Centro Emisfero

Confezioniamo pacchi regalo per voi

Per raccogliere fondi per le nostre missioni anche quest’anno faremo il servizio confezionamento pacchi al centro commerciale Emisfero di via Settevalli (PG).

Saremo presenti i primi due week-end di dicembre e tutta l’ultima settimana prima di Natale. Venite a trovarci, anche perché non c’è un gazebo più bello e folcloristico del nostro!

Il Signore vi benedica.

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Camposcuola per Bimbi

Dal 18 al 23 giugno nella Parrocchia della Vergine Maria di Guadalupe a Taldykorgan si è tenuto il camposcuola per bambini il cui tema centrale è stato il “Padre nostro”.

Ad un primo sguardo il camposcuola non sembrava come quello degli scorsi anni a causa dell’età dei bambini, di età compresa tra 1 e 11 anni, e del fine, cioè l’educazione spirituale di così tenera età. Accanto a questo fine spirituale principale si è cercato anche di unire i genitori nell’unica famiglia parrocchiale relazionandosi durante il tempo del camposcuola. Questo fine è stato dato, si capisce, dal parroco fra Luca e dalla suore Emilia e Massimiliana. A noi è stato affidato il compito più semplice, ma non più leggero, visto che è stata la prima volta nella nostra vita (Banù, Iana e Jenia), di avere la responsabilità della vita e del tempo libero del non piccolo numero dei partecipanti. L’orario della giornata è stato alquanto pieno: preghiera della mattina, catechesi, attività per i più piccoli, un buon pranzo, gita all’acqua-park, giochi organizzati da noi, S. Messa nella quale abbiamo ascoltato una vitale omelia con esempi della Sacra Scrittura e della nostra vita quotidiana. Hanno servito la s. Messa, per la prima volta nella loro vita, il piccolo Sascia con Dima e Nikita e la cosa gli è così piaciuta che ancora continuano il servizio. Alla sera la cena dopo la quale abbiamo pregato il Rosario, programmazione del giorno seguente (questo per noi) e di seguito un interessante film sul tema della giornata. Addormentati i più piccoli grazie a p. Luca e a suor Emilia e Massimiliana, nella “casetta della gioventù” cala il silenzio. Per noi tempo di riposo e chiacchierate.

L’ultimo giorno è stato il più burrascoso con quiz, giochi, premi; divisi in gruppi, abbiamo condotto una gara in cui i bambini hanno felicemente dipinto le suore ispirandosi al film :“gli eroi”.

Dire esattamente cosa ha dato questo scampo scuola a ciascuno è difficile ma crediamo che ciascuno di noi ha ricevuto molto di più di quanto avrebbe potuto ricevere in altri luoghi dove avrebbe trovato solo divertimento, nulla di spirituale e senza uno fine particolare. Basta solo pensare alla sera del primo giorno quando uno dei più piccoli seduto vicino alla finestra con gli occhi pieni di lacrime e noi che scherzavamo con lui per cercare di distrarlo e all’ultima sera quando, lo stesso ragazzino con la sorellina, pienamente adattati alle pretese di un campo scuola spirituale, non volevano separarsi da noi.

Basta guardare ai cambiamenti in uno di questi piccoli per comprendere la necessità di questi campi per bambini e giovani. E forse, ancora una volta dobbiamo ringraziare il Signore per la nostra appartenenza alla Chiesa.

Banù, Iana, Jenia

Lettera di fr Andrea Frigo

Eccomi qui per aggiornarvi un po’ sull’ultimo periodo che ho vissuto in Congo.

L’ultima lettera si è chiusa con il racconto del periodo passato a Makoua, questa invece racconterà della vita a Makabandilou, dove ho vissuto ultimamente e dove resterò fino alla fine dell’esperienza. Il mese è stato davvero densissimo ed è iniziato con la visita di fra Massimo Reschiglian alla nostra fraternità in qualità di visitatore generale, incaricato dal Ministro generale di aiutare i frati della Fondazione Notre Dame d’Afrique a svolgere il capitolo. La visita di Massimo è stata davvero occasione per fare sintesi dell’anno trascorso insieme, per delineare punti di forza e di debolezza della nostra piccola fraternità. Io scopro sempre con stupore quanto sia utile e bello (e faticoso…) il dialogo, l’ascolto, il confronto svolto in un clima di preghiera, al cospetto di Gesù. Con gioia ho constatato la crescita delle relazioni fraterne con fra Adolfo e fra Italo, anche se ancora molto siamo chiamati a fare per rendere sempre più manifesto il vangelo cioè Gesù presente in mezzo a noi e il mistero pasquale che ci chiama ad essere fraternità di religiosi. Fra Massimo però ha sottolineato come a Makabandilou si percepisca la presenza di una fraternità viva e accogliente, e questo è già davvero una grande gioia!

Insieme a fra Massimo è arrivata sua nipote Eleonora che passerà con noi qualche settimana con lo scopo di fare esperienza della realtà del centro dei ragazzi di strada. Dovreste vedere quanto i ragazzi sono contenti (perché bisognosi) della presenza di una volontaria tra loro.

Altro evento che ha segnato questo mese è l’arrivo della corrente della città. Con grandi sforzi siamo riusciti ad ottenere un branchement alla linea elettrica, cosicché ora abbiamo la corrente 24 ore su 24. Non avete idea di quanto questo abbia cambiato la nostra vita. Per prima cosa basta bidoni di gasolio (da riempire, stoccare, trasportare e svuotare nel serbatoio del gruppo generatore ogni giorno), poi basta rumore sordo del motore nella parcelle. Ma soprattutto la possibilità per esempio di usare il computer per più di due ore al giorno (ad esempio oggi non avrei potuto scrivervi se non ci fosse stata la corrente), di utilizzare il forno per le pizze e per qualche dolcetto, di avere l’acqua fresca e di tenere in casa un congelatore per conservare il cibo dei ragazzi invece di andare ogni volta fino a Djiri… Che evoluzione tecnologica!!! Con la corrente abbiamo potuto cominciare a usare la combinata (una macchina per lavorare il legno), così insieme a fra Emanuele abbiamo cominciato a costruire qualche semplice mobile per la casa. Ovunque sono comparsi degli umilissimi ma utilissimi etagers, ovvero dei ripiani in legno utilizzabili come armadi per la biancheria nelle camere o come scaffali per il cibo o gli attrezzi a seconda della necessità. Il grado di disordine nelle stanze insomma è diminuito abbondantemente! Ma ci siamo azzardati anche a costruire due tavolini e due comodini, con grande gioia di fra Emanuele che si è appassionato alla falegnameria!

La settimana prima del capitolo abbiamo vissuto insieme dei giorni di formazione permanente (fatta da fra Massimo), insieme a tutti i frati della fondazione riuniti a Djiri. E’ stato molto bello avere un occasione per conoscerci, per crescere, per dialogare, anche in vista dell’imminente capitolo. Anche se non ho partecipato al capitolo, ai professi temporanei è stata data però la possibilità di intervenire in una riunione generale precapitolare. Questa è la prima volta che ho vissuto così da vicino un capitolo, e mi sono reso conto di quanto questo possa essere uno strumento utile, a condizione che ogni frate si prepari personalmente ad ascoltare la Parola di Dio, a mettersi in discussione, a lavorare onestamente e nella più limpida verità, ad affrontare anche lo scontro e il disaccordo, pronti a lasciare le proprie convinzioni… Mi sono davvero immedesimato nel lavoro di questi frati, e nell’umile sforzo di questi uomini che hanno cercato di seguire Cristo e di incarnare ancora una volta il carisma francescano in questo tempo e in questo luogo particolare. Sempre più mi rendo conto che il servizio dell’autorità, se vissuto in un ottica evangelica, è davvero un servizio prezioso e difficile, poco gratificante e che porta alla donazione di se fino alla fine, che presuppone una grande maturità umana e che spesso porta all’incomprensione e alla solitudine.

Altro episodio simpatico è stata un uscita con il gruppo giovani della parrocchia di Djiri ad un villaggio vicino. I ritiri sono occasione per molti ragazzi di avvicinarsi alla fede cristiana (molti non sono battezzati), di sperimentare un clima di fraternità e amicizia, di fare un cammino sacramentale, di conoscer i frati e le suore che fanno l’animazione. Non sapete quanto bisogno ci sia di formazione cristiana, ma prima di tutto anche solo umana, per questi giovani che vivono una vita schizofrenica, tra tradizioni tribali e facebook, tra stregoneria e studi scientifici, tra povertà culturale e nuovi mezzi di comunicazione, tra povertà economica e desiderio di riscatto e di crescita, tra modello di famiglia tradizionale e cultura dell’erotismo… In tutto questo molti rischiano di perdersi perché manca il punto di riferimento che è Dio…

Nella settimana in cui fra Adolfo e fra Italo sono stati al capitolo, fra Emanuele e io siamo stati dunque soli nella parcelle e con i ragazzi. Oltre ad avere fatto diversi lavori insieme ai ragazzi del centro, tra cui un’opera di potatura selvaggia degli alberi troppo grandi, questa settimana è stata per me davvero una occasione unica. Per la prima volta l’assenza quasi completa di fra Adolfo mi ha “scaraventato” dentro la vita quotidiana dei ragazzi. Tutto quello che di solito chiedevano a lui, hanno cominciato a chiederlo a me (uscite, soldi per i trasporti, permessi speciali, medicinali…). Non ho parole per descrivere quanto sia insieme impegnativo e difficile e bello essere padri di 30 ragazzi. Ho assaporato la bellezza della paternità e la fatica di donare la vita in modo semplice e anonimo, come i miei genitori hanno fatto per me quando ero piccolo. Ho provato la fatica di dover dirimere delle contese, la difficoltà ad essere uomo autorevole con loro, l’amarezza di dover infliggere punizioni, lo sconforto di percepire una grande distanza culturale (che non mi permette di capirli) e l’afflizione di non conoscere la loro lingua. Ma ho vissuto la gioia di avere così tante persone che mi vogliono bene, lo stupore di vedere quanto essi si aspettano da me, la sorpresa di essere forse anche un po’ idealizzato perché dal padre ci si aspetta tutto, anche quello che non può dare (perché solo Dio è veramente Padre…).

E così sempre più i ragazzi mi stanno insegnando tante cose. Mi appare sempre più chiaro che l’accettazione del mio limite sia condizione indispensabile per essere davvero uomo. Cresciuto con l’idea che il limite non vada accettato ma superato, con l’idea che limite significhi comunque qualcosa di negativo, mi ritrovo invece a lodare Dio che mi ha fatto limitato, perché il mio limite è luogo dove comincia l’altro e l’Altro che è Dio. Solo a partire dal limite posso pensare di incontrare qualcuno, e io sono fatto per incontrare qualcuno perché incontrare e amare è la cosa più bella che Dio mi abbia donato di poter fare, e la cosa che più mi rende uomo e felice e realizzato in pienezza. Qui è davvero una grande scuola allora, perché abbracciare e accettare la povertà altrui mi aiuta a liberarmi dall’angoscia per la mia di fragilità.

La notizia che il viaggio di ritorno non sarà il 4 giugno come pensavo ma il 4 luglio, non ha potuto allora che mettermi in discussione: cosa Dio vorrà donarmi in questo periodo, dove vorrà condurmi? Cosa vorrà dirmi ancora? Non posso non cogliere dietro questo slittamento di data un disegno misterioso della provvidenza…

Vi abbraccio forte nell’attesa di rivedervi presto.

Fra Andrea

Ultimi saluti africani di fr Emanuele Gelmi

Carissimi e carissime, “mbote na bino” (buongiorno a voi)!

Vi scrivo dalla casa dei frati di Makabandilou nella capitale Brazzaville ormai alla conclusione del capitolo della Fondazione dei frati minori del Congo. In questa importante riunione durata ben una settimana e mezzo i frati hanno parlato di tutto quello che riguarda la Fondazione: a che punto è arrivata, quali sono i lati forti e quali i deboli, le certezze del presente, gli errori del passato da cui
imparare e le speranze per un futuro migliore sempre più al servizio di Dio e del prossimo. Si è poi eletto il nuovo presidente della Fondazione, il nuovo consiglio e si sono infine formate le nuove fraternità con diverse novità ed alcune conferme.

Ci eravamo lasciati a Makoua, il ridente villaggio sull’equatore, dove ho passato la maggior parte del mio tempo in questi otto mesi di permanenza in Africa. Ebbene da tre settimane ho abbandonato la mia postazione al centro del mondo insieme al mio guardiano padre Loris per poter partecipare, nel convento di Djiri a pochi km dalla capitale, dapprima ad una settimana di formazione e poi al Capitolo
suddetto anche se a quest’ultimo io ed il mio confratello fr. Andrea abbiamo contribuito solo preparando per un paio di volte la pizza per tutti i 20 frati capitolari!

Andiamo tuttavia con  ordine.

Gli ultimi due mesi a Makoua sono stati particolarmente intensi per una serie di lutti che ci hanno colpito: una maman ed un papà ai quali portavo la Comunione sono saliti al Cielo, dolore grande per i momenti passati insieme in questi mesi, ma lenito dalla consapevolezza che, data la loro veneranda età, avevano vissuto la loro parte di tempo su questa terra. Sono state altre due morti a segnarmi profondamente: la prima quella di maman Cecile, ministra dell’Ordine Francescano Secolare con la
quale avevo creato un bel legame di amicizia e collaborazione; un attacco di cuore l’ha sottratta all’affetto del marito Robert, dei figli (tra cui il mio amico Stany), delle figlie e dei nipoti. La seconda quella di maman Virginie, giovane figlia della terziaria maman Victorine alla quale anche portavo l’eucarestia settimanalmente; un malore improvviso ha messo fine alla sua vita lasciandoci tutti con tanto dolore e molte domande nel cuore.

La gente del posto affronta tuttavia con grande coraggio questi eventi grazie anche al fatto che tutta la famiglia si riunisce insieme per pregare (se cristiana) e per sostenersi in questi momenti delicati. La tradizione africana è ricca di atteggiamenti e di pratiche che il congiunto/a del/la defunto/a deve assumere per un certo periodo di tempo prima di poter tornare ad una vita normale: ecco quindi che per esempio il marito rimasto in vita deve andare, per un mese, cinque volte al fiume a lavarsi, deve dormire fuori dalla casa (di solito nella cucina esterna) su di uno stuoino, non può salutare le persone dando la mano destra ecc… tutto ciò affinché l’anima della moglie non resti legata a questo mondo. Le pratiche per la donna che rimane in vita sono ancora più restrittive, per 6 mesi non può uscire di casa, ma questo limite è già una conquista visto che una volta era più di un anno!

Non desidero tuttavia soffermarmi sulle usanze locali in questo ambito visto che spettano più ai sociologi che ad un frate, ma voglio invece dire che queste occasioni mi hanno permesso di passare più tempo con i Makouensi e di conoscere meglio la loro cultura, le loro usanze ed il loro modo di pensare cosí da poterli rispettare maggiormente e giudicarli di meno come troppo spesso mi è capitato. Questo passare tempo con loro ha creato legami più forti e dire arrivederci a tutti prima della partenza dal villaggio non è stato facile, ma di fondo c’era la serenità di chi ha condiviso insieme con
gioia ed in verità un tratto di cammino. Ci siamo quindi ringraziati gli uni con gli altri sicuri che, se Dio vorrà, un giorno ci rivedremo di nuovo, più maturi e con altrettanta voglia di fare.

Il tempo a Makoua è stato sempre scandito dall’immancabile preghiera comunitaria e dall’intenso lavoro svolto con fr. Andrea per risistemare la casa e renderla più accogliente e confortevole: ecco allora che ci siamo dati da fare per costruire un po’ di mobilio, per ripitturare tutte la camere ed i bagni e per recuperare dalla Parrocchia quei piccoli oggetti francescani come crocifissi, icone e bacheche che tanto ci fanno sentire a casa ^_^ Non sono mancati i nostri famosi giri in bici nella savana e nella foresta alla scoperta del territorio e degli animali del posto e, udite udite, perfino un turisticissimo giro in piroga (a motore) sul grande fiume che attraversa Makoua, un’esperienza bella ed immortalata da foto e video!

Per quanto riguarda la salute: grazie a Dio la malaria mi ha lasciato abbastanza in pace, ma non si può dire lo stesso del mio guardiano Loris e del volontario italiano Nino che abita con noi: il primo ha raggiunto il record di 56 compresse contro la malaria in una serie di sei trattamenti differenti consecutivi prima di assumere delle flebo di chinino (il medicinale più efficace, ma anche il più forte e problematico per il fegato) che l’hanno finalmente guarito per bene. Il secondo invece ha rischiato molto quando una malaria molto resistente gli ha fatto salire la febbre quasi a 40 e il medico è dovuto intervenire con ben 5 flebo del chinino suddetto, non esagero dicendo che il buon Nino ha davvero qualche santo che lo guarda dal paradiso!

Un altro momento significativo per la nostra fraternità di Makoua è stata la visita di padre Massimo, mio maestro di noviziato ed ex provinciale della provincia umbra, in qualità di visitatore generale della Fondazione; il suo compito è stato quello di incontrare tutti i frati nei vari conventi, di ascoltarli e di fare una sintesi di tutte le discussioni da portare al Capitolo successivo. Il suo arrivo è stato una buona occasione per rinsaldare i vincoli fraterni tra di noi, per appianare piccoli attriti e per guardare al presente con oggettività. Quello che ho infatti sperimentato quest’anno in una fraternità composta solo da due frati è stata proprio la difficoltà di giudicare con oggettività le relazioni che intercorrevano tra me ed il mio guardiano; un’altra persona può davvero dare quella “terza dimensione” alla fraternità per vedere le cose sotto una prospettiva più completa.

Prima di salutarvi ancora due chiacchiere per spiegarvi come la famosa “Legge di Murphy” (o della sfortuna) colpisca anche qui in Africa. Ad agosto abbiamo fatto il biglietto di andata e ritorno, 7 ottobre – 4 giugno, con un’agenzia di Assisi, nessun apparente problema fino a quando la settimana scorsa con Andrea abbiamo mandato una mail, “per scrupolo” come ci siamo detti, alla suddetta agenzia per verificare la data di rientro. Che sorpresa nel leggere la risposta dell’operatore che ci diceva che il ritorno era fissato per il 4 luglio e non per il 4 giugno! Evidentemente sconvolti da questo fatto siamo andati a controllare la stampa dei dati definitivi dei voli , e quale disdetta!, non era scritto 4 JUI bensí 4 JUL… subito abbiamo capito l’errore di lettura della sigla dovuto al fatto che la nostra conoscenza del francese era ai tempi davvero scarsa… tuttavia qualcosa non quadrava, possibile che fossimo stati cosí sprovveduti? Ben ricordavamo infatti come in tutta la corrispondenza e-mail con l’agenzia (conservata previdentemente nelle nostre caselle di posta elettronica) avessimo sempre scritto 4 giugno e non 4 luglio. Alla fine l’agenzia ha riconosciuto le sue colpe, un errore sicuramente dovuto ad una svista o a qualche intoppo nel sistema (lo stesso resonsabile era attonito da questo fatto, mai gli era capitata una cosa simile!). Ci si prospettavano varie opzioni di rientro, non voglio dilungarmi oltre, ma solo dirvi a cosa siamo giunti come conclusione: io rientrerò in Italia il 6 giugno con un nuovo biglietto pagato dall’agenzia ed Andrea ritornerà il 4 luglio con il biglietto già acquistato.

È dunque questa la mia ultima mail africana, una volta in Italia quest’estate resterò tranquillo per fare un po’ di sintesi in vista del proseguio del mio cammino, intanto voglio ringraziare innanzi tutto il Signore Gesù che mi ha chiamato a seguirlo nella via francescana, poi i miei formatori che hanno avuto fiducia in me ed hanno “osato” mandandomi in Africa per vivere un’esperienza indimenticabile che mi ha fatto crescere umanamente e spiritualmente, sono certo che vedrete un Emanuele diverso da ora in poi; il mio grande grazie va anche ai frati africani e non che mi hanno accolto in loco e mi hanno aiutato piano piano a scoprire sempre di più questo strano, ma affascinante mondo africano. “Je n’oublie pas mon frère et ami Andrea” con il quale ho condiviso gioie e dolori di questi mesi, e non dimentico certo i miei genitori e mio fratello che mi hanno sempre incoraggiato e stimato per questa scelta di vita, grazie anche alla mia seconda famiglia, quella dei frati, che mi ha sostenuto con la preghiera cosí come tutti voi che avete pensato a me e mi avete aiutato con la vostra preghiera o con una buona parola, che…

…Mokonzi apesa bino boboto! – il Signore vi dia pace!

Con amicizia ed affetto,

fr. Emanuele