Progetto “Aiuto agli immigrati subsahariani” [MA3]

Soeurs Marie et Lucie

RABAT – MAROCCO

Il Marocco è uno stato dell’Africa settentrionale all’estremità più occidentale della regione del mondo arabo denominata Maghreb. Le coste del Marocco sono bagnate dal Mar Mediterraneo nella parte settentrionale, e dall’Oceano Atlantico in tutto il tratto a ovest e sud dello Stretto di Gibilterra. I confini terrestri sono con la sola Algeria a est e sud-est, e con il territorio del Sahara Occidentale a sud.
Il Marocco è abitato fin dalla preistoria dai berberi, popolo che si ritiene di origine euro-asiatica. Nel XII secolo a.C. i Fenici cominciano a fondare basi commerciali sulla costa orientale dell’attuale Marocco. Nel 683 si insediano gli arabi che introducono nel paese l’islam, i berberi accettano il Corano e insieme agli arabi diffondono l’islam verso sud, conservando però la propria lingua e i propri costumi. Tra gli Imperi nordafricani che dominano la penisola iberica, il Marocco diventa uno dei poli egemonici della regione a causa della sua posizione, vicina alla Spagna e aperta alle vie del commercio transahariano. Lo stretto legame con la Spagna ha però conseguenze gravi per il Marocco nel periodo finale della Reconquista Iberica: l’Africa diviene teatro di guerra. Il predominio navale europeo chiude il Mediterraneo e l’Atlantico ai marocchini e porta al decadimento dell’attività commerciale. A differenza di Algeria e Tunisia, il Marocco non è formalmente incorporato all’Impero Ottomano, ma trae beneficio dalla presenza dei corsari turchi nella regione, che costituisce un freno all’espansione portoghese e spagnola. Questo precario equilibrio permetterà ai sultani di mantenere la propria indipendenza fino al XX secolo. Nel 1912 il Marocco diventa protettorato francese. Durante la Seconda guerra mondiale, l’agitazione nazionalista è costante e le esigenze di liberazione si fanno urgenti: i francesi cercano di reprimere queste necessità, ma alla fine, nel 1956 devono riconoscere la totale indipendenza del paese. Nel 1975 re Hassan occupa il Sahara occidentale e comincia una guerra che provocherà molti cambiamenti nel nord dell’Africa. Questa guerra, sommata a un periodo di siccità crea una gravissima crisi nel paese il cui debito estero raggiunge livelli inammissibili. Nonostante, in più occasioni, venga fatta la proposta di un referendum sull’autodeterminazione del Sahara, il territorio è ancora sotto l’occupazione marocchina.
Per quanto riguarda la popolazione del Marocco, il 70% è araba e la restante berbera. La maggioranza dei marocchini è musulmana mentre i cristiani rappresentano solo l’1%. L’arabo è la lingua ufficiale, ma si parlano anche varianti berbere, insieme a francese e spagnolo.

Il contesto
Il progetto si sviluppa a Rabat, capitale del Marocco ed è rivolto a una parte della popolazione che si trova in una posizione di grave svantaggio: gli immigrati provenienti dal Sahara occidentale. Come già accennato, il Marocco ha occupato la zona nel 1975 e finora, nonostante la fine della guerriglia nel 1991, non è ancora stato realizzato il referendum per l’autodeterminazione dello status definitivo del Sahara occidentale. Nel 2005, 40 subsahariani sono stati ospitati nella parte meridionale del paese e altrettanti aspettavano di ricevere l’autorizzazione per restare. Dal 2000, 265 persone in totale hanno ricevuto lo status di rifugiati in Marocco. La condizione d’immigrato in un paese straniero non è mai semplice, soprattutto se questo non versa in buone condizioni economiche. È per questo che gli immigrati subsahariani rappresentano la parte della popolazione più fragile e hanno bisogno di un aiuto concreto.

Attività e risultati attesi
Il progetto nasce per rispondere alla costante domanda di aiuto da parte degli immigrati subsahariani, a seguito di un primo contatto di origine pastorale avuto con i frati che operano nella diocesi di Rabat. Questo primo contatto è stato possibile grazie al lavoro di un frate, appartenente alla fraternità di Rabat, che opera nel centro accoglienza degli immigrati della diocesi. Il progetto sviluppato prevede un aiuto concreto a sei famiglie d’immigrati subsahariani in estrema necessità, in particolare è volto al pagamento dell’affitto di casa, alla scolarizzazione di sette bambini e a coprire le spese di un intervento chirurgico.

Obiettivi
Obiettivo primario del progetto è fornire assistenza per il sostentamento delle sei famiglie che hanno chiesto aiuto. Inoltre la scolarizzazione dei bambini è il primo e fondamentale passo per la loro integrazione sociale in Marocco.

Beneficiari
I beneficiari sono le sei famiglie per un totale di 18 persone tra le quali i sette bambini che potranno andare a scuola.

Sostenibilità
Le famiglie in difficoltà, grazie all’aiuto non solo dei frati che operano tramite la Caritas diocesana, ma anche della comunità parrocchiale, possono sperare in un futuro migliore che passa soprattutto per la scolarizzazione dei loro figli. L’istruzione e la relazione con gli altri bambini rappresentano l’unica via da percorrere per l’integrazione e per un miglioramento della qualità della vita.

Costi
I costi del progetto sono ripartiti nei tre ambiti d’azione:
• affitto delle case →1.000,00 euro;
• scolarizzazione dei sette bambini →1.000,00 euro
• intervento chirurgico →1.000,00 euro
Il costo totale del progetto ammonta quindi a 3.000 euro e può coprire le spese per una durata di sei mesi.

Referente del progetto è Fr. Manuel Corullón Fernández – custode della custodia francescana in Marocco.

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Progetto “Metallurgia L&A” [BRA2]

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CASCAVEL (PARANÀ) – BRASILE

Il Brasile è uno stato dell’America meridionale. Il paese è bagnato a est dall’Oceano e confina con tutti i paesi del Sud America tranne Ecuador e Cile. Comprende cinque regioni: al nord, il bacino del Rio delle Amazzoni è formato da terre pianeggianti ricoperte da foreste equatoriali ed è attraversato da grandi fiumi. A nord-est sono presenti altipiani rocciosi con un clima semi arido e poca vegetazione. La fascia costiera più umida è coltivata a canna da zucchero e cacao. Il sud-est si caratterizza invece per il grande sviluppo economico. L’altopiano è formato da estesi rilievi che terminano al sud con la Sierra do Mar. I principali prodotti agricoli della regione sono: caffè, cotone, granturco, canna da zucchero. Il Sud è formato dall’Altopiano Meridionale, ha clima subtropicale ed è la principale area agricola; produce caffè, soia, granturco e grano. Nell’estremo sud, nella campagna «gaucha», c’è un’importante attività di allevamento di bovini. Infine, la regione centroccidentale è formata da estese pianure, dove predomina l’allevamento degli ovini. La regione amazzonica è devastata a causa della deforestazione che ha distrutto gli habitat naturali di molte specie animali e vegetali.
Il Brasile, precedentemente abitato da indigeni fu scoperto dagli europei nel 1500, da una spedizione portoghese guidata da Pedro Alvares Cabral. Dopo il trattato di Tordesillas, il territorio brasiliano fece parte del Regno Unito di Portogallo, Brasile e Algarve, ed ottenne l’indipendenza il 7 settembre 1822. In seguito il paese divenne un impero per poi diventare finalmente una repubblica. La sua prima capitale fu Salvador, sostituita da Rio de Janeiro fino all’attuale capitale, Brasilia. La Costituzione del paese, formulata nel 1988, definisce il Brasile come una Repubblica federale presidenziale.
Per quanto riguarda la popolazione i brasiliani provengono dall’integrazione etnica e culturale tra indigeni (fondamentalmente guaraní), schiavi africani, e europei (in maggioranza portoghesi); ci sono anche molte minoranze indios. I brasiliani sono a maggioranza cattolica, anche se spesso la religione è mescolata con culti di origine africana, in forme sincretiste. La lingua ufficiale è il portoghese e sono parlate molte lingue indios.

Contesto
Il progetto, unito a quello di “Casas Lares” (BRA1), nasce nel 1997 a Cascavel, città di frontiera dove, tra i tanti problemi, quelli più allarmanti riguardano i bambini e gli adolescenti. Il progetto nasce proprio con l’intento di aiutare bambini e giovani di strada: essi sono in genere abbandonati o vengono da famiglie profondamente disagiate che non hanno le minime condizioni per poterli aiutare. La metallurgia fa parte del progetto e punta a professionalizzare questi giovani in modo tale da permettergli di trovare un lavoro una volta cresciuti.

Attività e risultati attesi
Il progetto “Metallurgica L&A” è stato pensato per dare una possibilità ai ragazzi di strada. La povertà, i maltrattamenti, l’abbandono che questi ragazzi subiscono rappresentano una grave ferita per loro, ma soprattutto la mancanza di una speranza per il futuro. Attraverso questo progetto i ragazzi sono inseriti in una sana realtà fatta di lavoro, studio e regole. Non vivono più privi di punti di riferimento, ma sono affiancati da persone che se ne prendono cura e che gli insegnano il valore del lavoro, ma soprattutto quello della propria persona.

Obiettivi
L’obiettivo del progetto metallurgico è quello di professionalizzare i giovani in modo tale da dargli gli strumenti per inserirsi in società. I giovani possono e devono essere dei trasformatori sociali, è infatti solo partendo da loro che la società può cambiare, migliorare. L’apprendistato e il lavoro sono funzionali a questo obiettivo. Molti giovani arrivano con un basso livello di scolarizzazione e la loro unica opportunità è quella d’imparare un mestiere. I ragazzi del progetto lavorano e studiano così da acquistare tutte le basi per affrontare il mondo esterno con competenza.

Beneficiari
Il progetto si rivolge ai giovani dai 16 ai 18 anni. In totale sono 8 i ragazzi del progetto che stanno imparando un mestiere e a questi se ne aggiungono altri 6 che provengono dalla comunità. Questi altri ragazzi sono un importante segnale della partecipazione della comunità al progetto. Il progetto dura per ogni ragazzo due anni.

Sostenibilità
Riuscire a creare la coscienza collettiva della popolazione è qualcosa di difficile. È infatti diffusa l’idea che i bambini di strada siano un ostacolo per la società e per questo, durante questi anni, è stata portata avanti un’opera di sensibilizzazione soprattutto verso le piccole imprese perché diano lavoro ai giovani che escono dal progetto. Un’esperienza fondamentale è la partecipazione dei 6 giovani che provengono dal quartiere perché significa che si interagisce con la comunità: il progetto aiuta la comunità che a sua volta aiuta i ragazzi offrendo loro lavoro.

Costi
La “Metallurgica L&A” necessita di macchinari i cui costi sono:
• Macchina saldatrice Mig Balmer 250° con torcia e regolatore 1.740 euro
• Compressore 10 piedi, 150 litri. Motore trifase a pressione1030 euro.
Il costo totale del progetto è di 2.770 euro.

Responsabile del progetto è Hermano Luis Roberto Gómez Solis.

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Progetto “Case famiglia per bimbi salvati dalla strada” [BRA1]

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CASCAVEL (PARANÀ) – BRASILE

Il Brasile è uno stato dell’America meridionale. Il paese è bagnato a est dall’Oceano e confina con tutti i paesi del Sud America tranne Ecuador e Cile. Comprende cinque regioni: al nord, il bacino del Rio delle Amazzoni è formato da terre pianeggianti ricoperte da foreste equatoriali ed è attraversato da grandi fiumi. A nord-est sono presenti altipiani rocciosi con un clima semi arido e poca vegetazione. La fascia costiera più umida è coltivata a canna da zucchero e cacao. Il sud-est si caratterizza invece per il grande sviluppo economico. L’altopiano è formato da estesi rilievi che terminano al sud con la Sierra do Mar. I principali prodotti agricoli della regione sono: caffè, cotone, granturco, canna da zucchero. Il Sud è formato dall’Altopiano Meridionale, ha clima subtropicale ed è la principale area agricola; produce caffè, soia, granturco e grano. Nell’estremo sud, nella campagna «gaucha», c’è un’importante attività di allevamento di bovini. Infine, la regione centroccidentale è formata da estese pianure, dove predomina l’allevamento degli ovini. La regione amazzonica è devastata a causa della deforestazione che ha distrutto gli habitat naturali di molte specie animali e vegetali.
Il Brasile, precedentemente abitato da indigeni fu scoperto dagli europei nel 1500, da una spedizione portoghese guidata da Pedro Alvares Cabral. Dopo il trattato di Tordesillas, il territorio brasiliano fece parte del Regno Unito di Portogallo, Brasile e Algarve, ed ottenne l’indipendenza il 7 settembre 1822. In seguito il paese divenne un impero per poi diventare finalmente una repubblica. La sua prima capitale fu Salvador, sostituita da Rio de Janeiro fino all’attuale capitale, Brasilia. La Costituzione del paese, formulata nel 1988, definisce il Brasile come una Repubblica federale presidenziale.
Per quanto riguarda la popolazione i brasiliani provengono dall’integrazione etnica e culturale tra indigeni (fondamentalmente guaraní), schiavi africani, e europei (in maggioranza portoghesi); ci sono anche molte minoranze indios. I brasiliani sono a maggioranza cattolica, anche se spesso la religione è mescolata con culti di origine africana, in forme sincretiste. La lingua ufficiale è il portoghese e sono parlate molte lingue indios.

Il contesto
Il progetto, unito a quello della metallurgia (BRA2), nasce nel 1997 a Cascavel, città di frontiera dove, tra i tanti problemi, quelli più allarmanti riguardano i bambini e gli adolescenti. Il progetto nasce proprio con l’intento di aiutare bambini e giovani di strada: essi sono in genere abbandonati o vengono da famiglie profondamente disagiate che non hanno le minime condizioni per poterli aiutare.

Attività e risultati attesi
Il progetto “Casas Lares” non va assolutamente considerato come un orfanotrofio, è infatti convinzione che per i bambini e i giovani, vivere in piccoli gruppi sia molto più costruttivo ed efficace in quanto si può lavorare sui differenti aspetti della vita, a partire dall’accoglienza per passare al cognitivo e all’affettivo. Quando il progetto ha preso avvio erano quasi 5.000 i bambini che vivevano in strada e non esisteva alcun tipo di aiuto nei loro confronti.
È per questo che è nata l’idea di poterli aiutare creando qualcosa di nuovo e d’innovativo: si è iniziato con cinque bambini con i quali è stato fatto anche teatro di strada permettendo così di conquistare la loro fiducia. Al momento sono 25 i bambini e giovani accolti mel progetto, vivono in 4 case 3 delle quali ne ospitano 6 e una 4. In ogni casa è presente una volontaria locale che fa da mamma a questi bambini.
La durata del progetto prevede che i giovani raggiungano la maggiore età (18 anni): esso comunque non ha una durata fissa in quanto si tratta di un progetto di accoglienza e capita a volte che i bambini riescano ad essere adottati.

Obiettivi
L’obiettivo principale del progetto consiste nel recuperare bambini e adolescenti per permettere loro di avere una vita degna reinserendoli nella società non solo come individui sani ma anche come persone capaci di rendere migliore il luogo dove abitano. Tutto questo è reso possibile dall’aiuto di famiglie che sostituiscono e ricreano un ambiente familiare ormai perso.
Nel progetto “Casas Lares” si lavora secondo tre principi pedagogici:
1) I Fratelli (gruppo dei bambini);
2) I Genitori sostituti (la figura della madre è molto importante);
3) La Casa (spazio fisico).

Si lavora inoltre su cinque aree fondamentali:
• Area della salute, fisica e mentale
• Area della salute, affettiva ed emotiva
• Area Pedagogica
• Area Sociologica
• Area Professionale

Beneficiari
I beneficiari del progetto sono 25 bambini e adolescenti di grande vulnerabilità, dai 4 ai 18 anni, che per la maggioranza sono stati abbandonati in strada dai genitori o sono stati sottratti alla famiglia a causa dei maltrattamenti subiti. Il progetto ha come obiettivo quello di poter offrire una vita degna a questi ragazzi. È nel momento in cui le strutture assomigliano a famiglie normali che il progetto funziona meglio ed è per questo che si chiama “Casas Lares” cioè casa famiglia: i ragazzi vengono accolti ed è fondamentale la presenza di donne che fanno le veci della mamma.

Sostenibilità
La popolazione alcune volte collabora con volontari, medici, dentisti, e per il teatro, ma la cosa più importante che si cerca di creare è un compromesso con le imprese per fare in modo che quando i giovani escono dal progetto possano essere accolti da alcune di esse per poter ricominciare una vita. Poter creare una coscienza collettiva della popolazione è però qualcosa di difficile. La gente tende a pensare che i bambini della strada siano un ostacolo per la società ed è per questo che nel corso degli anni si è cercato di sensibilizzare la popolazione, soprattutto le piccole imprese. È importante creare sempre più coscienza sociale perché l’aiuto locale sia un compromesso reale.

Costi
Materiale scolastico: 1200 euro l’anno.
Cibo e alimenti di base 800 euro l’anno.
Il costo totale del progetto è quindi di 2000 euro.

Responsabile del progetto è Hermano Luis Roberto Gómez Solis -religioso-

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Convegno Missionario nell’Anno della Fede, 12-13 Ottobre 2013

volantCarissimi, il Signore vi dia pace!

Come sapete il mese di Ottobre è tradizionalmente riconosciuto come il mese missionario per eccellenza.
Vi segnaliamo un iniziativa alla quale siamo tutti invitati a partecipare, si tratta del
Convegno Missionario nell’Anno della Fede “L’Umbria ha un cuore vivo e missionario“, organizzato dalla Commissione regionale per l’evangelizzazione e la cooperazione missionaria tra le chiese della Conferenza Episcopale Umbra, in programma il 12 e 13 ottobre 2013 a Santa Maria degli Angeli. Trovate il programma in allegato QUI.

Sara un momento di formazione per crescere sempre più come cristiani che “rendono ragione della speranza che è in loro” (1Pt 3,15)
Se qualcuno si volesse fermare per il pranzo o il pernottamento ce lo comunichi al più presto all’indirizzo email info@missioniassisi.it

Progetto “Doposcuola” [KZ6]

doposcuola

TALDYKORGAN – KAZAKHSTAN

Il Kazakhistan è uno stato transcontinentale a cavallo tra Europa e Asia e confina a sud – est con la Cina, a sud con il Kirghizistan e l’Uzbekistan e a nord con la Federazione Russa. A ovest si estendono la Depressione Caspica e il bassopiano turanico mentre al centro è situato l’altopiano kazako. L’intero paese è percorso da grandi fiumi e laghi, ci sono ampie zone coperte da vegetazione stepposa alle quali si alternano però zone destinate all’agricoltura (grano, tabacco, ecc.) e all’allevamento di bovini. Il paese possiede inoltre notevoli risorse minerarie come carbon fossile, rame, pietre preziose e oro. Il clima è continentale con un’enorme escursione termica tra inverno ed estate che può variare da -18° e 19° al nord e -3° e 28° al sud.
Il Kazakhstan è sempre stato terra di conquista: un grande numero di tribù ha abitato, nel corso dei secoli, le steppe kazake, obiettivo di conquista anche dei turchi. La maggior parte di queste popolazioni era nomade e si dedicava principalmente all’allevamento. Con il tempo si sono organizzate in nuclei sedentari di agricoltori e artigiani e sono sorte città. Per il paese passava inoltre la Via della Seta che univa Bisanzio, Iran e Cina. Nel XVIII secolo comincia l’avanzamento coloniale della Russia dal nord e nel 1848 è completata l’annessione del Kazakhstan all’Impero russo. La Russia instaura le proprie istituzioni di governo, la riscossione delle imposte e costruisce nuove città. La conquista di tutto il territorio è un lungo processo di guerre con le tribù locali che vengono sconfitte definitivamente nel 1880. Nel 1936 il Kazakhstan diventa una delle quindici repubbliche dell’Urss e meta d’importanti correnti migratorie di ucraini, bielorussi, tedeschi, bulgari, polacchi, ebrei e tartari, molti dei quali deportati sotto il regime di Stalin. Il Kazakhstan diventa un paese indipendente soltanto nel 1991. Dieci anni più tardi è realizzato il primo grande oleodotto che offre all’economia del paese una grossa opportunità di sviluppo: esso è destinato a trasportare 20 milioni di tonnellate di greggio dal Mar Caspio al Mar Nero, mettendolo a disposizione dei mercati mondiali.
Quasi la metà della popolazione è kazaca mentre il 35% è russa, a seguire ci sono gli ucraini e i tartari, ma in numero molto minore. La religione praticata è quella musulmana e cristiano ortodossa mentre la lingua ufficiale è il kazaco sebbene siano presenti anche quelle delle minoranze.

Contesto
Il progetto si sviluppa nella parrocchia cattolica di Taldykorgan e nasce dalla consapevolezza delle condizioni di profondo disagio in cui vivono molte famiglie che abitano nei villaggi circostanti. I bambini sono tra i soggetti più colpiti e spesso non hanno un’istruzione a causa di scuole troppo distanti da casa o professori che non se ne prendono abbastanza cura. Le famiglie stesse poi, a causa dell’estrema povertà, versano in condizioni molto difficili e sono impossibilitate a garantire ai figli un ambiente sereno dove vivere.

Attività e risultati attesi
L’idea del progetto nasce per assicurare ai bambini in età scolare un’istruzione che altrimenti verrebbe meno a causa delle gravi difficoltà economiche dei genitori. Spesso la scuola si trova molto distante dalla loro casa, quindi i genitori non hanno la possibilità di mandarli.  In Kazakistan i bambini a scuola  studiano in due turni: qualcuno fino a pranzo altri dopo pranzo. Per cui quelli che frequentano la scuola alla mattina arrivano  al centro per pranzo (verso le 12.30), mangiano, fanno i compiti,  e se finiscono in tempo altre attività come computer o musica o giochi didattici, alle 16 li riportiamo a casa. Visto che un viaggio è a carico degli operatori della parrocchia ora i bimbi frequentano la scuola regolarmente!; i bambini del turno pomeridiano sono portati in parrocchia alle 9.00 e verso le 12.00 pranzano per andare a scuola per le 13.00. Il tempo del doposcuola in parrocchia è prezioso per questi bimbi perché trovano un luogo accogliente dove ricevere un aiuto nella formazione e nello svolgimento dei compiti, luogo che per motivi vari e gravi non ritrovano affatto nelle loro famiglie. A questi giovani si aggiungono i bambini in età prescolare che hanno bisogno di un luogo dove trascorrere la giornata durante l’orario di lavoro dei genitori. Già sperimentato da febbraio a maggio 2013 con ottimi risultati, si pensa di proseguire il progetto durante l’anno scolastico 2013-2014.

Obiettivi
Oltre all’impegno scolastico, il progetto ha lo scopo di fornire anche un’educazione alimentare, un’educazione all’igiene e di stimolare la socializzazione tra i differenti gruppi etnici.

Beneficiari
I destinatari del progetto sono, al momento, 10 bambini in età scolare e una decina in età prescolare provenienti da famiglie in gravi difficoltà culturali ed economiche appartenenti alla minoranza etnica dei discendenti dei deportati durante il regime sovietico.

Sostenibilità
Un paese che non permette ai propri giovani di studiare è un paese che non ha futuro. L’istruzione è il primo motore del progresso, per questo è vitale che sempre più bambini possano accedervi. Grazie al progetto anche i bambini delle famiglie più povere potranno studiare diventando una piccola luce di speranza per i loro villaggi e impareranno a difendere i propri diritti. Inoltre alcuni genitori dei bambini beneficiari sono coinvolti nelle attività pratiche come la preparazione dei pasti, la pulizia e l’ordine degli ambienti, piccoli lavori di manutenzione (per essere loro stessi istruiti in tali pratiche) a cui si affiancano anche alcuni parrocchiani prestando il loro servizio gratuitamente. Questa collaborazione con i genitori è molto importante perché li coinvolge nelle attività dei propri figli e li sensibilizza all’importanza dello studio e agli effetti benefici che apportano ai loro figli.

Costi
Il progetto va da settembre 2013 a maggio 2014, per una durata totale di nove mesi. La scuola dura da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 16. È necessario fornire uno stipendio al coordinatore del progetto e insegnante del doposcuola, all’insegnante dell’asilo e alla cuoca.

Coordinatore: 308 euro al mese → 2.772euro
Insegnante: 308 euro al mese → 2.772euro
Cuoca: 130euro al mese → 1.170 euro
Alimentari: 616euro al mese → 5.544 euro
Materiale didattico specializzato: 250 euro
Cancelleria ordinaria: 250 euro
Luce, acqua, gas, telefono e internet: 90 euro al mese → 810 euro
Carbone: 350 euro
Benzina: 1.200 euro

Il costo totale del progetto è quindi di 15.118 euro.

Responsabile del progetto è Fra Luca Baino (OFM), parroco della parrocchia Cattolica di Nostra Signora di Guadalupe nella città di Taldykorgan.

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Progetto “Sanitario” [KZ5]

progetto sanitario

TALDYKORGAN – KAZAKHSTAN

Il Kazakhstan è uno stato transcontinentale a cavallo tra Europa e Asia e confina a sud – est con la Cina, a sud con il Kirghizistan e l’Uzbekistan e a nord con la Federazione Russa. A ovest si estendono la Depressione Caspica e il bassopiano turanico mentre al centro è situato l’altopiano kazako. L’intero paese è percorso da grandi fiumi e laghi, ci sono ampie zone coperte da vegetazione stepposa alle quali si alternano però zone destinate all’agricoltura (grano, tabacco, ecc.) e all’allevamento di bovini. Il paese possiede inoltre notevoli risorse minerarie come carbon fossile, rame, pietre preziose e oro. Il clima è continentale con un’enorme escursione termica tra inverno ed estate che può variare da -18° e 19° al nord e -3° e 28° al sud.
Il Kazakhstan è sempre stato terra di conquista: un grande numero di tribù ha abitato, nel corso dei secoli, le steppe kazake, obiettivo di conquista anche dei turchi. La maggior parte di queste popolazioni era nomade e si dedicava principalmente all’allevamento. Con il tempo si sono organizzate in nuclei sedentari di agricoltori e artigiani e sono sorte città. Per il paese passava inoltre la Via della Seta che univa Bisanzio, Iran e Cina. Nel XVIII secolo comincia l’avanzamento coloniale della Russia dal nord e nel 1848 è completata l’annessione del Kazakhstan all’Impero russo. La Russia instaura le proprie istituzioni di governo, la riscossione delle imposte e costruisce nuove città. La conquista di tutto il territorio è un lungo processo di guerre con le tribù locali che
vengono sconfitte definitivamente nel 1880. Nel 1936 il Kazakhstan diventa una delle quindici repubbliche dell’Urss e meta d’importanti correnti migratorie di ucraini, bielorussi, tedeschi, bulgari, polacchi, ebrei e tartari, molti dei quali deportati sotto il regime di Stalin. Il Kazakhstan diventa un paese indipendente soltanto nel 1991. Dieci anni più tardi è realizzato il primo grande oleodotto che offre all’economia del paese una grossa opportunità di sviluppo: esso è destinato a trasportare 20 milioni di tonnellate di greggio dal Mar Caspio al Mar Nero, mettendolo a
disposizione dei mercati mondiali.
Quasi la metà della popolazione è kazaca mentre il 35% è russa, a seguire ci sono gli ucraini e i tartari, ma in numero molto minore. La religione praticata è quella musulmana e cristiano ortodossa mentre la lingua ufficiale è il kazaco sebbene siano presenti anche quelle delle minoranze.

Contesto

Il Kazakhstan è un paese che si sta sviluppando, ma questo sviluppo è un processo che richiede tempo e che è ancora lungi dal coinvolgere tutte le fasce della società. In Kazakhstan sono ancora moltissime le persone, soprattutto negli sperduti villaggi di campagna o nelle periferie delle città, che vivono in condizioni al limite dell’umano. La mancanza di un’istruzione e di un lavoro aggrava ancora di più una situazione già precaria, che diventa drammatica nel momento in cui subentrano anche problemi di salute. Attualmente la situazione sanitaria in Kazakhstan, secondo le fonti ufficiali di informazione, si trova al livello degli standard internazionali, ma la cosa, nel concreto, non è del tutto vera. L’esperienza vissuta dai volontari testimonia invece una situazione ben diversa. Teoricamente ogni cittadino ha diritto all’assistenza sanitaria gratuita statale, ma a causa dell’ignoranza, spesso i più poveri e analfabeti non sono a conoscenza dei diritti che spettano loro per legge. Questa loro ingenuità porta medici e personale sanitario a cercare di ricevere compensi per ciò che in realtà è gratuito e, di conseguenza, la maggior parte dei poveri rinuncia alla medicina ufficiale affidandosi a varie sorti di medicine popolari o magiche.

Attività e risultati attesi

Il progetto si propone di fornire un aiuto concreto a tutte quelle persone che hanno problemi di salute. Quando si presentano situazioni di bisogni sanitari come primo passo si cerca di verificare i documenti delle persone in questione. Se ci sono situazioni d’irregolarità i volontari si muovono per far ricevere loro i documenti di riconoscimento, finanziari e quant’altro sia previsto.

Per quanto possibile si accompagnano i malati in ospedale per ricevere le cure secondo i loro diritti, ma quando, per diversi motivi, non si possono mettere in ordine i documenti e le cure sono comunque necessarie il più presto possibile, si procede con cure a pagamento.

Obiettivi

Obiettivo del progetto è dare un sostegno a quelle persone che non hanno la possibilità di curarsi a causa dei loro problemi economici. I volontari forniscono un sostegno non solo economico, ma anche morale, non facendoli sentire soli e abbandonati al loro destino.

Beneficiari

Tutti coloro che non hanno la possibilità di accedere alle cure mediche in maniera autonoma.

Sostenibilità

Sensibilizzare le persone più in difficoltà sui propri diritti in materia di sanità è molto importante. La mancanza d’istruzione e di un lavoro fa piombare queste persone in un isolamento sociale che non permette loro di potersi informare sui più basilari diritti che lo Stato garantisce ai sui cittadini. Il lavoro dei volontari gli permette di uscire da questo isolamento e, oltre ad avere la possibilità di riacquistare la propria salute fisica, diventano più consapevoli di ciò che gli spetta. Coloro che sono aiutati potranno poi, a loro volta, rendersi utili ad altri bisognosi, indirizzandoli nella giusta direzione e contribuendo anche a lottare contro quella medicina popolare e magica che è ancora ben radicata in quelle zone.

Costi

Come detto prima, i volontari cercano di far curare i malati tramite la sanità pubblica, ma ciò non è sempre possibile. Per questo è necessario avere un fondo cassa per i casi più urgenti e complessi in modo tale da avere una copertura per le emergenze. Visti i costi elevati della sanità privata sono necessari 5.000 euro per aiutare il maggior numero di persone e per avere un margine di sicurezza che non costringa a dire di no a nessuno.

Promotore del progetto è Fra Luca Baino (OFM), parroco della parrocchia Cattolica di Nostra Signora di Guadalupe nella città di Taldykorgan.

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Gli studenti ringraziano

Irina

Salve. Mi chiamo Irina. Studio all’Universtà di  Sichuan che si trova nella città di Chengdu della provincia di Sichuan (nel sud della parte centrale della Cina). La mia specializzazione è la lingua cinese. Sono molto contenta della mia professione e della mia università. Vivere in Cina mi piace molto! Vi ringrazio molto! Mi avete molto aiutato. Tante le volte voleste venire a trovarmi sarò felice di incontrarvi!

Salve! Mi chiamo Pimienof Alessandro. Ho 20 anni e sono nato il 5 aprile 1992 a Taldykorgan. Vivo in Russia a Novosibirsk. Studio all’università statale di tecnologia e sono al terzo corso. La mia è la facoltà di ingegneria elettronica e quando avrò finito sarò un ingegnere elettronico. Per la laurea dovrò studiare ancora tre anni e mezzo.

Grazie dell’aiuto con il quale mi sostenete senza il quale sarebbe veramente difficile proseguire gli studi. L’università ha già deciso di farmi iniziare il mio primo tirocinio che anche se non so ancora dove sarà e in che cosa consista, sono sicuro si svolgerà dal 29 giugno al 25 luglio. Durante il tirocinio dovrò tenere un dettagliato diario su tutte le mie attività che prevedo di spedirvi così che possiate condividere con me i miei progressi.

Dio vi custodisca. Io prego ogni giorno per voi.

Sascia. (diminutivo di Alexander o Alessandro)

Nota di p. Luca: grazie al sostegno del progetto Sascia ha potuto finire anche quest’anno scolastico ma soprattutto avere la possibilità di fare richiesta per partecipare al tirocinio che gli darà una quasi sicura possibilità di trovare un lavoro professionalmente qualificato, al termine degli studi. Io personalmente, sono molto orgoglioso di Sascia per la serietà dell’impegno nell studio.

Pridatko EugeniaSia lodato Gesù Cristo. Mi chiamo Pridatko Eugenia e ho intenzione di frequentare i corsi in preparazione agli esami di ammissione alla filiale dell’Università di psicologia di Pietroburgo ad Almaty. Vi ringrazio sin da adesso del vostro aiuto.

 

 

Salve, mi chiamo Daria Kornieva. Ho 22 anni.Quest’anno ho finito il primo grado di laurea dell’università tecnologica nazionale con la specializzazione “Geologia e esplorazione dei giacimenti minerari”. Quest’anno ho iniziato il secondo livello universitario. Vi ringrazio per il vostro sostegno che mi consente di proseguire i miei studi.ok

 

Progetto “Sostegno studenti” [KZ4]

studenti

TALDYKORGAN – KAZAKHSTAN

Il Kazakhstan è uno stato transcontinentale a cavallo tra Europa e Asia e confina a sud – est con la Cina, a sud con il Kirghizistan e l’Uzbekistan e a nord con la Federazione Russa. A ovest si estendono la Depressione Caspica e il bassopiano turanico mentre al centro è situato l’altopiano kazako. L’intero paese è percorso da grandi fiumi e laghi, ci sono ampie zone coperte da vegetazione stepposa alle quali si alternano però zone destinate
all’agricoltura (grano, tabacco, ecc.) e all’allevamento di bovini. Il paese possiede inoltre
notevoli risorse minerarie come carbon fossile, rame, pietre preziose e oro. Il clima è continentale con un’enorme escursione termica tra inverno ed estate che può variare da -18° e 19° al nord e -3° e 28° al sud.
Il Kazakhstan è sempre stato terra di conquista: un grande numero di tribù ha abitato, nel corso dei secoli, le steppe kazake, obiettivo di conquista anche dei turchi. La maggior parte di queste popolazioni era nomade e si dedicava principalmente all’allevamento. Con il tempo si sono organizzate in nuclei sedentari di agricoltori e artigiani e sono sorte città. Per il paese passava inoltre la Via della Seta che univa Bisanzio, Iran e Cina. Nel XVIII secolo comincia l’avanzamento coloniale della Russia dal nord e nel 1848 è completata l’annessione del Kazakhstan all’Impero russo. La Russia instaura le proprie istituzioni di governo, la riscossione delle imposte e costruisce nuove città. La conquista di tutto il territorio è un lungo processo di guerre con le tribù locali che vengono sconfitte definitivamente nel 1880. Nel 1936 il Kazakhstan diventa una delle quindici repubbliche dell’Urss e meta d’importanti correnti migratorie di ucraini, bielorussi, tedeschi, bulgari, polacchi, ebrei e tartari, molti dei quali deportati sotto il regime di Stalin. Il Kazakhstan diventa un paese indipendente soltanto nel 1991. Dieci anni più tardi è realizzato il primo grande oleodotto che offre all’economia del paese una grossa opportunità di sviluppo: esso è destinato a trasportare 20 milioni di tonnellate di greggio dal Mar Caspio al Mar Nero, mettendolo a disposizione dei mercati mondiali. Quasi la metà della popolazione è kazaca mentre il 35% è russa, a seguire ci sono gli ucraini e i tartari, ma in numero molto minore. La religione praticata è quella musulmana e cristiano ortodossa mentre la lingua ufficiale è il kazaco sebbene siano presenti anche quelle delle minoranze.

Contesto
Nell’attuale momento storico del paese, la categoria più a rischio sono i discendenti dei deportati del periodo sovietico: il popolo kazaco, nel cercare di riprendere la guida del paese, fa di tutto per escluderli da ogni carica pubblica e dalla maggior parte degli affari economici importanti. Chi ha la possibilità di rientrare nel paese di origine dei genitori o dei nonni lo fa, ma molti si vedono rifiutati.
Alla nuova generazione non resta che cercare di uscire dal Kazakhstan per studiare e sperare di poter trovare un lavoro professionale e costruirsi una vita altrove diventando anche, in non pochi casi, ancora di salvezza per la propria famiglia.

Attività e risultati attesi
Il progetto che si vuole realizzare è volto a permettere il conseguimento della laurea ad alcuni studenti che vengono da famiglie con gravi problemi economici della parrocchia di Taldykorgan.
Queste famiglie vedono nel figlio che studia una possibilità di miglioramento delle proprie condizioni economiche e sociali, ma i costi degli studi sono veramente onerosi per loro. Il progetto di sostegno è diretto a sei ragazzi che hanno già iniziato gli studi, ma che non riescono più ad essere sostenuti economicamente dai propri genitori. Alcuni di loro sono orfani di padre, le spese sono dunque tutte sulle spalle delle madri. Altri hanno genitori che hanno perso il lavoro e che non hanno più una fonte sicura e regolare di guadagno, altri invece, pur avendo genitori che lavorano, non riescono comunque a veder garantite tutte le spese necessarie.

Obiettivi
L’obiettivo finale è il conseguimento della laurea di questi sei ragazzi.

Beneficiari
I beneficiari del progetto sono i sei ragazzi e, in maniera indiretta, le proprie famiglie.
• Studente 1: medicina – Tomsk (Russia) – 3.000 euro
• Studente 2: medicina –Tomsk (Russia) – 3.000 euro
• Studente 3: medicina – Tomsk (Russia) – 3.000 euro
• Studente 4: ingegneria elettronica – Novosibirsk – 2.000 euro
• Studente 5: interprete – Cina – 1.500 euro
• Studente 6: economia e commercio. Studia ad Almaty. Prestito di 2.000 euro

Sostenibilità
Le famiglie di questi ragazzi hanno partecipato alle spese dei propri figli e cercano di continuare a farlo il più possibile, sono quindi coinvolti nel progetto. Essi investono sul futuro dei propri figli con la speranza che possano avere una vita migliore. Per un paese avere dei giovani che, sempre in numero maggiore, hanno la possibilità di studiare è molto positivo poiché essi rappresentano il motore che sta alla base del suo sviluppo economico.

Costi
La quota totale necessaria per coprire tutte le spese dei sei ragazzi è di 12.500 euro ai quali vanno aggiunti i 2.000 euro di prestito necessari a studente 6 per iscriversi al dottorato e che il padre, lavoratore, conta di restituire entro un anno.

La durata del progetto varia di studente in studente:
• Studente 1: anno scolastico 2013-2014. Il prossimo anno conta di riuscire a entrare nella
quota gratuita.
• Studenti 2 e 3: due anni. Se gli studi procedono secondo le medie richieste (e ne hanno le
possibilità), dovrebbero entrare nella quota gratuita.
• Studente 4: due anni.
• Studente 5: due anni.
• Studente 6: un anno.

Promotore del progetto è Fra Luca Baino (OFM), parroco della parrocchia Cattolica di
Nostra Signora di Guadalupe nella città di Taldykorgan.

Scarica scheda progetto

Progetto “Perforazione pozzo e costruzione di un conservone d’acqua” [BUF1]

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BURKINA FASO – GOURCIE

La repubblica del Burkina Faso si trova nell’Africa occidentale, è priva di sbocchi sul mare e confina con il Mali, il Niger, il Benin, il Togo, il Ghana e la Costa d’Avorio.
Il paese è prevalentemente pianeggiante ed è attraversato da quattro importanti fiumi: il Comoé, il Volta Bianco, il Volta Nero e il Volta Rosso. Il clima è prevalentemente tropicale con due stagioni distinte: quella delle piogge
e quella secca.
Nel 1895 il Burkina Faso comincia a essere colonizzato dalle truppe francesi che nel decennio successivo devastano le pianure centrali, bruciando le case e massacrando esseri umani e animali. Il paese è chiamato Alto Volta e inserito nella colonia dell’Alto Senegal-Niger. Per decenni l’Alto Volta è utilizzato come riserva di manodopera per i lavori forzati nelle piantagioni della Costa d’Avorio. Riesce finalmente ad ottenere l’indipendenza nel 1960, ma il periodo successivo è caratterizzato da una forte instabilità politica: le prime elezioni sono vinte dall’Unione Democratica Voltenese e nel 1966 c’è il primo colpo di stato organizzato dal capo dell’esercito. Gli anni Settanta si svolgono all’insegna di elezioni più o meno fraudolente e di colpi di stato fino alla salita al potere di Thomas Sankara nel 1982. È il suo governo a cambiare il nome del paese in Burkina Faso, Terra degli uomini onesti, governo che dà avvio a una serie di riforme volte al progresso della nazione. Sankara lotta contro la corruzione, s’impegna per assicurare a tutti cibo, salute e istruzione, forma tribunali popolari di giustizia e istituzioni politiche democratiche e avvia una riforma agraria: diviene così una figura ispiratrice per tutta l’Africa. Viene però ucciso nell’ottobre del 1987 dal suo vice Blaise Compaoré, sostenuto da Francia e Stati Uniti, che instaura un regime militare tuttora vigente. Compaoré annuncia una politica economica aperta all’iniziativa privata e ai capitali stranieri, e di privatizzazioni, in accordo con le direttive delle istituzioni finanziarie internazionali. Nel novembre 2005 Compaoré vince le elezioni presidenziali con più dell’80% dei voti rinnovando ulteriormente il suo mandato.
La popolazione conta più di 60 gruppi etnici, ognuno con le sue particolari caratteristiche sociali e culturali, anche se tutti di origine burkinabé. Il gruppo più importante è quello dei mossi, discendenti della dinastia Moro-Naba. La popolazione è concentrata nella parte centrale e meridionale del paese. A causa del forte tasso di disoccupazione, centinata di migliaia di Burkinabé migrano stagionalmente nei paesi confinanti in cerca di lavoro.
Il 50% della popolazione è di fede islamica, il 40% segue culti e religioni tradizionali mentre il 10% è di fede cristiana. La lingua ufficiale è il francese e ci sono 71 lingue provenienti dal ceppo delle lingue sudanesi, parlate dal 90% della popolazione.

Il contesto
Come tutta la fascia del Sahel, il Burkina Faso subisce un processo di desertificazione, causato dalla siccità e dalle produzioni intensive di colture destinate all’esportazione come il miglio, le arachidi e il cotone. La mancanza di acqua per la popolazione è un problema di estrema gravità nel paese.

Attività e risultati attesi
Il progetto è destinato alle clarisse di Gourcie, una nuova fondazione che proviene dal Ruanda. Le religiose stanno costruendo il monastero che le ospiterà e tra le tante difficoltà cui devono far fronte, c’è proprio quella della mancanza di acqua. A questo proposito hanno deciso di creare un pozzo da cui ricavare l’acqua necessaria ai fabbisogni quotidiani e un conservone per i periodi di siccità.

Obiettivi
L’obiettivo è di permettere il sostentamento delle religiose.

Beneficiari
Le clarisse del monastero.

Sostenibilità
La creazione di un pozzo e di un conservone è un lavoro che richiede l’impegno di manodopera che verrà reclutata a livello locale. Questo porterà del lavoro, molto importante per il sostentamento delle famiglie della zona.

Costi
Dal progetto fatto dai tecnici della loro diocesi risulta il seguente preventivo:
• perforazione pozzo: 4.254,00 euro
• conservone in cemento: 15.725,00 euro
Totale → 19.979,00 euro

NB. Sono stati già versati 10.000,00 euro dalla Parrocchia di S. Lucia di Perugia, raccolti tra i fedeli.
Rimangono 9.979,00 euro per concludere il progetto la cui durata è stimata di un anno.
Referente del progetto è Padre Rino Bartolini.

Scarica scheda progetto

Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te…

 

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Settembre 2013

La vita con i ragazzi è una continua riscoperta delle parole di Gesù, soprattutto delle sue parabole.

Avantieri, una nostra vecchia conoscenza, J., si è ancora una volta (l’ennesima, da quando era piccolino) presentato al centro e la canzone era sempre la stessa: non ce la faccio più, non so dove andare, non ho un lavoro, mi pento di aver ogni volta scelto la strada, ti chiedo perdono… riprendimi al centro.
Questo mi faceva venire in mente quella parabola del figliol prodigo che, prima sceglie di andarsene per conto suo, abbruttendo la sua vita nel “benessere” e tornando poi da suo Padre quando non ha più altre “chances”.
Certo, di fronte a un ragazzo, ormai quasi uomo fatto, che viene sbrindellato al centro, imbrogliato dalle false luci che ci accecano e ci orientano nelle mille direzioni del nostro benessere, soprattutto quando – da giovani o meno giovani – non abbiamo ancora una capacità di ben scegliere il bene che ci fa bene…, la prima cosa che mi viene da fare, dicevo di fronte a questo “reduce da una ennesima guerra persa”, è quella di rimetterlo in piedi, farlo lavare e rivestirlo in modo decente (la veste migliore, Lc 15,22, che – vista l’età – devo andare a cercarla tra i miei vestiti); farlo sentire di nuovo a casa, senza stare a fargli troppe paternali (l’anello al dito); rendergli la dignità di uomo (i sandali ai piedi, visto che – soprattutto qui – si dice che sono gli animali ad andare scalzi): anche questi evangelici sandali, cercati nell’ultimo paio di ciabatte che mi restano; e poi farlo mangiare (il vitello grasso) per togliergli quella fame di giorni che si è trasportato fin qui chissà da dove…
A quel punto possiamo parlare, mettendo da parte tutti i bla – bla della serie “padre, ho peccato, mi pento ecc., tanto sappiamo tutti che è solo la fame che ti ha spinto ancora una volta qui.
Certo quando meditiamo quella parabola, ci hanno insegnato a fare attenzione soprattutto all’atteggiamento del figlio maggiore, che si sdegna contro suo Padre quando si rende conto delle “musiche e danze” (Lc 15,25) per “il fratello peccatore”, in un atteggiamento farisaico che prima ci riempie di scandalo da perbenista nei suoi confronti e poi, quando capiamo che in fondo quel figlio siamo anche noi, abbiamo difficoltà anche solo a capire perché dovremmo sentire vergogna… Pensiamo a quando per esempio facciamo tanti discorsi sul perdono, ma poi ci sdegniamo se una ex prostituta viene promossa alla carriera politica oppure se un prete dal passato dubbio viene elevato alla dignità episcopale… semplicemente non accettiamo (esattamente come il figlio maggiore).
Ma è vero anche che noi siamo quel figlio minore, che tante volte si allontana dal Padre, ricco di tutti i beni di cui Egli ci colma ogni giorno (la vita, la salute, le amicizie, le persone che ci vogliono bene, le opportunità della vita…) e al quale ritorniamo quando non sappiamo dove altro andare a parare (il figlio minore non torna perché pentito ma perché ha fame e cerca di progettare un dialogo convincente per imbrogliare ancora una volta suo padre con dei buoni propositi, delle frasi imparate a memoria – 15, 17 – un po’ come quelle che diciamo quando andiamo a confessarci…).
Meditavo, a partire dalle situazioni al centro, ma anche dalla mia – e nostra – vita, e riflettevo che è vero che la parabola non dice se il figlio maggiore entrerà alla fine o no al banchetto che il Padre prepara per il figlio minore ritrovato… Ma è anche vero che la parabola non dice se, dopo un iniziale momento di gioia, lo stesso tarlo che ha spinto il figlio minore a partire una volta, lo farà partire ancora.
Parabole, vero, ma da quel poco che conosco di Gesù, quello che dice, lo attinge a piene mani dalla vita vissuta, la sua e quella di chi lo circonda, leggendo il tutto nella chiave della relazione con Dio.
Allora, se l’uomo – come è vero – è sempre lo stesso, sicuramente ci sarà stato un seguito a quella storia che Gesù ha conosciuto ma di cui ha voluto tramandarcene solo la parte che gli serviva per farci passare il messaggio che più gli stava a cuore e che cioè Dio ci ama sempre e comunque, che non conta i nostri peccati su un pallottoliere ma che spera sempre in un nostro ritorno a casa.
Ma la storia resta, quella che Gesù ha conosciuto, quella del nostro J. e quella di ciascuno di noi. E quella “strada di casa” l’abbiamo consumata facendola diventare un solco con i nostri va’ e vieni. Quante volte ritorniamo a lui e quante altre volte ci riallontaniamo. E il dramma per me è proprio lì: se dovessi applicare le regole del buon senso a J. e a tutti i ragazzi che “vanno e vengono”, dovrei dirgli che oramai è grande, che ha fatto le sue scelte – e che io (in un tono falsamente borghese) rispetto – e che quindi oramai non c’è più posto per lui, e che non posso neanche impegnarmi a cercare una soluzione per lui perché devo preoccuparmi di chi è in casa (le 99 pecore che non si sono perse?) ed ha quantomeno la volontà di riscattarsi impegnandosi ogni giorno, facendo quello che bisogna fare, stando alle regole e bla bla bla…
Ma se le stesse regole del buon senso fossero applicate da Dio nei miei confronti, sarei nei guai.
E allora è meglio mettere il “buon senso” da parte e ridare al Vangelo il posto centrale, riformularlo nella nostra vita come criterio fondamentale. Certo, è quasi sicuro che riaccogliere o rioccuparsi di un ragazzo come J. al 99,5% è tempo perso, ma questo solo se ragioniamo in termini umani di efficienza (se alla fine riuscirà o no a diventare responsabile). Ma c’è un altro criterio che ci interpella: J. saprà che comunque vadano le cose, per quanto difficile possa essere la conseguenza della sua scelta, per quanto in basso il peccato lo possa buttare, QUALCUNO (che noi indegnamente rappresentiamo) non lo condannerà mai e sarà sempre disposto a cercare, tra le ultime magliette rimaste nell’armadio, un’altra “veste migliore” da fargli indossare.