Dove è impossibile essere bambini

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Damasco (Agenzia Fides) – In tutto il mondo ci sono Paesi dove l’infanzia è continuamente sotto minaccia e, per diversi motivi, essere un bambino è impossibile. Tra questi, Siria, Afghanistan e Congo sono i posti dove i minori sono costretti a dimenticare di essere bambini. Secondo le informazioni raccolte da Fides, la crisi che da oltre due anni sta colpendo la Siria vede coinvolti oltre 5 milioni di piccoli. Il 60% dei minori rifugiati non frequenta la scuola. Tra le emergenze del Paese c’è quella di assicurare le vaccinazioni contro la polio a oltre 2 milioni di bambini con meno di 5 anni di età. (AP) (28/2/2014 Agenzia Fides)

Annalena Tonelli

annalenaAnnalena Tonelli è una missionaria laica martire che ha dedicato tutta la sua esistenza agli ultimi, con cui ha condiviso la sua vita in Kenya e in Somalia. Partì per il Kenya nel 1969 a 26 anni e visse nel deserto del nord-est, si trasferì poi in Somalia ai tempi della guerra civile, dove fu uccisa a Borama nel 2003.

“Non parlate di me che non avrebbe senso, ma date gloria al Signore per gli infiniti indicibilmente grandi doni di cui ha intessuto la mia vita. Ed ora tutti insieme incominciamo a servire il Signore, perché fino ad ora ben poco abbiamo fatto.”

Annalena è stata una silenziosa operaia del Signore che altro non ha fatto che farsi dono straordinario  e spendere una vita nella sola testimonianza dell’amicizia, del bene, della serenità, della gioia e dell’amore. Con grande tenacia concretizza questa sua ansia di donazione totale in terra africana, prima nell’insegnamento e poi nella completa dedizione per i malati e i poveri; in modo particolare dedica la maggior parte del suo tempo alla cura dei malati di tubercolosi per i quali pensa un metodo di somministrazione dei farmaci antitubercolari che sono direttamente consegnati al paziente che deve deglutirli di fronte a un operatore, attraverso questo nuovo sistema di cura definito DOT riuscì a ridurre di 1/3 i tempi di guarigione. Il suo protocollo verrà riconosciuto e adottato venti anni dopo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il progetto era pensato specificamente per il controllo della tubercolosi tra i nomadi del deserto del Kenya. Annalena operava per spirito di gratitudine a Dio per una vita che gli era stata donata da vivere e con la forza di chi non conta sulle proprie abilità ma soltanto sulla vitalità che gli viene da Dio. Il suo più grande desiderio era quello di erigere con la sua vita l’Amore accettando gioiosamente  di essere concime, e come lei stessa scrive nelle sue lettere, accettando di non fare niente di grande e straordinario  accogliendo una vita semplice, apparentemente banale, rendendosi consapevole che l’unica cosa che vale è questo senso della presenza che è presenza di bontà, onestà, dedizione all’altro, servizio e nient’altro….tanto vero quanto difficile da credere quando si scopre la grandezza della sua vita!

“I piccoli, i senza voce, quelli che non contano nulla agli occhi del mondo, ma tanto agli occhi di DIO, i suoi prediletti, hanno bisogno di noi, e noi dobbiamo essere con loro e per loro e non importa nulla se la nostra azione è come una goccia d’acqua nell’oceano. Gesù Cristo non ha mai parlato di risultati. Lui ha parlato solo di amarci, di lavarci i piedi gli uni gli altri, di perdonarci sempre …I poveri ci attendono. I modi del servizio sono infiniti e lasciati all’immaginazione di ciascuno di noi. Non aspettiamo di essere istruiti nel tempo del servizio. Inventiamo … e vivremo nuovi cieli e nuova terra ogni giorno della nostra vita.”

Testimonianza Annalena Tonelli

Dal Concistoro la preghiera per i cristiani perseguitati e per i paesi lacerati dai conflitti

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato una dichiarazione in cui si afferma che “nel corso del Concistoro straordinario, il Santo Padre e il Collegio Cardinalizio hanno elevato al Signore una particolare supplica per i numerosi cristiani che, in diverse parti del mondo, sono sempre più frequentemente vittime di atti di intolleranza o di persecuzione. A quanti soffrono a causa del Vangelo, il Santo Padre e i Cardinali desiderano rinnovare l’assicurazione della loro costante preghiera, esortandoli a rimanere saldi nella fede e a perdonare di cuore ai propri persecutori, a imitazione del Signore Gesù”.

imagesInoltre, prosegue il testo, “il pensiero del Papa e dei Cardinali è andato anche alle Nazioni che, in questo periodo, sono lacerate da conflitti interni, o comunque da gravi tensioni che ledono la normale convivenza civile”. Vengono quindi citati il Sud Sudan, la Nigeria, l’Ucraina, la Siria, la Repubblica Centroafricana. “Sempre più urgente è l’iniziativa della comunità internazionale per favorire la pace e la riconciliazione interna, garantire il ripristino della sicurezza e dello Stato di diritto e permettere l’indispensabile accesso agli aiuti umanitari”.
La dichiarazione rileva che “molti dei conflitti in corso vengono descritti come di natura religiosa, non di rado contrapponendo surrettiziamente cristiani e musulmani, mentre si tratta di conflitti che hanno primariamente radici di natura etnica, politica o economica”, quindi conclude: “la Chiesa cattolica, nel condannare ogni violenza perpetrata in nome dell’appartenenza religiosa, non mancherà di continuare il proprio impegno per la pace e la riconciliazione, attraverso il dialogo interreligioso e le molteplici opere di carità che quotidianamente forniscono aiuto e conforto ai sofferenti ovunque nel mondo.” (SL) (Agenzia Fides 22/02/2014)

Don Andrea Santoro

DON SANTORO

Don Andrea Santoro nasce a Piverno nel 1945, terzo figlio di un muratore e di una casalinga e fratello minore di due sorelle. Entra in seminario nel 1958 e viene ordinato sacerdote il 18 ottobre 1970. Sin dall’ordinazione sacerdotale, Don Andrea esercita il suo ministero in realtà popolari della periferia di Roma dedicando la sua cura pastorale ai più piccoli e poveri.

Dopo il diploma al Pontificio Istituto di Studi Arabi, nel 1980 soggiorna per sei mesi in Oriente, dal settembre 1980 al febbraio 1981, ospite di istituti religiosi. Questo periodo in Medioriente, come testimoniato nel suo diario è un momento di grande riflessione; per Don Andrea capire e vivere ıl Medıo Orıente è capire meglio l’uomo e le sue contraddizioni, è un’esperienza per penetrare più profondamente il testo della Bibbia e vivere la fede alle sue origini.

Perché la Turchia? Don Andrea Santoro risponde così: “Da ragazzo il Signore mi ha concesso il desideriodi portare gli uomini a lui e di mettermi a loro servizio. Mi ha concesso di farlo in mille modi, servendosi della mia totale povertà e nonostante i miei ripetuti tradimenti. Dopo dieci anno di sacerdoziomi ha portato in Medio Orienteper un periodo di sei mesi, per un desiderio impellente che sentivo di silenzio, di preghiera, di contatto con la parola di Dio nei luoghi dove Gesù era passato. Lì ho ritrovato la freschezza della fede e la chiarezza del mio sacerdozio”

Dopo lunghi anni spesi a servizio di varie parrocchie della capitale, nel 2000 inizia a chiedere ai “cardinali vicari” di essere mandato in Medioriente come sacerdote fidei donum,  dono della fede, supporto pastorale inviato dalla Chiesa (diocesi) di Roma, presso una Chiesa sorella in difficoltà (con minori risorse pastorali). In questo periodo Don Andrea fonda anche l’associazione “Finestra per il Medioriente” che, attraverso pubblicazioni, incontri e pellegrinaggi, favorisce lo scambio di esperienze tra Roma e la “culla” delle fedi.

Finalmente l’11 settembre 2000 Don Andrea raggiunge l’Anatolia, soggiornando dapprima a Urfa (antica Edessa) e in seguito (2003) a Trabzon  (Trebisonda) affrontando l’urgente restauro della chiesa e dell’ex-convento dei cappuccini e cercando di restaurare anche il cimitero cristiano annesso, se pur con qualche difficoltà.

E’ proprio durante l’apertura della chiesa per accogliere chiunque desiderasse entrare, che Don Andrea trova il martirio il 5 febbraio 2005. Mentre si trovava in chiesa con il suo giovane aiutante turco, entrarono tre ragazzi che iniziarono a comportarsi con fare arrogante, una volta usciti, Don Andrea si mise a pregare ed invitò il suo aiutante a fare altrettanto. Proprio in quel momento rimane ucciso da due colpi di pistola inflitti da un giovane sedicenne il quale in seguito confessò di aver ucciso Don Santoro perché sconvolto dalle vignette satiriche su Maometto apparse mesi prima su un quotidiano danese e di recente salite alla ribalta nel mondo islamico.

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La chiamata missionaria di Don Andrea Santoro fu quella di mettersi al servizio delle piccole e svantaggiate comunità cristiane della Turchia, ma soprattutto  di entrare in comunione con i fratelli islamici di quella terra, favorire uno scambio di doni un tra il patrimonio cristiano e il patrimonio musulmano, instaurare un dialogo sincero e rispettoso e dare una testimonianza del proprio vivere e sentire cristiano.

Nella sua ultima lettera parla così: “Ringrazio Dio di quanti hanno aperto il loro cuore. Ma sia ancora più aperto e ancora più coraggioso. La mente sia aperta a capire, l’anima ad amare, la volontà a dire “si” alla chiamata. Aperti anche quando il Signore ci guida su strade di dolore e ci fa assaporare più la steppa che i fili d’erba. Il dolore vissuto con abbandono e la steppa attraversata con amore diventa cattedra di sapienza, fonte di ricchezza, grembo di fecondità.”

E in questo altro suo scritto troviamo una sintesi mirabile di cosa sia lo spirito missionario:

Io dico sempre:
«la fede è partire».
Senza la disponibilità
a partire non c’è la fede.
E partire vuol dire mettersi
in un cammino in cui Dio
sempre più ti si manifesta,
in cui tu sempre di più lo
incontri, sei da lui riempito e svuotato,
e sempre di più diventi una benedizione per gli altri.
La disponibilità a misurarsi
faccia a faccia in una
relazione con Dio, dove Lui
prende le redini della tua
vita, dove l’incertezza che
ti viene da Dio è preferibile alle certezze che vengono
da te”

Concerto a Cantalupo

Cantalupo (Bevagna) 1 febbraio 2014

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Un altro evento ci ha richiamati per contribuire alla realizzazione delle attività progettuali delle missioni estere francescane. Dopo cene, partite di calcio, gare di briscola, vendite di manufatti si è concretizzata la serata “musicale”.

Una partecipazione cospicua di ben 300 persone, ridotta solo dalla capacità di contenimento del salone ospitante.

Una serata piacevole allietata da Frate Alessandro che più che cantare ha fatto conoscere il germoglio della sua vocazione e la sua predilezione musicale e si è lasciato interrogare da chi voleva saperne di più sul suo conto. I bambini si sono scoperti i più curiosi e alla domanda: “Come aiuteresti i poveri?” fra Alessandro ha commentato che neppure i famosi giornalisti sono riusciti a fargli domande così vere e profonde come questi piccoli spettatori.

Il palco è stato conquistato da altri illustri interpreti come Federica e Davide, due giovani di Bevagna, Alessandra, Pierluigi due coristi di Foligno, accompagnati alle tastiere da Andrea e dal maestro Antonio.

La serata ha offerto quel “genuino” divertimento che l’unica pretesa è stata …. Vogliamo essere presenti al prossimo appuntamento.

Graziella

 

XXI Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri – 5° tappa –

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Il 24 marzo di ogni anno la Chiesa celebra una Giornata di preghiera e digiuno in ricordo dei missionari martiri, questo perché il 24 marzo del 1980, mentre celebrava l’Eucaristia, venne ucciso Monsignor Oscar A. Romero, Vescovo di San Salvador nel piccolo stato centroamericano di El Salvador. La celebrazione annuale prende ispirazione da quell’evento sia per fare memoria di quanti lungo i secoli hanno immolato la propria vita proclamando il primato di Cristo e annunciando il Vangelo fino alle estreme conseguenze, sia per ricordare il valore supremo della vita che è dono per tutti. Fare memoria dei martiri è acquisire una capacità interiore di interpretare la storia oltre la semplice conoscenza.

La fondazione Missio (organo pastorale della CEI) ha preparato un percorso di formazione missionaria per prepararci a celebrare la XXI° giornata di preghiera per i missionari martiri. Ecco il quinto incontro.

XXI Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri – 4° tappa –

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Il 24 marzo di ogni anno la Chiesa celebra una Giornata di preghiera e digiuno in ricordo dei missionari martiri, questo perché il 24 marzo del 1980, mentre celebrava l’Eucaristia, venne ucciso Monsignor Oscar A. Romero, Vescovo di San Salvador nel piccolo stato centroamericano di El Salvador. La celebrazione annuale prende ispirazione da quell’evento sia per fare memoria di quanti lungo i secoli hanno immolato la propria vita proclamando il primato di Cristo e annunciando il Vangelo fino alle estreme conseguenze, sia per ricordare il valore supremo della vita che è dono per tutti. Fare memoria dei martiri è acquisire una capacità interiore di interpretare la storia oltre la semplice conoscenza.

La fondazione Missio (organo pastorale della CEI) ha preparato un percorso di formazione missionaria per prepararci a celebrare la XXI° giornata di preghiera per i missionari martiri. Ecco il quarto incontro.

XXI Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri – 3° tappa –

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Il 24 marzo di ogni anno la Chiesa celebra una Giornata di preghiera e digiuno in ricordo dei missionari martiri, questo perché il 24 marzo del 1980, mentre celebrava l’Eucaristia, venne ucciso Monsignor Oscar A. Romero, Vescovo di San Salvador nel piccolo stato centroamericano di El Salvador. La celebrazione annuale prende ispirazione da quell’evento sia per fare memoria di quanti lungo i secoli hanno immolato la propria vita proclamando il primato di Cristo e annunciando il Vangelo fino alle estreme conseguenze, sia per ricordare il valore supremo della vita che è dono per tutti. Fare memoria dei martiri è acquisire una capacità interiore di interpretare la storia oltre la semplice conoscenza.

La fondazione Missio (organo pastorale della CEI) ha preparato un percorso di formazione missionaria per prepararci a celebrare la XXI° giornata di preghiera per i missionari martiri. Ecco il terzo incontro.

XXI Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri – 2° tappa –

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Il 24 marzo di ogni anno la Chiesa celebra una Giornata di preghiera e digiuno in ricordo dei missionari martiri, questo perché il 24 marzo del 1980, mentre celebrava l’Eucaristia, venne ucciso Monsignor Oscar A. Romero, Vescovo di San Salvador nel piccolo stato centroamericano di El Salvador. La celebrazione annuale prende ispirazione da quell’evento sia per fare memoria di quanti lungo i secoli hanno immolato la propria vita proclamando il primato di Cristo e annunciando il Vangelo fino alle estreme conseguenze, sia per ricordare il valore supremo della vita che è dono per tutti. Fare memoria dei martiri è acquisire una capacità interiore di interpretare la storia oltre la semplice conoscenza.

La fondazione Missio (organo pastorale della CEI) ha preparato un percorso di formazione missionaria per prepararci a celebrare la XXI° giornata di preghiera per i missionari martiri. Ecco il secondo incontro.

XXI Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri – 1° tappa –

manifesto-martiri-2012-680x365Il 24 marzo di ogni anno la Chiesa celebra una Giornata di preghiera e digiuno in ricordo dei missionari martiri, questo perché il 24 marzo del 1980, mentre celebrava l’Eucaristia, venne ucciso Monsignor Oscar A. Romero, Vescovo di San Salvador nel piccolo stato centroamericano di El Salvador. La celebrazione annuale prende ispirazione da quell’evento sia per fare memoria di quanti lungo i secoli hanno immolato la propria vita proclamando il primato di Cristo e annunciando il Vangelo fino alle estreme conseguenze, sia per ricordare il valore supremo della vita che è dono per tutti. Fare memoria dei martiri è acquisire una capacità interiore di interpretare la storia oltre la semplice conoscenza.

La fondazione Missio (organo pastorale della CEI) ha preparato un percorso di formazione missionaria per prepararci a celebrare la XXI° giornata di preghiera per i missionari martiri. Ecco il primo incontro.