L’albero di Natale per i bambini

Introduzione: avendo il regime sovietico eliminato ogni festa religiosa, nella data di Natale è stata istituita la festa dell’albero di Natale chiamato semplicemente “iolka” cioè, “abete”. Intorno all’ “abete” si svolge la lotta tra la strega cattiva cacciata da “piccola neve”, nipote di Babbo natale che arriva subito dopo e al quale i bambini recitano poesie, cantano canzoni, si esibiscono in qualche balletto per ricevere un regalo. E proprio quest’ultimo è uno dei motivi di questa festa a cui vengono invitati soprattutto bambini poveri come è stato anche per noi. Ho chiesto ai parrocchiani di prendersi cura di questi bambini con i loro genitori, molti dei quali, per la prima volta, partecipavano ad una tale festa. Visto che è tradizione travestirsi, ognuno si è ingegnato perchè ogni bambino avesse il costume; tutti si sono impegnati nel coinvolgere i bambini del progetto “qua la mano” nei giochi, nelle recite e nelle canzoni. E’ stato davvero un momento coinvolgente di riuscita “integrazione”, non così scontata!

Fra Luca

Domenica 30 dicembre sono arrivati i bambini della nostra parrocchia. Alla s. Messa sono stati invitati anche alcune famiglie povere con molti figli che p. Luca aiuta in diversi modi.

Dopo la s. Messa tutti i bambini con i genitori sono scesi nel seminterrato della chiesa dove si è tenuto un allegro, bello e festoso spettacolo,  sul tema dell’albero di Natale.

I parrocchiani adulti hanno mostrato un allegro spettacolo con s. Nicola e un fantastico albero di Natale luccicante. I piccoli parrocchiani hanno inscenato per s. Nicola una favola che voleva insegnare a tutti come vivere in pace e amore anche se tanto differenti tra di noi.

Dopo questo abbiamo girato intorno all’albero di Natale, cantato canzoni, recitato poesie e giocato divertendoci. Verso la fine della festa s. Nicola ha distribuito a tutti i bambini regali con i dolci e la loro gioia  è stata indescrivibile.

Inutile dire che ai bambini è piaciuta moltissimo questa festa di Natale dove ciascuno bambino ha ricevuto attenzione.

Spero che nel cuore di questi bambini oggi sia nato il Piccolo Gesù e che possa crescere nei cuori con loro.

Svieta e Axana

E il verbo si fece carne – Lettera di Natale dal Kazakhstan

In questa vigilia di Natale, abbiamo sentito che Gesù “Per noi uomini e per la nostra salvezza e’ disceso dal cielo e si è incarnato per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.

Durante la s. Messa, alcuni parrocchiani si sono vestiti da Maria, Giuseppe, da angeli e pastori e hanno interpretato un originale presepe vivente per gli altri parrocchiani, raccontando come abbiamo perso il possesso del bene, e abbiamo bisogno di farlo tornare il più presto possibile; di come siamo rinchiusi nella tristezza e di come i nostri pensieri e azioni , spesso, lasciano che siano sotto l’azione di satana.

Ma… il Verbo si e’ fatto carne perché noi conoscessimo l’amore di Dio, lo cercassimo nella santità e e diventassimo “partecipi della natura divina”.

Dopo la s. Messa i parrocchiani hanno preparato i tavoli con gustosi cibi preparati da loro stessi, e la gioiosa festa è continuata nel seminterrato della chiesa. E dopo la benedizione dei cibi hanno continuato a gioire per la nascita del Salvatore.

La testimonianza di ciò erano i volti felici, sorrisi amichevoli e occhi luminosi per la gioia dei parrocchiani.

Svieta e Axana

Riflessioni

Abbiamo scoperto che A., 16 anni, ha un tumore maligno al livello del bacino.

Non è da molto che è al centro, ma da quando è arrivato ha sempre avuto problemi con una gamba: dolori, gonfiori… ultimamente mi diceva che se lo tocco non sente niente in alcuni punti, come se non fosse una sua gamba.

Il ragazzo accusava forti dolori soprattutto di notte e di giorno va sempre zoppicando.

Abbiamo cercato di capire quale fosse il problema, medici su medici, appuntamenti su appuntamenti… abbiamo fatto fare anche una scarpa ortopedica perché una gamba sembra essere più corta dell’altra.

Poi il verdetto.

Adesso siamo ancora in giro a fare tutto ciò che i dottori ci consigliano di fare. resta ancora una biopsia ma da fare a Kinshasa perché qui non ci sono i mezzi per farlo.

Il ragazzo non sta capendo niente di tutto ciò che succede e per ora è meglio così.

Sicuramente dopo queste ultimi analisi lo faremo ricoverare in un ospedale a Kinshasa o comunque nell’altro Congo dove le possibilità di essere curati sono maggiori.

E penso chiaramente a cosa avrebbe fatto un padre di famiglia “ordinario”, magari disoccupato come tanti da queste parti, di fronte a un problema del genere.

Qui se non paghi tutto (e in anticipo) non si muove una foglia. Quante vittime sconosciute del dio denaro, quanti martiri non citati nei calendari, assassinati da un sistema gestito da chi non ha problemi a pensare alla propria vita o a quella dei propri cari, ma che scrolla le spalle davanti alle vite altrui come di fronte a un peso del quale non ha nessun dovere di caricarsi e che se ne tirano fuori al limite con frasi tipo: “il male è inevitabile…”

Almeno A. per ora non è solo. ci siamo noi tutti con lui e con l’aiuto e la preghiera di tutti gli staremo accanto.

Non so quante possibilità ha di guarire, ma non voglio negargli le possibilità di avere accanto degli amici. Almeno questo.

Grazie per aver accolto questa riflessione / sfogo.

fr Adolfo

Buon Natale

Alcuni dicono che presto ci sarà la fine del mondo. Basta andare su un qualunque motore di ricerca e fissare una data: 21.12.2012 e sarete letteralmente inondati da profeti di sventura e annunci catastrofici. Personalmente non ci credo. La mia fede e la mia ragione me lo impediscono. La mia fede perché Gesù stesso ha detto che nessuno conosce il momento né l’ora (se di fine del mondo si tratta). La mia ragione non lo so ancora perché ma so che si rifiuta di crederci, forse semplicemente perché non mi va di credere (a cose così grosse del resto) venute da chissà chi senza un minimo di fondamento scientifico.

Tuttavia questa storia mi ha fatto pensare. Che cosa farei se sapessi che tra pochi giorni tutto finirà?

Penso che la risposta a questa domanda abbia la capacità di mostrare veramente ciò che ciascuno di noi ha nel cuore: i tuoi sentimenti, la tua verità, la tua fede…

Certo, per chi se lo può permettere, per chi non ha problemi di salute che minacciano la propria vita in modo violento e pressante, questo può anche essere un gioco. Penso a chi non può giocare e farebbe volentieri a meno di porsi la domanda… penso ai malati terminali, condannati a morte dalla natura, penso al nostro A. che non si rende neanche conto della sua malattia e che considera tutto come un gioco.

Vorrei fare a tutti voi i migliori auguri di un buon Natale invitandovi a fare (come già fate di sicuro) un bel presepe che possa introdurci al mistero di Dio che si fa uomo e povero, dimorando in una stalla, il luogo degli animali, dove non ci sono mattonelle per terra, né mura dipinte, dove gli animali fanno i loro bisogni sul posto e invece di un comodo letto non hai che la paglia, magari già impregnata di odori vari… dove il tetto è un optional e se piove ti bagni… una grotta che interpella il nostro vivere e a volte il nostro lamentarci a volte di cose di poco conto…

Vorrei chiedere a voi, amici del centro Ndako ya Bandeko, di mettere nel presepe le pecore, simbolo del nostro essere gregge di Cristo, che cercano intorno a Lui un po’ di calore nelle notti fredde della vita…

Vorrei chiedere a ciascuno di voi, se possibile, di mettere una pecora in più, magari un po’ distante dalla grotta. Che quella pecora sia per noi l’invito a cercare le pecore lontane, ad avere cura di tutte quelle che – per un motivo o per un altro – continuano a vivere lontane dal calore e dalle luce del Signore e dagli amici, vivendo una vita fredda e isolata.

Vorrei chiedere ancora di dare un nome ad una pecora, di chiamarla A. e di avere cura di lei. E di pregare per lei, affinché possa trovare calore, luce, amicizia e – se possibile – guarigione dal male che minaccia di toglierle il sorriso.

A tutti voi e a ciascuno in particolare Buon Natale.

fra Adolfo