ETIOPIA: Emergenza per decine di migliaia di rifugiati sud-sudanesi

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Addis Abeba (Agenzia Fides del 21/03/2014) – Sono tra i 72.000 e i 100.000 i rifugiati sud-sudanesi che si sono riversati nelle regione occidentale etiopica di Gambella, secondo le stime di alcune associazioni umanitarie che operano nell’area.
La situazione umanitaria dei rifugiati è precaria e si aggrava di giorno in giorno per il continuo arrivo di nuovi profughi.
A destare la maggior preoccupazione sono le condizioni igienico sanitarie dei due campi dove sono accolti i rifugiati (in gran parte donne e bambini), quello di Kule e Pagak.
Il governo di Addis Abeba ha lanciato un appello alla comunità internazionale per ottenere supporto nel fare fronte all’emergenza umanitaria. (L.M.)

MESSICO – Mons. Pierre: “Riavviare l’evangelizzazione”

Catedral_Puerto_de_VeracruzVeracruz (Agenzia Fides 24/03/2014) – Il Nunzio apostolico in Messico, l’Arcivescovo Christopher Pierre, ha presieduto le celebrazioni per il 50.mo anniversario della fondazione della diocesi di Veracruz (Messico), e durante la celebrazione ha deplorato i livelli di violenza che sconvolgono tutto il paese.
Secondo la nota inviata a Fides, Mons. Pierre ha sottolineato che la violenza rappresenta una perdita di valori nella società, proprio per questo motivo ha lanciato un appello ad impegnarsi nella nuova evangelizzazione. 
Alla celebrazione hanno partecipato centinaia di fedeli riunitisi per l’occasione.
L’Arcivescovo ha detto che “la Chiesa deve guidare tutta la comunità a riscoprire i valori del rispetto della vita, le persone, il rifiuto della violenza e della corruzione. Occorre riavviare il lavoro di evangelizzazione per combattere la perdita della fede nella società, e riprendere una serie di valori ereditati dalle famiglie di un tempo, proprio ora che ricordiamo i cinque decenni della diocesi di Veracruz, da dove i primi evangelizzatori si sono sparsi nel continente“.
Ora è tempo di andare a cercare le “pecorelle smarrite” che si sono allontanate dalla religione: “purtroppo il 50 per cento dei parrocchiani non frequentano la Messa e la nostra sfida è di farli tornare a partecipare, un compito enorme” ha detto. (CE)

SUD SUDAN – Il nunzio: “Costruire la pace con il dialogo e la democrazia”

(MISNA – 27 marzo 2014) – “Servono cambiamenti fondamentali sul terreno del buongoverno, della lotta alla corruzione e dell’impegno per la democrazia: solo in questo modo sarà possibile costruire una pace sostenibile“.

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Queste le parole pronunciate da monsignor Charles Balvo, nunzio apostolico in Kenya e Sud Sudan, alla MISNA.
Monsignor Balvo, di ritorno da una visita a Juba insieme al cardinale Turkson (presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace), ha avuto modo di incontrare il presidente e il suo governo; ma anche e soprattutto le comunità locali di laici e religiosi e i tanti profughi che hanno cercato rifugio nei pressi della base dell’Onu.
Iniziative, queste, organizzate con l’obiettivo di favorire la fine del conflitto armato cominciato a dicembre.
“Il primo obiettivo da raggiungere, è la fine delle violazioni della tregua concordata a gennaio tra le forze fedeli e i ribelli. E’ fondamentale che ai negoziati di pace e alla ricostruzione del Sud Sudan partecipino anche i gruppi religiosi, della società civile, dei partiti politici e di tutti i settori sociali; servono cambiamenti fondamentali delle strutture della società, che comprendono buongoverno, fine della corruzione e del nepotismo, istituzioni democratiche e riforma delle Forze armate”.
La condanna di “ogni atto di violenza” e l’impegno a lavorare “nella ricerca di un clima di dialogo, riconciliazione e pace tra tutti i membri della società” è il cuore di un messaggio di Papa Francesco letto nella cattedrale di Juba dal cardinale.
Un appello che nasce dalla presa d’atto di “una situazione drammatica” e dalla necessità urgente di prestare assistenza alle oltre 900.000 persone costrette dalle violenze a lasciare le loro case. [VG]

PAKISTAN – Blasfemia e attacchi contro gli indù: la condanna dei vescovi cattolici

56181368Lahore (Agenzia Fides del 20/03/2014) – Una ferma condanna per un atto di intolleranza e la richiesta al governo di proteggere i luoghi di culto di qualsiasi religione sono quanto espresso dalla Commissione “Giustizia e Pace” dei Vescovi pakistani, sdegnata per gli attacchi a un tempio e a un santuario religioso indù avvenuti a Larkana (nel Pakistan meridionale).
L’attacco, frutto dell’odio e di una istigazione premeditata, è stato portato da estremisti islamici che accusavano la comunità indù di “blasfemia”. La questione dell’intolleranza religiosa è stata al centro di una recente conferenza e giornata di confronto  sul ruolo dei giovani nella costruzione della pace. Esperti, rappresentanti delle istituzioni, teologi, attivisti della società civile, hanno rimarcato che la costruzione della pace in Pakistan passa per l’educazione della mentalità delle nuove generazioni.
L’istruzione distorta, i pregiudizi verso le minoranze religiose, l’odio verso cristiani e indù diffusi nei libri di testo scolastici sono i principali elementi che creano disarmonia e conflitti nella società e fanno deragliare la pace in Pakistan. Giovani di tutte le comunità religiose e partecipanti alla conferenza, sono stati sensibilizzati “ad accogliere la diversità religiosa”, rifiutando la violenza. I giovani hanno poi visitato una moschea, una chiesa e un tempio indù, trascorrendo una giornata con comunità religiose diverse, conoscendo tradizioni, simboli, e la storia delle diverse religioni. (PA-KC)

ISRAELE – “Strumentale e pericoloso chi nega l’identità araba dei cristiani palestinesi”

Jerusalem_Dome_of_the_rock_BW_14Gerusalemme (Agenzia Fides del 20/03/2014) – La campagna per offuscare l’identità araba dei cristiani palestinesi è strumentale e punta a “dividere i cristiani dai loro compatrioti musulmani”. Essa è anche “pericolosa nella misura in cui minaccia di dividere i cristiani tra di loro”.
I Vescovi cattolici di Terra Santa rispondono in termini inequivocabili alle recenti proposte del parlamentare israeliano Yariv Levin, che puntano a introdurre discriminazioni “positive”a favore dei cristiani palestinesi cittadini d’Israele, distinguendoli dai palestinesi musulmani.
Riunitosi a Tiberiade, il Consiglio dei Vescovi ordinari cattolici di Terra Santa ha approvato un pronunciamento che affronta il nodo problematico della identità dei cristiani arabi cittadini d’Israele.
Noi, Capi della Chiesa cattolica in Israele” si legge nel documento “ci teniamo a precisare che non è né diritto né dovere delle autorità civili israeliane dirci chi siamo. La maggior parte dei cattolici in Israele è araba palestinese. Loro sono ovviamente anche cristiani. E sono anche cittadini dello Stato di Israele. Noi non vediamo alcuna contraddizione in questa identità definita come: arabi cristiani palestinesi e anche cittadini dello Stato di Israele. E il Parlamento israeliano, se lavora per il bene dei cittadini di Israele, deve realizzare tutti gli sforzi necessari per adottare leggi che mettano fine alla discriminazione e che siano a favore di tutti”.
La campagna promossa dal parlamentare puntava soprattutto a estendere ai cristiani arabi cittadini d’Israele il servizio militare obbligatorio. A questo scopo, Levin è ricorso più volte all’argomento secondo cui i cristiani palestinesi «non sono arabi». In una intervista aveva anche delineato una serie di misure giuridiche da porre in atto per favorire i i cristiani palestinesi rispetto ai palestinesi musulmani (come ad esempio consentire ai battezzati palestinesi di definirsi «cristiani» e non più «arabi cristiani» sui documenti d’identità). Queste e altre misure servirebbero a rendere i cittadini cristiani «più vicini» allo Stato ebraico. (GV)

BOLIVIA – Forti piogge hanno causato morti e feriti, preoccupa la mancanze di cibo

beni_mapBeni (Agenzia Fides del 17/03/2014) – Molte famiglie sono ancora isolate nella zona del Beni, a causa delle forti piogge. Fides è in contatto con alcuni missionari che, attraverso i social network, riescono a informare sulla terribile situazione che da qualche giorno vive questa zona boliviana.
Le parrocchie sono diventate centri di assistenza e i missionari cercano con tutti mezzi di aiutare le famiglie più colpite, anche se non ci sono risorse materiali.
Nelle ultime tre settimane si sono registrati 59 morti e 60.000 senza tetto.
I capi di bestiame morti sono 59.836, mentre 45.274 gli ettari di terreno danneggiati dalle piogge e dalle alluvioni.
Il ministro della Presidenza, Juan Ramon Quintana, ha detto che le inondazioni continuano a preoccupare il governo, in particolare nel nord-ovest: “nel Beni, situato al confine con il Brasile, si stanno concentrando i maggiori sforzi del governo, dato che ci sono 1.700 famiglie colpite: 450 famiglie nelle aree urbane e circa 1.200 nelle zone rurali. La nostra più grande preoccupazione è la zona di Mamoré-Madera, soprattutto nel comune di Guayaramerín” ha detto Quintana, annunciando che il governo nazionale sta mettendo in atto operazioni per fornire cibo alle vittime e creare tendopoli di primo soccorso. (CE)

SIRIA: Nuovi fronti d’azione per la Caritas

Aleppo (Agenzia Fides del 17/03/2014) – Il perdurare del conflitto sta annientando la popolazione siriana anche a livello psicologico, e ciò spinge la Caritas a farsi carico di nuove urgenze, come quelle del blocco delle attività lavorative e dell’assistenza psico-sociale.
bishop-audoLo riferisce all’Agenzia Fides il Vescovo caldeo di Aleppo, Antoine Audo, Presidente di Caritas Siria, offrendo un resoconto della settimana di formazione degli operatori Caritas siriani svoltasi in Libano.
Per la prima volta” spiega il Vescovo “gli addetti della Caritas che operano nelle sei regioni in cui abbiamo diviso la Siria si sono ritrovati tutti insieme. Erano un centinaio.
Anche la natura plenaria dell’incontro ci ha permesso di renderci conto del grande lavoro che si sta portando avanti in un Paese devastato, e ha fatto emergere con forza le nuove necessità umane che siamo chiamati a affrontare
”. Il perpetuarsi degli scontri, dei bombardamenti e degli attentati costringe a affrontare bisogni che non hanno a che fare soltanto con le urgenze immediate di sopravvivenza.
Oltre ai pacchi viveri, l’assistenza sanitaria e il soccorso ai poveri abbiamo individuato due campi nuovi d’azione: l’assistenza psico-sociale e l’aiuto per coinvolgere giovani siriani in micro-progetti di lavoro, soprattutto nei villaggi e nelle campagne”.
L’intento è quello di aiutare soprattutto i bambini, le donne e i giovani a resistere anche dal punto di vista psicologico alla tragedia in cui si trovano a vivere da tre anni. “Nei comportamenti individuali” racconta il Vescovo Audo “si moltiplicano i segnali di crollo spirituale e interiore. Rischiamo di avere generazioni intere di bambini e giovani devastati per sempre dall’esperienza che hanno vissuto. Per questo abbiamo deciso di prendere questa nuova direzione legata al lavoro e all’assistenza psico-sociale. Ma questo richiede anche tempo e formazione. La nostra realtà, i nostri operatori non potevano immaginarsi, qualche anno fa, di dover far fronte a un impegno umanitario di queste proporzioni”.
In questo cammino, Caritas Siria conta sull’aiuto delle Caritas di altri Paesi (Italia, Usa, Germania, Francia).
I rappresentanti e gli operatori delle altre Caritas nazionali verranno coinvolti in un gruppo di lavoro per sostenere da vicino Caritas Siria nei nuovi campi d’azione.
Intanto l’Assemblea dei Vescovi cattolici della Siria ha stabilito che le offerte raccolte nelle chiese di tutto il Paese la prima domenica di giugno saranno devolute alla Caritas. (GV)

ASIA/LAOS – Pressioni sui cristiani di un villaggio perché abbandonino la fede

Carta-LaosSavannakhet, Laos (Agenzia Fides del 17/03/2014) – I fedeli cristiani laotiani che abitano nella zona meridionale dello stato stanno lottando duramente per difendere il diritto, costituzionalmente garantito, di professare la fede cristiana, nonché il diritto di proprietà sulle loro case.
Come appreso, otto famiglie cristiane del villaggio, dopo una campagna di intimidazioni e violenze che va avanti da oltre tre mesi, hanno fatto appello ai responsabili dell’Ufficio per gli affari religiosi del distretto, senza ricevere alcuna risposta.
L’11 marzo Amka, il capo del villaggio, insieme con agenti della polizia distrettuale, ha convocato le otto famiglie cristiane. I funzionari schernivano i cristiani, invitandoli ad abbandonare la loro fede cristiana, affermando che si tratta di “una fede straniera, degli americani”. Il capo del villaggio ha anche preparato i documenti per trasferire le otto famiglie, dicendo che “non c’è posto per loro”, ma i cristiani hanno detto che non intendono muoversi.
Per costringerli a convertirsi, il capo del villaggio ha pubblicamente dichiarato che i cristiani “saranno ritenuti responsabili per qualsiasi morte o evento avverso che avverrà fra gli abitanti”. Infatti, secondo gli anziani del villaggio, professare una fede diversa dal culto animista indigeno viola antichi costumi e credenze e può avere effetti nefasti.
L’ordine di sfratto per le famiglie cristiane risale già al 2 dicembre 2013. Le famiglie hanno deciso di non cedere e di sollevare il caso a livello provinciale e nazionale, affermando il loro diritto, garantito dalla Costituzione, di professare una fede secondo coscienza, e la libertà di culto per tutti i cittadini laotiani.
l’Ong “Human Rights Watch for Lao Religious Freedom” sta esortando il governo laotiano a far rispettare la libertà religiosa come previsto dalla Carta costituzionale e dalla Convezione internazionale Onu sui diritti civili e politici, ratificata dal Laos nel 2009. (PA)

Sacerdoti e suore nei villaggi della Cina per aiutare i fedeli a vivere la Quaresima

Shi Jia Zhuang (Agenzia Fides del 18/03/2014) – La presenza di sacerdoti e religiose nei villaggi o nelle comunità ecclesiali di base più sperdute, soprattutto nelle zone impervie, l’adorazione eucaristica comunitaria nelle parrocchie, le opere caritative a favore delle persone più bisognose, senza fare distinzioni tra cristiani e non cristiani, sono alcune iniziative che la comunità cattolica cinese continentale sta portando avanti in questo cammino quaresimale, in comunione con la Chiesa universale.
Secondo quanto riferito all’Agenzia Fides nella comunità di Bao Tou della Mongolia è stato organizzato un corso di formazione per i sacerdoti e le religiose che, appena iniziata la Quaresima, sono partiti per raggiungere i piccoli centri abitati disseminati sulle zone montuose, per offrire ai fedeli la possibilità di accostarsi ai sacramenti e di seguire alcuni incontri di catechismo per prepararsi alla Pasqua. 西安南堂

Durante la sua permanenza in una comunità ecclesiale di base, un gruppo di suore ha condiviso insieme ai fedeli i momenti di preghiera e le opere caritative, visitando gli anziani e i poveri soli, cristiani e no. E i fedeli rimasti in parrocchia hanno fatto la stessa cosa sotto la guida del parroco.
Per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, la parrocchia della Cattedrale di Xi An (Cina, foto a lato) ha programmato alcune iniziative quaresimali in un orario che consenta la loro partecipazione, come già avvenuto per le Ceneri. Infatti a tutti coloro che non avevano potuto essere presenti alla celebrazione, è stato permesso di riceverle la domenica seguente. (NZ)

24 marzo 2014: Giornata in memoria dei missionari martiri

Oscar RomeroOggi cade la celebrazione annuale della giornata di preghiera e digiuno in ricordo dei missionari martiri, che prende ispirazione dalla tragica uccisione di un testimone prezioso della verità evangelica: Monsignor Oscar Romero, trucidato in chiesa proprio il 24 marzo 1980.
Per non dimenticare le centinaia di religiosi, suore e laici che ogni anno nel mondo muoiono per testimoniare consapevolmente la loro fede (nel 2013 sono stati uccisi 22 operatori pastorali: 19 sacerdoti, una religiosa e due laici), condividiamo con tutti voi la la traccia di adorazione eucaristica (allegato1), pervenuta dalla Commissione Missionaria Regionale, nonché un interessante dossier (allegato2) sulla vita di alcuni di questi testimoni “perseguitati non solo o non semplicemente perché cristiani ma spesso perché testimoniano, caparbi, la possibilità reale di percorrere una via apparentemente preclusa, che coincide perfettamente con quella percorsa da Gesù.