BURKINA FASO: disordini e scontri a fuoco contro la revisione della Costituzione

In Burkina Faso questi sono giorni di grande tensione. Le proteste sono esplose dopo l’annuncio di una riforma costituzionale per permettere al presidente Compaoré – salito al potere dopo aver ucciso il fondatore del Burkina Faso Thomas Sankara – di prolungare ulteriormente il suo mandato, dopo 27 anni al potere. Oggi il presidente si è detto disposto a rinunciare al progetto ma in cambio di un «prolungamento» di tre anni del mandato, cosa che ha fatto infuriare ancor più la popolazione. Da qui l’inizio di gravi scontri che hanno portato anche ad un assalto da parte della popolazione del Parlamento.

Stiamo pregando per la pace. Chiediamo a tutte le parti di dare prova di ritegno e di limitare i danni in questo momento particolarmente critico per la nostra nazione”: è l’appello rivolto dal vescovo di Bobo Dioulasso e presidente della Caritas Burkina Faso, monsignor Paul Ouédraogo, contattato dalla MISNA.
Purtroppo le manifestazioni sono degenerate, con violenze e distruzioni. E’ ancora presto per pronunciarsi visto che i disordini non sono terminati. Speriamo che possano finire presto dato che il governo ha annullato l’esame del progetto di legge in parlamento. Anche qui a Bobo Dioulasso prevale una situazione incerta e di massima tensione. Non sono uscito oggi, ma dall’ufficio dove siamo riuniti arriva l’odore dei gas lacrimogeni e la confusione dalla strada” conclude monsignor Ouédraogo.
Con un comunicato diffuso sulla stampa locale, il governo “informa tutte le popolazioni che l’esame del progetto di legge sulla revisione della Costituzione è stato annullato” e invita i cittadini alla “calma”.
Nella sede dell’Assemblea nazionale, presa d’assalto da migliaia di manifestanti, sono stati incendiati gli uffici di alcuni deputati, tra cui il presidente del parlamento, mentre l’emiciclo e altre stanze dell’edificio sono state saccheggiate. Fonti di stampa locale scrivono di “colonne di fumo nero sopra la sede del parlamento”, di “vetri in frantumi” e del rischio che “l’incendio possa espandersi”.
Le forze dell’ordine, che all’inizio avevano cercato di disperdere i manifestanti con gas lacrimogeni, si sarebbero ora ritirate dall’epicentro dei disordini, nel cuore della capitale. Alcuni reparti dell’esercito sarebbero però passati con i manifestanti.
Fonti della MISNA contattate a Ouagadougou, anonime per motivi di sicurezza, riferiscono di aver sentito “più colpi d’arma da fuoco” e di una situazione di “caos totale”. Non è stata ancora ufficialmente confermata la notizia, già rilanciata da alcuni media, di una vittima nelle violenze.

Il Paese, a maggioranza musulmana, ospita una importante base per il contrasto al terrorismo islamista nel Sahel. Il Burkina Faso confina con Mali e Niger, due Paesi molto esposti alle infiltrazioni di gruppi vicini ad Al Qaeda e all’Isis.

IRAQ – Tra i rifugiati accolti a Baghdad, più di 700 famiglie cristiane

Baghdad (Agenzia Fides del 29/10/2014) – Sono già almeno settecento le famiglie cristiane provenienti da Mosul e dalla Piana di Ninive che vivono come rifugiati in alloggi e sistemazioni di fortuna a Baghdad, dopo essere stati costretti a lasciare le proprie case davanti all’offensiva dei jihadisti dello Stato Islamico (IS). Lo ha confermato in alcune dichiarazioni pervenute all’Agenzia Fides Raad Jalil Kajaji, responsabile dell’Ufficio finanziamenti per cristiani, yazidi, sabei e mandei, aggiungendo che il numero di rifugiati cristiani pervenuti nella capitale continua ad aumentare di giorno in giorno, e esortando organizzazioni di soccorso internazionale a sostenere con più decisione le autorità locali nell’affrontare tale emergenza umanitaria.
Jalil, che il 27 ottobre ha avuto un lungo colloquio con il Patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphael I presso la sede del Patriarcato, ha riferito che gli scarsi fondi governativi a disposizione dell’Ufficio sono in via di esaurimento, e le condizioni di sopravvivenza dei profughi – alloggiati anche presso scuole, chiese e sedi di associazioni cristiane – sono destinate a peggiorare con l’arrivo dell’inverno. Secondo fonti del Ministero delle migrazioni e dei rifugiati, le famiglie di profughi del nord iracheno che hanno trovato riparo a Baghdad sono complessivamente più di 19mila. (GV)

CINA – Far conoscere Gesù ai non cristiani e sensibilizzare i cattolici sulla loro responsabilità missionaria

Pechino (Agenzia Fides del 29/10/2014) – “La Giornata Missionaria Mondiale è stata un’occasione per far conoscere Gesù ai non cristiani e sensibilizzare i cattolici sulla loro vocazione missionaria e sulla missione evangelizzatrice della Chiesa”: lo ha affermato il responsabile diocesano della formazione dei catechisti della diocesi di Nan Chong, nella provincia di Si Chuan.
Concluso il periodo di formazione, nella Giornata Missionaria Mondiale catechisti e volontari si sono divisi in 7 gruppi ed hanno raggiunto altrettanti luoghi pubblici, dove si sono dedicati ad opere di volontariato, suscitando la curiosità delle persone. Rispondendo alle loro domande su chi fossero e perché lo facessero, hanno così potuto dare una testimonianza viva della loro fede, vissuta nella quotidianità.
Altre iniziative hanno caratterizzato la celebrazione della Giornata Missionaria nelle comunità continentali. Nella Cattedrale della diocesi di Wen Zhou sono stati infatti amministrati i sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, cresima, prima eucaristia) a 32 catecumeni, che sono stati quindi invitati ad assumere subito l’impegno missionario. E’ stato anche ordinato un sacerdote e persino consacrata una nuova chiesa nella parrocchia di Hong Hua Gang di Zun Yi, dedicata alla Madonna di Lourdes, con la partecipazione di oltre mille fedeli.
Il parroco della parrocchia di Jiu Jiang della provincia di Jiang Xi ha incoraggiato i fedeli “ad annunciare il Vangelo ai loro vicini con il proprio esempio di vita, perché possano sentire l’Amore di Dio”. Dopo aver spiegato il significato della Giornata Missionaria durante la messa del 19 ottobre, sensibilizzando i cattolici sulla loro appartenenza all’unico corpo della Chiesa, il parroco ha promosso anche la raccolta delle offerte per le opere di evangelizzazione. (NZ)

MESSICO – Rosario Vivente: 30 mila fedeli pregano per i narcotrafficanti e per il crimine organizzato

rosario

Guidati dal Vescovo, Sua Ecc. Mons. Juan Frausto Pallares, circa 30 mila fedeli hanno riempito lo stadio della città di León per pregare la Madonna con il Rosario.
Nella giornata di domenica gruppi organizzati da diverse parrocchie sono arrivati in processione, altri con i mezzi propri, altri ancora aspettavano dentro lo stadio da molto presto: tutti si erano dati appuntamento per celebrare i 60 anni del “Rosario Vivente”.
“E’ una bella tradizione, in cui si sente la presenza della Vergine e di Dio, e possiamo chiedere un aiuto per qualcun altro, non solo per noi stessi”, riferisce uno dei presenti. Molta emozione e un profondo silenzio hanno accolto le parole di Mons. Frausto Pallares quando ha annunciato che in questa occasione si pregava per i narcotrafficanti, per i sicari e per il crimine organizzato, perché “vogliamo la pace” ha sottolineato il Vescovo. Non sarebbe bello riuscire ad organizzare un evento del genere anche il qualche città italiana?

Beato Odoardo Focherini

Di famiglia originaria del Trentino, ma per adozione modenese a tutti gli effetti, Odo (come familiarmente chiamato) è una splendida figura di laico, marito e padre, che paga con la vita la sua coerenza cristiana. Per vivere fa l’assicuratore, per apostolato è giornalista (collabora con l’Osservatore Romano e con Avvenire, di cui è anche segretario amministrativo), a tempo pieno è marito affettuoso e padre premuroso di sette figli; sempre, in ogni condizione  e stato di vita, è cristiano esemplare. A 17 anni è già responsabile dell’oratorio che prima aveva frequentato, promotore del giornale per ragazzi  l”Aspirante” e responsabile di Azione Cattolica. Ha un direttore spirituale stabile e si forma a ideali grandi, capaci di dare senso alla vita. A 18 anni si fidanza con Maria Marchesi e la sposa a 23: gli regalerà sette figli che saranno il suo orgoglio e lo scopo della sua vita. Comunque, non al punto da fargli dimenticare i suoi impegni di apostolato attivo, in primo luogo in parrocchia e poi con la carta stampata, che cerca in qualche modo di conciliare con i suoi impegni di agente della Società Cattolica di Assicurazione.
In tempo di guerra, insieme alla moglie, mette su una postazione “casalinga” per aiutare la gente a mantenere i contatti con i soldati al fronte, ma eroe lo diventa per caso, o meglio ancora per conseguenza, solo nel 1942.
Un giorno si vede affidare un gruppetto di ebrei polacchi dal direttore di Avvenire, che li ha avuti a sua volta in consegna dal vescovo di Genova, con il preciso incarico di provvedere al loro espatrio, in modo da evitare la loro deportazione. Riesce a procurar loro documenti contraffatti ed a far varcare loro il confine della Svizzera. Da quel giorno si perfeziona nella falsificazione di documenti, riuscendo così a salvare la vita a 105 ebrei. All’ultimo, Enrico Donati, porta i documenti in ospedale, a Carpi, ma all’uscita viene prelevato dal segretario del Fascio e accompagnato in questura, a Modena, l’11 marzo 1944. Non ne uscirà più, se non per essere rinchiuso in carcere.
Viene sottoposto ad un solo interrogatorio e, come prova a suo sfavore, gli viene contestata una lettera, in cui afferma di interessarsi “degli ebrei non per lucro, ma per pura carità cristiana”. Sarà il suo unico capo d’accusa, in conseguenza del quale viene trasferito il 5 luglio nel campo di concentramento di Fossoli, successivamente in quello di Gries, vicino Bolzano.
Focherini_002Di questo periodo restano ben 166 lettere indirizzate alla moglie ed ai genitori che riesce a far passare sotto il naso dei tedeschi, facendole arrivare a destinazione evitando la censura: in esse nessun cedimento, nessuna recriminazione per la sua attività clandestina che ha determinato il suo arresto, piuttosto una constatazione: “Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli Ebrei, non rimpiangeresti se non di non averne salvati in numero maggiore”. Sereno sempre, anche se provato nel fisico dalle fatiche, aiuta come può i compagni di prigionia e sono in molti ad affermare di aver avuto salva la vita grazie a lui.
Lo trasferiscono prima a Flossemburg, nella Baviera Orientale, poi nel sottocampo di Hersbruck, dove muore a 37 anni il 27 dicembre 1944. Ad assisterlo nei momenti estremi Teresio Olivelli (del quale è stata avviata la causa di beatificazione e che Odo aveva salvato da morte certa, sfamandolo di nascosto, ovviamente togliendosi il pane di bocca), che prima di morire a sua volta nello stesso campo avrà il tempo di trasmettere le ultime parole dell’amico: “Dichiaro di morire nella più pura fede cattolica apostolica romana e nella piena sottomissione alla volontà di Dio, offrendo la mia vita in olocausto per la mia Diocesi, per l’Azione Cattolica, per il Papa e per il ritorno della pace nel mondo”. Il 10 maggio 2012 papa Benedetto XVI ha firmato il decreto che riconosce il martirio in odium fidei. Tale riconoscimento ha aperto la strada alla beatificazione di Focherini, celebrata a Carpi il 15 giugno 2013.

tratto da santiebeati

Legge blasfemia, globali gli appelli perché venga abrogata

Pakistan (Agenzia Misna del 24/10/2014) – Dopo che il tribunale di Lahore, lo scorso 16 ottobre, ha confermato la condanna a morte di Asia Bibi per blasfemia, il dibattito su questa legge si è riacceso sia a livello nazionale che internazionale. Asia Bibi, 50 anni, madre di cinque figli, è stata arrestata nel 2009 in quello che si crede di essere un chiaro abuso del diritto a cercare vendetta personale.
“ La legge sulla blasfemia in Pakistan, che compie 30 anni quest’anno, è diventata solo più mortale con il passare degli anni. Da quando la bestemmia è stata fatta un crimine capitale nel codice penale laico della nazione, l’effetto è stato quello di sopprimere le influenze dei moderati, spingendo la società pakistana sul pendio scivoloso dell’ estremismo” ha detto ai media di Washington, Mujeeb-ur-Rahman, avvocato presso la Corte Suprema del Pakistan.
“ La vittima più famosa di questa parodia della giustizia é Malala Yousafzai, uno dei premi Nobel per la Pace di quest’anno. I media hanno minimizzato la campagna diffamatoria che accusa Malala di aver diffamato l’islam sfidando il tabù culturale contro l’educazione femminile. Le accuse non sono venute solo dai talebani. Malala è il secondo premio Nobel del Pakistan a ricevere questo riconoscimento fuori dal suo paese. Il primo, Abdus Salam, Nobel per la fisica nel 1979, è stato tra i primi ahmadi a dover lasciare il Pakistan. Morì in esilio. Solo dopo, i suoi resti sono stati sepolti in Pakistan ma un magistrato ha ordinato che le parole, scritte sulla sua lapide, che lo identificavano come – primo musulmano – premio Nobel pakistano, fossero cancellate “.
Pochi mesi fa, in un caso non atipico, un medico Ahmadi è stato accusato di blasfemia dopo che due pakistani presentatesi come pazienti lo hanno accusato di ” presentarsi come un musulmano”, perché, a loro richiesta, ha letto alcuni versetti del Corano.
Il caso di Asia Bibi ha attirato l’attenzione mondiale nel 2011, quando il ministro pakistano per le minoranze Shahbaz Bhatti e Salman Taseer, governatore del Punjab orientale, furono uccisi per il loro sostegno e per la loro presa di posizione contro la legge sulla blasfemia Amnesty International ha rilasciato una dichiarazione che chiede il rilascio di Bibi. “Questa è una grave ingiustizia” ha detto David Griffiths, vice direttore di Amesty per l’ Asia e il Pacifico. “Nel corso degli anni trascorsi in isolamento quasi totale, nel braccio della morte, la sua salute mentale e fisica è deteriorata. Lei dovrebbe essere rilasciata immediatamente e la condanna dovrebbe essere annullata ” ha detto Griffiths.
“Abbiamo il diritto di ricorrere entro 30 giorni e continueremo questa battaglia legale presso la Corte Suprema del Pakistan” ha detto Sardar Mushtaq, avvocato di Bibi.

Offensiva finale all’Onu per il riconoscimento della Palestina

Articolo tratto da AsiaNews

Gerusalemme, 24/10/2014 – A novembre i leader palestinesi finalizzeranno la campagna per il riconoscimento internazionale dello Stato palestinese all’Onu e in centinaia di organismi mondiali. È quanto ha affermato da Saeb Erakat, uno dei capi negoziatori del fronte palestinese, dal quartier generale di Ramallah, in Cisgiordania.  Dopo i fallimento dei colloqui di pace nell’aprile scorso, e le rovine causate dall’ultimo conflitto a Gaza, il presidente Mahmoud Abbas vuole incriminare Israele di genocidio e presentare una bozza di risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Lo sforzo diplomatico messo in campo dall’Autorità palestinese prevede anche l’adesione alla Corte penale internazionale, dove verrà presentata una denuncia contro Israele per crimini di guerra.
L’iniziativa incontrerà la quasi certa opposizione della Casa Bianca in sede di Consiglio di sicurezza Onu, dove i vertici americani sono pronti a mettere il veto su qualsiasi risoluzione che possa “mettere in pericolo” Israele.
L’offensiva diplomatica, meglio conosciuta col nome di “Palestina 194”, sembra trovare sempre maggiori adesioni. La Svezia intende riconoscere la Palestina come Stato indipendente e i parlamentari del Regni Unito hanno approvato una risoluzione – non vincolante – che va nella medesima direzione. A settembre Abbas ha compiuto una visita ufficiale in Francia, in cui il presidente Hollande non ha escluso il sostegno di Parigi alla battaglia palestinese. Vi sono poi alcune (significative) sanzioni adottate dall’Unione europea contro prodotti provenienti dai coloni israeliani nei territori occupati, che hanno fatto scattare il campanello d’allarme sul versante israeliano. Altre sanzioni sono in arrivo, se Israele continuerà la politica espansionista negli insediamenti. E proprio la  prossima settimana è in programma l’approvazione di 1.600 nuove case nel sobborgo ultra-ortodosso di Ramat Shlomo, oltre la Linea Verde.
La fine dell’isolamento per la Palestina è il frutto di anni di lavoro diplomatico, che punta ora in due direzioni: ottenere importanti finanziamenti dai Paesi donatori che hanno partecipato a metà mese alla Conferenza del Cairo (fra cui una delegazione Ue), e una data certa per il ritiro di Israele dai territori. Analisti ed esperti spiegano che, ad oggi, la Palestina più contare fra i 7 e i 9 voti favorevoli in sede di Consiglio di Sicurezza Onu; con la presenza di tradizionali alleati come Venezuela e Malaysia – membri non permanenti – il numero potrebbe arrivare fino a 12. Del resto 10 voti sono la quota sufficiente per ottenere la maggioranza e far passare una risoluzione, sempre che gli Stati Uniti – come appare probabile – non esercitino il diritto di veto.
In ogni caso, se anche dovesse fallire il tentativo in sede di Consiglio di Sicurezza Onu, il negoziatore palestinese annuncia già una ulteriore iniziativa diplomatica per ottenere il riconoscimento e adesioni in 522 organizzazioni internazionali. Una offensiva che Israele farà fatica a contenere.

Intanto non si placa il nuovo fronte di scontro fra Israele e Palestina, apertosi all’indomani dell’incidente avvenuto il 22 ottobre scorso a Gerusalemme. Un palestinese è piombato con la propria auto contro una decina di persone a una fermata del tram. Nello schianto è rimasta uccisa una bambina di tre mesi; il giovane alla guida del mezzo ha cercato di fuggire a piedi, ma è stato colpito da una guardia civile ed è morto poco più tardi per le gravi ferite riportate. Per i familiari si è trattato di uno sfortunato incidente: Abdel avrebbe perso il controllo del mezzo e non vi erano affatto mire estremiste o la volontà di uccidere.
Israele accusa il giovane di attivismo pro Hamas; ma per i familiari, pur essendo egli nipote di un membro di primo piano del gruppo estremista palestinese ucciso nel 1998, non avrebbe intrecciato legami (diretti o indiretti) con il movimento islamista. Nelle ultime ore Israele ha sfruttato la vicenda per lanciare pesanti accuse nei confronti di Abu Mazen, ritenendolo responsabile di fomentare il terrorismo e le violenze. Pronta la replica dei vertici palestinesi, secondo cui è il governo di Tel Aviv a lanciare “accuse incendiarie e prive di qualsiasi fondamento”, che costituiscono un grave ostacolo per la pace. Per i palestinesi Israele adotta una politica dei “due pesi e due misure”, perché fomenta lo scontro per l’incidente avvenuto a Gerusalemme, ma ha fatto passare sotto silenzio l’attacco di un colono ebraico ai danni di due bambine palestinesi il 19 ottobre nel nord della West Bank, in cui è morta una bambina di cinque anni.

 

“Non c’è giustizia senza vita”: conferenza asiatica contro la pena capitale

Le Filippine intendono essere un paese locomotiva dell’Asia nella campagna per l’abolizione della pena di morte: è quanto affermano attivisti, politici, leader religiosi alla vigila di una conferenza continentale per che si tiene a Manila il 27 e 28 ottobre. Proprio per questo impegno, le Filippine, nazione esemplare nel contente, guideranno la prima Conferenza asiatica internazionale “Non c’è giustizia senza vita”, focalizzata sulla campagna di abolizione della pena capitale. Vi partecipano Ministri della giustizia di diverse nazioni, funzionari pubblici, sindaci, rappresentanti religiosi, testimoni della lotta per la giustizia e per i diritti umani provenienti da diversi paesi asiatici come Filippine, India, Giappone, Indonesia, Sri Lanka, Mongolia, Laos, Cambogia, Vietnam e altri.
La Conferenza intende offrire una piattaforma di dialogo per i paesi interessati a una moratoria sulle esecuzioni capitali.
“Abbiamo una legge firmata il 24 giugno 2006 che abolisce la pena capitale”, ha ricordato il segretario alla Giustizia del governo filippino, Leila de Lima. A luglio 2014 i vescovi filippini hanno diramato una nota che esprimeva “contrarietà assoluta, con voce piena, sul ripristino della pena di morte”, di fronte al tentativo di alcune lobby di ripristinarla nella nazione.
La conferenza abolizionista si tiene in Asia proprio perché la maggior parte dei paesi che tengono in vigore la pena capitale si trovano in Asia: negli ultimi anni, 114 paesi membri delle Nazioni Unite hanno concordato nel porre in vigore una moratoria o la cessazione di applicazione della pena di morte, mentre 58 paesi ancora la applicano. (Agenzia Fides 25/10/2014)

IRAQ – È già emergenza inverno tra i profughi di Mosul

Le prime pioggie nelle tendopoli stanno già mostrando chiaramente quanto la situazione resti drammatica.
E il Papa denuncia: «Troppa indifferenza sulla loro sorte»

Nonostante la mobilitazione della Chiesa caldea, la sopravvivenza dei rifugiati cristiani nei campi si fa sempre più difficile, soprattutto con la prospettiva del freddo ormai in arrivo, come questa fotografia mostra in maniera eloquente.
“L’inverno è alle porte e molti rifugiati vivono in tende non impermeabili e fissate sulla nuda terra”, denuncia Karin Maria Fenbert, funzionaria dell’Aiuto alla Chiesa che soffre, un’organizzazione sostenuta dalla Chiesa Cattolica che aiuta i cristiani perseguitati in tutto il mondo. “I vescovi non fanno altro che riportare ciò che sentono dire tutti i giorni. I rifugiati si sentono traditi dal governo di Baghdad, dai loro vicini musulmani e dalla comunità internazionale”.
Più di 100.000 cristiani iracheni hanno dovuto lasciare le loro case in seguito agli attacchi su Mosul da parte dell’ISIS e ora “si sentono come danni collaterali di un gioco di potere, mentre i vescovi assistono senza poter fare nulla”, conclude Fenbert.
La vita nei campi profughi in Kurdistan, dove i cristiani hanno trovato rifugio, è davvero dura. Non c’è privacy e le condizioni igieniche sono molto limitate. La sfida adesso è costruire delle strutture che permettano ai rifugiati di superare l’inverno, ma le risorse che servono sono ingenti.
L’Aiuto alla Chiesa che soffre sta allestendo dei prefabbricati per dare rifugio a 4.000 persone entro l’inverno e distribuirà beni alimentari ad almeno 8.000 famiglie. Facendo affidamento sulle donazioni provenienti dall’estero verranno anche preparati 15.000 regali di Natale per i bambini. Tutti questi progetti fanno parte di un sogno più grande che prevede la costruzione di case vere e proprie e di un programma di istruzione per i più piccoli.
Gli uomini hanno bisogno di un lavoro, mentre i giovani meritano di finire il loro percorso scolastico. “La maggioranza dei rifugiati per adesso vive in un limbo – ricorda Fenbert -: non sono liberi di disporre delle loro vite, né tanto meno di decidere se rimanere in Iraq o cercare salvezza altrove”.
Proprio ieri a Roma – durante il Concistoro straordinario per il Medio Oriente – il Papa è tornato a denunciare l’inaccettabilità di questa situazione: «Sembra che si sia persa la consapevolezza del valore della vita umana – ha detto -, sembra che la persona non conti e si possa sacrificare ad altri interessi. E tutto ciò, purtroppo, nell’indifferenza di tanti. Questa situazione ingiusta richiede, oltre alla nostra costante preghiera, un’adeguata risposta anche da parte della comunità internazionale».

Articolo tratto da MissiOnLine del 24/10/2014

INDIA – I Francescani preparano l’Anno per la vita consacrata

New Delhi – Una missione “in stile francescano” che attraverserà l’India; una speciale campagna per sradicare la violenza sulle donne; una serie di iniziative pastorali e di evangelizzazione nei diversi stati indiani: sono le attività che i Francescani dell’India, circa 50mila tra frati e suore, presenti in 165 province civili, promuovono in occasione dell’Anno della Vita consacrata, indetto da Papa Francesco, che si apre il 30 novembre 2014.
Come riporta un comunicato inviato a Fides dalla “Associazione delle Famiglie Francescane d’India” (AFFI), i Francescani intendono riscoprire il senso profondo della loro presenza in India, promuovendo programmi nazionali di formazione, con follow up a livello regionale, seminari per formatori e persone impegnate nell’apostolato educativo e nelle opere sociali.
Una celebrazione di tutti i francescani consacrati si terrà a Veilankanni dall’1 al 4 marzo 2015 e sarà centrata sull’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”. Un secondo incontro nazionale è previsto dal 3 al 6 agosto 2015, mentre durante l’anno proseguirà la campagna contro la violenza sulle donne, rivolta in particolare a quanti sono coinvolti nell’apostolato dell’educazione, ad avvocati, medici, educatori, leader religiosi. Molte iniziative saranno promosse a livello locale, nei vari stati indiani. Particolare attenzione sarà data a come rendere la vita dei consacrati francescani una testimonianza sempre più efficace del Vangelo, nell’essere e nell’apostolato. (PA) (Agenzia Fides 21/10/2014)