è nata nel 2010 ed è gestita dai Frati Minori africani. La parrocchia è un punto di riferimento per l’intera città ed intorno ad essa si svolgono numerose attività, grazie all’impegno non solo dei frati ma anche dei laici.
Sebbene vi sia la presenza di volontari che aiutano e collaborano con i frati nel preparare coloro che si rivolgono alla parrocchia per ricevere assistenza ed anche i sacramenti (Battesimo, Cresima, Matrimonio…), negli ultimi tempi si è avvertita molto la mancanza di una formazione vera e propria, necessaria inoltre per una maggior coscienza del lavoro pastorale a cui i volontari si sentono chiamati.

Obiettivi

Il progetto ha come obiettivo quello di formare coloro che intendono collaborare con i frati nella Pastorale Parrocchiale, preparandoli così a saper rispondere ad ogni livello di necessità i parrocchiani avvertano.

Beneficiari

I destinatari del progetto sono 10 catechisti (uomini e donne) che lavorano in parrocchia nella preparazione ai sacramenti, nelle scuole secondarie come insegnanti di religione e nell’assistenza sociale attuando opere caritative miranti allo sviluppo della comunità.

Sostenibilità

Il progetto, mirando a rispondere alle tante esigenze dei parrocchiani di Magarama, fa si che ognuno di essi si senta accolto nella realtà parrocchiale e sostenuto in ogni sua esigenza.
Per quanto riguarda i catechisti, al termine del periodo di formazione, verranno assunti per un periodo di due anni dalla parrocchia, con possibilità poi di una collaborazione più a lungo termine. Questo progetto quindi porterà non solo dei posti lavoro ma farà fiorire e unire sempre più la comunità locale, in passato segnata dai terribili scontri tra etnie.

Tempi e Costi

La durata del progetto è stata fissata in 4 mesi (Settembre – Dicembre), con un impegno di 4 giorni alla settimana (dalle ore 9 alle ore 13). A Gennaio, al termine del periodo di formazione, è iniziato il lavoro pastorale.
I costi da rimborsare riguardano i materiali per la formazione (€ 1500), il salario dei formatori (professori, insegnanti, catechisti competenti ed esperti) e dei cuochi (€ 3700) e tutto l’occorrente per i pasti e la gestione della giornata di formazione (€ 2300), per un totale quindi di € 7500.

Referente del progetto è Nicodéme Kibuzehose – Definitore Generale per l’Africa e Terra Santa

La grave situazione dei minori in America latina

MESSICO – Lavoro minorile: 2 milioni e mezzo di bambini lavoratori
Nello stato messicano di Tamaulipas risultano almeno 71 mila bambini, bambine e adolescenti lavoratori, che si vanno ad aggiungere ai dati nazionali dell’Istituto Nazionale di Geografia e Statistica (INEGI), che registrano quasi 30 milioni di minori nella fascia di età tra 5 e 17 anni, circa la quarta parte della popolazione totale. Secondo i dati del Modulo di Lavoro Minorile relativo alla Encuesta Nacional de Ocupación y Empleo 2013, quest’anno ci sono stati 2 milioni e mezzo di bambini lavoratori. In Messico, la Legge Federale sul Lavoro autorizza l’impiego al lavoro a partire dai 14-17 anni.

COLOMBIA – Quasi 50 mila bambini vittime di omicidio a causa dei conflitti armati
Oltre due milioni di minori sono vittime di violenza in Colombia: abusati, sfollati, mutilati dalle mine. Secondo un documento reso noto dall’Unità delle Vittime, attualmente 2.182.707 minori hanno subito violenze a causa di conflitti armati, tra questi 47.724 sono rimasti vittime di omicidio. Il 30% del totale delle vittime nel Paese sono stati bambini e bambine. Dal documento risulta inoltre che la vita di circa 10 mila minori è a rischio di atti terroristici, attentati, combattimenti o molestie, mentre 60 mila hanno subito intimidazioni e minacce. Altri 8.600 sono stati fatti sparire, 683 sequestrati e 631 vittime di mine anti persona.
Le violenze sessuali hanno colpito 604 piccoli, e altri 354 hanno subito torture, circa 250 sono stati privati di ogni bene e costretti a lasciare le proprie case. E’ anche messo in evidenza che 2 bambini su 10 hanno subito violenza quando avevano meno di 5 anni, 43 su 100 tra 6 e 12 anni, e 36 su 100 tra 13 e 17 anni. Secondo fonti dell’Unità per le Vittime, dal 2010 il numero dei piccoli coinvolti nei conflitti è diminuito: nel 2014 ne sono stati registrati 47.044, mentre nel 2013 erano stati 105.463; nel 2012 erano 106.886; nel 2011 erano 112.682 e nel 2010 un totale di 84.816. Si stanno comunque facendo progressi per il recupero di queste vittime, molte delle quali sono oggi maggiorenni. L’Unità ha anche lanciato un appello contro i guerriglieri di Farc e Eln, affinchè mettano termine al reclutamento di bambini e bambine.

Ringraziamo Agenzia Fides per aver riportato queste due notizie

AMERICA DEL SUD – La povertà rallenta ma aumenta l’indigenza

Nel 2014, la povertà ha interessato il 28% della popolazione dell’America Latina, un dato stabile rispetto al 2012 e 2013 e che dovrebbe mantenersi tale anche nel 2015: unito alla crescita demografica si traduce in ogni caso in un aumento in numeri assoluti, fino a colpire complessivamente 167 milioni di persone.
È quanto emerge dalle proiezioni del Panorama sociale 2014 stilato dalla Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (Cepal) presentato a Santiago del Cile. Le preoccupazioni, tuttavia, riguardano l’estrema povertà o indigenza: questa è invece aumentata con certezza dall’11,43% del 2012 all’11,7% nel 2013, pari a un incremento di tre milioni di persone, fino a raggiungere 69 milioni di persone. Secondo la Cepal, nel 2014 si è alzata ulteriormente, fino al 12%: ciò implica che dei 167 milioni di poveri nell’anno appena concluso, gli indigenti sono stati 71 milioni.
Alicia Bárcena, segretaria esecutiva della Cepal, ha parlato di un’occasione persa, lamentando che la ‘lezione’ della crisi finanziaria internazionale non abbia generato “il rafforzamento di politiche di tutela sociale capaci di diminuire la vulnerabilità di fronte ai vari cicli economici”.
Eppure, nonostante la mancanza di progressi in termini di media regionale, in cinque dei 12 paesi che hanno reso disponibili i propri dati la povertà si è ridotta. Ciò è accaduto in Paraguay (49,6% nel 2011, 40,7% nel 2013), El Salvador (45,3% nel 2012, 40,9% nel 2013), Colombia (32,9% nel 2012, 30,7% nel 2013), Perú (25,8% nel 2012, 23,9% nel 2013) e Chile (10,9% nel 2011, 7,8% nel 2013).

Fra Marco: “una risata, un sorriso e una soluzione”, riflessioni dal Sud Sudan

E “scoppiò” la risata di Joyce, la cuoca che ci aiuta per il pranzo. Una risata fragorosa, che spesso si sente in casa, una risata che mette allegria perché è sempre accompagnata da un sorriso luminoso.
Noi frati eravamo a tavola a mangiare e a un tratto sentiamo una risata, la risata di Joyce, una risata che noi tutti conosciamo, ma siamo incuriositi, che sarà successo? Andiamo a vedere subito e la sorpresa: Joyce che ha acceso il fuoco con alcune pietre e sta ultimando la cottura di alcune “chapati” (non se come si scrive e sicuramente non si scrive così… ma so come si mangiano e non è difficile 😉 )! La nostra cucina è molto semplice, un vecchio fornello Joyce1russo con le bombole a metano a tre fuochi, di cui ne funzionano solo due… E che era successo? Era finito il gas all’interno delle bombole della cucina! E Joyce che cosa ha fatto? Si è fatta una risata, ha trovato tre pietre in “giardino” (un giorno vi farò vedere il “giardino”), ha acceso il fuoco e ha continuato a cucinare, senza perdere tempo in chiacchiere, malumori accuse…senza sese fossi stata più attenta, se i frati avessero controllato… sese… Tutti se veri… ma che non avrebbero cotto le “chapati”. Tutto ciò mi ha fatto pensare alla facilità con cui ha risolto il problema, e quante volte invece ci può accadere di arenarci ai se… se avessi, se lui, se lei… e la vita non cambia, non “cammina”, non “si cuoce”. Chissà se fosse successo a noi? Che cosa avremmo pensato? Che cosa avremmo detto? Che avremmo fatto? Alla fine avremmo mangiato? Per rassicuravi… noi abbiamo mangiato!!!! Grazie a Joyce. Una risata, un sorriso e una soluzione trovata!!! Perché condividere questo con voi? Non per dirvi che mi piaccioni le\i “chapati” e nemmeno che abbiamo una brava cuoca che è pure simpatica. Ma perché questo fatto piccolo, possiamo dire, mi ha dato luce, su come superare le difficoltà. Tre parole che possono accompagnarci: una risata, un sorriso e una soluzione.
Una risata…[…] Farsi una risata è rompere il circolo vizioso della lamentela…dell’accusa…del giudizio…del perché a me? Del se lui, se lei , se loro, se io…se Dio…Farsi una risata è accogliere la vita, la realtà, così come è. Farsi una risata quindi non è ridere in modo spensierato, ma accogliere la realtà, sapere dire: “è così!”. Nelle prove dolorose sappiamo quanto è difficile dire: “è così!”. Ieri siamo stati a portare un po’ di cibo a 300 persone, sfollate, o meglio scappate, perché il loro villaggio è stato bruciato, e quindi hanno perso tutto, proprio tutto. Vedere le donne che con gli occhi tristi e il sorriso sulle labbra mentre pulivano i fagioli che la provvidenza gli aveva portato, questo è accogliere la realtà, la realtà amara e dolorosa, accogliere non è dire che è bella, che è giusta, è accoglierla e vivere. Questa ultima condivisione era per sottolineare che la “risata” di cui parlo non è una risata superficiale, non è una risata semplice da fare, è una risata a volte amara, molto amara, ma che permette di accogliere la realtà e quindi diventa una possibilità per continuare il cammino.
Un sorriso…È il sorriso della speranza, è il sorriso che da forza nel cammino, che permette di continuare a portare il peso della realtà, di chi sa che c’è Qualcuno che si prende cura, Qualcuno che ascolta il grido del suo popolo, dei suoi figli. E’ il sorriso di chi si scopre e si sente figlio e di chi decide di vivere da figlio, fidandosi del Padre, che presto o tardi arriverà e con la certezza che arriverà. Abbiamo bisogno di un sorriso che accompagni i nostri passi, e questo sorriso che illumina è la presenza di Dio in noi che accompagna e illumina il cammino, perché il sorriso illumina, ci sono sorrisi che li puoi vedere solamente con gli occhiali da sole ;-). Il sorriso è anche il sostegno che altri ti danno…accogliere un sorriso è accogliere anche uno sguardo nuovo su di noi, chi ti sorride ti restituisce la dignità, ti mette in una storia di salvezza, in una storia che non fugge la realtà ma ti dice…guarda chi ha già vissuto quello che hai vissuto tu e ha superato il problema…ed è felice. […] E una soluzione…E troverai una soluzione, perché la vita è concreta, i problemi sono concreti e così le soluzioni. Scriveva qualcuno che serve la sapienza del contadino, una sapienza che è tanto diversa dalla sapienza dell’intellettuale. L’intellettuale può permettersi di dire: “mi sono sbagliato, la mia ipotesi e la mia teoria erano sbagliate”. Il contadino non può dirlo, perché se sbaglia non mangia (e anche questo qui in Sud Sudan è una amara realtà). La soluzione deve essere concreta per il problema che viviamo, per quel singolo problema.
Il Sorriso ci permette di attraversare le fatiche e di trovare una soluzione, non le soluzioni a tutti i problemi, quello ci penseremo poi con calma, ma forse dobbiamo iniziare a risolvere un problema alla volta. Ci sono persone che per trovare “la soluzione perfetta”, la soluzione che risolve tutti i problemi, studiano una vita, e intanto… i problemi cambiano… La vita non ci aspetta, sia che siamo pronti, sia che non lo siamo le cose accadono. Una risata, un sorriso e una soluzione… Joyce ha fatto tutto questo in pochi secondi… forse la vita l’ha abituata a non perdersi in chiacchiere inutili… sarà fatta così… non lo so… ma se lo ha fatto lei… perché non possiamo farlo anche noi?

fra Marco Freddi, missionario in Sud Sudan

 PER LEGGERE IL POST IN VERSIONE INTEGRALE: http://freddimarco.blogspot.it/2015/01/e-scoppio-la-risata.html

LIBANO – I Patriarchi antiocheni: per fermare i conflitti occorre bloccare il traffico di armi

Bkerkè (news riportata da Agenzia Fides) – Le guerre che devastano il Medio Oriente, a partire dalla Siria e dall’Iraq, avranno termine solo quando verrà interrotto il flusso di armi e denaro indirizzato verso fazioni armate e gruppi terroristici da parte di alleati e sponsor regionali e internazionali.
Così i Patriarchi e i Capi delle Chiese cristiane d’Oriente, riunitisi martedì 27 gennaio a Bkerkè, presso la Sede del Patriarcato maronita, sono tornati ancora una volta a individuare il traffico d’armi e la corrente di risorse finanziarie messe a disposizione dei gruppi jihadisti come fattori-chiave nei conflitti che sconvolgono la vita di popoli interi, destabilizzando il quadro geopolitico mediorientale. Alla riunione hanno preso parte anche tutti gli altri Vescovi che portano il titolo patriarcale di Antiochia.
Nell’incontro – a cui hanno preso parte anche il Vescovo armeno cattolico di Damasco Joseph Arnaouti e l’Arcivescovo Gabriele Caccia, Nunzio apostolico in Libano – è emerso il giudizio comune e la condivisa sollecitudine pastorale che unisce i Capi delle Chiese d’Oriente davanti alle emergenze che travagliano i popoli dell’area e, in alcuni casi, mettono a repentaglio la stessa sopravvivenza delle comunità cristiane autoctone.
“Anche in Libano – riferisce padre Paul Karam, Presidente di Caritas Lebanon, presente all’incontro – l’impoverimento generale, la paralisi politica e il crescente pericolo di un’offensiva da parte delle milizie jihadiste stanno destabilizzando la società e spingono alla fuga i giovani, soprattutto i giovani cristiani, che vanno all’estero a cercare lavoro. Gli sforzi delle Chiese e delle istituzioni ecclesiali, pur raddoppiati, non possono certo supplire alla latitanza delle istituzioni civili. E registriamo un calo anche negli aiuti internazionali a vantaggio dei profughi, mentre le emergenze umanitarie e il numero dei rifugiati continuano ad aumentare”.
I Patriarchi e i Capi delle Chiese cristiane insistono sulla necessità di porre fine ai conflitti con “mezzi pacifici” e “attraverso negoziati politici” che coinvolgano tutte le parti contendenti. Tra le altre cose i vescovi hanno riaffermato sostegno e solidarietà alle forze armate libanesi, che da venerdì 23 gennaio sono impegnate in operazioni contro milizie jihadiste provenienti dalla Siria, “per sventare un piano eversivo di enorme gravità, con l’aiuto di Dio”.

Le ultime news dal continente africano

LIBERIA – Migliaia di orfani, la Presidente chiede aiuto 
Solo in Liberia i bambini rimasti orfani a causa dell’epidemia di ebola sono 3000: lo ha detto la presidente Ellen Johnson-Sirleaf, sottolineando la necessità di un impegno di assistenza sociale che vada al di là dell’emergenza sanitaria. “Ebola ha reso orfani 3000 bambini, che ora hanno bisogno di sostegno” ha affermato il capo dello Stato, evidenziando d’altra parte i progressi delle ultime settimane nella lotta contro il virus. Secondo Sirleaf, non si registrano nuovi contagi in 13 dei 15 distretti della Liberia ed è possibile che non vi siano più casi già entro fine febbraio. Nell’ultimo anno in Africa occidentale l’epidemia di ebola ha causato oltre 9000 vittime, perlopiù in Liberia, Sierra Leone e Guinea.

NIGER – Violenze anticristiane: i Vescovi riaffermano la loro amicizia con la comunità musulmana
“Vogliamo rinnovare la nostra amicizia e fratellanza all’insieme della comunità musulmana del nostro Paese” scrivono i Vescovi del Niger in un messaggio alla comunità musulmana dopo le violenze anticristiane che hanno pesantemente colpito la Chiesa nei giorni scorsi. Precisando di parlare “in comunione profonda con le nostre comunità duramente provate dagli avvenimenti inattesi e tragici subiti senza comprenderne le ragioni”, i Vescovi ringraziano tutti i musulmani “per i gesti e gli atti di solidarietà” dimostrati durante gli assalti alla comunità cristiana. “Siamo uniti nel dolore che condividete con noi. I nostri luoghi di culto e la maggior parte delle nostre infrastrutture sono state demolite ma la nostra fede è intatta” scrivono i Vescovi. “È con essa e con la vostra che costruiremo di nuovo quello che i nostri nemici comuni hanno deliberatamente voluto annientare”. La Chiesa cattolica in Niger ha sospeso fino a nuovo ordine tutte le sue attività (vedi Fides 22/1/2015): “Le attività della Chiesa cattolica, che non hanno altro scopo che quello di servire le popolazioni, riprenderanno poco a poco, dove è possibile, in funzione di ogni singola situazione”.

MAURITANIA – Il 4% della popolazione è composta da schiavi: i bambini nascono già con questo stigma
In Mauritania quando un bambino nasce da una madre schiava, anche lui è destinato alla stessa sorte e si porta dietro questo stigma per tutta la vita. Si tratta di famiglie di pastori e contadini che vivono nelle regioni rurali, e di domestici in quelle urbane. E’ quanto dichiara il Presidente di SOS Schiavi, una organizzazione civile mauritana, costituita da ex schiavi e schiavi, per la tutela dei diritti umani con l’obiettivo fondamentale di eradicare questo fenomeno, nonostante sia stato ufficialmente abolito nel 1985 ma che è rimasto impunito. La pratica della schiavitù e la sua impunità sono ora di nuovo al centro del dibattito nel Paese, dopo che lo stesso Presidente di SOS Schiavi è stato condannato pochi giorni fa a due anni di carcere per aver organizzato illegalmente una manifestazione antischiavista. Nel 2013 le Nazioni Unite gli avevano dato il premio per la sua “lotta non violenta contro la schiavitù”. In mancanza di statistiche ufficiali, la ong Global Slavery Index, che lotta contro la schiavitù a livello mondiale, ha messo la Mauritania al primo posto tra i Paesi schiavisti, con 155 mila schiavi, ossia il 4% della popolazione.

MALAWI – Colera, fame, malattie: nuove minacce per migliaia di alluvionati in Malawi e Mozambico
Strade, ponti, scuole, infrastrutture di ogni genere, migliaia di ettari di terreno andati persi, bestiame morto annegato: questo il bilancio delle piogge torrrenziali che si stanno abbattendo da oltre un mese su Malawi e Mozambico. Finora sono oltre 300 mila le persone colpite dalle alluvioni nei due Paesi africani, e si prevede un ulteriore aumento di questa cifra. Gli sfollati sono in tutto circa 150 mila. Ci sono ancora diversi dispersi in Malawi oltre a centinaia di persone che continuano ad essere isolate, senza cibo, acqua, servizi igienico sanitari o elettricità. A tutti questi problemi si aggiungono i focolai di allevamenti di mosquito, vettori di malattie come la malaria, che hanno anche contaminato l’acqua dei pozzi. (approfondimento)

COSTA D’AVORIO – “La società ivoriana è malata sul piano spirituale e morale” denunciano i Vescovi
“La corsa sfrenata al facile guadagno e al potere minaccia la coesione sociale e la stabilità del Paese” affermano i Vescovi della Costa d’Avorio nel messaggio pubblicato al termine della loro Assemblea plenaria di gennaio. “Dopo un decennio di crisi profonda che ha dolorosamente segnato la storia della Costa d’Avorio, scuotendo la coesione sociale, siamo giunti al momento della riconciliazione e della ricostruzione del nostro Paese” afferma il messaggio, facendo riferimento alla crisi scoppiata nel settembre 2002 che ha visto la Costa d’Avorio divisa in due parti, risolta solo nel 2011. La ricostruzione e la riconciliazione nazionali sono però minacciate, secondo i Vescovi, dalla “corsa sfrenata al facile guadagno e al potere, che comportano derive dalle conseguenze incalcolabili”. I Vescovi denunciano in particolare i sacrifici umani dei quali sono spesso vittime gli albini e i bambini, soprattutto da parte di persone alla ricerca di ricchezza e potere . “Non è raro trovarsi di fronte allo spettacolo triste e orribile di corpi mutilati, di albini massacrati, di tombe profanate, di scheletri esposti a disprezzo della dignità dell’uomo”. A questo si aggiungono i tanti giovani vittime di alcool e droga, o che finiscono per entrare a far parte di bande di taglieggiatori di strada. “La società ivoriana è quindi malata sul piano spirituale e morale” concludono Vescovi, che lanciano un appello perché ciascuno faccia la propria parte, dai politici ai capi religiosi, dalle famiglie ai leader tradizionali.

CENTRAFRICA – La Caritas: necessari più fondi per i rifugiati e gli sfollati centrafricani
Occorrono più fondi per aiutare i rifugiati originari della Repubblica Centrafricana accolti negli Stati confinanti, ha affermato Mons. Robert J Vitillo, delegato presso le Nazioni Unite a Ginevra per la Caritas Internationalis. Mons. Vitillo ricorda che il piano predisposto dalle agenzie ONU ha un budget per il 2015 di 331 milioni di dollari, ma le Ong presenti sul terreno di questa somma riceveranno solo 14 milioni di dollari. Circa 190.000 persone sono fuggite dal Centrafricana da quando, nel dicembre 2013, le milizie anti-balaka hanno investito la capitale Bangui, cacciando il governo formato dagli ex ribelli Seleka. Queste persone si sono aggiunte alle 230.000 rifugiatesi nei Paesi vicini nei mesi precedenti, portando il totale dei rifugiati provenienti dal Centrafrica a circa 425.000. I principali Paesi di accoglienza sono Camerun, Ciad e Repubblica Democratica del Congo. In questi Stati la Caritas ha avviato programmi di formazione professionale a favore dei rifugiati oltre a fornire assistenza in campo educativo, sanitario (compresa l’erogazione di acqua potabile) e alimentare. Mons. Vitillo ha infine lanciato un appello per soccorrere anche le centinaia di migliaia di sfollati interni accolti in campi di fortuna nella stessa Repubblica Centrafricana. Le sole strutture della Chiesa cattolica accolgono più di 80.000 sfollati interni, ai quali la Caritas sta fornendo assistenza.

EGITTO – Il governo egiziano assegna terreni per la costruzione di nuove chiese nella capitale
Un terreno di 30 ettari messo a disposizione del Patriarcato copto per costruire strutture e uffici collegati alla Cattedrale cairota di San Marco, e altri tre apprezzamenti più piccoli di terra, assegnati per essere destinati alla costruzione di tre nuove chiese (due copte ortodosse e una copta evangelica) in tre diversi quartieri del Cairo: queste le disposizioni ratificate di recente dal ministero egiziano per l’edilizia, i servizi e le comunità urbane, rese note dallo stesso titolare del dicastero, il ministro Mostafa Madbouly. Alla fine dello scorso ottobre, i rappresentanti delle principali Chiese e comunità cristiane presenti in Egitto avevano inviato al governo la bozza di un disegno di legge sulla costruzione delle chiese.

News riportate sui portali di Agenzia Fides e MISNA

SUD SUDAN – Liberati 280.000 bambini-soldato

Jonglei (Agenzia MISNA) – Lunedì 27 gennaio ben duecentottanta bambini e ragazzi-soldato sono tornati in libertà in Sud Sudan: lo ha reso noto il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), sottolineando come grazie a un accordo con un gruppo armato potranno smettere di combattere e saranno rilasciati nel complesso 3000 minorenni.
La cerimonia per il ritorno in libertà del primo gruppo di bambini-soldato si è tenuta nella regione orientale di Jonglei. Il rilascio dei giovani combattenti è frutto di un accordo con l’Esercito democratico del Sud Sudan, una formazione guidata dall’ex capo ribelle David Yau Yau.
Dal dicembre 2013 il Sud Sudan è dilaniato da un conflitto civile.
Secondo l’Unicef, le forze belligeranti hanno schierato sui campi di battaglia circa 12.000 bambini e ragazzi-soldato.