Lettera di fr Rosario da Kayongozi

Cari fratelli e amici: “Hamahoro”!

Significa “Pace” ed è il saluto degli abitanti di Kayongozi.

Vi scrivo dopo circa un mese dal mio arrivo in Burundi. Io sto bene e mi sono inserito abbastanza facilmente. La fraternità che mi ospita è composta da due frati italiani (Flavio e Giuseppe) e due burundesi (Nicodemo e Pelagio). Gli ultimi due non li ho ancora conosciuti perché impegnati al Capitolo provinciale di Nairobi.

La missione in Burundi, inizialmente solo della Provincia ligure, con il passare degli anni ha assunto una forma diversa: l’attività pastorale della Parrocchia oggi è sotto la responsabilità della Provincia di Nairobi, il centro caritativo, “Villaggio San Francesco”, invece della Provincia ligure.

La prima comunità francescana arrivò in Burundi nel 1975, chiedendo al vescovo di Rujgy di affidargli la zona più povera della sua Diocesi. Si stabilirono così a Kayongozi. Insieme alla Chiesa e ai locali adiacenti, i frati decisero di costruire una modesta struttura per ospitare i poveri e i malati delle colline vicine e dare loro assistenza. Nel corso degli anni il centro si è sviluppato ulteriormente con nuove costruzioni: il dormitorio dei bambini, l’infermeria, la casa per gli anziani, la chiesa, i magazzini. Oggi si chiama “Villaggio San Francesco” e ospita circa 250 persone. La maggior parte sono bambini in condizioni di totale abbandono, denutriti e malati. Poi giovani, disabili fisici, anziani, lebbrosi, che ricevono il necessario per quello che penso sia l’elementare diritto dell’uomo: vivere.

Lavorano presso il Villaggio i frati, le suore francescane del Monte (una Congregazione ligure) e diversi collaboratori laici. L’organizzazione è gestita principalmente da fr. Flavio e Justin, un infermiere che si occupa delle cure mediche.

Per la coltivazione della vasta campagna intorno al Villaggio, provvede una squadra di uomini che sono in genere padri di famiglie molto numerose e bisognose. Vengono assunti via via in base alle loro necessità secondo le stagioni dell’anno agricolo.

Le persone, ospiti del Villaggio, conducono una vita abbastanza confortevole, in rapporto alla miseria totale che li circonda che continua a far morire la gente.

Il territorio parrocchiale conta più di diciassettemila persone. Ognuno vive di ciò che coltiva: fagioli, riso, patate. Il raccolto però non riesce a soddisfare il fabbisogno di tutti. Per questo motivo sono molte le famiglie che ricevono dalla missione un aiuto per sopravvivere.

Al mio arrivo, insieme a fr. Flavio, ho visitato il Villaggio. Quando i bambini mi hanno visto spuntare, si sono immediatamente attaccati a me, chiamandomi “Mugiungu”, che vuol dire “Bianco”. Adesso mi chiamano “Rozzario”, pronunciando il mio nome assieme ad un enorme sorriso.

Dopo una settimana, che è stata utile per conoscere le varie attività del Villaggio, ho scelto di collaborare con fr. Giuseppe, fisioterapista, che lavora con i bambini disabili. Ogni mattina vado con lui e cerco di dare una mano in base alle necessità. Per fortuna la mia passione per la musica mi aiuta sempre! I primi giorni, infatti, non conoscevo nessuna parola in kirundi, pertanto ho iniziato a suonare su uno xilofono giocattolo qualche melodia dei canti della messa che mi era rimasta impressa. I bambini erano molto contenti di ascoltare un canto kirundese. Nel frattempo cerco di imparare qualche parola in kirundi, grazie all’aiuto delle persone che lavorano nel Villaggio e alle ragazze che assistono i bambini.

Certamente non mancano le cose da fare. Servono molti strumenti e accessori per la fisioterapia. Pochi giorni fa, io e fr. Giuseppe abbiamo modificato alcune sedie di legno, adattandole per i bambini disabili, così possono stare seduti con un piano di appoggio per mangiare. Sto imparando qualche manovra semplice di fisioterapia per aiutare Giuseppe nel suo lavoro.

Justin invece mi ha affidato i bambini più grandi con i quali mi vedo 2 volte a settimana per un corso elementare di musica. Quasi tutti hanno la musica nel sangue e sono davvero bravi ad improvvisare ritmi e controcanti.

Di solito, il venerdì e la domenica pomeriggio, con Justin vado a visitare le famiglie povere di Kayongozi. È il momento per me più difficile perché non mi aspettavo una povertà così sconcertante! Non immaginavo che oggi fosse ancora possibile vivere nelle condizioni che ho visto! Ho incontrato famiglie che lottano ogni giorno per sopravvivere.

Una signora vedova mi ha portato all’interno della sua casa per farmi vedere quello che possedeva. Vivevano con lei la figlia, anch’essa vedova, tre nipoti più le capre e le galline, tutti sotto lo stesso tetto. Non avevano né acqua, né luce. Attaccata al muro c’era una busta di plastica con dentro qualche vestito insieme a delle ciotole e qualcos’altro.

Dopo esserci presentati,  abbiamo pregato insieme il “Padre nostro”. Sono certo che anche voi, quando abbiamo pronunciato: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, avreste pensato quello che ho pensato io! Sono parole che rivestono un enorme significato per la dignità di queste persone.

Ho scelto di rileggere, qui in Africa, l’Enciclica “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI.

Vi lascio con questa breve riflessione del Papa:

“La carità eccede la giustizia, perché amare è donare, offrire del “mio” all’altro; ma non è mai senza la giustizia, la quale induce a dare all’altro ciò che è “suo”, ciò che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. Non posso donare all’altro del” mio” senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia. La giustizia è inseparabile dalla carità. La giustizia è la prima via della carità”.

E ancora:

“Non può avere solide basi una società che – mentre afferma valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace – si contraddice radicalmente accettando e tollerando le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata”.

  

Invio alcune foto che ho scattato. (Nella prima si vede il viale principale del Villaggio).

Saluto tutti i frati e amici. In particolar modo ringrazio i frati di Farneto per l’attenzione e la disponibilità che hanno mostrato nei miei confronti, i giorni che ho trascorso con loro, prima della mia partenza per l’Africa,

un abbraccio,

Rosario.

Maggio 2012

Maggio è il mese della Madonna e anche il mese in cui i giovani si preparano agli esami. Pochi giorni fa il direttore della scuola in cui uno dei nostri frequenta, mi ha chiamato al telefono dicendomi che si trattava di problemi di scuola di cui però voleva parlare di persona. Quando ci siamo resi sul posto per capire di cosa si tratta, il direttore, tutto gentile ci dice che proprio per venire incontro alle domande di tante famiglie circa il “come fare” per aiutare i propri figli a superare gli esami,, ecco che lui, in un impeto di carità preveniente, si rende disponibile a prevenire tali richieste dicendosi disposto a tale aiuto alla modica cifra di 100.000 franchi (150 euro). Pensa un po’, in una scuola di 500 ragazzi…, si, dico considerando che il suo stipendio non supererà sicuramente i 100.000 al mese… è un terno al lotto.

Lasciamo stare il seguito (comunque non abbiamo pagato), per dirvi che in altre scuole, soprattutto se l’esame è per un livello superiore, i prezzi aumentano di brutto. Per superare un esame di stato (fine scuole superiori), te la cavi con trecentomila. Che tu studi o no.

Che tristezza. Soprattutto pensando che questa gente lo fa senza un minimo di paura per le eventuali conseguenze di una denuncia… tanto, se lo stato li manda via, il prossimo farà lo stesso… basta avere un briciolo di potere per farlo diventare un mezzo per spillare soldi. Dal piccolo al grande.

Ne parlavo con uno dei nostri che ha imparato a fare il panettiere (grazie al nostro sostegno) e che adesso scopro (da uno più piccolo) che chiede soldi ai ragazzini che lavorano al forno in cambio dei segreti del mestiere… in sostanza: hai ricevuto gratuitamente, dai dietro pagamento!

Ma meno male che accanto al male degli uomini c’è anche il bene di Dio e in questo mese, ci arriva attraverso sua Madre, Maria di cui – come dicevamo all’inizio – ne celebriamo il mese dedicato. Mentre, finita la Messa domenicale in parrocchia, in processione mi avviavo all’uscita, sono bloccato da un tipo che mi chiede di benedirgli un rosario. Lo guardo: una faccia conosciuta, direi. Un tipi che almeno due anni fa ci aveva procurato tanti problemi con la polizia a causa di un piccolo problema dei nostri ragazzi. Mi fa strano vederlo oggi, di fronte, con un rosario in mano mentre mi chiede di benedirglielo… E anche un poliziotto, di quelli che ti rovinano la giornata solo ad incontrarli la mattina, che mi ha chiesto di pregare insieme per ringraziare il Signore di una grazia ricevuta. Un giorno un fulmine è caduto a praticamente venti metri da lui. Mi ha mostrato le foto con i segni per terra e la posizione che lui occupava, e mi ha detto che è rimasto una settimana come sotto choc… dove non arrivano gli uomini arriva il Signore.

A volte quando guardiamo il frutto del nostro lavoro ci viene da scoraggiarci, ma poi il Signore ti sorprende e ti fa vedere che non solo noi, ma anche (e soprattutto) Lui è sempre all’opera, con noi, attraverso di noi ma anche senza di noi.

fr Adolfo