PAKISTAN – La Chiesa interviene contro il delitto d’onore

Lahore (Agenzia Zenit – 30 maggio 2014) – “Condanniamo fermamente la brutale uccisione di Farzana Parveen Bibi, donna incinta lapidata a morte dai suoi familiari nel complesso dell’Alta Corte di Lahore”.
Lo ha detto all’agenzia Fides mons. Lawrence Saldanha, Arcivescovo emerito di Lahore, dopo l’efferato omicidio della donna pachistana avvenuto lo scorso 27 maggio. La colpa di Farzana, secondo i suoi assalitori, era l’aver sposato un uomo, Mohammad Iqbal, contro il volere della sua famiglia.
“Il delitto d’onore è un’antica usanza diffusa nella società pachistana che deve essere sradicata al più presto. Questa pratica malvagia non può trovare posto in una moderna società democratica in cui il diritto alla vita di ogni persona (uomo, donna, bambino) va rispettato e difeso”.
Il presule trova “deplorevole” che la giovane sia stata lapidata dai suoi familiari nel piazzale dell’Alta Corte di Lahore e nessuno, “nemmeno gli agenti di polizia in servizio”, sia intervenuto per evitare il tragico scempio. “La morte del bambino che portava in grembo è una ulteriore tragedia”, commenta ancora mons. Saldanha. Che infine dice: “Occorre sensibilizzare a tutti i livelli la società in Pakistan per eliminare il male sociale del delitto d’onore: solo in tal modo la morte di Farzana e del suo bambino innocente non saranno vane”.
Sul tema del delitto d’onore è intervenuto ieri anche il primo ministro del Pakistan, Nawaz Sharif, che ha definito questa pratica “del tutto inaccettabile” e ha invitato il governatore dello Stato del Punjab a prendere “misure immediate” e presentare entro oggi un rapporto dettagliato sull’omicidio di Farzana Parveen Bibi.
L’auspicio è che le parole del primo ministro possano rappresentare una breccia verso il cambiamento. Si stima che ogni anno in Pakistan si compiono centinaia di delitti d’onore. Soltanto nel 2013, affermano fonti della società civile, 900 donne sono state uccise dalla loro famiglia per motivi affini a quelli che hanno portato alla morte di Farzana e del suo bambino. (F.C.)

BANGUI: Tensioni e proteste dopo l’assalto del 28 maggio

BANGUI (Agenzia Fides del 30/5/2014) – L’assalto contro la parrocchia “Nostra Signora di Fatima” nel centro di Bangui, capitale della Repubblica Centrafrica, è stato commesso da persone che non parlavano né il francese né il sango, la lingua locale. Lo afferma all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, che nota: “Gli assalitori gridavano in inglese ‘open the door’”.
Un gruppo armato ha assalito il 28 maggio la parrocchia dove si erano rifugiate diverse persone in fuga dalle violenze. Nell’assalto sono morte almeno 18 persone tra le quali vi è un sacerdote cattolico, p. Paul-Emile Nzale, 76 anni.
Secondo fonti di Fides almeno 42 persone sono state rapite e i loro corpi sono stati ritrovati più tardi. Mons. Nzapalainga non è però in grado di confermare la notizia.
I sopravvissuti all’attacco che ho incontrato, mi hanno detto che sono state rapite delle persone, però sulla loro sorte ci sono ancora notizie contraddittorie: alcuni affermano che sono state uccise, altri che sono ancora in vita. La città è completamente paralizzata. È in corso una manifestazione per chiedere le dimissioni del governo provvisorio che è stata dispersa dai militari. La tensione è nell’aria e non si sa cosa potrà accadere” conclude Mons. Nzapalainga.
Secondo alcune fonti di Fides, l’assalto alla chiesa “Nostra Signora di Fatima” è stato perpetrato da jihadisti stranieri che tengono ormai in ostaggio la popolazione musulmana del quartiere “Km 5” di Bangui.
“Anche se le autorità fanno finta di ignorare il fatto, molti centrafricani sanno che i terroristi jihadisti provenienti da Sudan e Nigeria si sono infiltrati nella Seleka e si trovano al Km 5. Assimilando gli anti balaka ai cristiani, i media occidentali hanno fornito a questi criminali un bel mezzo di propaganda” concludono le nostre fonti.
La Seleka è la coalizione ribelle che aveva preso il potere a Bangui nel marzo 2013, gettando il Paese nel caos. Gli anti balaka sono milizie che hanno cacciato i Seleka dalla capitale ma che si sono trasformate in bande criminali che imperversano in diverse aree del Centrafrica. (L.M.)

Pavel Florenskij, il grande scienziato e teologo russo

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Pavel Aleksandrovič Florenskij nasce presso Evlach, entro i confini dell’attuale Azerbaigian: è il 9 gennaio del 1882.
Primogenito di 7 figli, quasi subito la famiglia  si trasferisce a Tiflis, dove porta a compimento la formazione primaria e gli studi ginnasiali. Abiterà a lungo in Georgia, dalla quale il giovane Pavel si allontanerà solo al compimento dei 18 anni, per poi raggiungere l’Università di Mosca.
Nel 1892 si prepara all’inizio degli studi secondari nel ginnasio di Tiflis. Questi sono anche gli anni dei primi viaggi, dei primi contatti con l’Oriente sterminato e con le città occidentali. Nel 1899 ha diciassette anni.
Sono i mesi della prima crisi spirituale del giovane studente. Ha letto La confessione di Lev Nikolaevič Tolstoj, e ne raccoglie la provocazione: il romanziere segnava quel lavoro con una seconda nascita, la sua conversione al cristianesimo.
A Mosca, oltre a compiere i propri studi presso la Facoltà di Matematica, subendo attivamente l’influenza di B.N. Bugaev, segue inoltre i seminari di filosofia antica.
Nel 1903, alla morte del maestro, sarà Pavel Florenskij a venire incaricato della riorganizzazione della biblioteca.
Nel 1904 il filosofo russo matura la scelta di iscriversi alla Facoltà Teologica, nei pressi del monastero di San Sergio a Sergiev Posad. Sono anni intensi, dedicati interamente agli studi di storia della filosofia, di biblistica, di teologia fondamentale, di mistica, logica simbolica, di lingua ebraica. Tempi comunque segnati dalla passione per la matematica e la scienza in genere, come sarà sino alla fine, per una scienza integrata nelle fondamenta di un pensiero che ormai inizia a prendere corpo. Milita con V.F. Ern nella Fraternità Cristiana di Lotta.
Nel 1906, contro una condanna a morte, pronuncia in Accademia il sermone “Il grido del sangue”: gli costerà già tre primi mesi di reclusione, poi commutati in grazia.
Elabora anche tesi che seguono un’impostazione simbolista: esplora il concetto di “insieme” (Sui simboli dell’infinito. Studio sulle idee di G. Cantor) che raccoglie nell’unità la molteplicità e rende possibile la relazione dell’infinito con il finito, del relativo con l’assoluto attraverso il “numero trans-finito” che è il luogo della presenza dell’uomo nel mondo; affronta il tema dell’oltre il limite intrinseco all’uomo (in Empiria ed empirismo) che nel mondo empirico guarda al di là della realtà effettuale.
Nel 1910 si sposa con Anna Gencintova e nel 1911 viene ordinato sacerdote della Chiesa Ortodossa.
Dal 1911 al 1917 è direttore della prestigiosa rivista teologica “Messaggero teologico”.
Dopo la rivoluzione del 1917, a differenza di molti altri intellettuali russi, resta in patria accanto alle comunità religiose oggetto di soprusi e di una falsa propaganda denigratoria. Malgrado sia guardato con ostilità per la sua professione di fede, gli conferiscono incarichi importanti in due istituti di Stato: l’Amministrazione centrale per l’elettrificazione della Russia e l’Istituto elettrotecnico di Stato. Sono le sue competenze tecnico scientifiche che gli consentono ancora di essere tollerato dal regime e gli permettono di continuare ad esprimere la propria appartenenza alla Chiesa ortodossa. Verso la fine degli anni Venti i tratti del regime diventano più persecutori e Florenskij nel maggio del 1928 viene arrestato perché considerato soggetto socialmente pericoloso. Viene condannato a tre anni di confino, ma poi liberato qualche mese dopo la condanna.
Nel febbraio del 1933 viene nuovamente arrestato e condannato a dieci anni di lager, in Siberia, nell’isola di Solovki dove, al posto di un antico monastero, ere stato costruito un gulag. Nonostante si trovi a vivere una condizione disperata prosegue le sue ricerche scientifiche, pervenendo a importanti scoperte tra le quali la produzione di un liquido antigelo. Dal gulag non uscirà più e la sua morte resterà un mistero per molti anni.
Solo recentemente, dopo più di cinquanta anni dalla sua morte, sono venuti alla luce gli atti segreti del KGB che raccontano gli ultimi tragici eventi che portarono alla sua fucilazione avvenuta l’8 dicembre del 1937 in una località vicino a Leningrado, rimasta sconosciuta. Florenskij, dopo aver opposto una tenace resistenza alle accuse contro di lui, accetta le false imputazioni, poiché seppe che la sua confessione avrebbe determinato la liberazione di altri detenuti nel gulag.
Questi fatti testimoniano la centralità che l’amore ha avuto non solo nel suo pensiero, ma anche nella vita e particolarmente toccante risulta l’ultima lettera inviata alla famiglia: «È chiaro che il mondo è fatto in modo che non gli si possa donare nulla se non pagandolo con sofferenza e persecuzione. E tanto più disinteressato è il dono, tanto più crudeli saranno le persecuzioni e atroci le sofferenze. […]. Per il proprio dono, la grandezza, bisogna pagare con il sangue» (tratto da “Non dimenticatemi”, LETTERE DAL GULAG).

Durante gli ultimi decenni del XX secolo sono circolate voci, poi rivelatesi infondate, circa la glorificazione di Pavel da parte della Chiesa Ortodossa fuori dalla Russia come santo e neo-martire. Tuttavia l’allora Metropolita Vitalij negò recisamente che alcuna canonizzazione fosse stata operata, né fosse prossima ad operarsi.

Il pensiero

« Da quel dicembre del 1937 alla metà degli anni ottanta il nome di Florenskij era stato completamente cancellato, rimosso dalla coscienza pubblica del paese, sebbene sempre gelosamente custodito nella memoria viva di pochi discepoli, amici e familiari. […] Figura davvero geniale della storia del pensiero umano, dietro la sua apparenza sobria e dimessa, sotto le sue tonache ruvide e lise, custodiva una grandezza della quale ancora soltanto in parte possiamo intuire la portata. »

Il pensiero di Florenskij deve essere necessariamente collocato nel contesto che caratterizza il mondo russo nel passaggio dal XIX secolo al XX secolo.
La sua produzione è perfettamente incardinata nel tempo di rinascita spirituale e culturale della Russia, al fiorire dei dibattiti imperanti nei salotti dell’intelligenzia filosofica.
Florenskij inaugura una filosofia coinvolta nella definitiva ridefinizione del simbolo quale vetta dell’incontro tra Dio e il mondo, visibile e invisibile, tra cielo e terra.
La conoscenza, quale cammino, viene orientata alle radici della concretezza (secondo i termini originali di una metafisica concreta) che attira il pensiero a sé. La dialettica si “incarna” nel pensiero platonico: del resto l’incontro tra ragione e realtà genera stupore, base del filosofare di Platone e dei maestri antichi. La risposta che la realtà concede alla ragione che interroga produce allora l’avvitarsi di nuove domande “stupite”, e ancora nuove risposte che generano stupore, in un confronto che mai smette di approfondirsi. Queste idee prendono forma nella sua concezione complessiva del cristianesimo: “Il cristianesimo non vive di concetti fissi e intangibili, ma si manifesta in un processo evolutivo che non è riducibile ad alcuna delle formule (riti sacramentali, formulazioni dogmatiche, regole canoniche, conformazione temporale dell’ordinamento ecclesiastico) che l’ecclesialità assume nel corso della storia”.

Pavel Florenskij frasi

 

Un’avventura divina

grofa insieme
Che salto!
Da una casa famiglia come l’Arca a vivere in un convento con dei frati!
Ci siamo subito accorti che i ritmi della giornata erano scanditi in modo differente: non dalla scuola o dai pasti o dalle attività lavorative ma, al contrario, il tempo di P. Luca e fra Norbert ruotava tutto intorno agli orari della loro preghiera.
E vivendo con loro non poteva essere diverso anche per noi.
“E’ ora di mangiare?” chiedevamo e loro rispondevano:”Prima andiamo a pregare poi mangiamo tutti insieme”. Insomma dopo un po’ di tempo abbiamo capito che questa preghiera era qualcosa di importante e abbiamo iniziato ad interessarci fino al punto di pensare che forse anche noi potevamo avvicinarci a Dio. Così abbiamo iniziato a frequentare sia la Messa domenicale che, spesso, quella settimanale. Ci è sembrato di capire che non era un caso se eravamo capitati proprio qui e abbiamo chiesto a p. Luca di poter ricevere la prima comunione (Sascia, visto che sono battezzato nella chiesa ortodossa) e il battesimo (mai ricevuto da Grofa).
P. Luca ci aveva avvertito che non sarebbe stata una passeggiata, che saremmo stati tentati di lasciare tutto, ma non pensavamo tanto. Ma alla fine ci siamo arrivati. E con che gioia!

Sascia ha ricevuto la prima comunione il giovedì santo mentre Grofa (scegliendo il nome dell’arcangelo Michele), con il suo compagno di catecumenato Akjol (che ha scelto il nome di s. Martino), hanno ricevuto il battesimo e la prima comunione durante la veglia Pasquale.

La preparazione per noi due non è finita: ci dobbiamo preparare alla confessione e alla cresima che riceveremo, con altri giovani della parrocchia, domenica 29 giugno dal vescovo della nostra diocesi di Almaty, Josè Luois Mumbella Sierra.

La visita di Papa Francesco in Terra Santa

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La Terra Santa, uno dei luoghi in cui i nostri frati minori fanno opera di evangelizzazione missionaria, in questi giorni è stata scenario del pellegrinaggio del Santo Padre Francesco a memoria del 50° anniversario dell’incontro a Gerusalemme tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora.

Il Papa, oltre alle autorità giordane e palestinesi, ha incontrato rifugiati palestinesi, iracheni, profughi, disabili (a causa della guerra), religiosi e bambini; portando a tutti messaggi di speranza ed esprimendo quanto sia importante respingere “con fermezza tutto ciò che si oppone al perseguimento della pace e di una rispettosa convivenza tra Ebrei, Cristiani e Musulmani: il ricorso alla violenza e al terrorismo, qualsiasi genere di discriminazione per motivi razziali o religiosi, la pretesa di imporre il proprio punto di vista a scapito dei diritti altrui, l’antisemitismo in tutte le sue possibili forme, così come la violenza o le manifestazioni di intolleranza contro persone o luoghi di culto ebrei, cristiani e musulmani.

Qui è possibile trovate, tappa per tappa, tutti i discorsi tenuti dal Santo Padre.

Ultime notizie dai nostri luoghi di missione

MISNA (agenzia del 22/5/2014) – I cittadini della Repubblica del Congo dovranno esibire passaporto e visto per recarsi a Kinshasa: lo ha annunciato il ministro dell’Interno congolese Richard Muyej, dicendosi “sorpreso” per un provvedimento simile adottato pochi giorni fa da Brazzaville nei confronti degli abitanti della Repubblica democratica del Congo. Il costo dei visti nei due paesi vanno da 80 a 240 dollari, una somma esorbitante per i cittadini.
Muyeh ha riconosciuto che i due paesi sono “in crisi aperta”, dopo l’espulsione da Brazzaville di migliaia di congolesi dallo scorso aprile. Ufficialmente il Congo ha lanciato una vasta operazione di polizia per lottare all’insicurezza e all’immigrazione clandestina. Il ministro dell’Interno ha, però, lasciato la porta aperta al “dialogo” per risolvere il contenzioso.
Kinshasa e Brazzaville sono separate da un confine naturale, il fiume Congo.

Juba (Agenzia Fides del 23/5/2014) – Liberati 132 bambini rapiti dall’Esercito di Resistenza del Signore (LRA) dalla Regional Taskforce dell’Unione Africana incaricata di dare la caccia al gruppo di guerriglia di origine ugandese che da anni imperversa tra l’ovest del Sud Sudan, il nord-est della Repubblica Democratica del Congo (RDC) e il sud-est della Repubblica Centrafricana. Lo ha rivelato il comandante della Regional Taskforce nel corso di una riunione dei leader politici e militari degli Stati interessati dalle azioni dell’LRA.
Secondo il Sudan’s Catholic Radio Network, il comandante dell’unità multinazionale ha precisato che le ultime azioni condotte dalla Regional Taskforce hanno portato, oltre alla liberazione dei bambini, alla morte di 502 membri dell’LRA e alla resa di altri 196, ed ha stimato in una cifra compresa tra i 200 e i 300 i membri dell’LRA, compresi i loro familiari (L.M.) 

GPIC: Incontro su risorse ambientali, economia e stili di vita (VIDEO)

L’11 maggio si è tenuto a Santa Maria degli Angeli il quarto ed ultimo incontro organizzato dalla commissione di Giustizia, Pace e Integrità del Creato della famiglia francescana dell’Umbria.
Relatrice è stata Monica Di Sisto, vicepresidente di Fairwatch, che ha parlato di come “sta andando l’economia in questo momento, come sta colpendo l’ambiente e quello che possiamo fare noi”.
La Di Sisto ha specificato infatti come spetti ad ognuno di noi, a partire dalle nostre scelte quotidiane, la valorizzazione della dimensione locale ed il rispetto delle condizioni di equità sociale ed ecologica.

Il video dell’incontro…

Il materiale proiettato: Monica Di Sisto 11 maggio 2014 – SMA

 

Una casa dignitosa

Natasha vive con cinque figlie, la madre alcolizzata, senza marito e senza lavoro in una casetta con la maggior parte delle finestre senza vetri (chiuse alla meglio con cartone e nylon per ripararsi dal freddo invernale), senza mobilio (neanche un letto o un tavolo) e senza pavimento, con cumuli di immondizia ovunque.
DSC_0334Quando ci è stata segnalata la situazione e l’abbiamo incontrata la prima volta con Nadia, abbiamo capito che bisognava solo tirarsi su le maniche e cominciare almeno dalla dignità, riportare queste persone a ricordarsi di essere persone. Abbiamo provato a chiedere a qualcuno di aiutarci nell’impresa, ma a causa del forte olezzo e della mole di sporcizia non abbiamo trovato nessuno. Così, secondo i principi del progetto “qua la mano” ci siamo messi vicini a loro e abbiamo iniziato.
Tolto il grosso (era autunno) ci siamo preoccupati di chiudere e isolare le finestre, poi rifare la caldaia e comprare il carbone per superare l’inverno. Abbiamo trovato un tavolo e qualche sedia, un paio di letti e la casetta cominciava ad assumere un’aria già più dignitosa.
Lo stesso ordine ha innescato in Natasha la voglia di prendersi cura della casa così che, con_DSC5110 le figlie, hanno deciso di dipingere i muri da sole secondo i loro gusti!  Arrivata la primavera, siamo riusciti a trovare un uomo disposto a fare il pavimento perché non vivessero sulla nuda terra. Abbiamo trovato a Natasha alcuni lavoretti così che lei stessa potesse prendersi cura della famiglia. Ora è una gioia incontrare la famiglia che ci accoglie sempre sorridente, soprattutto è una gioia vedere il sorriso rifiorito sul volto delle piccole!

SIRIA – Aleppo: città assediata e cristiani in fuga

Aleppo (Agenzia Fides del 19/5/2014) – “Nelle ultime settimane abbiamo registrato una nuova ondata dell’esodo dei cristiani da Aleppo. Le famiglie hanno aspettato la fine delle scuole, poi hanno preso i bagagli, hanno chiuso le proprie case e sono fuggite verso la costa e verso il Libano, usando l’unica strada di collegamento con l’esterno ancora percorribile. Forse torneranno tra quattro mesi. Forse non torneranno più”.
Così riferisce a Fides l’Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo Boutros Marayati, aggiungendo particolari concreti sugli effetti dell’assedio della metropoli siriana da parte delle milizie anti-Assad: “Adesso è tornata l’erogazione dell’acqua, che era stata interrotta per più di una settimana” spiega l’Arcivescovo “ma manca l’energia elettrica. Quando danno l’acqua interrompono l’elettricità, quando danno l’elettricità interrompono l’acqua. La città è assediata e le aree dove si trovano la grande centrale elettrica e le linee di approvvigionamento idrico sono tutte nelle mani dei ribelli, che aprono e chiudono i rubinetti per costringere il regime a trattare. Noi non sappiamo a cosa mirano queste trattative. Rimaniamo a fianco della gente, a subire tutto questo, ma non capiamo bene cosa stia succedendo intorno a noi”. 

A giudizio dell’Arcivescovo, le elezioni presidenziali convocate per il prossimo 3 giugno finiscono per aumentare il senso di incertezza e di paura diffusa: “E’ iniziata la propaganda elettorale, ma tanti temono un’escalation delle violenze proprio in vista delle elezioni. Potrebbe succedere di tutto” spiega Sua Ecc. Marayati.
Non rassicurano nemmeno le notizie provenienti da Homs: “L’assedio dell’esercito governativo ha prevalso sui ribelli, che hanno evacuato il centro della città”, spiega l’Arcivescovo armeno cattolico, “ma da allora sono entrate in azione bande di sciacalli che saccheggiano tutto quello che trovano ancora nelle case abbandonate, anche nel quartiere dove abitavano i cristiani”. (GV) 

Kazakhstan

kIl Kazakhstan è uno degli Stati nati dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica e sta ancora cercando di costruire una propria identità, sia a livello etnico sia culturale e linguistico. I sovietici, infatti, adoperavano questo territorio come luogo di deportazione e gli attuali abitanti sono, in parte, discendenti di prigionieri russi, polacchi, tedeschi ecc, mentre i Kazaki autoctoni erano un popolo di pastori nomadi, quindi con un’identità difficile da definire. In quest’ottica, ad esempio, il Governo locale sta promuovendo un progetto di rialfabetizzazione della lingua kazaka presso le nuove generazioni urbane, che conoscono solo il russo.
E’ un Paese ricco di contrasti, dove la marcata occidentalizzazione di Almaty (l’ex capitale, che conta circa un milione di abitanti) si affianca agli sterminati spazi rurali che caratterizzano il resto del Paese.
Anche in città, comunque, i grandi ipermercati (dove è possibile trovare, senza difficoltà, gli ultimi ritrovati della tecnologia) fanno da contraltare ai tradizionali bazar, dove si vendono prodotti locali o cinesi (dai vestiti ai giocattoli al cibo).

Appena usciti verso la campagna, poi, è normale che sulle strade le Mercedes incrocino leappena vecchie Lada sovietiche, camion dismessi della Cina, carretti trainati da asinelli e mucche a passeggio…
L’impressione generale è che ci siano somiglianze con l’Italia degli anni ’50-’60, a cavallo tra passato e futuro.
Dal punto di vista religioso, “tecnicamente” la maggioranza della popolazione è mussulmana, poi vengono gli Ortodossi, i Protestanti di vario genere e, infine, i Cattolici… di fatto, però, la religione dominante rimane lo sciamanesimo tradizionale.
Dal punto di vista istituzionale, lo Stato si presenta come una democrazia laica: questo, se da un lato causa alcune limitazioni (ad es. non è consentito alcun tipo di evangelizzazione al di fuori delle attività pastorali dirette alla propria comunità religiosa), dall’altro garantisce comunque la libertà di culto.

tanto per dare

Tanto per dare un’idea delle proporzioni: ad Almaty l’unica chiesa cattolica è proprio quella dei frati minori, che fa da Cattedrale, Parrocchia… C’è poi un “centro giovani” impiantato dagli italiani di Comunione & Liberazione, che sono presenti anche con una comunità di consacrate.
In Kazakhstan, per anni, non è esistito clero autoctono: tutti i sacerdoti erano stranieri ed arrivarono per assistere i fedeli delle proprie Nazioni d’origine.
Recentemente alcuni seminaristi locali hanno terminato il loro cammino di formazione e così, finalmente, il Kazakhstan ha visto l’Ordinazione dei primi sacerdoti di nazionalità propria.

Fondazione in Russia e Kazakhstan

 La Fondazione in Russia e Kazakhstan è un’Entità internazionale dell’Ordine dei Frati Minori, istituita nel 1997 e dipendente direttamente dal Ministro generale.
Essa desidera annunciare il Vangelo anzitutto attraverso la testimonianza di vita francescana, sapendo che la comunione in Fraternità è la prima forma di evangelizzazione, inoltre attraverso il servizio pastorale alle comunità di rito latino collaborando con la Chiesa locale, infine con la ricerca di vie di dialogo con la Chiesa Ortodossa, con le altre confessioni cristiane e con le altre religioni.
I frati minori sono presenti con 5 comunità, di cui tre in territorio russo (San Pietroburgo, Novosibirsk, Ussurisk) e due in Kazakhstan (Almaty e Taldykorgan), per un totale di 14 frati di varia nazionalità.

fond

Quasi tutte le fraternità sono occupate sia in servizi pastorali (in particolare ci sono affidate le Parrocchie) sia caritativi e sociali: a Novosibirsk la scuola elementare cattolica “Natale di Cristo”; a Ussurisk la casa di accoglienza per i senza tetto “Таu”; ad Almaty un ambulatorio ed una mensa per i poveri; a Taldykorgan i “nostri” progetti a sostegno di famiglie in gravi difficoltà sociali ed economiche.